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Movimento Turismo del Vino: da domenica arriva “Cantine aperte in vendemmia”

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vendemmiaProfumo di uve e mosto nelle cantine del Movimento Turismo del Vino che da domenica 7 settembre si preparano ad accogliere gli enoappassionati in azienda per Cantine Aperte in Vendemmia. Un’occasione per vivere l’atmosfera della tradizionale raccolta dei grappoli e scoprire insieme ai produttori tutte le fasi di lavorazione, tra un bicchiere da degustare e una passeggiata tra i filari. In Lombardia Cantine Aperte in Vendemmia si fa in quattro: domenica 7, 14, 21 e 28 settembre famiglie e bambini potranno trascorrere momenti di convivialità all’insegna del vino, tra degustazioni, assaggi di prodotti tipici, pranzi con il vignaiolo, brunch e picnic in vigna. Senza dimenticare l’appuntamento con ‘Cantine Aperte Junior’: attività e animazioni riservate ai più piccoli come la pigiatura con i piedi. vendemmia-2Giornate per grandi e piccini saranno anche quelle in programma nelle cantine di MTV Toscana che per tutto il mese di settembre proporranno iniziative ad hoc e esperienze formative per bambini, abbinate a visite in azienda, degustazioni itineranti e picnic al Castello di Gabbiano. Pure in Veneto, tra danze popolari e musica dal vivo (Giovanni Ederle – viticoltore in San Mattia, 14 settembre) e momenti folkloristici (Fioravanti Onesti, 20 settembre), c’è spazio per la pigiatura manuale e le attività riservate ai bambini (Salvan Vigne Del Pigozzo, 7 settembre; Cantine Paladin – Bosco del Merlo, 14 settembre). Tra le colline del Monferrato in Piemonte invece il 7 settembre si va per vigneti e borghi, fino alle antiche grotte scavate nella roccia (Pierino Vellano) oppure alla scoperta di bottiglie risalenti al 1800 (Cattaneo Adorno Giustiniani).calici2 In Umbria saranno due gli appuntamenti con Cantine Aperte in Vendemmia: il 14 e il 28 settembre i visitatori potranno partecipare alla raccolta delle uve abbinata a degustazioni, percorsi in vigna e assaggi di prodotti tipici. Guidati tra botti e vigneti, gli enoappassionati nel Lazio si danno appuntamento il 21 settembre per assaggiare i vini del territorio, accompagnati da momenti culturali e di folklore, e per visitare le più belle cantine della regione, da quella costruita in una cisterna romana a quelle vicino a insediamenti archeologici, fino alle cantine situate in casali del Seicento. Tra mostre d’arte, spettacoli di musica e danza popolare e degustazioni di prodotti tipici, in Puglia Cantine Aperte in Vendemmia va in scena domenica 14 settembre dalla Daunia al Salento. movimento-turismo-del-vinoAl Castello angioino di Copertino, inoltre, sarà presentato in anteprima il progetto “La Vigna nel Castello” della cantina Cupertinum, che ha realizzato l’impianto di una vigna ad alberello di varietà Negroamaro Cannellino precoce sui bastioni del castello, l’unico esempio in Italia di vigneto impiantato all’interno di un maniero storico. Appuntamento domenica 14 settembre anche nelle cantine di MTV Molise, tra pranzi con il vignaiolo (Angelo D’uva Vignaiuolo In Larino) e visite nei vigneti in bicicletta, e di MTV Campania dove sarà possibile scoprire i prodotti autoctoni in compagnia dei produttori. Tra escursioni in vigna al tramonto e pigiatura delle uve, c’è spazio anche per visite al sito storico di Mirabella Eclano (Tenuta Cavalier Pepe) e per una speciale degustazione di grandi bianchi dell’Irpinia (Terredora Di Paolo).

In Costa Smeralda gran finale d’estate con il Porto Cervo Food Festival

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Porto Cervo Food FestivalTorna il weekend dedicato alle eccellenze agroalimentari con degustazioni, show cooking, lezioni di cucina e cene gourmet, per godersi un ultimo soggiorno di mare nell’angolo più esclusivo di Sardegna

Sabato 20 e domenica 21 settembre la Costa Smeralda ospita la 6a edizione del Porto Cervo Food Festival, l’evento dedicato a tutti i gourmet che desiderano concedersi un ultimo weekend di sole alla scoperta degli artigiani del gusto.
Prodotti in degustazionePer tutto il fine settimana Porto Cervo ospita produzioni di nicchia ed eccellenze gastronomiche sarde e nazionali. Al Cervo Conference Center, nel cuore del villaggio, sarà possibile degustare salumi, formaggi, dolci, confetture, bottarga, caviale e sott’oli, protagonisti di questa edizione: dagli ortaggi al pescato, le delizie preparate con questo tradizionale metodo di conservazione e il loro uso in cucina, saranno il filo conduttore dei tanti appuntamenti in programma.
Costa Smeralda ChefL’Hotel Pitrizza,  Luxury Collection Hotel, ospita la cena gourmet firmata da 2 talentuosi chef: il resident Maurizio Locatelli e Luigi Pomata, patron dell’omonimo ristorante a Cagliari, propongono un inedito menu a 4 mani da gustare a bordo della spettacolare piscina.
Ai foodies aspiranti cuochi sono dedicati i corsi organizzati dalla Scuola de La Cucina Italiana. Gli chef della prestigiosa rivista gastronomica terranno un mini ciclo di lezioni, due ogni mattina, per insegnare trucchi e curiosità su come trasformare le specialità in degustazione in piatti da gourmet.
Tornano anche i seguitissimi show cooking organizzati in collaborazione con Electrolux: Giovanni Raccagni (Hotel Romazzino), Franco Guardone (Hotel Cala di Volpe), Giovanni Oggiana (Hotel Cervo) e Manuel Arcadu (Pastry Chef Hotel Pitrizza) trasferiscono le loro cucine a 5 stelle nel giardino del Cervo Conference Center per presentare dal vivo tecniche e segreti dei loro piatti più celebri.

