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Expo Milano 2015: Natale Giunta rappresenterà la Sicilia.

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giuffrè giuntaLa lunga attesa che ha tenuto con il fiato sospeso, anche per un imprevisto protrarsi dei lavori di definizione dei tanti padiglioni, è finalmente giunta al termine. Domani aprirà i battenti la più grande esposizione mondiale dedicata all’alimentazione in tutte le sue forme e che terrà banco per i prossimi sei mesi.
La Sicilia avrà un posto di grande rilievo all’interno di manifestazione, con due chef isolani tra i più rappresentativi di due modi diversi di intendere la cucina siciliana : quella concettuale e visual di Natale Giunta e quella rigorosamente tradizionale di Peppe Giuffrè.
Domani sarò chiamato a svolgere uno dei compiti più importanti della mia carriera” – dice Natale Giunta – “

expoLa Regione Siciliana si occuperà della gestione dell’area ristorazione, dell’area eventi e del mercato dei prodotti all’interno dell’area comune del Cluster. La dieta mediterranea, protagonista del Cluster, è fondata sul rispetto per il territorio e la biodiversità e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo.natale_giunta_cartabellotta_NUn momento per me di grande emozione che sto vivendo con grande trepidazione e con estremo orgoglio” – ha dichiarato lo chef antiracket- “ perché sono veramente onorato di essere stato scelto per questo evento e di trovarmi fianco a fianco con i più grandi chef provenienti da ogni parte del mondo. Sarà un’esperienza unica che sicuramente non dimenticherò mai e per la quale ringrazio chi ha avuto fiducia in me e che da sempre mi dimostra la propria stima, e sto parlando di Dario Cartabellotta che mi ha voluto a rappresentare la nostra isola dinnanzi ad una platea così importante. expo siciliaUna grande occasione per l’ Italia, ma anche per la nostra isola, per potersi fare conoscere veramente per tutto ciò che di magico e di buono i essa nasce si realizza e si produce: e l’ottima cucina è il nostro patrimonio ancestrale, unico ed irripetibile, che il mondo ci invidia e ci copia. Da domani svariate migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo avranno modo di sperimentare la “vera” cucina siciliana e di comprendere a fondo il prodotto di questa terra così tanto generosa a così tanto, e tanto spesso, sottovalutata” . Ma Natale Giunta non si ferma mai, ed infatti contestualmente all’apertura della grande manifestazione, non mancherà di prendere parte anche a Tuttofood, sempre a Milano, dal 3 al 6 di maggio: “Nessuna occasione va sprecata” – dice Giunta – “ per veicolare il messaggio siciliano. vucciria-guttusoPerché le economie ripartano bisogna fare leva su ciò che c’è senza pensare di andare a fare altri investimenti per ciò che non c’è ancora: e quello che abbiamo è il prodotto che, unito alla passione ed alla capacità, è un timone unico da afferrare per riportare la nave sulla giusta rotta.natale Ecco perché, sebbene impegnatissimo con Expo e con il ristorante che al suo interno gestirò, non ho voluto mancare questa ulteriore occasione per far conoscere la mia terra, forte del consenso popolare ma anche di quello degli addetti ai lavori, e della stima e dell’affetto che la gente nutre nei miei confronti”. E da Palermo alla volta di Expo Milano non è partito solo Natale Giunta: gli fa compagnia la celeberrima opera di Renato Guttuso, “La Vuccirìa”, mercato simbolo di una Palermo antica, splendida:  e Felicissima.

“Fund Raising Dinner 2015”. L’enogastronomia al servizio della Ricerca.

