Sarà il presidente nazionale dell’Associazione Italiana Sommeliers, Antonello Maietta, a presentare ufficialmente il prossimo venerdì 10 aprile nel magico scenario dell’Hotel Villa Sant’Andrea a Taormina la “Guida AIS Sicilia 2015 – L’Isola e i suoi vini di eccellenza”, curata da Ais Sicilia e da EnoNews e pubblicata da Il Garufi Edizioni.
Si tratta di un prodotto editoriale importante e prestigioso, che mette in evidenza tutte le produzioni di eccellenza dell’Isola, confermando le grandi potenzialità che ha la Sicilia per competere sui mercati nazionali e internazionali. I tantissimi vini di eccellenza siciliani, infatti, sempre più numerosi ogni anno conquistano il podio del prestigio e della qualità, grazie al coraggio e all’entusiasmo degli altrettanto numerosi produttori. Con Maietta, all’incontro interverranno il presidente AIS Sicilia, Camillo Privitera, il direttore responsabile del quotidiano EnoNews, Antonio Iacona, e l’editore, Salvo Garufi.
Al termine della presentazione le aziende partecipanti proporranno le loro degustazioni con i vini selezionati per la Guida e che hanno ottenuto prestigiosi punteggi siglati nel volume con il simbolo della Trinacria, a sottolineare l’appartenenza a una terra meravigliosa e piena di risorse.
E poi, una festa nella festa, proprio il 10 aprile con il presidente Maietta partirà da Taormina la celebrazione
dei 50 anni di AIS, che si estenderà al resto d’Italia con una “staffetta” simbolica, che porterà in giro per tutte le regioni un grande tastevin in argento, simbolo stesso dei sommeliers. Con esso, viaggerà per tutte le delegazioni della Penisola soprattutto la passione che l’Associazione spende ogni giorno per la difesa e la divulgazione del vino italiano.
E, infine, ci saranno le squadre al completo: quella dei sommeliers, che con grande dedizione, assoluta
professionalità e tantissimo impegno si sono spesi perché la Guida potesse trovare concretezza: Orazio Di
Maria e Maria Grazia Barbagallo, che hanno guidato il team composto da Agata Faro, Gabriella Nobile, Tiziana Gandolfo, Pina Patanè, Salvo Di Bella, Luigi Salvo, Marcello Malta, Pietro Caravello, Orazio Raciti, Giampaolo Marano, Andrea Marletta.
E la squadra di EnoNews al completo: l’insostituibile Orazio Pellegrino, con Angelo Bua, Gherardo Fabretti, Flavia Catalano e Danilo Amato ed i tantissimi collaboratori dalle varie province dell’Isola. La giornata si svolgerà dalle ore 16 alle ore 21,30. Già tutte le delegazioni dell’Isola, dall’Etna al Trapanese, dal Siracusano al Palermitano, dal Ragusano al Messinese, stanno facendo pervenire le proprie adesioni con i loro soci. Nessuno di loro vuole mancare all’appuntamento, che vedrà anche uno spazio dedicato alla presentazione della “Guida Vini Vitae”, a cura di AIS, con le eccellenze d’Italia.
Taormina: AIS Sicilia ed EnoNews presentano la “Guida Vini 2015”
Agroindustria, le industrie di trasformazione dicono “no” all’aumento della quota di succo di arance nelle bibite
L’aumento dal 12% al 20% della quota minima di succo di arancia nelle bibite “aranciate” prodotte in Italia rischia di causare un danno irreversibile all’industria del settore considerato che all’estero, anche nei paesi intra Ue, la quota minima è del 10 per cento. Ed è per questo motivo che il presidente del Consorzio italiano industrie di trasformazione agrumi (Citrag) con sede a Giammoro (Pace del Mela, Messina) ha preso carta e penna e ha scritto una lunga lettera ai rappresentanti istituzionali: dal presidente del Consiglio Matteo Renzi al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, dall’assessore regionale siciliano alle Risorse agricole Nino Caleca all’assessore regionale alle Attività produttive Linda Vancheri. La tesi è semplice: grazie a queste norme in Italia vi sarebbe un aumento dei costi che aiuterebbe le imprese straniere e spingerebbe le multinazionali che hanno sede in Italia a ridimensionare la loro presenza. I trasformatori contestano in particolare l’articolo 17, comma 1 della legge 161/2014 (Europea 2013 bis) che impone proprio questo aumento. «Siamo molto preoccupati per l’entrata in vigore di questa norma» dice Cacace.
Secondo gli industriali, concentrati in Sicilia e Calabria, la norma invece di agevolare il settore dell’agrumicoltura sarebbe un vero e proprio “boomerang” che metterebbe in crisi tutto il settore: dalla produzione alla trasformazione e alla commercializzazione.
Come si legge nella lettera, le cosiddette ‘aranciate’ prodotte e consumate oggi in Italia devono contenere per legge il 12% minimo di succo di arancia, mentre nel resto dell’Unione europea vengono prodotte e vendute liberamente con il 3-6% e fino ad un massimo del 10%, secondo la legislazione del singolo Stato. Questo già comporta un maggiore costo per le industrie di bibite in Italia rispetto a tutti gli altri produttori di bibite dell’Europa.