Con “Acetaie aperte” alla scoperta di Modena, tra acetaie e motori

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acetaia3Balsamico e motori, due eccellenze di Modena che arrivano dritte al cuore di chi le sa apprezzare. Ecco allora che in occasione dell’evento Acetaie Aperte, organizzato dal Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP e il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, con il Patrocinio del Comune di Modena, domenica 28 settembre le porte di oltre 30 acetaie di Modena e provincia, si apriranno al pubblico per visite e degustazioni. E per chi non vuole viaggiare “fai da te”, il tour operator Modenatur ha messo a punto un “pacchetto” di emozioni all inclusive per il fine settimana dedicato all’oro nero. acetaieIl week end di Acetaie Aperte inizia in realtà già sabato 27 settembre, con una imperdibile preview in centro caratterizzata da una merenda con prodotti tipici modenesi DOP e IGP e – a partire dalle 18 – un happy hour che farà da cornice a un talk show sull’arte del saper gustare in modo completo e globale la vita e le sue diverse realtà – in compagnia di personaggi di spicco del mondo della filosofia, della regia e uno chef – a cui farà seguito un suggestivo laboratorio di degustazione sensoriale.

acetoIl pacchetto predisposto da Modenatur in occasione di Acetaie Aperte, prevede due giorni e una notte con pernottamento in hotel, una cena al Balsamico in un ristorante del centro storico e due visite guidate, una al sito Unesco di Modena – con il Duomo, la Torre Civica e Piazza Grande – e l’altra al Museo Enzo Ferrari al costo di 99€ a persona in camera doppia con prima colazione.

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Ma per chi non riuscirà a raggiungere Modena per il week end di Acetaie Aperte, Modenatur ha preparato un altro interessante “pacchetto” da sfruttare tutto l’anno: al costo di 75€ a persona in camera doppia offre un pernottamento con colazione in hotel*** a Modena, biglietto di ingresso al Museo Enzo Ferrari, visita ad una acetaia del territorio e audio guida per effettuare un suggestivo tour nel centro di Modena alla scoperta dei luoghi patrimonio Unesco: la Cattedrale che dal XII secolo con il suo apparato scultoreo rappresenta un osservatorio privilegiato per capire il contesto culturale che accompagnò la rinascita della scultura monumentale in ambito europeo, la Torre Civica – detta “della Ghirlandina” per le decorazioni “leggiadre come ghirlande” alla sua sommità – eretta inizialmente come torre campanaria del Duomo ma con una importante funzione civica in quanto scandiva con i rintocchi delle sue campane i tempi di vita della città, e Piazza Grande, nata nel XII secolo circondata dalle altre maestose strutture che compongono il sito Unesco e dal Palazzo Comunale con la Torre dell’Orologio.

La Nivarata porta un assaggio di Sicilia a Brighton

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Sunday 8th September 2013 Big Sussex Market on New Road, Brighton - part of the Brighton & Hove Food and Drink Festival, East Sussex, UKMancano pochi giorni alla realizzazione della seconda parte della partnership con il Brighton & Hove Food & Drink Festival, iniziata lo scorso giugno con la presenza di una rappresentanza del festival britannico ad Acireale per partecipare alla terza edizione del festival siciliano la Nivarata e filmare la prima parte della puntata del programma televisivo “International Chef Exchange”, incentrata sullo scambio di eccellenze enogastronomiche tra Acireale e Brighton.
Nel weekend dal 5 al 7 settembre, la presenza della Nivarata al Sussex & The World Market (all’interno di un’area dedicata alla Sicilia) sarà un’importante vetrina per promuovere le eccellenze del territorio siciliano.

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Per le aziende siciliane che hanno aderito al progetto questa è una grande occasione per stabilire contatti ed avviare o incrementare l’esportazione sul mercato inglese, costituendo un ambiente ideale dove promuoversi ed approfittare dell’opportunità di costruire relazioni di tipo commerciale.

Brighton & Hove Food and Drink Festival – photo ©Julia Claxton

Nel cuore di Catania le eccellenze dell’agroalimentare mediterraneo.

