Home Authors Articolo diredazione

redazione

1963 Articoli 8 commenti

0 162

Da una singola botte custodita nelle storiche cantine di famiglia, nasce il primo Marsala Single Barrel mai prodotto prima da Pellegrino. Un avvenimento unico, non solo per il marchio siciliano ma per tutta l’enologia dell’isola, che viene celebrato attraverso un’etichetta speciale, prodotta in edizione limitata e numerata.

La storia della famiglia Pellegrino prende avvio nel 1880 con la commercializzazione del marsala, il vino siciliano più famoso al mondo, ormai diventato leggenda. Dalla fondazione ad oggi sono trascorsi quasi 140 anni, che hanno permesso di maturare grande esperienza, sia in vigna che in cantina: sei generazioni per quella che a buon diritto può essere considerata una delle più importanti dinastie imprenditoriali della Sicilia.

Ancora oggi nelle cantine storiche di Marsala, affina l’omonimo vino prodotto da uve di varietà autoctone. Un luogo delle meraviglie caratterizzato da inebrianti profumi di marsala e legno, luci soffuse e un grande silenzio per non disturbare il lungo riposo che rende questo vino così unico. Le pareti della cantina sono adornate da lunghi filari di botti, tini e barrique i cui legni, sempre diversi, interagendo con vino e ossigeno, danno vita a dei marsala dalle personalità uniche e distintive.

SINGLE BARREL

È qui che il Mastro cantiniere, di anno in anno, degusta e assembla i marsala della stessa tipologia e annata contenuti nelle diverse botti per dare vita a quello destinato ad essere imbottigliato. Ma quest’anno è successo qualcosa di inaspettato e sorprendente. Una singola botte di rovere da 21hl, la N.167, contenente marsala vergine riserva dell’annata 2001, per circostanze fortuite ed inspiegabili, ha avuto una resa così eccezionale da decidere di dedicarle un’etichetta. L’interazione tra vino, ossigeno e legno ha creato un marsala unico per profumi, sentori ed equilibrio tale da meritarsi un ruolo da protagonista per la prima volta nella storia della Pellegrino.

E’ il primo marsala Single Barrel della storia – afferma Benedetto Renda, presidente di Cantine Pellegrino – e infatti non era mai successo prima che una singola botte di marsala venisse eletta dal Mastro cantiniere a esprimersi in assolo, come un grande strumento: il suo legno ha creato un miracolo di profumi, sentori ed equilibrio. Un marsala perfetto nella sua unicità, nato da un’unica botte, la n. 167, da cui prende il nome. Questo Single Barrel, prodotto in tiratura limitata e numerata, è rivolto a una ristretta cerchia di estimatori e collezionisti”.

Ad  un anno dalla presentazione del progetto Marsala Revolution – che ripropone in chiave contemporanea cinque diverse tipologie di marsala, per avvicinare un pubblico sempre più giovane ed esigente a uno dei prodotti storici italiani – Pellegrino continua l’attività di promozione e valorizzazione del vino simbolo della storia di famiglia. La nuova etichetta Marsala N. 167 Single Barrel, con il suo packaging unico e accattivante, è uno dei più preziosi marsala mai prodotti da Pellegrino.

Risultato immagini per cantine pellegrino"

Per quanto riguarda le note tecniche, il vino è caratterizzato da un colore mogano con riflessi ambrati che ha sviluppato – in oltre 15 anni di invecchiamento – un ampio sentore di legno e note speziate di chiodi di garofano e cannella. Al naso si percepiscono lievi sfumature di scorze di agrumi, prugna e cacao. Al palato, invece, è un marsala imponente, con notevole sapidità e acidità; caldo e balsamico, con forti aromi di legno e liquirizia e lievi note di cacao.

Un appuntamento goloso da segnare in agenda : dopo i ciccioli ed il bollito, si parlerà ( e si assaggerà) la tipica leccornìa tradizionale che si accompagna al risotto- Madrina la “Miss Senza Trucco ” Francesca Buonaccorso- Testimonial , l’ideatore delle 3T ( Terra Territorio Tradizione ) Edoardo Raspelli.

Sabato 23 novembre dalle 10.30 sarà festa grande alla Macelleria Franchini.( Mozzecane, VR, via C. Bon Brenzoni 30 ).
Andrà infatti in scena il Tastasàl Day, dedicato ad un simbolo gastronomico del territorio veronese e fiore all’occhiello della bottega fondata nel 1983 dall’allora diciottenne Stefano, il primo, grande artefice nella produzione e nella diffusione di questo succulento condimento con l’accento sulla terza “a”, il tastasàl, pasta di salame macinata al momento e che, tale e quale, secondo una antica tradizione che sta rinascendo, si accompagna a molte cose, anche alla polenta, ma che, soprattutto, arricchisce di sapore il risotto in un territorio, quello  della provincia di Verona, in particolare di  Isola della Scala, famoso per la coltivazione del riso .


E a celebrare il fiore all’occhiello delle produzioni di casa Franchini, ci sarà Edoardo Raspelli, il popolare giornalista e critico gastronomico, che in questa occasione affiancherà Stefano e il figlio Samuele nella preparazione del Tastasàl, svelandone evoluzione, tecniche e ingredienti. Insomma, tutti (o quasi) con le mani nell’impasto per raccontare uno dei vanti della cucina veronese, che da umile accompagnamento è diventato oggi, grazie anche a Franchini, accompagnamento fondamentale del risotto scaligero che, naturalmente, verrà preparato in diretta.
Accanto al testimonial , il “cronista della gastronomia” Edoardo Raspelli ideatore delle 3T ( Terra Territorio Tradizione) , ci sarà come madrina Francesca Buonaccorso , 18 anni , studentessa al Turistico di Arona ( Novara), fotomodella ,che nel concorso “Miss Monnalisa nel Mondo” di Cesare Morgantini, ha vinto , prima al mondo , la fascia Miss Senza Trucco.

tastasal

Ma se il tastasàl è il principe, il bollito con la pearà sono re e regina. Potevano mancare?
La corte ( Raspelli ,i Franchini, Francesca Buonaccorso) racconterà anche questo orgoglio della cucina veronese, illustrandola, ma anche (e soprattutto) facendola degustare.

Riccardo Cilia si è aggiudicato il primo posto al concorso La Medusa a WineUp Expo, nella sezione antipasti, totalizzando punteggi altissimi. E lo ha fatto con un piatto che, di primo acchito, mi aveva lasciata visivamente un po’ perplessa, ma che già alla prova olfattiva aveva rallegrato i miei sensi. Un piatto con un nome particolare..

