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Rintracciabilità, sostenibilità, sicurezza dell’agroalimentare”, Image Line al Macfrut 2014

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Speciale AgroalimentareTre parole chiave per il Made in Italy. Il Macfrut di Cesena, dal 24 al 26 settembre 2014, sarà l’occasione per approfondirle nell’ambito dello stand – B 354 – e della tavola rotonda organizzata presso la sala Verde, il 24/9 dalle 14.30 alle 16.30. I prodotti agroalimentari italiani sono i più sicuri al mondo secondo EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, come riportato anche a pagina 18 del PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari): diciamolo al consumatore! Le filiere agricole possono sfruttare quanto previsto dal PAN come opportunità di comunicazione. macfrutÈ questa la presentazione della tavola rotonda “Made in Italy: rintracciabile, sostenibile, sicuro. Ma il consumatore lo sa?” organizzata da Image Line, ideatrice di www.quadernodicampagna.it, nell’ambito della rassegna internazionale Macfrut (a Cesena Fiera dal 24 al 26 settembre 2014); appuntamento in Sala Verde, il 24 settembre, a partire dalle 14:30. Parteciperanno al confronto Floriano Mazzini e Tiziano Galassi del servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, Roberto Della Casa, managing director di Agroter, Ivano Valmori, Ceo di Image Line, nonché vari tecnici che utilizzano il software QdC® – Quaderno di Campagna Agroalimentarenon solo per adempiere ad obblighi di legge (come ad esempio la tenuta del registro dei trattamenti) ma anche per assicurare al consumatore la sostenibilità e la rintracciabilità delle produzioni: Silvestro Iandiorio, responsabile agronomico di Zuegg; Pier Paolo Porcu, responsabile tecnico dell’OP Sa Marigosa; Marco Massari, capo servizio agrofarmaci del Consorzio Agrario di Ferrara. Durante le tre giornate della manifestazione internazionale dedicata all’ortofrutta sarà poi possibile approfondire le tematiche della rintracciabilità, della sostenibilità, della sicurezza delle produzioni italiane nell’ambito dello stand di Image Line (padiglione B, stand 354).

Trattoria Al Piccolo Napoli (Pa): i sapori buoni di un tempo che fu.

