Cestini alla frutta per il contest “prendi la sporta e porta” indetto dal blog Pecorella di Marzapane, per essere chef per un mese di Ottobre
Cestini Alla Frutta
Torta di mele melosissima
Buon sabato cucciole! Da quando mi sono alzata questa mattina non sono ancora riuscita a fermarmi, ho pulito tutta la casa, abbiamo svuotato armadi e stanze di tutte le cose inutili per buttarle in discarica, ho fatto 2 lavatrici, steso i panni, preparato il pranzo ed ho appena finito di preparare il dolce per questa sera, da portare a casa della mia best friend Simona, che ci ha invitati a cenaCubetti all’uva moscato e vaniglia
Con questa ricetta partecipo alla RACCOLTA LA SPORTA DI OTTOBRE CONTIENE: FARINA – FRUTTA – ZUCCHERO di PECORELLA DI MARZAPANE.
Ingredienti: 300g farina OO, 100g burro, 200g zucchero, 3 uova, 1 bustina di lievito per dolci, 250g yogurt alla vaniglia, 460g uva moscato denocciolata, 2 cucchiai zucchero di canna, sale
Sbattere le uova con lo zucchero, finchè saranno gonfie e spumose; diluire con il burro fuso e intiepidito, lo yogurt, la farina setacciata con il lievito, un pizzico di sale, mescolando bene il tutto. Incorporarvi per ultimo l’uva e versare l’impasto in una tortiera, foderata di cartaforno, di 40x20cm. Distribuirvi lo zucchero di canna e cuocere il dolce in forno già caldo a 180° per 35 minuti (fare la prova stecchino). Lasciare raffreddare nella tortiera il dolce; eliminare la cartaforno e tagliarlo in tanti cubetti di 4cm per lato.
Tortine alle mele con meringa
Ciao ragazze/i, un’altra settimana si può dire che è “lata”! Le giornate sono più fresche, accompagnate da qualche pioggia che il più delle volte ci trattiene in casa! Allora mi diletto in cucina cercando di sperimentare qualche nuova ricetta! Questa volta ho voluto provare queste tortine alle mele e devo dire che accompagnate da una tazza di tè sono una vera bontà!
Ingredienti per 8 tortine:
Per la pasta frolla:
300 g di farina per dolci(io Miscela per dolci PIACERI MEDITERRANEI),
2 tuorli e 1 albume,
la buccia di 1 limone grattugiato,
1 pizzico di sale,
100 g di burro Le bontà INALPI,
1 cucchiaino di lievito/facoltativo),(io l’ho omesso),
60 g di zucchero semolato.
Per la farcia:
3 mele renette,
50 g di zucchero di canna,
50 g di uvetta sultanina,
1/2 bicchiere di rum,
50 g di gherigli di noci EUROCOMPANY,
2 cucchiai rasi di pangrattato,
30 g di burro,
1 pizzico di cannella.
Per la meringa:
2 albumi,
2 cucchiai di zucchero a velo.
Per guarnire:
8 meline sotto spirito
formine di carta + sottotorta
PROCEDIMENTO:
Preparate la pasta frolla impastando tutti gli ingredienti, io l’ho fatta al Bimby 20″ vel.7. Avvolgete il panetto nella pellicola e fate riposare in frigo per 1/2 ora. Intanto preparate il ripieno:in una ciotolina mettete ad ammorbidire l’uvetta nel rum. Sbucciate e fate a cubetti le mele, versatele in un padellino con il burro, lo zucchero e fate cuocere per qualche minuto. Aggiungete la cannella, le noci tritate, l’uvetta col rum,il pangrattato e continuate a cuocere ancora per qualche minuto, poi spegnete il fuoco e fate raffreddare. Riprendete la pasta frolla e rivestite degli stampini per crostate,imburrati e infarinati, e mettete in ciascuno un pò di ripieno di mele,coprite con delle striscette di pasta frolla e infornate a 180° per 15 minuti circa. Intanto preparate la meringa,e appena le tortine sono pronte ricopritele con ciuffetti di meringa. Passatele di nuovo in forno ad asciugare poi una volta raffreddate guarnitele con le meline.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Tiziana del blog PECORELLA DI MARZAPANE
Crostata alla marmellata
Crostata alla marmellata.Non può mancare…(Nella foto sono riportate una fetta di crostata alla marmellata di frutti di bosco ed una fetta alla marmellata di mele cotogne)
Ingredienti per 8 persone:
* 3 etti farina tipo 00
* 2 vasetti di marmellata del gusto preferito
* 1 etto e mezzo di burro
* 1 etto e mezzo di zucchero
* 1/2 bustina di lievito per dolci
* 1 uovo intero
* 2 tuorli
* zucchero a velo
Disporre a fontana la farina, aggiungere i 2 tuorli e l’uovo intero e sbatterli con una forchetta, aggiungere lo zucchero, il burro fatto a pezzettini (levarlo prima dal frigo affinché sia più morbido) e il lievito, quindi iniziare ad impastare con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo. Consiglio di mettere la pasta in frigo in una ciotola di vetro e chiusa con la pellicola per 20 minuti circa, questo fa in modo che si distenda meglio dopo.Trascorso questo tempo togliere la pasta dal frigo, e lasciare una piccola parte che servirà per fare le striscioline da mettere sopra la crostata. Distendere l’altra parte della pasta in una teglia abbastanza grande precedentemente foderata con la carta forno, fare qualche foro con la forchetta, aggiungere la marmellata e sopra le striscioline di pasta. A questa punto si può procedere con la cottura quindi metterla in forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti.Una volta raffreddata spolverare con zucchero a velo.