FB_IMG_1573919145965.jpg

Riccardo, questo 68 : un numero fortunato…

Certamente.  68km. Il nome è nato per caso. Dopo avere perfezionato il piatto dovevo trovargli un nome che comunque rafforzasse il pensiero da cui deriva il piatto stesso . E vedendo il contachilometri girare ho pensato di fare la somma dei km che i prodotti fanno per arrivare in cucina.E’ un piatto a cui sono affezionatissimo poiche è un piatto che deriva da ricordi d’ infanzia, un piatto che mi ricorda i giorni passati in campagna con mio nonno tra un’ insalata di pomodoro e cipolla, un po’ di pane di casa e del pesce alla griglia . Ho voluto riportare quei pranzi in campagna in una chiave contemporanea , fresca e giovane come me.

 

FB_IMG_1573919000568.jpg

Un piatto “nudo” senza orpelli e con ingredienti in purezza: sa di avere corso un rischio puntando sull’estrema semplicità?

Sinceramente ? No.  E’ un piatto che mi rappresenta al 100 %

Ma questi 68km li vogliamo ripercorrere insieme?

Partendo dal ristorante di famiglia a Comiso a 15km vado in un’ azienda agricola nelle campagne tra Vittoria e Scoglitti, e  recupero il Ciliegino.A 11 km andiamo da Molino Soprano, il molino piu antico del ragusano, in cui acquistiamo tutte le farine che usiamo per pane e grissini al ristorante. A 9 km un piccolo caseificio del ragusano di un giovane ragazzo Giovanni Criscione. Da cui acquistiamo la stracciatella. A 16 km ce il mercato ittico di Scoglitti da cui arriva lo sgombro. A 17 km km ci sono gli appezzamenti di terreno in cui vengono raccolte le olive per fare il pate e l’olio con cui viene condito il pomodoro . Ecco i famosi 68km!

riccardo cilia slide

Ho definito il suo piatto semplicemente come “pesce, pomodoro, in un connubio felicissimo che ha saputo regalare sensazioni importanti lasciando un “ricordo” appassionato al palato, tra consistenze e sentori da godere appieno”. Si ritrova in questa descrizione?

Abbastanza  Non sono uno che ama molto snaturare  la materia prima Questo è un dei piatti che rappresenta molto la mia idea di cucina,
fresca,diretta, di territorio ,tradizionale,senza fronzoli ma che colpisce. e mi piace che siano i piatti a parlare . E credo che sia conseguenza del mio carattere . semplice , perchè non sono uno a cui piace pavoneggiarsi.

FB_IMG_1573919153640.jpg

Quale è stato il collega che ha temuto di più durante la gara?

Un po’ tutti poichè molti non li conoscevo e poi anche perchè​, avendo gareggiato come secondo chef il primo giorno, non ho avuto modo di vedere i piatti degli altri colleghi in gara.

Quali sono i momenti più belli di WineUp che ha portato a casa con se?

L’incontro con alcuni colleghi /amici che non vedevo da tempo, i preziosi consigli e dritte degli chef presenti in giuria , l’ aver conosciuto nuovi colleghi con cui subito si è creato un bellissimo rapporto.

Un altro dei suoi cavalli di battaglia?

FB_IMG_1573918933565.jpg

Un altro cavallo di battaglia è un piatto dedicato a mio padre. Infatti si chiama “ A Mio Padre” perchè dopo molto tempo sono riuscito a fargli apprezzare la senape (°)  selvatica, che la rifiutava forse perchè da piccolo mia nonna gliene avrà fatto mangiare un bel po’.
E’ uno spaghetto aglio olio e vongole , mantecato con una crema di senape ( *)  selvatica e accompagnata da una mollica di pane croccante grossolana.

Alessandra Verzera

(*) https://it.wikipedia.org/wiki/Sinapis_arvensis

Vito Carlo Filingeri si è aggiudicato il trofeo come primo classificato nella sezione dessert nell’ambito del concorso gastronomico La Medusa, inserito nel ricco programma di WineUp 2019 appena conclusosi a Marsala ( Tp).

Il suo è un dolce complesso ma semplice allo stesso tempo, siciliano ma non troppo…

Filingeri, da dove nasce l’idea di una cheese cake al passito?

L’idea nasce con l’intento di deliziare e non appesantire il palato dei presenti in quanto dopo 9 portare salate di un certo spessore era doveroso mantenere alto lo standard di qualità e al contempo proporre un dessert legato al territorio in chiave moderna.

Chi è stato il collega che ha temuto di più nella competizione?

Sinceramente tutti visto il livello abbastanza alto,poi non ho potuto vedere i dessert presentati nelle sere precedenti ,ma mi hanno riferito che i miei colleghi hanno fatto un gran lavoro.

Come valuta la sua esperienza a WineUp?

Era la prima volta che partecipavo ad un evento organizzato dalla FIC e ne sono fiero…quindi esperienza,a prescindere dalla vittoria,da ripetere perché è sempre costruttivo relazionarsi con dei colleghi professionisti.

Che effetto fa ricevere i complimenti – ma anche i voti che l’ hanno portata alla vittoria – da parte dei più grandi critici gastronomici italiani, come Edoardo Raspelli?

E’ stato, è e sarà un motivo d’orgoglio che mi ripaga dei tanti sacrifici che quotidianamente faccio insieme al mio valido staff,per cui mi sento molto soddisfatto!

filingeri

Di certo quando ha scelto di presentare questo piatto avrà indugiato magari anche su altri: cos’avrebbe presentato se non avesse scelto la cheese cake?

Si,  fondamentalmente ero indeciso tra la cheese cake siciliana e un dessert totalmente diverso come la cassata rivisitata. Ma,  vista l’abbondanza del menù, ho preferito presentare la cheese cake essendo meno dolce e stucchevole, con una trasparenza al moscato per rinfrescare il palato.

Io ho giudicato il suo dessert come “fortemente legato ad elementi identitari isolani tradizionali ma con un’apertura verso la tendenza più internazionale a non esagerare con l’eccessiva dolcezza e a non sovraccaricare”: quanto bene questo mio giudizio descrive la sua preparazione?

Il suo giudizio rispecchia in pieno quello che volevo trasmettere realizzando il mio dessert !

 Più cioccolato o più crema? Lei è più chocolatier o patissier?

Io mi definirei uno sposalizio tra crema e cioccolato: due  elementi ai quali non potrei mai rinunciare…e di conseguenza mi definisco un pasticcere con la passione sfrenata per il cibo degli dei!

 

Alessandra Verzera 

0 183

L’Ambasciatore del Gusto, lo chef Gioacchino Sensale, originario di Capaci classe ’81, dal 18 al 24 novembre sarà ospite dell’Ambasciata Italiana a Caracas in occasione della “Settimana della Cucina Italiana nel Mondo”.