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menùAl Piccolo Napoli volevo recarmi da tempo e ci avevo provato almeno un paio di volte, infruttuosamente e per lo più per motivi legati al traffico o a manifestazioni di piazza che rendevano l’accesso al locale poco agevole.
Ieri sera le segnalazioni rispetto a locali palermitani da recensire portavano me e i miei commensali altrove: dove però, alle ore 22.00 di sabato sera ed in zona centralissima e brulicante di gente, non siamo stati ammessi a godere delle gioie della tavola. Questo, di per sé, è abbastanza inusuale in una serata in cui, con circa 29 gradi di temperatura, la gente era riversa per le strade a frotte. Ma decidiamo di non insistere e ci rituffiamo nel traffico under 30 del sabato sera.
Imbocchiamo la Piazza Luigi Sturzo ormai rassegnati a rifugiarci a Mondello o a Sferracavallo, dove si tira tardi e dove si mangia round the clock, 24 ore su 24. E invece no: una sterzata improvvisa ci spinge dentro Borgo Vecchio. Butto un occhio alla mia destra e Al Piccolo Napoli è li. Serendipità. Ma era la sera giusta dato che, in un bailamme di auto strombazzanti ed in grave esubero di decibel, c’è addirittura parcheggio proprio davanti l’ingresso del locale.
interniDetto e fatto, alle 22.30 mettiamo piede al Piccolo Napoli: gremito. Tavolate multilingue regalano una sensazione che a Palermo, ed in un locale, è ormai assai difficile provare, e cioè quello di sentirsi turisti in casa propria dato che a destra risuonava l’idioma russo e a sinistra quello norvegese. Ma siamo in pieno centro storico, e certi “miracoli” ancora esistono: quei miracoli si chiamano “turisti”.
Bene, ci accomodiamo in un tavolo abbastanza ampio che ci offre una panoramica totale del locale accolti con fare affabile ed amichevole dai due patron, i fratelli Pippo e Gianni Corona.
Inizio da una nota su qualcosa che non ho particolarmente apprezzato, essendo una “purista” anche in fatto di arredi, epoche, ambienti. Premesso che il locale esiste dalla bellezza di 63 anni e che è dunque pienamente annoverabile tra i locali storici palermitani, i suoi interni però hanno poco fascino avendo subìto rimaneggiamenti, migliorie e ristrutturazioni che l’hanno reso impersonale e un po’ a metà tra un vecchio ristorante dagli arredi demodè ed un locale più recente con controsoffitti e cornici in gesso. Io avrei, per quanto possibile, mantenuto lo stile originale degli anni ’50, ammodernando il giusto e lo stretto indispensabile. Oggi il posto avrebbe molto più fascino e sarebbe più direttamente identificabile con la sua epoca originale e di gran lunga migliore di quella attuale. Però prima non si badava troppo alla conservazione e “vintage” era una parola sconosciuta, e quindi che Al Piccolo Napoli si siano perse alcune connotazioni fondamentali rispetto ai giorni dell’apertura è tutto sommato del tutto normale.
patatineIl menù è meraviglioso: un pieghevole telato con una splendido foto d’epoca in copertina, che risale appunto al 1951 ed ai giorni dell’apertura del locale, ad opera di Ignazio Corona, padre dei due attuali proprietari. E non sono male neanche i piatti elencati all’interno del menù stesso, tutti a base di pesce. Inusitatamente ordiniamo panelline e patatine fritte più per trastullarci nell’attesa dei piatti veri e propri che per consumare un antipasto: panelline ottime, di giusto spessore, ragionevolmente asciutte e – soprattutto – fritte in un olio che non recava con sé memorie infinite di infinite precedenti fritture. Le panelline, infatti, sapevano di panelle e non gi gambero o calamaro, o di polpette di pesce come invece spesso accade quando queste frittelle vengono consumate in un ristorante e non nel più tipico “friituri”. Buone veramente. Le patate hanno un bonus ormai introvabile: sono patate “vere”, pelate e tagliate dalla cucina: il gusto è delle patatine fritte della nonna che da sempre accompagnano le cotolette. Peccato che, per la temperatura forse troppo elevata dell’olio, siano risultate leggermente crude all’interno: l’impatto con l’olio bollente le ha immediatamente dorate traendo in inganno rispetto alla cottura. Per cui il colore era giusto, ma la cottura è rimasta indietro.
caserecce spadaMa arrivano i primi piatti : in due abbiamo scelto caserecce. Io con pece spada e melanzane, uno dei miei commensali ai gamberetti con deroga al menù, dato che al posto delle caserecce il menù riportava gli spaghetti e che la scelta delle caserecce ha assecondato il gusto personale. Ottimi entrambi. Le caserecce al giusto punto di cottura ed il condimento, in entrambi i piatti, gustoso, ben bilanciato ed abbondante senza strafare. Gli effluvi di menta, che nelle caserecce al pesce spada e melanzane servono sia a smorzare la forza del gusto del pesce sia ad esaltare il sapore delle melanzane, è ciò che io amo senza riserve di questo piatto ormai tradizionale della cucina regionale. Se non c’è la menta, o se è poca o non profuma di fresco ad ogni rimescolamento, per me il piatto è già sbagliato. caserecce gamberiQuesto aveva un ottimo bilanciamento ed il pesce spada, a differenza di altri piatti analoghi, non era a tocchetti ma a piccolissimi pezzi, formando un legame perfetto con i liquidi di cottura e con l’olio al punto da risultare leggermente mantecato ed in ogni caso mai slegato dalla pasta. Insomma, ogni forchettata portava alle papille la giusta dose di pasta vestita dalla giusta dose di condimento. Perfetto. Ottimi i gamberi dell’altro piatto di caserecce. spatolaMa il piatto migliore della serata tocca all’altro mio commensale: una scelta felicissima i suoi involtini di spatola serviti con una salsetta eccellente di cui è perfettamente inutile chiedere come sia fatta: una delle regole ferree della cucina è “ non chiedete ricette o procedimenti”. Quindi dovrò fidarmi delle mie papille ed azzardare: presumo fosse una salsa ottenuta dall’emulsione di cipolle appassite in poco burro ed olio d’oliva e poi leggermente caramellate e diluite nel brodo. Forse l’ho sparata grossa, ma consiglio caldamente a chiunque di ordinare gli involtini di spatola: sono eccellenti.
gamberoniNon meno buoni risultano i gamberoni e i calamari panati e grigliati anche se, mia opinione personale, le griglia tende ad allineare un po’ troppo i gusti appiattendoli: ed è così che in qualsiasi cosa io consumi alla griglia, trovo note gustative simili all’arrosto panato, o reminiscenti di pollo panato, che tolgono autenticità e purezza a materia prima che, come in questo caso, era di prim’ordine. Ma quanto sin qui detto rispetto alla griglia non significa di certo che la griglia non fosse pulita: a dare quel gusto ad ogni preparazione grigliata e che funge poi da denominatore comune, è proprio la panatura quando inizia ad “attaccare” e comincia a sprigionare il tipico profumo di grigliata. Buonissima ma, a mio avviso, un po’ troppo livellatrice di gusti.
calamaroIl dolce mi lascia delusa: è finito. Quando però apprendo che si trattava di cassata siciliana mi rallegro. A differenza degli spavaldi turisti nordici, io non amo un dolce così ricco e strutturato a fine pasto. Ma il fatto che fosse finito e che nei piatti dei comensali accanto non ve ne fosse traccia mi lascia intuire che doveva essere indubbiamente buona.
Concludo con un caffè per me ed una grappa per il mio commensale.
Adesso è il momento per una piccola nota: la valutazione di questo locale, che vi sembrerà in alcuni tratti molto simile a quella di ristoranti di lusso, va letta tenendo bene a mente che si sta valutando una trattoria. Questo è importante dato che, a parità di tipologia, il ranking de Al Piccolo Napoli risulterebbe di molto inferiore rispetto ai locali di grido palermitani, se fosse valutato nella categoria dei ristoranti. Dunque, nell’apprezzamento dei voti assegnati, immaginate di categorizzare il locale alla voce “trattorie”, e non ci saranno malintesi.
Il conto non è proprio da trattoria dato che per un pasto completo, a conti fatti, si spendono intorno ai 50 euro includendo una bottiglia di vino in fascia media. Il nostro conto è stato pari a circa 25 euro a persona, ma nessuno di noi tre ha consumato un pasto completo e, soprattutto, abbiamo ordinato un solo calice di bianco. Il pesce è fresco ed è ottimo. La carta dei vini è assai limitata e circostritta ad etichette locali.
Il servizio è piuttosto “casual” e qualche tempistica avrebbe potuto essere più precisa: i primi piatti sono infatti arrivati mentre ancora mangiavamo le patatine ragione per cui i piatti sono stati lasciati sul tavolo e quelli dell’antipasto sono stati ritirati, ormai vuoti, diverso tempo dopo. Ma va bene così, dato che il bello di mangiare in trattoria consiste anche nel poter abbandonare l’etichetta, il galateo ed il bon ton, per concedersi il piacere unico e confortante di sentirsi un po’ a casa. Raccomandato a chi voglia riscoprire gusti genuini e fare un tuffo nel cuore della vecchia Palermo.

Alessandra Verzera

 

Scheda:
Patron:  Pippo e Gianni Corona

Coperti : > 60

Range : Trattoria – Medio

 

Ranking (*) :

Location : 3

Cibo : 4

Carta Vini : 2

Presentazione : 3

Servizio : 3

Mise en place : 3

Atmosfera : 3

Allestimenti : 2

(*) Legenda.

Ranking :
1 = pessimo
2 = scadente
3 = sufficiente
4 = ottimo
5 = eccellente.

