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Slow Food Day 2013 : riduciamo gli sprechi.

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pane-con-pasta-madreStando allo studio della Commissione Europea Food Waste in the EU: a study by the Euro- pean Commission, Workshop on Municipal Waste Prevention, a livello europeo glisprechi alimentari domestici corrispondono al 42% del totale e ammontano a circa 76 kg pro-capite

 

Se poi confrontiamo i vari Paesi europei, l’Italia si posiziona circa a metà strada tra la Grecia, che con 44 kg procapite all’anno si rivela la più virtuosa, e l’Olanda, con un picco di 579 kg. Nel Belpaese raggiungiamo i 149 kg procapite, che comunque non sono pochi. La ricerca diffusa dall’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori (ADOC) rivela che, del nostro spreco casalingo di prodotti edibili, il 35% è costituito da prodotti freschi, il 19% da pane e il 16% da frutta e verdura. «Quando sprechiamo cibo, oltre a fare qualcosa di eticamente non accettabile, sprechiamo anche molto altro: il denaro che abbiamo speso per acquistare quel cibo; il tempo di chi ha lavorato per produrlo e il tempo che abbiamo lavorato per guadagnare i soldi con cui comprarlo; la terra, l’acqua e l’energia che sono state impiegate nella produzione, trasformazione e distribuzione», spiega Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. «In tempi di grave crisi come quelli che stiamo vivendo, che impongono cambiamenti sostanziali a tutti i livelli, combattere gli sprechi diventa un imperativo, ma anche una straordinaria opportunità di rilancio della nostra economia. E non sprecare è bello e buono! Ecco perché abbiamo dedicato a questo tema il nostro Slow Food Day 2013» continua Burdese.

Molti i consigli e le buone pratiche proposte dall’associazione della chiocciola in occasione del terzo Slow Food Day, in programma il 25 maggio in circa 300 piazze italiane. «Le ricette della nostra cultura gastronomica ci aiutano a recuperare gli avanzi, pensate ai timballi, ma ci sono tanti piccoli accorgimenti quotidiani: fare la spesa più spesso comprando meno; scegliere cibi sciolti; cercare prodotti locali, freschi e di stagione, magari direttamente dal produttore, che hanno consumato molta meno energia per arrivare dal campo alla nostra tavola; mediamente mangiare un po’ meno (anche le calorie che assimiliamo in eccesso sono, in qualche misura, uno spreco). Venite a trovarci nella piazza più vicina per scoprire le numerose iniziative organizzate dalle Condotte, con laboratori di degustazione, incontri formativi e momenti di scambio», conclude Burdese.

Vieni in piazza con l’oggetto che butteresti e insieme lo faremo rivivere: questo lo slogan dello Slow Food Day a Bologna. «In via degli Orefici ci sarà una chiocciola ricreata con il terriccio, colorata da piantine officinali e piccoli ortaggi», racconta Raffaela Donati, fiduciaria della Condotta Slow Food di Bologna. «Piantine che con l’aiuto dei ragazzi dell’Istituto agrario Serpieri rinvaseremo proprio negli oggetti portati in piazza, creando un piccolo orto che ognuno porterà a casa». Ma gli appuntamenti bolognesi non finiscono qui: si continua nel pomeriggio con lezioni di cucina senza sprechi, installazioni artistiche ideate dagli studenti dell’Accademia delle Belle Arti e laboratori a cura dei ragazzi disabili di Coop Attività Sociali/Marakanda, che rappresenteranno simbolicamente l’idea di convivio senza sprechi.

Lo Slow Food Day di Torino quest’anno colora il suggestivo Parco del Valentino, a due passi dal centro. «Molte le attività organizzate, da momenti di incontro con esperti come Luca Mercalli, ad appuntamenti ludici ed enogastronomici. Alle 12 nel Fluido, storico locale sulle rive del Po, proporremo piatti contro lo spreco che esaltano l’arte del riciclo» dice Leo Rieser, fiduciario della Condotta Slow Food di Torino. Mentre alle ore 18 tutti in pista per la Disco Salade, una vera e propria festa organizzata con la Rete giovane di Slow Food Torino dove, al ritmo di musica elettronica, si prepara un’insalatona con le verdure recuperate al mercato di Porta Palazzo.

