Davide Mengacci in tv tra padelle e forchette alla scoperta del Belpaese

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mengacciDa quando ormai per lavoro si trova davanti ai fornelli ha sempre sostenuto a milioni di telespettatori che lui non si definisce un “cuoco, bensì un uomo che cucina”. Oggi alla nostra tavola abbiamo ospite il simpatico Davide Mengacci. Il popolare conduttore dallo scorso mese di aprile è protagonista su Retequattro, ogni giorno dal lunedì al sabato alle 10:50, con Michela Coppa, di “Ricette in famiglia”.

Mengacci, milanese “doc”, 63 anni il prossimo 8 settembre, da quando cura la “striscia” quotidiana a Retequattro si sta ritagliando uno spazio tra “La prova del cuoco” di Antonella Clerici su Raiuno e “Cotto e mangiato” di Benedetta Parodi su Italia1.

Dal 1996 con “La domenica del Villaggio” ad oggi con “Ricette in famiglia”, passando anche da “Fornelli d’Italia”, l’ex pubblicitario milanese con la passione della fotografia, racconta il Belpaese attraverso la culura gastronomica. Ma rispetto alle sue precedenti trasmissioni, Mengacci mette in “vetrina” anche il turismo, l’arte, l’artigianato e le tradizioni popolari dei luoghi attraversati dalle telecamere di Retequattro.

 

 

Il suo debutto in tv, dopo avere “mandato” all’aria il suo lavoro di pubblicitario, risale al 1986 con “Otto Italie allo specchio” su Canale 5. Partecipa a “Pentathlon” di Mike Bongiorno. E’ la sua svolta perchè inizia la sua carriera di conduttore con “Scene da un matrimonio”, “Candid Camera Show”, “Il pranzo è servito”, “La cena è servita”. E dopo quasi, a catena arrivano, “Il sabato del villaggio”, “La domenica del villaggio”, “Fornelli in piazza”, Cuochi senza frontiere”. Forse però pochi sono a conoscere che, a parte l’agenzia pubblicitaria che fino al 1986 è stato il suo principale lavoro, Davide Mengacci è anche un valente fotografo. La sua passione affonda le radici a quando bambino, aveva appena 11 anni, ha avuto tra le mani una Comet S Bencini.

Di recente, ad una rivista specializzata di fotografia ha dichiarato: “Sono diventato conduttore televisivo ma non ho mai parlato pubblicamente di questa mia prima attività perché sono sempre stato convinto che questa esperienza appartenesse solo alla mia sfera personale e che non interessasse minimamente il pubblico televisivo; una sensazione che si è rivelata sbagliata, contraddetta dal grande successo che ho ottenuto, anche recentemente, con le mie mostre e con la pubblicazione dei miei libri di fotografie”.

 

Lo abbiamo invitato alla nostra tavola, aggiungendo un posto e con lui abbiamo parlato di cucina, di sapori, odori e profumi della gastronomia italiana. D’altronde, ormai lui è entrato nelle case di tutti gli italiani con tanto di cucchiaio, pentole, padelle e…panama bianco, per ripararsi dal sole.

Mengacci e la cucina. In che rapporto? Di amore o di odio?

“Il mio rapporto è professionale. Sono un uomo che cucina, ma soltanto in televisione, davanti alle telecamere. Nel senso che so cucinare ovviamente, sono più di 25 anni che lavoro in tv e da 15 che mi occupo di gastrononomi, quindi volente-dolente ho imparato. Ci sono dei piatti che mi vengono meglio degli altri, però quando sono a casa mi guardo bene dal cucinare. Il posto ai fornelli lo lascio a mia moglie. Io identifico il cucinare con il lavoro. Per me, insomma, è un’attività lavorativa”.

Quali sono i suoi piatti preferiti? Quelli non da cucinare, bensì da mangiare…

“Preferisco i primi piatti e moltissimo i dolci”.

Cosa in particolare?

“Fra i primi piatti ci mettiamo tutte le paste ripiene: tortellini, agnolotti e i ravioli, ma nella mia tavola non devono mancare i risotti, preparati in qualsiasi maniera. Per quanto riguarda i dolci, sono abbastanza goloso per quelli cosiddetti al cucchiaio, quindi creme, bavaresi…”.

