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Il caso. Bar Mazzara: cronaca di una fine annunciata.

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mazzara 005Sui loro volti si legge inequivocabilmente la fine. Sono i volti dei dipendenti del Bar Mazzara, ormai da diversi giorni in presidio permanente davanti alle saracinesche chiuse di quello che è stato il loro posto di lavoro. La fine che si legge in quagli sguardi ha età diverse: per i dipendenti più giovani quelle saracinesche chiuse sono la fine della speranza di un posto di lavoro. Per i loro colleghi più anziani, che hanno trascorso dietro quei banconi più della metà della loro vita, la fine è quella di un miraggio: la pensione ed un meritato riposo. Sono li, con le mogli, le fidanzate. Sono li con i loro rappresentanti sindacali della Filcams, la sigla di categoria della CGIL . Uno di loro si ricorda e mi dice ” le ho servito diversi caffè, vero signora?”. Faccio fatica a mettere a fuoco, ma alla fine mi ricordo anch’io: senza l’uniforme è difficile riconoscere queste persone. Come fossero entità, come non fossero umani, come fossero scontati.

mazzara 002Come se dietro a quelle uniformi non ci fossero mai stati gli uomini, le persone, le anime, ma solo attenti banconisti a macchiare il caffè, o ad allungarlo o a restringerlo. Così, più o meno,loro  si sentono oggi ; entità. Traditi da qualcuno per cui hanno lavorato per oltre un trentennio e con l’ultimo stipendio percepito distribuendo gli incassi di aprile. Poi? Il buio e le incertezze.

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“Dopo le dimissioni dell’Assessore Di Marco non abbiamo più neanche un interlocutore al Comune che si prenda a cuore la nostra situazione ” – dice Vincenzo Chifari . Gli fa eco Rosario Dragotta: ” Con il sindaco   Orlando abbiamo potuto parlare sol perchè lo abbiamo incontrato per caso, ma non siamo mai stati ricevuti “.

 

mazzara 001Rende molto tristi pensare che, quella che per i palermitani è solo l’ennesima chiusura di un’attività commerciale, per ben 32 famiglie sia invece un vero e proprio dramma.

Ma cosa c’è nel futuro di queste persone?

“Volendo tralasciare tredicesime, ferie e quant’altro, ci aspetteremmo almeno il tfr, che ammonta complessivamente grossomodo ad un milione di euro: ma dove li andranno mai a trovare questi soldi?” – si chiedono i due rappresentanti sindacali che abbiamo sentito – ” Ci hanno buttati in mezzo ad una strada praticamente dall’oggi al domani, anche se si sapeva che sarebbe andata a finire così. Vedrà, fra qualche mese la società cambierà nome, il locale riaprirà e sarà pieno di nuovo personale. Colpo di spugna e si ricomincia. E noi? Non interessiamo a nessuno.Come può uno Stato permettere una cosa simile? ”

Chiedo da cosa nascano i problemi del Bar Mazzara:

mazzara 004“La crisi ha avuto un ruolo marginale” – dicono sempre i portavoce dei lavoratori – ” perchè questo era ormai di fatto l’unico bar nel centro bello di Palermo, ed ha sempre lavorato. Oltretutto la gestione è anche proprietaria dell’immobile oltre che di tantissime altri immobili che, vista la mal parata, sono stati furbescamente intestati a terzi. Dietro a questa chiusura ci sono investimenti sbagliati interessi personali. E ora, con un capitale sociale dichiarato di 50.000 euro, mi dice che cosa potremo rivendicare per continuare a dar da mangiare ai nostri figli e alle nostre mogli? Nulla. Solo la disperazione. Loro hanno attaccato un cartello che parla di chiusura a causa dello sciopero del personale, ma la storia è risaputa ed è molto diversa: siamo stati licenziati perchè il locale doveva chiudere”.

mazzara 008Beffardo: sembra che da quel locale siano scappati tutti all’improvviso. Dall’esterno infatti siamo riusciti, sia pure con difficoltà,  a fotografare attraverso un vetro un bancone colmo di pasticceria e di biscotti. Senza voler scivolare più di tanto nel sentimentalismo o nel pietismo, esistono a Palermo centinaia – se non migliaia – di persone che quei dolci non li hanno mai visti nè tantomeno assaggiati. Di questi tempi questo genere di spreco, a fronte di lavoratori disperati e tenacemente  attaccati ai loro diritti anche sotto un sole cocente, da ancora più fastidio.

Tristemente, oltre a stringere loro la mano e ad augurare il meglio per il futuro, non c’è molto altro da dire a questi lavoratori che rivendicano un sacrosanto diritto che è quello di poter continuare ad assolvere agli impegni economici familiari e che per fare ciò chiedono aiuto a chi ha il potere di intervenire, e cioè al Comune di Palermo,e a farsi garante dei diritti dei lavoratori.