Molte anche le iniziative organizzate lungo lo stivale dalle Condotte Slow Food in collaborazione con le Botteghe Altromercato, per scoprire e assaggiare insieme i prodotti dei Presìdi Slow Food e piatti sconosciuti.

Scopri il calendario completo degli eventi su www.slowfood.it

Al via la stagione della pesca al salmone selvaggio dell’Alaska

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salmoneLa notizia è di quelle che catturano l’attenzione perché la pesca, in Alaska, è l’attività prevalente del Paese e, quindi, le previsioni di ADF&G (Alaska Department of Fish and Game) sono seguitissime da tutti gli operatori del settore.

EDITORIALE: TUTTO NACQUE, COME SPESSO SUCCEDE, SU FACEBOOK….

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Facebook o lo ami o lo odi: non stai mai in mezzo, non ti è indifferente. O te ne nutri o ti nausea. Rimane il fatto che la cassa di risonanza di questo social è ormai immensa. Nascono per gioco idee che poi diventano dei “must”. La storia di una “pagina Facebook”, che diventa poi un sito web e che diffonde tutto quanto è siciliano in rete: e nel mondo.

LA SICILIA ALLA CONQUISTA DEL MERCATO RUSSO

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Catania protagonista per il I° Business Forum regionale Sicilia-Russia 2013, organizzato dal Consorzio Etna World Trade con l’Associazione Conoscere Eurasia, grazie al sostegno di Banca Intesa San Paolo e Banca Intesa Russia e con il contributo dell’Ice, agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane, Banca Nuova e Camera di Commercio Messina (G.Av.)

IV Rassegna Enodamiani: 140 i vini siciliani a confronto

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enodamianiNel pieno svolgimento la Enodamiani 2013, IV edizione della rassegna di vini siciliani, appuntamento organizzato dal 19 al 24 marzo dall’Istituto Alberghiero “Abele Damiani” di Marsala (Tp), quest’anno inserito nell’ambito di Recevin, la Rete europea delle Città del Vino.

Giunta al quarto anno consecutivo, la manifestazione “Enodamiani”, patrocinata dall’Assessorato Regionale alle Risorse Agricole Alimentari e dal Comune di Marsala, ha tolto il sipario lunedì 19 marzo all’aula magna dell’istituto di via Trapani con il “Concorso provinciale gastronomico organizzato dalla Federazione Italiana Cuochi a cui è seguito il convegno “Cosa mangiare e bere a Pasqua” indetto dall’Onav.
Mercoledì 20 giornata clou. 140 vini siciliani sono stati messi a disposizione del giudizio assennato di un team composto da dodici giudici tra enologi, sommeliers dell’Ais e dell’Onav, giornalisti enogastronomici, esperti di settore appartenenti dalla Facoltà di Enologia e dell’Istituto Vite e Vino. I giudici (Ciro Sannino, Alberto Parrinello, Paolo Errante Parrino, Sandra Pizzurro, Marcello Malta, Luciano Parrinello, Franco Rodriguez, Michele Miceli, Geraldina Sala, Giovanni Giardina, Giuseppe Laudicina e Vincenzo Piazza), ripartiti in quattro categorie da tre, hanno analizzato le batterie di vini, suddivise per tipologie e per annate, non senza qualche difficoltà specialmente per la categoria “annata 2012” appena imbottigliata dai produttori e quindi non priva di qualche ostacolo in degustazione. Conferme per alcune cantine. Sorprendenti, invece, altri risultati. Queste le medaglie d’oro:

