Viri Napule e po’ murì

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piazzaplebiscitoNapoli è caotica, però è anche ferma da secoli sulle fondamenta delle sue meraviglie; è da scoprire, perché di musei, monumenti, chiese, è piena da far invidia alla più viva fucina d’arte: Napoli che vive, che soffre, che si lascia criticare e che si fa amare con una passione non estranea al viaggiatore più esigente. Una città non priva di contraddizioni eppure nella piena consapevolezza che non esiste bianco senza nero, male senza bene, Napoli è da raccontare (Ti.Ni.)

Non è sufficiente una settimana per poter godere appieno delle bellezze di questa città. Bisogna avere più tempo oppure fare una cernita di tutto quello che di bello Napoli può offrire al visitatore. Arrivando alle prime luci del mattino, per nave e da Palermo, appare la ricca signora ancora dormiente. Stenta a prendere vita, ad animarsi di voci, di luci, eppure una sfogliatella calda non mancherà di presentarsi a colazione, solerte, attenta al gusto e con il desiderio di stupire.

Lasciati i bagagli e imbracciata la voglia di girovagare è facile ritrovarsi innanzi a Palazzo Reale su una piazza tanto nota quanto grande: siamo a Piazza del Plebiscito e il Palazzo Reale ci accoglie mostrando i fasti del passato, tra il teatro di corte e la cappella reale ci aggiriamo percorrendo passi densi di ricchezze e di storia.
Una visita che si rispetti non può che concludersi degnamente innanzi ad un piatto ristoratore, ad ora di pranzo – in una città da esplorare – è comune desiderio del turista tipo quello di provare i piatti tipici e si comincia dalla pizza. Assaporarla nel luogo in cui è stata inventata, data l’ora tarda di fine visita culturale e la vicinanza con via Chiaia, la pizza margherita di Brandi (il suo inventore) sembra avere più sapore.

Terminato il pranzo lungamente atteso, una lista lunghissima di avventori da accontentare, siamo ancora nel pressi di Piazza Plebiscito e di via Toledo, itinerario perfettamente percorribile senza mezzi e la visita ad un altro tempio del gusto appare necessaria. Il caffè alla nocciola, da colui che l’ha inventato, al Caffè del Professore, è una goduria per il palato. Servito in tazza oppure in cialda non si fa scordare. È pomeriggio ormai, ma la voglia di girovagare in questo primo giorno di scoperta, non si placa ed una passeggiata lungo la famosissima via dei presepi, in San Gregorio Armeno, rinfranca l’anima.

Si affaccia un nuovo giorno e se il tempo lo consente non è male dilungarsi per i lungomare ad assaporare lo sposalizio tra calma acqua e cielo, ne è da disdegnare una passeggiata presso i punti di belvedere della parte alta della città, il Vesuvio osservato da Posillipo ha un fascino senza eguali e in via Petrarca, definita la via panoramica, si resterà incantati a rimirare il golfo di Napoli.

Sul mare sono state edificate roccaforti, al confine tra terra e acqua, mura così alte da smorzare gli attacchi, da mortificare i tentativi di conquista. Il Maschio Angioino o Castel Nuovo, è un esempio di possanza fisica fatta pietra lo stesso dicasi per Castel dell’Ovo. Il Maschio Angioino ospita il Museo Civico ed in più la Sala dei Baroni, la Cappella Palatina e la vista che si gode dei torrioni sono attimi da non perdere per chi desidera avere un quadro rappresentativo delle bellezze di Napoli.

Una città che si affaccia su uno splendido mare non può che narrare, nella tradizione gastronomica, piatti di mare, nel periodo festivo in giro per le strade tanti i pescivendoli che mostrano vasche piene d’acqua dove nuotano ignari capitoni. Il capitone, ovvero l’anguilla, è un piatto tipico che non manca dalle tavole in questo periodo dell’anno e l’esperienza va di certo assaporata dato che tra l’altro è rappresentata anche nell’iconografia presepiale.

È facile assimilare alle bellezze partenopee la Reggia, la nostra italianissima Reggia di Caserta che nulla ha da invidiare alla più frequentata in quel di Versailles; in realtà la Reggia, come titola la stessa dicitura, si trova a Caserta questo però non dovrà scoraggiare i visitatori che alloggiano a Napoli. Dista solo un’oretta di macchina e mezzi pubblici, quale una linea ferroviaria dedicata, consentono di raggiungere la meta senza problemi. Un mondo di meraviglie si aprirà innanzi al visitatore. La prima cosa da affrontare, per goderne appieno della giornata, è il parco, così vasto, immenso, da richiedere diverse ore per un giro a piedi – oppure in meno tempo lo si potrà girare in carrozza, simpatici conducenti di tali arcaiche vetture sapranno improvvisarsi ottimi ciceroni – in ogni caso è vivamente consigliata la visita alle zone laterali del parco: sulla sinistra il giardino all’italiana con la castelluccia (un mini castello in cui i giovani principi si dilettavano nell’arte della guerra) e la peschiera grande (una vasca immensa dove avvenivano vere e proprie simulazioni di battaglie navali e dove si allevavano i pesci poi serviti sulla mensa reale); sulla destra e oltre la fontana di Eolo, si trova invece il magico giardino inglese. Tornati dalla passeggiata interamente immersa nella vegetazione di questo splendido giardino si proseguirà con la visita degli appartamenti reali con la mobilia, i quadri, i letti, le vasche in granito e l’immancabile collezione presepiale i cui pastori indossano vesti direttamente cucite dall’allora sapienti mani di Regina e damigelle. Bellezze e ricchezze, un tale sfarzo da togliere il fiato e forse anche l’appetito.

Eppure, tornati in quel di Napoli, bisognerà soddisfare anche la pancia e per un breve pasto frugale ci si potrà concedere a zeppole e panzerotti per non parlare di tutte quelle leccornie esposte sulle vetrinette, sopra i marciapiedi antistanti le friggitorie, le pizzerie e le rosticcerie: fritture e pizza da asporto, che andrà piegata e mangiata in unico gesto la cui maestria è insita nell’essere partenopeo, poi la parigina che rappresenta il punto di incontro tra un rustico e la pizza, il calzone fritto, ed ancora il danubio, i panini napoletani farciti con ogni sorta di bontà; il tortano o il casiatello venduto a porzioni e per finire una bella frittata di maccheroni.

Si apre un nuovo giorno e si riaccende la voglia di visitare la città che apre gli occhi al mondo nel far sospiri, nel far sognare. La cappella San Saverio è stata ed è una delle sensazioni più incredibili che l’arte riesce a donare allo sguardo umano. Sculture così mirabolanti, la cappella in se è una vera bomboniera e poi lui, il famoso, l’incredibile Cristo velato che davvero induce un velo di lacrime per l’emozione. E poi le macchine anatomiche, la pudicizia (scultura di Antonio Corradini, 1752) e il disinganno (scultura di Francesco Queirolo, 1753-54) spingono ad uno stato di torpore contemplativo che appaga l’anima.
E non è tutto, tornando all’apertura si comprenderà bene come una settimana non è sufficiente per godere delle bellezze partenopee, per assaporare in morsi veri e sorsi d’arte la città. Dalla certosa di San Martino al museo di Capodimonte, dove mostre itineranti sapranno stupire e rinnovare l’attenzione; non da ultimi citeremo il Museo Archeologico, Napoli sotterranea, il Duomo e il Tesoro di San Gennaro, Pompei ed Ercolano. Tutte valide motivazioni che certamente ci spingeranno a tornare per assaggiare e raccontare nuovi gusti.

Tiziana Nicoletti

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