Sensale AMBASCIATORI
Forse è lo stesso destino che lo riporta nella terra nella quale è nato 38 anni fa, proprio a Caracas. Tema di questa IV edizione “Educazione Alimentare: Cultura del gusto”. La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo vede la Rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura impegnata a proporre un gran numero di eventi in tutto il mondo per promuovere all’estero la cucina italiana di qualità e i prodotti agroalimentari.
Andrò in Venezuela come ambasciatore della cucina italiana nel mondo – dice lo chef Sensale – portando nei piatti l’amore per la mia terra. Una storia che lega profumi e tradizioni intramontabili. Infatti – spiega – non mancheranno le arancine e le altre prelibatezze dell a mia Sicilia, un menù tutto da gustare che non voglio svelarvi”.

TRIGLIA OK
Chiamato per realizzare cene ma soprattutto condurre masterclass tematiche, intervenire a tavole rotonde istituzionali, conferenze stampa e talk con il grande pubblico, l’Ambasciatore del Gusto si impegna, assieme agli altri componenti dell’Associazione, per la promozione del “saper fare italiano” in cucina, con particolare attenzione al tema scelto per la Settimana 2019.
Nei suoi piatti  Sensale mette insieme tecnica e passione, estro e rigore. Una cucina misuratamente creativa, capace di esaltare le materie prime, grazie ad un forte legame con il territorio. L’impronta estera, frutto delle sue ricche esperienze, si avverte. Ma nei suoi piatti risalta il patrimonio gastronomico del territorio, da cui attinge sapori dalla assoluta pienezza e dall’uso sapiente di tecnica e passione.
Secondo Sensale “L’ingrediente segreto sta nell’amore che metti nelle cose che fai. Una sintonia di sapori, profumi, colori che unendosi connettono il cuore di chi dona e di chi consuma, generando l’emozione di un assaggio”.

L'immagine può contenere: Gioacchino Sensale, con sorriso, testo

Ma ecco l’elenco completo degli Ambasciatori del Gusto impegnati nella IV settimana della Cucina Italiana nel Mondo, e le loro destinazioni :

Triplice destinazione per la Presidente Cristina Bowerman chiamata a Shanghai, a Budapest e a Instabul dove incontrerà gli Ambasciatori Claudio Chinali e Francesco Pucci. Il siciliano Gioacchino Sensale partirà alla volta di Caracas (Venezuela), Salvatore Avallone lascerà la sua Baronissi per raggiungere il Guatemala mentre altri due campani, Alfonso e Mariella Caputo, approderanno a Pretoria (Sudafrica). Luigi Nastri sarà impegnato prima a Pechino e poi negli Usa con doppia data a Miami e Atlanta. A Los Angeles ci sarà Barbara Pollastrini. Stefano Guizzetti porterà il sapore della sua Parma a Mosca, Eugenio Boer raggiungerà l’Irlanda mentre Leandro Luppi renderà protagonista la tradizione veneta in Scozia.
Ma chi è Gioacchino Sensale? Uno chef con un palmares di tutto rispetto. Una sfilza di riconoscimenti che però non hanno cambiato la sua natura, che è quella di un uomo schivo, tendenzialmente poco interessato all’overexposure mediatica . Ripercorriamo, più nel dettaglio, le fasi salienti della sua carriera.

CUBO DI ANGURIA
Gioacchino Sensale è stato insignito di diversi riconoscimenti tra i quali del premio “Orgoglio siciliano” conferito dalla S.I.E. Due volte Medaglia d’oro e titolo di campione d’Italia assoluto agli Internazionali d’Italia con il Culinary Team, e un argento ai Mondiali di cucina a Lussemburgo. Componente NIC biennio 2010 – 2012 (Nazionale Italiana Cuochi). Consulente chef in prestigiosi alberghi e ristoranti. Tecnico di laboratorio in un istituto alberghiero e docente presso la Città del Gusto, la scuola del Gambero Rosso e Be-Chef a Palermo e Blu Lab Academy di Aci Sant’Antonio (Ct). Gioacchino Sensale fa parte della prestigiosa associazione Euro-Toques. Inoltre, ha conseguito l’attestato di riconoscimento del “World Association of Chefs Societies”.

DOLCE CIOCCOLATO OK
Esperto in dessert al cioccolato per ristorazione gourmet, attestato conseguito presso “Ecole du​ grand chocolat”. Ha partecipato ad Expo Milano in qualità di Chef testimonial della Sicilia. Ha rappresentato la Sicilia alla cena annuale 2019 degli Ambasciatori del Gusto a Palazzo Caracciolo, Napoli. Attento alle tematiche sociali, l’Ambasciatore del gusto ha partecipato alla cena di beneficenza “Fundraising Dinner 2019” a Radicepura a Giarre, a sostegno della ricerca contro la fibrosi cistica.
Gioacchino Sensale è da poco tornato da Napoli dove, per la prima volta, si è tenuta la cena a scopo benefico organizzata dagli Ambasciatori del gusto, che ha visto una delegazione di venti chef italiani: dieci campani e dieci provenienti dal resto d’Italia. Sensale è stato chiamato a rappresentare la Sicilia. In giuria al Gelato Festival World Master 2021 il campionato mondiale – presso la Master Academy Antonino Galvagno – che ha portato i migliori maestri gelatieri da tutto il mondo a gareggiare per un posto sull’Olimpo dei gelati.

Non solo cibo di alta classe a Wine Up Expo 2019. Il vino ha avuto un ruolo fondamentale da grande protagonista nella grande kermesse del buon gusto appena conclusasi a Marsala. Uno dei momenti clou è stato il Concorso Enologico Venere Callipigia, diretto dal sommelier Luigi Salvo, Delegato AIS Palermo e  responsabile seminari AIS Sicilia : una vera autorità del settore enologico italiano ed internazionale con un palmares di tutto rispetto, nonché direttore di giornalevinocibo.com .

Luigi, raccontaci di questa ennesima esperienza

Sono stati giorni di grandissimo interesse quelli del Concorso Enologico Venere Callipigia Sicily Wine Awards 2019,. Sono riuscito a riunire un team di degustatori di grandissima qualità e l’innovativa formula del concorso che ho elaborato ha permesso, oltre l’attribuzione delle medaglie, anche nella seconda giornata di degustazioni di scegliere i migliori vini per piacevolezza dai vari vitigni Grillo, Catarratto, Nero D’Avola, Perricone, Nerello Mascalese e della tipologia Marsala.

Marsala vanta un territorio particolarmente vocato ma, soprattutto, vanta un vino omonimo che però sta patendo un po’. Quali prospettive per il Marsala?

