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Salone del Gusto e Terra Madre: metti un’Arca in cucina.

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Salone-del-gustoSimbolo di questa edizione del Salone del Gusto e Terra Madre, l’Arca del Gusto ha già accolto a bordo oltre 2000 prodotti: frutta, razze animali, formaggi, pani, salumi…Ma lo storico progetto di Slow Food che segnala i prodotti in via di estinzione ha bisogno di un aiuto concreto da parte di tutti. A Torino una grande Arca accoglie i visitatori nel cuore del Mercato internazionale dell’Oval, dove ognuno può portare il cibo che vorrebbe far salpare. Ma non basta: è fondamentale, infatti, comprare e assaggiare questi prodotti, veri tesori della nostra biodiversità. Ecco allora che vi proponiamo cinque sfiziose ricette per un giro del mondo in cucina alla scoperta di cinque gustosi passeggeri dell’Arca.

tavcePartiamo dai Balcani, dove facciamo conoscenza con il fagiolo sobra, tipico della regione di Strumica in Macedonia. Ha piccoli semi bianchi ed è ricco di proteine, amido, vitamine, minerali. Tradizionalmente è utilizzato per preparare insalate o zuppe, e noi vi consigliamo il Tavce Gravce, piatto nazionale macedone.
Scendendo verso Sud, eccoci nel continente africano, dove assaggiamo le polpette di miglio, cereale dalle molte potenzialità e perfetto per una dieta priva di glutine. Il miglio nyankundi è una varietà tipica del Kenya centro-occidentale, tradizionalmente utilizzato per preparare il porridge e l’ugali, una miscela di farina di miglio e acqua servita con verdure o yogurt.
Arrivano dall’Indonesia le patate dolci cilembu, vera leccornia locale che, una volta cotte, hanno un sapore particolare e molto dolce, con uno strato zuccheroso simile al miele. La patata dolce cilembu è documentata sin dal 1914, quando l’Indonesia era ancora colonizzata dall’impero olandese.

limeIn Australia assaggiamo il finger lime, agrume dalla forma allungata con chicchi che ricordano perle e dal sapore leggermente più dolce di quello del limone. Coltivato in piccole quantità nella baia di Byron e nel New South Wales, il finger lime rischia però di scomparire con l’avanzare degli allevamenti intensivi e dell’agricoltura industriale. Lo abbiamo immaginato come ingrediente principale di uno dei cocktail più famosi al mondo: la caipirinha.
Concludiamo il nostro giro del mondo in Ecuador, dove ci aspetta l’amaranto nero, che vanta numerose proprietà: oltre al calcio e la vitamina C, è consigliato a chi soffre di diabete. Nella regione delle Ande l’amaranto è usato nella preparazione della colada morada, una bevanda della tradizione cerimoniale consumata durante la festa dei morti a inizio novembre.

Lo Chef Raffaele Mancini porta la sua cucina in Brasile.

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manciniLo chef, famoso per la sua filosofia vegetariana, vegana e light terrà un corso dal 25 al 29 agosto a São Paulo come istruttore ICIF, l’Italian Culinary Institute for Foreigners.
L’eccellenza enogastronomica del Made in Italy attraversa i confini per arrivare in Brasile con un percorso culinario assolutamente innovativo, una serie di menù suddivisi in cinque giornate, dal 25 al 29 agosto 2014, che vedrà come chef docente Raffaele Mancini, straordinario interprete della cucina vegetariana, vegana e light.
Raffaele Mancini non è solo uno chef. E’ un artista un maestro, un professionista di grande esperienza e costantemente impegnato nella ricerca per la realizzazione di un’alimentazione sana per il corpo, equilibrata per la mente e raffinata per il palato. Infatti, Raffaele Mancini, oltre ad essere interprete di cucina vegetariana, vegana e light, è altresì fortemente impegnato nello studio di particolari menu per celiaci e per coloro che soffrono di intolleranze alimentari.
FACHADA ETECQueste le premesse che lo hanno identificato come il protagonista di un nuovo corso dedicato al tema della Nutrizione che si terrà presso il Centro Paula Souza, a São Paulo in Brasile per conto di ICIF.
ICIF, ltalian Culinary Institute for Foreigners, la Scuola Professionale di Cucina Italiana per Stranieri, da oltre vent’anni è prezioso punto di riferimento per la formazione di cuochi professionisti provenienti da diversi paesi del mondo per quanto riguarda la cucina delle Regioni d’Italia, la denominazione d’origine dei vini italiani e i loro migliori abbinamenti, offrendo così un’ importante vetrina del Made in Italy e dei suoi migliori prodotti.
Raffaele Mancini, nato a Cagliari ma fiorentino d’adozione, è fortemente legato alla cultura che riconosce alla cucina mediterranea un ruolo fondamentale per un’alimentazione sana ed equilibrata. I prodotti che utilizza per i suoi piatti tengono sempre conto dei ritmi della natura e della stagionalità della materia prima, fondamentali anche per creare sapori originali.
La sua cucina, vegetariana, vegana e light, assume così non solo un valore etico ma anche naturalistico, volto a raggiungere una migliore qualità della vita.

“Coppo” di scena: lo street food diventa chic, in via Belmonte a Palermo.

