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L’idea gourmet. Il croissant di sfoglia: unico e versatile.

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croissant5Il tempo esiguo che di solito si impiega nel consumare un croissant non rende giustizia alla difficoltà che si incontra nel prepararlo. Una preparazione apparentemente semplice, ed invece assai complicata e laboriosa, spesso spina nel fianco persino dei pasticcieri. Ma, seguendo alcune regole ferree e dopo qualche tentativo andato a vuoto, la soddisfazione nel riuscire a sfornare queste nuvole di burro sarà pari solo al gusto di mangiarle.
Ecco gli ingredienti e il certosino procedimento per dei “Croissant à la Francaise” di successo.

cornetti4Io ho  scelto la versione non edulcorata, che renderà il prodotto finale idoneo sia ad essere farcito con la confettura preferita ma anche con ingredienti salati, per creare uno stuzzicante aperitivo sempre gradito. Il croissant è idoneo sia a ricevere il ripieno prima di passare in forno, e dunque nel momento in cui gli si conferisce la classica forma “ a cornetto”, o anche ad essere tagliato esattamente come fosse un panino una volta raffreddato, e riempito con gli ingredienti più disparati: dal Brie al salmone affumicato.
cornettiPer l’impasto di base:
500g di farina manitoba
250 g acqua fredda
10g di latte
50 g di burro non salato di prima scelta
20g di lievito di birra
10g di sale
cornetti2Per “sfogliare”
un panetto da 250g di burro non salato di prima scelta.

Come procedere:

In una ciotolina con un po’ di acqua tiepida sciogliete il lievito di birra. Contemporaneamente in un’altra ciotolina d’acqua tiepida diluite il sale.Versate entrambi i liquidi nella farina, al cui centro avrete creato una piccola conca.Aggiungete il latte , il sale e l’acqua fredda . Potete decidere se lavorare a mano l’impasto di base o se affidare il compito ad una planetaria: in questo secondo caso gli ingredienti andranno versati direttamente nel contenitore dell’impastatrice.

croissant3Io vi raccomando  l’impastatrice elettrica perché vi consentirà di variare la velocità e l’intensità molto meglio di quanto non fareste con le mani. Le mani, comunque, dovranno sempre essere fredde.
Impastate delicatamente per cinque minuti ( prima velocità della planetaria) e poi in modo più energico per altri sei o sette minuti ( seconda velocità della planetaria)
Una volta ottenuto un panetto liscio ed elastico, avvolgetelo in pellicola trasparente e lasciatelo riposare in frigo per almeno mezz’ora nella parte più fredda del frigo, e dunque in basso.
Nel frattempo dedicatevi all’operazione più importante di tutta la preparazione: la lavorazione del burro che servirà a “sfogliare”.  Il  burro dovrà essere freddo e dovrà essere ridotto ad un “foglio” dell’altezza di circa mezzo centimetro da inserire tra due strati di impasto precedentemente preparato e messo in frigo a riposare.

croissant6Attenzione perché questo è il passaggio cardine per la buona riuscita dei croissant ed è imperativo che il burro abbia una temperatura ottimale: dovrà essere freddo ma non al punto da slegarsi creando grumi e piccoli blocchi, né poco freddo al punto da sciogliersi e da mescolarsi all’impasto. Se una di queste due circostanze opposte dovesse verificarsi, allora la riuscita dei croissant sarebbe irrimediabilmente compromessa.
Il burro dovrà avere la consistenza, idealmente, della plastilina: dovrà essere “lavorabile” senza slegarsi e senza sciogliersi.
cornettiQuando avrete ottenuto lo spessore indicato di mezzo centimetro, ponetelo su un foglio di impasto non troppo sottile e di dimensioni leggermente più grandi del foglio di burro.
Ponete il foglio di burro sull ‘impasto e ripiegate i lembi in modo da farli aderire per bene ma evitando di sovrapporli. Eliminate eventuali “sborda menti” con un coltellino affilato.
Una volta sigillato bene il fagotto iniziate a stendere la sfoglia con il mattarello, fino a che la sua dimensione non si sarà triplicata. Dovrete fare attenzione a formare un bel rettangolo regolare, rifilando i bordi se necessario.
A questo punto ripiegate l’impasto in tre parti, come fosse un foglio di carta da lettera: tre pieghe uguali.
Riponete l’impasto in frigo per un’altra mezz’ora e ripetete il procedimento delle piegature per altre due volte, intervallandole con stazionamenti in frigo tra una piegatura e l’altra per non meno di mezz’ora per volta.
Una volta giunti alla terza piegatura e dunque alla terza spianata con il matterello, è il momento di tagliare dei triangoli che poi diventeranno i croissant.
cornetto farcitoStendete dunque la sfoglia non troppo sottile a forma di rettangolo, dal quale taglierete dei triangoli con i due lati lunghi circa il doppio della base ( questo servirà a poterli arrotolare più volte creando l’effetto tipico del cornetto)
In questa fase potrete decidere se farcirli prima di passarli in forno o se farlo successivamente a fine cottura. Se decidete di farcirli prima della cottura ponete un po’ del ripieno prescelto vicino alla base stretta del croissant. Ripiegate una prima volta il bordo in modo che sigilli il ripieno e poi procedete ad arrotolare fino alla punta. Se decidete di farcire dopo la cottura, in questa fase procedete semplicemente ad arrotolare. Sistemate i croissant così ottenuti su una teglia rivestita di carta forno distanziandoli in modo tale da consentire loro l’aumento di volume dovuto alla lievitazione.

