Dopo l’annus horribilis 2014, con soli 2,390 milioni di tonnellate di olio di oliva prodotte nel mondo, il 2015 si prospetta un anno più ricco anche se non memorabile. La produzione è stata stimata dal Coi (ComitatoOlivicolo Internazionale) pari a 2,9 milioni di tonnellate d’olio d’oliva, una quantità che dovrebbe riuscire a sopperire ai consumi che nel 2014 sono stati di 2,902 milioni di tonnellate. Le previsioni per l’Italia parlano di una produzione di 350 mila tonnellate, grazie soprattutto alle performance del Sud. In Spagna la siccità primaverile ed estiva ha condizionato un’annata che appariva invece molto più ricca in fase di fioritura. La produzione, nel paese iberico, è stimata in 1,2 milioni di tonnellate. In vistoso calo, invece, la produzione in Tunisia, che dovrebbe essere dimezzata rispetto all’anno precedente e quindi pari a circa 140 mila tonnellate. Buone invece le previsioni per la Grecia, che dovrebbe oltrepassare le 300 mila tonnellate, tallonando così l’Italia per il secondo posto. Buone performance produttive sono anche segnalate per Marocco e Portogallo, astri nascenti del panorama olivicolo mondiale. Ancora distante ma con ottime potenzialità l’Algeria, dove la produzione è raddoppiata negli ultimi 15 anni.
Gli Stati Uniti, in base alle dinamiche del mercato degli ultimi mesi, risulta importantissimo per l’export di tutti i Paesi produttori, mentre la Cina ha rallentato fortemente le importazioni di olio d’oliva. Deluse, per il momento, le speranze riposte in nazioni emergenti come la Russia, dove le importazioni di olio d’oliva sono calate del 29% negli ultimi nove mesi. Trend simile per l’Australia dove il calo è stato del 20%. Riduzioni meno sensibili, anche se inaspettate, per Canada e Brasile, con percentuali rispettivamente del 9 e 6%.
L’ Italia olivicola recupera e torna sul secondo gradino del podio
Un successo per la sagra del Tirrimmulliru e della Nuvoletta
di Federica Genovese
Si è conclusa a Randazzo, nel giorno dell’Immacolata Concezione, la seconda edizione della “sagra del Tirrimmulliru e della Nuvoletta”, con un bilancio positivo.
Un programma ricchissimo di avvenimenti, aventi tutti come finalità la promozione dei prodotti locali.
Si parla al plurale proprio perchè Randazzo vanta un territorio vasto e variegato dove da secoli ci si dedica, oltre che alla pastorizia ed a tutte le attività ad essa connesse, a molte colture ed alla raccolta di prodotti che crescono spontaneamente, un esempio tra tutti, i funghi nelle loro più ricercate e conosciute varietà, dal porcino dell’Etna e dei Nebrodi al pleurotus ferulae (fungo di ferla).
Degustazioni dunque, per far conoscere le prelibatezze qui prodotte, all’ordine del giorno.
Tra queste, un posto di rilevo hanno avuto i salumi ed i prodotti caseari.
Quelle dedicate ai formaggi poi, hanno fatto conoscere due tra le specialità del settore più pregiate e ricercate nel mercato di nicchia: la “provola sfoglia”, premiata da Alma caseus nel 2014, e la “ provola verdello”, entrambe prodotte dal caseificio “ La Cava” , azienda che va avanti oramai da tre generazioni, le quali nel tempo hanno saputo accostare la tradizione all’innovazione.
Una degustazione “ doc” è sicuramente quella dedicata all’olio d’oliva, guidata dal presidente dell’Associazione Produttori Olio di Catania, Giosuè Catania.
L’evento è stato realizzato soprattutto con l’intento di far crescere l’interesse nei produttori locali che dispongono di notevoli estensioni di uliveti, affinchè il prodotto venga etichettato e commercializzato.
Ciò non solo nella prospettiva di far conoscere un prodotto di qualità e dalle caratteristiche eccellenti sempre più riconosciute e legittimate, ma anche perseguendo un indirizzo più propriamente politico, dove si intende creare un nuovo sbocco occupazionale.
I dolci, protagonisti principali e di richiamo dell’evento, hanno ottenuto il loro, meritato, successo.
Anche la questione linguistica ha avuto il suo spazio all’interno di questo evento.