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logo-dataUn prestigioso appuntamento, nel contesto euro-mediterraneo, con tutto il comparto dell’agroalimentare, a cominciare dal cibo e dal vino e per proseguire con la birra, i distillati, l’olio, il biologico. Un’occasione imperdibile per il rilancio economico e commerciale delle eccellenze del paniere italiano, e siciliano in particolare, che devono tornare a sostenere la sfida dei produttori nei mercati nazionale e internazionale. E ancora, una “tre giorni” con un calendario ricchissimo di eventi, appuntamenti, convegni, seminari, degustazioni, assaggi, approfondimenti, con il sostegno e la partecipazione di prestigiosi Enti, storiche Istituzioni e tecnici di altissimo livello professionale, che sapranno guidare pubblico e operatori del settore nel variegato mondo dell’agroalimentare. Con un valore aggiunto: una fitta agenda di incontri B2B nell’evento stesso tra aziende e operatori italiani e stranieri, per creare contatti diretti utilissimi sul fronte del commercio e dei rapporti professionali.
etnaÈ tutto questo, e molto altro ancora, “Expo Food and Wine”, il Salone Euromediterraneo del buon cibo e del buon vino che si terrà dal 29 novembre al 1° dicembre 2014 nel complesso fieristico Le Ciminiere di Catania.

Tutte e tre le giornate, inoltre, saranno occasione di approfondimento per temi quanto mai attuali e delicati per il comparto agroalimentare ed economico. Il programma completo è disponibile su www.expofoodandwine.com .
Appuntamento, dunque, a sabato 29 novembre 2014, con l’inaugurazione e l’inizio di “Expo Food and Wine”, il Salone del buon cibo e del buon vino.

Al Cozzaro ( Sciacca – Ag) : buone intenzioni ma promesse non mantenute

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cozzaroIl Lido Foggia da diverso tempo versa in condizioni di semi abbandono laddove la spiaggia di San Marco, meta vip dei saccensi, è oggetto costante di migliorie anche con il sorgere di localini che convogliano sulla spiaggia centinaia di giovani fino a notte alta. Uno degli spettacoli più desolanti a cui si assiste girovagando per la Foggia è una serie di capannoni in legno, abbandonati da anni all’erosione della salsedine. Ovunque, sparsi qui e li, cani randagi: purtroppo denominatore comune di molte località turistiche non soltanto dell’agrigentino. Difficoltà di viabilità – un cul de sac avvilente che costringe a manovre certosine per invertire il senso di marcia e tornare a casa – e mancanza di punti di associazione e di svago – un solo bar tabacchi in stile periferia urbana degradata – non hanno mai invogliato più di tanto a visitare la Foggia. foggia Eppure a tre metri dal mare – un mero attraversamento di una stretta sede stradale – esiste una fila di casette di pescatori ora date in uso ai turisti a prezzi spesso fuori da ogni logica di mercato, che malgrado il rapporto qualità prezzo sia inesistente, trovano spesso affittuari felici: quantomeno all’arrivo. cozzaro3Una manciata di giorni fa, nel corso di una passeggiata, mi accorgo che finalmente anche alla Foggia qualcosa si muove: un baretto sulla spiaggia ma, ancora più sorprendente, uno dei capannoni in disarmo è diventato un delizioso localino a pochi passi dal mare. Una bella pedana in legno ospita i tavoli e sedie in color verde siciliano. La copertura è garantita da diversi gazebi di colore verde, integrati ai colori predominanti. Piante sistemate in modo armonico, adornate da ciottoli bianchi e bella illuminazione. Il locale, nuovissimo, si chiama Al Cozzaro, e promette ottima cucina di pesce fresco. Rilevo bicchieri pulitissimi, e questo mi predispone al meglio. Decido di provare e penso che per la Foggia quel locale potrebbe essere il giro di boa. Non ci ho messo molto a cambiare idea, purtroppo. Un locale senza un buon servizio non può ambire al successo, e questo lo metto in premessa. Siamo in cinque, ed ordiniamo in ordine sparso. Tra le bevande, dell’acqua e della birra. Al tavolo un solo bicchiere a testa. Chiediamo il bicchiere per la birra e ci viene chiesto quanti ne volessimo: domanda imperdonabile dato che i bicchieri vanno forniti in quantità bastevole per tutti i commensali. Starà poi agli stessi commensali decidere se bere o meno la birra, o il vino, o la Coca Cola. Il bicchiere al tavolo deve esserci, senza deroghe. Si sorvola e ci si mette in attesa: in quel momento il locale è praticamente vuoto con una decina di clienti a fronte dei cento posti disponibili. L’ordine è semplice ed include un vassoio di patatine fritte da  ” pizzicare ” nell’attesa delle portate vere e proprie. Poi una fetta di spada alla griglia, una grigliata di carne e due porzioni di pesce spatola all’agrodolce, oltre ad un primo piatto a base di gamberi e pistacchi, ma i pistacchi non ci sono e la pasta diventa gamberi e vongole. Dopo una cinquantina di minuti di attesa e a bottiglie ormai vuote,  mi informo sulla sorte delle patatine e mi viene candidamente risposto che avevano deciso di farle uscire insieme agli altri piatti, così che potessero servire da contorno ai due secondi ordinati. Mi altero: non mi piacciono le “iniziative” neppure comunicate quando si tratta della mia cena. Non cambia nulla neanche a seguito della protesta: allo scadere dell’ora di attesa arriva il tutto. E comincia il calvario del pesce spada: mi arriva al tavolo crudo. Il coltello non riusciva a tagliarlo.cozzaro4 Lo rimando indietro. Me lo riportano dopo altri venti minuti: bruciato. Morale: ho dovuto “decorticarlo” della panatura carbonizzata per poterne mangiare almeno un po’, ed almeno quello che non aveva preso il sapore del fumo.Costo? Dodici euro. La grigliata di carne sembra francamente rimasugli: un pezzetto di petto di pollo, mezza salsiccia e una quarantina di grammi di carne di maiale. Senza infamia nè lode.cozzaro5 Il primo piatto è l’apoteosi del nulla: linguine con gamberi e vongole annegate in un brodetto che sembrava del pesto abbondantemente allungato con l’acqua di cottura. L’unico sapore apprezzabile era, appunto, quello del basilico adoperato in grande quantità laddove il pesce predilige, per delicatezza, il prezzemolo. Costo? Anche questa volta, dodici euro. A parte il fatto che non amo trovare coprimacchia di carta lucida quando un primo piatto in menù costa dodici euro, il servizio di questo locale è dozzinale e la qualità del cibo servito non compensa nè questa carenza nè gli estenuanti tempi di attesa. cozzaro2Purtroppo non posso dire nulla di positivo rispetto a questo locale, se non che gode di una bella posizione e che, a parte i coprimacchia, l’allestimento da ristorantino di mare è assai gradevole. Gli interni invece sono banali, demodè. Anche al momento di pagare il conto, sebbene sia andata direttamente alla cassa, l’attesa non è stata inferiore ai dieci minuti: erano tutti impegnati in cucina ed a servire altri clienti nel frattempo arrivati. Naturalmente dalla cucina alla cassa il passo è stato breve. Locale che potrà migliorare se il gestore, forte di un’esperienza quarantennale pregressa, deciderà di investire anche nel personale e nella materia prima. Al momento il posto risulta complessivamente meno che mediocre. Non raccomandato.    SdG