cornetto ripienoPonete la teglia in un luogo tiepido e riparato da correnti d’aria e lasciate lievitare per almeno un’ora. Nel frattempo preparate un battuto con un tuorlo d’uovo e qualche goccia di latte e portate la temperatura del forno a 200 gradi. Quando i croissant si saranno ben gonfiati, spennellateli con il mix di uovo e latte e poneteli in forno per una ventina di minuti o fino a che noterete che la loro superficie ha assunto un colore biondo e lucido.
Se vi atterrete alle indicazioni il successo sarà assicurato ed il profumo inonderà tutta la casa: e poi, dopo il primo successo, vorrete farli sempre più spesso, per la felicità dei vostri ospiti.

 

 

Alessandra Verzera

Jacquart dedica il suo Champagne Rosè a San Valentino

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Cuvée Rosé Champagne JACQUART ambiance bdPer festeggiare tutti gli innamorati, nell’imminenza della loro giornata celebrativa annuale, lo Champagne Jacquart propone di brindare, a pranzo o a cena, con la sua splendida cuvée “Rosé”.

Espressione rosata del Brut Mosaïque, Jacquart Rosé nel suo assemblaggio poggia sulla medesima struttura. La raffinatezza dello Chardonnay (35% – 40% della cuvée) è completata dalla pienezza del Pinot Meunier (25% – 30%) e dalla struttura del Pinot Noir (30% – 35%). L’aggiunta del 15% – 18% di vino rosso ottenuto dal Pinot Noir, unita a un dosaggio molto leggero, ne fa un vino vero e proprio.

 

All’aspetto, le bollicine di Jacquart Rosé sono delicatamente soffuse di un colore intensamente salmonato. Al naso, gli aromi dei piccoli frutti di bosco (ribes, ciliegie, fragoline selvatiche) virano progressivamente e deliziosamente verso ricordi di prugna. La bocca è rinfrescante e ampia, e il finale è seducente, grazie allo schiudersi di note sorprendenti di pesca e di albicocca.

Jacquart - Floriane Eznack, b.r.

Floriane Eznack, Enologo della Maison Jacquart, commenta: “Accompagno volentieri questo vino vivace e fruttato a qualunque occasione in cui desidero vedere la vita a colori. L’ora della merenda, un vernissage, un abbinamento stuzzicante a tavola; e, naturalmente, un momento coinvolgente di intimità sentimentale”.

Presentato in una confezione prestigiosa, che sottolinea le note rosate della cuvée, lo Champagne Jacquart Rosé suggella in modo perfetto la ricorrenza di San Valentino.

champagneA tavola, oltre che per il brindisi, è ideale accompagnamento di salmone, ostriche, piatti leggermente speziati, dessert a base di frutta.

Come tutti gli altri Champagne della Maison, Jacquart Rosé è distribuito in esclusiva per l’Italia dalla Fratelli Rinaldi.