La nuova legge che impone soltanto ai produttori di bibite in Italia il 20% minimo di succo di arancia nella “aranciata” sarebbe un’ulteriore penalizzazione gravissima. L’applicazione di questa nuova normativa non solo farebbe aumentare notevolmente i costi dei produttori italiani, ma lascerebbe aperte le frontiere alle bibite prodotte in altri paesi limitrofi, contenenti quantitativi di succo inferiori. Le industrie italiane di bibite a questo punto sarebbero integralmente sostituite sul mercato italiano da operatori stranieri con l’alternativa di chiudere i loro stabilimenti o trasferire le loro produzioni all’estero, con la perdita di molti posti di lavoro.
Ma c’è anche un altro problema, ovvero la quantità di arance necessarie per convertire l’attuale consumo di “aranciate” dal 12% attuale al 20%. Un quantitativo che in Italia non è disponibile. Il 98% delle ‘aranciate’ italiane viene prodotto con succo di arance proveniente esclusivamente da arance a polpa ‘bionda’. Le arance a polpa ‘rossa’ (varietà ‘Tarocco’, ‘Moro’, ‘Sanguigno’ e ‘Sanguinello’), non possono essere utilizzate per la produzione di succo per bibite “aranciate”, ma soltanto per succhi 100% bevibili. Le varietà di arance a polpa ‘bionda’ che si coltivano in Italia sono ‘Navel’, ‘Navelino’, ‘Biondo Comune’ e pochissime quantità di ‘Valencia’ e ‘Ovale Calabrese’. Di queste vengono destinate alla trasformazione industriale solamente quelle non idonee (per dimensione, forma e colore) a essere avviate al mercato del fresco. Per l’attuale produzione di circa 500 milioni di litri di “aranciata” venduta in Italia con il 12% di succo di arancia occorrono circa 60 milioni di litri di succo ovvero 150 milioni di kg di arance bionde. Se le bevande prodotte in Italia dovessero contenere il 20% di succo di arancia, occorrerebbero circa 100 milioni di litri di succo equivalenti a 250 milioni di kg di arance bionde. Quantità che in Italia non esiste e pertanto le industrie di bibite sarebbero costrette a comprare il succo di arancia all’estero (Spagna, Marocco, Turchia, Israele, Grecia, Brasile).
Inoltre, secondo il Citrag l’auspicato aumento di prezzo per le arance destinate alle industrie di trasformazione italiane non è né ipotizzabile né assolutamente realizzabile. Gli agrumicoltori di questi stessi dei paesi esteri realizzano un prezzo che va da un minimo di 0,07 euro al kg a un massimo di 0,10 euro al kg per tutte le arance bionde che conferiscono alle proprie industrie di trasformazione. Gli agrumicoltori italiani, allo stato attuale, realizzano invece un prezzo di 0,10-0,12 euro al kg e quindi già il succo prodotto in Italia non è competitivo con quello del mercato internazionale. “Questo – spiega il Citrag – è un ulteriore e fortemente penalizzante motivo per cui, qualora il prezzo del succo di arancia bionda prodotto in Italia dovesse aumentare ulteriormente, le industrie di bibite si approvvigionerebbero all’estero in mercati più economici e abbondanti. Tutte le nostre industrie di trasformazione entrerebbero sicuramente in grave crisi e di conseguenza anche i produttori di arance i quali, non potendo conferire alle industrie il loro prodotto non idoneo per il mercato del fresco, dovrebbero sostenere addirittura un costo aggiuntivo per smaltire queste eccedenze”.
Infine, il Citrag mette in evidenza che la sola industria di trasformazione non può assicurare la sopravvivenza del produttore agricolo. “L’industria – afferma il presidente Cacace – deve essere considerata soltanto quell’importante anello della filiera che, grazie alle sue avanzate tecnologie, oggi è in grado di ricevere e trasformare in succo ed olio essenziale tutto il prodotto non idoneo al mercato del fresco, assicurando al produttore un’ulteriore valorizzazione per questa tipologia di merce, anche se a prezzi inferiori. Per poter garantire un sufficiente reddito all’agrumicoltore è necessario che questi, anche con eventuali aiuti europei, possa migliorare la coltivazione, il raccolto, la selezione qualitativa, l’organizzazione commerciale e la distribuzione diretta su tutti i mercati del prodotto fresco”.
Fund Raising Dinner: a Giarre , parata di stelle per la ricerca scientifica.
Charity e Fashion insieme. Nasce così la “Fund Raising Dinner” dall’impegno della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica Delegazione di Catania, fortemente voluta da Claudio Miceli, Fashion Retailer della provincia etnea.