A questa richiesta ci associamo con forza, come giornale e come palermitani  affinchè queste persone, che tra mille volti e migliaia di caffè serviti,  ricordano il volto di una giornalista passata per caso, non debbano continuare a vivere solo di ricordi: di quando il lavoro era amato, ed il pane era buono.

Alessandra Verzera

Italcheck: un certificato ed un QR code salveranno il Made in Italy dalla contraffazione.

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cibusDebutta oggi a Cibus la certificazione di Italcheck, sistema brevettato che permette ad aziende e consumatori di tracciare la filiera del Made in Italy e di certificare i prodotti realmente realizzati in Italia.
Presentato nello stand del RINA, società di certificazione internazionale (Pad. 7, Stand B37), Italcheck è un sistema innovativo in grado di verificare l’autenticità di un prodotto preservandone l’identità. Nasce, da un’idea dell’imprenditore torinese Marco Masselli, per supportare il Made in Italy, tutelando sia i produttori attivi sul territorio italiano sia i consumatori di tutto il mondo che scelgono di investire in un prodotto italiano al 100%.
Le aziende interessate a tutelare e promuovere la propria produzione attraverso la certificazione Italcheck e la piattaforma di tracciabilità vengono accreditate in seguito ad un audit in grado di verificare che tutte le fasi di produzione siano corrispondenti ai disciplinari di accreditamento Italcheck. In caso di un riscontro positivo l’azienda viene inserita nel database dei produttori accreditati Italcheck.
rinaI controlli di conformità ai parametri sono effettuati da un Ente terzo per assicurare l’assoluta oggettività delle valutazioni: in questa fase Italcheck si avvale del supporto di Agroqualità S.p.A., società di certificazione specializzata nel settore agroalimentare, controllata dal RINA Services S.p.A. e dal sistema Sistema Camerale Italiano e attiva sull’intero territorio nazionale, che contribuisce al progetto Italcheck mettendo a disposizione le proprie competenze nel campo della tracciabilità e della certificazione food e non food fornendo garanzie circa la corrispondenza tra la promessa e la reale offerta.
Ottenuto l’accreditamento, l’azienda può associare i suoi prodotti al marchio Italcheck. Il bollino Italcheck autentica l’identità italiana dei prodotti. Ogni azienda accreditata potrà accompagnare i propri prodotti, oltre che con il bollino, anche con il codice di verifica IC-code e/o con un QR per rendere diretta la verifica o, a seconda del prodotto e delle necessità più specifiche, NFC, RFID. Inoltre il sistema può essere implementato con importanti servizi utili all’azienda quali tracciabilità, autenticazione e geolocalizzazione, per tenere sotto controllo eventuali contraffazioni, mercati paralleli e anomalie presenti.
La contraffazione del Made in Italy è un serio problema che danneggia i produttori e la nostra economia. Non solo la filiera del cibo, ma tutti i settori produttivi potranno usufruire con profitto di Italcheck, offrendo un importante (e immediato) strumento di controllo e verifica ai consumatori.
italcheckLa Smart Utility Italcheck si appoggia su una piattaforma digitale brevettata, fruibile in tutto il mondo, che collega l’utente direttamente nella sua lingua di riferimento (Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco, Portoghese, Cinese, Giapponese, Russo, Arabo) permettendo un controllo rapido ed efficace.
E’ possibile collegarsi al sito di Italcheck direttamente da qualsiasi smartphone, ipad e tablet o dal proprio pc, anche scaricando gratuitamente la WebApp Italcheck, per verificare in tempo reale se un prodotto in vendita è effettivamente al 100% italiano. Per ottenere maggiori informazioni sul prodotto stesso o contattare in tempo reale l’azienda, sarà sufficiente sfruttare il canale Italcheck per raggiungere la scheda informativa, il suo sito web ed i canali social.
La forza della collaborazione tra due realtà differenti come Enisus e Agroqualità si trova nella complementarietà delle conoscenze che ognuna può offrire e la capacità di elaborarle per il raggiungimento di questo risultato, un punto di incontro che, da una parte permette di tutelare il cliente nell’ambito del mercato, dall’altra permette all’azienda di porsi in un contesto internazionale differenziandosi dai competitors, fornendo la prova a 360° gradi della qualità della propria produzione italiana al 100%.
Made-in-italyLa contraffazione dei prodotti Made in Italy e l’Italian Sounding rappresentano gravi ostacoli all’espansione delle nostre imprese sul mercato italiano e mondiale, che sottraggono al PIL italiano milioni di euro ogni anno: il Made in Italy è un importante patrimonio sul quale investire per guardare al futuro. Italcheck nasce proprio per tutelare questo patrimonio ed aiutare le aziende a valorizzare la propria produzione. Per questo, parallelamente al sistema, è già partita un’attività di consulenza, tutela, valorizzazione, promozione e sviluppo commerciale all’estero delle aziende che hanno scelto Italcheck, con presenza a fiere, eventi, presentazioni, temporary show room all’estero.