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coppiLo street food passeggia per le vie eleganti del centro, dopo avere lasciato caldo e fumante le cucine dello chef Gigi Mangia, titolare del ristorante omonimo di via principe di Belmonte a Palermo.
Il “coppo” è un elemento storico della cultura enogastronomica meridionale, ed in particolar modo di Sicilia e Campania.
Uno dei modi di dire per definire un servizio di tutto punto in lingua siciliana suona più o meno così : “t’u dugnu ‘ncuppatu”, ovvero “servito nel coppo”. Questa accezione ha però una valenza negativa e serve ad indicare chi non meriti cotanto servizio di favore, nè tanta prelibatezza. Ma cosa è il coppo? Un cono: spesso ottenuto da fogli di carta pesante, tipica dei venditori di frutta, con gesti velocissimi, e chiusi al fondo mediante la piegatura della carta.
gigi grandeIl coppo è anche quello dei venditori ambulanti di semi: calia e semenza, arachidi, lupini. Ma anche la “confezione” dei pescivendoli, ambulanti e non. Insomma, il coppo è indissolubilmente legato alla vita gastronomica della Sicilia.
Di una Sicilia popolare, dei mercati, dei venditori ambulanti: di chi “abbannìa” la bontà di questo o quell’alimento.
Ma il coppo più trendy è quello patinato di Gigi Mangia che, pur rimanendo in un range di costi più che accettabili ed alla portata di qualsiasi studente o di qualsiasi turista “ fai da te”, conferisce un aspetto glamour alla tradizione del cibo da strada palermitano. E Palermo occupa un onorevolissimo quinto posto nelle classifiche mondiali per quanto riguarda il cibo da strada: lo street food panormita è amato indistintamente sia dai palermitani che dai turisti italiani e stranieri.
copposCosì a ridosso delle boutiques delle griffes più prestigiose e delle gioiellerie più abbacinanti, nascono i “coppi” più alla moda, senza mai perdere il contatto con la realtà di una tradizione povera ma ricca.
I “coppi” sono tanti: le seppioline fritte, le verdurine pastellate, e persino le arancine possono essere “’ncuppate”.
Un’idea innovativa che rende finalmente giustizia alla solida e variegata tradizione enogastronomica siciliana e che lascia intuire la classica trovata geniale di un imprenditore dalla storia familiare contrassegnata da decenni di cibi di qualità e che pare destinata a diventare un successo ancora più grande, valicando i confini dell’isola.
coppos3I “Coppos” di Gigi Mangia tra le mani delle signore più raffinate o degli uomini d’affari, ma anche dei turisti in bermuda o degli studenti zaino in spalla. Ovviamente i coppos vanno consumati “ a’ggritta a’ggritta”, ovvero in piedi, tra una chiacchiera e un’altra, tra un sorso di prosecco fresco ed un altro, caldi e fragranti.
Per questa ragione i coppi si vestono di un’eleganza nuova: sono infatti realizzati da sottilissime lamelle di legno in sostituzione della carta, e corredati di forchettine usa e getta.
Le varianti? Sono davvero tante: personalmente ho assaggiato l’ Arancina di Gina, a base di tonno, i “cappuccetti” fritti irrorati di succo di limone, e le verdurine pastellate che faranno la gioia di qualsiasi vegetariano. Ma la scelta è davvero tanto ampia quanto golosa.Non resta altro dunque che recarsi da Gigi Mangia, in via Pincipe di Belmonte a Palermo, a provare personalmente: e sarà un vero “ coppo di fulmine”.

Alessandra Verzera

La Lampara: a Sciacca, in odore di stella sotto un cielo di stelle

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ribeccaNon a caso lo chef Vito Ribecca è membro della prestigiosa Chaine des Rotisseurs, a noi particolarente cara dato che il nostro concorso enogastronomico Master Foodie, ha ospitato in giuria critica un paio di Bailli di un paio di Bailliages e diversi Maitres Restaurateurs; uno per tutti il palermitano Gigi Mangia. Vito Ribecca si “esprime” a La Lampara, a Sciacca ( Ag).
Che il locale sia bello si vede subito, così come si intuisce subito una cura attenta ai dettagli. Che sia elegante nella sua lineare sobrietà si gusta poco alla volta. Ma tutte le conferme, confortate da tovagliati di ottima fattura, da mise en place impeccabili e da panorami idilliaci, arrivano su candidi piatti in porcellana bianca.
arancinaAl momento del primo assaggio si intuisce immediatamente che in cucina si sta realizzando  qualcosa di importante. Riuscire a strappare encomi per la preparazione di un’ “arancina” – rigorosamente femmina – ad un palermitano, è la prova provata del fatto che quasi tutti possono cucinare, ma che ben pochi elevano la cucina al rango di arte.
arancina2Sto parlando del mio antipasto in questo ristorante: un’arancina al nero di seppia su una salsa a base di sarde assolutamente impeccabile ed il cui ripieno ha finalmente rinunciato alla dadolata di tentacoli di seppia talvolta duri e poco gradevoli, in favore di un blend assolutamente antitetico ma parimenti convincente costituito da salmone e scamorza filante. Ottima la panatura croccante e gustosa che racchiude senza appesantire. Asciutta e leggera l’inevitabile frittura. Un antipasto strepitoso che potrebbe costituire assai degnamente anche un primo piatto, dato che la dimensione dell’arancina servita non è certamente mignon.
cozzeDi diverso palato ma altrettanto eccellente la zuppa di cozze servita con crostoni di pane. Il guazzetto risulta di ottimo gusto e perfettamente bilanciato, e la nota piccante è assolutamente modesta ed adatta dunque anche a chi, come me, non apprezza il gusto troppo piccante a detrimento di altri e ben più interessanti sapori. Le cozze sono freschissime e locali e, anche in questo caso, la porzione è più che soddisfacente.
ricciMa il top delle capacità di Ribecca, limitatamente a ciò che io ho ordinato, aveva il sembiante di un turbante di spaghetti ai ricci di mare. Un piatto che io non amo e che di norma preferisco non mangiare. Ma, memore di quanto un mio mentore mi disse tempo fa ( “facile fare giudicare una tartare di manzo a chi ama la carne cruda..Non altrettanto facile ricevere encomi per una tartare da parte di chi solitamente chiede che anche il filetto sia ben cotto!” ) ogni tanto lo ordino, e specialmente quando il locale sembra esprimere tante promesse. Ritengo infatti che per via del particolare afrore dei ricci di mare, questo sia un piatto difficilissimo da bilanciare in modo che non colpisca in maniera aggressiva l’olfatto prima di riuscire a gratificare il gusto.
Lo spaghetto di pasta fresca , carnoso, consistente, compatto, leggermente ruvido e perciò perfettamente sposato al suo sugo cremoso, dal profumo di mare, delicato, e semplicemente adornato da un po’ di prezzemolo fresco. Un trionfo di gusto. busiateDi piatti di spaghetti ai ricci ne ho assaggiati tanti, mai finendo la mia porzione per i motivi di gusto personale di cui accennavo prima: questo piatto di spaghetti ai ricci di mare era sublime e, una volta finito, si è fatto rimpiangere.
L’altro primo in degustazione erano busiate al pistacchio e gamberi: un errore per me averle gustate dopo gli spaghetti ai ricci dato che si tratta di un gusto più blando e che le papille difficilmente si aggiustano a gusti più tenui dopo avere apprezzato spunti decisamente forti. Ottime anche le busiate, naturalmente, dal perfetto punto di cottura e dal sugo leggermente “mappante”. Freschi e teneri i gamberi. Ma gli spaghetti ai ricci rimangono, a mio avviso, ineguagliabili.
spadaBene anche la cottura di una fetta di spada semplicemente alla griglia e condita con il “salmoriglio”: avrei apprezzato una nota di timo o anche di menta, ma ciò che più conta nel pesce spada è la sua cottura: troppo cotto è immangiabile, troppo poco cotto è stucchevole perché si spappola in bocca slegandosi irrimediabilmente. Il segreto sembra il segreto di Pulcinella che tutti dovrebbero conoscere, ma in realtà cucinare a puntino una fetta di spada non è da tutti. L’assenza di sughi e di intingoli tra l’altro non consente “aggiustamenti” poco probabili. Questa porzione di spada era cotta alla perfezione, rivelando carni sode e compatte ma umide al palato. Buono lo spessore della fetta: anche in questo caso indovinarlo non è affatto un caso.
Non ho assaggiato i dolci ma ne ho visti sfilare un bel po’: mi ripropongo una seconda visita per colmare la mia lacuna.
lamparaIn definitiva di certo non un locale economico, come peraltro ci si aspetta da subito. Menù molto ricco con alcune voci da gran locale metropolitano come ad esempio il caviale, ampia carta dei vini, carta delle acque, degli olii e persino dei sali, location vagamente futurista ed evocativa di una fiancata di nave: può piacere o meno, ma il balcone affacciato sul porto è sicuramente meritevole.

