Covid19. Giacomo Armetta: ” Chiudeteci, ma non fateci morire”

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La concitazione di queste ultime ore rispetto all’impennata dei contagi da Covid19 sta portando una serie di decreti e provvedimenti sempre più restrittivi da parte del governo, che colpiscono in modo assai impattante i commercianti. Molto più di categorie, quella dei ristoratori rischia di soccombere- E sui social partono appelli accorati. “Io personalmente non voglio soldi da nessuno. I soldi li ho sempre fatti con il  mio lavoro, così come tutti i miei colleghi. Facciamo questo lavoro, ed è un lavoro duro. Non ce la possiamo fare e qualcuno ci sta condannando a morte senza sapere per quale colpa“.

Così dice Giacomo Armetta, cuoco e titolare dell’omonima osteria in Via Spinuzza, a Palermo, alla luce dei nuovi limiti sempre più stringenti imposti dal governo.

E la ZTL, e il lockdown, e metti il plexiglass, non mettere il plexiglass, e riduci i posti, e compra i disinfettanti… e va bene, si è cercato di fare del proprio meglio. Poi l’illusione di una ritrovata normalità e qualche mese di relativa calma. Tre mesi, tre mesi di illusioni. E ora? Ora siamo ripiombati nel buio dal quale non usciremo più continuando di questo passo. Io sono un cuoco, non sono un untore. Io non condisco la mia pasta con il Sars2 Covid 19. Io non ho colpa, nè colpa hanno i miei colleghi. Eppure siamo quelli che pagano il prezzo più alto rispetto a qualsiasi altra categoria. Noi cuochi e l’indotto che vive anche grazie a noi e che è fatto di fornitori e di produttori”.Ma quindi lei cosa chiederebbe al governo, se non desidera supporto economico?

Io desidero che ci chiudano per il tempo necessario a riportare questi maledetti contagi a livelli “normali”. Io personalmente non voglio soldi dallo Stato, ma chiedo con forza che tutti gli impegni che un ristoratore ha vengano sospesi, congelati. In questo includo le tasse, le banche, gli affitti, le utenze. Il mio locale, che è una modesta osteria con pochi posti a sedere, costa tra i 300 e i 400 euro al giorno per rimanere aperta. Come devo fare? Cosa posso fare? Che scelta ho? Che scelte abbiamo?

Quindi lei auspica un lockdown solo per le attività di ristorazione e somministrazione?

Si. Io parlo naturalmente per me stesso, ma immagino che molti miei colleghi la pensino allo stesso modo perchè ci sentiamo, anche tramite social, e il malcontento è diffuso. Talvolta è sconforto, altre volte è disperazione, alcune altre volte rabbia. Io troverò il modo di sopravvivere: mangerò poco, quasi niente e consumerò il minimo possibile. Però il mio locale è tutto quello che ho, il cuoco è tutto ciò che so fare: io non voglio morire di Covid. Perchè il fallimento e la disperazione di intere categorie produttive saranno i veri e certi morti di Covid, senza neanche patologie pregresse”.Sospensione dei pagamenti, quindi, ma niente aiuti economici?

Certamente se lo Stato ci aiutasse anche con un supporto economico sarebbe meglio, per non dire che sarebbe doveroso. Ma a me basta che la mia osteria non fallisca, che io non la perda, che un giorno possa ritornare tutto alla normalità o alla quasi normalità. Ma questo può avvenire solo se ai mancati incassi corrisponderà l’azzeramento delle spese. Io, personalmente, allo Stato chiedo solo questo: di non perdere il mio locale, che è la mia casa e la mia vita. Io chiedo allo Stato che non mi uccida. Desidero soltanto di continuare a sopravvivere e di potere, un giorno spero non lontano, tornare a lavorare con l’entusiasmo di sempre anche nei momenti più difficili. Credo che questo sia il sentimento predominante anche in molti miei colleghi: la voglia di non morire”.

Alessandra Verzera 

 

 

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