Biscotti a treccia: sapori semplici e ricordi di infanzia

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sciacca3 004Un mondo buono: oggi è il leit motiv di una pubblicità massiccia di prodotti da forno industriali che ci piomba in casa svariate volte al giorno. Ma il “mondo buono” era quello in cui le scelte erano poche, le pretese pure, e le aspettative non erano elevatissime. Ma il sapore era buono, gli ingredienti più sani e, soprattutto, quello che consumavano il più delle volte era fatto in casa dalle mamme ma anche dalle nonne o dalle zie. Uno di questi “cibi del ricordo” è sicuramente il biscotto a treccia: compagno di tante colazioni, quando al colazione erano i biscotti inzuppati nel latte prima di andare a scuola.
Per fare un salto indietro nel tempo e ritrovare sapori dimenticati, eccovi la ricetta del “biscotto da inzuppo” per eccellenza: il biscotto a treccia.

Ingredienti e dosi:

600 grammi di farina 00
150 grammi di zucchero semolato
2 uova intere di media dimensione
10 grammi di ammoniaca per dolci
1 bustina di lievito per dolci
75 millilitri di olio evo
75 millilitri di olio di semi di arachide
poco latte per sciogliere l’ammoniaca
la scorzagrattugiata di un limone biologico, se piace.

sciacca3 005Procedimento:
Impastate tutti gli ingredienti, tranne l’ammoniaca alimentare che andrà incorporata per ultima dopo averla sciolta in una quantità sufficiente di latte.
L’impasto deve avere la consistenza di una pasta frolla liscia e soda ma non dura. Se l’impasto dovesse risultare duro, e questo può dipendere anche dalal dimensione delle uova, aggiungere poco latte finchè a consistenza non sarà elastica.
Ricavare dei cordoncini di pasta dallo spessore di 5 millimetri e lunghi 25 centimetri e dare la forma di treccia a due estremità. Disponete sulla placca del forno rivestita di carta forno, e spennellate la superficie dei biscotti con il latte.
Infornate a 180 gradi per una quarantina di minuti o comunque fino a quando la parte superiore sarà dorata e lucida.

Nota: Poichè in cottura l’odore dell’ammoniaca può risultare per alcuni pungente e fastidioso, si consiglia di lasciare una finestra aperta per ventilare il locale. Questo effetto, tuttavia, dura soltanto per pochi minuti.

Dagli USA alla Sardegna, 6 Top Influencer del vino alla scoperta del Carignano Sulcis

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vinoDall’editor di Decanter, Stephen Brook, al wine writer specializzato in vini italiani, Thomas Hyland: gli States sbarcano in Sardegna alla scoperta del Carignano del Sulcis grazie al press trip realizzato da AIE (Associazione Italiana Export) per il Consorzio. Dal 21 al 26 settembre 6 top wine influencer americani – tra giornalisti, wine educator e Masters of Wine – arriveranno infatti nell’Isola per conoscere il prezioso vino della costa sud-occidentale guidati dal miglior sommelier AIS d’Italia 2013, Andrea Balleri, e visitare le cinque cantine socie del Consorzio, tra degustazioni, seminari e workshop. Oltre a Brook e Hyland, saranno presenti al tour “Discovering Carignano del Sulcis Treasures” anche i Master of Wine, Sheri Morano (della piattaforma Wine Ring) e Joel Butler (editor per International Wine Review, collaboratore di Decanter Wine Awards), Pam Dillon (fondatrice di Wine Ring) il blogger Joel Mack (Vintrospective.com) e l’editor di The Connected Table & Eat.Drink.Explore.Inspire, David Ransom. I 6 partecipanti sono stati rigorosamente selezionati tra 50 operatori del settore da Business Strategies, azienda leader che cura l’internazionalizzazione di oltre 400 imprese del made in Italy del vino.
carignano2carignano3Un vitigno antico e prezioso, il Carignano del Sulcis, tornato alla ribalta grazie al personale impegno di Giacomo Tachis – che negli anni Ottanta riporta alla luce la sua bellezza riscoprendo le vecchie vigne a piede franco – e alle iniziative del neonato Consorzio formato dalle cantine Santadi, Calasetta, Sardus Pater, Mesa e Agricola Punica. Una ‘perla’ che – con 1,6 milioni di bottiglie prodotte per un valore di 9 mln di euro – si sta affermando nella produzione dei Doc rossi in ambito regionale e nazionale.
Per Silvana Ballotta, Ceo di Business Strategies e promotrice delle attività che sostengono i partner di AIE nel cammino verso l’internazionalizzazione: “Dopo 11 eventi tra Cina, Stati Uniti, Giappone e Russia, con un investimento di circa 600mila euro nel 2013, ora è giunto il momento di far conoscere il vino in casa propria attraverso i principali influencer del mercato statunitense. Ma non finisce qui: con i nostri partner del Sulcis saremo prima a Tokyo e poi a Mosca nel mese di novembre e dinuovo negli States a Dicembre. DSC_0079Un programma ambizioso per un Consorzio che sta gestendo bene le opportunità offerte dal programma comunitario ‘Ocm promozione vino’. Per il presidente del Consorzio, Antonello Pilloni: “Puntiamo ad un potenziamento dell’export, che attualmente copre il 30% della produzione del Carignano. Per questo abbiamo messo a punto assieme a AIE un piano di promozione triennale del valore di 2 milioni di euro che prevede workshop, tasting, incoming di giornalisti per Usa, Giappone, Cina e Russia. Dopo il workshop in Cina, ci rivolgiamo ora ai giornalisti americani con l’obiettivo di formare sul campo, attraverso il contatto diretto con i produttori , potenziali “ambasciatori” del Carignano negli Stati Uniti”.

