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maasIl mercato ortofrutticolo, il mercato ittico e florovivaistico, oltre a piattaforme di distribuzione e celle frigo in uno spazio di 110 ettari di superficie.

Ha preso oggi il via il Maas (Mercati Agro-Alimentari Sicilia) il più grande mercato agroalimentare del meridione d’Italia e dell’intera area del Mediterraneo. Un polo di interscambio commerciale realizzato alla periferia di Catania che si avvia ad ospitare, nelle moderne gallerie commerciali realizzate, i mercati: ortofrutticolo (84 box modulari), ittico (20 box) e florovivaistico, oltre a piattaforme di distribuzione e celle frigo. Attualmente sono circa cento i contratti stipulati con gli operatori dei settori ittico ed ortofrutticolo. Le contrattazioni di quest’ultimo comparto partiranno dopo il completamento delle operazioni di trasferimento degli operatori, il cui termine ultimo e’ stato prorogato al 30 aprile. “Inauguriamo oggi un hub ritenuto strategico dalla Regione Siciliana – ha affermato il presidente Raffaele Lombardo – ed alla cui realizzazione l’amministrazione ha dato un forte impulso con l’integrazione dei finanziamenti necessari per il completamento dei lavori”. Per il Governatore inoltre, “l’apertura del Maas rafforza le strategie avviate per la commercializzazione dei prodotti isolani ed agevolerà l’accesso ai mercati nazionali ed europei: si tratta di un volano per l’economia legata alla produzione e alla commercializzazione dell’agroalimentare”.

 

Il Mass è secondo l’assessore alle Risorse Agricole ed Alimentari, Elio D’Antrassi ” un progetto ambizioso e generoso che, da un lato, consente di ospitare i mercati all’ingrosso in strutture moderne e dall’altro da il via ad un struttura sovranazionale che sicuramente inciderà nella standardizzazione dell’offerta delle produzioni siciliane per il mercato italiano e Mediterraneo. Un polo che svolgerà – ha detto D’Antrassi- un ruolo sinergico rispetto alle misure messe in campo dall’assessorato per la specializzazione e il compattamento delle filiere”. Per il presidente del cda del Maas, Mario Brancato si tratta di un vero e proprio snodo fondamentale per l’espansione del commercio agroalimentare siciliano”. All’inaugurazione anche una delegazione della regione rumena di Prahova, composta dai vertici della camera di commercio e del parco industriale, che ha avviato contatti per lo sviluppo di intese commerciali con il Maas.

Arianna Zito

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pasta con le sardeComplice la crisi,  si infittiscono le cene in casa, dove, per divertire gli amici, va di moda inventarsi un tema che orienti la gastronomia della serata. Di preferenza un tema cinematografico, da Oscar appunto.

Nelle serate a tema, si passa dal Boeuf Bourguignon di Julia&Julia alla Ratatouille del topino Remy, alle Quaglie en sarcophage del Pranzo di Babette, al sandwich di tonno di John Nash ( Nobel per la matematica 1994) in A beatiful mind.

La scena della tavolata di famiglia del film di Pietro Germi, Sedotta e abbandonata, dove il neofidanzato della figlia, nobile spiantato, sdentato, si abboffa di pasta con  le sarde ( la scena è grottesca ). Siamo in Sicilia, a Sciacca. Parliamo di Sicilia anche perché la Sicilia è di moda,  rilanciata in queste settimane dalla rinascita televisiva del Commissario Montalbano, anche lui grande estimatore della pasta con le sarde, icona della cucina isolana. In passato, i cuochi delle grandi famiglie aristocratiche siciliane provenivano dalla Francia, o erano comunque di scuola francese. Ragion per cui venivano chiamati Monsù. Non a caso l’altro film di cui si parlerà è Vatel ,  diretto nel  2000 da Roland Joffé, con Gérard Dépardieu. E’ la storia di una grande chef francese della corte del Re Sole ( fine del ‘600), François Vatel, maestro nell’arte di fare il pane e nell’arte del buffet, come tutti i Monsu del Settecento e dell’Ottocento siciliani.Organizziamoci abbiamo dei tesori in casa: uno schermo e la nostra e dico nostra perche ci appartiene PASTA CON SARDE.

RICETTA

Ingredienti.

Bucatini 500 gr.

Sarde sfilettate 500 gr.

Finocchio selvatico  q.b.