Nivarata 2014, tra le novità un convegno storico sull’origine della granita e della gelateria siciliana artigianale

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nivarata logoNell’ambito della terza edizione della Nivarata, il festival della granita siciliana, venerdì 6 giugno alle ore 11.00 presso il nuovo Angolo di Paradiso, all’interno della Villa Belvedere di Acireale, si terrà il convegno storico “Neviere e Nevaroli di Sicilia” .
L’incontro, che vedrà la presenza ad Acireale dei maggiori studiosi della materia, servirà a fare il punto sullo stato della ricerca e ad avviare una riflessione e un confronto tra prassi e culture della neve in uso nelle varie parti dell’isola, dalle Madonie all’Etna, passando per i Monti Iblei.
In particolare, il convegno intende analizzare le radici storiche comuni di un’attività economica che ha dato origine alla gelateria artigianale siciliana e che fu largamente diffusa nell’isola finché l’avvento della produzione industriale del ghiaccio tra Otto e Novecento non ne determinò l’oblio e la scomparsa.
I progressi della chimica e dell’elettricità, infatti, resero obsoleti i modi e i luoghi di produzione di una protoindustria che riforniva le città di un genere tanto effimero quanto indispensabile come il ghiaccio, utilizzato per preparare unguenti e medicinali, come antinfiammatorio per traumi e contusioni, ma anche per conservare più a lungo i cibi, per rinfrescare le bevande e per preparare granite e sorbetti.
nivarataOggi, grazie al lavoro di alcuni storici e documentaristi che hanno esplorato gli archivi e interrogato le fonti orali, sono note le tecniche di costruzione e coibentazione delle neviere, le modalità di raccolta della neve, la sua sistemazione nelle cisterne di roccia, l’estrazione dei blocchi di ghiaccio, gli accorgimenti per rallentarne la fusione durante il trasporto, i dazi e le leggi che ne disciplinavano la vendita nelle città, gli usi alimentari e terapeutici, le ricette per la preparazione di granite e sorbetti, i percorsi di ascesa sociale degli imprenditori della neve, i nomi di sorbettieri e gelatieri storici.
Da oltre un decennio, questi studi alimentano un crescente interesse turistico e culturale per percorsi naturalistici lungo i sentieri della neve, escursioni alla scoperta di luoghi dimenticati, itinerari e visite guidate nelle antiche neviere.
«Il convegno del 6 giugno – spiegano gli organizzatori della manifestazione – insieme alle altre iniziative culturali del festival, come la mostra storica della granita, intendono sottolineare le lunghe radici storiche e le stratificazioni di saperi, tradizioni e di civiltà che non a caso stanno alla base di un prodotto unico e di successo come la granita siciliana artigianale».

È di Mantova il vincitore di “Caseo Art – Premio all’eccellenza dell’arte lattiero-casearia”

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caseoÈ stato premiato giovedì 1 maggio il vincitore del concorso “Caseo Art – Premio all’eccellenza dell’arte lattiero-casearia”, organizzato da “Asso Casearia Pandino”, l’Associazione dei diplomati della scuola casearia (www.assocaseariapandino.it/), tenutosi sabato 15 e domenica 16 marzo 2014.
Nelle sale del castello si è proclamato il formaggio “migliore tra i migliori” che si è aggiudicato il “Trofeo San Lucio”.

Arrivato da Mantova – Carpaneta per l’esattezza – porta a casa il premio, Marco Zanazzi dell’ ERSAF della Regione Lombardia e si aggiudica lo scettro di miglior prodotto caseario con il suo GRAN MUSI, fatto con latte misto: vacca 98 % e asina 2 %.

È lui l’indiscusso vincitore eletto da una duplice giuria che ha valutato l’eccellenza del prodotto nelle due giornate della kermesse. Il 15 marzo, la valutazione è stata eseguita dalla giuria tecnica di valutatori Onaf mentre il 16 è stata la giornata del giudizio di una giuria mista fatta di valutatori esperti e giornalisti gastronomici.

formaggiPer il formaggio vincitore, è stato elaborato un profilo sensoriale a cura dell’arbitro del concorso Vincenzo Bozzetti, noto esperto e scrittore di settore che ben ha descritto l’essenza dell’evento:
“La varietà che ha caratterizzato i prodotti iscritti a CaseoArt – ha affermato Bozzetti – ha dimostrato tutta la ricchezza del nostro patrimonio agroalimentare, un patrimonio unico al mondo che rappresenta una leva formidabile per lo sviluppo economico reale del nostro Paese.”