WineStreet Tasting, degustazioni itineranti nel centro storico di Asti

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cibo9Dopo Bottiglie d’artista – che fa una pausa nel week end del 26-28 settembre per lasciare spazio all’iniziativa Arti e Mercanti, ma torna visitabile fino al 12 ottobre nel Cortile del Michelerio – l’associazione culturale CRE[AT]IVE organizza un nuovo appuntamento che anima la città di Asti il 26 e 27 settembre: Winestreeet Tasting, due serate per assaporare vini e cibi attraverso un percorso enogastronomico che invade il centro storico della città.
Un’occasione, ormai diventata un appuntamento fisso, per brindare insieme ai festeggiamenti del settembre astigiano e per far incontrare turisti e cittadini con i prodotti unici dell’enogastronomia locale.
22 locali, situati nelle piazze e nelle vie del centro, si trasformano per l’occasione in luoghi d’attrazione di un itinerario che propone piatti prelibati e vini dall’abbinamento perfetto. uomo vinoBar, osterie, ristoranti, ma anche enoteche e piadinerie, nelle serate di venerdì e sabato dalle 19 alle 24, divengono i punti cruciali per sperimentare un menù “a tappe” che propone deliziosi antipasti della tradizione piemontese, ma anche street food, formaggi e dolci golosi. I piatti saranno abbinati alle migliori etichette dei produttori del territorio. Grazie alla piantina distribuita presso l’infopoint di Piazza San Secondo, dove saranno forniti anche i bicchieri con le tasche apposite al prezzo di 2,50 euro, si potrà creare il proprio personale “diario di degustazione” sostando tra punti panoramici ed edifici storici nel cuore antico di Asti.
donna vinoWinestreet Tasting oltre ad offrire il meglio della tradizione culinaria ed enologica locale sarà una buona occasione per soffermarsi sulle bellezze artistiche e architettoniche della città come

Palazzo Gazelli (via Quintino Sella 46) che per l’occasione organizza visite guidate alle sue cantine a partire dalle 19, ogni ora fino alle 23 sia venerdì 26 che sabato 27 settembre.
Le Antiche Cantine di via Quintino Sella 46, a seguito di un attento intervento di recupero, sono state aperte al pubblico al fine di poter rendere visitabili gli ambienti sede di una cantina di vinificazione, la cui attività è testimoniata da documenti scritti risalenti al 17° secolo.
Durante la visita si ripercorrono le fasi storiche che hanno generato questo unico complesso immobiliare dove le vicende delle Famiglie proprietarie si legano con la storia sociale e politica a partire dall’epoca romana sino ai giorni odierni.
La durata di ogni visita sarà di 45 minuti circa e sarà abbinata alla degustazione al prezzo di 5 €.

coppia vinoPalazzo Mazzetti (Corso Alfieri 357) prolungherà gli orari di apertura sabato 27 dalle 10.30 alle 24. In tale occasione si potrà visitare la mostra “Asti nel Seicento. Artisti e committenti in una città di frontiera”. Dopo l’intensa esperienza delle mostre sugli Etruschi e quella della Rinascita, le sale di Palazzo Mazzetti diventano luogo d’incontro e di sorprese, arricchito di grafici e tavole divulgative.
Un viaggio nel secolo “manzoniano” ricco di sfaccettature dal punto di vista artistico e della memoria storica.
Lo sguardo sul Seicento astigiano documenta le vicende figurative di un territorio dalla complessa fisionomia, presentando una selezione di opere, restaurate per l’occasione, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti. Ingresso gratuito dalle 19.00 alle 24.00, ultimo ingresso ore 23.00.Dopo la visita al Museo, sarà abbinata una degustazione gratuita, in collaborazione con il Consorzio per la Tutela dell’Asti docg.

Palazzo Ottolenghi (Corso Alfieri 350) , terrà aperto le due sere dalle 19.00 alle 23.00 (ultimo ingresso) per visitare il Museo del Risolgimento. Museo che contiene reperti che vanno dal 1797, anno della repubblica astese, al 1870. Inoltre sono presenti reperti della I e della II guerra mondiale.

Museo Lapidario – Cripta di Sant’Anastasio (Corso Alfieri 365), rimarrà aperta per le due serate di WineStreet con l’ultimna visita prevista per le 23.00.
Nell’area ovest del museo è presente la cripta ed i contigui resti archeologici, la zona est invece conserva resti lapidei di pertinenza del sito di Sant’Anastasio, a cui si aggiungono elementi dell’area cittadina tra il VII secolo e XVI secolo.

vinoUn’altra occasione di intrattenimento è l’appuntamento con Arti e mercanti,organizzato da CNA che il 27 e 28 settembre animerà le vie e le piazze sotto la Torre Rossa.
La zona si vestirà di medioevo, con bancarelle e taverne, menù e bevande assolutamente in tema.
Un viaggio nel passato che ripropone momenti di vita consuetudini e costumi di Asti nel 1300. Artigiani, mercanti, contadini musicisti saltimbanchi animano il borgo sia con il mercato ricostruito con rigore storico sia con il susseguirsi di azioni, concerti rappresentazioni durante le due giornate “da tramonto a tramonto”. (dalle ore 15 alle 24, del sabato e dalle ore 9,30 alle 22 della domenica.)

INFOPOINT: Piazza San Secondo – Asti

A Siracusa, al tramonto si accende la festa: è Limoniculture.

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3Fresco, vivace, vibrante, sottilmente persistente: queste le caratteristiche principali che hanno condotto molti creatori di profumo francesi a scegliere per le loro creazioni il Limone di Siracusa. Da queste caratteristiche è partita Clémence Besse, artista francese dei profumi che sarà ospite il prossimo 25 settembre del Consorzio di Tutela “Limone di Siracusa IGP” durante l’evento Limoniculture, in programma dal 24 al 26 settembre presso la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, per creare una fragranza dedicata a Siracusa, usando proprio le note del suo celebre limone.