Spumanti – Vallovin Edoné Brut. Fragrante, intenso e suadente, con frutta e profumi avvolgenti e dall’estrema versatilità per aperitivi o per eleganti brindisi.
Bianchi fuori annata – Duca di Castelmonte Gibelè. Zibibbo secco 100%, intenso e persistente con note di agrumi, pesca, glicine e gelsomino, dal gusto fresco e lungo, questo vino è ottimo con i crostacei, omelette e con le ostriche.
Bianchi – Donnafugata Lighea. Vino solare e luminoso, ideale per l’aperitivo, in cui mineralità e freschezza suggellano il loro perfetto matrimonio al cospetto di pesce azzurro o di fritturine di pesce.
Rossi 2012 – Vallovin Edonè. Blend di Cabernet Sauvignon e Nero d’Avola, ha forte struttura e tanta personalità e potenza olfattiva, con accenti di frutta e tannini gradevoli e dalla facile abbinabilità a carni rosse e formaggi semistagionati.
Rossi invecchiati – Uvam Monte delle Rose. Syrah rosso rubino carico con sfumature violacee, intenso, persistente con significative note di speziatura e di frutta matura, possiede equilibrio e persistenza e si accosta con facilità ad arrosti e formaggi stagionati.
Vini dolci e liquorosi – Baglio Oro Yema vendemmia tardiva. Grillo 100%, 14% di alcol e 84 g/lt di residuo zuccherino, fa tre mesi di affinamento. Giallo paglierino, al naso è floreale e fruttato maturo, con note di pesca, pera, albicocca e frutti tropicali a cui si aggiungono delle dolci venature di camomilla. Accenni di balsamico per un vino che in bocca risulta rotondo e molto persistente.
Vini Marsala – Florio Targa 1840 Superiore Semisecco. Grande vino liquoroso,  ottenuto da uve cresciute su terreni difficili, ricchi di silicio ed allevate ad alberello,  matura in grosse botti per almeno 5 anni e affina in bottiglia per 6 mesi. 19% di titolo alcolometrico e 70 g/lt di residuo zuccherino, è perfetto con dessert e col cioccolato, dati gli ampi sentori di frutta esotica secca e il sapore pieno, caldo e morbido.

Giovedì 21 convegno dal tema “Vino cibo e salute. Quali effetti sui giovani”, aperto dal saluto delle autorità cittadine e tenuto dal ginecologo Francesco Picciotto, il cardiologo Nadia Ingianni e il dietista e nutizionista Carlo Pipitone. Venerdì 22 il Concorso Original Cocktail “Eno-Damiani” riservato ad alunni dell’Alberghiero che saranno premiati da professionisti dell’Aibes, mentre alle 20.30 ci sarà la cena di gala con la premiazione dei vincitori. Sabato 23 convegno dal titolo “La dieta mediterranea. Come abbinare il cibo al vino” a cui seguirà un “cooking show” alla presenza di relatori di eccellenza tra giornalisti, docenti e master chef. Alle 16.30 porte aperte ai marsalesi per la degustazione di vini e dolci tipici. Si chiude domenica 25 sempre con la degustazione e con la visita al museo etnoantropologico.

 
Un plauso ed una nota di merito vanno ai ragazzi tutti, dai cuochi ai commis di sala, sapientemente orchestrati dalla professoressa Giuseppa Patti, che con abilità e con dovizia di maestria hanno saputo sapientemente adornare una tavola ricca di piatti degni di lode e sicuramente all’altezza dei migliori chef più blasonati.

Marcello Malta

Un calice alla salute ( ed al ricordo) di Ugo Tognazzi

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tognazzi1Di Ugo Tognazzi ci ricordiamo tutti: quelli della mia età per averlo vissuto, ed i più giovani per averlo conosciuto per mezzo dei suoi film, quasi tutti legati a doppio filo ad una delle grandi passioni di questo cremonese scomparso troppo presto: la cucina e la buona tavola. La Tognazza Amata, lasciata in eredità dal grande mattatore, oggi ha 44 anni: ma non li dimostra.

La Grande abbuffata, L’Anatra all’arancia, ma anche Il Vizietto ed Amici Miei. Tutte pellicole interpretate dal grande attore, scomparso a soli 68 anni, in cui trapelava la sua passione per la cucina e la buona tavola.