Si è infatti tenuta presso l’aula consiliare Falcone -Borsellino del comune, la conferenza “Cultura alimentare e dialetto nella Sicilia lombarda”, in cui il prof. Salvatore C. Trovato, dopo un’ interessantissimo excursus linguistico su alcuni fenomeni culinari, ha interagito con i partecipanti per cercare di comprende quale sia l’origine etimologica di questo antichissimo dolce che è appunto il “ Tirrimmulliro”.
Anche se si è ancora lontani da soluzioni definitive, pare però che la conferenza abbia raggiunto gli scopi prefissati e portato qualche dettaglio in più alla ricerca. L’anno prossimo ne sapremo di più!
Non solo “ Tirrimmulliri” e “ Nuvolette”, i pasticceri randazzesi infatti si sono cimentati in una serie di showcooking in cui hanno riproposto, fuori dai loro laboratori, la preparazione di alcuni tra i dolci più tradizionali della cittadina.
Con grande passione ed entusiasmo, sotto gli occhi di un pubblico più che mai curioso e delle telecamere, hanno fatto sì che prendessero forma “nucattuli”, “pasticciotti alla ricotta”,”cassatelle alla mandorla” e le altre specialità prodotte nelle loro pasticcerie tutto l’anno.
A concludere questi dolcissimi spettacoli, con un impatto di grande effetto, lo showcoocking tenutosi giorno sette dicembre, quando i pasticceri dell’associazione culturale “ Duciezio ”, insieme alle maestranze locali, hanno realizzato una cassata gigante, poi offerta al pubblico.
Un’occasione di arricchimento non solo per gli appassionati esterni, ma soprattutto per la comunità randazzese che si è onorata di ospitare i rappresentanti più importanti della pasticceria siciliana, e li ha visti collaborare entusiasticamente tutti riuniti sotto al vulcano, a dare spettacolo proprio in concomitanza alla magia delle spettacolari eruzioni laviche.
Così è la Sicilia, magia e spettacolo, per il palato e per gli occhi.
Pranzi e cene festive pesanti? Il caffè ti viene in aiuto.
Feste natalizie e cenoni conviviali alle porte? Fino all’Epifania, ogni anno, si susseguono incessanti riti familiari e scambi di auguri con amici, sempre caratterizzati da leccornie salate e dolci, dopo i quali il senso di pesantezza e sonnolenza la fa da padrone. In realtà basterebbero pochi accorgimenti per favorire il processo digestivo, uno su tutti: un buon caffè a fine pasto. Un’abitudine considerata dalla maggior parte degli italiani un piacere conviviale ma anche un momento intimo e personale.
Il caffè stimolerebbe, infatti, la secrezione gastrica, attivando la produzione della bile e la contrazione della colecisti. Per questo, come afferma l’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) link, assunto dopo il pasto faciliterebbe la digestione, soprattutto durante le “abbuffate natalizie”:
E per la gioia degli amanti del caffè con qualche disturbo digestivo, facciamo chiarezza sui falsi miti del caffè:
• consumo di caffè e reflusso gastrico2,3,4,5: non esistono studi che dimostrino che l’assunzione di caffè causerebbe problemi di stomaco, come ad esempio il reflusso gastrico.