Un’occasione per ritrovarsi – insieme ad ospiti speciali – per raccogliere fondi e supportare un importante progetto. L’impegno di coloro che interverranno andrà a sostenere il progetto scientifico #13/2014 “Targeting extracellular Protein Disulphide Isomerase to control Burkholderia cenocepacia lung infections” e aiuterà la Fondazione a percorrere il lungo cammino verso la cura della Fibrosi Cistica. Solo in Italia, infatti, vengono diagnosticati circa 200 nuovi casi all’anno: ogni settimana nascono circa 4 nuovi malati e l’incidenza della malattia è probabilmente simile in tutte le regioni d’Italia: un neonato malato ogni 2500-3000 nati sani.
Ospite d’eccezione della serata sarà Matteo Marzotto, Vice Presidente di FFC, che presenterà agli ospiti il libro “BikeTour – Pedalando per la ricerca”, diario di viaggio di un’emozionante iniziativa sportiva ideata da un gruppo di amici – grandi sportivi e grandi campioni – che in sella alle loro biciclette hanno pedalato attraverso migliaia di chilometri e molte regioni d’Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica nell’impegno per la raccolta dei fondi e la diffusione della consapevolezza nei confronti della Fibrosi Cistica. Amici in corsa per altri amici. Un racconto ad immagini, grazie all’obiettivo del fotoreporter Alfonso Catalano, è un reportage unico, corredato dalle molte riflessioni dei partecipanti e dalle profonde considerazioni dei fondatori della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica.
L’evento si terrà il 15 aprile alle 19.30 presso l’Events Space “Radice Pura” e sarà un susseguirsi di momenti di intrattenimento.
Durante la prima parte della serata – moderata dalla giornalista Agata Patrizia Saccone – Matteo Marzotto racconterà la sua personale esperienza del Bike Tour e del suo impegno nella ricerca e nelle attività della Fondazione e il prof. Magazzù – Past Presidente della Società Italiana per lo studio della Fibrosi Cistica (SIFC), professore Ordinario di Pediatria all’Università di Messina e direttore dell’Unità Operativa Gastroenterologia Pediatrica e Fibrosi Cistica del Policlinico G. Martino di Messina – insieme ai Responsabili della Delegazione di Catania della FFC, spiegheranno ai presenti le caratteristiche della malattia anche attraverso alcune testimonianze.

La seconda parte della serata, invece, scandita dai ritmi vivaci dello show cooking curato da Seby Sorbello, Presidente dell’Associazione provinciale Cuochi Etnei e chef del Ristorante “Parco dei Principi” di Zafferana Etnea – al quale prenderanno parte anche Pietro D’Agostino (1 stella Michelin Ristorante “La Capinera” di Taormina), Tony Lo Coco (1 stella Michelin Ristorante “I Pupi” di Bagheria), Domenico Colonnetta e Francesco Patti (1 stella Michelin Ristorante “Coria” di Caltagirone) e Andrea Macca (Ristorante “Donna Carmela” Riposto), sarà presentata da Ruggero Sardo: risate garantite dal cabarettista Enrico Guarneri, in arte Litterio e momenti musicali regalati dalla pianista Cinzia Dato daranno il via ad una serata all’insegna del divertimento per raggiungere un grande obiettivo.
Cucina, arte e poesia: lo chef Roberto Archontidis “racconta” il suo coniglio in agrodolce.
Questa portata nasce dall’esigenza di rievocare un piatto che vede le sue origini nella cucina classica e tradizionale ,rivisitando senza rischiare di snaturare.
Frutto della tradizione della mia terra,mi prefiggo semplicemente di riproporlo in chiave moderna e seguendo un mio “filo logico”,che rispecchi la mia figura professionale
Un semplice coniglio in agrodolce ,cottura in vuoto a bassa temperatura in liquido di governo mitigato.
Il “dolce”si tramuta in una nuvola leggera e croccante di fruttosio caramellato e filato a mano.
L’agro diventa un’ essenza colloidale con l’impiego dell’aceto di Malvasia.
Il fondo abbandona ogni singola particella d’acqua per tramutarsi in petali leggeri.
L’uvetta ed i pinoli se ne stanno in disparte.
Di seguito la ricetta e le tecniche utilizzate per la sua realizzazione
Ingredienti:
1 coniglio di 1.2kg circa
1 cipolla rossa
1 spicchio d’aglio(lo utilizzo solo nel caso in cui il coniglio sia di derivazione “biologica”o selvatica)
Sedano (solo il cuore)
1 bicchiere di aceto di Malvasia o aceto bianco(che abbia quanto meno toni floreali e fruttati)
Zucchero di canna 2 cucchiai
Capperi dissalati mezzo cucchiaio
Olive verdi un cucchiaio
Pepe nero
Bacche di mirto mezzo cucchiaio
Olio di oliva
Uvetta 1 cucchiaio
Pinoli1 cucchiaio
Riduzione Pomodori di pachino(è mia abitudine fargli perdere il 50% del volume prima di utilizzarli)
Poca farina
Procedimento:
Lavare bene il coniglio per eliminare eventuali peli dell’animale o schegge d’osso,quindi asciugatelo.
