Charmant ( Isola delle Femmine -Pa- ): cenare al ritmo del suono del mare

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charmantLa storia di Charmant – ad Isola delle Femmine –  parte da molto lontano, anche se non in senso chilometrico. Il proprietario infatti è “partito” da Sferracavallo, ad un paio di chilometri da Isola delle Femmine, qualche decennio fa con un ristorante nella borgata marinara in cui, sin da quando avevo sedici anni, cominciai a mangiare la pizza e poi, via via, i suoi piatti di pesce. Parlo del ristorante “Il Delfino“, pioniere di un altro trend che ancora resiste: il mitico menù a prezzo fisso tutto a base di pesce. La premessa è necessaria: quando ci si siede all’elegante tavola di Charmant infatti bisognerebbe ricordarsi della fama de Il Delfino, e predisporsi al meglio. Il genere è diverso come sono di versi il giorno e la notte, ma la “scuola” è quella. Noto subito la posateria: acciaio di forgia dalle linee avantgarde. Il coltello non sta sul fianco, ma è poggiato sulla lama. Trovo che sia una delizia. Apprezzo lo scintillio dell’acciaio e del cristallo dei bicchieri: essenziali, senza orpelli. La tavola, in generale, è essenziale.

Nulla di lezioso ma tutto molto elegante, come le sedie in finto rattan bianco molto chic e leggere, che pur facendo fondamentalmente parte degli arredi da esterni assolvono perfettamente ad una funzione indoor, dato che hanno linee decisamente eleganti. I commensali siedono faccia a faccia e sono stati eliminati i “capo tavola” che sempre difficoltà ed imbarazzo hanno creato al momento di destinarli ora al più anziano, ora alla signora, ora al più “importante” di qualsiasi gruppo. Ci si accomoda gli uni di fronte agli altri dato che la tavola è apparecchiata con le strisce: soluzione che adoro. I piatti sono candidi e la loro qualità appare molto migliore di quanto non sia in realtà: ipotizzo che sia porcellana tedesca ma scopro che è invece portoghese. Una scelta di gusto che non fa rimpiangere nè Eschenbach nè Villeroy & Boch con un effetto visivo molto raffinato. Mi piace molto.

Come mi piace il solerte e silenzioso andirivieni del personale di sala, rapido e attento.

In realtà di quella location mi piace tutto: persino il bagno che di solito è la buccia di banana sulla quale scivolano molti buoni propositi di molti ristoranti. E’ molto elegante e dominato sempre dal bianco e dal nero con pavimentazione damascata ton sur ton, davvero chic. Siamo in quattro e decidiamo di non appesantirci troppo: mentre il personale ci gratifica con un’alzatina colma di ostriche e di involtini di surimi e salmone – che costituisce l’accueil del locale – io scelgo un antipasto che porta il nome del ristorante.

La presentazione è gradevole , molto geometrica, lineare. Ciotoline bianche contengono quegli assaggi, di cui la caponata di pesce spada è eccellente. A seguire apprezzo il gamberone in tempura. Un po’ meno il calamaro fritto che non è abbastanza tenero per i miei gusti. Il salmone fresco marinato è freschissimo: io non mangio pesce sostanzialmente crudo, se non per “lavoro”. Quel salmone lo mangerei ancora: era decisamente buono. Il tutto era accompagnato da una fresca insalatina di avocado e gamberetti. Dato che si mangia anche con gli occhi ancor prima che con bocca e papille, direi che il tutto procede a meraviglia.

 Intanto i miei commensali assaggiano i loro primi piatti : fettuccine con scampi e spaghetti con radicchio e gamberi. Sono entrambi ottimi, ricchi di gusto senza esagerazioni nè ardite elaborazioni. Frattanto arriva il mio secondo piatto: cubi di pesce spada su melanzane grigliate.

Il pesce è morbido, fresco, ben cucinato. Il pesce spada è una brutta bestia: se rimane sulla fiamma più del dovuto perde la sua umidità divenendo irrimediabilmente asciutto, stopposo, e dunque immangiabile. Quei cubi erano cotti al meglio ed avevano conservato morbidezza. Però quello è, nel suo insieme, un piatto blando, senza struttura. Non soddisfa e rimane slegato nel piatto, privo di quei sapori e di quei sentori che mi aspettavo invece di trovarvi. Quello spada e quelle melanzane non si sposano: rimangono irrimediabilmente separati nel piatto perdendo significato e contenuti. Il piatto è asciutto e ben al di sotto delle aspettative. Un vero peccato.

Un gentilissimo Maitre ascolta le mie ragioni: sono certa che ne farà buon uso. Mi rifarò con il dessert: una semplice fetta di torta chantilly e fragoline davvero fresca e buona conclude il mio pasto insieme al caffè.

Tirando le somme una cena da Charmant è un’esperienza di tipo emozionale a livelli molto alti che tornerò sicuramente a ripetere anche perchè mi è rimasto il rammarico di non aver optato per un intrigante Menu Degustazione che, oltretutto, ha un costo davvero contenuto. Interessante anche la carta dei vini con etichette di nicchia di notevole prestigio. Il costo della nostra cena si è aggirato intorno ai 45 euro a persona, ma occorre ricordare che nessuno di noi quattro ha consumato un pasto completo dato che chi ha scelto il primo piatto non ha ordinato poi il secondo e viceversa.Direi che, per un pasto completo, la cifra avrebbe raggiunto grossomodo i 60 euro pro capite, inclusa un’ottima bottiglia di vino. La nostra era un ottimo campano, Greco di Tufo. Per il servizio, la location e l’ambience che offre il locale sono soldi spesi decisamente bene.

 

Alessandra Verzera

 

 

Scheda :

Patron: Nino Billeci

Coperti : > 250

Range :  Medio Alto

 

Ranking (*) :

Location : 4

Cibo : 4

Carta Vini : 3

Presentazione : 3

Servizio : 4

Mise en place : 4

Atmosfera : 5

Allestimenti : 4

 

(*) Legenda.
Ranking :
1 = pessimo
2 = scadente
3 = sufficiente
4 = ottimo
5 = eccellente.

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