Storie di vino: quell’amore per l’amaro…

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Da anni prodotto eccellente ed esclusivo, l’amarone ha origini che fanno ancora ricordare il profumo delle cantine degli anni passati. “Il procedimento non deve essere cambiato!” Questo è quanto pensa il disciplinare di produzione e che noi ringraziamo per il vino che ancora ci viene offerto. Per un momento facciamo un passo indietro, ripensiamo alla sua nascita, a come ha preso vita questo prodotto che nobilita ancora un paese che vicino al 2012 è in balia dell’incertezza (Fe.Ra.)

 

Ricordiamo la sua genia, forse un po’ retrò ma ancora così attaccati alla storia che si fa ricordare per la sua dolcezza; l’amarone ha un padre che si è distinto per le sue caratteristiche ciliegiose, abbinabili al cioccolato o a dolci piuttosto importanti che si decidono di mangiare nei mesi più freddi, il recioto della Valpolicella.

Come in tutte le relazioni tra genitori e figli la nuova generazione sente la necessità di un qualcosa di diverso e anche l’amarone ha fatto ciò, si è evoluto (grazie al cambiamento climatico) in un vino da pasto piuttosto secco, pensato amaro a confronto col padre ma i suoi tannini sono vellutati.
Inizialmente queste caratteristiche così differenti dal padre non vennero ben viste, l’amarezza rispetto  al nettare zuccherino disturbò non poco i vinicoltori ma poi all’inizio del novecento si iniziò a conoscerlo e ad apprezzarlo fino ad essere richiesto più del recioto anche se la sua commercializzazione iniziò nel 1968. La sua produzione e la cura con la quale viene prodotto è ancora considerabile artigianale, le uve devono essere le migliori e ciò fa capire che la produzione non sarà mai ampia. Gli “ingredienti” sono i medesimi, Corvina, Corvinone e Rondinella, dolcemente stese e non ammucchiate, permettendo quindi all’aria di accarezzare gli acini per farli appassire in modo integro, salubre ed uniforme.

La manodopera è fondamentale, i grappoli vengono guardati  accuratamente per evitare appassimenti non conformi  e attacchi da parte delle muffe che possono ledere la qualità del prodotto finito. Non ci sono scorciatoie, dei poderi hanno provato a proporre la fallimentare idea di creare un amarone di qualità inferiore fortunatamente non apprezzata dalla clientela. Questo vino certamente non tutte le tasche possono permetterselo, soprattutto quello di determinate firme, ma quando all’interesse  non si può più dire “no” certamente il palato verrà gratificato con quel velluto che si diffonde in bocca,la lunghezza dei sentori, anche se la gradazione alcolica è decisamente importante gli aromi speziati, il cuoio, tabacco e i frutti rossi catturano le papille gustative in un concentrato al quale è obbligatorio cedere almeno qualche volta.

Un’ottima rappresentazione del saper lavorare italiano, un prodotto amato e protetto del quale i produttori sono estremamente gelosi e orgogliosi; consapevoli di produrre un vino che rappresenta la passione e la ricercatezza, che contraddistingue la volontà di evidenziare la loro stima per il proprio territorio, credendo ancora che lavorare duramente permetta di ottenere risultati notevoli e sempre riconosciuti.


Federica Raccanelli

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