Pinoli 1 pugno

Uvetta 60 gr.

Aglio 1 spicchio

Zafferano 15 gr.

Pane grattugiato 50 gr.

Olio extravergine di oliva 2 cucchiai

Preparazione

Mettete a bollire la pentola in cui cuocerete la pasta con il finocchio selvatico. Lavate e asciugate i filetti di sarda, pelate e tritate l’aglio e mettete in ammollo le uvette. Con gli oli fate tostare i pinoli e rosolare lo spicchio di aglio. Unite le sarde, se volete tenetene da parte 1 a testa da servire fritta in accompagnamento al piatto. Mescolate sino a che le sarde si saranno disfatte completamente e i pinoli tostati; Unite lo zafferano, il colore migliora e anche il profumo…. Aggiungete le uvette strizzate e mescolate ancora. Estraete il finocchio selvatico, salate l’acqua e buttate la pasta. Tagliate a dadini i pomodori e aggiungeteli al sugo di sarde. Infarinate e friggete le sarde di contorno in un padellino piccolo fate rosolare il pane con due cucchiai di olio e un pizzico di sale: serve a far aderire meglio il sugo. Colate la pasta e unitela al sugo, assieme al pane tostato. Sistemate le sarde sopra la pasta e portate in tavola subito.

 

Peppe Giuffrè

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Quel posto  esiste perché Dio lo ha creato. Sta li, nel mezzo del nulla, tra vallate e clivi verdeggianti, quasi a contatto con il cielo. Li le nubi sottili danzano fin quasi sulla testa, e la dimensione umana è molto ridimensionata. Non scorgi una casa fino a che la vallata si perde a vista d’occhio. (A.Ve.)

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Scelte di Gusto 030Capita un viaggio di lavoro. Volo Milano Palermo e poi in auto sulle Madonie, passando per Cefalù, Castelbuono su fino a Geraci Siculo, che credo pochi ricorderebbero se non fosse per l’ottima acqua minerale a cui da il nome (An.Pi.)

Una buona mezz’ora di salite, curve e tornanti. Non siamo ancora in primavera e mi colpiscono i mandorli in fiore e  il verde intenso dell’erba erba e delle foglie. Maggio direi, se non fosse per l’aria gelida che entra dal finestrino. Poi ricordo d’improvviso che la Sagra del Mandorlo in fiore ad Agrigento si svolge di fatto in pieno inverno ed è anzi da poco trascorsa, e capisco perchè questa terra è “l’isola in un mare di luce”, l’isola dell’eterna primavera. Riunione lunga ma piacevole e proficua, per definire questo sito, che verso sera necessita di una pausa “dolcetto”. Su consiglio della gente del posto mi reco nel centro del paese.  Piazza Del Popolo è li, con la tabaccheria e il piccolo bar aperto con gli avventori intenti a intense partite di carte.  Le indicazioni erano : piazza, strada in discesa lastricata di vecchie pietre, poi la seconda a sinistra. “Li troverai il panificio, semmai chiedi di Mauro u’ fornaru” – mi era stato detto. Non c’è bisogno di chiedere, all’angolo scorgo il cartello del panificio con su scritto,  in lettere rosse,  “Mauro u’ furnaru”. Facile!

Scelte di Gusto 032Parlato troppo presto. Strada deserta, l’insegna in alto è sopra una porta a vetri illuminata che mi da l’idea dell’ingresso di una casa privata. ” ‘U furnaru” sarà dietro l’angolo della via. Una piccola vetrina su un locale deserto con scaffali pieni di grandi contenitori di plastica. Pochi metri dopo un piccolo negozio di alimentari con le cassette della verdura fuori dalla porta. L’unica è provare alla prima porta. Fornaio, il laboratorio. Ad una ragazza cortese chiedo di poter comprare dei dolci e dei biscotti di loroproduzione. “Non qui”, mi dice, “questo è il forno, mi segua”. Attraversiamo la strada,  entriamo nella piccola vetrina e scopro che i grandi contenitori sono pieni  di biscotti e dolcetti, uno diverso dall’altro, più di una decina: uno più invitante dell’altro. “Che cosa le do?”. Bella domanda! Quale dolcetto tradire ? Nel dubbio scelta drastica : vassoio grande, una fila per tipo.Però per incartare il tutto si deve andare al negozio di alimentari.E si va, vassoio alla mano, a farsi incartare il pacchetto.Rientrato alla riunione si passa all’assaggio. Un vero piacere. Sono colpito dalla varietà, dalla semplicità e dal gusto intenso. Assaggio una Sicilia che non è fatta solo di cannoli e di cassate e di dolci assai elaborati e sostanzialmente molto ricchi, ma anche  di deliziosi dolci secchi.Ma la sorpresa più grande è stata la strana organizzazione di questa bottega, ferma nel tempo di decine di anni, con i suoi forni alimentati a legna e dove non si vendono  solo pani, dolci, verdure e formaggi, ma anche – e soprattutto – il sapore di cose antiche, di cose ben fatte. La mia preferenza ? Le nocciole e le mandorle ricoperte di cioccolato.