“Abbiamo voluto creare una manifestazione di settore – conclude Daniele Bassi, Presidente di Asso Casearia Pandino – che mettesse in primo piano il fattore umano. Premiare, Marco Zanazzi con il suo nome, il suo cognome e il suo prodotto non è una casualità ma una scelta ben precisa: quella di mettere i tecnici caseari in primo piano rispetto al brand”.

Archiviato il successo del 2014, gli organizzatori già pensano alla prossima edizione.

Ai nastri di partenza la tappa catanese del I* Master Foodie 2014 Sicilia. Al Minà, alla Vecchia Dogana, la sfida tra cinque food bloggers.

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minà salaSi preannuncia glamour, ma soprattutto di qualità la seconda tappa, quella catanese, di “Master Foodie 2014 – Sicilia”, cooking show rivolto ai food bloggers siciliani, esperti in preparazioni culinarie di alto livello. Una manifestazione, la cui caratteristica, oltre quella di dare il giusto merito e risalto a questi speciali “internauti” amanti della buona cucina, è quello di toccare tutte le province siciliane, per parlare e proporre la cultura del cibo rigorosamente siciliano attraverso una formula collaudata e ricercata. In ognuna delle location scelte per l’occasione sarà eletto il “Master Foodie” locale. Alla fine, saranno nove gli sfidanti che, tra coltelli, forchette e pentole, si dovranno scontrare in una battaglia “all’ultimo mestolo”, che proclamerà il primo “Master Foodie 2014 – Sicilia”.

loghinoUn’occasione veramente importante, per promuovere e valorizzare la cucina siciliana e per portarla in alto attraverso i prodotti più genuini e qualificati della nostra terra.
La prima tappa, quella che si è svolta il 14 aprile, al Castello a Mare di Palermo, ha vissuto e fatto vivere una serata veramente “stellata”, raccogliendo ampi e documentati consensi non solo di pubblico ma anche da parte della stampa e degli addetti ai lavori. Vi hanno, infatti, preso parte chef come Peppe Giuffrè (presidente della giuria tecnica), Max Mangano e Natale Giunta (patron della struttura ospitante), che hanno certificato la riuscita dei piatti. Hanno partecipato realtà come la Chaine des Rôtisseurs, l’Amira, Slow Food, l’Accademia italiana della Cucina, l’Associazione Italiana Food Blogger, l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia: ognuna presente con i propri rappresentanti locali, a dimostrazione che si tratta di un percorso pensato e voluto per dare valore e risalto all’eccellenza gastronomica siciliana.
minaAnche Catania riconfermerà il parterre palermitano, accrescendolo di valore grazie alla presenza di rappresentanti etnei delle diverse organizzazioni coinvolte. Il tutto si celebrerà lunedì 12 maggio al Ristorante Minà, in via Dumet 2, all’interno della Vecchia Dogana.
Sempre presidenti delle giurie tecnica e critica, rispettivamente lo chef Peppe Giuffrè e la giornalista enogastronomica Alessandra Verzera, direttore della rivista online “Scelte di gusto.it”, che ha pensato e sta promuovendo la manifestazione. Sarà presente lo chef  Natale Giunta, accanto a cui siederanno: Domenico Privitera, vicepresidente della Federazione Cuochi Etnei di Catania; Giuseppe Ignoto, Bailli del Bailliage Catania de “La Chaine des Rôtisseurs”; Vittorio Cardaci, delegato Fisar Catania; Luciano Graziano, GMR Amira Catania.
cardaciDella giuria critica, che dovrà parimenti votare i piatti delle food bloggers, faranno parte: Daniele Sgroi, Gambero Rosso; Concetto Mannisi, segretario dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia; Rosetta Cartella, Accademia Italiana della Cucina; il PR Fulvio Pastorella e, per dare un ulteriore tocco fashion all’evento, ma anche per parlare di eccellenze siciliane, la stilista Marella Ferrera. marella-ferreraCondurrà la serata il giornalista Antonio Iacona.
Bisogna ribadire che la formula della manifestazione prevede la votazione dei piatti da parte delle due giurie qualificate, ma anche della giuria popolare. Un’occasione importante, anche per quanti non fanno parte di questo mondo, per vivere un momento volto a promuovere e valorizzare la cucina siciliana.
Alle 12 di martedì 6 maggio, nella stessa sede che ospiterà l’evento, ci sarà la conferenza stampa, alla quale prenderanno parte anche le food bloggers, ma non solo, svelando l’atteso menù e le tante sorprese in programma.
“Master Foodie” è pensato e organizzato dal giornale di enogastronomia “Sceltedigusto.it” in collaborazione con l’associazione culturale “Papille di Bacco”. L’evento catanese si svolge in sinergia con il Ristorante “Minà “ di Emanuele Coniglione e gode del patrocinio del Comune di Catania, dell’Associazione Italiana Food Bloggers e della Fidapa.