Il Marsala ha vissuto la sua epopea dorata nell’Ottocento. Dopo il declino del novecento, negli anni duemila, questo straordinario prodotto, è riuscito a donare espressioni qualitative veramente eccellenti soltanto in una piccola parte della sua produzione. Oggi il maggior volume del prodotto Marsala ancora venduto sfuso nasce per essere usato nell’industria alimentare o in cucina.
Necessario secondo me puntare sulla nascita della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg) per dare un’espressione qualitativa chiara del grande vino liquoroso al consumatore.

Come si è svolto il concorso?

Tutti i campioni pervenuti qui a Villa Favorita a Marsala sono stati codificati, ho organizzato le batterie di degustazione in modo omogeneo, ovvero in base alla tipologia del vino, gradazione alcolica e annata. Tutte le bottiglie sono state anonimizzate, cioè coperte, e sono state degustate dalle tre commissioni, composte da 6 giudici ciascuna, alla cieca. Ogni giudice ha valutato in maniera indipendente il vino attribuendogli un punteggio in centesimi, il valore finale di ogni vino quindi è derivato dalla media della commissione.

Da chi era composto il tuo team?

Giornalisti degustatori di gran rilievo l’inglese Michael Shah, e gli italiani Stefania Vinciguerra, Riccardo Viscardi, Giampaolo Giacomelli, Roberto Gatti, Gianni Paternò, Francesca Fiocchi, Fosca Tortorelli oltre ed una selezione di importanti enologi siciliani.

Chi ha vinto?

Dopo l’attento esame degustativo sono state assegnate le medaglie premio secondo questi valori: medaglia d’argento da 87/100 a 88,9/100 , medaglia d’oro da 89/100 a 91/100 e gran medaglia d’oro da 91,1/100 a 100/100. I vini premiati non hanno superato il 30% dei vini in concorso. In totale sono state assegnate 6 Gran Medaglie d’Oro, 23 Medaglie d’Oro e 14 Argento.​

Queste le sei Gran Medaglie d’oro:

Nes Passito di pantelleria 2017 Carlo Pellegrino
Cantine Vinci Zibibbo Passito 2018
Terre di Gratia Perricone 170 2018
Colomba Bianca Resilience Grillo 2018
Casa Grazia Laetitya Frappato 2018
Curatolo Arini Marsala Vergine Riserva 1995

Questi i vini piacevolezza per vitigno:
Grillo – Dilegami Berlinghieri Grillo 2018
Catarratto – Badalà Catarratto 2014
Nero d’Avola – Baglio Oro Guardiani di Ceppi Neri 2015
Perricone – Terre di Gratia Dama Rosa 2018
Nerello Mascalese – Vivera Etna Rosso 2017
Marsala – Curatolo Arini Marsala Superiore Dolce 5 anni.

 

Anche l’ampio segmento dedicato ai vini a Wine Up ha goduto della presenza di ospiti di altissimo livello, anche a livello internazionale: quali sono state le loro sensazioni?

Il toccare con mano la crescita qualitativa costante del vino siciliano, un comparto che ha grandi potenzialità ancora da esprimere sia in termini qualitativi che commerciali.

Qual è il tuo personale bilancio rispetto alla manifestazione che ha portato a Marsala un incredibile parterre di esperti?

Davvero positivo, ottima la riuscita del Concorso, le degustazioni si sono svolte nel miglior modo possibile ed i vini premiati stanno avendo la doverosa diffusione mediatica. Inoltre nell’ambito di Wine Up Expo ho avuto il piacere di una grande emozione sensoriale, la conduzione per i colleghi della stampa della masterclass sul Marsala con la verticale in quattro annate del prodotto più importante in assoluto l’Aegusa Florio Superiore Riserva Semisecco 1974 -1989-1994 -2001.

Dato che siamo stati anche vicini di tavolo alle cene adesso ti farò sconfinare nel campo gastronomico. Quale è stato il piatto tra tutti che hai preferito in assoluto?

Sono stati diversi, in particolare due preparazioni a base di pesce, intrigante lo sgombro crudo, burrata, pomodoro e pane di tumminia, e davvero deliziosa l’ombrina in doppia cottura su zabaione di patata all’acciuga e bottarga.

L'immagine può contenere: ciboL'immagine può contenere: cibo

Chi ha curato l’abbinamento dei vini alle portare delle cene?

I matre della manifestazione

Cosa è ancora possibile fare per incrementare il turismo enologico ed enogastronomico?

Migliorare l’offerta ricettiva, maggiore competenze nel raccontare le caratteristiche dei propri vini e dei prodotti del territorio e soprattutto maggiore consapevolezza delle straordinarie e uniche caratteristiche dei prodotti della nostra terra.

Alessandra Verzera 

L'immagine può contenere: cielo, albero, pianta, spazio all'aperto e natura

Sono stati tre giorni molto intensi quelli che a Marsala hanno dato vita alla terza edizione di Wine Up Expo 2019, ospitata nel resort Villa Favorita, con i suoi splendidi e curatissimi giardini mediterranei carichi di meravigliosi sentori persino nel mese di novembre. Una kermesse unica per la Sicilia, nata dalla perseverante e caparbia volontà del patron Massimo Picciotto e che ha visto la partecipazione di centinaia di soggetti coinvolti a vario titolo in questa maratona enogastronomica di alto livello.  Tra le presenze, molti degli stellati siciliani, tra cui Ciccio Sultano, Accursio Craparo e Tony Lo Coco.

picciotto e chef

Innumerevoli e tutti di altissimo profilo gli appuntamenti in calendario: dalle Master Class degli chef siciliani blasonati, al concorso enologico Venere Callipigia – di cui vi racconterò nei prossimi giorni –  alle visite guidate tra la storia e la tradizione di Marsala con i suoi landmarks e con uno dei suoi tanti prodotti di eccellenza; quel vino liquoroso che della città porta il nome e che necessita di nuova linfa e di nuovo rilancio. Non soltanto perchè è un pezzo di storia siciliana, non solo perchè è una DOC, ma perchè lo merita: il Marsala è un vino spettacolare.

Mi piace parlarvi  in prima persona di questo evento perchè sono abbastanza orgogliosa di averne fatto parte  in qualità di membro della giuria mediatica del concorso culinario  La Medusa, con il coordinamento dello chef Paolo Austero, accanto a nomi del gotha della critica enogastronomica italiana: Edoardo Raspelli, che della manifestazione è stato anche il testimonial, che si è improvvisato anche cantante talentuoso . Edoardo Raspelli, alla testa della giuria mediatica,  non necessita di troppe presentazioni.