Con questa ricetta partecipo al contest di Pecorella di Marzapane, l bando di gara è su PdM Potrai essere chef per un mese sulla rivista Sdg
Biscottini sablè alle nocciole e cioccolato
Con questa ricetta partecipo alla RACCOLTA LA SPORTA DI OTTOBRE CONTIENE: FARINA – FRUTTA – ZUCCHERO di PECORELLA DI MARZAPANE.
Ingredienti: 270g farina OO, 220g burro, 3 tuorli, 100g zucchero a velo, 50g zucchero, 50g nocciole sgusciate, 1/2 bustina di vanillina, 200g cioccolato bianco, zucchero a velo Passare nel mixer le nocciole con lo zucchero, riducendole in pasta. Lavorare in una terrina il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero a velo e la vanillina, incorporarvi la pasta di nocciole, i tuorli e la farina setacciata, lavorando bene il tutto; lasciare riposare l’impasto a temperetura ambiente, per 2 ore, coperto. Aiutadovi con un mattarello, stendere la pasta in una sfoglia dello spessore di 4mm e ricavare con un taglia biscotti tanti ovalini. Adagiarli man mano su una teglia rivestita di cartaforno, distanziati, e cuocere i biscottini in forno già caldo a 180° per 13 minuti; toglierli dal forno e lasciarli raffreddare. Fondere il cioccolato a bagnomaria, spegnere il fuoco e lasciarlo intiepidire, in modo che adensi un poco. Unire i biscottini 2 a 2, farcendoli con il cioccolato; lasciare a riposo i biscottini per almeno 3 ore, in modo che il cioccolato rassodi bene, prima di servirli, cosparsi con lo zucchero a velo.
Crostatine al profumo d’uva fragola
Buon autunno a tutti! Stavolta ci siamo: il cielo bigio, l’aria frizzantina e…un mare di foglie in giardino da raccogliere !Ma ci sono cose che riescono a rallegrare anche una giornata così.
E allora inauguriamo ottime farine facendo un dolce consolatorio e goloso con della frutta di stagione e il cacao.
Ingredienti:
Per la frolla: 250 gr farina
40 gr cacao amaro
100 gr zucchero
120 gr burro
1 uovo e 1 tuorlo
Per la crema: mezzo litro di latte intero
50 gr di maizena
100 gr di zucchero
3 tuorli
350 gr di uva fragola
Impastiamo gli ingredienti per la frolla e una volta ottenuto un panetto compatto metterlo in frigorifero a riposare per trenta minuti circa.
Nel frattempo con lo schiacciapatate strizzare ben bene gli acini d’uva fragola, raccogliendone il succo, filtrato, in una ciotolina.
In una pentola a bordi alti scaldare il latte e unirlo al composto di zucchero, uova e maizena. Mettere sul fuoco e, continuando a mescolare con una frusta, far raggiungere la densità desiderata. Togliere dal fuoco e unire il succo d’uva.
Stendere ora la frolla e ricavarne dei cerchi con cui foderare degli stampini da crostata singoli. Versare all’interno un pò di crema e guarnire con alcuni acini.
Infornare per circa 40 minuti a 160°/180° C.
Una volta raffreddati cospargere di zucchero a velo e….divorare !