Inizia da Mosca il tour promozionale 2014 dei vini La Delizia

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prodexpoUn 2014 che si preannuncia intenso di iniziative all’estero per la cantina cooperativa Viticoltori Friulani La Delizia. Protagonista a Mosca alla fiera Prodexpo in febbraio e al Prowein a Düsseldorf in marzo.
L’intenso programma delle fiere internazionali per Vini La Delizia prende il via da Mosca. Per promuovere l’enologia della regione Friuli la cantina cooperativa Viticoltori Friulani La Delizia, parteciperà alla ventunesima edizione di Prodexpo, che avrà luogo dal 10 al 14 febbraio presso i padiglioni dell’Expocentre nel cuore della capitale russa.
la deliziaNonostante le difficoltà dettate da una burocrazia soffocante, il mercato russo del vino gode di ottima salute, con previsioni di crescita nei prossimi cinque anni, soprattutto per il comparto spumanti e dove la cantina Vini La Delizia mira a consolidare il posizionamento dei propri vini, aumentandone i volumi di vendita, che si attestano attualmente a oltre 300 mila bottiglie, di cui il 20% a Prosecco.
la delizia2Prodexpo rappresenta una sfida per la cantina friulana, la maggiore fiera del settore food & wine in Russia e nell’Est Europa, con oltre 2.000 espositori provenienti da 55 Paesi sarà un’occasione strategica per far promozione e valorizzazione e che permetterà ai Vini La Delizia di proporsi in un mercato dinamico e insaziabile come quello russo, in cui i consumi di vino negli ultimi cinque anni sono aumentati dell’80%, con un importante trend di crescita per i vini Made in Italy.
Pietro Biscontin“Il vino è visto come un prodotto di integrità e di classe, ed è parte integrante della cultura russa. Avendo già partecipato alla fiera negli anni scorsi, abbiamo notato che l’atteggiamento degli acquirenti russi nei confronti del vino friulano è del tutto positivo” – commenta Pietro Biscontin, direttore della cantina friulana Vini La Delizia – E’ troppo presto per dirlo ma ci sono tutte le premesse affinché questa fiera si riveli per noi fruttuosa”.
La manifestazione è stata preparata minuziosamente dalla cantina friulana e dall’importatore in loco, con attività di PR, inviti mirati a possibili acquirenti, campagne promozionali e appuntamenti già confermati a buyer delle principali catene retail.
ProWein_0Dopo il Prodexpo a Mosca, Vini La Delizia di Casarsa, approderà dal 23 al 25 marzo al Prowein di Düsseldorf (Germania), fiera di riferimento per il mercato del vino di tutto il nord Europa.
La scelta di partecipare alla fiera di Düsseldorf per la cantina cooperativa friulana nasce principalmente dall’importanza che il mercato tedesco gioca nel fatturato export aziendale: ricoprendo il 55% dei volumi complessivi di vendita.
A fare la parte del leone in questo mercato export per la cantina di Casarsa è il Prosecco Doc con 4 milioni di bottiglie vendute, un mercato consolidato che rappresenta il 25% dell’intera produzione ma che ha ancora delle velleità di crescita.
La cooperativa Vini La Delizia conta 500 soci conferitori, una superficie a vigneto di 2.000 ha, lavora 250.000 q.li di uva annualmente, con una produzione annua che si aggira sui 16 mln di bottiglie, di cui il 55% destinato al mercato estero. Con 52 dipendenti, 28 mln di Euro di fatturato e un 65% del prodotto distribuito nel canale della moderna distribuzione e il 35% nel canale Horeca, è un punto di riferimento per il vino friulano in Italia e all’estero.

Slow Food Marino e Castelgandolfo e il Mercato della Terra di Santa Maria delle Mole

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DSC_0382aMercato dei contadini, laboratori, eventi. La chiocciola di Slow Food con il patrocinio del Comune di Marino sarà protagonista del Mercato della Terra di Santa Maria delle Mole ogni prima domenica del mese. Si parte domenica 2 febbraio dalle 9:00 alle 13:30 in Piazza Sandro Sciotti ( S.Maria delle Mole –Marino).
La condotta Slow Food Marino e Castel Gandolfo per il mese di febbraio ha organizzato due laboratori gratuiti su pasta e miele rivolti a grandi e piccini. La chef archeologa e docente Master of Food Gabriella Cinelli vi aspetta alle ore 11.30 per un laboratorio su come fare la pasta a regola d’Arte, mentre l’apicultrice biodinamica Roberta Pascali aspetta alle ore 10.30 tutti i bambini per il laboratorio “Messaggio d’Amore nell’orto. Le api e altro”. I posti sono limitati per cui è gradita la prenotazione.

locandina mercato terra definitiva compressaDomenica 26 gennaio 2014 la condotta Slow Food Marino e Castel Gandolfo ha animato piazza Sciotti con un singolare flash mob Adulti e bambini coinvolti nel più classico dei giochi di strada. L’obiettivo non era solo far conoscere in anteprima l’evento, ma anche riprendere uno spazio collettivo di socialità.

La condotta Slow Food Marino e Castel Gandolfo infatti non presenta un mercato qualunque, ma un luogo, dove si incontrano produttori e contadini, che con passione, raccontano i loro prodotti tutelando l’ambiente, i saperi tradizionali e le responsabilità sociali. Un luogo in cui poter fare una spesa consapevole, essere co- produttori, cioè consumatori sensibili all’ambiente, attenti al cibo e alla ricerca delle tradizioni e dei sapori antichi difendendo il proprio diritto al Piacere. Un luogo per i Laboratori di educazione Alimentare e Ambientale e per i Laboratori del Gusto.