Scheda :

Tipologia: trattoria di mare

Coperti :  > 150 complessivi

Range :  medio basso

Ranking (*) :

Location : 3

Cibo : 1

Carta Vini :  NC

Presentazione : 1

Servizio : 2

Mise en place : 2

Atmosfera : 3

Allestimenti : 3

(*) Legenda. Ranking : 1 = pessimo 2 = scadente 3 = sufficiente 4 = ottimo 5 = eccellente.

NB: Al mese di giugno dell’anno 2016 il  locale risulta aver  cessato la propria attività.

 

Mandrarossa Vineyard Tour 2014: il grande appuntamento di Menfi

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Mandrarossa 365A Menfi un grande appuntamento: quello con il Mandrarossa Vineyard Tour 2014. Tre giorni a contatto con la natura, i vigneti, il “campo”, i lavoratori della vigna nei giorni fecondi della vendemmia: il tutto condito dalle ottime preparazioni delle “Signore Mandrarossa”, donne menfitane che, sotto l’occhio e la guida della chef palermitana Bonetta Dell’Oglio compongono la brigata di cucina di Casa Mandrarossa e che hanno rifocillato i visitatori con preparazioni tipiche del comprensorio‌.Ad accogliere i visitatori l’odore della griglia, per un’ouverture a base di sarde arrostite.  Mandrarossa 4bInstancabili dietro ai loro rispettivi banchi, le signore hanno servito svariate degustazioni, illustrando via via la storia e la tradizione legate ad ogni singolo piatto: la ” sciavata”, una sorta di focaccia preparata con farina di grano di Tumminia e dalla complessa procedura di lievitazione, è ricca di gusto e di sapori forti: una sorta di cibo da strada menfitano totalmente sconosciuto al resto dell’isola. Mandrarossa 7bDi cosa si tratta? Appunto di una sorta di schiacciata, o la si potrebbe definire anche una torta salata, composta di una base ed un ripieno a base di salsiccia, pomodoro, cipolle e vastedda del belice. Il tutto ricoperto da un altro strato di pasta: squisita e stuzzicante, giusto preambolo ad un calice fresco di bianco delle cantine Mandrarossa. Tanti i banchi di degustazione gastronomica: dal banco dei formaggi, serviti con confettura e miele, per poi passare appunto alla “sciavata” ed alle verdure grigliate in accompagnamento, da consumare accompagnandole con degli ottimi grissini, anch’essi realizzati con farina di grano di Tumminia. Mandrarossa 11bIrresistibile il banco dei dolci , ma non mancavano di certo i primi nè la frutta, ed in particolare  un’altra delizia menfitana sconosciuta ai più : la “rota”, una cialda friabilissima a base di farine di Russello preparata mediante l’uso di stampini appositi e poi fritta. La cialda, che deriva il proprio nome proprio dal fatto di assomigliare ad una ruota con tutti i suoi raggi, viene poi farcita con crema di ricotta dolce: strepitosa. Io ho voluto fare un esperimento ed ho deciso di assaggiarla “nuda”, accompagnandola a dell’ottima e rinfrescante granita di limone. Una grande trovata. Mandrarossa 3bIl calendario di appuntamenti e di impegni al Mandrarossa Vineyard Tour è stato denso ed assai fitto: degustazioni guidate,laboratori di cucina,  passeggiate tra i vigneti ma, soprattutto, dolce relax sotto gli ombrelloni per questo gigantesco pick nick: una macchina organizzativa incredibile che ha visto l’affluenza di un folto pubblico malgrado temperature proibitive: durante la giornata di apertura infatti si sono sfiorati i 39 gradi con moderatissima ventilazione: ma l’enorme bellezza dalla quale siamo stati circondati e il Mandrarossa 6bmagnifico senso di accoglienza che lo staff ha riservato ad ogni singolo ospite,iniziando dal meeting point in cui la navetta trasportava i visitatori verso le due tappe del tour – le vigne e la Casa –  hanno reso la calura molto più sopportabile. Un evento da grandi numeri, e ne basta uno per tutti: 120 persone impegnate tra accoglienza, food & beverage. Qualcosa di unico nel suo genere che nasce dall’impegno di un’azienda che ha saputo imporsi all’attenzione internazionaMandrarossa 