Sarebbe invece dimostrato che le principali cause di patologie allo stomaco siano i cibi grassi, piccanti e le “abbuffate”;
• caffè e gastrite1: dalle ricerche scientifiche non sarebbe emersa nessuna correlazione tra il consumo di caffè e l’aumento del livello di acidità allo stomaco. È a scelta dei soggetti che soffrono di gastrite, in base alle proprie abitudini alimentari e al livello di sopportazione del disturbo, la decisione di ridurne o meno il consumo;
• caffè e ulcera gastrica/duodenale6,7: il consumo di caffè non sarebbe da associare allo sviluppo dell’ulcera gastrica o di quella duodenale. Alcune recenti ricerche si sono, infatti, focalizzate sull’incidenza del batterio Helicobacter nello sviluppo dell’ulcera peptica, mentre è stato scartato l’effetto del caffè nello sviluppo dell’ulcera duodenale;
• caffè e irritazione del sistema gastro-intestinale: il caffè può essere bevuto anche dai soggetti che soffrono di questa patologia e non esistono indicazioni sugli effetti del caffè nel causare questa patologia;
• caffè ed effetti diuretici8,9: alcune recenti ricerche dimostrano che il caffè non porterebbe alla disidratazione. L’effetto diuretico del caffè non sarebbe così forte da contrastarne i reali benefici del caffè;
• caffè e svuotamento gastrico-intestinale10: durante il processo digestivo cibo e bevande stimolano il movimento dell’intestino, causando un movimento veloce del cibo lungo il canale digestivo;
• caffè e carcinoma11,12: non esistono dati che dimostrino un collegamento tra il consumo di caffè e lo sviluppo di carcinoma al colon, al fegato, al pancreas e all’intestino;
• caffè e calcoli biliari13,14: bere caffè, se da un lato ridurrebbe il rischio di sviluppare patologie alla cistifellea (calcoli biliari) fino a un 45% negli uomini e fino a 28% nelle donne contraendola e prevenendo così la formazione di piccoli calcoli, dall’altro i soggetti che soffrono di calcoli biliari proverebbero dolore durante la contrazione della cistifellea;
• caffè e indigestione15,16,17,18,19: una recente ricerca condotta nei Paesi Bassi dimostrerebbe che il 38% delle persone pensa che il caffè possa causare indigestione, ma in realtà non ci sarebbe alcuna correlazione tra caffè e dispepsia.
Wired e IBM : giovane, tecnologica e sostenibile. E’ la rivoluzione dell’agricoltura italiana
Un’indagine condotta da Wired e IBM Italia, in collaborazione con Coldiretti Giovani Impresa, ha misurato il tasso di innovazione del settore mappando l’uso delle soluzioni tecnologiche applicate all’agricoltura. Le nuove tendenze: più digitale, più valorizzazione della tradizione e della sicurezza alimentare, e maggiore cura della qualità produttiva.
Chi sono e come innovano gli agricoltori ? Hanno un alto grado di scolarizzazione e provengono da “altri mondi”, sono sempre più giovani e donne con una propensione a innovare a prescindere dalla superficie coltivata o dal fatturato della loro azienda: ecco, in sintesi, ciò che rivela la ricerca “Agrinnova: come la leva digitale sta cambiando l’agribusiness” – realizzata da Wired e IBM, in collaborazione con Coldiretti Giovani Impresa e Voices from the Blogs – su 429 imprese italiane iscritte alla Confederazione.
Mentre non desta particolare sorpresa il fatto che l’80% delle aziende intervistate riconosca nella tecnologia lo strumento per ridurre i costi, rendere efficienti produzione e distribuzione e aiutare la tutela dell’ambiente, appare di rilievo che gli intervistati – soprattutto tra gli under 35 – la intendano un elemento indispensabile per una produzione sostenibile, destinata a valorizzare la biodiversità, le specificità territoriali, la qualità e la sicurezza degli alimenti.
Il 75% si è interessato ai big data, ai droni, ai sensori e alla genomica – particolarmente indicati per il monitoraggio e gli interventi di precisione sulle coltivazioni -, il 30% ne ha a piano l’utilizzo e il 10% li ha già applicati. Molto apprezzate sono le tecniche di impiego dei sensori sul campo (52,2%) e della digital agronomist (50,1%) pur essendo il loro impiego ancora limitato a livello di singole aziende.
L’innovazione, nella maggior parte dei casi, si applica al processo produttivo, alla promozione del prodotto, alla scelta o alla rotazione delle culture e ai processi di distribuzione e stoccaggio.
E ancora: il 93% è consapevole dell’importanza di investire in marketing e comunicazione, ma quanti hanno già realizzato investimenti in tal senso? E quanti hanno individuato nell’e-commerce un potenziale strumento di crescita anche in tema di internazionalizzazione?
Altro elemento emerso dallo studio è la stretta relazione tra innovazione e creatività: l’81,9% degli intervistati realizza soluzioni nuove nella creazione di prodotti, la rivitalizzazione di quelli esistenti e l’immissione in mercati diversi. Il che si traduce anche in un minore utilizzo delle risorse idriche, di energia e sostanze chimiche che possono essere un pericolo per la salute umana e ambientale.