“Abbinato alla colonia, l’olio essenziale di Limone di Siracusa sa sprigionare delle note delicate ed incisive allo stesso tempo-spiega Clémence Besse-. Unito alla scorza di mandarino e bergamotto e addolcito da alcune note di lavanda e di cedro, diventerà un inno alla sicilianità. Ci saranno altre sorprese nella fragranza a cui sto lavorando, ma lascerò al vostro olfatto la sorpresa di scoprirle”. Una dedica che l’artista francese fa al Limone di Siracusa Igp e al suo territorio, riconoscendo a entrambi spunti di unicità: ”Il Limone di Siracusa è quello più utilizzato nell’industria dei profumi proprio per le sue caratteristiche qualitative e sensoriali elevate. 4D’altra parte esso oggi è utilizzato in moltissime fragranze famose, tra cui Eau Sauvage extrême de Dior, Pour Monsieur de Chanel, Eau d’Hadrien d’Annick Goutal ed Eau d’orange verte d’Hermès. Clémence presenterà la sua creazione Eau de Syracuse durante la seconda serata di Limoniculture.

“Siamo onorati di tanta attenzione- dice il Presidente del Consorzio Limone di Siracusa Igp, Fabio Moschella- e crediamo che questo connubio tra il nostro limone e l’alta profumeria rappresenti anche un importante riconoscimento delle sue proprietà uniche. Questa apertura nei confronti dell’industria è uno sviluppo importante che potrebbe rappresentare una variabile positiva in questo momento di crisi del settore. Negli ultimi tre anni il prezzo del limone di Siracusa destinato all’industria è aumentato sensibilmente. Il dato è positivo anche in considerazione degli aumenti di volume della produzione. L’industria dei profumi è tornata ad avere un grande interesse per gli oli essenziali naturali, non di sintesi e si sta orientando quindi verso il prodotto bio e pertanto esente da residui di pesticidi. In definitiva negli ultimi tre anni il prezzo medio è aumentato di almeno 7 centesimi al chilogrammo, con una richiesta costante e ben distribuita nel corso della stagione. limone siracusaLe quotazioni medie dell’anno in corso sono vicine ai 24 centesimi e tendono ad avvicinarsi lentamente verso quei 30 centesimi che gli agricoltori definiscono come il giusto valore del Limone di Siracusa da industria. Se si va invece al Limone di Siracusa IGP da industria certificato il prezzo medio oscilla, a seconda della qualità, tra i 50 ed i 60 centesimi al kg. In questo caso siamo di fronte al valore del prodotto destinato alle gelaterie artigianali di grande qualità, al canale Horeca».

Non solo note profumate durante l’evento Limoniculture, che si svolgerà dal 24 al 26 settembre: l’idea è quella di declinare il tema del limone attraverso le sue molteplici e complesse sfumature culturali ed economiche: dall’industria dei profumi a quella del food, dal legame con il territorio e le sue bellezze architettoniche alla musica e alla poesia. Programma LimonicultureAmpio e vario il programma delle tre giornate e molti gli ospiti previsti che discuteranno di economia, agroalimentare, cultura, promozione dei prodotti del territorio: dal percorso sensoriale con Valeria Rizza e Vilfredo Raymo, alle “Parole che sanno di limone” accompagnate dalle poesie di Giusy Norcia e dalla musica di Angelo Loia, passando attraverso le conversazioni dedicate all’arte di Ornella Fazzina e Michele Romano e le melodie degli Archi Ensemble; spazio alla valorizzazione della creatività imprenditoriale con la presentazione dell’inedito Cioccolato al Limone dell’Antica Dolceria Bonajuto di Modica e la birra “Nura” del birrificio siciliano Malarazza, che utilizza tra gli ingredienti il Limone di Siracusa IGP. Il trionfo delle note agrumate sarà invece riservato all’ultima giornata, nello spazio dedicato a LICCO, ovvero il Lemon Ice Cream Contest Ortigia: quattro le gelaterie della città che si sfideranno nella riproposizione del classico gelato al limone sotto la supervisione di Carlo Ottaviano, giornalista enogastronomico. Autorità, imprenditori, giornalisti affronteranno i temi e gli scenari di mercato, mentre la Fildis premierà alcune “professionalità al femminile” distintesi nella promozione del Limone di Siracusa IGP. Le tre serate saranno accompagnate dalle proiezioni dei corti di Gianluca Agati e Valeria Rizza, “Scent of a lemon”, “Il limone ama il viaggio”, “Le virtù del limone” e “Un gelato al limone”.

Durante il 25 e il 26 settembre la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo osserverà un orario straordinario di apertura grazie al sostegno del Consorzio di Tutela del Limone di Siracusa IGP e sarà pertanto aperta alle visite dalle 19 alle 23.

Distillerie Aperte 2014 : una settimana di “aggrappamenti” made in Vicenza

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grappaÈ una tradizione antichissima quella della grappa (risale addirittura al V secolo d.C.) che nel corso dei secoli ha mantenuto inalterate le sue suggestioni, arricchendosi di nuovi significati. Perché in un bicchierino di grappa c’è tutto un mondo da scoprire: un sapere antico che si tramanda di generazione in generazione, con un processo di produzione che meno di altri ha risentito della modernizzazione; la passione che porta alla sperimentazione continua di nuove varietà, ma anche il ricordo che si fa storia pensando alle tradizioni contadine del passato; e ancora, l’orgoglio per una produzione di eccellenza così fortemente radicata nel territorio ma oggi apprezzata in tutto il mondo.

grappa2Un microcosmo tutto da scoprire in occasione di “Distillerie Aperte”, la manifestazione giunta quest’anno alla 18ª edizione, organizzata da Made in Vicenza per promuovere non solo i distillati della provincia vicentina – una delle zone più famose in Italia e nel mondo per questa produzione – ma anche la storia e la cultura collegate a questo affascinante mondo.

