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Il leader del Finger Food Gianluca Tomasi al corso di aggiornamento dei Cuochi Messinesi

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tomasi grandeIl Finger Food: l’emozione in un boccone”. È stato questo il tema del nuovo corso di aggiornamento professionale per gli chef e gli operatori della ristorazione organizzato dall’Associazione Provinciale Cuochi Messina, con la presidente Rosaria Fiorentino e la vicepresidente Katya Zanghì. Docente d’eccezione, uno chef di fama nazionale e dall’esperienza trentennale in materia: il veneto Gianluca Tomasi.
cuochi messinesiOltre una sessantina sono stati i partecipanti al corso, svoltosi negli eleganti locali dell’hotel Moonflower di Monforte Marina, sulla costa tirrenica messinese, dove lo chef Tomasi ha realizzato una quindicina di accattivanti ricette di Finger Food, sempre più di moda e sempre più protagoniste di aperitivi e incontri conviviali.tomasi lezione
Seguendo la filosofia di eccellenza della Federazione Italiana Cuochi, abbiamo voluto aprire il nuovo anno nel territorio messinese con un corso e un docente di vera eccellenza – ha detto la presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi Messina, Rosaria Fiorentino, salutando i partecipanti – e offriremo per il 2015 a tutti i nostri soci un calendario di appuntamenti di alta qualità”.
tomasi e fiorentinoIn dialetto veneto i Finger Food si chiamano spuciotti – ha spiegato lo chef Gianluca Tomasi aprendo le sue lezioni – e in realtà sono sempre esistiti nel mondo culinario. Sono i famosi stuzzichini, che dal 2000 hanno avuto l’onore di essere inseriti a livello mondiale nelle Olimpiadi di cucina. Da allora si seguono determinate regole ben precise: il boccone deve essere di 20 grammi e avere almeno due o tre ingredienti. Oggi sono diventati una vera moda e molti fruitori vogliono forse mangiare di meno, ma mangiare meglio. Per noi chef è un modo in più per esaltare i prodotti di eccellenza Made in Italy”.
fingerEd ecco allora che cosa è possibile realizzare con i Finger Food, meglio ancora se portano una firma prestigiosa ai fornelli come quella di Gianluca Tomasi: Capasanta con crema di peperone allo zenzero; Involtino di platessa al vapore aromatico; Insalata di granchio con mela verde al lime; Terrina di orata con crosta di pane e cozze; e ancora, Cannoli di prosciutto praga con rafano fresco; Coste di sedano verde con robiola, pere e noci; Ananas al balsamico con prosciutto crudo.
tomasiIl Finger Food, insomma, è un altro bel modo di presentare il cibo, è fattibile in cucina senza troppe difficoltà e non ha confini regionali. Come Tomasi porta nel cuore un pezzo della sua terra, il Veneto, così uno chef siciliano può tranquillamente realizzare le proprie ricette con ingredienti della nostra isola. E se lo dice uno come Gianluca Tomasi, c’è da fidarsi.

Tra i prossimi appuntamenti dei Cuochi Messinesi annunciati da Rosaria Fiorentino, ci sarà un corso di aggiornamento tenuto dal Maestro Chef Giorgio Nardelli. Un’altra imperdibile occasione per migliorarsi in cucina e scoprire nuovi orizzonti enogastronomici.

Alfredo Iannaccone : un giornalista ai fornelli a spasso tra “cultura Zen” e ” Quinto Gusto”

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iannaccone9Alfredo Iannaccone è di fatto un giornalista: ma non è un giornalista enogastronomico. Lavora in una redazione di un quotidiano in lingua italiana nel mondo, da oltre dieci anni è responsabile di una testata finanziata dalla Presidenza del Consiglio nell’ambito del progetto “diffusione cultura italiana all’estero” e, come tutti i redattori, scrive i suoi pezzi, si fa i suoi bravi desk, partecipa alle conferenze stampa.Tutto come da copione. La notte però, questo giornalista si trasforma. Si perchè la notte, per Iannaccone, non è fatta per dormire o per amare: la notte del “giornalista ai fornelli” è fatta per studiare, cucinare, creare.

Iannaccone, ma da dove nasce la sua passione per il food?

Posso dire con certezza, oggi l’ho capito più che mai, di averla sempre avuta dentro questa passione. Solo che “covava” sotto la cenere, aspettava il momento per esplodere come un vulcano in eruzione. E’ stato l’incontro con una donna speciale, che ha cambiato la mia vita, ad aprirmi nuovi orizzonti, a permettermi finalmente di cominciare a vivere il secondo tempo della mia vita.
iannaccone7Guardo dentro me stesso, scavo nel mio passato, come in uno scrigno, carico di ricordi. Vedo un bambino con un grembiule enorme, la nonna lo mette in piedi su una sedia, gli assegna il suo primo compito da chef, quello di preparare gli gnocchi con le sue piccole manine.
Mi vedo cresciuto, al primo anno di università a Roma, vivevo da solo, cucinavo per gli amici, il mio coinquilino. Piatti fugaci ma fatti con amore. Poi il buio delle responsabilità, le prime bollette da pagare, i primi affitti, la “fuga” da casa per essere subito autonomo, il sogno del giornalismo, la “scelta di emigrare” in Canada nel 2001 che ha cambiato in meglio i miei orizzonti professionali e mi ha dato una svolta e una stabilità economica. Ma la cucina era sempre dentro di me, come un sogno a occhi aperti tutto ancora da vivere. Amavo girare per ore tra gli scaffali dei supermercati, inebriarmi la mente tra le spezie più strane, ho sempre adorato il rumore della cipolla che soffrigge nell’olio, per me è quasi estasi, una esperienza visiva extrasensoriale.

iannaccone8Quando ha scoperto che un certo tipo di cucina, della quale ha sposato non soltanto i colori ed i sapori, ma anche la cultura e la filosofia, era per lei diventata uno scopo da perseguire ad ogni costo?

