Campoli Appennino, di scena sua maestà il tartufo

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Il 19 febbraio e il 25 e 26 prossimi Campoli, “città del tartufo e dell’orso” in provincia di Frosinone ai confini del parco Nazionale d’Abruzzo, proporrà un appuntamento irrinunciabile per gli amanti del tartufo e della buona cucina in generale con piatti tipici e aromi ricercati. Regine le tipiche zuppe, le paste fatte in casa con risotti, frittate, carni e l’uovo fritto spolverate del pregiato tartufo nero o bianco (P.Pi.)

 

Il paese ciociaro che oggi si presenta ancor più suggestivo perché spolverato di neve tra viuzze e case antiche abbarbicate su resti medievali, vanta una cospicua produzione di tartufo e la fiera è ormai appuntamento di richiamo di eco nazionale. Del 2010 per esempio è il ritrovamento da parte di un cavatore di un esemplare record da 820 grammi, che il sindaco del paese, Pietro Mazzone, aveva presentato con orgoglio come prodotto testimonial del luogo, che in questa ricorrenza richiama migliaia e migliaia di visitatori attratti dalle bontà culinarie e – come recentemente – dalla presenza sui colli di due ospiti eccezionali: gli orsi Gill e Abele. Le degustazioni sono prese d’assalto come da tradizione, ma ci sono anche altri momenti di svago a tema come le gare dimostrative dei cani da tartufo, bancarelle di leccornie locali ed eventi a corollario come esposizioni, collezionismo, folclore e animazione. Ogni anno si tengono due feste del tartufo: una il terzo week-end di giugno (festa del tartufo nero) ed una il terzo week-end di novembre (festa del tartufo bianco), rimandata l’ultima volta per maltempo ad ora. Si è giunti alla 21ma edizione con una partecipazione media di oltre 15mila visitatori. I campolesi da secoli si dedicano alla ricerca del tartufo. Infatti il termine “tartufo” o “tartufalo” ricorre frequentemente in alcuni conti comunali fin dalla metà del XVIII secolo, ma l’abitudine è certamente ancor più risalente. Oltre al pregiato fungo, ci sono altri prodotti tipici del territorio che l’eco dell’evento esalta: la marzolina (formaggio di capra), le salsicce al tartufo, l’olio extravergine di oliva e il miele biologico. Il tartufo, in quanto prodotto pregiato, di nicchia, viene servito a microdosi, in polvere o a scaglie per insaporire primi piatti o salse, ma ha un uso anche nei liquori, con la grappa e l’amaro al tartufo. Gli oli d’oliva aromatizzati al tartufo sono molto richiesti, ma vengono perlopiù preparati con aromi ed essenze. Alcune preparazioni particolari si stanno affermando grazie all’inventiva dei produttori, come le “peschette” al tartufo, preparati con pesche verdi nane, olio ed aceto. La raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati, compresi i pascoli ma la raccolta tramite zappatura, sarchiatura ed aratura è severamente punita in quanto uccide il fungo ed è vietato l’utilizzo del maiale per la ricerca a causa dei danni ambientali provocati dall’animale al terreno.

Paola Piovesana

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