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fibrosi7Una serata squisita. E il riferimento non è soltanto alla location, l’elegante Events Space Radice Pura a Giarre. E nemmeno al fatto che gli ospiti abbiano avuto la possibilità di degustare le prelibate ricette di ben diciannove chef, stellati e professionisti di altissimo livello. E neanche che la musica di intrattenimento, la cordialità degli organizzatori e dei padroni di casa e il clima stesso della serata siano stati perfetti. fibrosi9Il riferimento è al nobile intento che aveva l’appuntamento ovvero sostenere la ricerca scientifica, coniugando perfettamente lo sport, la moda e la gastronomia.
Così è stato per la “Fund Raising Dinner”, la cena di beneficenza che mercoledì 15 aprile ha avuto luogo alle pendici dell’Etna, traendo spunto dalla presentazione di un libro, “BikeTour – Pedalando per la ricerca”, con un ospite d’eccezione: Matteo Marzotto. Obiettivo? fibrosi8Raccogliere fondi per la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica. L’appuntamento catanese è stato fortemente voluto da Claudio Miceli, Fashion Retailer della provincia etnea. fibrosi1È stata un’occasione per ritrovarsi – insieme ad ospiti speciali – per supportare un importante progetto. L’impegno di coloro che sono intervenuti, infatti, andrà a sostenere il progetto scientifico #13/2014 “Targeting extracellular Protein Disulphide Isomerase to control Burkholderia cenocepacia lung infections” e aiuterà la Fondazione a percorrere il lungo cammino verso la cura della Fibrosi Cistica. fibrosi5Solo in Italia vengono diagnosticati circa 200 nuovi casi all’anno: ogni settimana nascono circa 4 nuovi malati e l’incidenza della malattia è probabilmente simile in tutte le regioni d’Italia: un neonato malato ogni 2500-3000 nati sani.
Con Matteo Marzotto e Claudio Miceli sono intervenuti alla conferenza il vicedirettore scientifico della Fondazione, Graziella Borgo, il direttore dell’Unità operativa gastroenterologia pediatrica e fibrosi cistica del Policlinico di Messina, Giuseppe Magazzù, e le responsabili della delegazione catanese della Fondazione, Sabrina Gagliano e Armanda Lombardo.
fibrosi4Così allo sport, con biciclette e ciclisti in giro per l’Italia per la ricerca, e alla moda, con Claudio Miceli in prima linea, ha risposto l’enogastronomia d’eccellenza. La serata, infatti, è proseguita con gli show cooking curati da Seby Sorbello, presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi Etnei e chef del Ristorante “Parco dei Principi” di Zafferana Etnea, con protagonisti Pietro D’Agostino (1 stella Michelin Ristorante “La Capinera” di Taormina), Tony Lo Coco (1 stella Michelin Ristorante “I Pupi” di Bagheria), Domenico Colonnetta e Francesco Patti (1 stella Michelin Ristorante “Coria” di Caltagirone) e Andrea Macca (Ristorante “Donna Carmela” Riposto). fibrosi3Nomi che non hanno bisogno di presentazione e che rappresentano alcuni dei biglietti da visita più prestigiosi dell’arte culinaria siciliana e italiana. A loro, con grandissima professionalità e tanta voglia di essere utili al progetto della ricerca, si sono uniti gli chef della squadra dell’Associazione Provinciale Cuochi Etnei, con le ricette di Rosario Cantarella, Mario Failla, Fabio Fidotta, Pietro La Torre, Vincenzo Mannino, Domenico Privitera, Angelo Raciti, Lorenzo Scollo, Orazio Torrisi, Mimmo Triolo, Santino Tripoli, Alfio Visalli.
fibrosi7Le centinaia di ospiti presenti hanno pertanto potuto degustare piatti unici ed eleganti, mentre la pianista Cinzia Dato, presentata da Ruggero Sardo, animava la serata con altrettanti pezzi unici del repertorio di musica classica. Alle note del pianoforte rispondevano quelle dei vini nei calici, curati dall’Associazione Italiana Sommeliers, presente con la professionalità di Maria Grazia Barbagallo (Delegata AIS Catania), Salvo Di Bella (Consigliere AIS), Orazio Di Maria (Delegato AIS Jonica), che hanno guidato il servizio dell’intera squadra AIS alla cena. Una serata indimenticabile e, appunto, squisita. E soprattutto un tassello in più per sostenere la ricerca scientifica.

Gualtiero Marchesi: ” Il passato è pieno di novità”

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gualtiero-marchesiRiceviamo e volentieri pubblichiamo:

C’è un libro degli anni Settanta, credo ancora letto, che si intitola  “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.” Un bel titolo che cito volentieri per questa summa di ricette che rappresenta il nostro passato culinario.
Lo zen riguarda la parte vuota del bicchiere, il contenuto da riempiere non il contenitore. Il contenuto che comprende la storia, la tradizione, i microclimi, i prodotti, il gusto, è pieno di novità, è ricchissimo di suggerimenti e va, pertanto, curato con la massima attenzione. Col tempo, per me la cucina è diventata un’arte e ha significato la libertà di viaggiare in moto,di fare manutenzione, aggiornando, tappa dopo tappa, il sapore stesso della vita. In questo libro, pubblicato da De gualtiero_marchesi_alma-1Agostini, ho fatto il punto sul patrimonio della cucina italiana, osservando con amore quello che è stato fatto, proponendo una versione aggiornata dei piatti, senza doverli stravolgere per sembrare originale. Rispetto a certe bufale creative, a certi esercizi di stile, all’agonismo televisivo fine a se stesso,studiare e confrontarsi è la scelta migliore.
Nel grande ricettario tradizionale si avverte l’impronta del mondo femminile, il sapere di generazioni di madri, l’attaccamento alla terra, così attuale in tempi di Expo; c’è soprattutto quello che predico da anni: il bello puro è il vero buono, come dice mia figlia Paola. Se ognuno di noi, responsabile della salute altrui, mettesse la bellezza e la verità al centro del proprio lavoro, lavorerebbe meglio e con più gioia. Contemplare un bel paesaggio fa bene all’anima.
Parliamoci chiaro, la cucina è prima di tutto un impegno, ma anche un modo di esprimersi, un linguaggio, in cui la personalità non può superare la competenza, né la competenza escludere il talento. Solo chi è responsabile è veramente libero e chi è libero aggiunge un po’ di bellezza e di verità a questo mondo. Dopo questa nuova fatica editoriale, che tocca il passato e il presente della cucina italiana, il prossimo appuntamento sarà con un libro di piatti firmati.
Piatti in cui ho cercato di lasciare un segno, in nome della forma e della materia.”

Gualtiero Marchesi

Il volume  “Gualtiero Marchesi – LA CUCINA ITALIANA-  Il Grande Ricettario” sarà in libreria da domani  28 aprile

Le oltre 1.500 preparazioni di questo ricettario sono quelle della classica cucina italiana, interpretate nella “filosofia” di Gualtiero Marchesi. Sono ricette familiari e regionali, rivisitate con gli occhi di un cuoco d’eccellenza che sa valorizzare i piatti demarchesilla tradizione e interpretare le nuove tendenze con tecniche e segreti dell’alta cucina. La suddivisione delle preparazioni è fatta sulla base della provenienza territoriale, sotto il nome di “ricette di costa” e “ricette dell’entroterra”.