Passate il coniglio velocemente nella farina e rosolatelo in mezzo bicchiere d’olio nel quale avrete fatto appassire dolcemente la nostra cipolla,il sedano e lo spicchio d’aglio schiacciato(eliminatelo dopo aver rosolato il coniglio)
Sfumate con la quantità di aceto sopra indicata,nella quale avrete sciolto lo zucchero di canna
Evaporato l’aceto aggiungete la riduzione di pachino(ne serve poca deve appena accennare al colore rosso, nda )le olive, i capperi in fine pinoli ed uvetta(precedentemente ammollata)
Ultimate la cottura,in caso di carni particolarmente tenaci aggiungere acqua o brodo
Nella versione da me presentata noteremo alcune varianti.
Del coniglio ho utilizzato solo i lombi,disossati, che vengono affogati in un liquido di governo formato da un’ emulsione mitigata con gli umori tipici che caratterizzano la nostra portata, ovvero acqua ,olio,Malvasia,aceto bianco,cipolla,aglio,mirto. Il tutto sottoposto a cottura in vuoto a bassa temperatura (55º 150 min)
Sul piatto notiamo inoltre una filigrana di fruttosio,amaricata mediante caramellizzazione ed una riduzione colloidale,una via di mezzo tra emulsione e sospensione,di aceto di Malvasia.
Roberto Archontidis
Genova. A Scuola di Cucina con i Master of Food
Gli appuntamenti dell’edizione 2013 sono andati letteralmente a ruba, con il record di una signora di Genova, certamente non una sprovveduta ma un habitué di corsi di cucina, che nei 4 giorni di Slow Fish ha frequentato tutti gli appuntamenti.
Stiamo parlando della Scuola di Cucina con i Master of Food a Slow Fish 2015 (Genova Porto Antico, 14-17 maggio): 2 incontri al giorno, alle ore 10 e alle ore 16, 200 posti in tutto, per carpire dalle parole degli chef segreti e astuzie su pesci e dintorni: come si pulisce, si sfiletta e si cucina, provando e riprovando con le proprie mani sotto il loro sguardo attento di esperti.
Il tutto, ed è questo che contraddistingue il progetto dei Master of Food, con un’attenzione particolare alla materia prima, alla provenienza e alle sue caratteristiche, al di là dell’utilizzo in cucina, come un vero gastronomo sa fare.
A ogni partecipante, inoltre, in omaggio il libro della collana Scuola di cucina Il
pesce o Frutti di mare e crostacei di Slow Food Editore.
Ospitati nella Cucina didattica di Eataly Genova, ce n’è uno per ogni gusto. Tra le curiosità da non perdere l’affumicatura fai da te e il confit con lo chef Gianfranco Bruno, l’utilizzo di grani antichi per la pasta della domenica con Bonetta Dell’Oglio, la tecnica della vasocottura con Pietro Parisi per cucinare e conservare in una sola mossa e, papille pronte alla partenza, il peperoncino come non lo avete mai assaggiato, dal più delicato al più forte, in abbinamento ai prodotti ittici.
Ore 10 -L’affumicato e il confit
Affumicare il pesce è una tecnica antica, anche se poco praticata nelle cucine domestiche, così come quella del confit. A spiegarne la realizzazione, l’abbinamento e la presentazione sarà lo chef emergente Gianfranco Bruno, che utilizzerà la palamita e le erbe aromatiche per affumicare, il baccalà e l’olio extravergine di oliva per ottenere il confit, la frutta e gli ortaggi per donare equilibrio e colore ai piatti.
Ore 16 -Boccaccielli di mare
Cucinare e conservare in una sola mossa: questo l’obiettivo della cucina in vasocottura dello chef Pietro Parisi, titolare del ristorante laboratorio Era oraa Palma Campania, vicino a Napoli. Una tecnica che sposa la tradizione nella scelta dei piatti e la rinnova nel metodo di cottura: così nascono la genovese di pesce e la parmigiana di sardine. Una modalità che molto probabilmente modificherà il modo di pensareal pesce conservato: non più in scatola ma in barattolo, non semplicemente condito ma sapientemente cucinato, non solo trasportabile, ma prêt-à-manger!
Ore 10 – Piccoli formati di pasta
Un appuntamento rivolto a chi ama fare la pasta in casa; in particolare si tratteranno i piccoli formati, che ben si prestano alla preparazione di zuppe e minestre a base di pesce, apprezzati dai grandi ma anche dai bambini. Le materie prime impiegate saranno selezionate da Bonetta Dell’Oglio secondo un principio di qualità per cui la biodiversità – dei grani, dei pesci e dei profumi – arricchisce il piatto, oltre che di piacevoli sapori, di cultura e saperi.
Ore 16 – Non c’è lisca per gatti
Molte parti del pesce non vengono considerate cibo non perché non siano gradevoli al palato, ma perché si ignorano quali siano le tecniche per trasformarli o cucinarli. In questa lezione lo chef Pietro Parisi vi offrirà nuovi occhi e nuovi metodi con cui approcciare e preparare i vostri piatti a base di pesce. E vedrete che per i gatti resterà ben poco…
Ore 10 – Piccoli formati di pasta
Un appuntamento rivolto a chi ama fare la pasta in casa; in particolare si tratteranno i piccoli formati che ben si prestano alla preparazione di zuppe e minestre a base di pesce, apprezzati dai grandi ma anche dai piccoli. Le materie prime impiegate saranno selezionate da Bonetta Dell’Oglio, chef palermitana, secondo un principio di qualità per cui la biodiversità – dei grani, dei pesci e dei profumi – arricchisce il piatto, oltre che di piacevoli sapori, di cultura e saperi.