Bianca Palermo

Master Foodie: Branzino aromatizzato al limone e pepe rosa, con asparagi e patate.

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branzinoIngredienti
400 g di branzino a fette (sei fette)
1 kg di asparagi verdi
3 patate piccole
Olio Evo
Sale
Pepe
1 spicchio d’aglio
Pangrattato
Burro
Pepe rosa
Foglie di alloro
Scorza di limone
Limone a fette

Gli asparagi
Lavare e asciugare gli asparagi. Eliminare la parte bianca e con il pelapatate eliminare la parte esterna sino a sotto le punte. Legarle e cuocere in una pentola alta e ricoprire d’ acqua (salata) sino ai ¾. Appena cotte raffreddare in acqua molto fredda.
Dividere gli asparagi in due mucchietti.
Uno lo lasceremo così. L’altro, invece, lo taglieremo a pezzetti, lo verseremo all’interno della ciotola del robot ad immersione con olio (qb), sale, pepe e frulleremo il tutto. Passare al setaccio e lasciare da parte.

Le patate
Lavare e cuocere le patate in acqua salata con tutta la buccia. Appena cotte, raffreddare, tagliare in due e adagiare, con la parte tagliata in alto, su una teglia provvista di carta da forno. Insaporire e mettere una nocciolina di burro su ognuna.

IMG_87129fbIl branzino
Lavare e asciugare le fette di pesce. In una padella antiaderente versiamo un filo d’olio e facciamo imbiondire l’aglio. Adagiamo le fette facendole rosolare da entrambi i lati per qualche secondo. Non devono cuocere poiché andranno in forno.
Prendere una teglia, mettere la carta da forno e adagiare le fette. Insaporiamo, sotto ad ogni fetta poniamo una foglia di alloro. Spolverare con il pepe rosa (macinato), scorza di limone, pangrattato e un filo d’olio.
Cuocere a 180°C per 10 minuti.
Quando il pesce sarà cotto, facciamo gratinare le patate in forno.
Per servire:
veliamo il piatto con la vellutata di asparagi (eventualmente riscaldata), adagiamo le due patate gratinate con la parte tagliata verso il basso, poniamo sopra la fetta di pesce, prendiamo tre asparagi, che avremo avvolto attorno ad una buccia di limone, e adagiamo sopra la fetta di pesce. Spolveriamo con il pepe rosa , un filo d’olio e del succo di limone.
Buon appetito.
Alessandra Inzerillo

Master Foodie Palermo
www.essenzadicannella.com

Un amore dolce come il miele: quello di Claudio Meli. L’intervista.

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miele meli luiClaudio Meli, un giorno come un altro della sua vita recente lei ha scoperto il contatto con la natura, la terra e le sue creature. Tra le quali, l’ape nera sicula. Come è successo?

Mah, sinceramente credo di essermi svegliato! Si, svegliato da quel letargo in cui la maggior parte di noi vive la sua vita. Ho avuto come una presa di coscienza improvvisa, sicuramente scatenata dalla vita in cattività che vivevo fino a qualche anno fa. Rinchiuso dentro le 4 mura di un grossissimo centro assistenza per le telecomunicazioni, ero uno dei tanti schiavi di questo sistema. Troppo legato al posto fisso ed alla ditta che ti assicura la messa in regola e l’accredito dello stipendio a fine mese sul conto corrente. Mi illudevo di stare bene ma in realtà ero infelice.

E cosa le mancava invece in tutta questa sicurezza?

ape,-polline,-dito-148989Necessitavo di natura, di aria pulita, della bellissima musica dei paesaggi di campagna e di montagna che, adesso, ho l’onore di visitare giornalmente. Avevo bisogno di rigenerare uno spirito oramai fievole ed assopito. L’amore per l’ape è immemore. Ero piccolo e, differentemente dagli altri bambini, già coglievo le api bagnate per aspettare che asciugassero le loro ali sul mio ditino, prima di riprendere il volo indisturbate. Avevo letto molto su di esse, sulla loro stretta correlazione alla vita dell’uomo e sulla loro importanza a livello mondiale. Così mi trovai ad affiancare un vecchio apicoltore palermitano che, per un anno, mi insegnò la magica arte dell’apicoltura in cambio di aiuto sui campi. Non guadagnai un euro, ma imparai tantissimo. La scelta dell’ape nera sicula è stata un ulteriore scommessa con me stesso. Decisi di lavorare con una razza inizialmente difficile da gestire, ma che sentivo mia! Un’ape che sento appartenere alla mia storia, alla storia della mia terra. Inizialmente fui criticato molto dai colleghi per questa scelta, oggi colgo i frutti di un bellissimo lavoro con questa meravigliosa razza che sa premiarmi per l’amore che le dimostro.