Ma l’esperienza di Marchesi e la sua capacità di leggere le trasformazioni degli stili di vita hanno portato a rivedere molti piatti, i cui nomi sono dei “classici” nella nostra tradizione culinaria,adattandole in base alle esigenze moderne,ormai mutate rispetto a quello degli anni del Dopoguerra: l’uso delle materie prime è attualizzato ed è reso più consono ai nostri giorni, permettendo realizzazioni più leggere ma altrettanto gustose. Dall’antipasto al dolce, un percorso nelle vie del gusto ricco di proposte e di idee. Dalle preparazioni più classiche a quelle più ricercate,
un vademecum completo per cuochi appassionati, ma anche un aiuto prezioso per chi muovei primi passi in cucina seguendo gli insegnamenti di un grande Maestro.

 

Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly : una siciliana vince il premio “Gran Vinitaly 2015”.

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Vinitaly-2014Casale del Giglio Az. Agr. S.r.l. – Le Ferriere di Latina in Lazio si aggiudica il Premio speciale “Vinitaly Nazione 2015“, insieme alla Winzer Sommerach – Der Winzerkeller – Sommerach (Germania) e alla Vincon Vrancea S.A. – Focsani (Romania). Le premiazioni nel Padiglione “Vino – A taste of Italy”, durante l’Expo di Milano.
Verona, 20 aprile 2015 – È l’italiana Azienda Agricola G. Milazzo – Terre della Baronia di Campobello di Licata (AG – Italia) la vincitrice del Premio speciale “Gran Vinitaly 2015“, assegnato alla cantina che ha ottenuto il maggior punteggio in base a due medaglie conseguite in gruppi diversi del 22° Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly, svoltosi a Verona dal 13 al 16 aprile 2015.
concorso-enologico-vinitalyI vini iscritti quest’anno alla competizione enologica più rigorosa e selettiva al mondo sono stati quasi 3.000, con record di 32 Paesi partecipanti, tra i quali per la prima volta Svezia, Giappone e Taiwan.
calice rossoTre le aziende vincitrici del Premio speciale “Vinitaly Nazione 2015″, attribuito al produttore di ogni Paese che ha ottenuto il maggior punteggio calcolato dalla somma delle valutazioni riferite ai migliori tre vini insigniti del diploma di “Gran Menzione”. Si tratta della Winzer Sommerach – Der Winzerkeller – Sommerach (Germania); del Casale del Giglio Az. Agr. S.r.l. – Le Ferriere (LT – Italia) e della Vincon Vrancea S.A. – Focsani (Romania).
Il Premio speciale “Denominazione di Origine 2015“, assegnato al vino di ogni denominazione di origine italiana che in assoluto ha conseguito il miglior punteggio (a condizione che per ogni denominazione di origine abbiano partecipato almeno 40 campioni), è stato attribuito all’Amarone della Valpolicella Docg 2010 Lavarini Soc. Agr. di Lavarini Massimo & C. S.S. – Negrar (VR); al Valdobbiadene Prosecco Docg Superiore Spumante Extra Dry “2” 2014 Progettidivini S.r.l. – Soligo di Farra di Soligo (TV); al Gutturnio Doc Frizzante “Tradizione Piacentina” 2014 Az. Agr. Il Poggiarello – Scrivello di Travo (PC); al Montepulciano d’Abruzzo Doc “Val di Fara – Selezione di Famiglia” 2013 Spinelli S.r.l. – Atessa (CH); al Prosecco Doc Treviso Spumante Brut 2014 Sanfeletto S.r.l. – San Pietro di Feletto (TV) e al Trentino Doc Moscato Giallo Vino Biologico 2014 Cantina Toblino S.c.a. – Sarche (TN).
terreIn palio, per i vini italiani, anche il premio “Banco Popolare”, assegnato al Vin Santo del Chianti Doc “Il Conio” 2005 della Eredi Benito Mantellini Az. Agr. S.S. – Terranova Bracciolini (AR), per aver conseguito il miglior punteggio in assoluto fra tutti i vini italiani di tutte le categorie previste dal regolamento del 22° Concorso Enologico Internazionale.
Dei 3.000 campioni iscritti, 2.585 sono stati ammessi a giudizio; di questi, i 720 che hanno ottenuto un punteggio di almeno 82/100, per un massimo del 30% dei campioni di ciascuno gruppo di ogni categoria, sono stati premiati con diploma di “Gran Menzione“. I primi venti vini di ogni categoria e gruppo previsti dal regolamento che hanno ottenuto il miglior punteggio sono stati rivalutati da tre commissioni diverse e quelli che hanno ottenuto le migliori performance sono stati rispettivamente insigniti con Gran Medaglia
d’Oro, Medaglia d’Oro, Medaglia d’Argento e Medaglia di Bronzo. In totale sono state attribuite 75 medaglie: 17 Gran Medaglie d’Oro, 18 Medaglie d’Oro, 23 Medaglie d’Argento e 17 Medaglie di Bronzo.

