Sebastiano Fortunato: “Il futuro dell’agricoltura sono i giovani”

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Sebastiano Fortunato, presidente del consorzio pomodoro IGP Pachino e titolare dell’azienda Fortunato, pochi giorni dopo il suo rientro dalla Fruit Logistica di Berlino, ci racconta il futuro prossimo dell’ “oro rosso” di Sicilia. Uno dei passi certi da compiere riguarda la certificazione e la riconoscibilità del prodotto. La nostra intervista.

fortunatoPresidente Fortunato, Lei ha dichiarato al ritorno dal Fruit Logistica: “Mi riterrò soddisfatto solo se entro il 2014 si creerà una rete comune per affrontare i mercati”. Gli imprenditori siciliani, parlano di far rete, ma nei fatti lavorano e pensano sempre in autonomia. Crede che questa scuola di pensiero possa cambiare? Gli imprenditori, non riescono a far rete per “carattere autonomo”, se così si può dire, o perché non trovano il giusto modo di lavorare insieme?

Rinunciare a credere che si possa cambiare equivarrebbe a lasciare la nostra terra, il nostro lavoro e le nostre città in mano alla rassegnazione: si può cambiare nella misura in cui ci si tenta e, pur non riuscendoci immediatamente tante volte, ci si riprova! Il nostro percorso verso una commercializzazione condivisa va avanti da tanti anni, ma credo che adesso si siano create delle condizioni particolari per cui si possano raccogliere risultati concreti. Innanzitutto il grande lavoro che il Consorzio Pomodoro di Pachino Igp ha fatto in questo anni in termini di tutela e promozione ha creato una consapevolezza diffusa del valore del prodotto e della sua unicità. Su queste basi possiamo creare delle intese commerciali di cui non si occuperà il Consorzio ma una rete alternativa a cui stiamo proprio lavorando in questi giorni.

pomodorino-pachino-2-ricetteok-310x248Il mio obiettivo è di riuscire a partire entro il 2014. Ma a questo si arriva attraverso delle tappe ragionate: anzitutto il mercato globale si affronta oggi attraverso una buona programmazione che diventi la base della produzione.Si deve poi lavorare alla certificazione del prodotto e alla sua riconoscibilità, per giungere all’aggregazione dell’offerta, fase imprescindibile visto che la domanda può fare la parte del leone proprio perché è aggregata e organizzata. Siamo già a buon punto sulle certificazioni e ben posizionati sul riconoscimento del prodotto. Al resto occorre lavorare con impegno.

Notizia di questi giorni, dati Istat, è che l’Italia sta avendo una leggera ripresa, seppur con l’export. A quali mercati desiderate rivolgervi?

igp1Il nostro prodotto, proprio per le sue caratteristiche uniche al mondo, ha ancora grandi spazi di mercato da conquistare. A settembre sono stato in Russia e sono stato accolto con grande interesse, lo stesso che ritrovo negli altri appuntamenti come il Marca a Bologna, il Fruitlogistica a Berlino. Anzitutto lavoreremo per i mercati europei,che ancora hanno interessanti spazi da conquistare, ma allo stesso tempo guardiamo anche oltre. Vorrei però ribadire che la nostra “conquista dei mercati” non è basata solo sulla diffusione di un prodotto certamente unico al mondo, ma anche del territorio da cui esso proviene e a cui deve le sue caratteristiche. Intendiamo sensibilizzare i mercati esteri sulla bellezza e ricchezza del nostro territorio: crediamo che il pomodoro Igp di Pachino possa farsi ambasciatore di gusto ma anche di bellezza nel mondo.

Il problema dell’Italia, e soprattutto del Sud, sono le infrastrutture, le materie eccellenti ma pagate poco, e la manodopera troppo spesso sottopagata e non di qualità. Rivolgendosi a mercati esteri, come pensate di superare ciò e commercializzare oltre confine?

pachinoQuesto rappresenta uno dei problemi principali. Purtroppo il territorio è ancora in condizioni primordiali per quanto riguarda le infrastrutture e ci scontriamo con queste difficoltà tutti i giorni. Nella commercializzazione all’estero queste difficoltà di amplificano, rendendo troppi i giorni di viaggio per un prodotto “fresco” come il nostro. Su questo versante chiediamo uno scatto d’orgoglio alla classe politica siciliana, che deve farsi carico di queste problematiche se vuole incidere davvero sullo sviluppo economico del territorio.

Progetti per l’Italia e per la Sicilia?

cilieginoIl nostro impegno èquello di rafforzare la riconoscibilità del nostro prodotto attraverso delle importanti azioni di comunicazione e informazione. É ad esempio importantissimo chiarire che Pachino è un luogo e non una varietà di pomodoro! Questo fa tutta la differenza del caso: significa che il Pomodoro di Pachino può essere prodotto solo in un’area territoriale ben connotata e legalmente circoscritta e non ovunque. La contraffazione e la cattiva informazione sono per noi i principali nemici da combattere e ci dedicheremo, come facciamo da anni, a questo problema. Dall’altra parte intendiamo portare avanti delle azioni di aggregazione territoriale, che possano dare visibilità al territorio attraverso il nostro prodotto e che diventino l’identità in cui sempre più produttori possano riconoscersi.

Le due eccellenze italiane sono la moda e l’enogastronomia. Ai giovani in cerca di un mestiere, non per forza da dirigenza, il Pomodoro Igp, può essere una via da perseguire?

Fruit-LogisticaCertamente! Credo che i giovani in agricoltura siano una risorsa importante, perché potrebbero trasferire energie nuove e punti di vista inediti in un campo che è profondamente legato alla tradizione ma che ha anche bisogno di freschezza e innovazione. Dico sempre che abbiamo l’oro sotto i piedi e spesso non sappiamo sfruttarlo. L’agricoltura rimane uno dei comparti economici trainanti dell’Italia e soprattutto della Sicilia: rinnoviamola con modelli di rete che sono certo porteranno i loro risultati.

Giuliana Avila

 

Foto: Web e giornaledisiracusa.com

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