miele meli slideL’ape nera, in che cosa si differenzia da tutte le altre api? Noi “profani” potremmo mai confonderla con una vespa?

l’Ape Nera Sicula (Apis Mellifera Sicula) è unica nel suo genere! Addome scurissimo, peluria giallastra ed ali più piccole della norma. Anche l’ape stessa è, in generale, più piccola delle altre. In particolare, a differenza della cugina Ligustica (l’ape italiana per antonomasia) che è dorata, la sicula è nerissima. L’ape nera è docilissima, forte, prolifica, altamente, tendente alla sciamatura, e quindi è eccellente nel campo della produzione della pappa reale, e produce un miele superiore in ordine agli antiossidanti e non solo: nel miele di ape nera si rilevano anche tredici sostanze antibatteriche e quattro antifungine. A curare lo studio sono stati Gian Carlo Tenore, Alberto Ettore Novellino del Dipartimento di Chimica Farmaceutica e Tossicologia dell’Universita’ Federico II di Napoli e Pietro Campiglia del Dipartimento di Farmaceutica e scienze Biomediche dell’Universita’ di Salerno
miele meli2Inoltre, essendo un’ape molto adattabile alle intemperie ed anche agli sbalzi termici è più efficiente delle altre api in quanto ad impollinazione. Non andando quasi per nulla in blocco di covata – una sorta di letargo delle api – impollina tutto l’anno: 365 su 365.

Quello che lei prova verso le “sue” api è amore, principalmente. Questo amore però sta dando dei frutti che forse neanche lei stesso avrebbe immaginato di raccogliere agli albori di questa sua avventura. Oggi lei è uno stimato produttore di miele targato Sicilia: ci parli delle sue linee e della sua produzione.

Intanto la ringrazio per le belle parole. Questa per me è più una passione riscoperta che un lavoro! Un amore viscerale che ho scoperto di avere, celato in qualche angolo nascosto del mio animo. Ecco perché mi viene duro definirlo lavoro. Devo essere sincero! All’inizio ho cominciato questo percorso ignaro delle soddisfazioni che le api mi avrebbero potuto regalare. Io sono un semplice produttore di miele che lavora con amore, niente di più. Il bello è stato proprio l’inaspettato. Non so nemmeno da dove sia cominciato, come e perché! So soltanto che sono orgoglioso e fiero del fatto che questo lavoro mi stia portando a conoscere tantissimi personaggi del mondo del “food” italiano.

alvearePasticceri, chef, ristoratori, tutti con la passione smodata verso la cucina innovativa. Inizialmente non avrei mai pensato che il miele si accostasse a così tanti piatti. Credevo che fosse un elemento base classico per le pietanze dolci, per la pasticceria. Non avrei mai immaginato che potesse avere così tanti impieghi in cucina. Produco varie tipologie di miele: dalla sulla, all’agrumi (tipico siciliano), all’eucalipto, al castagno, fino ad arrivare a mieli un po’ più difficili da produrre come il nespolo, il cardo o il fico d’india. Forse è questo che piace agli addetti ai lavori. La possibilità di accostarsi al mio marchio, che offre sempre una vasta gamma di sapori tutti da sperimentare ai fornelli. Con orgoglio, e tenuto conto del fatto che sono relativamente nuovo del settore, vanto decine di collaborazioni ad alto livello, sia nel campo della ristorazione che in quello della pasticceria: due per tutte. Il Gagini Restaurant e lo chef Gianni Lettica che ha inserito il mio prodotto nel menù primaverile, e la rinomata pasticceria Cappello che impiega solo ed esclusivamente il mio miele laddove le preparazioni lo richiedano. E molte, molte altre.

miele meli vasettiDegustando alcuni campioni del suo prodotto non si può fare a meno di collocarlo nell’eccellenza: perchè il suo miele è così buono? Cosa lo differenzia da tanti altri che ne se vedono in giro?

Difficile rispondere a questa domanda senza fornire risposte di parte. Voglio essere molto breve. Il miele, se saputo fare e se prodotto nel pieno rispetto della natura e delle api, è tutto buono. Alcuni preferiscono il tuo, altri lo detestano e preferiscono quello di altri. Sicuramente io ho più accortezza di altri nel collocare le mie arnie e le mie famiglie: lontano da centri abitati, lontane dallo smog, lontano dai fumi delle industrie. La maggior parte dei miei apiari si trova all’interno di riserve naturali, all’interno di agriturismi o coltivazioni BIO. Inoltre lotto i parassiti e le malattie delle api con metodi biomeccanici e naturali, in assenza di pesticidi e veleni vari e/o con presidi non chimici nè aggressivi, nè per il miele, nè per tutto il resto dell’alveare. Eccola forse la differenza!

miele200La sua produzione è ancora a livelli quantitativamente “amatoriali” e la grande distribuzione forse non è neanche tra i suoi obiettivi: ma in questa “nicchia” c’è spazio per nuove fette di mercato?