Chef & Chef : Cagliata cotta di capra con cuore fondente ai lamponi in crosta di frolla brunita

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roberto archontidisCon questo dolce abbiamo voluto creare dei contrasti molto forti e distinti,utilizzando prodotti che provengono direttamente dall’entroterra siculo
Lo si è ottenuto cagliando dolcemente del latte intero di capra(cagliatura presamica,presame di capretto),la cagliata ottenuta è stata tagliata grossolanamente per evitare di farle perdere gran parte del “siero”,naturalmente ricca di batteri lattici è stata fatta inacidire a temperatura ambiente per 24 ore.
Ottenuto il nostro caprino,che manifesta toni particolarmente controversi,lo abbiamo addizionato a delle uova fresche,poca panna fresca nella quale avremo infuso una bacca di vaniglia (scremando direttamente una parte del latte in avanzo),miele “selvatico”(preso da un azienda che si occupa della raccolta delle essenze prodotte da sciami autoctoni di ape nera siciliana),oli essenziali di limone.
All’interno troviamo un cuore fondente costituito da una “passata”di lamponi,in purezza semplicemente ridotta alla fiamma dolce.
Per l’esterno abbiamo optato per una “frolla”fatta con semola di grano duro Maiorca,zucchero di canna,burro.
FullSizeRender-4Cotta e successivamente sbriciolata,verrà utilizzata per foderate gli stampi nei quali verrà cotto il nostro dolce.
Abbiamo ottenuto un dolce straordinario,con umori particolarmente complessi ed articolati.
Le velleità del latte caprino,dolce,grasso,leggermente vivace in bocca a causa dell’acidificazione controllata,il miele selvatico amarica dolcemente il composto,i lamponi all’interno ci donano un bouquet fruttato e floreale,infine la frolla ci dona consistenza,friabilità,tonindi caramello e di “tostato”,umori che le abbiamo impresso con la brunitura.
lamponiConsiderato che non tutti hanno le possibilità di caseificare,elenco una ricetta “semplificata che comunque da ottimi risultati
Dose per 12 stampi monoporzione
800gr di formaggio caprino fresco
3 uova più due tuorli
150 gr di miele
100 gr di panna fresca
Olio essenziale di limone o scorza grattugiata
Vaniglia
400 gr di frolla che andrà sbriciolata e brunita in padella
100 gr di burro
250 gr di lamponi
Preparazione
Creare una crema incorporando al formaggio le uova che avremo sbattuto con il miele,aggiungere la panna e gli aromi
Foderare gli stampi con la frolla sbriciolata amalgamata con poco burro
Versare la crema all’interno degli stampi foderati di frolla restando 1 cm sotto alivello dello stampo,inserire in ogni stampo un cucchiaino di “passata”di lamponi preventivamente solidificata in freezer.

Roberto Archontidis

 

Al Gabbiano ( Palermo) – A Mondello, sapore di ricordi.

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gabbiano grandeDi questo locale mi ricordo personalmente da quando, bambina,nei primi anni’70, frequentavo assiduamente lo stabilimento La Torre ed era dunque luogo in cui spesso si pranzava, e qualche volta si andava anche a cena a gustare ottimi gamberoni alla griglia. Una costante, nei decenni, delle passeggiate mondellane e delle spasmodiche ricerche di parcheggio; specie durante la stagione estiva quando il borgo si anima ed esplode di vita e di colori.
Erano gli “anni d’oro” di una Palermo ancora felicissima e di una Mondello che era meta ambìta anche di certo jet set nazionale. I colpi di maglio del tempo non la perdonano a nessuno, e tutto a Mondello è cambiato assumendo una dimensione quasi spettrale. Tra chiusure e fallimenti, Al Gabbiano rimane una solida realtà familiare: e questa è una buona cosa; una liason con il passato che si cambia d’abito, si rifà il trucco, ma che parla ancora ai palermitani che come me erano bambini e che ora non sono più neanche giovani.