Torta ricotta, cioccolato bianco e ribes rosso
Un altro dolce. Cremoso, setoso e appagante…. Non amo il cioccolato bianco ma ogni tanto devo accontentare il mio Principe Azzurro che invece ne va matto. Ah, che cosa non si fa per amore…..
Ingredienti
Per la frolla: 300 gr di farina (per me la Farina Antigrumi di Molino Chiavazza)
2 uova
100 gr di zucchero
100 gr di burro
1 scorza di limone grattugiato
1 cucchiaino di lievito per dolci
Per la farcia: 300 gr di cioccolato bianco
700 gr di ricotta
Un pizzico di cannella
200 gr di ribes rosso
Impastare gli ingredienti per la pasta frolla, formare un panetto e, dopo averla fatta riposare almeno 30 minuti, stenderla nella tortiera lasciando i bordi un pò alti. Bucherellare il fondo e far cuocere a 180 gradi per circa 30 minuti.
Mettere sul fuoco a fondere il cioccolato bianco, farlo raffreddare e unirlo alla ricotta. Mescolare bene e aggiungere un pizzico di cannella in polvere.
Sulla base del guscio di pasta frolla cotta, mettere uno strato di ribes rossi, versarvi la crema e lasciar riposare in frigorifero per almeno tre ore prima di servire.
Guarnire con altro ribes rosso.
Pasticcini del Vesuvio
In Campania, definita dai romani Campania Felix, esiste, da millenni, la coltivazione della mela annurca. Questa pratica trova riscontri storici ben precisi : negli scavi di Ercolano, cittadina distrutta dall’eruzione del Vesuvio, insieme a Pompei, è stato ritrovato un affresco, nella casa dei cervi, raffigurante questo frutto : anche Plinio il vecchio, nella sua monumentale opera enciclopedica ” Naturalis Historia ” la cita con il nome di Mala Orcula, nome proveniente dalla zona di produzione ” intorno all’orco ” ( oltretomba ) l’attuale lago d’Averno nei pressi di Pozzuoli : nel 1500 Giovan Battista della Porta, nella sua opera ” Pomarium ” descrivendo le mele che si producono nel territorio di Pozzuoli dice testualmente ” Le mele che da Varrone,
Columella e Macrobio, sono dette orbiculate, provenienti da Pozzuoli, hanno la buccia rossa, da sembrare macchiate nel sangue, e sono dolci di sapore, volgarmente sono dette orcole ” . Da qui il nome di anorcola e , successivamente, annorcola. Arriviamo al 1800 e il nome annurca appare ufficialmente in un manuale di arboricoltura. Anche il Cavalcanti, nella sua ricetta di frittelle di mele con rum, raccomanda di usare le ” mele nnurche “.Dalla sua terra d’oriigne, il territorio di Pozzuoli, la produzione si è sparsa in tutta la regione, in particolar modo nell’Aversano, nel Casertano, nel Sannio e nel Nocerino.
La mela annurca, detta anche ” Regina delle mele “, è l’unica varietà di mela coltivata nell’Italia meridionale, ed ha ottenuto il riconoscimento IGP:
Non si tratta di una mela qualunque, ma rappresenta il meraviglioso risultato della cura amorevole mostrata dagli agricoltori nei suoi confronti. Tutte le varietà di mele vengono raccolte quando raggiungono la maturazione. La mela annurca viene invece raccolta quando è ancora acerba. Questo avviene per un motivo ben preciso : il peduncolo è estremamente corto e fragile e non garantisce la completa maturazione del frutto sull’albero.Per evitare che cada dai rami non ancora matura, procurandosi lesioni e ammaccature , i contadini le raccolgono ancora acerbe e le depongono in apposite ceste. Poi, con molta delicatezza, vengono trasportate nei ” melai ” dove completeranno la maturazione. I melai sono piccoli appezzamenti di terreno, sistemati in modo da evitare ristagni d’acqua. Qui vengono costruiti dei letti di materiale molto soffice ( paglia, trucioli di legno, aghi di pino ) Su questi letti vengono deposte le mele sane, prive di parassiti e residui di anti parassitari ; sono disposte in fila ed espongono la parte meno arrossata al sole. Onde evitare un eccessivo irragiamento dei raggi del sole e per proteggerli dalle intemperie, i melai sono coperti da appositi teli ( un tempo si usavano frasche di castagno ).
Durante questo processo di maturazione, chiamato ” arrossamento ” e che può arrivare fino a dicembre inoltrato, le mele vengono periodicamente girate ( circa ogni 10 giorni ) ed ogni volta si scartano quelle intaccate o marcite.
