Carteddate di Muffins

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Navigando in rete mi sono imbattuta per caso in questo contest indetto dal blog “PECORELLA DI MARZAPANE” in collaborazione con “Scelte di Gusto“. Mi ha molto incuriosito e quindi ho deciso di leggerne il regolamento. Io adoro da sempre il Natale, forse perchè da piccola mi era stato inculcato il mito di Babbo Natale che portava doni ai bambini buoni, o forse perchè, nel periodo scolastico, rappresentava una lunga pausa dai libri.

Da Muffins del blog Dolci idee e non solo  Le carteddate

 
Solo più tardi mi sono resa conto che il Natale è la festa per eccellenza non per i doni o per le vacanze, ma perchè in quel giorno è nato Gesù.
A casa mia il Natale è sempre stato vissuto, come da tradizione, come una festa da passare in famiglia.
Mia madre, la colonna portante della mia famiglia, ci ha abituati a dei rituali natalizi che partivano molti giorni prima del Natale.
Nel mio paese d’origine in provincia di Taranto, da sempre, che io ricordi, il giorno di Santa Cecilia (il 22 novembre) comincia a respirarsi l’atmosfera natalizia.
La mattina di S. Cecilia, molto presto, si comincia ad impastare perchè poi bisognerà friggere le “pettole” e già da quel giorno si può cominciare ad addobbare l’albero di Natale.
La tradizione di casa mia prevede, ma sostanzialmente è anche la tradizione del mio paese, che ogni vigilia si preparino le stesse cose: la focaccia ripiena di cipolle, acciughe e olive e la focaccia tradizionale pugliese e in più la vigilia di Natale si cucina, a pranzo, anche il baccalà con la tagliatella riccia.
Per mia madre le vigilie erano: il 07 dicembre (vigilia dell’Immacolata), il 24 dicembre (vigilia di Natale), 31 dicembre (vigilia di Capodanno).
L’8 dicembre era il giorno destinato al pranzo in famiglia e alla pettolata serale; anche il 13 dicembre (S.Lucia), erano d’obbligo le pettole.
Il 16 dicembre di ogni anno comincia la Novena (mancano 9 giorni a Natale), ed è tempo di pensare seriamente a preparare i dolci della tradizione natalizia del nostro paese. Quindi dal 16 dicembre in poi mia madre cominciava a far tremare la cucina con impasti e infornate continui che si concludevano solo 3/4 giorni prima di Natale. Non potevano mai mancare a casa mia:
1) le carteddate (li scartagghiet come le chiamiamo noi in dialetto), che sono dei dolci tipici pugliesi guarniti con miele millefiori o miele di fichi (mel cujtt); questi dolci di preparano e si mangiano nel periodo natalizio;
2) gli amaretti, che mia madre produceva in quantità industriali (ed erano davvero inimitabili nel loro sapore); 3) i fiorentini (che sono una versione di mia madre dei cantucci, ma sono più morbidi e contengono anche pezzi di cioccolata e a casa mia andavano a ruba);
4) paste a base di mandorle (i più li chiamano “petit fours”).
Come dicevo, mia madre produceva queste varietà di dolci in quantità industriali, ma mai, che io ricordi, si sono andati buttati via perchè c’era sempre qualcuno pronto a mangiarli.
Tutto questo preambolo, forse noioso, per dire che questo Natale (il primo in cui mia madre non c’è), vorrei portare avanti io questa tradizione preparando alcuni dei dolci che erano dei veri must dei miei Natali passati.
Il dolce più tipico e caratteristico di tutti, perchè rappresenta anche le mie origini pugliesi, è rappresentato dalle carteddate, per cui mi sono ripromessa di prepararle (seguendo rigorosamente la ricetta di mamma) e nel contempo, trattandosi di una ricetta natalizia, vorrei con le carteddate partecipare al contest:
 
 Ingredienti:
1 kg di farina
180gr di olio e.v.o.
100gr di zucchero
la buccia grattugiata di un limone+ la buccia di un altro limone
1 bustina di cannella in polvere
1 bustina di chiodi di garofano in polvere
1 pizzico di sale
7 foglie di lauro (alloro secco)
acqua q.b.
1,5 kg di miele millefiori o miele di fichi
olio e.v.o. per friggere
 
Procedimento:
Disporre a fontana su un ripiano in legno (o marmo) la farina setacciata e fare un buco al centro, in cui si inserirà lo zucchero e il pizzico di sale e mescolare. In un pentolino scaldare l’olio con il lauro e la scorza di limone, l’olio deve diventare molto caldo ma non deve friggere. Quando l’olio si sarà intiepidito, filtrarlo e unirlo alla miscela di farina, zucchero e sale, insieme alla cannella, ai fiori di garofano, la scorza grattugiata del limone e cominciare ad impastare. Aiutarsi con dell’acqua per raggiungere la giusta consistenza dell’impasto (l’impasto infatti deve risultare abbastanza sodo, ma allo stesso tempo lavorabile). Quando il panetto è pronto, metterlo a riposare, coperto, per almeno una mezz’ora. Dopo il riposo, riprendere l’impasto e staccare dallo stesso piccoli pezzi per volta, che verranno lavorati con la macchina della pasta (l’imperia o l’atlas per intenderci). Ripassare la sfoglia più volte, ripiegandola su se stessa partendo dallo spessore maggiore, fino ad arrivare a fare una sfoglia sottile e lunga (spessore 1) che poi verrà rifilata con la rotella tagliapasta e tagliata in lunghezza in più strisce, che poi verranno arrotolate su sè stesse quasi a formare un fiore. Quando tutte le cartellate sono pronte si può procedere con la frittura. Le cartellate devono essere passate in abbondante olio bollente per pochi secondi (15/20 circa) e poi vanno messe a scolare l’olio in eccesso. L’ultima fase della preparazione delle carteddate sta nello sciogliere il miele sul fuoco; in questo miele saranno poi letteralmente tuffate le cartellate e poi disposte in un contenitore con chiusura ermetica (dove le carteddate potranno essere conservate anche per un paio di mesi). La versione più tradizionale prevede che, anzichè di miele classico, le carteddate siano ricoperte di miele di fichi (prodotto ancora a mano e con un procedimento lunghissimo, ecco perchè arriva a costare anche 20Euro al Kg) e nella mia preparazione ho utilizzato proprio quest’ultimo.
Ecco alcune foto delle mie prime carteddate:

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