“Il nostro agroalimentare ha di fronte sfide affascinanti e possibilità di sviluppo inimmaginabili sino a pochi decenni fa. La tecnologia può dare un contributo determinante in questo sviluppo, sia dal punto di vista della valorizzazione della biodiversità presente sul territorio – per la quale l’Italia detiene il primato europeo – sia nel sostenere la crescita del comparto, che contribuisce per il 2.2% al PIL nazionale”. – dichiara Nicola Ciniero, presidente e amministratore delegato di IBM Italia – I dati infatti, ‘nuova risorsa naturale’, se utilizzati ed interpretati hanno un alto valore anche in agricoltura, in particolare in quella di precisione, e ne garantiscono capacità di innovazione, sicurezza e qualità.”
“Oggi l’agricoltura è sinonimo di contemporaneità – afferma Maria Letizia Gardoni presidente dei Giovani di Coldiretti – perché sa interpretare le nuove tecnologie, è in grado di affrontare le sfide della sostenibilità e continua a offrire sempre nuove opportunità. E’ l’agricoltura moderna inscritta nel modello di sviluppo proposto da Coldiretti, fatto di identità, prossimità e durabilità; il modello che soprattutto i giovani hanno saputo far proprio grazie anche a una rivisitazione in chiave digitale. Stiamo vivendo una rivoluzione epocale nelle nostre campagne che contribuirà a sancire, ancora di più, il grande valore aggiunto dell’agroalimentare made in Italy.”
“Grazie alle tecnologie digitali – aggiunge Federico Ferrazza, direttore di Wired – l’Italia può giocare un ruolo di primo piano nel mondo. Non penso alla nascita di nuovi social media o gadget “made in Italy”, ma alla crescita e alla valorizzazione – attraverso il digitale – delle eccellenze italiane, tra cui sicuramente l’agricoltura, ovvero il pilastro degli alimenti e del cibo per cui il nostro Paese è conosciuto in tutto il pianeta. È confortante, quindi, che molti imprenditori di questo settore – come emerge dalla ricerca – usino l’innovazione (per esempio i droni per monitorare i campi, i dati per interpretare l’andamento dei raccolti, i sensori per l’agricoltura di precisione) per migliorare i loro prodotti.”
Editoriale. Il Natale che sa di buono, anche se buono non è
Ci risiamo. Puntualmente si torna a respirare aria di Natale, di festa, di bontà. Poco importa se la bontà in realtà è sfigurata da un serpeggiante sentimento di intolleranza e di fastidio diffusi: quello che conta sono gli addobbi, le luci, i pacchetti. E le palle. Soprattutto le palle. Soprattutto quelle che il mondo ci racconta, quelle che i governi ci tirano addosso da schermi televisivi e da studi di vari TG mondiali. Soprattutto quelle di chi ci dice che va tutto a gonfie vele, mentre ognuno di noi avverte l’esatta e fastidiosa percezione del contrario, pensando ad una propria e personale inadeguatezza piuttosto che ad una slavina mondiale di insuccessi e fallimenti di varie carature.
Profeti e Cassandre, dispensatori di giudizi, pensatori d’accatto, cattedratici discutibili, dirigenti scolastici impopolari, Cristi e crocefissi rinnegati, presepi smantellati: tutto in nome di una non meglio definita accettazione, o tolleranza, o integrazione. Parole tanto lunghe quanto spesso vuote dietro le quali si cela la più breve, ma infinitamente più significativa, parola “paura”. Si perchè tutti i proclami e le condiscendenze di cui sopra non ci sfioravano neanche la mente prima delle bombe e delle carneficine. L’11 settembre ebbe un’onda d’urto abbastanza importante ma – concettualmente – per molti “l’America è lontana” , e quindi nulla minacciava significativamente il pianerottolo di casa. Oggi no. Oggi il “nemico” consuma il caffè al bar insieme a noi. Ed ecco che, in una paradossale manipolazione persino della lingua italiana, si assiste ad una maggioranza che vuole ad ogni costo integrarsi in seno ad una minoranza. Perchè la teme maledettamente. Questo succede, che ci piaccia o no. Perchè la maggioranza smantella il presepe per non offendere la minoranza; ma solo perchè la minoranza si fa saltare per aria senza troppi complimenti. Perchè, lasciatemelo dire, se la minoranza da compiacere fossero piccoli drappelli di pacifici Mormoni tutti uguali non ce ne fregherebbe assolutamente niente di inquietarli o meno.
