Una passeggiata per Palermo dopo ” u Fistinu” di Santa Rosalia

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Come ogni buon palermitano che si rispetti, chi di noi non ama Santa Rosalia?  Che siate credenti o meno, ma anche semplicemente amanti della tradizione palermitana, che siate devoti della “santuzza” o solo semplicemente curiosi di vedere quest’anno “com’è il carro” e “come sono stati spesi quest’anno i soldi pubblici” sono certa che non abbiate potuto fare a meno di partecipare al “Fistinu”

 

Infatti, nonostante le inevitabili polemiche ,anzi direi soprattutto per queste, proprio come il Festival di Sanremo che sembra non piaccia a nessuno ma che alla fine guardano tutti,  “u fistinu” da sempre desta interesse in tutte le classi sociali, in uomini e donne, giovani e adulti.

Insomma “u fistinu” è “ u fistinu e, se proprio quest’anno ve lo siete perso niente paura siete sempre in tempo per ripetere, almeno in parte, il percorso gastronomico ad esso legato. Se avrete la pazienza di seguirmi  in questo itinerario ,infatti, scoprirete che, religiosità a parte, il “fistinu” in realtà è un cammino costellato di innumerevoli tappe che rappresentano tutti gli elementi principali della cucina siciliana: la frittura, la carne, i dolci.

Il mio  percorso  inizia da Chiluzzo in piazza Kalsa, dove mi aspetta un meraviglioso “cuppino” di panelle e cazzilli rigorosamente gustati con  il succo di limone appena spremuto, e un panino con melanzana fritta . Ovviamente la scelta è molto più ampia , infatti, se non fossi vegetariana, potrei decidere anche di prendere un panino con la milza schietta o maritata (con o senza formaggio grattugiato), la frittola (interiora fritte) ,le stigghiola ( budella arrostite) e i babbaluci (lumache) con aglio e prezzemolo.

Così rifocillata e carica inizio il mio cammino lungo C.so Vittorio Emanuele, ormai non più illuminato a  festa ma pur sempre suggestivo. In realtà , nonostante l’effetto del succo di limone fresco spremuto su “panelle e cazzilli” bollenti, aiuti la loro digestione , di certo il “pipitone”(cedro) venduto in questo splendido negozietto di frutta e verdura è così invitante e di certo renderà ancora più facile digerire quelle deliziose quanto pesanti fritturine dorate, preso con il sale poi..sarà ancora più rinfrescante. Detto Fatto! Il mio (ormai nostro) percorso continua.

Proseguendo inevitabilmente mi imbatto in un negozio di legumi e frutta secca , non sarà bello come quello  sontuoso che montano lungo la marina durante il festino ma non posso certo esimermi dall’acquistare un secondo “cuppino” di calia e semenza e “visto che c’è” mi ci faccio mettere anche un po’ di pistacchi e mandorle verdi (dette cavaliere) che sarà un’impresa sbucciare in assenza dell’apposito schiaccianoci ma non impossibile.

Trionfante con il mio “coppo” procedo spedita  vado incontro alla “santuzza” che intravedo sul carro, eccola è proprio lì dinanzi a me, ignara di quanto sia stato faticoso , quest’anno più che mai organizzare “un Fistinu” all’altezza delle aspettative dei palermitani e di tutti quelli che, da ogni parte del mondo, arrivano, ormai da anni, attratti da una manifestazione che ormai è assurta al rango di “festività mondiale”. La Santuzza, dicevo, è là, sovrasta il suo carro  e irradia la sua luce  su tutti noi comuni mortali che, ognuno con i propri fardelli e preoccupazioni, ma anche con la leggerezza e con la gioia di quando vai a trovare un parente o un amico che non vedevi da tempo, siamo accorsi la notte dello scorso 14 luglio , per onorarla. Certo è che se non avessi già in mano il mio” cuppino di calia e semenza” potrei decidere di gustare una calda e succulenta pannocchia bollita , o dei lupini salati, ma la mia attenzione è inevitabilmente catturata da una bancarella di dolciumi , tra i quali spicca il più colorato e fantasioso di tutti:  il “gelato di campagna”.

In realtà non è un gelato ma un dolce di origine araba, fatto con zucchero colorato di  bianco, rosso, verde e marrone, pistacchi, mandorle e canditi. Come faccio a non acquistarne (e assaggiarne ovviamente) subito un coloratissimo pezzo per la gioia degli occhi e del palato? Certo sicuramente è un dolce tra i più calorici che la mente umana abbia potuto concepire poiché è fatto unicamente di zucchero, anche se quando poi affondi i denti e incontri una mandorla o un pistacchio l’eccessiva dolcezza viene sapientemente smorzata dal gusto deciso della frutta secca: una vera goduria.

Rieccoci, superata Porta Felice, si apre dinanzi a me  il porto della Marina , la cosidetta “Cala”, durante il festino impraticabile a causa di  una marea di gente accalcata in cerca del posto migliore dal quale vedere l’arrivo del Carro e , soprattutto, i fuochi d’artificio di mezzanotte tutti  provvisti di sedioline pieghevoli .

Oggi invece  abbiamo tutto il tempo  – e soprattutto lo spazio –  per conquistare un’ambitissimo posto da Ilardo impossibile da trovare durante il festino dove mi attende “la scelta ardua” del gusto del mio  “pezzo duro” ossia un pezzo di gelato di vari gusti  di cui alcuni  sono tra i più antichi ,i miei preferiti : melone alla siciliana, cannella e scorzonera oppure giardinetto. Nel primo caso si tratta di gelato di anguria con cannella e gocce di cioccolato, nel secondo si tratta di un bigusto di cannella e scorzonera che è la bacca di una pianta che viene mangiata da un serpente dalla pelle nera  – da cui appunto il nome scorsonera –  e che ha un gusto simile al  gelato al  gelsomino ma leggermente più intenso, e, infine, il terzo dato da un tricolore di pistacchio, limone e fragola. Sapete che vi dico? Nel dubbio li prenderò tutti e tre.  E se poi mi venisse voglia di mangiare pesce potrei sempre fermarmi al chioschetto dei frutti di mare che miracolosamente appare la sera in piazza kalsa per poi scomparire nuovamente a tarda notte. Dall’impepata di cozze, alla pasta con i ricci, “Buccuna “ e “fasolari” c’è l’imbarazzo della scelta, tanto poi , per digerire basterà semplicemente attraversare il semaforo e spostarsi al chioschetto di fronte dal “mulunaro” per rinfrescare il palato con una bella fetta di anguria ghiacciata!

 

Adesso sazi e rinfrescati possiamo ritenerci soddisfatti e anche se non ci aspettano i fuochi d’artificio : tanto come ogni anno avremmo detto che “quelli dell’anno scorso erano più belli”. Non  dobbiamo fare altro che continuare a vivere con orgoglio la nostra ”palermitanità” in attesa del prossimo anno. D ’altra parte  “u  fistinu è u fistinu”, o si ama o si odia, ma chi lo ama lo ama per sempre.

Manuela Zanni

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