La ” girata ” delle mele
Tutto il laborioso processo di lavorazione, dalla raccolta all’arrossamento è rigorosamente manuale.
La maturazione nei melai esalta le qualità e la tipicità della mela annurca che si presenta di colore rosso uniforme, di dimensioni ridotte, con polpa croccante, bianca e soda, dal sapore gradevolmente acidulo ed aromatico e profumo finissimo. La buccia è liscia e cerata. E’ ricca di vitamina A e C, fibre, sali minerali e fruttosio, particolarmente adatta ai bambini ed agli anziani, è spesso indicata nelle diete ai malati, particolarmente diabetici.
Con questo meraviglioso dono della natura ho preparato dei pasticcini molto semplici, con un ripieno quasi esclusivamente di mele annurche cotte con pochissimo zuccheroed un pizzico di cannella La caratteristica simpatica di questi dolcetti, che da anche il nome ” del Vesuvio “, è che sulla superficie del pasticcino viene prtaicato un foro che, al momento di servirlo, vine riempito con del rum che viene infiammato creando un simpatico effetto visivo.
Veniamo alla preparazione
Ingredienti per circa 8/10 pasticcini
per la pasta frolla
farina 300 gr
zucchero 150 gr
burro 150 gr
tuorli 3
sale un pizzico
per il ripieno
mele annurche 7/8 ( potete comunque usare anche altre varietà di mele )
burro 1/2 noce
scorza d’arancia
uvetta sultanina 40 gr
zucchero 4 cucchiaini
cannella un pizzico
rum un bicchiere
Prepariamo la pasta frolla
Sulla spianatoia mettiamo la farina a fontana, aggiungiamo i tuorli, lo zucchero. il burro ammorbidito ed un pizzico di sale. Impastiamo tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. E’ importante per la pasta frolla , impastare velocemente senza far scaldare troppo l’impasto. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e fatela riposare in frigo almeno una quarantina di minuti.
Nel frattempo che la frolla riposi, prepariamo li ripieno :levate il torsolo alle mele, sbucciatele, tagliatele a spicchi e mettetele in un tegame con un po di burro, la scorza d’arancia, l’uvetta,lo zucchero, la cannella e fate cuocere a fuoco dolce finché saranno diventate morbide ma non molli.
Stendete la frolla e foderate degli stampini unti di burro e infarinati ; riempiteli con il composto di mele da cui avrete eliminato la scorza d’arancia.
Copriteli con altra pasta frolla, facendo un buco al centro e cuocete in forno moderato fino a che la superficie sarà dorata.
Fateli raffreddare, quindi toglieteli dagli stampini e ricopriteli con zucchero a velo. Al momento di servirli, riscaldate il rum, versatelo nel foro ( nel quale avrete messo della carta alluminio per evitare che si disperda e infiammatelo, ottenendo così anche un simpatico effetto scenografico.
Con questa ricetta partecipo al contest ” chef per un mese “ del blog Pecorella di marzapane “ e Scelte di gusto
“Festa” dei Morti: Tradizioni a Confronto
L’espressione che si può leggere nel volto di qualsiasi persona “non palermitana” quando sente parlare di “festa dei morti” è di certo lo sgomento unito spesso alla disapprovazione più o meno tacita. Infatti, normalmente l’idea della morte è associata al lutto, alla tristezza e al dolore. Ma per i palermitani la commemorazione dei defunti assume i colori e i sapori di una festa le cui origini si perdono nella notte tempi. Origini, curiosità e alla fine la ricetta del dolce tipico di questa occasione: la frutta di martorana.
Il lutto da sempre si associa alla tristezza e al dolore. Basti pensare che nell’antica Grecia e nella Roma classica il canto funebre veniva affidato a lamentatrici di professione, le cosiddette prèfiche, che venivano pagate per piangere, urlare, strapparsi i capelli e, addirittura, graffiarsi il viso, seguite da un corteo di mimi e danzatori. Vestite di nero e calze bianche, tra grida di dolore e strofe che celebravano le qualità del defunto, avevano il compito di vegliarlo e di accompagnarlo lungo il corteo funebre. Ma poiché per i palermitani, si sa, santu ca veni, festa ca fai, la ricorrenza dei defunti si trasforma in un vero tripudio di luci, colori e sapori che ben poco ricordano la mestizia di un giorno dedicato alla commemorazione dei propri cari estinti.