La necessità che fa virtù, oltre una certa estensione del concetto, è un orrore persino peggiore della paura stessa e della stessa necessità. In tutto questo “Tu scendi dalle stelle” suona come bestemmia per molti: le recite scolastiche di Natale sono state violentemente soppresse e noi, che abbiamo foto arcaiche da mostrare ai nostri nipoti di quando impersonavamo Madonne, pastori e Re Magi, registriamo sguardi annichiliti di chi si chiede il significato di una tale “mascherata”. Perchè oggi non si recita più: il mio record personale di presenze nei panni dell’ Arcangelo Gabriele che annunciava la nascita di Gesù è chiuso in me e condiviso dai miei genitori come un ricordo sbiadito, fuori moda, forse anche ridicolo se non vergognoso. Siamo una popolazione mondiale che rinuncia giorno dopo giorno alla propria storia, che non preserva più nulla, che non rinsalda niente, che non custodisce la memoria di sè stessa, cedendo piccole e grandi identità. Che si aggira guardinga e vagamente impaurita da chi, solo poco tempo fa, la infastidiva soltanto. Si, perchè è cambiato l’atteggiamento nei confronti del “diverso”, ed il parcheggiatore abusivo di colore di qualche anno fa – che molti cacciavano via con urticante sufficienza – all’improvviso desta la graffiante domanda : ” e se fosse proprio lui uno di loro?” , in cui per “loro” si identifica un nemico indiscriminato, descritto dall’immaginario come spesso in effetti non è. Descritto ed identificato nella pelle scura. Che spesso invece non ha. Abbigliato con cinture esplosive che per fortuna quasi sempre non indossa.
E dalla paura generata dal dubbio stringente nasce una sorta di benevolenza obbligata. Ma fioccano pacchetti e stuoie rosse davanti a negozi sempre più vuoti e palline colorate appese ad alberi di famiglie sempre più scarne ed annoiate, che fanno festa perchè così è scritto sul calendario ma che hanno perso il senso stesso della festa, dell’essere insieme, del parlare insieme, dell’amare insieme, del sedere accanto, dell’annoiarsi con gioia nei lunghi pomeriggi di tombola, famiglie i cui componenti sono fisicamente in un luogo ma altrove con i pensieri, dove i sogni sono ormai lussi e dove le speranze sono stanche di essere disattese, insieme ai progetti cui speravano di dare corpo. Che non inviano più cartoncini d’auguri, ma messaggi “seriali” persino ad anziani che hanno cellulari d’emergenza e che quei messaggi non li leggeranno mai perchè, semplicemente, non sanno farlo.
Rimane il gusto per il cibo, per la tavola e per le grandi tradizioni culinarie del Natale? Neanche tanto, a dire il vero. Le deroghe ai fastosi e luculliani pasti festivi sono segnati dalle famose palle di cui prima, che ci raccontano di riprese e di risalite in un Paese che annaspa alla ricerca dell’aria in superficie con sacchi di sabbia legati alle caviglie che tirano irrimediabilmente verso il fondo.
Che dirvi? Ricoprivi di pessimismo cosmico? No, ci mancherebbe. Basta la realtà. Raccontarvi per la milionesima volta la ricetta del Panettone? Non se ne parla proprio: tanto sappiamo bene che non lo faremo mai in casa. Farvi gli auguri di Natale? No: non vorrei che qualcuno si offendesse di cotanta arroganza. Però vi faccio tantissimi auguri di “fascia B”, generici. Che servono davvero tanto e che servono davvero a tutti. Comunque la pensiate.
Alessandra Verzera
A Marigliano al via la seconda edizione de “Alla Corte del Gusto”
A Marigliano al via la seconda edizione de “Alla Corte del Gusto”
Domani l’inizio dell’attesa kermesse che si terrà presso il Castello Ducale di Marigliano dal 5 all’8 Dicembre 2015.