Non è successo subito, posso dire che all’inizio di questo mio nuovo percorso professionale, cominciato in maniera vera e propria dopo l’esperienza “agrodolce” della seconda edizione di Masterchef (eliminazione ai top 100), nel giugno del 2012, non avevo ancora bene in mente la strada seguire. Cucinavo con dedizione, con passione, ma ancora non era chiaro, come adesso, a me stesso, ciò che volevo realizzare. Oggi sento, da un anno circa, che sto portando avanti un mio stile, frutto di logica, studio, passione, cuore, palpitazioni, adrenalina, ricerca. Sento che nella mia cucina ci sono emozioni reali e sento che posso trasmetterle agli altri. Sono un giornalista ai fornelli e non rinnego me stesso, il mio passato. iannaccone tonnoI miei 20 anni di attività nella comunicazione li sento, li percepisco, in ogni mio patto, nei racconti che faccio al pubblico delle mie creazioni, negli impiattamenti in stile food design alla ricerca di quell’estetismo che mi dà i brividi. La cucina per me in certi momenti è come una esperienza “ultra-terrena”. Sento di vivere mille sensazioni in una, tremo di gioia quando dopo aver sognato un piatto e averne approfondito il percorso mi accingo a scriverne gli appunti prima di tuffarmi in cucina per prepararlo. Da quasi tre anni anche la mia vita onirica è all’insegna della cucina. Spesso l’ispirazionemi arriva dai sogni.
E lo sento, lo voglio urlare al mondo, non posso vivere senza cucinare. E’ davvero come un sogno, e non vorrei svegliarmi mai!

iannaccone3Cucina Zen, e “quinto gusto”: l’umami. Ci spiega in breve di che cosa si tratta?

Umami è la ricerca del sesto senso che nasce dalle grandi basi della cultura orientale. Possiedo centinaia di pagine di appunti, tradotti da antichi ricettari orientali, implementati da studi personali, legati soprattutto alla nordic food, ma coadiuvati dalle grandi basi italiane e francesi e all’uso dei prodotti del mondo mediterraneo (in particolare punto forte su percorsi siculo-nipponici, sento forte dentro di me l’amore per il sud, non rinnego il mio passato) che mi stanno portando a creare ricette su combinazioni che tendono alla ricerca dell’umami.
iannaccone grande 2Nella parte bifrontale del nostro cervello, vicino alla sezione del dolce, c’è l’umami, che vuol dire estasi, gioia. Umami nasce dall’unione naturale di prodotti che contengono Msg (glutammato monosodico naturale, non quello del dado da cucina) con nucleotidi che implementano la salinità contenuta nell’msg. Il tutto stimola i nervi delle papille gustative e lancia messaggi di estasi al cervello. Umami è ad esempio da sempre anche pomodoro cotto e parmigiano ma nessuno ce lo ha mai detto. Ecco perchè ci piace tanto. Il glutammato o acido gluttamico agisce attraverso una molecola che si chiama glutammina che interferisce direttamente “in positivo” sul nostro cervello, come “una droga buona”, generando in noi energia positiva e benessere.
iannaccone grandeLa cucina zen è Consapevolezza di ciò che si fa. Qualsiasi cosa si cucini, è un buon cibo solo se preparato con Consapevolezza, che significa: attenzione, presenza mentale e amore per ciò che stiamo facendo. Rispetto per le materie prime e per il commensale.
Un piatto nello stile della cucina Zen va pensato e ragionato perchè dalla mente arriva la forza e l’energia che metteremo in quella ricetta.
Cucinare, quindi, non é solo per la salute fisica, non è solo saziare il corpo, ma ricopre un vero e proprio ruolo spirituale. I principi su cui si basa la cucina zen sono di amore e gratitudine verso il cibo ricevuto. cubismoCurare la presentazione del cibo in tavola perciò è fondamentale: l’estetismo è un principio che nasce dall’amore spasmodico che abbiamo dentro, dalla passione per il cibo. L’energia di attenzione che noi mettiamo nella preparazione di un pasto prima, e nel disegnarlo poi agli occhi del commensale non può non esser direttamente proporzionale al suo sapore…Gli occhi disegnano la strada del gusto, e materializzano al palato l’estasi dell’assaggio, non può esistere un piatto creato con il calore delle mani e della mente che non faccia innamorare prima lo sguardo e poi il corpo…

I suoi piatti sono meravigliosi alla vista, ma rivelano complessità, tecnica, azzardo in qualche caso: il palato italiano è pronto a recepire tutto ciò?

gamberoCredo di sì, sento di potermi rivolgere ad un target medio-alto di appassionati, di cultori della comunicazione culinaria, delle sensazioni, delle suggestioni, delle “temperature” al palato, mi rivolgo a chi ha voglia di vivere percorsi onirici attraverso la cucina d’autore che si traduce in estetismo e qualità assoluta delle materie prime, spesso di nicchia.

Lei sta portando in giro questo tipo di cucina: cucina di alto livello per gourmands curiosi ed esigenti; che tappe prevede il suo calendario di incontri con il pubblico?

Per il momento alcune tappe in contemporanea con la presentazione del mio primo libro di cucina, Suggestioni di Cucina Vagabonda, in libreria in tutta Italia in questi giorni. Brescia, 21 febbraio, Golositalia 2015, poi due tappe nel cuore del viterbese, nella splendida Ronciglione, e poi da aprile Milano e il Nord Italia.

iannaccone6Accostarsi ad una vera e propria disciplina costa tempo e denaro, quando non si ha alle spalle uno sponsor: lei come concilia i tempi della sua vita con quelli della sua passione?