Per chi volesse fare un tuffo nel passato guardando belle foto vintage, questo è il sito del locale, dove è presente una galleria fotografica carica di nostalgia: http://www.ristorantealgabbiano.it/
La vista che si gode da questo locale è una delle più belle in cui vi possiate imbattere nell’immediata periferia palermitana: finestroni su un mare talmente vicino da poterne vedere il fondale anche di sera sono una suggestione bellissima difficile da trovare. Recenti lavori di ampliamento hanno visto nascere un bel dehor, in una terrazza sul mare, con arredi bianchi da lounge bar molto gradevoli.E poi piante verdi e belle illuminazioni creano una gradevole atmosfera.gabbiano interni1 L’interno è quello di un “ristorantone”, con oltre 250 coperti , in tinte marinare che si fondono, durante il giorno, agli azzurri imperanti di cielo e mare. Insomma, la sensazione – che ricordo bene –  è quella di pranzare su una barca.
Era domenica sera quando mi sono recata in questo “ristorante di lungo corso”: uno staff giovane e dinamico ci ha subito prestato la massima attenzione.
gabbiano antipastoLe cose però non sono andate benissimo, a causa di un disguido tra la cucina e la sala: un antipasto che doveva comprendere un tris di affumicati –  salmone, tonno e pesce spada – era in realtà un bis – il salmone era assente – e non si trattava di affumicati ma di un carpaccio e di un marinato.
Piacerebbe a chi ordina un piatto sapere che uno dei componenti manca, e piacerebbe altresì poter cambiare idea di conseguenza e scegliere altro : invece, e questa è una tendenza tutta palermitana, ci si “accontenta” portando ciò che c’è. E questo non va bene. gabbiano bruschettaProntamente però , alla mia rimostranza, il piatto è stato depennato dal conto ed è stata proposta una sostituzione; che non ho accettato perché nel frattempo le bruschette al pomodoro ordinate dal mio commensale avevano fatto breccia nel mio cuore e sono bastate comodamente per due. Buonissime, il pomodoro ottimo e condito con olio extra vergine locale di buona qualità. Le porzioni sono decisamente abbondanti, per appetiti robusti.
Una serata strana per Al Gabbiano, dato che un ulteriore intoppo si è presentato al momento dei primi piatti. Un piatto di Busiate con gambero e pistacchio e un piatto di Gramigna Colorata, con melanzane, pesce spada e pomodorino.
gabbiano busiataArrivati i piatti in tavola di nuovo salta agli occhi una quantità bastevole per due in ogni piatto: quando so già in partenza che dovrò avanzare del cibo il mio umore ne risente. Preferisco porzioni più contenute da poter gustare fino in fondo. Poiché detesto lo spreco di cibo, sono anche fondamentalmente contraria ad impiattamenti troppo ricchi di guarnizioni che come in questo caso, non soltanto appesantiscono il piatto rendendolo abbastanza confusionario, ma denunciano soprattutto uno spreco inutile di materia prima. Ma il problema di quei primi piatti è un altro: le Busiate non sono Busiate, ma Gramigna. Quindi in sostanza ci vengono servite due porzioni di Gramigna bicolore. Chiedo lumi e mi viene spiegato che in quel locale le Busiate non sono come quelle trapanesi, ma che se le fanno realizzare apposta e di forma diversa: che stranamente però risulta identica a quella della Gramigna e che in questa occasione è anche bicolore in entrambi i piatti . gabbiano gramignaObietto allora che non sono Busiate ma Gramigna: insomma, dopo un dibattito piuttosto divertente ed un impasse irrisolvibile si è giunti alla conclusione che l’errore è nel menù, laddove c’è scritto Busiate e si intende invece Gramigna. Sarebbe però sempre preferibile raccontare la verità ai propri clienti: come per esempio che le Busiate quella sera non c’erano, evitando di farli sentire vagamente presi in giro. Malgrado l’equivoco il condimento di entrambi i piatti era molto buono: la Busiata/Gramigna con gambero e pistacchio era notevole, buono il punto di cottura della pasta, cremoso e ben legato il condimento con un gambero fresco molto tenero e un fondo a base di pomodoro assai invitante, sapido al punto giusto e senza eccessi. Un buon bilanciamento di sapori per un piatto che però purtroppo viene consumato solo a metà. Stessa sorte subisce la mia Gramigna/Gramigna, con bei pezzi di pesce spada e generosi tocchetti di melanzana ed in cui la mentuccia esalta senza sovrastare: anche in questo caso, ottimo il sugo di fondo ma, anche in questo caso, mezza porzione rimane nel piatto. In compenso il blend di sapori è ottimo: la melanzana è fritta bene, asciutta, e non rilascia retrogusto di olio ed il pesce spada è morbido, cotto il giusto.

gabbiano interni2Non ordiniamo altro perché, oggettivamente, non c’è modo di poter procedere oltre stante le pantagrueliche porzioni.
Ricapitolando, il locale è molto grande e quindi non è un posto intimo particolarmente indicato per cenette romantiche, l’allestimento è fresco e marinaro, la mise en place pulita e senza fronzoli ed il servizio abbastanza celere e gentile. gabbiano contoIl costo è abbordabile: il prezzo della nostra cena è stato di 37 euro e ci è stato rilasciato scontrino fiscale – cosa per niente scontata. Locale adatto a gruppi numerosi, a comitive di giovani con grandi appetiti e disponibilità economiche contenute, ma soprattutto a gruppi di turisti in vacanza nel borgo marinaro. Una piccola nota : ho visto servire delle pizze di proporzioni inimmaginabili che spandevano un ottimo profumo. Non l’ho assaggiata, ma i signori al tavolo esattamente dietro al mio l’hanno ampiamente apprezzata; mi riservo quindi di provarla a mia volta nel prossimo futuro ma, nel frattempo, per chi volesse una pizza grande quanto una ruota di carro il posto in cui trovarla è sicuramente questo.
Al Gabbiano rimane a Mondello uno dei pochissimi baluardi a testimonianza di un tempo passato e di un rassicurante senso di continuità e quindi, malgrado qualche intoppo e soprattutto in considerazione del fatto che il cibo da me consumato era buono, è una bella storia familiare che vale la pena di conoscere; e di continuare a raccontare.

Alessandra Verzera

 

Scheda:
Patron: Antonio e Benedetto Biondo
Coperti : > 350 ( in/out)
Range : Medio
Ranking (*) :

Location : 3

Cibo : 3

Carta Vini : 3

Presentazione : 3

Servizio : 3

Mise en place : 3

Atmosfera : 3

Allestimenti : 3

 

(*) Legenda.
Ranking :
1 = pessimo
2 = scadente
3 = sufficiente
4 = ottimo
5 = eccellente.