10ble soprattutto per la qualità del prodotto vitivinicolo ma anche per eventi del genere. bonetta2Bonetta Dell’ Oglio, chef palermitana strenuamente impegnata nell’educazione alla sana alimentazione ed artefice del programma “ La rivoluzione in un chicco”   –  la sua cucina si ispira fortemente alla tradizione con un occhio sempre attento ai prodotti di coltivazione biologica e viticultura biodinamica – è stata l’entusiasta mattatrice della cucina. Dell’ Oglio si avvale spesso dei prodotti  allAzienda Molini del Ponte di Filippo Drago, produttori di grani antichi siciliani  moliti a pietra, presente al Vineyard Tour . Una vendemmia in festa, quella di Mandrarossa, tra i profumi di ottimo cibo, di aria salsa – i vigneti si trovano vicinissimi al mare- e di piante verdi. I vini MandMandrarossa aperturararossa sono stati  infatti i veri protagonisti del Vineyard Tour 2014. È stato  possibile degustarli direttamente nel vigneto ma soprattutto nella Casa Mandrarossa, dove è stato allestito un grande banco d’assaggio e dove sono organizzate degustazioni tecniche guidate e laboratori. Mandrarossa 14bI vini Mandrarossa sono vini unici, provenienti da uve autoctone e da uve internazionali più innovative, che solo in questa parte di Sicilia  hanno trovato le condizioni ideali per la loro coltivazione.Tutto questo, in una tre giorni densa di emozioni, si è svolto in  Casa Mandrarossa in contrada Passo di Gurra, immersa nelle vigne e in un’atmosfera di civiltà contadina, dove è stato possibile degustare i vini del territorio e i piatti dai sapori semplici e autentici preparati in diretta dalle Signore di Menfi. Mandrarossa 5bSei banchi, ognuno dedicato a una materia prima o un tema alimentare differente, con i prodotti dell’orto, l’olio, le olive ed i pesti, il pane, il banco dei formaggi, quello della pasta, della frutta, e infine quello dedicato ai dolci. Una tavola ricca per varietà e sapori, e genuina dato che le parole d’ordine sono quelle di sempre: stagionalità, biodiversità, naturalità e maestria; quella delle 25 signore del piccolo centro della provincia agrigentina. Mandrarossa 9bUn percorso gustativo per assaporare “la pasta di casa” fatta a mano, con salsa di pomodoro appena raccolto, il pane da lievito madre condito con l’olio di Nocellara del Belìce, una delle cultivar più nobili e di tradizione della Sicilia, ma anche le erbe aromatiche del territorio, le verdure dell’orto coltivate dietro casa, i formaggi dei pascoli del Belice e i dolci della tradizione. Selezionate da Mandrarossa, sulla base della loro sapienza e passione, le venticinque Signore di Menfi, esperte di cucina tradizionale, sono diventate un team di successo.Mandrarossa 8b Tutte insieme, coordinate dalla chef di casa Bonetta Dell’Oglio, hanno recuperato le ricette storiche, patrimonio delle famiglie contadine di Menfi, portandole dopo opportune rivisitazioni, all’attenzione a al gusto di molti. Le Signore della Brigata di Cucina Mandrarossa, durante le preparazione in tempo reale nelle diverse postazioni, hanno mostrato  le tecniche e i trucchi tramandati da generazioni e spiegato le antiche ricette di famiglia. E’ proprio questa la missione della Grande Brigata di Cucina Mandrarossa: valorizzare  e promuovere la cucina tradizionale del territorio. Meglio ancora se il tutto è arricchito da calici di vino eccellente.   Alessandra Verzera

Ninu ‘U Ballerinu inciampa: la sua danza finisce in tribunale. L’accusa: furto di energia elettrica

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nino-u-ballerino1-400x215“È stata una bravata che mi sta costando cara – ha dichiarato il ristoratore alla redazione di Repubblica Palermo, che ha riportato la notizia. ” Sono dispiaciuto e chiedo scusa a tutti i palermitani e a chi negli anni mi ha seguito e ha avuto fiducia in me. Continuerò a lavorare e spero che questo errore non renda vani tutti i miei sacrifici”.