Scelte di Gusto 038Se vi trovate da quelle parti,  ” ‘u furnaru” merita sicuramente una fermata. E quando passate davanti al macellaio, sulla via che vi riporta alla piazzetta,  fate come me :  lasciatevi tentare. Oltre a della buona salsiccia fresca e stagionata, trovate delle ottime provole delle Madonie. Quando sarete a casa tagliatene una fetta spessa un dito, cucinatela sulla piastra e cospargetela di olio di oliva e origano.

Mauro lo trovate in Largo Ospedale 3, a Geraci Siculo, ed il suo telefono è : 333.5017638

Andrea Piovesan

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Metafore come luna di miele,pelle di pesca ci riportano al cibo e contemporaneamente al piacere. Ma esistono alimenti afrodisiaci? Nostra intervista alla sessuologa e psicoterapeuta Melita Ricciardi, vice presidente dell’Ordine degli Psicologi di Sicilia  (A.Zi.)

“Stimolando il benessere interiore si è più attratti nella relazione. La cioccolata, ad esempio, fa provare più piacere perché sviluppa serotonina, ma non si può dire che la cioccolata stimoli ad aumentare la ricerca di un partner o di un piacere sessuale”.

Dunque?

“Non esistono dei cibi che possono indurre, in modo chimico, l’aumento del desiderio. Possono stimolare la fantasia grazie ad un’attrazione già esistente e alle affinità empatiche ed elettive che emergono nella relazione tra due persone”.

Prendiamo, ad esempio, la frase “ti mangerei di baci”.

“Il bisogno orale va ad appagare il bisogno psicologico. L’appagamento orale è correlato al cibo. Il “ti mangerei di baci” è correlato al bisogno orale di “sentire” l’altra persona, al nostro desiderio -proprio fisico- di introiettare parti dell’altro che corrispondono ad una simbiosi. Il mio corpo e l’altro corpo in simbiosi. Quindi, se io dico la frase “ti mangerei tutto” oppure “ti mangerei di baci” non è altro che cercare di uniformare la mia persona a quella persona.

Il cibo è anche odore.

“Certo ci sono i feromoni. Noi siamo attratti dall’altro in funzione di quello che è il piacere assoluto che l’altro ci può dare. C’è tutta una base chimica nell’attrazione fisica. Quindi il contatto, l’odore, l’abbraccio  si basano su delle sostanze chimiche che vengono emanate dalla persona e che vanno ad adattarsi alle nostre sostanze chimiche. Per come questo avviene  tra un corpo e  l’altro corpo  e, dunque, anche a livello psicologico, avviene anche nel rapporto col cibo. Poi si entra anche nell’ambito del rapporto patologico col cibo:anoressia e bulimia”.

Ma quella è un’altra storia.

Arianna Zito

 

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ceramicaDa tempo immemore ceramiche di ogni sorta vengono impiegate in cucina per cuocere gli alimenti, conservarli o servirli in tavola ( G.Am.)