Sapori d’ Italia. La Campania e ” ‘o tarantiello “: e la Fiera Vesuviana profuma di mare

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antonio nunziata2L’Italia è ricca di tradizioni enogastronomiche che in molti casi  non oltrepassano i confini delle regioni stesse. Crogiuolo di tradizioni e di risorse, la penisola regala sensazioni gustative uniche non soltanto agli italiani, ma anche  ai tanti turisti che la visitano. Alcune regioni poi sono più vocate di altre in quanto a virtuosismi enogastronomici e forse anche più attente a preservare le vecchie e consolidate tradizioni: appuntamenti che gli autoctoni non possono perdere per nessuna ragione e che profumano di antico e di tradizione secolare. antonio nunziata3Tra le regioni più “fantasiose” ma al contempo più legate alla vecchia e robusta tradizione c’è sicuramente la Campania, con una sfilza di piatti tipici conosciutissimi in ogni dove: tre per tutti, il babà , la pastiera e la sfogliatella. Ma esiste una Campania riservata ai campani, che è quella delle sagre di paese e dei prodotti tipici: uno di questi è ” ‘o tarantiello“. Di questo straordinario prodotto ci racconta lo chef Antonio Nunziata, docente dell’ Isis  L.  De Medici di Ottaviano e vicepresidente dell’Associazione Cuochi Torre Area Nolana Vesuviana Strianese aderente alla Federazione Italiana Cuochi.

fiera vesuvianaLa Fiera Vesuviana è un’ istituzione storica- racconta Nunziata –  ed è patrimonio culturale delle popolazioni dell’ Area Vesuviana tramite apposito Comitato Fiera. Hanno sottoscritto un protocollo per la tutela e la valorizzazione di questa storica manifestazione ventitrè Comuni dell’ Area interna oltre alla Provincia di Napoli. fiera vesuviana2La Fiera Vesuviana si tiene ininterrottamente dal 1613, quando venne fondata dal Marchese Scipione Pignatelli, signore di Palma e Lauro, trasformando in Fiera la festa in onore di San Gennaro che da lungo tempo si celebrava, con grande concorso di popolo, davanti alla Chiesa Sant’ Januarius in Silvia di origine medievale, situata in mezzo al Planum Palmae, dove era allocata l’ antica Cavallerizza di Re Ferrante. antonio nunziata 4Grazie ai Frati Minori che la propagandavano tra le popolazioni dell’ Agro-Nolano, Vesuviano e Sarnese ed offrivano ospitalità ai venditori, la Fiera di San Gennaro Vesuviano ebbe grande risonanza e fu subito considerata un appuntamento importante per le popolazioni, per artigiani e mercanti da essere citata come esempio di organizzazione già nel XVII secolo.Ebbe una propria sede stabile su 20 moggi di terreno (80.000 mq) e per tutelare il suo spiazzo da usurpazioni, furono disputate controversie nei secoli XVII,XVIII e XIX. Fu resa Fiera Franca, cioè libera da gabelle e da dazi, ebbe propria amministrazione col “Catapano” (Maestro di Fiera investito dall’ autorità feudale, nda ) che disponeva di propri gendarmi, di luoghi di pena,amministrava la giustizia per reati commessi durante la fiera e per fatti di fiera, assegnava gli spazi, concedeva lasciapassare, gestiva le carceri. Non mancano nella sua storia episodi eclatanti e vertenze lunghissime per preservare lo Spiazzo, sede della fiera. antonio nunziata1La Fiera Vesuviana di San Gennaro Vesuviano è stata, nei secoli, il più importante momento di scambio commerciale nell’ area interna del Vesuvio, tanto che non poterono sorgere altre istituzioni fieristiche che potessero danneggiarla. Per tutto il XIX secolo la Fiera ha svolto il suo ruolo di scambio e di vetrina della produzione vesuviana. Da circa un ventennio è stata delocalizzata per sviluppare il suo ruolo e la sua funzione in uno spazio adeguato alle moderne necessità espositive. La sede attuale della Fiera è costituita dall’ Azienda Agraria dell’ Istituto Statale “Caravaggio” che offre i suoi spazi e le sue attrezzature. L’ edizione 2013 ha celebrato il 400° anniversario della fondazione della Fiera Vesuviana.”

tarantielloE di questa storica Fiera uno dei protagonisti incontrastati è ” ‘o tarantiello”, con la sua sagra dedicata: ma cos’è    ” ‘o tarantiello”?  ” Un tempo di tarantiello nella Fiera se ne vendeva una grande quantità e rappresentava uno dei prodotti di attrazione della Fiera stessa. Esposti in bella vista sui banchi di vendita in grossi tini di legno e immersi in salamoia le troncoconiche pancette attiravano l’attenzione degli avventori che attendevano il turno per ricevere la propria porzione pesata e  pagata a caro prezzo , avvolta nella carta gialla dura, adatta a formare i caratteristici cuoppi da pescivendolo. tarantiello2Chiunque veniva in Fiera acquistava per devozione un po’ di Tarantiello, poi a casa provvedeva a curarlo liberandolo dal sale della conservazione con un panno umido per poi immergerlo in un boccale colmo di olio extravergine di oliva, possibilmente delle nostre colline nolane. Dopo di che per tutto l’inverno veniva usato in cucina aggiungendolo in piccole porzioni alle pietanze per dare quel particolare sapore molto gradito ai nostri avi e che richiedeva opportune libagioni bacchiche: si trattava insomma di una leccornia.  Sull’origine del nome di questo prodotto si sa ben poco, ma l’affinità con tarantella è ovvia e pertanto è da farsi risalire anch’esso a Taranto nel cui mare venivano pescati i tonni, le cui pancette, lavorate e salate, erano vendute appunto, col nome di tarantiello in lingua italiana detto “sorra” .tarantiello3Queste pancette di tonno salate e trattate opportunamente assumono un sapore caratteristico tra il tonno e l’acciuga e vengono usate per insaporire e rendere più stuzzicanti le pietanze, alla maniera della cucina mediterranea con odore penetrante e sapore deciso.Alcuni, tra il popolo, definiscono il tarantiello la spezia dei popolo“.