Tra tanti colori e profumi delle erbe aromatiche e dei saponi naturali, le verdure bio, i legumi antichi, l’olio, il miele, i formaggi a latte crudo, lo zafferano, il pane tradizionale, le farine da cereali antichi, il vino, sono protagonisti, e tra questi spiccano la Marzolina e il Caciofiore della Campagna Romana, presìdi Slow Food. Prodotti che hanno avuto una storia difficile rischiando di scomparire, ma che, ora, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione e sono espressione della cultura, della storia e delle tradizioni del territorio. E per concludere i giglietti di Palestrina, con la storia bellissima che inizia tanti anni fa con i Barberini e i Borboni.

slowLa condotta di Marino e Castel Gandolfo vi aspetta domenica 2 febbraio in piazza per fare il primo passo verso un modello alimentare che sia socialmente ed ecologicamente sostenibile e per dire che il “Cibo potrà renderci liberi” perché il Cibo è Libertà.

Come si arriva:
Automobile, bici:
– da Roma: dal GRA, uscita Appia, dir. Albano; dopo 5000 metri girare a destra su Viale della Repubblica e procedere per 700 metri fino alla rotatoria, poi a sinistra per 10 metri su via Alessandro Manzoni: la piazza è sulla sinistra;
– dai Castelli Romani, da via Appia nuova, superato il Palaghiaccio di Marino, girare a sinistra su Viale della Repubblica e procedere per 700 metri fino alla rotatoria, poi a sinistra per 10 metri su via Alessandro Manzoni: la piazza è sulla sinistra;

Santa-maria-delle-mole_chiesaTreno:
– da Roma Termini: treno in direzione Velletri con fermata a Santa Maria delle Mole, poi a piedi su Viale della Repubblica per 500 metri fino alla rotatoria, poi a sinistra per 10 metri su via Alessandro Manzoni: la piazza è sulla sinistra.

Autobus:
– da Roma Anagnina: linee cotral per Velletri, Aprilia e Nettuno con fermata Palaghiaccio, poi a piedi su Viale della Repubblica per 700 metri fino alla rotatoria, poi a sinistra per 10 metri su via Alessandro Manzoni: la piazza è sulla sinistra.

L’appuntamento è fissato per ogni prima domenica del mese a partire dal 2 febbraio 2014, alle ore 09.00- 13.30
in Piazza Sandro Sciotti a Santa Maria delle Mole- Marino (Roma)

Per partecipare ai laboratori e per informazioni slowfoodmcg@gmail.com – 3337716668

La Svizzera si qualifica per i mondiali di pasticceria

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patisserie1Grandissimo successo per il team svizzero, formato dai pasticceri ticinesi Giuseppe Piffaretti e Tiziano Bonacina che, coordinati da Art&Pastry e sotto la guida di Marco Pasotti, hanno ottenuto un ottimo punteggio sia negli assaggi sia nella valutazione delle pieces artistiche, aggiudicandosi il quarto posto e un’inaspettata “Wild Card” che è valsa la qualifica per i mondiali di pasticceria programmati nel 2015 a Lione.
“Switzerland portrait” il tema scelto, eseguito attraverso due dessert e due sculture interamente commestibili.

artIn particolare Piffaretti ha creato un dessert al piatto raffigurante un orologio, con tanto di ingranaggi e lancette, utilizzando alcuni dei prodotti rappresentativi svizzeri, come pere, liquore Williamine, cioccolato, con l’alternanza di diversi strati con mousse di pere, composta di pere, mousse al cioccolato, crema morbida al gianduja, biscotto joconde, sablè alle nocciole, dadolata di pere, il tutto ricoperto con una glassa a specchio a base di cioccolato fondente. Il dessert è stato poi posizionato su una scultura interamente di cioccolato alta 124 cm dipinta con una tecnica innovativa, con in cima un fiore composto da 120 petali di cioccolato lavorati a mano.
art1Bonacina invece ha creato una torta di frutta a diversi strati a base di fragoline di montagna, crema al mascarpone al lime, crema ai frutti di bosco con infuso di the verde, mousse ai frutti di bosco, cremoso ai frutti esotici e gelatina alle fragoline di bosco, intervallate da un croccantino pralinato all’anice e con alla base un biscotto alle noci. In cima al dessert una mela in zucchero soffiato. La torta è stata posizionata su una scultura in zucchero alta 126 cm con una grande mela trafitta da una freccia, in onore dell’eroe svizzero Guglielmo Tell, dei fiori artistici in zucchero tirato, dei pezzi di formaggio e un topolino di zucchero soffiato e lavorato a mano.
patisserieAl primo posto si è qualificata l’Inghilterra con 1351 punti, al secondo la Danimarca con 1230 punti, al terzo la Svezia con 1024 punti, al quarto la Svizzera con 928 punti, seguita da Russia con 829 punti, Israele con 779 punti.
“Partecipare e ottenere un bel risultato ai campionati europei di pasticceria è stata un’esperienza emozionante e un’occasione straordinaria di crescita e confronto con squadre ben preparate. Passare ai campionati mondiali significa raggiungere un grandissimo traguardo, confrontarsi con l’elite mondiale della pasticceria sarà un’esperienza unica in grado di rivolgere i riflettori sulla Svizzera in questo ambito, considerando che sono quasi 10 anni che la nazionale elvetica manca a queste competizioni”, dichiarano i responsabili di Art&Pastry, ente organizzativo del team svizzero.