Sicuramente ambisco ad ampliare la mia attività, con conseguente aumento delle quantità di miele prodotte. Aborro a prescindere la grossa distribuzione, che è quella che non guarda alla qualità ma spesso e volentieri solo al prezzo.

Il preferito tra i mieli che lei produce?

Sicuramente l’agrumi! Lo trovo proprio nostro, siciliano al 100%. Porta in se l’aroma ed il sapore della nostra splendida terra ed è accostabile ad una varietà di piatti infinita, pesce compreso.

miele meli4Un giorno nella vita di un’ape: come nasce il miele?

Ci sarebbero libri da scrivere su come nasce il miele. Questo nettare divino, conosciuto ancor prima del mosto, ancor prima dello zucchero, ancor prima di ogni altro tipo di dolcificante, è frutto del lavoro interminabile di un magnifico insetto che ci garantisce la vita sulla terra, per come la conosciamo oggi. E’ oramai risaputo che è grazie agli insetti che effettuano l’impollinazione naturale che, ogni giorno, portiamo alla bocca 1/3 del cibo di cui ci nutriamo. Senza di loro non voglio dire che la civiltà si estinguerebbe, ma sicuramente dovrebbe ri-evolversi per assumere sembianze del tutto diverse da quelle conosciute fino ad ora. La povera ape operaia, che ha anche il compito di bottinare il nettare dai fiori che poi verrà tramutato in miele, attraverso enzimi specifici ed abbassamento drastico dell’acqua al suo interno, vive solamente 30-35 giorni in periodi di fioritura. In quei 35 giorni non smetterà mai di lavorare per svolgere al meglio i suoi lavori di casa nell’arnia e di raccogliere il preziosissimo miele.

Dove la porteranno I suoi progetti futuri per far conoscere il suo prodotto?

Sicuramente a breve mi vedrò catapultato a Napoli, per le Olimpiadi del Gusto e, successivamente, a Milano per un evento molto importante, organizzato da “Luca Cislaghi” ,della scuola dello chef Davide Oldani. Amo lavorare a fianco degli chef, dei pizzaioli, dei pasticceri, ecc. Spero sia solo l’inizio di una tournée in giro per l’Italia. Ho voglia spasmodica di promuovere la nostra sicilianità in tutto lo stivale.

Alessandra Verzera

 

Bibliografia essenziale e fonti :

– https://www.ansa.it/terraegusto/notizie/rubriche/prodtipici/2013/02/06/Alimentare-miele-api-siciliane-batte-concorrenza_8198156.html
– http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/salute/2013/6-febbraio-2013/piu-antiossidanti-fa-bene-salute-api-nere-siciliane-miele-super–2113875822696.shtml

Vino: sono 8 i nuovi aspiranti Masters of Wine, e 7 sono italiani.

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bicchiereinassaggioSono solo 8 gli aspiranti master of the wine, di cui 7 italiani, ammessi a proseguire il severo programma di studi dell’Institute of Masters of the Wine. A renderlo noto la stessa accademia londinese, impegnata da oltre 60 anni a formare i più qualificati e influenti esperti internazionali del settore, che tra i 25 iscritti alla terza edizione italiana del corso propedeutico tenutosi in Valpolicella dal 7 al 9 marzo scorso, ha promosso solo 8 candidati: Pietro Russo (Donnafugata); Andrea Lonardi (Bertani Domains); Alberto Ugolini (Santa Margherita Winery Group); Eliza Kauce (Rovetta Ltd); Gabriele Gorelli (Brookshaw&Gorelli snc); Carlo Lorenzo Bottazzi (Monterosso Azienda Agricola); Leonardo Benucci (Overseas Corporation sa, Tokyo) e Emanuele Baldi (Prunotto).

L’annuncio arriva a due settimane dalla prima edizione in Italia dai numeri record (413 partecipanti iscritti) del Simposio mondiale che l’Institute of Masters of the Wine organizza a Firenze dal 15 al 18 maggio, grazie alla collaborazione dell’Istituto del vino italiano Grandi Marchi, dal 2009 unica compagine italiana major supporter dell’autorevole organizzazione inglese.