Un montascale consente anche a persone con ridotta mobilità di accedere al locale per godere di una ottima cena in un contesto assolutamente romantico. Data la qualità della materia prima e la felice esecuzione di tutti i piatti degustati, non mi stupirei di scoprire in questo locale uno dei futuri stellati di questa parte di Sicilia.
Il servizio, sia pure di buon livello, è ulteriormente migliorabile.

Alessandra Verzera

 

Scheda ( *):

Patron: Fabio Cacace

Chef :  Vito Ribecca

Coperti : 60/ 100

Range : Alto

 

Ranking:

Location : 4

Cibo : 5

Carta Vini : 5

Presentazione : 4

Servizio : 3

Mise en place : 4

Atmosfera : 5

Allestimenti : 4

 

(*) Legenda.

Ranking :

1 = pessimo

2 = scadente

3 = sufficiente

4 = ottimo

5 = eccellente.

A Sciacca si riqualifica lo Stazzone: ma sparisce lo “street food” dei Patacco.

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linguinepatacco2La storia di Patacco è una di quelle storie che in un paese tutti conoscono.
E’ la storia dello street food ancora prima che divenisse street food ed era, semplicemente, “il panino del furgone”.
La storia di Patacco è bella perché è una storia di lavoro, di fatica, di volontà, di crescita.
Iniziano nel 1990 due fratelli, Filippo e Ignazio, i cui figli erano ancora in fasce in quei giorni: figli che oggi lavorano svariate ore al giorno. Uno di loro, Domenico che più avanti ci racconterà la storia, mi è capitato di vederlo personalmente perdere i sensi per il caldo e la fatica. Sono storie di famiglie unite che onorano la Sicilia che lavora.
salsicce-alla-braceEra appunto il 1990 quando il furgone dei fratelli Patacco parcheggiò allo Stazzone, luogo caro ai saccensi e memoria di una spiaggia che fu e che non è più da decenni, ora luogo di ritrovo per giovanissimi e di buona cucina anche per i non giovanissimi. Sostanzialmente, un ristorante, una trattoria e diversi bar e pub. E tra questi, il furgone dei Patacco: con i panini con la salsiccia alla brace e cipolle, quelli con le panelle o con la milza: compiacimento dei tanti palermitani che scelgono Sciacca come meta di vacanza e residenza. Pochi tavoli di plastica su un terreno dissestato. Infatti quelli erano gli anni in cui lo Stazzone, dopo la scomparsa della battigia e l’imbalneabilità delle sue acque, era stato consegnato al declino e al degrado.
BancarellePoco a poco divenne regno di una moltitudine di bancarelle con prodotti di varie etnie: souvenir in legno della vicina Africa, abiti e kaftani di gusto indiano così come gli incensi che spesso bruciavano dando all’aria sentori esotici, e persino porcellane e cristallerie dei ricercatissimi “polacchi”: la domenica frotte di saccensi affollavano le bancarelle dei polacchi che vendevano merce di ottima qualità a prezzi stracciati.
Sapori e immagini ormai “antiche” in un mondo che si muove a volte troppo velocemente ma che a volte rimane immobile e condannato a sé stesso.
stazzoneL’ inizio della stagione estiva in quegli anni coincide con l’apertura della saracinesca del furgone dei Patacco che, con la licenza di venditori ambulanti, hanno una concessione stagionale: l’estate finisce e loro vanno via, dopo tre lunghi mesi di lavoro intenso e di ottimi panini.
Via via ai panini si aggiungono le patatine fritte, qualche schiacciata, altre tipologie di panini divenuti famosi a Palermo e ben presto riproposti in tutta la Sicilia.
I Patacco vanno avanti così fino al 2006, anno in cui ottengono la concessione annuale ed una licenza per montare un gazebo in legno e vetro che trasforma il furgone di un tempo in una vera e propria trattoria. cozzeNel 2010 infatti arriva un’ulteriore licenza: quella per aprire la cucina, e passare dunque dai panini agli spaghetti e al pesce fresco. In cucina si infila l’amico fraterno Lillo Rosa, cuoco di professione, che in una questione di pochissimi metri prepara piatti ottimi a base di pesce. I crudi marinati sono eccellenti, i primi piatti lo sono altrettanto: e sono estremamente generosi e ben presentati. Le triglie sanno di mare e le cozze non sono da meno. Insomma, Patacco fa il salto di qualità e fa il pienone ogni sera, complice il confort del gazebo con aria condizionata e la meravigliosa vista sul mare bello e maledetto dello Stazzone. Ma quando l’ora della cena è passata, allora si riaccende la vecchia fiamma: Patacco ritorna al suo street food e i ragazzi sciamano tra panini e patatine fino alle 5 del mattino, dando vita e suono ad un posto diversamente desolato. Stazzone-CantiereNel 2012 però la sorte volta le spalle a questa famiglia di instancabili lavoratori: un progetto europeo di riqualificazione dello Stazzone con fondi comunitari segna l’inizio dell’odissea dei Patacco. Devono andare via da quello che, opinabilmente, diventerà un luogo “elegante”. E che devono andare via non glielo comunicano di certo nel corso della prima riunione operativa al Comune di Sciacca, dato che i Patacco non vi sono stati invitati a differenza di altri operatori di quel luogo. Nel marzo del 2013 iniziano i lavori ed apre l’immenso cantiere dello Stazzone. All’inizio della stagione estiva, nel giugno del 2013, i Patacco ricevono una lettera della Regione Siciliana che notifica la sospensione della licenza fino al dicembre 2013. Il ricorso al tar presentato dalla famiglia da esito negativo, dato che si tratta di progetti europei. Il 7 agosto il locale viene transennato impedendo l’accesso ai disabili e divenendo, di fatto, non a norma. Il cantiere che ha sistemato le transenne va in ferie solo 3 giorni dopo. Nello scoramento generale, ma dovendo garantire il pane a sé stessi e ai pochi dipendenti, i Patacco non si danno per vinti e continuano a lavorare: il 23 di agosto però arriva la diffida del Comune di Sciacca. milzaE Patacco chiude. In teoria i fratelli avrebbero potuto rimontare il loro gazebo e, dopo il collaudo, riprendere le loro consuete attività già dal primo di gennaio del 201, dato che ritornava valida la licenza essendo scaduta la sospensione imposta dalla Regione. A quel punto però il danno era fatto: gli arredi, il gazebo stesso e diverse parti della cucina, hanno subito danni gravi nel corso dello sgombero.