Foto: Web e http://www.cmpatisserie-europe.com/

La ricetta : Spaghettoni con tonno, Pachino e bottarga.

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cassatelle 014Una ricetta gustosa e, sostanzialmente, facile da preparare con ingredienti che spesso teniamo in casa.
Veloce, gustosa e stuzzicante, una nostra lettrice – Raffaella Meola – la prepara così.

 

 

 

 

Per 4 persone.

320 gr. di spaghettoni
250 gr. di ottimo pomodorino di Pachino,
1 spicchio di aglio italiano,
Olio evo
160 gr. di tonno in olio d’oliva sgocciolato
50 gr. di pan grattato fresco
Pepe q.b
40 gr di bottarga di tonno.

pomodoro_pachinoTritate al coltello il pomodorino di Pachino dopo averlo ben lavato sotto acqua corrente ed asciugato con un panno carta.
In una padella preparate un fondo con olio evo e uno spicchio d’aglio intero.
Quando l’aglio inizia ad imbiondire tiratelo fuori e versate il trito di pomodorino.
Sgocciolate il tonno sott’olio ed aggiungetelo al sugo in padella, sminuzzando bene con una forchetta.
Aggiungete poco sale e pepe q.b.
Abbassate la fiamma e lasciate andare per una decina di minuti.
Nel frattempo, in un padellino, versate una goccia di olio evo e fate abbrustolire il pangrattato.
Una volta fuori dal fuoco aggiungete al pangrattato caldo una bella spolverata di bottarga di tonno.
Cuocete gli spaghettoni al dente e, una volta giunti a cottura, ultimateli in una padella capiente con il suogo di pomodorino e tonno precedentemente ottenuto.
tonno-sott-olioSe il sugo dovesse risultare un po’ “stretto” aggiungete un mestolo di acqua di cottura della pasta.
Fate saltare ed impiattate.
Prima di servire cospargete il piatto con mix ottenuto mescolando il pangrattato e la bottarga.
Finite il piatto con un trito di prezzemolo fresco, se piace.

Catania: Metti un sindaco ai fornelli…

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bianco2Cena di solidarietà a Palazzo Biscari di Catania organizzata da Lad Onlus, al fine di rendere a misura di bambino le aree di degenza e trapianto di midollo osseo del reparto di Onco Ematologia Pediatrica del Policlinico di Catania.
L’evento è stato possibile realizzarlo anche grazie all’aiuto del sindaco Enzo Binaco, che essendo appassionato di cucina si è messo ai fornelli e agli assessori che, con altri amministratori pubblici, hanno servito ai tavoli.
“Il ricavato della cena servirà – ha affermato la presidente di Lad Onlus Cinzia Favara Scacco – a finanziare un nuovo step del progetto del Day Hospital, (che è stato inaugurato lo scorso 20 dicembre, ndr) e che è scaturito da un concorso bandito con la Fondazione dell’Ordine degli Architetti, poiché anche l’architettura è parte integrante della cura”.
bianco_in_cucina“La cucina siciliana – ha detto Bianco spiegando il menu – è caratterizzata dai contrasti e il più particolare è quell’agrodolce sul quale abbiamo puntato per questa cena in cui ci siamo divertiti a scherzare cucinando. E contribuire con il mio aiuto in cucina donare un soggiorno migliore ai ragazzi e alle loro famiglie durante la malattia, mi rende felice”.
Il sindaco della città etnea insieme allo chef Saverio Piazza, ha cucinato gli “Ziti alla Paolina”, un piatto creato da un frate del Monastero di San Francesco di Paola, composto da pesce spada, salsa Sanbernardo a base di mandorle, acciughe e cioccolata amara, e crispelle di riso come dolce.
Giuliana Avila

Chef Natale Giunta: “la mia vita è dedicata al lavoro”

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giuntaGiunta, non è possibile parlare di lei senza accostarla a due immagini in netta contrapposizione: il clima gioioso e spensierato de La Prova del Cuoco, e l’atmosfera greve che necessariamente circonda un uomo che vive blindato. Com’è cambiato in questi ultimi mesi Natale Giunta uomo?

Natale Giunta Uomo vorrebbe vivere sereno. Vorrei continuare a fare il mestiere che amo: quello di chef.

natale1Lei a Palermo è stato un po’ come un “asso pigliatutto” : nel volgere di pochi anni due locali splendidi, catering di alto livello, televisione e una sfilza di successi e riconoscimenti. Per chi ancora non conoscesse la storia, ci vuole raccontare come è arrivato negli studi di Antonella Clerici?

giunta2Tanti sacrifici, innanzitutto. Chi mi conosce sa che lavoro 18 ore al giorno, per me non ci sono feste e famiglia. Dedico la mia vita al lavoro. Sono arrivato alla prova ( Prova del Cuoco, nda) dopo un paio di provini nel 2005.Nel 2006 il primo contratto e ancora sono qui.

