Un gioco all’addizione, essere mamma e foodie

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Essere mamma, coltivare la passione per la buona tavola e tornare a guardare con gli occhi da bambina il mondo circostante. Un cucchiaino proteso verso uno svezzamento: quello di Alice, orientata alla curiosità, alla conoscenza, nella necessità di crescere e iniziare a muovere i suoi primi passi; quello di Miralda, esposta al vento del cambiamento nel suo diventare mamma attenta a creare sempre nuovi stimoli, i profumi di una nuova vita. Intervista a Miralda de Il cucchiaino di Alice (Ti.Ni.)

Nasce Alice, arriva un cucchiaino e poi l’idea: il blog apre i battenti e prossimamente diviene libro. Ci racconti l’emozione e le intenzioni future? Quali progetti dentro il cucchiaino?

Il Cucchiaino è nato per caso in un momento della mia vita in cui non sapevo bene dove andare. Ha inaspettatamente creato tante opportunità oltre a permettermi di scoprire e vedere le cose con gli occhi di mia figlia, Alice. Il libro è stato un’ulteriore sorpresa, proprio come succede nei sogni: un editore ti chiama e ti propone di mettere su carta quello che hai creato in rete. Ho sempre amato le pagine scritte, mi piace il web, ma ecco un libro è qualcosa di tangibile, da conservare per mia figlia stessa, mentre in Internet tutto è sempre molto virtuale, quasi non esistesse. Non vedo l’ora di averlo tra le mani e scorrere il filo dei nostri ricordi, di questi primi tre anni. Per il futuro non so bene, lascio che le cose procedano come devono andare, cerco di divertirmi (e cucinare e scrivere mi diverte) ma soprattutto di continuare a crescere a fianco di mia figlia.

 Il cucchiaino di Alice sembra essere il corrispettivo, tra i fornelli, della coperta di Linus. Un portafortuna, uno strumento con cui mangiare e proporre ai piccoli gusti da adulti. Come si riesce a spingere un bimbo ad usare il suo cucchiaino?

Non amo le definizioni, che di solito circoscrivono troppo, ma questa mi piace tanto. Sì, la coperta di Linus, un talismano che protegge, coccola, ti aiuta a sognare e a ricordare, perché spesso noi adulti ci dimentichiamo di come i bambini vedono il mondo. Eppure i nostri stessi ricordi sono vicini, basta allungare la mano, andare indietro nei colori e profumi per ritrovarli, e in cucina diviene ancora più semplice. Ogni bambino è un mondo a sé:  non valgono formule identiche per tutti. Certo coinvolgere il proprio figlio, renderlo curioso verso il mondo, anche verso ciò che a noi appare scontato e banale, ma per loro è una scoperta, dare l’esempio noi stessi e non arrendersi ai primi rifiuti sono aspetti essenziali, che possono contribuire a far amare il cucchiaino. Ricordiamoci poi che i gusti dei bambini sono in continua evoluzione, vanno coltivati ed educati fin da primi anni perché formeranno l’adulto di domani.

 

Ci sono preparazioni in cui Alice ti aiuta? Credi che si possa rendere ludico, interessante ai piccoli, l’arte del cucinare così da stimolarli a mangiare più facilmente tutto?

Cucinare è la possibilità di fare qualcosa per chi ami e per me è senza dubbio un momento di gioia. E ho comunicato ad Alice tutto ciò fin da quando era piccola: se ne stava sul seggiolone o nel marsupio, e l’unico modo per intrattenerla era spiegarle, mostrarle quello che facevo e raccontare. Sono convinta che si possa coinvolgere i più piccoli in cucina, in base all’età ovviamente,  proponendo piccoli compiti o preparazioni dove possono essi stessi fare. Poter più tardi mangiare qualcosa che hanno contribuito a cucinare è un motivo di grande soddisfazione che rende di sicuro più appetibile quello che hanno nel piatto. Alice è coinvolta spesso in cucina, per noi ormai è un’abitudine, un modo per condividere del tempo insieme prima di cena, ora che va all’asilo. Un esempio? Ieri sera mi ha aiutato con le polpette, domenica invece abbiamo fatto il pane al latte. Madre e figlia insieme.

Cuochi si nasce o si diventa? Così come ogni altra attività creativa, credi che la cucina sia una passione coltivabile o riscontrabile in un individuo già dalla più tenera età?