Posso dire che a volte non avrei un minuto per cucinare eppure lo trovo. Dopo 10-12 ore al computer sento il bisogno di dover correre ai fornelli per “tradurre in realtà” le centinaia di pagine di appunti che tengo da parte e che aggiorno ogni giorno. Perchè certe volte anche mentre lavoro, la mia mente evade, alla ricerca di quei pensieri che prima o poi mi porteranno di nuovo nel mio rifugio, nella mia isola felice.
Per quanto riguarda gli investimenti posso dire che sono notevoli per questo ringrazio Dio di avere una prima attività solida alle spalle che mi lascia il tempo di sognare, studiare, evadere, cucinare, sperimentare e col tempo tutto questo con costanza è diventato un lavoro. Oggi mi chiamano per corsi di cucina, per consulenze, per cene d’autore e finalmente ho potuto realizzare e portare a compimento il mio primo libro di cucina, dove c’è tutta la mia storia d’amore, ci sono io, con i miei sogni, le mie debolezze, i miei desideri, il mio amore per la scrittura e la cultura, il senso del bello che per me è così forte, forse anche frutto del patrimonio classico dei miei studi, e che non può essere svincolato da tutto ciò che è tecnica e sapore nella gastronomia.

iannaccone5Cosa vede nel suo futuro? Un locale, tempio non solo del food ma anche di spiritualità, di filosofia e di cultura, o un pecorso di insegnamento?

Sono appassionato di percorsi Oriental Chic, mi piacerebbe un localino con 40 coperti, con un giardino tutto mio e un orto, dove coltivare le erbe aromatiche più particolari. Ma nell’imminente dopo il libro mi vedo proiettato con corsi di cucina zen e lezioni di umami, anche per professionisti vogliosi di aggiornarsi. Sto infatti creando materiale didattico tutto mio ed esclusivo, frutto di mesi di studio, da esporre al pubblico nei prossimi mesi.

La sua preparazione di base, sia scolastica che professionale, fa si che il racconto dei suoi piatti no sia meramente un nome o un titolo di una ricetta, ma un vero e proprio ex cursus : quale è in assoluto il nome più lungo di una sua creazione?

iannaccone4Si la presentazione “verbale” o descrittiva lunga del piatto fa parte di una mia forma mentis, è frutto del mio passato e presente lavorativo. Ma io amo le parole, non mi annoiano, quando sono frutto di logica e hanno un senso danno forza ad un piatto. Non credo che ci sia un titolo lungo in particolare, i miei titoli sono corti e poetici, sono lunghe le descrizioni che spesso associo alle foto nei miei percorsi editoriali-culinari, ma non lo rinnego, anzi. Sento che fa parte di me, mi distingue. Vorrei regalare sempre qualcosa di nuovo ai miei commensali: alle loro menti, al loro cuore, ai loro occhi, al loro palato.

risoUna selezione non superata a Master Chef che non l’ha demotivata ma che le ha anzi fornito un input in più: chi dei giudici secondo lei non ha gradito la sua idea di cucina e perchè?

Devo dire che televisivamente forse non ero pronto e questo mi è costato caro. Barbieri, nelle selezioni tv dei top 100, nella seconda edizione, rimase molto colpito dal mio piatto e mi disse subito di sì, e mi fece due volte i complimenti per il mio risotto con lime, vodka, arancia e cointreau, in particolare per l’impiattamento. Invece Bastianich non comprese quello che io chiamai Risotto Balalaika, nato dall’idea di un cocktail. Cracco mi disse solo: sei bravo, continua a cucinare, ma la tua avventura finisce qui…Da allora però è cominciato davvero capesantetutto…

Dagli show cooking all’editoria: ci da qualche anticipazione sul libro al quale sta lavorando?

Suggestioni di Cucina Vagabonda, Diario di Viaggio di un giornalista ai fornelli, per la Scuderi Editrice, oltre 200 pagine a colori in cui lo “chef “racconta le sue emozioni, i suoi sogni a occhi aperti, un percorso onirico-sensoriale in una cucina d’autore di un artista della comunicazione culinaria che tra pentole e fornelli ha scoperto, dopo 20 anni di giornalismo, la sua isola felice, il suo nuovo mondo a colori, il secondo tempo della sua vita.

 

Alessandra Verzera

 

Photo: copyright Alfredo Iannaccone. Ogni uso,  totale o parziale, è severamente vietato.

Cristian Gadau: dalla strada alla cucina. Storia di un ribelle ai fornelli.

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gadau grande Cristian Gadau, chef sardo. Ma…

A volte la vita ci riserva situazioni per cui non siamo ancora pronti… Quando feci colletta e chiesi spiccioli per salire sulla nave per il “Continente” avevo 14 anni. In estate avevo conosciuto una ragazzina di Roma e la voglia di vivere quell amore mi porto’ ad intraprendere quella che poi sarebbe diventata la mia vita. Viaggiare e non fermarsi.

E quindi, a soli 14 anni, dice addio alla sua terra per inseguire un amore forse troppo giovanile?

Arrivato a Roma il sogno romantico infatti fini’ subito e cominciò una dura realta’. Nelle periferie Romane ho cominciato la mia universita’. Quella della strada.

gadau7E non le venne voglia di tornare nella sua Sardegna?

Si, e lo feci. Ma dopo un breve ritorno a casa partii per Milano per seguire un master di design.Ma ormai ero diventato prematuramente adulto per stare in una classe di secchioni.

Così ha deciso di continuare a cercare sè stesso in giro per l’Italia e per il mondo: quale è stata la tappa successiva?

Dopo qualche tempo il mio destino mi porto’ in Germania e cominciai a lavare bicchieri in una citta’ chiamata Essen (Mangiare, se volessimo tradurlo )..Mi ricordero’ sempre che al terzo giorno uno dei titolari e grandissimo cameriere soprannominato Prince per via della sua classe nel servire mi porto’ a fare il suo aiuto. Questo perche’ aveva visto la mia precisione nel taglio dei limoni per le CocaCola .Puo’ sembrare una stupidaggine ma per me e’ stata una delle cose che nella mia vita ricordo piu’ volentieri. Dopo un mese e mezzo ero diventato direttore di un altro dei loro ristoranti. Ma il mio passato continuava a seguirmi e dovetti lasciare la citta’ per emigrare in Olanda. Non prima di aver fatto tappa a trovare un conoscente su delle isole confinanti con i paesi bassi.

cristian gadau2E cosa successe una volta arrivato in Olanda? Un paese che offre opportunità, ma sicuramente anche tante tentazioni specialmente per un giovane.