L'immagine può contenere: 2 persone, tra cui Giò Ingrassia, persone in piedi

C’erano anche Tommaso Farina, uno dei palati migliori d’ Italia che si autodefinisce ” un goloso impenitente cercatore di cose buone“, Alessandra Meldolesi, una delle critiche gastronomiche più influenti d’ Italia e raffinata “penna” per Reporter Gourmet, ed Antonella De Santis, penna di punta di Gambero Rosso, attenta conoscitrice di ogni novità in campo enogastronomico.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Poi c’ero io, unica rappresentante regionale,  e me la sono goduta veramente tutta in un’atmosfera rilassata e piacevole. L’assaggio, le valutazioni, il voto: tutto è stato trattato con il massimo della serietà e della professionalità, malgrado l’atmosfera festaiola un po’ distante dal rigore consueto dei concorsi. Dalla sensazione olfattiva all’apprezzamento della gamma organolettica, passando per tutto ciò che costituisce e decreta un grande piatto, inclusa la presentazione. E di grandi piatti ne abbiamo degustati davvero tanti, scanditi da un servizio impeccabile fornito da uno stuolo di camerieri di sala sotto l’egida di Gionatan Caruso.  In linea generale è stato molto impegnativo estrapolarne quattro da una serie di trentasei, tutti realizzati da cuochi e chef professionisti. Ma i voti, praticamente unanimi, tra quelli della giuria mediatica e quelli della giuria tecnica con alla testa il presidente Antonino Fratello, – chef al Marriott di Roma –  hanno messo d’accordo tutti., decretando il miglior menù di questa edizione

L'immagine può contenere: tabella, bevanda e spazio al chiuso

Quattro sono stati infatti i vincitori  : uno per ogni categoria in concorso, e cioè antipasti, primi piatti, secondi piatti e dessert.  Le caratteristiche predominanti hanno parlato, come sempre, di territorio e di identità: non a caso uno dei piatti in concorso che ha poi vinto nella categoria antipasti, si chiama “ 68 km“. Tanti sono infatti i chilometri che lo chef Riccardo Cilia, chef del Tocco d’Oro di Comiso (Ragusa),  percorre per reperire tutti gli ingredienti necessari alla realizzazione della sua preparazione: sgombro crudo, burrata, pomodoro, pane di Tumminia. E naturalmente nulla esce dalla Sicilia nè si allontana troppo dal luogo di origine dello chef. Il risultato è un piatto sano, sincero, ottimo, bilanciato, equilibrato, decisamente piacevole e convincente. Nulla di mirabolante, nessuna trovata ad effetto: pesce, pomodoro, in un connubio felicissimo che ha saputo regalare sensazioni importanti lasciando un “ricordo” appassionato al palato, tra consistenze e sentori da godere appieno. Un giovane, Riccardo Cilia,  al quale auguro di percorrere una lunga strada, ben più lunga di quei 68 km che lo hanno portato alla vittoria in questa occasione.

L'immagine può contenere: cibo

Ed il primo piatto che si è aggiudicato la palma del migliore tra quelli in concorso narra ancora una volta una storia consueta, molto tipica della Sicilia e del meridione d’ Italia dei tempi passati : la bontà estrema della cucina povera, fatta di pochi ingredienti – spesso di risulta –  fatta per appagare i sensi facendo i conti con economie sovente misurate. L’inventiva delle nonne, delle mamme e delle zie; la necessità che diventa virtù. Così nascono i piatti poveri della tradizione che poi vengono rielaborati e riproposti in chiave moderna per assurgere a piatti gourmet e divenire patrimonio ed eredità di ogni regione. Come nel caso degli gnocchi di pane cotto e patate su ristretto di matalotta su croccante di pesce spada alle mandorle. Anche in questo caso un gioco di consistenze e di contrasti ben giocato e sapientemente assemblato: il giusto grado di tutto a creare un blend assolutamente gradevole. Ancora una volta vince la memoria dei giorni passati, forse un ricordo d’infanzia e di campagne assolate. Nino Buscaino, chef dell’Agriturismo Vultaggio, ci ha raccontato questa storia antica; e questa storia ci è piaciuta moltissimo.

L'immagine può contenere: cibo

Non a caso un altro piatto “antico”, storico, tradizionale, è arrivato in vetta al gradimento delle giurie: Francesco Bonomo, con il suo “volevo essere matarocco”  si è piazzato al secondo posto, nella categoria dei primi piatti. Le votazioni sono chiuse, il concorso è finito ed i giochi sono fatti e quindi, a questo punto, posso svelare la mia preferenza: a questo piatto, che ho reputato soave, sublime, come una carezza sui ricordi del cuore, io ho dato il massimo dei voti. Nella mia valutazione, questo è il piatto che mi ha conquistata totalmente, già dalla prova olfattiva.  E devo al mitico Edoardo Raspelli la scoperta di tutte le scoperte nell’ambito di quella cena e di quella serata: quello che mi era sembrato un pomodorino e che avevo messo da parte senza gustarlo era in realtà uno scrigno di assoluta bontà. “Non mangi il pomodorino?Aprilo e poi mi dici” – mi ha suggerito Raspelli. E quel pomodorino finto, ma bello tanto da sembrare vero, celava uno squisito pesto di mandorle. Un piatto delicato, armonico, sentimentale, che mi ha riportata ad un’ infanzia che è stata ricca di gusti cremosi e nappanti. Tuffare la pasta ripiena, perfettamente eseguita, in quella salsa densa è stato un momento di grande appagamento per me. Ricordo che il mio primo commento a caldo è stato : ” Chi me ne porta altri dieci?“. Nessuno, purtroppo, me li ha portati : ma è un piatto che desidero rivivere e godere nuovamente al più presto. Credo che coppia migliore di primi piatti non sarebbe stato possibile premiare, sia per le caratteristiche intrinsecamente organolettiche, sia per ciò che entrambi rappresentano: la memoria storica della cucina di una volta. L'immagine può contenere: cibo

Il secondo piatto che si è aggiudicato il primo posto è disarmante nella sua essenzialità. Ancora una volta riecheggia nella mente una frase che in sole tre parole racchiude il senso di molte cose: less is more. Pochi ingredienti, tutti con un ruolo di primo piano, tutti ben identificabili e con una propria dignità, ma tutti a comporre un piatto straordinario, pulito, scevro da orpelli ed escamotages inutili. Niente voli pindarici nè liste di decine di componenti. Questo è il “trucco” : un secondo piatto addirittura persino umile nella sua veste spoglia, che si dichiara per ciò che è senza dare modo ad alcuno di rovistare, analizzare, ricercare, interpretare, ipotizzare. Dalla felice mano di Rocco Pace – chef di Crik & Crok a San Vito lo Capo –  esce così questo piatto. Un’ombrina in doppia cottura su zabaione di patata all’acciuga, “cavuliceddu” ripassato e bottarga. E basta. Cinque elementi, solo cinque: per firmare un piatto di successo.

