Il caseificio Spina Santa sorge in Contrada Nicosia , dove esiste dal 2006: da quando cioè la famiglia che ne è proprietaria si è spostata dalla vicina Capizzi a Nicosia, dove il pascolo è di migliore qualità. I tre soci sono due fratelli, Gaetano e Benedetto D’Angelo Pizzolo, e Calogero Gangitino , un cognato originario di Villadoro di Nicosia che si occupa prevalentemente della distribuzione e della commercializzazione dei prodotti. Prodotti che sono una gamma di formaggi di pecora che gli stessi titolari definiscono caserecci. “Noi siamo casari” – dice uno dei titolari – ” questo significa che non abbiamo le nostre pecore, ma che acquistiamo il latte dai migliori allevamenti e lo trasformiamo in prodotto caseario. Ci occupiamo di caseificazione e di rivendita di prodotto finito“.
E nella lista dei prodotti finiti figurano la ricotta, una serie di pecorini tra cui quello fresco e quello stagionato, ma anche quello pepato ed aromatizzato. Poi anche provole, tuma e ricotta infornata in forni a legna. L’azienda ha la capacità di lavorare e trasformare circa 2000 litri di latte al giorno, tutti provenienti da allevamenti locali con una resa di tuma pari a circa 270 chili. L’intero impianto è gestito esclusivamente dai tre soci con l’ausilio, in periodo di maggiore produzione, di alcuni lavoratori stagionali. Il loro mercato al momento riguarda le zone dell’ennese ed alcune aree di Catania e Messina, mentre all’estero il prodotto è reperibile in Germania ed in Romania.
Ma i tre soci hanno idee di espansione in tempi brevi, forti di un’azienda in perfetta efficienza e con caratteristiche che la rendono idonea alla trasformazione di quantitativi di latte anche di molto superiori a quelli lavorati attualmente. Una degustazione di questi formaggi racconta molto sulla fecondità di certi pascoli, che si perdono a vista d’occhio e che si trovano ai piedi dell’azienda che, di suo, è allocata su una collinetta dalla quale si gode un panorama meraviglioso di campagna curata e produttiva e dove l’aria è dolce e frizzante.
La ricotta di pecora di questa azienda, che ho gustato ancora calda, merita una menzione particolare per quello che è il mio gusto: pastosa, di buona corposità e di sapidità gradevole, rilascia un gusto in coda che ricorda parecchio il pistacchio ma – ripensando bene anche al fatto che Nicosia non è zona di pistacchi – ne deduco che quel sentore è probabilmente derivante da un blend di pascoli le cui essenze sono fortemente presenti nel latte degli ovini. Ovviamente questo specifico e particolare gusto potrebbe variare con il variare del pascolo e delle stagioni, dato che non è ottenuto artificialmente.
Ma questa ricotta, ideale per la preparazione di dolci, è perfetta anche per preparazioni sapide o consumata da sola, magari con un filo di miele di castagno che ne esalti le caratteristiche. Il sentore erbaceo si perde nella ricotta infornata nei forni a legna: che svela però un’altra sorpresa. Oltre a caratteristiche di delicata morbidezza e di sapidità più decisa rispetto al fresco, anche in questo caso si affaccia discreto un retrogusto amabile, questa volta di affumicatura, estremamente gradevole, conferito dalle braci. Un bel prodotto, soddisfacen
te, a cui abbinerei un calice di bianco morbido, o di medio corpo, fresco ad una temperatura di servizio non al di sotto nè al di sopra dei 10°. Idealmente un Gewurtztraminer o un Grecanico di Sicilia, come il Mandrarossa, o un Grillo Terre dell’ Etna. Tra i formaggi a pasta semidura ho particolarmente apprezzato il pecorino fresco: ma questo è dovuto essenzialmente al fatto che la mia preferenza va senza ombra di dubbio ai formaggi in purezza, in cui siano immediatamente percepibili il latte e la quota grassa. A provola e pecorino, in particolare allo stagionato, abbinerei un rosso di carattere come un Cerasuolo di Vittoria, o un Etna Rosso. Eventualmente anche un ottimo Syrah Alessandro di Camporeale; per me uno dei migliori. La mia visita al caseificio si conclude con un episodio anacronistico: la richiesta del sito web aziendale.
La risposta è disarmante e regala esattamente l’idea del passo lento che si ha la possibilità di mantenere in questi luoghi incantevoli carichi di profumi e privi di ogni rumore: ” Un sito dovremmo averlo…ma credo sia scaduto” – spiega divertito il titolare. E non mente e non scherza: il sito lo hanno lasciato scadere. Me ne stupisco, e ricevo la più ovvia delle spiegazioni: “ Ma vede dove siamo? Qua per alcuni versi il tempo è fermo a decenni
fa, e credo sia un bene. Non mi posso preoccupare di controllare siti, gestire le mail, fare crescere i social.. Io vado per campi, mi godo la natura, mi immergo nel silenzio. Questo mi piace e a malapena ho un cellulare“. Il ragionamento, incastonato tra macchie di ginestra, colline e cavalli liberi, non fa una grinza: anzi, è ineccepibile. Me ne vado con la promessa che il sito web sarà riattivato, anche perchè è indispensabile alla crescita commerciale: ma qualcosa mi dice che non accadrà tanto presto. Nel frattempo però, per ogni tipo di informazione ed anche eventualmente per ordinare dei prodotti, almeno a malapena esiste un cellulare…
Alessandra Verzera
Al momento l’azienda può essere contattata tramite i social: https://www.facebook.com/Caseificio-Spina-Santa-305740512953903/
o per telefono al 333/1215474 –
Email: caseificiospinasanta@tiscali.it



è stato il pioniere che circa 13 anni fa ha introdotto le bufale in territorio nicosiano, sviluppando e consolidando la propria esperienza insieme ad altre aziende tutt’ora operanti, arrivando al cuore del gusto dei nicosiani. Ma, soprattutto, portando avanti una scommessa aperta co














una dose moderata di zucchero che evita che il dolce diventi stucchevole, che si venga assaliti dalla sete e che il palato ne risulti impastoiato. Felice inventa la Torta Caprice circa otto anni fa, quando pensa di offrire soprattutto agli sposi una torta un po’ diversa dal solito: bianca si, ma diversa e particolare. “Caprice ha avuto molto successo” – dice con orgoglio il pasticcere – ” e naturalmente negli anni è stata in qualche modo copiata. Ma nessuna delle copie assomiglia all’originale. In fondo si tratta di un dolce a base di panna fresca. Sono due mousse adagiate su un croccante di riso ed alternate a strati di Pan di Spagna.Quella classica adatta alle cerimonie è bianca, ma esistono altre versioni tra cui quella al cioccolato e quella al pistacchio. 




















