In Olanda non ci arrivai mai. Su quell’isoletta  e presso quel mio conoscente in effetti cambiarono i miei programmi e tutto il resto. Entrai per caso in un ristorante e conobbi il titolare. Mi chiese cosa facessi e io risposi che facevo il cameriere. Eravamo nel periodo delle feste di Natale e mi propose 15 giorni di prova. Io accettai perche mi servivano soldi per continuare il mio viaggio. Dopo 3 giorni mi prese da parte e mi disse che lui aveva bisogno di professionisti. Che al massimo potevo lavare i piatti! Io non accettai e lui si dimostro uomo di grande parola e mi fece terminare i 15 giorni. Mi ritrovai a decantare e vedere la miglior clientela tedesca. Solo gente famosa. Cucina e servizio erano incredibilmente elevati. Lui era un gran maestro con un curriculum gastronomico da far invidia. Due scuole alberghiere, Italiana e Tedesca. Cuoco nella Citta’ del Vaticano e per diverse case reali del Nord Europa. Il suo modo di vedere la gastronomia era fantastico. In questi 15 giorni lavorai con una passione che solo lui sembrava sapere avessi dentro.

GadauUna grande opportunità ben giocata.. Cosa successe poi?

Il giorno della mia fine e’ stato un grande inizio..Mi disse che non dovevo più andare via!. Un’ altra grande soddisfazione dopo i limoni!

E quindi è stato li che è in effetti iniziata la sua formazione?

Li ho iniziato a lavorare e oltre a fare una grande scuola professionale, quel Maestro mi ha fatto capire cosa occorre oltre al talento… essere umili e forti nella propria vita senza voler raggiungere tutto e subito. Mi ha insegnato che il valore vero non sta nella quantita’ ma nella qualita’ e nel sacrificio che si e’ dedicato per ottenere qualcosa. Piccola o grande che sia.

gadau6Poi comunque è arrivato il momento del distacco da questo prezioso mentore. E lei era ormai uno chef. Altra tappa?

Dopo di lui ho continuato in un altro ristorante sempre sulla stessa isola, e intanto ricevevo proposte di lavoro dai migliori locali e hotel in germania. Ma cominciavo ad avere una strana deviazione… Negli ultimi anni facevo scuola ai miei aiutanti in sala per poter trascorre il tempo in cucina e mi dedicavo a impiattare e comporre i tasting menu’. Avevo trovato la mia dimensione. Guadagnavo bene tutti i soldi li spendevo per andare a mangiare nei migliori ristoranti e mi nutrivo d’ arte gastronomica anche di notte. Ho iniziato a sperimentare le cose che vedevo. Un auto didatta molto applicato.

cristianMa parte di quei soldi li ha anche investiti in una sua attività?

Certamente. Ho iniziato a lavorare in cucina subito come Chef in un locale di mia proprieta’. I clienti erano entusiasti e chi lavorava con me ancora oggi mi da la soddisfazione di dirmi che io per loro saro’ sempre il modello a cui ispirarsi.

Lei ha un tipo di cucina molto “visual” e siamo in piena era” food porn”: lei da dove trae le sue ispirazioni?

La mia cucina e’ follia abbinata alla disciplina e rispetto delle gerarchie..Ogni elemento e libero di esprimersi e sentirsi protagonista. I migliori piatti sono nati proprio dagli errori commessi.
La cucina e’ intuizione… cogliere un evento. Osservare il pass da dove rientrano i piatti e cogliere i colori e le forme nate spontaneamente da un cliente che mangia. Un piatto puo’ nascere da una macchia su una tovaglia. Tutto cio’ che ci circonda puo’ essere motivo d’ ispirazione nel nostro lavoro.

Qual è la morale di questo suo percorso di vita?

Io amo il mio lavoro perche’ anche i limoni possono cambiare una vita ed insegnarti che le tue emozioni e stati d’ animo, anche i più negativi, possono essere trasformati in maniera positiva su una cornice chiamata piatto, rendendo la vita un’opera d’arte.

Alessandra Verzera

 

Photo: Copyright di Cristian Gadau

Alex Mangano: ” forse dirò addio alla Sicilia e porterò la mia cucina all’estero””.

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alex manganoAlex Mangano, il suo nuovo locale, tanto atteso, tanto apprezzato, non c’è già più. Colpa della crisi anche in questo caso?

Assolutamente no, la causa è strutturale ed ha reso gli ambienti di cucina con aria insalubre creando delle condizioni
igienico sanitarie non adatte alla somministrazione di cibi e bevande .
Quindi il 24 dicembre scorso  decisi di fermare  l’attività prima che accadesse il peggio. Una scelta drammatica e coraggiosa che ho fatto e rifarei perché ambiente ,salute e igiene sono elementi fondamentali per la ristorazione.

Casale Rocco prendeva il posto di Sovarita ed è stato in gestazione per mesi, fino al giorno dell’inaugurazione, lo scorso ottobre: come aveva risposto il pubblico dei suoi affezionati clienti?

alex mangano piatto2Molto bene ,sin da subito abbiamo avuto un caloroso pubblico che ha premiato il nostro progetto innovativo : la lievitazione naturale degli impasti ,le paste fresche ,le carni ed il pesce sempre fresco ,il tutto con cortesia e l’accoglienza curata nei minimi particolari ed i prezzi alla portata di tutti .

Una chiusura repentina e forse anche non prevista, visto che erano già stati pubblicati i menù delle feste: perché’ la situazione è precipitata all’improvviso?