Non di rado infatti l’attore era ripreso intento ad i fornelli e nel tempo libero che gli concedeva la sua stratosferica filmografia, Tognazzi non perdeva occasione per dismettere i panni del divo e trasformarsi in attento ospite di amici e parenti, con tanto di grembiule,  specie nella grande casa coniugale messa su con la bellissima Franca Bettoja, sua ultima donna e probabilmente anche la più importante e dalla quale l’attore ebbe altri due figli, dopo Ricky e Thomas avuti da precedenti unioni: Gianmarco e Maria Sole.

tognazzatognazzi_03-e1464291007756Proprio il figlio Gianmarco oggi ha ripreso in mano una vecchia passione del padre, per un po’ di tempo trascurata, ma oggi in fase di importante rilancio. Non tutti sanno che, nel lontano 1969, Ugo Tognazzi aveva fondato un’azienda, La Tognazza, in cui intendeva produrre l’eccellenza enogastronomica e che raccontasse un po’ di cultura italica. Oggi quell’azienda, che ha vissuto anni di oblio, è La Tognazza Amata:  produce interessanti vini da pasto ed imbottiglia olio extravergine di origine pugliese. Ma non soltanto. L’azienda è oggi più un brand che un produttore, ed infatti la ricerca è mirata alle eccellenze italiane, che siano degne di vestire l’etichetta de La Tognazza.L’efficace comparto Marketing dell’azienda infatti è in giro per l’Italia e per aziende agricole presso le quali prova ad individuare e recepire prodotti di alta gamma con caratteristiche di assoluta qualità che vadano a rimpolpare la lista di quei prodotti di nicchia che hanno sempre contraddistinto la vita e le filosofia de La Tognazza.

Ma c’è di più: una sfilza di eventi enogastronomici e culturali in cui Chef di prima grandezza ” cucinano” l’attore di prima grandezza che tanti sorrisi ha strappato a diverse generazioni. In location selezionate individualmente e che abbiano i requisiti necessari, La Tognazza organizza degustazioni, mostre, e piccoli musei itineranti sulla vita, le opere e le passioni di Ugo Tognazzi. Eventi ai quali, oltre agli Chef di rango, è sempre presente il figlio dell’attore, Gianmarco Tognazzi, che più di ogni altro desidera la valorizzazione dell’azienda.

Abbiamo incontrato l’addetto stampa dell’azienda, Davide Bellomi.

D: Davide, cosa c’è dietro a queste etichetta?

R: Un grosso pezzo della storia “buona” dell’ Italia. Gli anni della “dolce vita”, il cinema di un certo tipo, un senso di convivialità. Insomma, la storia personale di Ugo Tognazzi come specchio di un’epoca, purtroppo finita, ma che è sempre possibile far rivivere almeno in parte.

tognazzi2D: Effettivamente fa una certa nostalgia ripensare agli anni 60/70 specie per chi li ha vissuti, specie alal luce di quelle che sono le situazioni odierne….

R: Vero. Ma un’altra cosa è altrettanto vera, e cioè che a tavola tutto si annulla. A tavola non si invecchia e non ci si stanca. A tavola si può tornare indietro nel tempo, ed illudersi che nulla sia mai cambiato.

D: Quarant’anni fa la genuinità e l’eccellenza erano quasi scontate. Oggi come sappiamo non è più così.

R: No. Ed infatti la nostra ricerca è attenta e meticolosa. Non ci interessa il grande mercato. Del resto i vini Tapioco ed Antani, altamente evocativi dei personaggi di Amici Miei, erano fino a qualche tempo fa i vini che in casa Tognazzi si consumava insieme agli amici. Nulla che fosse su scala industriale nè tantomeno da supermercato, con tutto il rispetto per i supermercati.

D: Oggi però l’azienda vuole crescere e farsi conoscere.