 

Cibus di Parma e Aceto Balsamico di Modena Igp, prima uscita ufficiale del Consorzio di tutela

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acetoSarà la prima uscita ufficiale del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP quella che avrà luogo a Cibus 2014, il Salone Internazionale dell’Alimentazione in programma a Parma dal 5 all’8 maggio. L’evento di punta della partecipazione del Consorzio è fissato per mercoledì 7 maggio nel pomeriggio, nello Spazio Dop e Igp dello Stand istituzionale di AICIG al Pad. 3, Stand E068, si terrà un approfondimento dal titolo “Azioni di tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP: case history e istruttorie ex officio avviate dal MiPAAF” al quale interverranno il Capo Dipartimento dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del MiPAAF Stefano Vaccari e il Direttore del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP Federico Desimoni, a cui farà seguito una degustazione guidata con l’obiettivo di mettere in evidenza le caratteristiche organolettiche del prodotto “originale”.

acetaiaL’incontro rappresenta l’occasione per fare il punto sull’attività congiunta di vigilanza tra Ministero delle Politiche Agricole e Consorzio: “Con l’incarico ministeriale – premette Federico Desimoni – il Consorzio assume la responsabilità della tutela del prodotto e della sua denominazione a garanzia dei produttori e dei consumatori. La norma prevede che questa funzione sia svolta in stretta collaborazione con l’ICQRF, autorità nazionale deputata allo svolgimento di tale attività, riconosciuta come autorità di tutela “ex officio” con riferimento a tutte le DOP/IGP anche di altri Stati Membri. Abbiamo pertanto deciso di avviare la nostra attività, proprio attivando questa collaborazione con il Ministero, attraverso la procedura che coinvolge l’Ispettorato e, per i casi riscontrati all’estero, le autorità nazionali corrispondenti nominate quali autorità ex officio”.

CTABM-069All’appuntamento “istituzionale” di mercoledì 7 si affiancheranno comunque più occasioni di assaggio del prezioso condimento, a partire da martedì 6 maggio alle 16.30 quando l’Aceto Balsamico di Modena IGP incontra le coltivazioni biologiche dell’azienda sperimentale Stuard di Parma con una selezione di frutta e verdura biologica accompagnata da una degustazione guidata dei migliori Aceti Balsamici di Modena Igp a cui seguirà alle 17.30 un inedito “Aperi-aceto” con l’oro nero accompagnato da Grana Padano Dop, Mortadella Bologna Igp e Oliva Bella della Daunia Dop. Aperi-aceto che si replicherà anche mercoledì 7 alle 17 con Grana Padano, Mortadella Bologna e Oliva Bella della Daunia.

Tutte le attività del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena Igp a Cibus saranno ospitate nello Spazio Dop e Igp dello Stand di AICIG.

Master Foodie : Dolce nuvola di ricotta al gusto di cioccolato e pistacchio.

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ALE_7389fbIngredienti
400 g di ricotta fresca di pecora
100 g di cioccolato fondente
100 g di pasta di pistacchio
200 ml di panna fresca
150 g di zucchero
confettura all’albicocca qb
Amaretto alla mandorla qb
Corn flakes
Sac à poche
Bocchetta a stella
Cucchiaini finger food (se volete)

Passate al setaccio la ricotta asciutta, alla quale aggiungerete lo zucchero.
Montate la panna e delicatamente aggiungetela alla crema di ricotta. Dividetela in due ciotole distinte.
ALE_7393fbAd una aggiungeremo la pasta di pistacchio (se troppo densa aggiungiamo qualche cucchiaio di latte caldo). Spezzettate il cioccolato e fatelo fondere al microonde prestando attenzione a mescolare ogni 30 secondi sino a che sarà fluido. Ci vorranno non più di due minuti. Far raffreddare e aggiungere all’altra crema di ricotta.
Riempite il sac à poche prima con una crema, prestando attenzione a tenerla ferma da un lato, e poi l’altra accanto. Non devono diventare un tutt’uno, ma uscire dalla bocchetta insieme, pur rimanendo separate. Probabilmente la foto vi aiuterà a comprendere meglio.
Adesso è il momento della base, ovvero, della confettura all’albicocca con l’amaretto di mandorla.
Operazione semplicissima.
Vi basterà prendere delle cucchiaiate di confettura e versarle nel vostro robot ad immersione, aggiungere qualche cucchiaino di amaretto e avviare. Non ho indicazioni precise, per cui sta a voi deciderne la consistenza e il sapore.
Dopo questa fase versate un cucchiaino di confettura nei cucchiaini monoporzione, adagiarvi un ciuffo o sbuffo di crema e, per concludere, un corn flakes sulla punta.
Se non avete i cucchiaini da finger food, potete tranquillamente servire in modo differente. Spazio alla vostra fantasia.

Buona degustazione!

 

Alessandra Inzerillo

Master Foodie Palermo 2014

www.essenzadicannella.com