La notizia è fresca e sta facendo il giro dei social e dei media on line: Ninu ‘U Ballerino, al secolo Antonino Buffa, re indiscusso del cibo da strada palermitano e noto a tantissimi palermitani per il suo vezzo di muoversi quasi a tempo di musica mentre riempie i mitici panini con la milza, è scivolato sulla buccia di banana che ha tradito tanti esercenti ed anche, in qualche caso, privati cittadini: le tentazione, purtroppo assecondata, di rubare energia elettrica.

ninu2Nella sua bottega di Corso Camillo Finocchiaro Aprile, infatti, è stato scoperto che mediante l’uso dei magneti, il “meusaro bocconiano” tagliava la propria bolletta fino al 95%

Oggi “Ninu” si scusa con la città e con i palermitani che, oltre ad affollare da anni la sua bottega, hanno contribuito a fare di lui un personaggio, intervistato, fotografato, presente in tante trasmissioni televisive e radiofoniche, anche per avere una volta brandito un coltellaccio contro gli estorsori del quartiere Noce che gli avevano chiesto il pizzo: Ninu in quell’occasione aveva opposto ferma resistenza, in maniera sia pure colorita. Il fatto aveva fatto notizia.
ninu4Ma chiedere scusa non basterà a Buffa, dato che si tratta di un reato penale e che non potrà essere in nessun caso invocata l’attenuante dello stato di necessità: le scuse di Ninu sono un atto dovuto nei confronti di chi lo ha sempre sostenuto, ma la pena prevista per questo genere di reato è quella indicata dall’articolo 624  del codice penale: reclusione da uno a sei anni e  multa da 103 euro a 1.032 euro. A Palermo crolla un mito: un peccato dato che, proprio quello che lo stesso Nino paventa – e cioè che tutti i suoi sacrifici non siano vanificati da questo gesto – è già di fatto accaduto, ed è peraltro solo il minimo che gli potrà accadere.

 

SdG

 

Foto: web

Foto nel titolo : www.abbannio.com

Ristorante Charleston: alta cucina al sapore di storia patria.

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charl1Una delle poche icone sopravvissute con orgoglio ai colpi di maglio del tempo e della crisi, un nome fieramente indossato da diversi decenni ed un target che non è mai sceso a compromessi: questo, in sintesi, è il ristorante Charleston di Mondello, splendido nella sua nuova sede in cui dettagli architettonici di un’epoca fastosa sposano colori chiari, freschi dettagli, spunti Shabby, trovate di design. salaIl posto, la splendida villa padronale dei Conti Bernard de La Gatinais, epitomio del primissimo Liberty palermitano, è meraviglioso: la grande veranda che ospita il dehor destinato alla bella stagione, con i suoi circa duecento coperti, è setting ideale per cerimonie di classe, ma anche per piacevolissime cene intime.
L’offerta presente sulla carta è ampia, variegata e soddisfa ogni gusto ed ogni tasca. Giocata sui piatti della tradizione, con un occhio particolarmente attento al prodotto di stagione e con convincenti rivisitazioni in un felicissimo connubio di innovazione e tradizione perfettamente fuse insieme, la cucina dello Chef Angelo Gervasi è ricca di spunti decisamente interessanti, laddove il punto di forza – specie nei piatti a base di pesce – è la cottura.
La materia prima di eccellente qualità è il valore assoluto di tutto quanto si produce nella cucina di Gervasi. Interessantissime anche le diverse proposte di menu degustazione.
melaIl mio tavolo è all’insegna del bianco e del vetro: tovagliato lindo di ottima fattura, mise en place impeccabile, bicchieri diamantini e centrotavola accattivante con una bellissima mela verde all’interno di un vasetto in vetro. La candela non può di certo mancare, come non mancano i fiori freschi. Il servizio, da subito, si intuisce di alto livello: sensazione che troverà conferma nel prosieguo della serata. sommelierPoco dopo infatti si accosta al mio tavolo il Sommelier Giorgio Dragotta: devo rinunciare al vino dato che ho già consumato lo spumante e dovrò guidare. Ma non posso perdere l’occasione di farmi “raccontare” la cantina.
“ Attualmente abbiamo una carta dei vini che si aggira intorno alle 280 etiichette” – racconta Dragotta – “ con una spiccata prevalenza di etichette siciliane. Tempo fa contavamo circa 600 etichette da ogni parte del mondo. Oggi però la tendenza porta a bere vino italiano, preferibilmente siciliano. Non mancano però i vini francesi anche se sono sempre molto interessato ai vini del Cile, in particolar modo dei Cabernet Sauvignon veramente degni di nota. Seguendo le indicazioni forniteci dalle scelte dei nostri clienti, abbiamo operato un’attenta selezione e siamo in grado di offrire alla nostra clientela vini di alto pregio e dalle qualità organolettiche eccellenti”.

gloriosoTra un ricordo ed un altro – Dragotta ha all’attivo 35 anni di carriera ed un innumerevole quantità di bottiglie stappate – ho modo di conversare  anche con Mariella Glorioso, la Event Manager del Charleston ( in foto con Fiamma Anello, amministratore dell’azienda) : donna energica, determinata ed innamorata del locale e del proprio lavoro. “Il Charleston è un’icona di stile” – dice – ” il punto di rferimento dei palermitani che amano unire il buono al bello, da circa cinquant’anni. Una classe ed un livello che non hanno mai ceduto alle mere esigenze di cassa, per così dire: abbiamo scelto di continuare a rimanere un locale di nicchia per clientela con un certo discernimento, a differenza di altri che si sono adattati alle richieste del mercato diventando via via pub, wine bar, pizzerie e così via. Noi eravamo, siamo e saremo sempre  “Il Charleston”, un nome che è anche un marchio che ci appartiene e che sentiamo profondamente nostro. Molti pensano che i nostri costi siano inaccessibili, ma io credo che – come avrà modo di verificare – il rapporto qualità prezzo del Charleston sia tra i migliori in città. Certo, la crisi c’è ed è inutile negarlo: ma il settore degli eventi e delle cerimonie è il nostro punto di forza e costituisce una buona fetta del nostro business. Ma anche il ristorante ci da grandi soddisfazioni, relativamente al target che ci siamo imposti di mantenere“.