La ceramica è uno splendido materiale, esteticamente rassicurante, facile da pulire e può essere impiegato per una infinità di scopi, dalla realizzazione di stoviglie alla produzione di pentole, teglie e casseruole. Dopo decenni di dominio dell’acciaio trattato con sostanze antiaderenti la ceramica da cucina sta riscoprendo una nuova giovinezza; questo materiale antichissimo sta rapidamente recuperando il suo spazio, trovando il favore di grandi chef e casalinghe. Qualcuno ha però sempre creduto nel valore e nella qualità della ceramica tra i fornelli e da oltre 150 anni produce e commercializza in tutto il mondo pregiate terraglie. Stiamo parlando di Emile Henry, un’azienda francese che dal 1850 produce in Borgogna ceramiche d’eccellenza dallo stile intramontabile e dalle caratteristiche sbalorditive. Una peculiarità delle ceramiche Emile Henry è infatti quella di essere estremamente performanti; esse consentono infatti di utilizzarle con estrema disinvoltura, passando dal congelatore alla fiamma, mostrandosi resistenti a graffi e urti. Merito di queste incredibili caratteristiche è la messa a punto del Ceradon, un processo di fabbricazione brevettato da Emile Henry che rende davvero uniche queste ceramiche di Borgogna.La ceramica realizzata con il Ceradon ottiene la protezione di uno smalto estremamente duro, praticamente insensibile alle screpolature del tempo o a quelle causate da lame e utensili appuntiti. Rispetto alle ceramiche tradizionali le produzioni della maison francese sono quindi molto più resistenti, tanto da convincere l’azienda a fornire sui propri prodotti garanzie da due a dieci anni sulle rotture. Nel ricco catalogo delle ceramiche Emile Henry trovano un posto di particolare evidenza le collezioni Flame, una linea di ceramiche speciali, le prime che possono essere poste direttamente sulla fiamma viva di un fornello a gas. Le cocotte Emile Henry possono essere adoperate per la cottura a microonde e in forno tradizionale; utilizzando uno speciale adattatore possono essere impiegate anche sui fornelli a induzione. Cucinare con la ceramica non è assolutamente un vezzo, cambia infatti il modo di concepire la cottura. Sia i prodotti delle linee Flame che Forno e Tavola consentono di cuocere in maniera più delicata, con fiamme moderate. Questo permetterà una cottura omogenea grazie alla completa distribuzione e diffusione del calore; in termini pratici questa caratteristica si traduce in arrosti morbidi e succosi. A caratteristiche così particolari si unisce la praticità di potere utilizzare la lavastoviglie per pulire questi piatti, ciotole, tegami e cocotte di Borgogna. Lo smalto, duro e perfettamente liscio, si lascia pulire facilmente senza trattenere tracce di cibo o batteri, garantendo igiene assoluta. Altre note distintive delle produzioni della celebre azienda francese sono lo stile e l’eleganza che contraddistinguono tutte le collezioni; le linee di ceramiche Emile Henry sono infatti riconoscibili per le forme classiche, semplici e lineari, e per una tavolozza di colori delicati e naturali, nuances sobrie che possono essere inserite in qualsiasi contesto o tipologia d’arredamento.

Gabriele Amodeo

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Da sempre, storicamente, la sessualità è legata a doppio filo all’alimentazione: due piaceri primordiali irrinunciabili per la maggior parte degli individui (A.Ve.)

Laddove l’interesse per uno dei due venga a mancare, ovvero sia esagerato ed esasperato, ecco che ci si ritrova di fronte a vere e proprie patologie. La perdita del desiderio sessuale, così come la compulsione sessuale, affligge e preoccupa l’umanità quasi quanto i disturbi da disordini alimentari in cui si finisce col mangiare troppo oppure niente. Due condizioni – opposte ed estreme – che richiedono l’intervento dello specialista. Ma sul legame tra il sesso e la tavola si discute da sempre ed è sicuramente uno degli argomenti che più infiamma i dibattiti del sabato sera che coinvolgono sia uomini che donne in quasi salomonica parità. Sull’efficacia dei cosiddetti cibi afrodisiaci però le scuole di pensiero sono agli antipodi: si va da chi spende un’intera serata preparando manicaretti da cui si aspetta miracoli nel dopo cena a chi bolla tutta la querelle come “leggenda metropolitana”: ma probabilmente, come in tutte le cose, la verità sta nel mezzo. Ed infatti esistono dei cibi in grado di stimolare la sessualità, sia quella maschile che femminile. Alcuni aumenterebbero il desiderio sessuale, altri il piacere intrinseco, ed altri ancora darebbero un “aiutino” alla potenza maschile, in virtù di proprietà vasodilatatorie che agiscono sui corpi cavernosi del pene. Due alimenti essenziali quindi a migliorare l’intesa sessuale risultano essere miele e cioccolato.