Ma quando è possibile visitare la Fera Vesuviana? “La data è variabile:  di solito va dal primo o secondo sabato  del mese di settembre, includendo il 19 due sabati e due domeniche. lo scorso anno è stata realizzata  nel periodo 14/ 21 . Quest’anno invece stiamo pensando di stravolgere il tutto per spostare in  avanti l’inizio per via delle scolaresche che dovrebbero farci visita ,per dare  le scuole la possibilità di organizzarsi al meglio, è in ipotesi di iniziare il 19 stravolgendo una storia lunga piu di 400 anni”.

Per saperne ancora di più : www.youtube.com/watch?v=IOPgB4Nvdqo&feature=youtu.be

Alessandra Verzera

 

Foto generiche : Web

Foto personali: Chef Antonio Nunziata

Foto del prodotto : Chef Armando Capochiani

Oriental Chic: a Palermo una kermesse alla scoperta dell’ Umami di Alfredo Iannaccone.

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Iannaccone foto7Palermo sempre più “golosa” e sempre più spesso meta di incontri enogastronomici di alto livello, con uno sguardo proteso verso l’innovazione ma con un occhio rivolto alla solida tradizione locale.
Iannaccone con Eleonora Federici ( master chef)E’ questo il concept che lo chef campano Alfredo Iannaccone ( in foto con Eleonora Federici, finalista Master Chef) ha deciso di portare in Sicilia, privilegiando Palermo, al culmine di una serie di partecipazioni di alto profilo a fiere, eventi e degustazioni in giro per l’ Italia.
Iannaccone foto6Il giornalista chef, che nel capoluogo siciliano presenterà anche il suo libro “ Suggestioni di Cucina Vagabonda”, non nasconde la sua passione per la Sicilia: “Sono campano, dell’avellinese, ma ho sempre amato la Sicilia. Terra che trovo ricca di fascino, di mistero, di odori ed aromi unici. Terra di ispirazione per la grande varietà di materia prima di eccellente qualità. Così nasce la mia idea di cucina Zen declinata in versione siciliana”.
Iannaccone foto 1Nelle due serate in programma per il 15 e 16 di maggio presso il Ristorante “Il Principe e l’Oste” di Palermo, Iannaccone “racconterà” l’Umami: quel “Quinto Gusto” conosciuto a pochi ma che svela sensazioni gustative magnifiche. “I miei menù” – dice Iannaccone – sono frutto di sogni, a volte anche di delirio e, perché no, di smaniosa voglia di creare, di fondere, di coniugare. Iannaccone foto3Vivo una febbricitante passione per la cucina Zen che nella materia prima siciliana esplode in un caleidoscopio di colori, gusti e sensazioni. Se fosse possibile, nel corso delle serate palermitane, amerei poter servire tutto ciò che ho creato in questi anni: ma, per ovvie ragioni, mi dovrò limitare a sei portate con due menù degustazione che costituiscono un tracciato perfetto che accompagnerà l’avventore lungo un percorso sensoriale fatto di accenti, di trovate innovative ma anche di solida tradizione. Iannaccone foto5Non nascondo che, pur dovendo ancora realizzare le due serate, ho già voglia di continuare a girare la Sicilia con ulteriori appuntamenti. Amo moltissimo la zona del Belice e del Trapanese, oltre a Palermo che è una perla di arte e di cultura e Catania, con i suoi “moods” cosmopoliti. Iannaccone foto2Credo che, se dovessi cambiare appartenenza regionale, la Sicilia sarebbe senza dubbio la mia scelta”.

Una kermesse che desterà sicuramente l’interesse dei tanti gourmand palermitani che non vorranno perdere l’occasione unica di approcciarsi ad una cucina che è l’esatta trasposizione della filosofia Zen, ed in cui coesistono, in grande armonia, lo Ying e lo Yang: il maschio e la femmina. Un concetto complesso ed estremamente gratificante che nei piatti di Iannaccone prende forma e si rivela elegante, minimal, chic ma, soprattutto, carica di gusto.

Alfredo Iannaccone presenterà i suoi menù degustazione il 15 e 16 maggio presso il ristorante “Il Principe e l’Oste” di Palermo. I dettagli dell’evento li trovate qui.

Chef & Chef. Stufato di ovino al latte.

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roberto archontidisCon questo piatto ho voluto esprimere emozioni,tralasciando per un attimo ciò che può rappresentare “semplice” nutrizione,cerco di intraprendere un percorso emozionale.
Uno stufato di ovino al latte, carni di un animale che rappresentava la vita,la prosperità,la pace: emblema della mia terra,”ombra”delle Valli del Belice.
Consistenze e parvenze di altri tempi,carni affinate sul suolo vivo,cotte con metodiche,tempi e temperature che permettano la gelatinizzazione proteica,senza perdere in cuttura alcun accenno,consistenze leggerissime,le stesse fibre risulta abbiano inglobato sentimenti propri.
Il fondo non è un fondo,ma l’anima,che dopo aver abbandonato il corpo,ci travolge con tutta la sua essenza.
Ne derivano toni sferici, mai stucchevoli,erba viva (infusi di erbe di campo mitigati) velleità di latte di pecora,carrube,nocciole. Il tutto mitigato da un vitigno antico come la mia terra.
bovino al latte