Ore 16 – Salse di mare
Angelo Pumilia, resident chef della Foresteria Planeta, vi accompagnerà in un viaggio attraverso il tempo e le culture che hanno saputo cogliere e utilizzare al meglio il carattere sapido di pesci, molluschi e crostacei trasformandoli in salse, condimenti, intingoli e sughi, fino a farne ingredienti che hanno caratterizzato lo stile gastronomico di cucine e Paesi.
Ore 10 – Il pesce spatola
Un incontro interamente dedicato al pesce spatola o sciabola: come sceglierlo, pulirlo, sfilettarlo e cucinarlo. Essendo protagonista in molte ricette della gastronomia siciliana, sarà proprio uno chef siciliano, Angelo Pumilia, a spiegarvene trucchi e segreti per farne piatti da veri gourmet.
Ore 16 – Il mare piperito
Rita Salvadori, produttrice, vi racconterà tutto quello che non sapete sul peperoncino e non avete mai osato chiedere; Enrico Benedetti, chef e gelataio, vi spiegherà invece come preparare piatti di mare combinando al meglio cotture, prodotti ittici e varietà di peperoncino, dal più delicato al più forte, dall’antipasto al dolce.
Natale Giunta: condannato per sempre. L’intervista.
“Condannati per sempre”: è questo l’amaro sfogo dello chef Natale Giunta appresa la notizia del privilegio concesso ai suoi estorsori di scontare la pena residua agli arresti domiciliari, dopo una condanna a sette anni e otto mesi e appena due trascorsi dietro le sbarre. Giunta si è sfogato sui social con un “impressum” che ha tutte le caratteristiche per diventare un leit motiv, uno slogan, un manifesto.
Natale Giunta, vittima del racket, aveva denunciato nel 2012 diversi personaggi che gli avevano chiesto di “mettersi a posto” versando quote pari a duemila euro a scadenze precise: Natale e Pasqua. Erano i primi passi del bellissimo Castello a Mare, e Giunta non esitò a recarsi presso una stazione dei Carabinieri a denunciare i fatti. Ne seguirono arresti, processi e condanne: e la protezione di una scorta allo chef coraggioso.
“Imprenditori condannati per sempre”: a vivere nella paura, a vivere rinunciando ad una consistente parte di vita fatta di libertà personale, per essersi messi dalla parte della giustizia ed avere denunciato il giogo mafioso del pizzo.
Il percorso di Giunta è faticoso e non privo di conseguenze anche oggi che vive sotto scorta entro i confini dell’isola: danneggiamenti di varia caratura, ritorsioni e, soprattutto, un senso di ansietà che non lo abbandona mai.
Una vita difficile quella che costringe un giovane a muoversi in totale assenza di indipendenza e che, una volta fuori dai confini regionali, gode di tutto ciò che in casa non può più fare. Cosa? Una passeggiata, ad esempio, guardando un paio di vetrine.
Così Giunta a Palermo non si concede tregua, tuffandosi a capofitto nel lavoro.
Gli chiedo:
Giunta, ma cosa fa oltre a lavorare?
“Lavoro, e basta.”
Ma la famiglia, i progetti di vita?
“Occorre tempo per queste cose. Occorre gestire dei tempi e degli spazi. Bisogna dedicare tempo ed attenzioni alle relazioni. Io non me lo posso permettere e non soltanto per i pressanti impegni di lavoro. Io non ho più una vita normale, se così si può dire. E quando arriva la sera e finisco di lavorare ( non prima delle 23.30 nda) l’unica voglia che ho è quella di andare a dormire sperando di non essere svegliato da allarmi che suonano e che segnalano effrazioni nel mio locale nel cuore della notte.”
“Certo, a vari livelli. Danneggiamenti grandi e piccoli ma, soprattutto, la volontà di questi soggetti di non farsi dimenticare e per quanto mi riguarda, la consapevolezza di essere tenuto d’occhio: di essere “ attenzionato” da questi signori che certamente non me l’hanno perdonata e non me la perdoneranno.”
Ha paura Giunta?
“Paura no: sapevo a cosa sarei andato incontro ed ho accettato di pagare questo prezzo. Sono però deluso ed amareggiato: mi aspettavo una tutela migliore e soprattutto un’azione di contrasto al fenomeno del pizzo molto più incisiva. Venire a sapere oggi che gli estorsori che ho denunciato e contro i quali ho testimoniato in tribunale siano beatamente nelle loro case a scontare la pena residua ai domiciliari mi crea fastidio, rabbia, senso di impotenza. Ma allora contro cosa stiamo lottando? E, soprattutto, chi sta lottando contro cosa? Si sono fatti due anni di galera a fronte dei quasi otto previsti dalla condanna che hanno ricevuto: e ora? Io non ho più una vita autonoma e questi sono serenamente a casa loro: ma in che Paese viviamo?”
