Il caso. Bar Mazzara: cronaca di una fine annunciata.

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mazzara 005Sui loro volti si legge inequivocabilmente la fine. Sono i volti dei dipendenti del Bar Mazzara, ormai da diversi giorni in presidio permanente davanti alle saracinesche chiuse di quello che è stato il loro posto di lavoro. La fine che si legge in quagli sguardi ha età diverse: per i dipendenti più giovani quelle saracinesche chiuse sono la fine della speranza di un posto di lavoro. Per i loro colleghi più anziani, che hanno trascorso dietro quei banconi più della metà della loro vita, la fine è quella di un miraggio: la pensione ed un meritato riposo. Sono li, con le mogli, le fidanzate. Sono li con i loro rappresentanti sindacali della Filcams, la sigla di categoria della CGIL . Uno di loro si ricorda e mi dice ” le ho servito diversi caffè, vero signora?”. Faccio fatica a mettere a fuoco, ma alla fine mi ricordo anch’io: senza l’uniforme è difficile riconoscere queste persone. Come fossero entità, come non fossero umani, come fossero scontati.

mazzara 002Come se dietro a quelle uniformi non ci fossero mai stati gli uomini, le persone, le anime, ma solo attenti banconisti a macchiare il caffè, o ad allungarlo o a restringerlo. Così, più o meno,loro  si sentono oggi ; entità. Traditi da qualcuno per cui hanno lavorato per oltre un trentennio e con l’ultimo stipendio percepito distribuendo gli incassi di aprile. Poi? Il buio e le incertezze.

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“Dopo le dimissioni dell’Assessore Di Marco non abbiamo più neanche un interlocutore al Comune che si prenda a cuore la nostra situazione ” – dice Vincenzo Chifari . Gli fa eco Rosario Dragotta: ” Con il sindaco   Orlando abbiamo potuto parlare sol perchè lo abbiamo incontrato per caso, ma non siamo mai stati ricevuti “.

 

mazzara 001Rende molto tristi pensare che, quella che per i palermitani è solo l’ennesima chiusura di un’attività commerciale, per ben 32 famiglie sia invece un vero e proprio dramma.

Ma cosa c’è nel futuro di queste persone?

“Volendo tralasciare tredicesime, ferie e quant’altro, ci aspetteremmo almeno il tfr, che ammonta complessivamente grossomodo ad un milione di euro: ma dove li andranno mai a trovare questi soldi?” – si chiedono i due rappresentanti sindacali che abbiamo sentito – ” Ci hanno buttati in mezzo ad una strada praticamente dall’oggi al domani, anche se si sapeva che sarebbe andata a finire così. Vedrà, fra qualche mese la società cambierà nome, il locale riaprirà e sarà pieno di nuovo personale. Colpo di spugna e si ricomincia. E noi? Non interessiamo a nessuno.Come può uno Stato permettere una cosa simile? ”

Chiedo da cosa nascano i problemi del Bar Mazzara:

mazzara 004“La crisi ha avuto un ruolo marginale” – dicono sempre i portavoce dei lavoratori – ” perchè questo era ormai di fatto l’unico bar nel centro bello di Palermo, ed ha sempre lavorato. Oltretutto la gestione è anche proprietaria dell’immobile oltre che di tantissime altri immobili che, vista la mal parata, sono stati furbescamente intestati a terzi. Dietro a questa chiusura ci sono investimenti sbagliati interessi personali. E ora, con un capitale sociale dichiarato di 50.000 euro, mi dice che cosa potremo rivendicare per continuare a dar da mangiare ai nostri figli e alle nostre mogli? Nulla. Solo la disperazione. Loro hanno attaccato un cartello che parla di chiusura a causa dello sciopero del personale, ma la storia è risaputa ed è molto diversa: siamo stati licenziati perchè il locale doveva chiudere”.

mazzara 008Beffardo: sembra che da quel locale siano scappati tutti all’improvviso. Dall’esterno infatti siamo riusciti, sia pure con difficoltà,  a fotografare attraverso un vetro un bancone colmo di pasticceria e di biscotti. Senza voler scivolare più di tanto nel sentimentalismo o nel pietismo, esistono a Palermo centinaia – se non migliaia – di persone che quei dolci non li hanno mai visti nè tantomeno assaggiati. Di questi tempi questo genere di spreco, a fronte di lavoratori disperati e tenacemente  attaccati ai loro diritti anche sotto un sole cocente, da ancora più fastidio.

Tristemente, oltre a stringere loro la mano e ad augurare il meglio per il futuro, non c’è molto altro da dire a questi lavoratori che rivendicano un sacrosanto diritto che è quello di poter continuare ad assolvere agli impegni economici familiari e che per fare ciò chiedono aiuto a chi ha il potere di intervenire, e cioè al Comune di Palermo,e a farsi garante dei diritti dei lavoratori.

A questa richiesta ci associamo con forza, come giornale e come palermitani  affinchè queste persone, che tra mille volti e migliaia di caffè serviti,  ricordano il volto di una giornalista passata per caso, non debbano continuare a vivere solo di ricordi: di quando il lavoro era amato, ed il pane era buono.

Alessandra Verzera

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