Domenico, “anima” di Patacco, ci racconta i numeri di un progetto europeo che non ha tenuto conto dei progetti familiari dei singoli individui: dieci mesi di fermo, 200.000 euro di mancato incasso, dispersione della clientela, e diversi posti di lavoro persi sia direttamente che nell’indotto.
“Di queste perdite il Comune è moralmente responsabile” – dice Domenico.
furgone“Allo Stazzone torneremo, anche perché il mitico furgone è rimasto li, in attesa dell’autorizzazione alla ripresa dell’attività” . Infatti è li, oberato di travi e residui del cantiere ormai dismesso, carico di ricordi e di vita vissuta. Domenico, ed ancor più di lui, suo padre, ne hanno fatto una malattia. “ Non riesco a parlare dello Stazzone senza sentirmi male: sono mesi che non ci passo neanche di strada. Mio padre è stato malissimo. Lui aveva già avuto seri problemi di salute: questi fatti hanno rischiato di dargli il colpo di grazia. Ma grazie a Dio siamo tutti qui, uniti come prima, a rimboccarci le maniche come abbiamo sempre fatto” – questo è l’accorato sfogo di Domenico, che si ricorda minuziosamente di ogni cliente e persino di cosa preferisse mangiare.
Ma bisogna pur campare al di la delle nostalgie e delle amarezze, ed ecco che i Patacco si sono trasferiti in centro storico, accanto alla splendida chiesa di Santa Margherita, in una piazzetta suggestiva con vista sulla chiesa del Carmine, in un nuovo locale di cui Domenico è oggi il titolare e nella cui cucina c’è sempre Lillo Rosa. Un indirizzo ambito per qualsiasi attività, la Piazza del Carmine.
panineriaIl gusto ritrovato dei panini di Patacco, gli ottimi spaghetti alla marinara, una bella fetta di spada alla griglia. Il bello di un posto così è che è informale, ma pulito, ben curato. Un posto in cui puoi spendere 4 euro ma in cui è quasi impossibile spenderne 40. Un posto per tutti i gusti e per tutte le tasche e, soprattutto, per tutte le fasce d’età: accanto ad un gruppo di adolescenti che divoravano panini ho visto una famiglia di “notabili” saccensi tutti ben oltre la sessantina. Anche questo è il bello di un posto così: essere luogo di ritrovo e di buon cibo per tutte le generazioni.
stazzone nuovoE lo Stazzone? Un sabato sera di luglio si presentava così: non spetta a me fare valutazioni dato anche che le immagini parlano da sole. Il posto è sicuramente riqualificato, riordinato, risistemato. E’ sparito lo street food di Patacco, sono spariti i venditori di colori e di culture diverse, sono spariti i giochi per i bambini. Poco significato a mio parere hanno i “ gabbioni” che fanno assomigliare il posto ad una stazione ferroviaria, ma sono realizzazioni di design. Sono belle e suggestive le nuove illuminazioni e sulla nuova terrazza sul mare non c’è neppure una cartaccia: ma neppure una panchina. Tutto molto bello, tutto molto minimal e molto asettico.
Si, ma…dov ‘è finita la “varia umanità”?

Alessandra Verzera

https://www.facebook.com/pages/Patacco/425339900851457

“Cambio Rotta”. Alta cucina in un mare di luce.

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cambiorottaaltavilla-2Villa Geraci era un fortezza. L’edificio non è bellissimo: un cubo a più livelli carico di cemento, con imponenti muri di contenimento e presumibili pali ad ancorarlo ad un suolo impervio a picco sul mare. La tipica costruzione di un’epoca in cui si costruiva ovunque badando poco all’estetica ed alla grazia di ciò che veniva eretto ma puntando sulla grandezza, sull’opulenza e – come in questo caso – sulla sicurezza e la riservatezza. Oltre alle grotte naturali, una garitta per la guardia armata ed un intero piano praticamente sotto il livello della sede stradale. In altre parole, un bunker. Che l’imprenditore che la occupava non abbia badato a spese si evince già da un bagno di servizio, attiguo a quella che oggi è una cucina: datato, ma rivestito in ogni sua parte in marmo rosa del Portogallo, con tagli e fogge vagamente Art Decò sebbene l’edificio sia posteriore agli anni ’40. Pregevoli anche alcuni intarsi floreali nel pavimento in parquet, calpestato da chissà quanti piedi che oggi non camminano più su questa terra. Villa, o Villino, Geraci è stata dimora dell’imprenditore Salvatore Geraci, affiliato alla famiglia mafiosa di Bagheria, eliminato nel 2004. Una storia greve: una delle tante ville sparse nel comprensorio dell’immediata periferia palermitana che per anni ha custodito segreti e magagne restando inavvicinabile ai più.

cambiorottaFino al momento della confisca, in cui diventa improvvisamente spettrale ed inizia a degradarsi molto rapidamente. Fino al momento in cui viene affidata a chi ne potrà fare miglior uso di quello che aveva avuto nel passato.Così oggi, e già da quasi due anni, Villino Geraci si chiama “Cambio Rotta”: un nome simbolico e ricco di metafore.