Assolutamente si. Diciamo che è stato un crescendo ed i problemi si sono amplificati visto che lavoravo bene ed il locale si è trovato sotto pressione, ed ho dovuto cancellare tutte le prenotazioni che dal Natale all’ Epifania erano già tantissime. Mi spiace soprattutto per i miei clienti, i miei collaboratori e la mia famiglia:  abbiamo passato un Natale tristissimo; non lo auguro veramente a nessuno.

alex manhano piatto6Cosa si mangiava di buono al Casale?

I nostri clienti adoravano tutte le nostre portate.  Le più gettonate erano le Fettuccine nere Del Casale ,l’antico Cudduruni siciliano ,la Pizza del Casale ,il Cannolo di Mozzarella in Carrozza , la Cassata Monacata con Crema di Loto o la Zuppa di kaki, che hanno avuto veramente un grande successo .

Alex Mangano uomo ed Alex Mangano Chef: quale dei due ha perso di più in questa operazione?

Sicuramente Alex Mangano come amministratore unico della società, che dovrà portare a termine le scelte della seria posizione intrapresa.

alex mangano piatto4E adesso cosa ne sarà di Casale Rocco?

Casale rocco è ,e resta ,un posto meraviglioso ,dove i siciliani potranno continuare a godere di meravigliosi paesaggi. Certo non ci sarà più una cucina firmata Alex Mangano, perchè nel frattempo che si risolveranno i problemi emersi ,io sarò sicuramente altrove a creare ed innovare sempre la mia cucina per cercare di soddisfare sempre al meglio il commensale .

alex mangano7Non per farle i conti in tasca ma, avendo seguito le fasi della ristrutturazione e della nascita del Casale, la domanda è più che naturale: come farà a recuperare le ingenti somme investite nella struttura?

Sicuramente mi rimboccherò le maniche come ho sempre fatto in vita mia , e contestualmente mi affiderò alla giustizia ed al serio lavoro degli avvocati e degli ingegneri. Credo molto nella giustizia e sono sicuro di avere fatto la cosa giusta.

Cosa c’è nell’immediato futuro e nei progetti di Alex Mangano?

Il rientro immediato in cucina , nel mio habitat naturale dove potrò nuovamente tornare a creare e divertirmi , e fortunatamente ho diverse proposte da valutare anche se le più interessanti sono all’estero.Non so ancora se andrò in Russia con l’amico e Maestro Nino Graziano o in America verso nuovi orizzonti .

alex mangano2“Chi si ferma è perduto”: quanto la rappresenta oggi questo aforisma?

Tantissimo. Ripartire dopo una caduta del genere sarà dura ,ma sono sicuro di riuscirci perché quando accanto ti ritrovi sempre e comunque persone che credono in te e soprattutto la famiglia ,hai tutta la forza ed il coraggio che ti servono per ripartire più forti di prima e per puntare sempre ad obiettivi grandi e a traguardi importanti.
Sicuramente sentirete ancora parlare molto del vostro “Cheffone” .

Alessandra Verzera

I Cuochi Etnei raccontano le tante proposte per i “Buffet Moderni”

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IMG_1030Oltre cinquecento partecipanti, un totale di trenta ricette e una full immersion di due giorni tra le affascinanti proposte dei buffet. L’Associazione Provinciale Cuochi Etnei, guidata dal presidente Seby Sorbello, con la Federazione Italiana Cuochi ha inaugurato con questi ingredienti il nuovo anno appena entrato, proponendo ai propri iscritti ed anche ai soci delle altre otto province siciliane il Corso di formazione e aggiornamento sul tema: “Buffet Moderni”. Il corso, svoltosi nei locali dell’Esperia Palace Hotel di Zafferana Etnea martedì 20 e mercoledì 21 gennaio, è stato tenuto da un docente d’eccezione: lo chef Michele D’Agostino, direttore dell’Ateneo della Cucina Italiana, l’ente della F.I.C. che si occupa di formazione e aggiornamento.
IMG_1014Anche quest’anno – ha detto Seby Sorbello ad apertura della due giorni – stiamo proponendo a tutti gli associati, etnei e non solo, un calendario davvero ricco di incontri e approfondimenti, perché da sempre crediamo che il mestiere di cuoco sia soprattutto studio e continuo aggiornamento, per poi tradurre in esperienza tutto ciò che si apprende”.
Al corso di Zafferana, infatti, erano presenti anche numerosi alunni degli istituti alberghieri: “Eredia” e “Wojtyla” di Catania, ma anche da Giarre, Nicolosi, Lentini, Enna, Caltanissetta, Messina.
IMG_0959Oggi – ha spiegato Michele D’Agostino prima di mettersi all’opera – sempre più i territori italiani si esprimono attraverso le tradizioni culinarie. Vi posso assicurare che viaggio spesso per tenere anche corsi all’estero e l’Italia è il primo paese più apprezzato in termini gastronomici”.
IMG_0962Da qui la due giorni in cui il direttore D’Agostino ha proposto tante tipologie di cottura, varie tecnologie in cucina, cotture salutistiche a bassa temperatura e ricette realizzate con carne, pesce e vegetali, per tante proposte di buffet di prestigio, freddi e caldi.
Tortino di salmone norvegese, zucchine e ricotta; Galantina di lonzino di suino con verdure; Ricotta cotta in forma farcita con ciambotta di verdure e salsa del casaro; Terrina di coniglio e maiale; Terrina di capriolo ai funghi di bosco e semi di pistacchio in pasta brisè.Sono state solo alcune delle ricette proposte e realizzate.
Un intervento molto apprezzato dagli iscritti al corso, mentre lo stesso chef D’Agostino si è congratulato con la numerosa e vivace realtà dei cuochi etnei e siciliani.

La Manna: il miracolo del cielo. E di Castelbuono.