Il fondo prende vita,ci conduce verso universi paralleli e mete differenti: vellutato e seducente,caldo ed avvolgente,ricco ma mai banale.
Ecco una versione attuabile anche a casa senza particolari tecniche o accessori:
È mia abitudine utilizzare carni ovine abbastanza tenaci,da animali con almeno due anni di vita “vissuta”,ne avremo carni particolarmente aromatiche con toni tipici molto forti e distinti,che “resistano”ai tempi di cottura. Utilizzeremo polpa ricavata da cosce e spalle,preventivamente disossate a dovere. Procederemo lavando la carne ,delicatamente in acqua fredda, per eliminare eventuali peli dell’animale e schegge d’osso,ed a questo punto andremo ad asciugare la carne con un panno di cotone.
Terminata questa operazione scottiamo la carne in abbondante olio d’oliva (la carne non ha grassi ,aggiungiamone di buoni ) nel quale preventivamente avremo fatto appassire due spicchi d’aglio schiacciato, un rametto di rosmarino,salvia,pepe nero in grani,due bacche di ginepro ed un peperoncino. Scottata la carne su tutti i lati possiamo sfumarla con un vino delicato,bianco,che arricchisca il bouquet del piatto senza coprire o distogliere l’attenzione da parte di chi assapora.Asciugato il vino,abbassiamo la fiamma e allunghiamo pian piano con il latte  in ragione di 350 ml ogni kg di carne. Se necessario protrarre la cottura aggiungendo brodo ricavato dalle ossa dell’animale.

Roberto Archontidis

Orcia Wine Festival: un viaggio nella “DOC con vista”

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Val d'Orcia  - Terre senesiIl territorio di produzione dell’Orcia DOC ha grande storia e straordinaria armonia ed è, in gran parte, iscritto nel patrimonio dell’Umanità Unesco. La denominazione è nata nel 2000 fra i territori del Brunello di Montalcino e del Vino Nobile di Montepulciano, in una delle aree vinicole più importanti d’Italia. Con le “cantine con vista” l’Orcia inaugura una nuova proposta enoturistica in cui l’apprezzamento del vino si affianca a quello del paesaggio in cui nasce.

Dal 24 al 26 aprile a San Quirico d’Orcia ci sarà la vera festa di questo vino con l’Orcia Wine Festival” –  invita il Sindaco Valeria Agnelli– ” a Palazzo Chigi Zondadari i produttori offriranno in assaggio e in vendita le loro bottiglie, ci sarà una mostra di pittura col vino e sabato 25 una cena di gala a base di vere ricette valdorciane. Anche i ristoranti offriranno cucina tipica e calici di vino Orcia. Fattoria del Colle Trequanda - Punto panoramicoPer le strade ci saranno stornellatori, auto d’epoca, sbandieratori dei Quartieri della Festa del Barbarossa. E ancora wine tour nelle cantine, degustazioni itineranti a Bagno Vignoni, il luogo più vip del termalismo italiano, oltre al trekking nei vigneti e le corse campestri”. Un programma ricchissimo a cui si aggiungono le degustazioni guidate da ONAV Siena e destinate a principianti e appassionati con la novità assoluta degli assaggi sonori che mostreranno come l’udito modifica le percezioni gusto olfattive, come spiega la Delegata ONAV di Siena Alessandra Ruggi che, insieme all’Assessore di San Quirico Ugo Sani, punta sulla musica e i suoni come complementi dell’assaggio dei grandi vini.

Podere Forte - Punto panoramicoLe “cantine con vista” della Doc Orcia sono la nuova chicca di un territorio cult pieno di piccole città d’arte, paesaggi mozzafiato e piaceri enogastronomici” –  dice Donatella Cinelli Colombini Presidente del Consorzio – “il progetto battezzato “Orcia, il vino più bello del mondo” e cofinanziato da Toscana Promozione, propone le cantine come luoghi in cui rigenerarsi attraverso la “paesaggioterapia”; soste salutari in silenziosi belvedere davanti a un territorio agricolo rimasto miracolosamente intatto per secoli”.. L’ansia del vivere contemporaneo viene contrastata dall’armonia del paesaggio e da quell’equilibrio quasi magico fra il tempo, la natura e l’uomo. ” La Doc Orcia si estende su un territorio di 13 comuni che cambia dalle lunari colline delle Crete senesi al mosaico agricolo della Val d’Orcia fino ai boschi sulle pendici del Monte Amiata. logo_orcia_docScenari diversi ma tutti bellissimi che le “cantine con vista” aiuteranno a gustare e a capire grazie alle spiegazioni in due lingue“. Chi volesse continuare l’esperienza rigenerante di un turismo lento e salutare, a contatto con la natura, può percorrere alcuni dei 300 km di sentieri segnalati da cartelli e agevolati da un’app dedicata. Anche in questo caso le cantine avranno un ruolo importante offrendo ai trekkers acqua, bagni, telefonate urbane in caso di pioggia e soprattutto faranno loro assaporare dei nuovi gioielli enologici. Orcia e Orcia Sangiovese, anche nella versione riserva, Orcia bianco, rosato e Vin Santo prodotti in una settantina di aziende cui 43 iscritte al Consorzio.  Si tratta di piccole aziende dove i produttori curano con la stessa passione e lo stesso orgoglio tutte le fasi: dalla vigna alla vendita. Produzioni artigianali che puntano in alto e si rivolgono ai wine lovers di tutto il mondo offrendo loro piccole chicche rare che durante l’Orcia Wine Festival sarà possibile scoprire.