La mia cena inizia con un entrèe originale ed azzardata, welcome dello Chef: un’ostrica in tempurina leggera, accompagnata da un calice di spumante. Ottima l’ostrica; fragrante ed asciutta la frittura della tempura. Le premesse per un’ottima cena ci sono tutte.
Così scelgo di non avventurarmi troppo e mi oriento verso un antipasto classico ma sempre gradito; il gamberone kataifi che sulla carta viene identificato come gamberone al filo croccante su valeriana e ristretto di balsamico. gambero2La porzione si compone di quattro gamberoni ottimi, carnosi e sodi interamente rivestiti al kataifi. La loro dolcezza è stemperata dalla riduzione di balsamico. Ottimi.
tartareIl mio commensale opta invece per un duo di tartare fuori menu: una di tonno, arricchita da uova di salmone e l’altra di salmone. Gustate nella giusta sequenza, che suggerisce di iniziare con il salmone e proseguire con il tonno, sono entrambe ottime: le note sapide trovano esaltazione nelle punte aspre delle salse in accompagnamento, che sgrassano e rendono il tutto fresco al palato.
ravioliI primi piatti arrivano sotto eleganti e deliziose choches in porcellana bianca, e sono l’ideale proseguimento degli antipasti scelti: ravioli con burrata, punte di asparago e santoreggia per me, caserecce con spada, melanzana e menta per il mio commensale. Un gusto molto delicato per il mio primo piatto, originale negli abbinamenti e convincente nel gusto, specie per chi non ama i gusti forti e troppo decisi e predilige un piatto ricco ma che risulti al contempo leggero. Notevole l’apporto del battuto di gambero di Mazara, che aggiunge una moderata nota sapida al piatto. caserecceTradizione indiscussa per le caserecce : piatto ricco, verace, popolano; felice compendio di gusti ed aromi mediterranei, dal gusto deciso. Un piatto “facile” ma non facile da equilibrare. Ottimo il punto d cottura della pasta; bilanciata la distribuzione degli ingredienti che compongono il condimento: anche in questo caso, un piatto decisamente forte che lascia però una sensazione di leggerezza assai gradevole.
cialdaInfine il momento sempre più atteso; quello del dessert: cialda croccante con gelato alla vaniglia e frutti di bosco per me e millefoglie al cioccolato bianco e mousse di fragole per il mio commensale.
Dei due dessert ho preferito la mia scelta: un’ottima cialda croccante celava il gelato alla vaniglia la cui dolcezza, a lungo andare stucchevole, trova equilibrio nelle asperità conferite dall’acidità dei frutti di bosco.

Ottimo. millefoglieDi perfetta realizzazione anche la millefoglie al cioccolato bianco e mousse di fragole, ma per me poco palatabile dato che l’ho trovata eccessivamente dolce. Ma per chi ami i dessert carichi di dolcezza, la millefoglie è la scelta ideale.

In conclusione, una cena al Charleston è un’esperienza gourmet sicuramente di alto livello. Il conto finale, pari a circa 45.00 euro a persona – senza vino – rende un’ottima cena anche un piccolo capriccio possibile.

 

Alessandra Verzera

 

Scheda :

Mariella Glorioso – Event Manager
Fiamma Anello – Amministratore

Chef : Angelo Gervasi

Sommelier : Giorgio Dragotta

Coperti : 200

Range : Alto

 

Ranking (*) :

Location : 5

Cibo : 4

Carta Vini : 5

Presentazione : 4

Servizio : 5

Mise en place : 5

Atmosfera : 5

Allestimenti : 4

 

(*) Legenda.
Ranking :
1 = pessimo
2 = scadente
3 = sufficiente
4 = ottimo
5 = eccellente.

Editoriale. Rom nei supermercati: allontano i clienti? Il caso catanese.