Lei si sente “ condannato per sempre” quindi?
“Certo: e lo sono. Io vivo scortato, senza libertà personale, senza intimità, senza relazioni stabili, senza la possibilità di costruirmi una famiglia mia per aver scelto di stare dalla parte della legalità. Sto in ansia per la mia attività ed i miei familiari. Non me ne sono mai pentito un solo giorno, ma sicuramente lo scoraggiamento mi prende quando sento queste notizie e soprattutto quando ricordo le parole di grandi uomini che hanno regalato a questa città il decoro e la dignità di una città che lotta pagando con la loro stessa vita, più di venti anni fa: il grande Giovanni Falcone diceva che “ chi ha un conto in sospeso con la mafia prima o poi sa che dovrà pagarlo”, perché la mafia non perdona e ha memoria luna. Oggi i mafiosi sono a casa loro: e io penso a me stesso e agli altri imprenditori, in ginocchio, e li vedo cadere un giorno dopo l’altro, uno dopo l’altro, in questa terra di nessuno consegnata colpevolmente nelle mani sbagliate. Ecco perché noi imprenditori siamo condannati per sempre.”
Alessandra Verzera
Vinificazione: tempo di revisione. A Vinitaly si discute la posizione italiana all’ UE
La vetrina dei vini certificati piace e al secondo anno conferma l’interesse degli operatori italiani ed esteri. Presentata a Verona dal Ministero delle politiche agricole la proposta di modifica del regolamento sulla produzione del vino biologico in discussione a Bruxelles, per trovare una posizione condivisa che non penalizzi la tradizione enologica italiana e che dia ai consumatori un prodotto con meno coadiuvanti e solfiti. Settanta cantine certificate e oltre 500 etichette, un interesse crescente da parte dei buyer), in risposta a una maggiore attenzione del consumatore alle produzioni ottenute secondo le regole dell’agricoltura biologica: questo è Vinitalybio, il salone specializzato di Vinitaly, realizzato in collaborazione con Federbio, ma non solo. Con il convegno “La revisione della normativa sul vino biologico. Il comparto si confronta”, organizzato da Federbio, l’appuntamento diventa anche momento di consultazione tra tutti gli attori del comparto vitivinicolo italiano sulla revisione, a tre anni dalla sua entrata in vigore, del regolamento Ce 203/2012 che norma la produzione dei vini biologici.
“Pensato da Veronafiere come luogo di incontro della domanda e dell’offerta in chiave promozionale e commerciale – afferma Damiano Berzacola, vicepresidente vicario di Veronafiere –, Vinitalybio ha avuto da subito il favore degli operatori commerciali in arrivo da tutto il mondo. Oggi al suo secondo anno di vita il salone diventa anche spazio di discussione per porre le basi di alleanze e sinergie anche con le organizzazioni di altri Paesi europei”.
Al convegno, organizzato da FederBio assieme ad AIAB e ad Associazione Italiana per l’Agricoltura Biodinamica, svoltosi il 23 marzo nell’ambito di Vinitaly, è stata presentata da Giacomo Mocciaro del Ministero delle politiche agricole e forestali la proposta di revisione in discussione a Bruxelles, con le modifiche che riguardano in particolare l’eliminazione o il mantenimento di alcune pratiche enologiche per la produzione di mosti concentrati, il cui utilizzo è di fondamentale importanza per la produzione di vini in Italia.
“In un momento di crescita del vino biologico, che ha visto un incremento del 67,8% di ettari vitati da 40.480 ettari del 2008 e 67.937 del 2013, è importante che le regole siano chiare e facilmente applicabili dalle aziende del comparto – sottolinea Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio -. Con il convegno vogliamo avviare un confronto con tutti gli attori del mondo del vino e del settore del bio italiani affinché il Ministero possa essere sostenuto al meglio in sede comunitaria”.
Un atto necessario per arrivare ad una normativa sul vino biologico che valorizzi il lavoro e l’impegno dei produttori italiani nel rispetto della tradizione enologica del nostro Paese. “È indubbio – ha commenta Mauro Braidot di UPBIO, che rappresenta i produttori biologici e biodinamici italiani – che senza la parte enologica non possiamo ottenere il vino e quindi è opportuno salvaguardare quelle pratiche, come quella del mosto concentrato, che sono di estrema importanza in particolar modo per la produzione nelle regioni a forte tradizione viti vinicola del nord Italia”.
“Dal punto di vista del consumatore – ha proseguito Braidot – è invece necessario lavorare per ridurre i coadiuvanti, al fine di marcare ulteriormente la differenza tra vino bio e vino tradizionale anche in cantina”. Tra i coadiuvanti anche i solfiti, per i quali i produttori italiani vorrebbero ridurre ulteriormente le quantità ammesse.”
Indagine Nomisma: l’export di Verdicchio raddoppia.