Un pizzico di fortuna serve sempre, secondo lei?

Sempre un pizzico di fortuna ci vuole, ma solo quella però non basta. Serve determinazione,costanza,capacità,umiltà,rispetto.

Frequenti spostamenti, svariate locations da seguire, viaggi e la necessità di essere continuamente da un posto ad un altro: tutto sotto scorta. Quanto le manca il gusto di una passeggiata o del classico “gelato a Mondello”? Cosa rimpiange di più di quando era un “uomo libero”?

Mi manca la mia libertà, la voglia di stare da solo, di passeggiare o andare a correre, mi manca l’uscita con la motocicletta, mi manca la mia vita privata.

giunta1Entriamo però nel mondo della cucina, non privo di contrasti, polemiche e veleni. E’ stato fatto rilevare da più parti che il mondo degli chef è quello in cui si accendono più facilmente alterchi e discussioni. Qualcuno ha detto “ sono peggio dei politici, litigano su tutto!”. E’ ver0? Invidia, gelosia o semplicemente il voler proteggere il proprio lavoro ad ogni costo?

Semplicemente voglia di attaccare perché non sanno raggiungerti. Naturalmente non si può fare di tutta un’ erba un fascio : ci sono colleghi che rispetto e ammiro. Io a soli 34 anni ho girato il mondo grazie al mio lavoro

nataleCos’ha in serbo per Palermo Natale Giunta?

Continuare le mie attività e creare nuovi posti di lavoro

E per il suo pubblico televisivo invece?

Continuare a trasmettere felicità ed emozioni attraverso il mio lavoro

Un errore di cui si è pentito?

Crescere troppo velocemente.

Le tre cose più importanti per Natale Giunta sono…

La mia Famiglia, il mio lavoro, la Prova del Cuoco

natale-giunta-5Il suo cavallo di battaglia in cucina?

Non devono mancare mai le erbe,l’olio e il pesce.

Il suo motto?

Non darla mai vinta a nessuno. Essere sempre avanti.

 

 

Alessandra Verzera

Foto: Web e www.natalegiunta.it

Tre Chef per Le Tre Forchette a Catania

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logo cittàLa Sicilia è una delle regioni più ricche e affascinanti dal punto di vista gastronomico e
la Città del Gusto di Catania, apprezzata scuola di cucina professionale e amatoriale del Gambero Rosso, ultimamente sta sfornando eventi e manifestazioni sempre più apprezzate e seguite dell’Isola.
Recentemente il Gambero Rosso ha scelto proprio la Sicilia come prima regione italiana per esportare “Le Tre Forchette”, una serata gastronomica all’insegna dei migliori chef italiani premiati con il prestigioso riconoscimento legato all’omonima guida.