R: Si, ma sempre entro i limiti dell’eccellenza. Insomma, una nicchia in cui si stia più comodi ed in cui ci siano più posti, ma pur sempre una nicchia. Per questo siamo in giro sul territorio nazionale per reperire prodotti di elevata gamma da etichettare con il brand de La Tognazza: prodotti agroalimentari con caratteristiche ben precise. Su questo siamo inflessibili.

D: E gli eventi? Le degustazioni?

R: Sono al top, proprio per le ragioni che le dicevo: solo eccellenze. Ma i nostri eventi, oltre alle degustazioni in forma di cocktail o cene vere e proprie, a seconda delle location e della stagionalità, prevedono molto più del semplice assaggiare un vino o un formaggio. Prevedono anche un bel percorso negli anni della Dolce Vita. Un piccolo museo itinerante sulla vita di Ugo Tognazzi e sull’ Italia di quegli anni.

tognazza-viniD: Dunque un vero e proprio percorso enogastronomico e culturale.

R: Assolutamente si. La gente ama ancora molto Ugo Tognazzi, anche e forse soprattutto per il periodo che insieme ad altri attori di prima grandezza purtroppo anch’essi scomparsi, incarna. Così l’idea di far cucinare a chef di rango i piatti della tradizione che erano cari all’attore ci sembra un’occasione splendida per gustare ottima cucina coniugandola ad un importante pezzo di storia del Bel Paese.

D: C’è già un calendario di appuntamenti da comunicare ai nostri lettori?

R: Per i prossimi eventi in cantiere aspettiamo che la stagione sia un po’ più favorevole, ma vi invieremo tempestivamente il calendario  con tutti i dettagli non appena sraà pronto.

E noi questo calendario lo aspettiamo con una certa curiosità : e, ne siamo certi, anche voi.

Alessandra Verzera

 

EDITORIALE: Come polpette avvelenate. Ma erano cioccolatini.

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cioccolatini1Desta sgomento e rabbia la vicenda del bimbo romeno deceduto a Naro ( Ag) dopo aver ingerito dei cioccolatini avvelenati da potenti pesticidi, ormai reperibili solo al mercato nero dato che neli paesi dell’unione europea sono stati banditi sin dal 2008.

Menù di Natale all’insegna del vegano con AssoVegan e Veganlab.

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Campagna Natale quadrataAllegria, pace, condivisione e solidarietà. Dovrebbero essere le componenti di un vero Natale, di quella che è la festività per eccellenza per tutti i cristiani, dove ci si possa ritrovare attorno a un tavolo, certi che almeno in questa giornata nulla di male potrà capitare. Per fare, però, in modo che ciò accada, accanto a noi ci devono essere anche i nostri amici animali, “amici” almeno per chi conosce profondamente il significato di questa parola, che per tutto l’anno ci fanno compagnia, condividono le nostre gioie, ci aiutano a superare ogni più piccola difficoltà.
“A Natale gli animali siedono a tavola con noi e non nel nostro piatto!” è, infatti, la campagna lanciata dall’associazione “Vegani Italiani” e da “Veganlab.it” per sensibilizzare al tema, ricordando che ogni occasione – Natale, Capodanno, la Befana, ma anche la Santa Pasqua – “può diventare un momento unico per stupire i nostri commensali con la bontà di una cucina 100% vegetale”.
“Il Natale deve essere un momento di gioia per tutti – spiegano i promotori dell’iniziativa -. Se i nostri genitori, amici, parenti vari, non sono vegetariani ne vegani, ancora meglio! Prepariamo loro un menù completamente vegan, assolutamente senza crudeltà. Le festività sono un’occasione per stare insieme e per godere insieme della gioia che c’è sulle nostre tavole”.
Un invito, dunque, a cambiare sensibilmente abitudini, con la consapevolezza che eliminare o quanto meno ridurre la carne e il pesce a tavola, magari partendo proprio da queste feste, non può che fare bene al corpo e all’anima.

