Sagra del Mandorlo in fiore: Agrigento si tinge di bianco

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Come ogni febbraio da oltre 60 anni, la cittadina siciliana e la sua Valle dei Templi, imbiancata per la fioritura dei mandorli, ospita l’allegria dei colori e dei costumi dei gruppi folkloristici di Paesi diversi. Un anniversario all’insegna della pace e della fratellanza che è diventato nel tempo un appuntamento tanto atteso per gli agrigentini (M.Ma.)

L’Italia è sotto la morsa del gelo, ma a dire il vero la Sicilia, eccezion fatta per gli alti rilievi, sembra appartenere ad un’altra Italia. Temperature invernali, è vero, ma siamo ben lungi dall’essere falcidiati dalla neve come il Centro ed il Nord Italia. E, paradosso, la festa più famosa di Agrigento arriva proprio mentre il Paese è sotto scacco termico. La celebrazione della bianca fioritura precoce del “mandorlo”, infatti, proclama alla Valle dei Templi il ritorno (ogni anno quasi sempre anticipato) della primavera. Agrigento, da sempre crocicchio geografico e storico del Mediterraneo, diventa anche il fulcro della concordia, della cultura e dell’aggregazione tra i popoli. I sentimenti di gioia e pace che si effondono durante la Sagra travalicano tangibilmente ogni barriera razziale o ideologica, soprattutto nel momento più toccante e suggestivo della cerimonia: l’accensione del tripode dell’Amicizia, all’ombra del tempio della Concordia.

Una festa che non ha mai conosciuto soste, se si eccettua quella negli anni dell’ultima guerra mondiale. Un punto di ritrovo tra popoli in cui storia, arte e natura si amalgamano egregiamente. È da venerdì 3 a domenica 12 febbraio che Agrigento ospiterà ed accoglierà decine di gruppi provenienti internazionali per il Festival internazionale del Folklore. Una celebrazione nata 78 anni fa per un’idea del conte Alfonso Gaetano di Naro con l’intento di decantare la primavera agrigentina, regalare spensieratezza ai contadini e, al tempo stesso, di promuovere i prodotti tipici locali. Tutto si fermava in qui giorni e sembrava che la Valle fosse magicamente imbiancata dalla nuvola di mandorli in fiore. Un incantesimo che da allora si ripete ogni anno.

Gli anni ’50 marcarono la svolta per la Sagra. Cominciarono ad arrivare i primi gruppi stranieri e prolificarono le iniziative culturali e vennero organizzati un festival della canzone siciliana, uno della canzone mediterranea, il raduno dei cantastorie siciliani, una rassegna della moda italiana di primavera, convegni di studi sulla letteratura greca in Sicilia, gare di pattinaggio artistico, concorsi di pittura estemporanea. Per questo inaspettato successo nel quadriennio 1962-65 Provincia e Regione istituirono la “Sagra della Primavera”: quattro mesi di sfilate, spettacoli, danze, teatro e cultura. Dopo quattro anni si tornò al tradizionale, con poco più di una settimana di festeggiamenti secondo una formula già consolidata.

Marcello Malta

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