Mancano poche ore all’inizio della seconda edizione de “Alla Corte del Gusto”, atteso evento volto alla valorizzazione di tutte le eccellenze campane, organizzato dall’Associazione Culturale Terre di Campania. La manifestazione si terrà a Marigliano, presso il Castello Ducale, dl 5 all’8 dicembre. Si comincia sabato 5, alle ore 10,00, con l’incontro-dibattito dal titolo “Il Sud che vince”, dedicato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Claudio Gubitosi, patron del Giffoni Film Festival, porterà la propria testimonianza con l’obiettivo di avviare una riflessione sull’argomento della centralità del Sud, non più “ultima ruota del carro”, ma fucina di idee, imprese e uomini che si distinguono sul territorio nazionale ed internazionale. Durante il dibattito interverranno anche: Francesco De Core, Caporedattore de Il Mattino e Scrittore e Simone Ottaiano, Presidente Associazione Terre di Campania. Modera Carmela Maietta, Giornalista de Il Mattino. A seguire si terrà l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea “Terra Felice” curata da Antonio Geirola e realizzata con il sostegno del DAMA Museum, che sarà visitabile per tutta la durata dell’evento. La mattinata si concluderà con una degustazione di piatti di pasta tradizionale offerti dal pastificio le Gemme del Vesuvio e preparati dal Ristornate Damà di Marigliano. Nel pomeriggio si terrà il primo dei tanti laboratorio di degustazione che animeranno la quattro giorni. Si tratta di “Olio, oro giallo”, laboratorio di avvicinamento alla conoscenza dell’olio extravergine di oliva, a cura dell’Agronomo Ivan Rizzitelli, e durante il quale interverrà l’azienda Agricola “San Comaio di Zungoli”. In serata spazio alla Cena di Solidarietà. Un fitto menù, ricco di prodotti tipici campani, realizzato dallo chef Marco de Cesare del Ristorante Amabile di Cercola, delizierà gli ospiti. L’antipasto prevede un viaggio all’interno del mondo dei formaggi: tattica di bufala con composta di mirtilli, ricottina di bufala con miele di acacia o di castagno, taleggio di bufala, blu di bufala con composta di albicocca pellecchiella. Tagliata di salame Napoli e lattuga canasta completeranno il tutto. Il primo piatto sarò a sfondo mediterraneo mentre per il secondo è prevista una coppa di maiale nero casertano ripieno con noci, funghi porcini e champignon con salsa di castagne su vellutata di patate e broccoli di rapa saltati e treccione di bufala del Caseificio “Le Forme del Latte”. A concludere un gustoso dolce realizzata dal ristorante Damà. Durante tutto l’evento sarà possibile visitare il “Mercatino delle eccellenze”, una mostra mercato delle bontà agroalimentari campane dove il pane, la pasta, il vino, l’olio, i formaggi, i salumi e i prodotti dell’orto saranno i protagonisti. L’evento proseguirà domenica 8 con un ricco programma consultabile sul sito web www.allacortedelgusto.it.
Giorni di gusto e cultura con la Città del Gusto di Catania
di Salvo Di Benedetto
Sabato 28 e Domenica 29 Novembre 2015, in occasione della seconda edizione di “Expo Food&Wine” allestita alle Ciminiere di Catania, la Città del Gusto di Catania, scuola del Gambero Rosso si è “esibita” con vari eventi particolarmente interessanti: “Le abitudini alimentari dei catanesi dal ‘300 a oggi”, e con lo “show cooking” dello chef Pietro Parisi, cuoco contadino che rinunciò alle stelle “Michelin” per sviluppare il proprio territorio. Entrambi gli eventi moderati dalla giornalista Giuliana Avila Di Stefano.
In occasione del convegno su “Le abitudini alimentari dei catanesi dal 300 ad oggi”, presentato Sabato 28 Novembre con gli interventi di Annamaria Iozzia (funzionario Archivio storico di Catania), Federica Genovese (esperta di linguistica enogastronomica) e Nuccio Daidone (maestro pasticcere dell’omonima pasticceria), si è discusso difatti sulle abitudini alimentari del tempo nel territorio Siciliano, sulle antiche ricette, dolci come le “teste di turco” e il “gelo di melone”, per passare poi dal riso all’arancino, e dai biscotti con zabaglione e rum alle sfingi. Tutte tipiche ricette siciliane che fanno da sempre da richiamo verso questa terra.
Si è inoltre affrontato il discorso sull’evoluzione della lingua gastronomica, diventata ormai mediatica e a passo con i tempi, con la sostituzione delle immagini alle parole grazie soprattutto all’avvento dei social, e sulla trasformazione di dolci e ricette in seguito al cambiamento della moda nel tempo. Il seminario si è concluso con la degustazione di dolci preparati dal pasticcere Nuccio Daidone.