Cresce più del doppio della media italiana l’export del Verdicchio, il bianco autoctono marchigiano. Lo rileva un’indagine realizzata da Nomisma – Wine Monitor per l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) .Nel 2014 le esportazioni del bianco fermo più premiato dalle guide italiane hanno infatti registrato una crescita sul 2013 del 2,9%, contro un +1,4% della media nazionale, mentre sono stabili le vendite sul mercato interno. Nel complesso, gli autoctoni di Matelica e Jesi hanno realizzato lo scorso anno un fatturato dell’imbottigliato di oltre 37,5mln di euro, con il 52% (19,5mln di euro) del valore proveniente dal mercato interno e il 48% (18mln) riservato all’export, con Stati Uniti (22%), Belgio e Olanda (20%), Germania (17%), sul podio, seguiti da Regno Unito (8%) e Cina (6%). Secondo l’indagine svolta dal responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini, sugli associati IMT (16 denominazioni) – il principale consorzio vinicolo regionale che somma l’82,1% delle esportazioni regionali – il Verdicchio rappresenta oltre la metà del loro fatturato.
“Oltre all’ottima performance sull’export – ha detto il responsabile Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini – il Verdicchio ha buone opportunità anche sul mercato nazionale. Infatti tra gli user di Verdicchio in Italia, sono prevalenti quelli con consumo abituale (almeno 2-3 volte a settimana), pari al 68%. Le altre leve di espansione del Verdicchio sono il bio e la comunicazione. Il 70% dei consumatori di Verdicchio – ha proseguito – è interessato a provare vino bio, così come a conoscere l’identità del vino: dai luoghi dove è prodotto a come è fatto, rappresentando al contempo una potenziale leva per lo sviluppo dell’enoturismo”.
Per il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni: “Negli ultimi 5 anni, a fronte del successo sul mercato, il valore del Verdicchio è cresciuto di circa il 175% a ettolitro. Ma il rischio adesso è che gli ettari coltivati non bastino più, perché siamo sotto scorta. E’ perciò necessario impiantare ulteriori nuovi 100 ettari di vigneti attraverso il bando che la Regione emanerà nei prossimi mesi sulla riserva regionale – di circa 150 ettari – finché sarà disponibile e utilizzabile, vale a dire fino al 31 dicembre 2015, altrimenti questo potenziale andrà definitivamente perso”.
Le tradizioni messinesi nella cucina di Giorgio Nardelli
Un altro emozionante viaggio del Rettore dell’Ordine dei Maestri di Cucina, l’Executive Chef Giorgio Nardelli, lungo le tradizioni enogastronomiche d’Italia.
Questa volta ad essere conquistato dal fascino del Maestro e dalle sue lezioni ai fornelli è stato il territorio di Messina. Il Rettore, infatti, è stato il docente d’eccezione e d’eccellenza del nuovo Corso di aggiornamento proposto dall’Associazione Provinciale Cuochi Messina, con la presidente Rosaria Fiorentino e la vicepresidente Katya Zanghì.
Elegante scenario, i locali dell’hotel Moonflower di Monforte Marina, sulla costa tirrenica messinese, dove Giorgio Nardelli ha realizzato il suo programma di ricette sul tema: “Suggestioni di mare e terra. Corso di cucina creativa con rispetto delle tradizioni”.
“Dopo l’incontro con il Maestro Gianluca Tomasi, campione internazionale di Finger Food – ha detto la presidente Rosaria Fiorentino – abbiamo l’onore di ospitare un altro nome che è sinonimo della grande cucina italiana: Giorgio Nardelli. Il nostro intento, infatti, è duplice ovvero garantire ai nostri associati un continuo e costante aggiornamento in cucina e farlo con nomi di assoluto prestigio, che siano garanzia di eccellenza e di alta qualità”.
“L’Italia è un Paese ricco soprattutto dal punto di vista enogastronomico – ha detto il Rettore Nardelli – e, se lo si percorre per terra o per mare, non finisce mai di stupire. Si può essere molto creativi in cucina rispettando le tradizioni e in Italia questo è un aspetto fondamentale”.
La due giorni, lunedì 16 e martedì 17 marzo, ha così visto la riscoperta e la valorizzazione delle ricchezze gastronomiche messinesi unite ad alcuni ingredienti del nord Italia.
Da qui sono nate ricette prelibate ed eleganti, con grande ammirazione e stupore dei partecipanti: soppressata di pesce spada con pepata di agrumi, salsiccia di tonno, filetto di spigola all’agrodolce con cipolle confettate agli agrumi, gambero rosso di Mazara, guazzetto di seppie, cosciotto di coniglio ripieno, cappellacci caserecci con caviale di melanzane, filetto di orata in pasta di ricotta…
Un gustosissimo percorso culturale, apprezzato anche da numerosi allievi dei due Istituti alberghieri del territorio: l’Alberghiero di Messina “Antonello” e quello di Milazzo “Renato Guttuso”, iscritti all’Associazione Provinciale Cuochi Messinesi.
Metti una sera a cena, a sorpresa, da Natale Giunta.