cuttaiaAlla manifestazione era presente anche l’unico chef “Tre Forchette” siciliano: Pino Cuttaia, magistrale interprete della nostra cultura gastronomica.
Gli altri due chef della serata-evento sono stati Ilario Vinciguerra, grande interprete della calorosa cultura napoletana prestato al Nord, e Roberto Petza, primo chef sardo a fregiarsi di questo prestigioso riconoscimento.
Gli chef che hanno costituito il clou della manifestazione hanno puntato alla cultura del Sud, che, come ha affermato Pino Cuttaia, “si è finalmente presa una piccola rivincita sulla ricca cultura del Nord”.
Sarebbe, però, limitante restringere la platea di questi artisti della forchetta alla sola Italia perché la cucina di questi chef è un patrimonio che appartiene a tutta l’umanità.
Il programma della serata prevedeva una cena di quattro portate composta da un antipasto creato dai ragazzi della scuola professionale, un primo piatto proposto da Ilario Vinciguerra, un piatto principale preparato da Roberto Petza e il dessert presentato da Pino Cuttaia, ma la serata ha riservato qualche altra sorpresa.
Si è partiti, infatti, con un crostino di pane d’Altamura con paté di fegatini e tartufo bianco proposto come stuzzichino: se la partenza voleva stupire il risultato è stato stupefacente!
Ma la particolarità è stato il “show cooking”: ogni piatto è stato presentato e raccontato sia su com’è nato, quali emozioni e sentimenti lo hanno ispirato e la sua preparazione.
pizzaiola cuttaiaUn’ulteriore sorpresa è stato il piatto preparato da Pino Cuttaia come antipasto, “La pizzaiola”, è una suggestiva preparazione che visivamente dà l’impressione di trovarsi di fronte a una piccola pizza con un mare di mozzarella sopra. Ma è solo suggestione! La mozzarella non è mozzarella, è una schiuma di patate che copre un delicatissimo baccalà affumicato con la pigna, i cubetti di pomodoro, patate e le olive. Quello che succede in bocca è qualcosa che manda in tilt il cervello, con il palato che invece del gusto riconosce gli odori, come se i segnali del palato non si fermassero nella parte del gusto, ma continuassero la loro corsa verso la parte olfattiva. No, è inutile descrivere un piatto del genere, bisognerebbe essere poeti, si deve provare!
I ragazzi della scuola professionale della Città del Gusto di Catania, hanno creato “Terre di Mare”, una bellissima presentazione servito su un piatto lungo di tre diverse ingredienti: gambero di Mazzara, crudo su una pennellata di pesto di prezzemolo, seppia tagliata sottilissima su un letto di crema di patate con curcuma e zenzero e per finire un filettino di triglia saltata in padella su macco di fave di Leonforte. Una composizione con i colori che si inseguono nel piatto, una miscelanza di ingredienti curata ed eccellente e soprattutto un’interessante accostamento di “cru, mi-cuit et cuit”. Per i ragazzi della scuola era un’impresa difficilissima il confronto con i grandi chef de “Le tre forchette”, ma il risultato è stato più che apprezzabile.
ilario vinciguerraIl primo piatto è stato affidato allo chef Ilario Vinciguerra che ha presentato il piatto “Pasta, patate e cozze”, una rivisitazione della tradizionale cucina napoletana. La presentazione di grande effetto, con le inimmaginabili cozze ripiene di pomodorino e una punta di acidità creata dal limone compensata dalla gustosissima spuma di patate. Un insieme armonioso e, direi, spiritoso come il simpaticissimo chef partenopeo, sempre alla ricerca di accostamenti e proposte azzardate, ma nello stesso tempo morbide e aggraziate. L’imponente presenza sul palco di Vinciguerra ha poi regalato un’ esplosione di simpatia tipicamente napoletana che ha divertito tutti gli ospiti presenti. Insomma: non solo chef, ma vero personaggio a 360 gradi!
Il piatto principale, dal titolo quasi impronunciabile – Purceddu aresti, arenada, cancioffa e zippiri – è stato presentato dallo chef Roberto Petza, fresco del riconoscimento “Le Tre Forchette”, era un maialino da latte incredibilmente morbido con carciofi, melagrana e rosmarino. Piatto di una delicatezza incredibile, un’armonia di gusto sublime con un solo unico, vero… difetto: era troppo poco! Sì, molti hanno richiesto bis e tris!
cannoloDulcis in fundo, la cornucopia di cannolo presentata dal nostro chef siciliano Pino Cuttaia. Rivisitazione del classico cannolo siciliano – anche se chiamarlo rivisitazione è piuttosto riduttivo. Il cannolo è già qualcosa di sublime, ma se poi lo si può fare meglio, non è semplice descriverlo. Il mio invito è di andarlo a provare direttamente, a Licata al ristorante La Madia di Pino Cuttaia, poi provate a descriverlo se ci riuscite!
I tre chef hanno deliziato i palati e hanno confermato che l’arte culinaria è ancora viva e presente nel nostro povero paese e che magari i politici potrebbero ispirarsi proprio a loro per risollevare le sorti di questa povera Italia.
firriato1Non si possono dimenticare i vini accostati alle pietanze presentate, affidati alle Cantine Firriato che hanno proposto alcune autentiche perle, in particolare uno spumante davvero eccezionale in apertura e uno splendido rosso che ha accompagnato il maialino.
Sui vini, però, dobbiamo fare un piccolo appunto, non tanto al vino vero e proprio, quanto piuttosto al servizio. Quando il vino viene versato dai camerieri che girano tra i tavoli con la loro bottiglia, è assolutamente indispensabile che ci sia un degustatore che provi tutte le bottiglie che vengono stappate, si eviterebbe così lo spiacevole episodio, capitato al nostro tavolo e a quello vicino, di una bottiglia che “sapeva di tappo” e che ha rovinato diversi bicchieri.
s'apposentuQueste serate – evento sono occasione per poter degustare una cucina di altissimo livello, raggruppando maestri che difficilmente è possibile incontrare tutti assieme e giovani leve che iniziano a percorrere la strada che potrà portarli molto lontano, e gli auguriamo di sentiremo presto parlare di loro!
Catania deve imparare a far si che occasioni come questa siano crescita ed immagine positiva per la città. Poiché  i fortunati commensali occupano pochi posti disponibili (la logistica e i limiti delle brigate degli chef, non permettono più di 60-80 coperti, nda) vi consigliamo di fare una capatina nei ristoranti dei tre chef che sono: “La Madia” a Licata per Pino Cuttaia, l’Ilario Vinciguerra Restaurant a Gallarate (VA) in Lombardia e il S’Apposentu di Casa Puddu a Siddi (VS) in Sardegna per Roberto Petza.