Da domenica 28 settembre a domenica 5 ottobre, infatti, quattro distillerie locali apriranno le porte al pubblico per visite guidate e degustazioni: si tratta delle distillerie F.lli Brunello di Montegalda, Li.dia di Villaga, Poli di Schiavon e Schiavo di Costabissara. L’orario di apertura al pubblico è dalle 10 alle 18 la domenica e dalle 14 alle 18 – su appuntamento – dal lunedì al sabato. grappe_doujadorPer tutti i visitatori ci sarà la possibilità di scoprire come nascono le celebri grappe, ma naturalmente anche di assaggiare vari tipi di distillati. Anzi, la grande novità di quest’anno saranno gli “Aggrappamenti”, percorsi degustativi che vedranno la grappa protagonista di sorprendenti e gustosi abbinamenti con gelato, biscotti e cioccolato, ma anche con formaggio e frutta, alla presenza di esperto “grappaiolo” che saprà spiegare le ragioni dell’abbinamento proposto e aiuterà i visitatori a comprendere meglio questa particolare esperienza sensoriale.

Pochi giorni prima è in programma inoltre una cena organizzata per giovedì 25 settembre dai Ristoratori di Confartigianato Vicenza in collaborazione con le distillerie artigiane vicentine nell’affascinante cornice di Villa Capra “la Rotonda”: durante la serata infatti proprio le grappe beriche, insieme ad altri prodotti vicentini tipici, saranno protagoniste delle ricette proposte per l’occasione.

grappa3Con Distillerie Aperte, nell’arco della settimana tutti gli appassionati e i visitatori potranno così intraprendere un viaggio affascinante alla scoperta di un’arte antica e dei raffinati sapori di acquaviti e distillati tipici. Conosceranno le storie, le curiosità e i segreti di distillazione tramandati di generazione in generazione, raccontati dagli stessi maestri grappaioli in un singolare percorso tra alambicchi e caldaiette.

Con questa iniziativa Made in Vicenza rinnova il proprio impegno per la valorizzazione di una tipicità fortemente legata alla tradizione del territorio, nell’ottica di promuovere la cultura della grappa ed il suo consumo responsabile e consapevole.

Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Nazionale Città del Vino: “Il piano paesaggistico della regione Toscana non va demonizzato”

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toscanaIl dibattito – con punte di forte criticità – che si è sviluppato intorno al Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Toscana, approvato di recente all’unanimità dal Consiglio Regionale, fa pensare ad alcune considerazioni.
Il paesaggio ha un valore strategico per il nostro Paese e, in particolare, per quei territori che – come accade in Toscana – ne hanno fatto un carattere distintivo. Le immagini del paesaggio toscano sono ben riconoscibili e costituiscono uno strumento di identificazione (e di identità) di straordinaria efficacia per la comunicazione e la promozione delle tante qualità della regione, ed è esso stesso percepito come sinonimo di “bellezza”.
vigneto-toscanoTra queste qualità ci sono la viticoltura e il vino; il paesaggio vitato – infatti – costituisce l’elemento più caratterizzante dell’immagine della Toscana nel mondo ed è anche grazie ai vignaioli che oggi ammiriamo tanta bellezza.

Questo paesaggio, perché mantenga questi suoi caratteri di unicità che lo rendono simbolo di una intera regione, ha bisogno di essere ben gestito e per farlo occorrono delle regole, anche “minime”, che consentano di stabilire cosa sia giusto fare – o non fare – affinché questa sua caratteristica non venga meno.
Il richiamo dei Consorzi dei produttori (tra i più critici) ad una presunta offesa libertà di azione nella gestione dell’attività vitivinicola in relazione alle norme previste dal Piano, appare assai rischioso. Il tema, infatti, non può essere solo la “libertà di impresa” ma anche la qualità di questa attività imprenditoriale che nello specifico non può non tener conto dell’intreccio, ad esempio, tra l’andamento dei mercati e dei consumi con il problema dei cambiamenti climatici e della tutela dell’ambiente; si rischia di ragionare sul contingente ma di non farlo a sufficienza per quanto riguarda gli scenari futuri, per quello che potrà essere la viticoltura toscana (ma anche italiana) e come si potrà modificare in funzione di oggettive necessità di adeguamento.

toscana2Il Piano Paesaggistico territoriale non contiene prescrizioni aggiuntive; prende atto dei vincoli già esistenti e offre – e qui sta il suo oggettivo valore – una analisi la più approfondita possibile del territorio toscano. Mai uno studio di questo genere era stato realizzato con tale dettaglio e precisione. Non solo, ma tiene conto anche dello stato dell’arte della ricerca scientifica e delle indicazioni tecniche su come è opportuno fare oggi nuovi vigneti in rapporto la suolo e alle caratteristiche del territorio.

L’approfondimento del rapporto tra agricoltura e urbanistica costituisce un ulteriore aspetto innovativo del Piano, in quanto cessa definitivamente la vecchia impostazione secondo la quale il territorio urbano e quello rurale erano due mondi separati (la definizione “extraurbano” ora, finalmente, è caduta in disuso) mentre sollecita una nuova visione del rapporto tra città e campagna attraverso una opportuna integrazione delle politiche di gestione del territorio. Tra i suoi aspetti positivi riguardanti i territori rurali, ad esempio, va ricordata l’opportunità che offre per il riutilizzo dei terreni incolti, molti dei quali trasformatisi, nel corso del tempo, in aree boschive a causa del loro abbandono.

toscana3Manca, semmai, tra gli elaborati del Piano, una carta delle vocazioni dei terreni, affinché le imprese sappiano con maggiore certezza cosa produrre e dove, per farlo meglio e con garanzia di maggiore qualità. Del resto, questa è una esigenza manifestata soprattutto dalle aziende vitivinicole che sono state le prime ad aver realizzato, per conto proprio, lo studio delle vocazioni dei loro terreni attraverso la “zonazione”. Più conoscenza può solo far bene.
città del vinoIl tema, quindi, è quello di governare lo sviluppo, attraverso il metodo della condivisione degli indirizzi e delle regole, come l’Associazione da sempre auspica e indica anche attraverso la propria elaborazione progettuale del Piano Regolatore delle Città del Vino; laddove è stato attuato o preso a modello per la redazione di piani strutturali e piani urbanistici comunali, ha prodotto benefici effetti consentendo alle parti in causa, Enti locali e imprese, di confrontarsi e di scrivere insieme le regole da rispettare.
Il confronto è necessario per capire e per mediare.
Altrimenti può accadere come in Veneto dove alcuni gruppi di acquisto solidale stanno comprando terreni per impedire nuova viticoltura “intensiva” e altra cementificazione, idelogizzando il tema della tutela dell’ambiente. Ma le ideologie non servono, servono invece le idee.