“Nino, ma hai visto? C’era un cartello e c’era scritto “Natale Giunta”…
Questo dice Maria al figlio Nino Moschitta , inteso Vonio, imboccando il cancello di ingresso del Castello a Mare di Palermo, ignara del fatto che quel fondo conduca al ristorante del suo idolo, “Nataluzzo”.
E si, perché Vonio che fa il cuoco in Belgio, aveva una settimana di ferie ed in serbo per la mamma questa bella sorpresa, preparata da tempo: una cena nel locale del famoso chef palermitano, mattatore de La Prova del Cuoco, del quale mamma Maria è fan da sempre e che da sempre avrebbe voluto incontrare.
“Ma no ma’, quella è pubblicità. Un cartello pubblicitario. Quale Natale Giunta… chissà dov’è lui ! Noi qua ci stiamo venendo perché c’è una degustazione di prodotti tipici siciliani di non so quale azienda”. Donna Maria è perplessa:
“Mah, non lo so figlio mio…Ma valeva la pena di fare tutta questa strada per assaggiare caponate e peperoni che io faccio a casa ogni giorno?”
“ Ma si mamma, vedrai che sarà una bella serata: mi ha invitato una giornalista enogastronomica. Che dovevo dire di no?– incalza Vonio, pregustando la sorpresa preparata per la mamma.
Si, perché Vonio e mamma Maria arrivano da Menfi, nell’agrigentino, terra di vini e di solide tradizioni enogastronomiche. Li incontro al bar del Castello a Mare di Natale Giunta: io sono il “gancio”, la complice insieme allo stesso Natale Giunta, di questa tenerissima “carrambata”, per dirla in termini televisivi.
La signora ha preso possesso di un cocktail e si augura che la degustazione inizi presto: “ la strada c’è, speriamo che non si faccia tardi: anche se qua è bellissimo. Ma lei lo sa di che cosa si tratta?” , mi chiede. Certo che lo so, ma cambio discorso e parlo del “Menfishire”, di “sciavata” e di “rote”.
Natale Giunta sbuca da dietro e mi fa occhiolino, la signora Maria è di spalle e si chiede quando inizierà la degustazione.
E dice: “ bello però questo posto, anzi bellissimo. Forse c’è la pubblicità di Natale perché lui ci fa gli eventi se capita”.
Ed è a questo punto che la sorpresa si rivela: Natale Giunta mi viene incontro e ci salutiamo cordialmente come al solito. La signora Maria non crede ai propri occhi.
Le esce un suono gutturale: “ Nuuuuuuuuuu…………..lui è? Ma è Natale!”, il suo volto è paonazzo, la voce rotta.
E così parte una risata collettiva, e la signora Maria può finalmente conoscere ed abbracciare il suo idolo il quale, dal canto suo e pur essendo abituato alla notorietà, è commosso da quella mamma che tanto lo ammira e lo sostiene.
Giro di foto, simpatiche chiacchiere ed inizia la serata a sorpresa, che si rivela di puro divertimento oltre che esperienza gastronomica di alto livello.
E lo chef da par suo ha riservato a questa circostanza speciale, oltre ad un servizio come sempre impeccabile, una cena a dir poco stellare: nove portate, dagli appetizer ai dolci, che rimarrà nella memoria perenne della signora Maria, che faticava a riprendersi dalla sorpresa che mai avrebbe immaginato di ricevere.
Ma il figlio Vonio? Anche lui sfegatato fan di Giunta tira fuori la sua giacca professionale, che sarà poi autografata da Natale Giunta: “ non la laverò mai più: questa giacca per me oggi ha un valore unico, perché reca la firma di uno chef che ammiro sotto il profilo professionale e umano. E’ stata una serata indimenticabile, una cena favolosa e un’esperienza unica”.
Qualcuno potrebbe obiettare che magari questa potrebbe non essere una notizia da pubblicare su un giornale. E si sbaglierebbe di grosso. In un mondo che perde i valori giorno dopo giorno, in cui tutto è scontato e vagamente noioso, in cui l’irriverenza dei figli verso i genitori è spesso al di la dell’immaginazione, in cui non ci si diverte più, in cui ben poche sono le gioie e le sorprese genuine, questo pezzo di vita è un affresco bellissimo: uno spaccato di buoni sentimenti, di unità familiare e di riconoscenza verso una mamma che già patisce la lontananza del figlio e che culla da anni un desiderio che quel figlio lontano sta per realizzarle.
E in un mondo in cui chi consegue un minimo di notorietà finge di non ricordarsi di te, è altrettanto degna di nota la disponibilità di un uomo che lavora 12 ore al giorno rinunciando anche in parte alla propria gioventù, e che si rende disponibile a realizzare il sogno di una mamma, con la quale ride, scherza, si intrattiene al tavolo firmando casacche e chiedendo ripetutamente se sia andato tutto per il meglio: quest’uomo, ma sarebbe meglio dire questo “ragazzo”, è Natale Giunta. E sono anche queste le cose belle che ci piace raccontare.
Alessandra Verzera

