Un po’ si nasce un po’ si diventa, credo comunque che non sia interessante sapere se quel bambino diventerà un grande chef, ma se da adulto sarà in grado di scegliere alimenti che siano positivi sia per lui sia per l’ambiente che lo circonda. Non è una questione da poco o per pochi considerati gli ultimi dati di crescita dell’obesità e dei disordini alimentari nel mondo occidentale. E per saper scegliere bisogna conoscere ed educare fin dai primi anni. Per quello che riguarda la passione è vero ci sono individui che nascono già con un talento particolare, ma in cucina tutti possiamo imparare almeno le basi e divertirci.

La tua idea, un blog di cucina orientato verso il mondo dei piccoli, appare innovativa, diversa rispetto alle tante proposte del connubio blog e food. Un po’ come dire che un figlio stravolge la vita in ogni tipo di attività?

Prima della nascita di mia figlia ero molto preoccupata che il suo arrivo mi cambiasse come persona. Poi ho compreso che sono paure inutili. Sono cresciuta come mamma ma soprattutto come individuo proprio grazie a lei, ho capito aspetti della mia vita che non avevo mai preso in considerazione. Ho visto coi suoi occhi e in qualche modo ho ritrovato anche la mia di infanzia. Non si è trattato alla fine di un gioco alla sottrazione ma all’addizione: certo tanto è cambiato, e meno male, però quello che faccio, ciò che sento e come sono quotidianamente continua ad assomigliarmi e questo è l’aspetto fondamentale. Lo svezzamento di Alice alla fine è andato nella direzione della mia idea di cucina, la scelta dei prodotti, il rispetto delle stagioni, la creatività e il colore e soprattutto la gioia di condividere. E con lei ho avuto l’occasione di pensare ancora più attentamente a questi aspetti.

Talvolta il cibo è quella merce di scambio tra genitore e figlio che spinge l’uno a preoccuparsi e l’altro a rifiutarlo per richiamare attenzioni. Come si riesce a non cadere in questo incomodo?

Non è semplice, perché un genitore va facilmente in ansia se un bimbo fatica a mangiare ed è quasi naturale pensare che sia un rifiuto verso di sé. Cucinare è di certo una grande opportunità ma non bisogna aspettarsi per forza un ritorno. Lasciamo che nostro figlio conosca gli ingredienti, che cucini con noi, incuriosiamolo, utilizziamo anche storie per incantarlo con personaggi che traggono ispirazione da quello che c’è nel piatto e cerchiamo di non legare un determinato cibo a una ricompensa. Evitiamo noi stessi di presentare determinati cibi come positivi e altri come negativi o poco appetitosi. Se poi siamo capaci di creare nel bambino la magia delle stagioni, la sorpresa per l’arrivo delle fragole in estate o della zucca in inverno, tutto sarà più facile: ci deve essere attesa per creare il desiderio di ciò che a prima vista ormai è sempre a portata di mano.

Molti i consigli ai neogenitori, all’interno delle sezioni del blog, su come munirsi di pappe portatili e thermos sempre pieni di leccornie. Una grande attenzione verso ciò di cui si nutre tua figlia, da sempre. Tale attenzione ti spinge anche nella scelta degli ingredienti? Dal bio agli acquisti equosolidali?

Sì, come già detto sopra. Cerco di comprare dai coltivatori locali, di recuperare prodotti in fattoria quando ci riusciamo e di scegliere gli ingredienti anche con occhio all’ambiente: ad esempio, anche se non siamo vegetariani, limito l’utilizzo della carne, preferisco prodotti a chilometro zero (niente pesce che arriva dall’Oceania o verdure e frutta non italiane) con sole due eccezioni, mango e avocado, che sia io sia Alice adoriamo.

Che aggettivi useresti per descrivere Alice innanzi ad a un piatto nuovo armata del suo cucchiaino?

E’ come quando scarti un regalo o parti per un viaggio che hai atteso a lungo, ecco lei ha questo entusiasmo verso la vita, una gioia che riesce a comunicare e incanta anche mentre mangia.

 

Per maggiori informazioni su il Cucchiaino di Alice consulta il sito: http://www.ilcucchiainodialice.it/

 

Tiziana Nicoletti

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