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manna grande Il termine “manna” evoca immagini bibliche. Pallide gocce sospese, una rugiada miracolosa con la quale Dio nutrì il popolo di Israele. Cosa realmente fosse quella manna o quali nutrienti contenesse forse non lo sapremo mai, ma sappiamo che un albero particolare del genere Fraxinus, appartenente alla famiglia delle Oleaceae, coltivato sin dall’antichità sulle Madonie nel territorio di Castelbuono e Pollina, produce una linfa ricca di zuccheri semplici che, essiccata con una procedura tradizionale viene immessa sul mercato col nome di manna. La “nostra” manna dunque, una rara specialità.
manna2Che la manna abbia effetti benefici è noto dall’antichità e, nel tempo, le sue proprietà sono state sfruttate nell’industria dolciaria e farmaceutica. Il suo particolare contenuto in zuccheri ne fa un dolcificante a basso indice glicemico, mentre i blandi effetti lassativi, l’attività protettiva e lenitiva per la pelle, l’azione sedativa per la tosse sono alla base di preparazioni cosmetiche e fitofarmaceutiche. A dispetto delle tante proprietà, tuttavia, studi che abbiano affrontato sulla base scientifica aspetti biochimico-molecolari alla base delle azioni della manna sono – o almeno fino a poco tempo fa erano – inesistenti.
Una mancanza che è senz’altro critica e limitante al potenziale sviluppo economico di un prodotto unico, che potrebbe essere a buon diritto collocato fra i prodotti alimentari funzionali. mannaUna mancanza alla quale, grazie all’entusiasmo di un giovane ricercatore con Castelbuono nel cuore e sulla carta di identità (Alessandro Attanzio, a sinistra nella foto – ndr), l’Università di Palermo sta cercando di porre rimedio.
Presso il laboratorio di Biochimica nel quale lavorano i docenti che fanno parte dei corsi di Laurea Magistrale in Farmacia e Chimica e Tecnologie Farmaceutiche si è recentemente affrontato uno studio sistematico atto a fornire dettagli sui costituenti bioattivi della manna.
I benefici per la salute sono stati fin qui considerati dipendere dalla presenza di mannitolo, una molecola osmoticamente attiva cui la manna deve la capacità lassativa, ma anche nota per essere un riducente capace di agire da trappola di particolari radicali.
manna1La manna tuttavia è fonte di molte altre molecole attive, fitochimici capaci di agire da riducenti/antiossidanti e pertanto di condizionare l’ambiente interno delle cellule e mantenere una condizione essenziale per tutte le funzioni cellulari, quella che si chiama omeostasi redox.
Gli studi fin qui condotti, e già presentati al Congresso dell’International Society for Nutraceuticals and Functional Foods svoltosi ad Istanbul dal 14 al 17 Ottobre scorso, hanno messo in evidenza che estratti di manna sono in grado di agire da riducenti e radical svavengers (spazzini di radicali), sia in soluzioni chimiche che in cellule sottoposte alla azione ossidante di vari composti, e dimostrano una capacità protettiva dello stesso ordine di grandezza del principale antiossidante biologico, la vitamina E.
Curiosamente, il mannitolo puro non ha l’effetto dell’estratto indicando che, o il mannitolo non è responsabile degli effetti antiossidanti della manna, o che comunque l’insieme “mannitolo più altri fitochimici” risulta necessario per l’azione. Ancora più interessante appare il fatto che l’estratto di manna abbia mostrato potenti azioni anti-infiammatorie su cellule dell’epitelio intestinale, se si considera l’importanza che le reazioni infiammatorie hanno nello sviluppo di patologie intestinali comprese vari forme di cancro.
MannaSicilia1La strada è lunga, ovviamente, ma l’inizio è più che promettente. Ci sono buoni motivi per studiare l’azione della manna su altre cellule normali, per esempio i fibroblasti della cute sottoposti ai raggi UV, o investigare il potenziale anti-proliferativo in cellule trasformate che hanno perso il controllo dell’omeostasi redox. Ed è quanto si sta per fare o si sta già facendo.
La manna è antica ma può diventare il centro di un interesse tutto nuovo, rivolto da un lato a potenziarne e migliorarne la produzione, dall’altro a metterne in luce e sfruttarne i benefici. Oggi come mai prima i prodotti di origine vegetale sono riconosciuti come un’arma importante per prevenire malattie degenerative e mantenere il benessere individuale anche in tarda età. La manna ed i suoi derivati possono sicuramente aiutarci.

 

Foto: web

Editoriale. Arancino all’uovo sodo ad Expo 2015? No, grazie.

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arancina-400x215La notizia è di queste ore e sta facendo il giro dei giornali, specializzati e non,  dei blog, dei gruppi sui social. Su twitter è un cinguettìo costante ed infastidito, a giusta ragione. A Milano, ad Expo 2015 andrà l’arancina palermitana: ma profondamente ed orrendamente sfigurata da un “arancino” ripieno di uovo sodo. Questa variante, va detto, esiste in alcune parti della Sicilia orientale, ma non è certamente nè la più conosciuta, nè la più classica nè tantomeno la più apprezzata: e l’orribile foto che accompagna la descrizione di questo ” stupro gastronomico” è francamente abominevole dato che il cesto contiene anche un’arancina visibilmente bruciata, in netto contrasto di colore con il resto delle sue sorelle ( pardon, fratelli: questi sono arancini maschi!) . Nulla a che vedere con la succulenta “arancina accarne” per la quale Palermo è famosa e che ha a sua volta reso famosa l’arancina.

arancineA quale santo rivolgerci affinchè non venga malmenato in giro per il mondo un prodotto dello stree food palermitano tra i più conosciuti ed apprezzati? Dario Cartabellotta potrà salvarci dallo scempio che si sta per consumare dinnanzi a centinaia di migliaia di siciliani impotenti? Legittimo dubitarne, ma doveroso sperarci.