 

L'immagine può contenere: cibo

Ed infine, faticosamente ma piacevolmente, siamo arrivati in fondo al menù con il dessert. Non il mio preferito, e lo dico in favore della coerenza che distingue sempre le mie scelte e le mie opinioni. Una cheese cake al cannolo e ricotta al Passito di Pantelleria  che ha avuto la meglio su altri dolci molto più tradizionali ma forse, e proprio per questo, fin troppo carichi specie a chiusura di una cena importante ed estremamente articolata. Non hanno vinto il cioccolato,  la pasta reale, le ricotte eccessivamente dolcificate, i multistrato esasperatamente carichi. Ha vinto un dessert splendidamente presentato, che non ha bombardato le papille nè impastoiato il palato. Un dolce “quieto” senza clamori, nitido e, soprattutto, in quantità abbordabile anche dopo un ampiamente conseguito senso di pienezza.  Un dolce misurato, calibrato, fatto per essere ” dolce ma non troppo”, ma con i suoi elementi identitari ben delineati e presenti: pistacchio, guscio di cannolo siciliano, ricotta. Ce lo ha presentato Vito Carlo Filingeri.

Con un  parterre de roi di cuochi, piatti, ospiti  ed espositori, da qualunque punto di vista la si guardi, questa manifestazione – e ben al di la dei premi e dei piatti – è destinata a lasciare un segno importante nella cultura gastronomica ed enoica della Sicilia ed un ricordo indelebile in ogni visitatore. Ma non soltanto vino e cibo. Voglio ricordare che i premi consegnati ai vincitori sono dei manufatti artigianali realizzati da un’azienda  artigiana del ferro che opera proprio sul territorio marsalese, le Officine Genna.

L'immagine può contenere: una o più persone e spazio al chiuso

Una nota particolare merita la conduzione delle serate, affidata alla brava e bella Vittoria Abbenante, volto e voce noti dell’emittenza radiofonica locale –  in tandem con lo chef Paolo Austero –  ed all’intrattenimento musicale affidato alla Shalom Music Band.

E così si spengono i riflettori sulla terza edizione di Wine Up Expo, con una promessa certa: l’appuntamento al 2020.

L'immagine può contenere: 6 persone, persone in piedi e vestito elegante

 

Alessandra Verzera 

 

0 197

E’ arrivato alla terza serata, quella conclusiva, il concorso culinario La Medusa; uno dei momenti clou di Wine Up Expo 2019 in corso a Marsala nel bel resort Villa Favorita.

Domani, domenica, nel corso di un sontuoso pranzo di beneficenza, verranno annunciati i vincitori delle quattro sezioni in gara: antipasti, primi piatti, secondi piatti e dessert.

L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi e spazio al chiuso

Con la cena conclusiva di questa sera, che vedrà impegnati altri dodici chef che si aggiungono ai  ventiquattro che si sono già esibiti nelle due serate precedenti, si concluderanno anche le votazioni da parte delle giurie di cui quella critica, capeggiata dal giornalista enogastronomico e conduttore Edoardo Raspelli,  ha visto allo stesso tavolo i nomi più prestigiosi della critica gastronomica italiana: Alessandra Meldolesi, Antonella De Santis, Tommaso Farina e Alessandra Verzera, unica giudice siciliana che in un certo senso ha anche fatto da padrona di casa rappresentando ai colleghi provenienti da altre regioni d’Italia, le tipicità della gastronomia isolana. Niente che i giornalisti non conoscessero già molto bene, ma che in questa occasione è stato rappresentato in chiave rivisitata, rimanendo tuttavia fortemente aderente alla tradizione.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Moltissimi appunto gli chef in gara e tantissimi, e molto diversi tra loro, i piatti presentati: dodici portate per ogni cena accompagnate da altrettanti vini attentamente selezionati.

L'immagine può contenere: cibo

E’ stata un’esperienza significativa ed estremamente interessante ” – ha detto Alessandra Verzera.  ” Per me in modo particolare è stato un vero piacere conoscere de visu personaggi di grosso calibro che conoscevo già tutti, ma solo di firma. Considero questa esperienza un vero arricchimento, sia sul piano professionale che personale. Ma è stato molto interessante anche scoprire tanti chef siciliani, davvero talentuosi, che fino ad oggi non avevo avuto modo di conoscere. Certamente c’è chi ha fatto meglio, chi un po’ meno, e stasera tutto potrebbe essere ancora sovvertito: ma tutti, indistintamente, viaggiano ad un livello piuttosto alto e sebbene ci sarà da proclamare dei vincitori in realtà non ci sarà nessun perdente, proprio perchè il livello è abbastanza elevato. Sono particolarmente contenta di aver visto gareggiare tante donne, che hanno esternato un entusiasmo ed uno spirito competitivo davvero coinvolgenti.  Non così spesso in Sicilia si realizzano eventi di tale portata, ed un ringraziamento particolare in tal senso va all’organizzatore Massimo Picciotto, presidente di Sicilia Pro Events, che per mesi si è speso senza esitazione per la buona riuscita di un evento unico nel suo genere“.

L'immagine può contenere: cibo

L'immagine può contenere: cibo

L'immagine può contenere: cibo

L'immagine può contenere: cibo

L'immagine può contenere: cibo

L'immagine può contenere: cibo

L'immagine può contenere: cibo

Nel corso delle due giornate trascorse non sono mancati momenti interessanti di spettacolo, di folklore e di tradizione con vari allestimenti nello splendido atrio di Villa Favorita, purtroppo in parte funestati da una pioggia inattesa. Oggi è atteso un numero molto consistente di visitatori per quanto riguarda il salone espositivo che ospita una rosa di produzioni di eccellenza del territorio siciliano, mentre la cena di gala è sold out ormai da giorni.

L'immagine può contenere: 2 persone, spazio all'aperto

Domani, appunto, tanta emozione nel corso del pranzo di beneficenza cui farà seguito la proclamazione dei vincitori.

Alessandro Lo Iacono 

 

Foto: Alcuni dei piatti in concorso.

Il “caso” è scoppiato, more solito, in rete.  Qualcuno ha postato due foto tratte dalla guida Michelin, che da poco annovera tra le proprie scelte anche le pizzerie. Si parla della storica pizzeria “da Michele“, di Napoli. Un locale molto conosciuto e largamente apprezzato, tappa praticamente obbligatoria di qualsiasi turista che ami quel disco di pasta, quell’emblema di assoluta semplicità, che è universalmente più conosciuta persino del tricolore italiano.