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Sacchetti-della-spesa-stop-alla-plastica-multeOggi sul web mi sono imbattuta in un articolo, che riporto integralmente così come l’ho trovato sul sito di Blog Sicilia edizione Catania: uno dei siti di informazione generalista più seguiti del web e non solo a livello regionale, che a propria volta trae spunto da un articolo di stampa pubblicato su La Sicilia di Catania. La stessa notizia è stata immancabilmente rilanciata sui social da tutti coloro i quali, a vario titolo, si occupano di cibo, alimentazione, ma anche di cronache sociali.
romBene: la materia è spinosa. E lo è da anni. Rom o non Rom; nomadi o stanziali, senza doveri e al di sopra di qualsiasi giurisdizione in virtù del fatto che si tratta di apolidi. Ma i loro figli? Vanno a scuola, moltissimi sono nati in Italia e sono italiani. E di loro parleremo dopo. Voglio iniziare dal “pungiglione” che sto per infilare nelle carni di qualcuno: credo che il gestore del supermercato non sia animato né da senso morale nei confronti dello Stato e verso chi guadagna evadendo il fisco, né tantomeno dal desiderio che vengano risparmiati i bambini da un accattonaggio indegno.supermercato Nelle dichiarazioni che si leggono nell’articolo infatti, trapela il desiderio del gestore di “proteggere” la propria clientela, che descrive come “infastidita” dalle pressanti richieste, dimenticando che si può passare dritto dicendo di no, ad esempio. Ma il fine ultimo del gestore non è quello di evitare fastidi ai clienti, quanto piuttosto quello di evitare che essi si disperdano. E va bene, a nessuno piace perdere i clienti, è ovvio. Ma qui serpeggia la nota di un razzismo in pectore, ben celato ( ma non troppo) nel testo dell’articolo, laddove si parla di soggetti “ che portano le buste della spesa e accompagnano i clienti fino alle loro auto” ( aiuto, peraltro, a molte signore assai gradito, nda): questo i Rom non lo hanno mai fatto, nella maniera più assoluta. carrello2Non lo fanno perché non è nelle loro corde. I Rom vivono di accattonaggio e non forniscono alcun servizio a fronte dell’elemosina che chiedono. Non lavano vetri, non vendono fazzoletti, non distribuiscono giornali ai semafori, non aiutano al self service delle pompe di benzina, non fanno i giocolieri, non vendono né fiori né frutta né tappeti né abitini sulle spiagge, né tantomeno si caricano di buste della spesa altrui. Questo, tutto questo, invece lo fanno i ragazzi di colore, per lo più nord africani. Quindi sembra a chi scrive, che si usino i Rom – notoriamente invisi a molti proprio per il fatto che spesso affidano l’accattonaggio ai bambini e per il sistematico rifiuto di un’integrazione che passi per l’operosità ed il lavoro – per colpire tutti gli immigrati, evitando però con cautela di sferrare colpi diretti. Questo non è bello. Non è bello tirare dentro chi, a fronte di un piccolo servizio offerto, chiede senza pretenderla, una piccola mancia. Bello sarebbe, a mio modesto parere, che un qualsiasi gestore di un qualsiasi locale interpellasse i servizi sociali quando vede bambini –anche spesso scolarizzati o quantomeno in età scolare – spendere ore ad accattonare sotto il sole cocente o esposti ai rigori dell’inverno, e che magari abbandonano loro malgrado la frequenza scolastica. Questo si, sarebbe encomiabile dato che le fasce deboli vanno protette senza indugio e senza distinzione.
sacchettiTrovo comprensibili certi atteggiamenti, anche se faccio molta più fatica a giustificarli; ed in questo caso mi riferisco al gestore del market, evidentemente esasperato, ma trovo allarmante e spaventoso che, nel 2014, qualcuno possa temere – denunciandola- la concorrenza di gente che vive ai margini e che chiede l’elemosina. Leggere “ fanno gli stessi nostri orari di lavoro” fa accapponare la pelle: mai nessuno si era posto questo problema rispetto ai mendicanti. Nessun parroco ha mai tuonato verso chi attende sui gradini di una chiesa la fine della messa, né ha mai detto che il mendicante sulla porta distrae le offerte dei fedeli. Trovo spaventoso questo messaggio: emblematico di un’accresciuta ed inarrestabile povertà. E non soltanto di ordine materiale.
carrelloMa un altro pungolo mi frulla nella testa: se a fine giornata i Rom mendicanti si fanno cambiare dai cassieri del supermercato cifre che oscillano tra i 60 e gli 80 euro, questo signifca che, forse, la gente proprio così tanto infastidita non sia. Significa, forse, che quello veramente infastidito sia lo stesso gestore. A voi giudicare.

Di seguito, l’articolo.
“Non fate l’elemosina agli zingari davanti la porta perché guadagnano 60-80 euro al giorno cioè più di un operaio specializzato italiano e in maniera ”netta, assolutamente esentasse”.
Il cartello con questa scritta è comparso davanti ad un supermercato nel centro di Catania Il cartello è firmato dalla direzione del market che ringrazia i clienti per la collaborazione ed è esposto davanti a un supermercato accanto via Etnea.
La vicenda è raccontata dal quotidiano La Sicilia ed avviene nella centrale piazza Cavour, dove, secondo la direzione del
supermercato, da tre anni e’ “stanziale” una famiglia di rom che ”allontana i clienti indispettiti dall’insistenza”, fa “i nostri stessi orari di lavoro”, quando “va in ferie manda parenti a sostituirli” e “minaccia chi si avvicina per mendicare”.
Sulla cifra incassata giornalmente dagli zingari, da 60 a 80 euro, dal supermercato si dicono “certi” perché, spiegano, “a fine giornata vengono alle casse per chiedere di cambiare le monete con banconote”.
Una vicenda che sicuramente farà esplodere la polemica sul razzismo degli italiani e, in questo caso di siciliani e catanesi.”Non siamo razzisti – precisano dal market – ma vogliamo soltanto tutelarci: anche clienti che abitano qui vicino non vengono più per evitare di subire la pressante richiesta di elemosina. Alcuni prendono le buste della spesa dei clienti e li accompagnano fino alle auto. Abbiamo chiesto l’aiuto delle forze dell’ordine, dei vigili urbani, ma ci dicono che è un problema dei servizi sociali del Comune. La nostra iniziativa – concludono dalla direzione – non è razzista, ma vuole essere uno stimolo a pensare e speriamo che chi può adesso agisca nel fare rispettare le leggi”.

http://catania.blogsicilia.it/catania-non-date-soldi-ai-rom-supermercato-contro-gli-zingari/268381/

 

Alessandra Verzera