Francamente, da palermitana da oltre mezzo secolo, e da sempiterna consumatrice di arancine, mai nella mia vita ne ho vista una con il ripieno di uovo sodo: neppure tra gli scaffali di un brand ormai famoso a Palermo che pubblicizza mille gusti di arancina. Tra i loro mille gusti, quella con l’uovo non è neanche contemplata. Mai, neppure nei più scalcinati autogrill delle tangenziali di quell’altra parte di Sicilia.

arancina fimminaOra, non è per presunzione e non è neanche per becero campanilismo, e dunque non mi addentrerò in angusti meandri storici per dimostrare l’origine panormita della palla di riso: ma rimane certo un fatto. Che piaccia o no, Palermo è il capoluogo di Regione. E siccome l’arancina è sicuramente siciliana, il campione rappresentativo da presentare al mondo avrebbe dovuto essere valutato a Palermo: dove i signori di Expo non avrebbero trovato una sola “o” finale nè tantomeno tracce di uova.

Che dire? Ben poco, sostanzialmente . Solo che, da palermitana ancor prima che da giornalista enogastronomica, considero vergognoso lo stravolgimento e lo snaturamento di uno dei cavalli di battaglia della tradizione rosticcera palermitana e portabadiera del cibo da strada, per il quale Palermo è al quinto posto in classifica mondiale.

Alla faccia dell’arancino, dell’uovo sodo, della protervia di alcuni, della presunzione di altri e dell’ignoranza dei più.

 

Alessandra Verzera

Foto: blogsicilia.it

 

 

Dalla Puglia alla California, solo andata: nasce così “Giancarlos”, ristorante italiano a Morro Bay

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giancarlo cucumo grandeMorro Bay è un luogo incantevole e suggestivo, le cui acque ospitano balene ed orche, duelli sanguinari ma anche una pace ed una quiete surreali. Splendidi tramonti, dall’altra parte del mondo, così lontana ma così vicina. In questo luogo quasi da film, lo chef pugliese Giancarlo Cucumo ha scelto di aprire il proprio locale: che porta il suo nome, come tantissimi ristoranti italiani in USA. La sua cucina è un mix di tradizione e di rivisitazione, con un tocco in più.

giancarlo cucumo3Giancarlo Cucumo, quando ha deciso di lasciare la Puglia per trasferirsi in California?

Ho incominciato la scuola alberghiera di stato A.Perotti ,a Bari nel 1981.
Dopo essermi qualificato come addetto ai servizi alberghieri di cucina ho incominciato a viaggiare  in diversi luoghi e citta’ fuori dall italia per  apprendere nuove lingue, culture e cibi diversi. Infatti nel 86-87 ero in australia, a Melbourne. Nel 1988 mi sono trasferito negli Stati Uniti. San francisco e’ stata la mia prima meta : una citta’ piena di turismo proveniente da ogni  parte del mondo.

giancarlo cucumo4La cucina pugliese è ricca, saporita e fantasiosa: quanto della sua terra ha portato in America?

La cucina pugliese si caratterizza soprattutto per il rilievo dato dalla materia prima,sia di terra che di mare.Per fortuna qui in California si trovano tutte le verdure di stagione e tutti i prodotti del mare, quindi non e ‘ stato un problema integrarsi e far il mio lavoro da chef  praticamente quasi come a casa.

giancarlo cucumo1Chi sono i suoi clienti? I giovani americani apprezzano ancora la cucina italiana?

I giovani apprezzano la cucina italiana fantasiosa, mentre i clienti più maturi apprezzano i piatti conosciuti , i piatti tipici ormai divenuti internazionali come la lasagna , i manicotti e gli spaghetti. 

I suoi piatti forti che i calforniani preferiscono?

I piatti  forti sono tutti a base di pesce,anche perche’ il ristorante si trova in un piccolo paese che si chiama Morro bay, che è un borgo di pescatori ,balneare e turistico.  Anche se i miei  piatti preferiti  sono le Orecchiette alle cie di rapa o le Orecchiette con braciole di carne, piatti molto conosciuti nel mio ristorante ed apprezzati  da molti clienti.

giancarlo cucumo2La materia prima, fondamentalmente pesce: rimane soddisfatto di ciò che ofre il mercato americano?

Si sono molto soddisfatto di quello che offre il mare qui in California anche se molti prodotti vengono importati dal Sud America. Solo un rimpianto  particolare che ho dell Adriatico e’ che i prodotti hanno una particolare caratteristica che li distingue,in conseguenza della particolare pastura che si rinviene lungo le sue coste,e dalle polle di acqua dolce che si versano  in mare, e che servono ad attutire il salmastro,senza però alterare  il profumo.Per finire i prodotti di mare del pacifico non hanno gli stessi  sapori dei prodotti dell’ Adriatico, quindi sta allo chef aggiungere gli ingredienti per finalizzare ad esaltare i sapori dei piatti del pesce.  

 

Vuole regalare ai nostri lettori una ricetta speciale?

Un piatto speciale e’ una  Zuppa Di Pesce chiamata qui “Cioppino ” , in stile San Francisco. E’ un piatto a base di pesce e molluschi, e qui di seguito i lettori troveranno ingredienti e procedimento.