Domenica 29 è la volta dello chef campano Pietro Parisi, che esibendosi in uno “Show Cooking” davvero delizioso, presenta il suo libro “Un cuoco contadino, i volti della sua terra” e racconta la propria storia iniziata all’istituto alberghiero di Ottaviano, in provincia di Napoli, e proseguita poi lavorando in hotel e ristoranti d’eccellenza di tutto il mondo, lasciando oltretutto emergere il profondo amore per la sua terra e per la nonna “Nannina”. La giornata è andata poi concludendosi con la degustazione delle penne “wasabi” cucinate dallo stesso chef Parisi.
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Due giornate all’insegna del buon cibo, che fanno ancora una volta della Sicilia capitale del gusto.
Tirrimmulliru: dolce e linguistica, che bontà!
di Federica Genovese
Il nostro giro in Sicilia fa tappa nella splendida cittadina medievale di Randazzo la quale, oltre che per il suo patrimonio storico ed architettonico, merita attenzione per quello che è un caso linguistico che non trova corrispondenze nel resto della Sicilia.
Nei prossimi giorni, chi ha voglia di scoprire un luogo ricco di storia e cultura, ma anche una ricca e variegata gastronomia, può approfittare di visitare Randazzo durante il ponte dell’Immacolata, dal 5 all’ 8 Dicembre, periodo in cui, nella medievale cittadina ci sarà Sagra del TIRRIMULLIRU e della Nuvoletta.
E’ proprio il “ Tirrimmulliru” ad avere una particolare linguistica: un nome che desta immediatamente curiosità ed impone di tornare a leggerlo più e più volte per cercare di comprendere come si pronunci, dove vada collocato l’accento, cosa voglia significare.
A un termine dall’apparenza così contorto, si associa un dolce altrettanto unico.
Se il mistero legato al nome non è ancora dato svelarsi, altrettanto semplice è il segreto della sua bontà e peculiarità. Il vino cotto è l’ingrediente principe, ciò che conferisce la nota di gusto più intensa, il colore, la dolcezza e la consistenza, il tutto supportato egregiamente dalla più acidule e legnose note della frutta secca dell’Etna.
Sebbene sia brevissima la lista degli ingredienti- vin cotto, frutta secca e farina- è proprio nella qualità di queste materie prime che si racchiude il successo di un dolce unico.
A conferire loro qualità pregiate è appunto la zona di produzione che offre caratteristiche irripetibili in alcun altro luogo. I vigneti, i boschi ed i campi circostanti il vulcano Etna si arricchiscono infatti delle componenti minerali del terreno lavico che apportano elementi preziosi al suolo. Le condizioni climatiche poi, prevedono escursioni termiche che in estate possono toccare anche i 20 gradi tra notte e giorno. Tutto ciò contribuisce ad apportare ai vini qualità organolettiche e note aromatiche che li rendono tra i più pregiati al mondo.
E’ chiaro dunque che il vin cotto ricavato da questi mosti sia altrettanto intenso ed aromatico nel gusto, qui irrobustito dalle sfumare date dalla tostatura in forno a legna di eccellenti noci mandorle, nocciole e pistacchi.
Se chiaro è il contesto fisico in cui ha avuto origine questo peculiare dolce, non lo è altrettanto quello culturale e dunque linguistico che lo ha battezzato in modo così bizzarro. Ma la comunità sembra non porsi il problema, il termine è stato assimilato dalle generazioni come qualunque altro proprio perchè appartenente a tutto il bagaglio culturale trasmesso.
Quasi dimenticato dalle nuove generazioni è ora al centro dell’attenzione di randazzesi e non, da quando, lo scorso anno, è diventato protagonista di una sagra che inaugura il periodo natalizio.
Così esce finalmente dalle cucine delle massaie per proporsi a curiosi ed appassionati di gastronomia tradizionale siciliana e diventare segno di tradizione.
Tra presepi artigianali, antichi vicoli, bifore e palazzi trecenteschi in cui predomina il nero lavico, il “Tirrimmulliro” ha ritrovato la sua dimensione di semplicità adornata di buon gusto, la sua identità ed il meritato prestigio.
La Città del Gusto di Catania serve cultura e cibo
I tre giorni catanesi ricchi di cultura e cibo: storia dell’alimentazione, show cooking, presentazione di libri e lezione all’Università dello chef internazionale Pietro Parisi.