Ma cosa è successo? E’ successo che la pizza Marinara sia stata descritta come “seafood” pizza, e cioè ai “frutti di mare”. La domanda che molti lettori, me inclusa, si sono posti è semplice e disarmante: come si fa a giudicare la pizza se non si conoscono le origini, la tradizione, la storia della pizza? Come si può definire  “ai frutti di mare” la pizza  Marinara di epoca borbonica,  nata secondo fonti attendibili nel 1734, che non ha mai previsto alcun frutto di mare – nè altre tracce di prodotto ittico?

Nessuna descrizione della foto disponibile.

«Le pizze più ordinarie, dette coll’aglio e l’oglio, han per condimento l’olio, e sopra vi si sparge, oltre il sale, l’origano e spicchi d’aglio trinciati minutamente. Altre sono coperte di formaggio grattugiato e condite con lo strutto, e allora vi si pone disopra qualche foglia di basilico. Alle prime spesso si aggiunge del pesce minuto; alle seconde delle sottili fette di mozzarella. Talora si fa uso di prosciutto affettato, di pomidoro, di arselle , ec. Talora ripiegando la pasta su se stessa se ne forma quel che chiamasi calzone.»

Questo ci racconta Francesco De Bourcard: ma Michelin ci racconta una storia diversa, rivisitata, praticamente riscritta. Ci racconta però anche di una pizza che certamente non ha assaggiato da Michele: e questa è la cosa davvero grave.  Ma vogliamo prendere in considerazione il fatto che quel “seafood”  potesse voler intendere la traduzione di  “marinara” in inglese? No: Marinaro/a in inglese si dice Seafaring: Seafood in italiano significa solo “frutti di mare”, quindi un prodotto ittico.

Anche a volerci mettere questa pezza, la pezza non c’è.

Ma allora, dove potrebbe stare  il fondo di verità? Potrebbe stare nella pizza “moderna” In alcune pizzerie, specialmente del meridione, la pizza “alla” Marinara prevede l’aggiunta di cozze, vongole, calamari, gamberi a volte anche del tonno in scatola. A volte addirittura il salmone affumicato. Ma non è certo questa la pizza Marinara di cui si parla nella guida, e di certo non di questa pizza “alla” Marinara che ci piace leggere, nè tantomeno quella che troveremo da Michele.

marinara michele

I “minimizzatori” professionisti che pullulano in rete faranno due cose: o, appunto, minimizzeranno l’accaduto considerando lo svarione come qualcosa di veniale, oppure – abbastanza verosimilmente – contesteranno parola su parola. Perchè di norma accade proprio così. Pochi si prenderanno la briga di andare a guardare sul sito della storica pizzeria napoletana e pochi, dunque, sapranno cosa viene servito in quella pizzeria, con un rispetto deferente e rigoroso della tradizione e della storia stessa. Ma quando a contribuire al diffondersi dell’ignoranza è una delle più blasonate guide al mondo allora dispiace sempre un po’ di più.

Alessandra Verzera 

La foto di copertina è la Marinara della pizzeria Da Michele, a Napoli.

Manca ormai meno di un mese al taglio del nastro della terza edizione di Wine Up Expo;  il  “villaggio globale” che per 4 giorni – dal 7 all’11 di novembre prossimi – vedrà Marsala protagonista insieme ad uno dei resort presenti sul territorio, Villa Favorita, che ospiterà in grande armonia espositori, visitatori, giurie. Un vero e proprio tourbillon di personaggi di primo piano del mondo del food & wine. Una full immersion di buon gusto in una cornice decisamente gradevole.

picciotto

Massimo Picciotto, patron di Sicilia Pro Events ed organizzatore di Wine Up Expo, ha in mano bei numeri.

Picciotto, siamo alla stretta finale: stanco ma felice?

Assolutamente si ad entrambi gli stati. Pensare che soli quattro giorni di evento necessitino di una cosi lunga e certosina preparazione non è pensabile per i non addetti ai lavori, ma la consapevolezza che si sta facendo qualcosa di importante che potrebbe veramente essere un valido
contributo alla promozione della Sicilia e delle sue eccellenze mi e ci rende sicuramente felici.

Ci parli un po’ di numeri: che affluenza si prevede in questi quattro giorni densi di appuntamenti?

Io non amo in genere gli exit poll si figuri se mi sento di fare previsioni sul nostro evento…sarei sicuramente di parte. Quello di cui posso semmai parlare sono i numeri già consolidati: 50 le aziende produttrici di vere eccellenze dell’enogastronomia siciliana in expo, oltre 150 Chef coinvolti nell’evento fra quelli in gara i vari assistenti e i Big con le loro Master; tutte e 10 le ultime aziende produttrici storiche del Vino Marsala, bandiera e simbolo nel mondo delle produzioni enoiche siciliane, ben dodici Bartender siciliani, i migliori del settore in gara nel concorso Mixology, tre cene di gala superlative con la possibilità di ospitare 140 persone alla volta… questi sono i numeri di cui adesso mi sento di parlare, e poi che sia chiaro la nostra non è una sagra, una festa di paese in cui l’importante è il numero di presenze, noi puntiamo molto di più alla qualità dei nostri ospiti.

Quali saranno i momenti clou aperti al pubblico che visiterà la kermesse?

Aperta al pubblico sarà tutta la manifestazione, quindi con la possibilità di visitare e godere di tutto quello che si proporrà. Chiaramente un contributo chiederemo per le eventuali degustazioni, e non mi riferisco a quelle che faranno fare le aziende espositrici : quelle  saranno assolutamente free. Mi riferisco piuttosto alla possibilità di degustare ogni sera i piatti in concorso oppure i fantastici cocktails creati proprio per la nostra manifestazione, tutti assolutamente siciliani anche nella scelta delle materie prime impiegate; e faccio riferimento pure alla possibilità di godere del nostro salotto grappa sigaro cioccolata, zona in cui si potrà godere del massimo relax approfittando del fumo lento dei sigari proposto dall’unica azienda siciliana che li produce la FM di Federico Marino, insieme alla blasonata cioccolata di Modica della Antica Dolceria Rizza di Modica,  sorseggiando dell’ottima grappa riserva delle Distillerie Bianchi.

arance

Wine Up è per molti ma non per tutti e le aziende partecipanti sono state selezionate con rigore. Quali sono stati i suoi parametri di scelta?