UlisseNel 2012 infatti  il Consorzio Ulisse, presidente Davide Ganci,  riceve in affidamento dal Comune di Altavilla Milicia il bene confiscato. Nasce il Centro Culturale Polivalente Cambio Rotta che assume come impegno primario la valorizzazione del territorio, lo sviluppo locale e la cultura della legalità con attività  volte alla promozione della cultura, dell’enogastronomia locale, della sostenibilità ambientale in stretta sinergia con l’Amministrazione Locale e le realtà sociali del territorio di Altavilla Milicia.

cambio rotta 30 giugno2014 082Quella che salta subito agli occhi è la metafora che prevede, appunto, il cambio drastico di destinazione d’uso dell’immobile: da covo di mafia a splendido centro culturale polivalente ma non soltanto: anche i velisti, che solcano le acque antistanti la dimora, scorgendo il giardino inondato di luci, potrebbero aver voglia di una drastica virata per approdare e gustare un drink fresco, magari alla fragola e cocco.

Rinasce così una residenza avvilita da una storia triste, e diventa un luogo d’elite. I giardini sono oggi curati ed i terrazzi affacciati sul mare sono arredati in stile “Lounge” e vi si consumano aperitivi ascoltando musica dal vivo.

risto1Ma il fiore all’occhiello di Cambio Rotta 2014 è senza dubbio il ristorante, posto al piano più alto della villa con una vista mozzafiato e gestito da uno dei più talentuosi Chef palermitani, Max Mangano, che dopo averlo accarezzato per diverso tempo oggi parla con entusiasmo del progetto che ha da poco abbracciato.

mangano ganci“Il cibo è l’identità di un popolo, così come la legalità è essa stessa identità di un popolo. “- dice Max Mangano, a destra insieme a Davide Ganci.”In tempi recenti sono tante le persone che denunciano, che non girano lo sguardo, che non abbassano la testa. Oggi la coscienza è più vigile che mai e tutti sappiamo bene che anche il settore della ristorazione e del catering  ha subìto pressioni da parte della mafia, con intimidazioni e richieste di pizzo: ma sappiamo altrettanto bene che c’è chi ha denunciato e che è di esempio a tutti ( il riferimento è a Natale Giunta, lo chef che ha spedito in galera un manipolo di estorsori e che oggi vive scortato, nda). risto2In modo diverso anche il mio impegno in questo luogo –  oggi da sogno –  è un netto “no” alla mafia: in questa casa oggi la gente canta, ride, chiacchiera e vive la vita e la gioventù, gustando anche ottima cucina fortemente legata alla tradizione. Questo non significa che il passato debba o possa essere dimenticato ma piuttosto che una rinascita è sempre possibile, e che ciò che nascondeva segreti inconfessabili può sempre  tornare a vivere alla luce del sole. Non era neanche pensabile non abbracciare questo progetto, che è una grande sfida piena di difficoltà, ma che sicuramete darà i suoi frutti.”

ganciDi pari entusiasmo è il commento del presidente del Consorzio Ulisse, Davide Ganci : ” Questa struttura è un impegno enorme da sostenere, sia in termini di costi che di lavoro. Ma è una grande soddisfazione potere realizzare eventi sociali e culturali di alto livello e di vedere tanta gente avvicinarsi ad un luogo che, se vogliamo, incuteva fino a qualche tempo fa una certa soggezione. Oggi è un posto dalla bellezza sublime, animato da tanti giovani che non sono soltanto i “clienti” ma tutti coloro i quali, grazie alla rivalorizzazione di questo edificio, hanno trovato una nuova opportunità di lavoro. Certo ogni tanto il pensiero corre a ciò che è stato questo luogo nel passato non tanto remoto, ed infatti ci giunge voce che di quando in quando qualche membro della famiglia che abitava la villa venga a  guardare cosa esiste adesso al di la dei cancelli e dei portoni.” . terrazzaGanci fa una pausa e guarda verso il mare. E riprende illustrando i progetti del Cambio Rotta ed i “numeri”, di tutto rispetto : “Nel mese di giugno del 2013 è stata inaugurata la terrazza esterna che ha visto nell’arco di tutta la stagione estiva l’organizzazione di oltre 60 eventi musicali e di intrattenimento, opere teatrali, reading e mostre fotografiche. Durante la prima stagione il centro ha visto la partecipazione di oltre 15.000 presenze, sono state distribuite oltre 2000 tessere personali “Io Cambio Rotta!” dando opportunità di lavoro a 15 ragazzi”.

terrazza2C’è sicuramente tanto di cui essere orgogliosi. Ma un progetto in particolare ha a cuore Ganci: la Scuola Internazionale di Cucina del Mediterraneo.Grazie al supporto della Fondazione con il Sud, che ha finanziato il progetto, nei locali della villa sarà creata una scuola di cucina con annesso ristorante. Questo evento porterà ad Altavilla chef di diverse aree geografiche, perchè gli scambi culturali tra i popoli passano attraverso i percorsi del gusto.Altri partners sono Unicredit e il Comune di Altavilla Milicia.

risto3Ma parlando di gusto è doveroso parlare del ristorante nel quale ho avuto il privilegio di cenare in anteprima assoluta, servita in modo impeccabile da un bravissimo giovane in guanti bianchi ed assistita dal gentilissimo maitre nonchè dallo chef Mangano in persona.