Cultura e Cibo, queste le tematiche che saranno protagoniste a Catania sabato 28, domenica 29 e lunedì 30 novembre grazie alla Città del Gusto di Catania, scuola del Gambero Rosso, che, in sinergia con l’Università di Catania dipartimento di Economia aziendale, la Fidapa della città etnea e l’Alliance Francaise di Catania, ha organizzato attività di rilievo e primordine.
Sabato 28 novembre alle h.18:30, in occasione della 2^ ed. di Expo Food and Wine, alle Ciminiere di Catania si terrà il seminario “Le abitudini alimentari dei catanesi dal ‘300 a oggi”. Interverranno Annamaria Iozzia, esperta di alimentazione e colture antiche oltre che funzionario dell’Archivio di Stato di Catania, Federica Genovese, esperta di linguistica enogastronomica e Nuccio Daidone, maestro pasticcere di Catenanuova e massimo esperto di dolci dei conventi. A moderare l’incontro sarà Giuliana Avila Di Stefano, addetta stampa della Città del Gusto.
Gli eventi organizzati dalla Città del Gusto durante Expo Food and Wine continueranno domenica 29 alle h. 15, quando Giuliana Avila Di Stefano intervisterà lo chef Pietro Parisi, che ama definirsi “un semplice cuoco contadino” , si esibirà in uno show cooking, raccontando la propria storia, iniziata all’istituto alberghiero di Ottaviano, in provincia di Napoli, e poi proseguita lavorando in hotel e ristoranti d’eccellenza di tutto il mondo. Tra i suoi maestri, Gianfranco Vissani, Alain Ducasse e Gualtiero Marchesi.
L’amore per la propria terra, ha poi portato lo chef vesuviano a porre fine alla vita di “cuoco girovago” decidendo di rientrare a Palma Campania e aprire il primo ristorante, che già nel nome, “Era Ora”, vuole comunicare rinnovamento, pur restando fedele alle tradizioni.
Rischiando in prima persona, Parisi è riuscito a costruire un’impresa di successo e creare lavoro anche per altri, tanto da essere citato come esempio positivo nel testo “Impresa impossibile. Storie di italiani che hanno combattuto e vinto la crisi”, scritto dal giornalista di La7, Corrado Formigli.
Parisi, lunedì 30, dalle h.8 alle h.10 sarà anche relatore all’Università di Catania, (aula Magna del Palazzo delle Scienze, corso Italia 55, Catania) durante il corso di International Business, appartenente al dipartimento di economia aziendale.
L’incontro è organizzato dai professori Veronica Benzo, Giuseppina Di Gregorio, Maria Cristina Longo e Francesco Garraffo, in collaborazione con la presidente dell’Alliance Francaise di Catania, Chiara La Russa Sudano.
Durante la lezione Parisi racconterà agli studenti la propria esperienza di “cuoco – imprenditore con i piedi per terra” e del perché ha deciso di rinunciare alle stelle Michelin, riuscendo a ingrandire in dieci anni la propria attività e a lavorare come consulente agroalimentare, in tutto il mondo. In Oman, piccolo Stato a sudest degli Emirati Arabi, ha cucinato per il compleanno dello sceicco Saleem Q. Al Zawawi, che fa parte della famiglia reale, è presidente della Marina Bandar Al-Rowdha e Advisor del Ministry of Sports Affairs. Lo sceicco, innamorato della sua cucina, lo ha voluto con sé per l’inaugurazione dei suoi tre ristoranti. Anche qui, in uno dei luoghi più esclusivi del mondo, lo chef campano non ha tradito il principio cardine del suo lavoro: la semplicità.
Sempre lunedì 30 all’interno della libreria VoltaPagina alle h. 17:30, Pietro Parisi presenterà, il suo libro “Un cuoco contadino, i volti della sua terra”, testo di racconti e memorie incentrato sulla storia di un territorio e sull’importanza di utilizzare i prodotti a chilometro zero. Il volume è arricchito dalle foto di Vittorio Guida, che ritraggono chi ogni giorno è a contatto con la terra, i piccoli produttori locali della Campania, che il grande chef chiama affettuosamente la sua “wall street”.
Non solo ricette: il libro trasuda famiglia, tradizione e passione, a partire dalle parole della nonna Nannina, sua musa ispiratrice, che amava dire: “Se possiamo stare intorno ad un tavolo a mangiare, è grazie alla terra”.

