In realtà, se si pensa che persino all’interno delle tombe paleocristiane rinvenute nei sotterranei di Palermo sono state trovate nicchie deputate al “rinfresco” con la duplice funzione di fungere da “conforto” dei parenti che andavano ad assistere alle esequie e di assicurare provviste al defunto nella sua vita ultraterrena, si può ben capire quanto sia ancestrale e radicata nella cultura siciliana l’idea che il cibo possa superare anche i confini della morte. Quale modo migliore di farlo, visto che il “forte” dei palermitani è proprio la cucina, se non attraverso la preparazione di piatti dolci e salati in grado di, giusto per essere in tema, “fare resuscitare i morti”?
Ecco che nell’ultima settimana di ottobre, che precede la festività, i bar e le pasticcerie iniziano a riempirsi di variopinti frutti di martorana (pasta di mandorle), pupi di zucchero, mustaccioli, nucatoli e ossa di morto e nei negozi comincia un assortimento illimitato di giocattoli (bambole, mobili, peluches, pistole, fucili e biciclette) che rappresenteranno i doni che i morti nella notte tra l’1 e il 2 novembre porteranno ai bambini. Contemporaneamente, come funghi, per tutta la città compaiono ad ogni angolo di strada le bancarelle illuminate da grappoli di lampadine scintillanti che incorniciano gli stessi dolci che si trovano nelle pasticcerie più rinomate, ma di fattura più grezza e proprio per questo ancora più caratteristici con colori più accesi, a volte innaturali. Ma è proprio questo eccesso a renderli unici. Degni compagni dei castagnari, sin dalla prima pioggia settembrina indiscussi re della strada, i venditori ambulanti dispongono sulle loro bancarelle ogni sorta di dolciumi e leccornìe per offrire ampia scelta a ciascuno nella composizione del proprio cannistru, ovvero un cesto contenente tante varietà di goloserie da consumarsi nel giorno della festa.
La mattina del 2 novembre i bambini iniziano una “caccia al tesoro” che avrà come esito un cesto colmo di dolciumi e giocattoli raccolti per casa: i frutti lucidi e colorati, cioccolatini dalle cartine iridescenti, caramelle a forma di spicchio d’arancia e di limone, gommose ripiene di liquirizia a forma di banana, e pupi di zucchero dai colori scintillanti. Con un simile “ bottino” come si fa ad avere paura dei morti? Immancabile poi per il pranzo la classica muffoletta, ovvero una pagnotta condita con pomodoro, ricotta, olio, sale, pepe, origano, parmigiano e acciuga, accompagnata da frutta di stagione come le caldarroste, melograni, loti, carrube, datteri, fichi secchi e i cosiddetti “murticeddi”, ovvero piccoli frutti verdi dal sapore aspro, ma gradevole.
Per i lettori di Scelte di Gusto che volessero cimentarsi nel tradizionale rituale della realizzazione della frutta di martorana “fai-da-te” riportiamo la facile ricetta.
Frutta di martorana
Ingredienti (circa 30 frutti)
1 kg di farina di mandorle
½ kg di zucchero a velo
4 cucchiai di glucosio
2 fialette di essenza di mandorla amara
8 cucchiai d’acqua
Stampini di gesso di diverse forme
Farina
Colori alimentari
Lucidante alimentare
Preparazione
In una ciotola mescolate la farina con lo zucchero a velo, aggiungete quindi il glucosio, le fialette di mandorla e, infine, i cucchiai di acqua. Cominciate a fare amalgamare tutti gli ingredienti aiutandovi con un cucchiaio di legno e, quando vedrete che l’impasto comincia a “prendere corpo” continuate a lavorarlo con le mani su un ripiano liscio, avendo cura di raccogliere tutte le briciole che si staccheranno dal composto. Quando avrete ottenuto una consistenza liscia, uniforme e leggermente oleosa, tagliate il composto in tante parti quante sono i tipi di frutti da realizzare. Cospargete gli stampini di farina per non fare attaccare il composto e inserite, esercitando una leggera pressione, la dose di pasta di mandorle necessaria per riempire ciascuno stampo. Una volta staccati “i frutti” con delicatezza, lasciateli asciugare almeno 24 ore. Procedete con la colorazione cercando di ottenere colori tenui e simili a quelli reali. Fate asciugare per altre 24 ore. Infine, lucidate tutti i fruttini con il lucidante tranne la “pesca” che è l’unico frutto che nella tradizione palermitana rimane opaco.












