Antica Locanda Mincio

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All’Antica Locanda Mincio ero già stata una volta, poco meno di un anno fa. Anche in quella occasione mi era  sembrato di essere finita all’improvviso dentro al set di un film. Uno di quelli in costume, pregni di atmosfere di un tempo andato. Di scorcio in scorcio avevo visualizzato un ventaglio di personaggi appartenuti ad epoche diverse (A.Ve.)

La sensazione era iniziata già varcando le antiche porte in pietra di questo piccolo centro nella provincia veronese, Valès sul Mèns. Valeggio sul Mincio, per i non veneti. Un borghetto ad una decina di chilometri dal Lago di Garda , inserito nel Parco Naturale Regionale del fiume Mincio. Una bellissima, immaginativa ed affascinante località al confine tra il Veneto e la Lombardia. Tanto più bella, immagino, se vissuta nel fulgore delle belle stagioni: per me, tarda primavera in entrambi i casi.

L’Antica Locanda Mincio è un locale storico, in cui trovare un tavolo costituisce un piccolo ambo a ruota fissa. Ci avevamo già provato il giorno prima: nulla da fare. Benchè il locale sia spazioso e disponga di molti coperti e di un altrettanto grande dehors, e pur essendo solo in tre, non eravamo riusciti ad afferrare un tavolo. Ma quella domenica siamo stati più fortunati, pizzicando l’ultimo disponibile.

E’ stupendo questo locale quattrocentesco: intanto attirano subito lo sguardo gli affreschi  di Federico Bellomi – riportati persino sul Menu –  pittore  e scultore veronese, che descrivono le “Storie del Mincio”; opere per le quali posò anche il giornalista Indro Montanelli. Poi affascina non poco la sensazione di sedersi e piombare a piedi uniti dentro ad un’epoca Art Deco pressoché intatta. Parlando di Valeggio e della Locanda Mincio bisogna decidere se parlare di arte o di cucina. A me, in questa sede, tocca di parlare prioritariamente di cucina: il che non mi dispiace affatto. Gli antipasti, per chi abbia uno stomaco di normale capacità, già basterebbero a garantire un senso di sazietà: oltre che ottimi e vari sono infatti anche piuttosto abbondanti.

Decidiamo di assaggiare io la mousse di formaggi con polenta integrale, i colleghi invece ordinano la tartare di salmone fresco di Norvegia in agrodolce. Devo ammettere che, pur non essendovi tradizionalmente aduso, il mio palato gradisce molto la polenta. Tutto ottimo.Il primo per me è una scelta obbligata: avevo già gustato in questo locale dei tortelli di zucca, ed ho deciso di rimanere quindi al capitolo “pasta ripiena”, optando questa volta per ravioli con ricotta e spinaci. Un classico nazionale, se vogliamo, con nessuna connotazione né locale né regionale: ma il buono del ripieno è la pasta che lo contiene. Fresca ed artigianale. La consistenza della sfoglia è ottima: tiene bene “serrando” il ripieno.

Il tutto è molto consistente e il mero atto di masticare costituisce la vera degustazione in cui sfoglia e ripieno si mescolano rilasciando i rispettivi sapori che però non si slegano mai. I colleghi saltano il primo: l’una in vista del dolce, e l’altro perché ha già in mente un secondo assai ricco: io, per compiere la stessa operazione e dedicarmi al dessert, salterò invece il secondo.

I secondi piatti sono i due opposti: pesce e carne. Anguilla per l’una e capretto al forno con polenta integrale per l’altro. Mentre io leggo e ripasso la pagina del Menu dedicata ai dessert i due disquisiscono abbondantemente dei loro ottimi secondi, fornendo anche suggestive notizie rispetto all’anguilla. Sorseggiamo vino bianco e rosso, locale, buono: in Veneto del resto per beccare un vino cattivo devi portartelo da casa in una tanica di plastica. Con 273 etichette sulla carta dei vini, e con una lista che copre la produzione vinicola di buona parte del mondo, L’Antica Locanda Mincio offre decisamente un’ottima cantina con etichette di prestigio. Spiccano tra i rossi un Amarone Monte Lodoletta del 2003, Veneto, ed anche un Barbaresco piemontese annata 2005 ed un’eccellente Sassicaia del 2005, Toscana. I bianchi rientrano come sempre in un range più abbordabile e la Sicilia potrebbe essere meglio rappresentata. Ciò malgrado la carta dei vini è uno dei fiori all’occhiello del locale. Ed arriviamo così piacevolmente al dolce, per me capitolo irrinunciabile e giusta chiosa di qualsivoglia discorso gastronomico. Siccome so che non è facile che sia buono, mi lancio all’assaggio del Salame di Cioccolato.

Che sia eseguito a regola d’arte me lo dicono già i rebbi della forchetta, che lo solcano senza spezzarlo e senza sbriciolarlo. Il resto lo fa il mio palato. L’impasto, che si sostanzia fondamentalmente di cacao, burro e biscotti, è della consistenza perfetta. Non si slega e non si impiastra, rimanendo compatto quasi come un truffle della migliore tradizione cioccolatiera.

La collega gusta una fresca coppa di fragoloni e gelato alla vaniglia con gran soddisfazione. E così giungiamo al caffè ed alla grappa, “regolamentare”. E giunge anche l’ora di andare. Se da un lato ci dispiace lasciare un posto tanto gradevole, dall’altro non vediamo l’ora di tuffarci tra vichi e ponticelli alla scoperta dell’affascinante borgo ma, prima di chiudere, due righe vanno doverosamente spese in favore del personale della Locanda. Atteso che non è certamente il tipo di ristorante in cui tra una portata e l’altra il personale possa andare a fumare una sigaretta o ritoccare lo smalto alle unghie, la cortesia, l’attenzione, la gentilezza e la velocità sono tanto più lodevoli in considerazione del fatto che si lavora a ciclo continuo. Il ritmo sembra “under pressure”, ma te ne accorgi solo perché noti un andirivieni continuo di piatti ed un continuo ricambio di avventori: i sorrisi e la disponibilità del personale invece ti indurrebbero a pensare di essere l’unico cliente e non avverti mai, né te lo si suggerisce in alcun modo, che devi fare in fretta per lasciare posto ai prossimi clienti. Questa considerazione, non tanto scontata in un’epoca in cui la sgarberia è una nota quasi costante tanto quanto la sciatta approssimazione, fa si che la Locanda Mincio conquisti pieni voti a tutto tondo. Ci tornerò, di sicuro e con piacere.

 

Alessandra Verzera

 

 

Antica Locanda Mincio- Via Buonarroti 12, Valeggio sul Mincio. Tel. 045.7950059. Giornate di chiusura infrasettimanale: mercoledì e giovedì.