Giuliana Avila

Chef Daniele Persegani: “Sogno le Olimpiadi del cibo”

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DanielePersegani_5-300x162E’ nato a Cremona da mamma Emiliana e padre Cremonese; da piccolo amava trascorrere il tempo in cucina nell’osteria della nonna e la guardava mente tirava a mano la sfoglia all’uovo. Da qui ha tratto ispirazione in cucina ed oggi è un giovane chef, dalla simpatia disarmante e noto al pubblico grazie al programma Casa Alice dove è affiancato dalla bravissima Franca Rizzi. Stiamo parlando di Daniele Persegani

Nel 1991, Daniele dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero di Salsomaggiore Terme e aver conseguito il diploma, ha subito iniziato un percorso lavorativo che lo ha portato a lavorare in svariati ristoranti fino a che insieme alla sorella, ha scelto di rievocare la cucina delle tradizioni e della nonna, in un ristorante tutto loro che si chiama l’Osteria del Pescatore, un ristorante tipico dove la pasta si fa ancora a mano e il brodo con tre tipi di carne.
Ecco cosa ci ha raccontato Daniele.

perseganiCi racconti il percorso che ti ha portato a diventare uno chef’?

Sono praticamente nato in un osteria della bassa del Po, ho affiancato la nonna in cucina, ho frequentato l’istituto alberghiero ed ora eccomi qui….

Da chi hai finora tratto maggiore ispirazione in cucina?

Dai grandi nomi che hanno reso la cucina Italiana davvero nota a tutti nel mondo, Marchesi; Nadia Santini, e poi anche la nonna…..

Qual è l’ingrediente che preferisci utilizzare e quale il piatto che ami di più in assoluto?

Adoro il parmigiano reggiano, e mi vengono particolarmente bene tutti i primi piatti e da vero emiliano, le paste ripiene

OLYMPUS DIGITAL CAMERACome definiresti la tua cucina?

Tradizionale e innovata

Quando crei una ricetta, quanto credi siano importanti tradizione e l’innovazione?

Sono fondamentali. La tradizione è importante per non farci dimenticare da dove veniamo e quali sono le nostre radici, di conseguenza il rispetto per le materie prime e i prodotti tipici che tutto il mondo ci invidia.

persegani3Com’è nata la tua collaborazione con Casa Alice e come ti sei trovato a lavorare davanti alle telecamere?

Per caso, con un provino fatto attraverso un filmato tramite cellulare….

La televisione oggi offre tantissimi programmi che parlano di cucina e enogastronomia in generale. Quali credi siano gli ingredienti giusti perché un format televisivo che parla di cucina possa riscuotere i consensi del pubblico?

Quello di non dare nulla per scontato e unire professionalità ed umorismo. Una lezione di cucina è più efficace se ci si diverte no?

persegani1La cucina, in questi ultimi tempi, è sempre più dominata dai nuovi social media e sempre più appassionati di cucina si stanno trasformando in accaniti foodblogger che si dividono tra mestolo e pc. Come giudichi questo fenomeno e come credi possa influenzare la cucina?

In un tempo fatto di touch screen, palmari navigatori e altre diavolerie (che anche a me piacciono) ben venga l’informazione e la voglia di mettersi ai fornelli e a stendere la sfoglia col mattarello, senza ricorrere a prodotti della 4 gamma o pronti all’uso. In fondo noi Italiani abbiamo sempre messo tutto il mondo con i piedi sotto al tavolo e con grande successo non è vero?

Quale traguardo vorresti ancora raggiungere nell’ambito della tua professione e qual è il tuo sogno nel cassetto?

Partecipare ad una sorta di Olimpiadi della cucina e arrivare medaglia d’oro con un piatto che preparava mia nonna. Sarebbe una grandissima soddisfazione soprattutto perché sono Italiano Emiliano-Romagnolo verace!!!!

Ecco la ricetta che Daniele ha preparato per Scelte di gusto

                                                                          Gnocchi di ricotta e carote con burro salato alle mandorle

persegani gnocchiIngredienti

300 gr di ricotta

200 gr di purea di carote

2 /3cucchiai di farina

2 tuorli

150 gr di parmigiano,

noce moscata

sale pepe

80 gr di burro

80 gr di mandole a lamelle

Preparazione

Impastare la ricotta con i tuorli, la purea di carote la farina il parmigiano, la noce moscata e un po di sale e pepe.

Formare i gnocchetti e cuocerli in acqua bollente salata, scolarli in una padella con burro salato e mandorle a filetti precedentemente tostate in forno.

Roberta D’Ancona