cioppino2Ingredienti
STUFATO BASE
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
Cipolla 1 1/2 tazza a fette
2 cucchiai di aglio tritato
Sale Kosher e pepe macinato al momento
1/4 di tazza di pomodoro
1 bicchiere di vino bianco secco
2 1/2 libbre ( circa 1 chilo e 150 grammi, nda) di pomodoro, pelato, privato dei semi e tritato
1 peperone rosso, tagliato a  dadini
2 cucchiai di foglie di prezzemolo a foglia piatta tritato
1 cucchiaio di foglie di timo tritato fresco
1 foglia di alloro
3 tazze brodo di pesce o 1 tazza di brodo di vongole imbottigliato mescolato con 2 tazze di brodo di pollo
1/4 tazza di julienne di basilico fresco foglie
Cioppino3FRUTTI DI MARE
12 piccole vongole collo
1 granchio Dungeness cotto, tagliato a pezzi grossi, o 2 chele di granchio dell’ Alaska
12 cozze
1 libbra ( circa 450 grammi, nda) di gamberetti
1/2 libbra ( circa 220 grammi, nda)  di calamari puliti , tagliati ad anelli, con i loro tentacoli cubettati
Capesante 1/2 libbra ( 220 grammi circa, nda)  tagliati, o altra  carne di pesce, come l’halibut, tagliata a dadini  di circa  2 centimetri.
cioppino4Indicazioni
Effettuare la base stufato. Scaldare una grande pentola da stufato o forno olandese a fuoco medio con l’olio d’oliva. Aggiungere le cipolle e soffriggere finché sono tenere, per circa 5 minuti. Aggiungere l’aglio, condire con sale e pepe, e cuocere 2 minuti in più. Mescolare il concentrato di pomodoro e cuocere per 1 minuto. Aggiungere il vino, e utilizzare un cucchiaio di legno per racimolare qualsiasi residuo di soffritto dalle pareti della pentola. Fare sobbollire  il vino fino a ridurlo di circa la metà. Aggiungere  pomodori, peperoni, prezzemolo, timo e alloro e cuocere per 5 minuti. Aggiungere il brodo e portare ad  ebollizione, quindi regolare il calore per mantenere un fuoco lento. Cuocere la base, con un coperchio leggermente socchiuso, per 30 minuti. Questa base può essere preparata in anticipo anche un giorno o può essere anche congelata per un mese.
Terminare il Cioppino.
Portare la base a bollore. Aggiungere il basilico e le vongole  e cuocere coperto, a fuoco vivo, per 5 minuti, o fino a quando  le vongole si saranno aperte. Aggiungere il granchio e cuocere per 1 minuto. Aggiungere cozze, gamberi, calamari e capesante. Continuare nella cottura mescolando spesso, fino a quando le cozze si saranno aperte. Servire in grandi ciotole riscaldate con abbondanza di crostini di pane

Progetti futuri?

Il mio progetto futuro e’ aprire un altro ristorante sempre qui negli stati uniti, in  California,  e magari  riuscire a portare qualche chef di cucina dall’ Italia con nuove idee e fantasia  e molto preparato nella cucina a base di pesce.

 

Alessandra Verzera

Foto: web

In Umbria la quarta edizione dei corsi dell’ Institute of Masters of Wine

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master of wineSarà l’Umbria ad ospitare la 4^ edizione dei corsi dell’Institute of Masters of Wine (IMW), l’accademia londinese impegnata da oltre 60 anni a formare i più influenti e qualificati esperti del settore in tutto il mondo. Dal 6 all’8 marzo, il wine resort delle cantine Lungarotti ‘Le Tre Vaselle’ (Torgiano – PG, via Garibaldi 48) diventerà il centro della formazione internazionale sul vino. Due i livelli delle lezioni in calendario a cui è possibile iscriversi: introductory per chi aspira a diventare Master of the Wine e intermediate per quegli operatori che dal 2012 (anno del debutto dei corsi MW in Italia) hanno frequentato il corso o, avendo già superato l’ammissione, stanno perseguendo l’obiettivo di acquisire il titolo.
La formazione promossa dall’Istituto è tra le più complete e selettive a livello internazionale. Su 88 partecipanti alle tre edizioni italiane precedenti, solo 19 hanno superato l’esame di ammissione agli studi e, di questi, 16 stanno proseguendo il percorso.
Le masterclass si rivolgono a professionisti con almeno 5 anni di esperienza in ambito vitivinicolo o in possesso di una qualifica di settore (es. diploma o certificazione di sommelier, laurea in enologia, viticoltura o wine business e simili), e devono avere una buona padronanza della lingua inglese.
Il corso internazionale è il risultato della collaborazione tra l’Institute of Masters of Wine (IMW), l’accademia londinese (322 membri selezionati in tutto il mondo, capaci di orientare i consumi e le vendite) e l’Istituto Grandi Marchi, l’associazione che riunisce le 19 cantine icona dell’enologia tricolore nel mondo e dal 2009 unica compagine italiana major supporter dell’autorevole organizzazione inglese.

Antiossidanti del cibo, meglio degli integratori

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Orange juice splashing isolated on whiteIntegratori, pastiglie e beveroni sono spesso sopravvalutati. Gli antiossidanti, che contengono sono infatti presenti in molti alimenti naturali, come i succhi di frutta, prima di tutto quello d’arancia, ma anche nel cacao e nell’olio extra vergine d’oliva, che invece sono eccessivamente sottovalutati.
Lo dice uno studio dell’Università di Granada, che afferma che le proprietà di questi cibi andrebbero moltiplicate per dieci. La capacità antiossidante delle tabelle in uso a dietologi e autorità sanitarie andrebbero dunque riviste.
cacaoPer esempio spesso non è considerata l’attività della frazione solida dei cibi, come la fibra, e poi non è sufficientemente tenuto in conto quello che succede nel nostro intestino dove certi cibi subiscono una fermentazione che permette di estrarre una maggior quantità di antiossidanti.
Il team iberico ha così creato un modello, denominato “risposta antiossidante globale”, basato su una simulazione in vitro della digestione gastrointestinale. Applicando il nuovo metodo al succo d’arancia, per esempio, il valore della capacità antiossidante è arrivato a 23, contro i 2,3 misurati con il metodo standard.
Con questo nuovo sistema sarà anche possibile riclassificare i cibi in ragione delle loro condizioni naturali e di stoccaggio, che condizionano sensibilmente la capacità del nostro corpo di elaborare e assorbire gli antiossidanti naturali in essi contenuti.

Foto: improntaunika.it e kleraderm.it