Intanto qualche parola deve essere spesa rispetto all’allestimento: elegante e sobrio, in cui il bianco impera in contrasto con il blu del mare ed il colore del tramonto. Ottimi i tovagliati damascati e di pregevole fattura le posate di forgia della Pinti, eleganti nel design e di grande consistenza. Bicchieri lucenti come cristallo e, naturalmente, l’allestimento più bello che è quello della natura. Di un mare aperto e di faraglioni talmente vicini da poterli toccare. L’illuminazione è affidata alle tea lights dentro a scintillanti boules e a coni in plastica opaca che diffondono una bella luce calda disposti in punti strategici del grande terrazzo che oggi ospita una sessantina di coperti ma che non dispone di coperture rimanendo, dunque, luogo prettamente estivo. Il mio menù a quattro portate mi ha lasciata pienamente entusiasta, e non è cosa facilissima.

gamberoIl mio tasting è iniziato con degli antipasti crudi : uno a base di gambero di Mazara in riduzione all’arancia con piccola boule di couc cous aromatizzato , e l’altro che era una tagliata di Fassona con spuma di caciocavallo in riduzione di balsamico e crostone di pane. Va detto che, pur assaggiando tutto, non sono particolarmente attratta dai cibi crudi, e meno che mai dalle carni. Devo dire che il tutto mi ha entusiasmata molto, ed in particolare proprio quella tagliata di Fassona con la sua spuma e le sue scaglie di sale. fassonaLa nota di Mangano subito dopo i miei complimenti è di una verità disarmante : ” E’ facile ottenere consensi servendo cibi crudi a chi ama i cibi crudi, e ve ne sono tanti . Ma l’ambizione è ottenerli da chi, come lei, di solito non li consuma nè li preferisce”. Come dargli torto? Il gambero è ovviamente fresco e la sua marinatura è ideale: il connubio perfetto è naturalmente la riduzione all’arancia. IMa quella che mi ha lasciata senza parole è stata la Fassona: non una Tartare, ma proprio una dadolata finissima realizzata al coltello con carne di eccellente qualità, poi condita e speziata con incredibile equilibrio. Piatto notevolissimo.

pacchero3La cena è proseguita con dei paccheri di Gragnano con un sugo di cozze e verdure miste: anche in questo caso, non il mio formato di pasta preferito. Mangano conosce i miei gusti ma, anche in questo caso, il principio è lo stesso applicato prima ai crudi: se piace a chi forse ordinerebbe tutt’altro allora il piatto è un successo. In effetti ho dovuto rivedere le mie convinzioni anche in questo caso: il blend di gusti di questo piatto, che definirei  quasi una”mezza minestra”,  incuriosisce e l’equilibrio tra sapidità e dolcezza conquista. Naturalmente il perfetto punto di cottura del pacchero ( quello su cui in molte cucine si “scivola” facilmente, nda) fa il resto, accogliendo un sugo gustoso e leggero per risultare in un primo piatto ricco ancorchè lieve al palato.

spatola3Il secondo mi coglie già praticamente sazia ed infatti  mi ero riproposta un mero assaggio in punta di forchetta. Un turbante di pesce Spatola alla beccafico su un letto di insalatina  a base di peperoni misti. In alcuni casi le immagini parlano da sole. In questo caso dicono però molto meno di quello che le papille suggeriscono. Il pesce è tenero, la carne è soda e la cottura perfetta: un grande filetto avvolto intorno ad una farcia deliziosa, con un chiaro riferimento al classico “beccafico”, ma più morbida e più umida. Un piatto questo estremamente ricco, anche in termini di calorie giusto per chi tenga conto anche di questi dettagli, e davvero prelibato Perfettamente eseguito e deliziosamente impiattato.Faccio fatica ma vado fino in fondo non mancando di assaggiare anche l’insalatina di peperoni nella loro marinatura. Nulla da eccepire. Ancora una volta gli equilibri sono giusti e l’amalgama di gusti e consistenze è perfetta.

soffice2Il dessert è una “soffice di ricotta”: qualcosa a metà tra la mousse e la crema. Io la definisco quasi una spuma. Servita con composta al mandarino ad evocare due gusti chiave della cassata siciliana, con la sua ricotta ed il suo mandarino candito, ed una brunoise di frutta fresca di stagione. La spuma ha una sua base di cioccolata e cannella, decisamente necessaria a fornire la nota speziata della cannella ed amarostica della polvere di cicoccolata fondente a bilanciamento della dolcezza importante della ricotta. Un dolce al cucchiaio senza basi lievitate nè frolle, in cui la composta al mandarino gioca un ruolo essenziale, intanto per l’apporto della nota acida, e poi perchè “sgrassa” ed alleggerisce sia il dolce stesso che la cena nella sua intierezza.

Una cena squisita in una cornice dalla bellezza surreale, che vale sicuramente una piccola gita fuori porta: destinazione Altavilla Milicia.

Alessandra Verzera

 

Scheda ( *):

Patron: Consorzio “Ulisse” – Presidente Davide Ganci.

Chef :  Max Mangano

Coperti : 60/ 100

Range : Medio alto

 

Ranking:

Location : 4

Cibo : 5

Carta Vini : 4

Presentazione : 4

Servizio : 4

Mise en place : 5

Atmosfera : 5

Allestimenti : 5

 

(*) Legenda.

Ranking :

1 = pessimo

2 = scadente

3 = sufficiente

4 = ottimo

5 = eccellente.

 

 

 

con attività rivolte alla comunità e in particolare ai giovani: laboratori esperienziali, mostre fotografiche, dibattiti, presentazione di libri e attività rivolte ai bambini.

con attività rivolte alla comunità e in particolare ai giovani: laboratori esperienziali, mostre fotografiche, dibattiti, presentazionattività rivolte ai bambini.

con attività rivolte alla comunità e in particolare ai giovani: laboratori esperienziali, mostre fotografiche, dibattiti, presentazione di libri e attività rivolte ai bambi. Ma non solo: anche i velisti, scorgendo in distanza quello che oggi è un giardino di luci e di bella gente, potrebbe aver voglia di cambiare rotta e di fermarsi a sorseggiare un drin

Istituto Grandi Marchi e Italia del Vino: al via “Italia in Cina”. E da Hong Kong arrivano 45 delegati..