langheIl rischio che non va corso è quello di tornare indietro; oggi molte aziende – se a suo tempo avessero avuto sufficienti elementi di conoscenza che il Piano oggi mette a disposizione – probabilmente avrebbero fatto altre scelte tecniche, colturali e produttive e si sarebbero evitati anche interventi riparatori per piccoli o grandi dissesti idrogeologici, per altro molto costosi.
Curioso, infine, il fatto che mentre in Piemonte i territori vitati delle Langhe, del Roero e parte del Monferrato vengono dichiarati patrimonio dell’Umanità dall’Unesco (con conseguenti specifiche “attenzioni” proprio sul paesaggio), in Toscana si continuino a considerare le norme di salvaguardia dei limiti e non delle opportunità. roeroTra l’altro, non risulta che nelle varie fasi di avvicinamento al riconoscimento Unesco, il dibattito in Piemonte abbia assunto toni particolarmente aspri e si sia banalmente trascinato tra i “pro” e i “contro”. L’area storica del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sta facendo un percorso analogo. Nessuno, giustamente, vuole un territorio-museo, abbiamo invece bisogno di un territorio di valore che, mutando nel tempo, mantenga però la sua identità. Quando si dice che è grazie al lavoro degli agricoltori di ieri e delle imprese di oggi che si è disegnato questo paesaggio, si dice una grande verità; gli agricoltori, i vignaioli, le imprese vitivinicole sono essi stessi produttori di paesaggio e sono i primi a volerlo tutelare perché sanno quanto vale. Purché questo disegno non sia rovinato da errori – per restare in metafora – di pittori che non sanno come tenere in mano il pennello.

 

 

Foto: Web e  L uca Benini – 500px.com/LucaBenini

Al via il Roadshow di Vinitaly: “Vino, a taste of Italy”.

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cibo10A pochi mesi dall’assegnazione al Vinitaly dell’incarico per la realizzazione del padiglione del vino a EXPO MILANO 2015, sulla base del protocollo d’intesa tra il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Padiglione Italia e Expo 2015 S.p.A., i vertici del Vinitaly di Veronafiere danno il via al roadshow di presentazione sul territorio del progetto e del listino.

tasteParte oggi, 16 settembre, da Bari il roadshow che vedrà impegnati i vertici del Vinitaly di Veronafiere nella presentazione del padiglione “VINO – A TASTE OF ITALY” per EXPO 2015. Seguiranno le tappe di Napoli il 17 settembre, Ancona il 18 settembre, Siena il 23 settembre, Cuneo il 25 settembre, Gorizia il 26 settembre. Il roadshow è l’occasione per illustrare nel dettaglio a regioni, associazioni, consorzi e a tutti i produttori, il progetto del padiglione concepito per rappresentare e raccontare la storia e i prodotti di tutto il comparto, ambasciatore indiscusso del “Made in Italy” nel mondo. Un obiettivo quello della “rappresentazione democratica” di tutti gli eccellenti produttori, grandi e piccoli, che contribuiscono alla ricchezza e unicità del nostro sistema che si riflette oltre che nel concept del progetto anche nel listino, pensato per offrire realmente a tutti la possibilità di partecipare ad un evento unico.

vinoDuemila metri quadrati, situati all’incrocio strategico tra cardo e decumano dell’area Expo, sull’arteria centrale che porta verso la Lake Arena; un padiglione indipendente, contiguo all’area della Comunità Europea e proprio di fronte a Palazzo Italia e al padiglione delle Regioni, tutti spazi che insieme ai due blocchi situati al di là del cardo costituiscono lo spazio del Padiglione Italia.

Partendo da un percorso emozionale di scoperta e conoscenza multisensoriale del primo livello, si passerà poi al piano superiore, vero e proprio cuore del padiglione. Il vino italiano troverà qui spazio in tutte le sue innumerevoli storie e sfumature, una vera e propria “Biblioteca del Vino”, dove ciascun prodotto rappresenta un titolo con una specifica storia da raccontare, una moltitudine di storie scritte, che i visitatori potranno leggere degustando e conoscendo, per immaginare insieme la storia da scrivere, il futuro. Infine, al terzo livello, gli spazi dedicati agli incontri. Un padiglione ad alto contenuto tecnologico, pensato in un’ottica di totale sostenibilità poiché ogni singolo elemento sarà riutilizzato.

vinitaly-expo“Il progetto del Padiglione del Vino all’EXPO è perfettamente in linea con la storica mission di Vinitaly ed è frutto della precisa visione strategica portata avanti negli ultimi anni da Veronafiere, che qui potrà valorizzare la sua esperienza a beneficio del settore e del Paese, arricchendo un evento già unico per natura con la messa a punto di un’azione di promozione e supporto che prenderà vita prima, durante e anche dopo la manifestazione”, ha commentato Ettore Riello, Presidente di Veronafiere.

“Avevamo dichiarato che l’obiettivo era quello di dare massima e piena rappresentazione del comparto, della sua storia e identità e delle sue potenzialità, e infatti questo progetto fonda su una filosofia inclusiva e democratica, poiché crediamo fermamente che solo dando spazio all’immensa ricchezza e varietà dei nostri vini si possa realmente rappresentare l’esclusivo valore della produzione italiana”, ha dichiarato Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere.