Entrambi i dolcissimi elementi sarebbero infatti in grado di stimolare il piacere sessuale per l’azione specifica sui neuro mediatori cerebrali quali serotonina e dopamina. Il compito assai più delicato e di maggiore responsabilità però spetta al peperoncino,che favorirebbe la vasodilatazione lombosacrale e dei corpi cavernosi del pene tramite il rilascio di un ormone detto VIP, regalando agli uomini erezioni importanti.

La presenza nel peperoncino di notevoli quantità di vitamina E inoltre potenzierebbe anche la motilità degli spermatozoi. Seguono in questa scala di aiuti naturali alla sessualità il tartufo bianco, ricco di un ormone sessuale maschile chiamato androstenediolo, ed il formaggio che stimola il cervello per mezzo della feniletilamina in esso contenuto. Drizzino le orecchie anche i consumatori abituali di risotto alla milanese: lo zafferano fa miracoli, provocando una potente vasodilatazione delle zone erogene, sia maschili che femminili. Va da sé che nell’eterno gioco della seduzione e della sessualità un ruolo fondamentale è giocato dalla suggestione. Del resto se consumare dei cibi fosse sufficiente a risolvere i problemi tra le lenzuola nessuno farebbe ricorso a preparati chimici. I cibi cosiddetti “stimolanti” possono aggiungere quel quid in più ad una situazione di felice sessualità preesistente, ma di certo non possono fare miracoli né tantomeno restituire la potenza virile persa a causa di condizioni patologiche specifiche o di forti stress emotivi. Allentare i freni inibitori ed abbattere almeno qualche tabù si, è possibile assumendo dei cibi piuttosto che altri: il basilico rilassa e distende,così come un buon calice di vino, la mandorla stuzzica la donna, lo zafferano eccita, così come il caffè e la cioccolata. Ed allora in Sicilia e nel meridione d’Italia- in cui questi prodotti sono largamente consumati – è forse per questo che gli uomini vengono considerati “focosi” e le donne passionali ? Vediamo: a colazione un buon caffè ed una pastina alle mandorle, magari con qualche goccia di cioccolato sparso sopra. Un buon piatto di risotto allo zafferano a pranzo e poi a cena, insieme ad un secondo magari a base di crostacei, qualche crostino al pesto fresco innaffiato da un buon calice di bianco freddo.

E poi? La parola ed il verdetto passano al dopocena. Le lenzuola non mentono mai, neppure in presenza di assunzioni chimiche. Tutto fa brodo, tutto aiuta ma – a letto e nella vita – alla fine vince il desiderio. L’amore, invece, unisce ed amalgama bene il tutto

Alessandra Verzera

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Il Sushi per tutti i gusti? E’ quello di Paola Azzolina. Ma non solo: nella sua vetrina tutte le griffes per tutte le “fashion victims” (A.Ve.)

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Sono tornata a cena all’ ‘A Cuccagna dopo circa vent’anni dalla mia ultima visita. Dire che tutto è rimasto come allora potrebbe sembrare altamente elogiativo dato che l’allora giovanissimo Carmelo Sammarco faceva furore partecipando anche a trasmissioni televisive dedicate  piazzandosi benone e conseguendo riconoscimenti e premi, e che il locale era un “trend” a Palermo. 

La “scuola” era allora quella di papà Francesco Paolo, fondatore della trattoria e mentore del figlio.Purtroppo però, nel corso degli anni, sono successe varie cose: Francesco Paolo Sammarco non c’è più, e questa è la prima triste nota al di la di ogni valutazione gastronomica. E’ successo anche che i gusti e le tendenze siano cambiati e che la gente, come spesso accade, abbia un po’ “tradito” quel carattere di assiduità con il quale vent’anni fa si ritrovava intorno ad un tavolo a gustare le preparazioni alla fiamma del giovane Carmelo. Ricordo in modo indelebile, tra tutti i piatti che allora consumavo con grande soddisfazione, un filetto al gorgonzola alla fiamma che era una squisitezza.