Facciamo un gioco: dall’alto di una torre cosa gettiamo giù un risotto alla milanese oppure un piatto di bucatini con le sarde, alla palermitana, s’intende…

“Siccome sono di Milano ed i risotti li mangio quando voglio, quindi salvo un bel piatto di pasta con le sarde che gusto sempre ben volentieri ogni volta che vengo giù in Sicilia”.

Lei ha una passione che si porta da fanciullo: la fotografia. Come accosterebbe una sua immagine ad un piatto tipico del nostro Belpaese?

“Il fotografo non è mai stata la mia professione, io prima di approdare alla tv ho fatto il pubblicitario. La fotografia è una passione che io coltivo da quando avevo 11 anni e continuo a coltivare anche adesso. E’ un buon paragone con la cucina. Se ho una foto che ritrae un angolo di Milano lo accosto come è ovvio al risotto alla milanese. Se ho una foto di Palermo, ad esempio il mercato della Vucciria, allora accosto la foto ad una bella cassata siciliana, alla palermitana, oppure un buon tonno scottato con semi di sesamo. Se poi ho una foto della Toscana abbino la ribollita. Un’immagine della Liguria l’accosterei ai pansoti col sugo di noci. Una foto di Venezia, invece, la farei sposare con il fegato alla veneziana. L’Emilia Romagna con i tortellini”.

Lei ha girato in lungo ed in largo tutte le regioni italiane portando nelle case degli italiani i colori, i sapori ed i profumi della cucina nazionale. Quali sono i cibi ai quali è più affezionato?

“Io in questi anni ho fatto una mia personale classifica delle regioni dal punto di vista gastronomico, naturalmente sono quelle che preferisco più di altre in tema di gastronomia ed enograstronomia. Al primo posto l’Emilia Romagna, al secondo a pari merito Veneto e Piemonte. A seguire Lombardia e Toscana, sempre a pari merito. E basta…”.

In questa sua speciale classifica non figura la Sicilia. Come mai? Una dimenticanza?

“Non ho dimenticato la Sicilia. Me l’aspettavo questa domanda. La Sicilia a mio parere centra poco con il resto dell’Italia. In questo per carità non voglio fare distinzioni tra Nord e Sud. La Sicilia è un continente a parte, dove capitano cose davvero magiche. Io mi sento siciliano nel cuore. La Sicilia è un mondo a se stante sia dal punto di vista paesaggistico, climatico, culturale, culinario, turistico. La Sicilia è la regione del Sud che preferisco a tutte le altre, da tanti punti di vista. Ricordiamo che questa isola è stata influenzata da diverse dominazioni e da ognuna ha preso il meglio ed il peggio. E’ una regione assai complessa e questa varietà di cultura le dà questa ricchezza”.

Qual è il suo piatto siciliano che preferisce più di altri?

“Come ho detto all’inizio io amo moltissimo i dolci e alla Sicilia è legato un mio aneddoto curioso. Una ventina di anni fa, mentre conducevo la trasmissione Scene da un matrimonio e mi trovavo a Linosa, ho accusato all’improvviso un piccolo malessere: stress da superlavoro. Vuol sapere come ho superato la crisi? Con un quarto di cassata siciliana! Quindi è stata una cura efficacissima che consiglierei a tutti coloro i quali si sentono nella vita stressati…”.

A chi daremmo l’Oscar della cucina? A chi consegnerebbe il “cucchiaio d’oro”?

“Non è facile. Il cucchiaio d’oro lo assegnerei, sinceramente, al risotto alla milanese. Naturalmente quello tradizionale preparato con lo zafferano ed il midollo di bue che è particolare e che fa la differenza”.

Dal punto di vista di creatività, sono più geniali i cuochi uomini o le cuoche donne?

“Non c’è paragone. I più forti, i più geniali sono i cuochi uomini. Perchè sono più tecnici da una parte e più passionali dall’altra. Mentre le cuoche donne sono più fredde. La cuoca donna deve dare da mangiare alla famiglia, cucinare velocemente, fare la spesa e magari andare anche a lavorare. Non può considerare la cucina né con il tecnicismo che richiede una professione né con la passione che ci mette, invece, l’uomo che cucina. La donna non ha tempo per queste cose”.

Antonio Fiasconaro

 

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