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degustazione1I 45 top wine influencer di Cina e Hong Kong sbarcano per la prima volta in Italia, dal 6 al 15 luglio, per “Italia in Cina”, la sei giorni itinerante promossa dai due più grandi consorzi privati per la promozione all’estero – Istituto Grandi Marchi e Italia del Vino – nell’ambito del piano triennale per conquistare il mercato del celeste impero. Obiettivo dell’educational tour: creare i futuri ambasciatori del vino made in Italy in Cina attraverso l’esperienza sul campo, le visite in azienda e la conoscenza diretta dei produttori. Tra i 45 delegati presenti, oltre a opinion leader e esperti, anche autorevoli wine maker – come il vice segretario generale di China Wine Association e professore associato del collegio di agricoltura di Pechino, Li Demei – e giornalisti come Yingjie Chen, senior editor del magazine Wine, la più importante rivista specializzata della Cina. Tre sono i tour previsti, che partiranno dalla Lombardia (Ca’ del Bosco) per poi toccare le cantine di Piemonte (Michele Chiarlo, Gaja, Marchesi di Barolo, Pio Cesare), Toscana (Antinori, Banfi, Biondi Santi, Castello d’Albola, Ambrogio e Giovanni Folonari, Fattoria Machiavelli), Emilia Romagna (Medici Ermete) Veneto (Bolla, Masi, Zonin, Sartori, Santa Margherita) Umbria (Lungarotti) e Trentino Alto Adige (Lageder, Ferrari Fratelli Lunelli).
antinoriPer i presidenti dei due consorzi, Piero Antinori e Ettore Nicoletto: “Il progetto ‘Italia in Cina’ si inserisce nell’ambito di un preciso programma di azioni di formazione diretta sugli operatori di Cina e Hong Kong. Due mercati che, dopo il calo delle importazioni del 2013, si confermano fortemente selettivi anche nel 2014. Ma questa situazione di stallo può diventare un’opportunità per l’Italia per recuperare posizioni rispetto ai suoi competitor, attraverso una promozione più unitaria. L’obiettivo di questa operazione è infatti fornire ai potenziali “ambasciatori” cinesi gli strumenti per comprendere la varietà e la complessità della nostra realtà vitivinicola, visitando i tanti territori, conoscendo i produttori, vedendo come nasce un grande vino italiano. Soltanto così potranno poi convincere in patria i propri clienti”.
nicoletto‘Italia in Cina’ fa parte del piano triennale d’intervento sul mercato cinese promosso da Italia del Vino e Istituto Grandi Marchi che complessivamente, rappresentano 32 imprese italiane del comparto vino (20mila ettari coltivati in tredici regioni italiane e 3mila addetti) per un fatturato complessivo di 1,4 miliardi di euro, di cui ben 750 milioni rappresentati dalle esportazioni, pari al 20% dell’export complessivo italiano di settore.
Nei primi 3 mesi del 2014 le importazioni di vino in Cina confermano il riassestamento intravisto nel 2013, con un calo di circa il 20% sia a volume (-62 milioni di litri) che a valore (-312 milioni di dollari). Ad essere penalizzati soprattutto la Francia (-28,2% in volume e -29,7% in valore) ma anche Australia e Usa, mentre si difende il Cile grazie alle sue politiche aggressive sul fronte dei prezzi. L’Italia e la Spagna si trovano invece in una sorta di limbo, rispettivamente con un -2% in valore (grazie a un +5% dei prezzi medi delle bottiglie esportate) e un -4% (dati UIV).

 

Foto: web e www.antinori.it

Contest: Girolio del ventennale in un click.

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GIROLIO_Ventennale_InstagramPromuovere e valorizzare i territori olivicoli italiani con un click: l’Associazione Nazionale Città dell’Olio in occasione del Girolio del Ventennale lancia un contest fotografico dedicato agli Instagramers di tutta Italia che, armati solo di uno smartphone, potranno immortalare e dunque promuovere in modo originale e divertente, il patrimonio olivicolo italiano, accendendo i riflettori su piccole e grandi realtà produttive territoriali attraverso la pubblicazione degli scatti su una delle piattaforme social più diffuse come Instagram.

Il concorso è aperto a tutti gli Igers d’Italia. Partecipare è semplice: basta scattare una foto a paesaggi, situazioni, luoghi – come i frantoi o i musei – saperi, mestieri o personaggi rappresentativi in una delle 350 Città dell’Olio distribuite per tutto lo Stivale a cui è dedicato il Girolio del Ventennale. Condividerla poi sul profilo Instagram Cittadellolio con l’hastag #Cittadellolio20 e attribuendo un nome al luogo in cui è stata scattata. Il concorso terminerà il 20 novembre 2014 e tutte le fotografie partecipanti saranno pubblicate nell’album fotografico dedicato al contest #Cittadellolio20 sul profilo Facebook dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio per essere poi votate direttamente dal pubblico con il sistema dei “likes”.

La foto più votata sarà premiata con la possibilità di partecipare all’evento conclusivo delle celebrazioni per il Ventennale, che si terrà il 30 novembre a Siena. In tale occasione sarà allestita anche una mostra fotografica in cui saranno raccolti tutti gli scatti che, al termine del contest, saranno poi pubblicati sul portale – visitato ogni anno da oltre 4 milioni di utenti – dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio all’interno di un ebook digitale. Per informazioni, visitare il sito www.cittadellolio.it.

L’aretino Lorenzo Scapecchi è il miglior sommelier toscano del 2014

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scapecchi1Lorenzo Scapecchi è il Miglior Sommelier della Toscana 2014. La proclamazione è arrivata sabato 28 giugno al termine del serrato confronto finale che ha visto contrapporsi al vincitore il fiorentino Andrea Galanti e il livornese Massimo Tortora nel suggestivo scenario del Parco della Versiliana a Marina di Pietrasanta, dove in contemporanea si è tenuta la prima edizione versiliese del Prosecco Wine Festival, organizzato da AIS Toscana con il Consorzio di tutela della DOC Prosecco, e alla quale hanno partecipato numerosi winelovers.

Un appuntamento, quello dell’elezione del Miglior Sommelier di AIS Toscana in Versilia, ormai consolidato e che fino ad oggi ha portato fortuna a tutti coloro che sono transitati su questo palcoscenico.

“Non mi stancherò mai di ripetere quanto sia profonda la mia ammirazione per questi sommelier che ogni anno si mettono in gioco per raggiungere questo traguardo – ha affermato il Presidente di AIS Toscana Osvaldo Baroncelli – perché questo appuntamento richiede molti mesi e molta attenzione nella preparazione. Ognuno di loro non ha soltanto lo studio da portare avanti, ma anche un lavoro da svolgere con la massima professionalità. Molti di loro sono cresciuti sul campo, altri sono partiti da qui già con il carisma per raggiungere ambiziose vette, ma tutti portano nel cuore un sentimento comune: la voglia di non sentirsi mai arrivati e di essere sempre curiosi in questo ruolo perennemente “in progress”. Un grazie particolare a chi cura la Scuola Concorsi, che anche quest’anno ha dato prova di essere una vera eccellenza a livello nazionale, contribuendo alla conquista del titolo italiano e del tittolo mondiale da parte di due fuoriclasse della nostra scuderia”.

scapecchi2Lorenzo Scapecchi, sommelier attualmente in forza al ristorante L’Ora d’Aria di Firenze fa parte della delegazione AIS di Arezzo guidata da Massimo Rossi, che ancora una volta festeggia la vittoria in una importante competizione di un membro della sua delegazione, dopo il campione del mondo in carica Luca Martini, il campione toscano uscente Luca Degl’Innocenti, l’Ambasciatrice Italiana dello Champagne Claudia Bondi e il Premio Surgiva come delegazione più attiva nella promozione.