La scelta delle aziende partecipanti è stata proprio come dice Lei lunga e difficile.  Il nostro obiettivo era proprio quello di ricercare autentiche chicche nella produzione di eccellenze siciliane; le aziende sono state tutte cercate e volute dal nostro team che ha fatto una minuziosa cernita. Dai caseifici produttori di nicchia quali ad esempio il caseificio Cucchiara di Salemi produttore del famoso presidio Slow Food la “vastedda del Belice” o la piccola ma eccellente azienda agricola Augello di Castrofilippo che produce una pasta secca artigianale realizzata con solo grano di farina “perciasacchi”, ma abbiamo pure il Consorzio di Tutela delle Arance di Ribera autentica eccellenza nelle produzioni agricole siciliane, la rinomata ed apprezzatissima Fragola di Marsala la “Marsalina” rappresentata dalla cooperativa Bufalata che è stata la prima in assoluto a far sviluppare tale produzione nel nostro territorio come vede per ogni produttore presente saprei raccontarle una storia.

Risultati immagini per fragolina di marsala

Ci sono ancora spazi di partecipazione disponibili?

Ormai non più, sarebbe una tragedia; ormai tocca soltanto ai winelovers , agli “enogastronauti” partecipare e godere di quel che di buono abbiamo cercato di fare.

Questa rigorosa selezione riguarda anche il settore che a noi di Scelte di Gusto più interessa: il cibo, i cuochi, gli chef, il concorso gastronomico. Quali sono le toques che si sfideranno con piatti a sorpresa?

Guardi senza timore di smentita credo proprio che questo sia il settore che meglio ha risposto, ed è proprio dalle berrette bianche che ci aspettiamo il vero trionfo, che possa essere la locomotiva di tutti gli altri comparti ad esso strettamente legati. Del resto a cosa servirebbe il vino se non ad accompagnare un buon pranzo ? Mi chiede delle toques in gara, posso dirle che per me sono tutti dei fuoriclasse non cito nessuno perché diversamente dovrei elencarli tutti; quello che mi sento di affermare è una sola cosa il livello medio è veramente alto, e sicuramente fra di loro c’è più di un nome che potrebbe senza difficoltà ambire alla tanto agognata stella, mi riferisco chiaramente alla Stella Michelin.

Risultati immagini per raspelli

Naturalmente altrettanto selezionate sono le giurie, con nomi veramente blasonati del panorama enogastronomico nazionale ed internazionale: alcuni non necessitano di alcuna presentazione – parlo di Edoardo Raspelli – peraltro testimonial dell’evento,ma chi sono gli altri?

Sono  tutti dei grandi calibri, inizio citando per prime chiaramente le donne partendo in ordine alfabetico dalla Antonella De Santis giornalista di redazione del Gambero Rosso, le sue recensioni vengo considerate delle vere e proprie pietre miliari della critica enogastronomica, Alessandra Meldolesi modenese di adozione, ha iniziato la sua carriera nel mondo del cibo proprio dalla cucina, come dice Lei era una cuoca nella brigata di Ferran Adrià, poi ha deciso invece che cucinarlo il cibo parlarne ed oltre a scrivere per “La Madia”, per “Reporter Gourmet” etc ha al suo attivo una decina di libri che parlano appunto di cibo. Ultima donna in giuria ed unica siciliana presente,  una vera esperta della cucina siciliana e delle sue origini e tradizioni, la quale avrà l’ingrato compito di far da mediatrice con gli altri componenti la giuria e la tradizione appunto siciliana:  parlo del suo Direttore, Alessandra Verzera. Concludono la giuria mediatica, Edoardo Raspelli appunto, Tommaso Farina, la penna libera di “Libero” ed il grande Andrea Grignaffini per i più uno dei più grandi palati al mondo.​

chef-sultano3-1024x682

Oltre alla giuria critica anche quella tecnica, con altri nomi roboanti del panorama stellato siciliano e non: due nomi per tutti…

Il Top fra i Siciliani Ciccio Sultano, e quello che io stimo molto come persona, semplice e gentile, Claudio Ruta. Spero che gli altri amici stellati presenti non si offendano per l’imbarazzo in cui mi ha messo con questa domanda.

Risultati immagini per drepanum dixie band

 

Oltre al buon cibo ed al buon vino ci saranno anche momenti di spettacolo ed intrattenimento?

Grazie per la domanda;  è una cosa a cui tengo molto. Noi, io, amo molto la Sicilia e cerco in tutti i modi di promuoverla in tutte le sue grandi sfaccettature, anche quello dell’arte della cultura e quindi dello spettacolo; in occasione di Wineup Expo 2019 ci saranno diversi momenti di
spettacolo tutti rigorosamente made in Sicily; ad iniziare dalla cerimonia di apertura giovedi sette novembre che vedrà la rappresentazione di un breve spettacolo ideato e prodotto dalla nostra squadra di scenografi e direttori artistici che sarà una vera perla e di cui non svelerò alcun segreto, per finire con la giornata conclusiva in cui, cogliendo l’occasione di festeggiare l’estate di San Martino, il nostro villaggio globale di cibo e vino aprirà i battenti sin dalle 10,00 del mattino e avremo l’esibizione di alcuni grandi artisti siciliani; Mario Barnaba clown giocoliere palermitano presidente regionale dell’associazione che accomuna gli artisti di Strada siciliani con il suo spettacolo per grandi e piccini, La Drepanum Dixie Band la più famosa delle band siciliane di questo genere di Jazz appunto il dixie jazz che ha origini lontane in America Latina, ma che svolgendosi notoriamente in forma itinerante potrà rendere gioiosi i viali del favoloso complesso in cui ci ritroveremo. Non poteva mancare poi il più classico e rinomato degli spettacoli della tradizione siciliana “L’Opera dei Pupi” . Il maestro puparo sempre palermitano Vincenzo Mancuso con il suo teatro rievocherà le gesta di Orlando Rinaldo e della dolce Angelica ed ancora l’Associazione Draconistrarum di Erice la più nota e blasonata di Sicilia metterà in scena un autentico combattimento con le spade “vere” in abiti medievali rigorosamente siciliani.

opera_pupi

Come si fa per visitare Wine Up Expo? Ci si deve munire di un pass, di un ticket, di un accredito?

No, basta raaggiungerci a Marsala in via Favorita presso il resort Villa Favorita.  L’ingresso è gratuito.  Chi invece vorrà prendere parte alle cene di gala o alla festa di chiusura di domenica 10 novembre chiaramente dovrà prenotare per tempo anche attraverso la nostra pagina facebook dove è disponibile il link per fare online le prenotazioni.

Alessandro Lo Iacono 

https://www.facebook.com/pg/wineupexpo.it/photos/?ref=page_internal

https://wineupexpo.it/