cibo9Nell’area è stato inoltre previsto un meccanismo di wine dispenser che consente ai produttori di poter considerare una presenza del proprio prodotto senza l’aggravio di costi aggiuntivi di personale, assicurando tuttavia al contempo la massima valorizzazione delle etichette grazie alla presenza di sommelier professionisti in grado di affiancare e guidare il pubblico nella degustazione. Altrettanto interessante ed equilibrata l’offerta messa a punto per le grandi realtà (Regioni, Consorzi e grandi produttori) che desiderano o necessitano di ampi spazi dedicati. Per loro nelle aree Diamante e Platino saranno disponibili spazi che verranno completamente allestiti e personalizzati, dotati di banchi multimediali con video e tablet, attraverso i quali sarà possibile arricchire la presentazione della storia dei vini proposti. Inoltre verrà messa a loro disposizione un sala per l’organizzazione di una degustazione a settimana. I vini saranno anche inclusi nell’offerta dell’enoteca virtuale per la vendita online durante tutta la durata della manifestazione. Ad ogni visitatore inoltre sarà offerta la possibilità di avvalersi di una Applicazione Mobile che, grazie al collegamento wireless con le postazioni wine dispenser, sarà in grado di fornire dettagliate informazioni sui vini in degustazione, guidando il visitatore alla scoperta del mondo del vino italiano con la possibilità poi di acquistare direttamente online i vini appena degustati.

 

Godiva Restaurant ( Isola delle Femmine – Pa – ): illude senza sorprendere.

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dehorE’ davvero difficile recensire un locale come il Godiva perché si rischia di far torto a gente di ottima volontà evidenziando cosa non va, o di esaltare il nulla per dare una pacca di incoraggiamento sulla spalla alla stessa gente di ottima volontà. Una recensione obiettiva, però, può fungere da sprone e può fornire un input importante.

L’ambiente è più che carino e molto curato: quel genere sofisticato trendy che è di moda e che comunque crea un’atmosfera rilassata. Giocato su toni scuri, il decor del Godiva è accattivante, specie se si è seduti ad uno dei tavoli che guardano su una caletta abbastanza romantica. Una buona distribuzione di piante verdi e di faretti rendono suggestivo il luogo, il cui dehor è allestito su una pedana in legno sotto ad un gioco di vele bianche che si inseguono. Assai gradevole e mai invasiva la musica in sottofondo. Del locale mi ha colpita il servizio: personale di sala in uniforme impeccabile e molto professionale sia nel modo di rivolgersi al cliente sia nella gestualità che accompagna il servizio.
Ma le note positive purtroppo sono quasi finite.
salmoneLa mia cena inizia con un antipasto classico: rollatine di salmone e bufala su letto di songino e pomodorini. Il tocco originale, rinfrescante e sgrassante, è costituito da uno spicchio di lime all’interno della rollatina. Salmone di buona qualità, un po’ meno la bufala. bufalaIl mio commensale ha scelto ancora una bufala, ma tiepida ed avvolta nello speck: un veloce passaggio in forno per ammorbidire ed intiepidire il tutto. Anche questo piatto arriva sullo stesso letto di songino e pomodorino. Anche in questo caso il bocconcino di bufala non è dei migliori.
spaghettiIl mio primo piatto sono spaghetti secchi con gambero rosso, pomodorino e scaglie di mandorla: dopo un’attesa decisamente troppo estesa – circa 35 minuti – arriva uno spaghetto alla chitarra fresco, con gambero rosso, pomodorino e scaglie di mandorla. Al di la del fatto che non era il piatto che avevo ordinato, il suo gusto era fin troppo dolciastro e totalmente insipido. La porzione, troppo abbondante, risultava anche piuttosto asciutta. spadaIl piatto è tornato in cucina, sostituito da due fettine di spada alla griglia per mia scelta, servite con un turbantino di verdure accanto, piuttosto carino. Discreto il pesce anche se totalmente insipido. Una preparazione “casalinga” essenziale: forse troppo spartana dato il tono del locale.
angusIl mio commensale ordina angus argentino e chiede una cottura media: arriva una bella fetta, ma secca e asciutta andata oltre la cottura richiesta: quella fetta di angus era infatti ben cotta piuttosto che media. Ma, dettaglio non di poco conto, non viene portato l’olio che – specie per alcuni piatti – non necessita di essere richiesto. Un’altra pietanza abbastanza blanda che viene aggiustata di sale senza tuttavia soddisfare: infatti ben più di mezza rimane nel piatto. Buone invece le abbondanti verdure grigliate e le patate in accompagnamento. Il tutto però non asseconda nessun senso estetico. La presentazione dei piatti è sciatta e, purtroppo, ricorda i self service all’ora del pranzo: un vero peccato perchè il posto, anche per la ua posizione, merita qualche attenzione in più.
cheeseIl dolce è invece il premio ad una serata piena di aspettative che si è però rivelata deludente: una cheese cake davvero notevole ai frutti di bosco, opera del vicino Maxim bar dello stesso gestore, ed un dolce il cui nome è semplicemente Lamponi: un multistrato con cioccolato bianco e crema di lamponi. lamponiMolto buoni entrambi sia pure con consistenze diverse. La cheese cake è notevolmente superiore.
Il conto è un po’ un rebus: arriva infatti praticamente uno scontrino generico. L’unica voce è “ristorante” senza alcuna discrimina dei singoli prezzi dei singoli piatti né tantomeno del servizio, se incluso o meno. Posso dunque solo presumere che gli spaghetti non siano stati calcolati. Ad ogni modo, un totale di 60.00 euro per ciò che abbiamo consumato con poca soddisfazione risulta leggermente elevato anche in rapporto alla qualità. Per i più giovani va ricordato che il locale è anche pizzeria.
In definitiva, un localino chic con ottimo potenziale e buon personale che dovrebbe meditare qualche innovazione in cucina ed osare di più anche curando la presentazione dei piatti e l’abbinamento dei gusti che, al momento, risultano davvero casalinghi e scontati. Non particolarmente raccomandato se si hanno aspettative elevate.

Alessandra Verzera

 

Scheda:
Coperti : > 80
Range : Medio
Ranking (*) :
Location : 3

Cibo : 3

Carta Vini : NA

Presentazione : 1

Servizio : 3

Mise en place : 3

Atmosfera : 3

Allestimenti : 3

 

(*) Legenda.
Ranking :
1 = pessimo
2 = scadente
3 = sufficiente
4 = ottimo
5 = eccellente.