“Sono contentissimo – ha esordito il neocampione regionale Lorenzo Scapecchi – dedico questa vittoria a tutti coloro che mi hanno permesso di raggiungere questo obiettivo, in particolare colui che per primo ha creduto in me ovvero il campione del mondo in carica Luca Martini e la sua famiglia titolare del mio ex ristorante osteria da Giovanna oltre che al ristorante L’Ora d’Aria di Firenze dove sto attualmente lavorando, per avermi dato la possibilità di prepararmi a questo importante appuntamento. Un ringraziamento particolare vorrei farlo anche alla scuola concorsi e a Simona Bizzarri: con grande professionalità mi ha dato un supporto straordinario nella preparazione che richiede molto impegno, studio sui libri ma anche molta pratica sul campo. Tuttavia la “leggerezza” della materia di per sé piacevole, riesce a snellire la pesantezza del carico di lavoro offrendo anche grandi stimoli per crescere sempre più. Adesso mi godo il momento, ma già domani inizierò a dedicarmi con entusiasmo al concorso per il titolo di campione nazionale, dove mi auguro di rappresentare con valore la squadra toscana”.

viniAi tre finalisti, il Premio Prosecco DOC offerto dal Consorzio di tutela della DOC Prosecco:“Siamo onorati di poter premiare con il Prosecco DOC i tre migliori Sommelier della regione Toscana – ha detto il Vicepresidente del Consorzio Fulvio Brunetta – perché saranno preziosi ambasciatori del buon bere italiano nel mondo. Apprezzato a livello nazionale e internazionale con crescite annuali a due cifre – ha aggiunto Brunetta – il Prosecco viene sempre più riconosciuto non tanto o non solo come l’Aperitivo per antonomasia, quanto come vino ideale per ogni occasione, a tutto pasto, per brindare negli incontri ufficiali o più semplicemente per sottolineare il piacere di stare in compagnia, a qualsiasi ora del giorno. Sono le sue caratteristiche di freschezza, aromaticità, bassa gradazione alcolica e ottimo rapporto qualità/prezzo che ne determinano il successo crescente. Per il Consorzio – prosegue – essere in Versilia con il nostro Prosecco Wine Festival rappresenta un’importante occasione di visibilità e promozione, utile per meglio far apprezzare le potenzialità del Prosecco DOC, valorizzandolo come vino perfetto in ogni situazione. La degustazione guidata con abbinamenti cibo-vino che si è tenuta in questo contesto, ha rappresentato una opportunità per mostrare la versatilità di questo prodotto che si presta ad ogni tipo di cucina”.

“Il Prosecco rappresenta la bollicina italiana per eccellenza – ha aggiunto il neo campione toscano Lorenzo Scapecchi- al mio ristorante lavoro con molti stranieri e tutti conoscono, a differenza di altri prodotti, il Prosecco e lo amano per la sua croccantezza e facilità di beva. Io in particolare amo la tipologia ‘col fondo’ a rifermentazione in bottiglia che rappresenta la più classica e reale espressività del territorio e del vitigno. Credo che se il vino italiano è famoso e amato nel mondo è anche grazie al Prosecco, degno porta bandiera, in quanto prodotto unico e inimitabile, come tante altre eccellenze italiane”.

 

Foto: web e www.aistoscana.it

Formaggi di Malga, in arrivo il “distillato” della biodiversità microbica

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malgaDopo due anni di ricerca e sperimentazione, condotte dall’Istituto per la Qualità e le Tecnologie Agroalimentari di Veneto Agricoltura, si è conclusa la selezione di colture microbiche autoctone da utilizzare nella produzione di formaggi d’alpeggio bellunesi. I casari possono già richiedere i fermenti autoctoni. I formaggi di montagna dell’area bellunese potranno ora godere di una ulteriore valorizzazione della loro tipicità. L’importante risultato è stato ottenuto con il progetto europeo di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Austria “Divers” (Biodiversità dei sapori della montagna), coordinato dalla Regione Veneto, il cui obiettivo è stato proprio quello di definire un’impronta inconfondibile e tipica ai formaggi d’alpeggio. In pratica, i ricercatori di Veneto Agricoltura mettono oggi a disposizione dei piccoli ma numerosi caseifici della montagna bellunese una sorta di “distillato” della biodiversità microbica presente negli alpeggi del territorio, che consentirà di valorizzare ancor più la loro produzione.

alpeggioIl progetto “Divers” ha preso il via nell’estate del 2012. Gli alpeggi rappresentativi di quattro diverse aree della provincia di Belluno hanno dapprima fornito ai tecnici di Veneto Agricoltura i campioni di latte e cagliate dalle quali selezionare dei batteri lattici. Successivamente, nel 2013, in ciascun alpeggio sono state condotte delle lavorazioni casearie con le colture microbiche sperimentali. Sono poi seguite delle attività dimostrative di produzione e di valutazione sensoriale dei formaggi prodotti. Assolutamente interessanti i risultati ottenuti dalla ricerca. malga2Grazie a questo “distillato” della biodiversità microbica, i caseifici dell’area dolomitica (e non) avranno infatti a disposizione due miscele di colture microbiche in grado di dare un’impronta positiva alle proprie produzioni casearie. La restituzione al proprio ambiente di origine di questi concentrati di biodiversità microbica, costituiti da batteri lattici selezionati per le loro qualità, si concretizzerà in processi di fermentazione più rispondenti alle aspettative dei casari sia in termine di acidificazione che di capacità di contrasto allo sviluppo di fermentazioni indesiderate.

I conduttori di alpeggi della provincia di Belluno potranno richiedere la fornitura di fermenti autoctoni per i quali sarà chiesto solo un contributo a copertura dei costi di produzione, di distribuzione e di assistenza agli utilizzatori.