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Lo ordinavo regolarmente, staccandomi da quello che allora era il filetto per antonomasia: e cioè quello al pepe verde. ‘A Cuccagna oggi purtroppo è un locale decaduto,alla ricerca di nuova clientela e di nuovi spazi. Ma la prima cosa che dovrebbe ricercare, a mio modesto avviso, è nuova freschezza. Il locale ha bisogno di un lifting severo e drastico. Gli arredi e i decori sanno di stantìo, di demodè: ed in effetti sono decisamente fuori moda, un po’ trascurati, eccessivamente “vissuti”. Anche lo sfondo musicale, a meno che non sia di un certo livello ed inserito in una certa cornice, non va più: mi stanno bene Mozart e Chopin, se sto però cenando nel salone adibito a ristorante di lusso di un castello. La musica di xilofono e flauto però non mi sta bene mai: anzi, mi rovina l’appetito. Poi credo che occorrerebbe fare una scelta di gusto, se non di stile: trattoria o ristorante? Va benissimo rimanere legati all’idea della trattoria ma, in questo caso, niente uniforme e livrea per il personale. E’ un pugno in un occhio, è un falso. Saprei bene cosa fare di quel locale. La parola d’ordine sarebbe “rinnovare, rinnovare, rinnovare”. Con una posizione decisamente strategica, con dimensioni e capacità ricettive notevoli, con una tradizione gloriosa alle spalle, questo locale meriterebbe tinte chiare, ariose, nuove tende e nuovi “arrangements” di luci e colori. Più che di un nuovo Chef avrebbe bisogno di un energico Interior Designer. Questo se vogliamo guardare all’aspetto estetico della questione. Ma sediamoci a tavola e speriamo che anche la cucina sia rimasta quella di vent’anni fa. Eravamo in due, io e il mio ospite. Ed eravamo anche gli unici avventori del locale: il che di per sé normalmente scoraggia un po’. Ma era un giorno feriale a ridosso delle grandi abbuffate natalizie e la serata era fredda e umida. Ci può stare che la gente consumasse avanzi  e panettoni in casa propria. Poco dopo però arriva una coppia matura.

Dopo ancora due signore, mature. E quindi capisco che l’avventore tipo di quel locale è un “aficionado” che magari torna da decenni. Via la coppia matura, arriva un terzetto. Si sta apprestando a cenare poco distante da noi anche  il giornalista e regista Ugo Gregoretti, personaggio di primo piano nel panorama culturale italiano,  in compagnia di una giovane coppia e sembra soddisfatto. Un punto a favore di questo storico locale. Un punto che ne vale almeno cinque. Gli antipasti del buffet però smorzano sul nascere la mia speranza di ritrovare invariata anche la cucina. I fritti sono gelidi, ovviamente, e scaldarli è un’operazione ardita se la frittura in origine non era perfetta. Supplì, crocchette e piccoli arancini risultano pressochè immangiabili dopo essere stati scaldati: il rilascio di olio che inonda il piatto è disgustoso, così come l’effluvio untuoso che si sprigiona. Peccato. I cubotti di frittata con le verdure reggono invece molto meglio e sono molto gustosi. La caponata risarcisce ancora un po’ le papille: peccato che le melanzane siano leggermente amarostiche. Il che non è colpa di nessuno. Ma conservo ancora una speranza che renda la mia serata meritevole di qualcosa da ricordare: quel filetto al gorgonzola di tanti anni e tante cene fa, chissà… Lo chiedo: lo fanno. Lo ordino. Arriva: lo mangio. Ebbene, anche se la fiamma è solo un ricordo ed anche se molta di quell’atmosfera si è persa, quel filetto al gorgonzola – a mio parere – rimane il migliore di Palermo. La carne era di una tenerezza assoluta – e non è mai scontato neanche trattandosi del taglio più tenero per antonomasia. La salsa al gorgonzola era delicatissima, vellutata ed adeguatamente avvolgente. Non scivolava sulla carne né la impastoiava: la vestiva delicatamente con una consistenza indovinatissima. Ottimo ed abbondante piatto di ottima carne. Direi che, forse per via di un salto indietro nel tempo ai giorni della beata gioventù, forse perché le papille – così come i timpani e le pituitarie– spesso ci restituiscono sensazioni antiche e meravigliose con dei flashback impagabili, all’ A Cuccagna tornerò ancora: e ci tornerò sempre e solo per quel filetto. Non mi occorre sperimentare altro, poiché uno dei miei piatti preferiti in assoluto trova nella cucina di Sammarco – a mio avviso –  la sua massima espressione.

Alessandra Verzera

 

“A’ Cuccagna” si trova in  Via Principe di Granatelli, 21a, 90139 a  Palermo 091 587267 ‎

Una scelta di gusto è : una visita, in orari di negozio, ai Peccatucci di Mamma Andrea, giusto dall’altra parte della piazza.