Palpitazioni cardiache Consapevolezza-Farmacie e mal di testa, possono essere prese solo una volta in un giorno, in dosi da 2, che porta a paura e ansia, il farmaco presente è considerato relativamente nuovo sul mercato. Grazie a Levitra saremo in grado di eliminare questi problemi e potremo goderci nuovamente il sesso. Noi usiamo nuovi metodi d’assistenza utenti, la sua cura si riassume nell’assumere due pillole al giorno in modo da avere una erezione del tutto naturale, le ricerche, può comportare effetti collaterali molto gravi.

Gilda Sciortino

Olio e Aceto: le ricette di una food blogger siciliana

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cupcakeOlio e Aceto, due condimenti che arricchiscono l’insalata, che regalano gusto e che divengono nome simpatico per un blog di cucina. Un angolo virtuale in cui Fabiola racconta il suo modo di portare in tavola manicaretti e cibi della tradizione della Terra di Sicilia. Incontriamo l’ideatrice di Olio e Aceto, vincitrice per il mese di Agosto della competizione “chef per un mese (Ti.Ni.)

Agriturismo Cascina La Moffelona, Gragnano Trebbiense (Pc)

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Il posto è bello, anzi direi anche affascinante con quell’aspetto di piccolo borgo ottocentesco circondato da ampie vallate verdi e con attrezzi rurali quasi in esposizione nell’aia all’ingresso.  Esiste da diversi anni, ma solo recentemente ha cambiato gestione. In più si trova nella “food valley” emiliana. Non resta che entrare e provare ( Gi.Az.)

Appena varcata la soglia del grande portone in ferro la sensazione che ci accoglie è di calda ed ariosa accoglienza, insieme ad effluvi  delicati di candele leggermente profumate e giochi di illuminazione particolarmente indovinati . Le volte a botte in mattoni rossi sono illuminate da spot light, unico eccesso di modernità in un contesto in cui il tempo sembra fermo. Poi luci soffuse, lampade, piantane. Ci aspettavamo tovaglie a quadrotti ed elementi da trattoria, per così dire: ed invece ci troviamo seduti ad un tavolo chiaro dipinto a mano, con piatti e tovaglioli che recano come monogramma una “M”, a ricordarci il nome del posto.

La mise en place prevede bicchieri e posate per ogni evenienza.  L’eleganza sobria e “morbida” – si perché le tinte scelte sono chiare ma calde –ci mette subito a nostro agio e ci invoglia ad ascoltare il menu.

Siamo in quattro. Poco distanti dal nostro tavolo altri due clienti che ci sembrano già a metà pasto chiacchierano agitando un grosso calice di rosso. Ci si saluta, anche perché la sala non è grande ed i tavoli sono giusto 15. In sostanza sembra di trovarsi in casa di qualcuno, ed il saluto è d’obbligo.

Il maitre, che ci aveva già aiutati a liberarci dei nostri cappotti, ci illustra il menu. Non possiamo fare a meno di notare che è particolarmente ricco e che sono diverse le cose che ci stuzzicano: per un agriturismo questo è un fatto notevole e decisamente non comune. Sempre il maitre ci spiega che, sebbene la lista dei piatti sia lunga, si tratta quasi sempre di cucina locale e di impiego di prodotto locale, per lo più biologico, con qualche elaborazione di fantasia che non si discosta troppo dalla solida tradizione emiliana.

Così ci lanciamo all’attacco degli antipasti, ed ordiniamo un tortino di patate su crema di zucca e taleggio, un soufflé di formaggi misti con zuppa di cipolle, una porzione di gnocco fritto con affettati e formaggi misti, ma anche con dei gustosissimi “ciccioli”, ed una crespella ai funghi gratinata.

Stranamente non ci viene posta la solita obiezione che tende a far ordinare a più clienti la stessa pietanza: già solo per questo La Moffelona conquista un punto. Ci viene però sinceramente detto che si dovrà attendere una ventina di minuti, che ci stanno tutti. Va bene così, dato che nel frattempo abbiamo ordinato una buona bottiglia di rosso – Vigna Morello di casa La Tosa – e che quei minuti voleranno via. In quell’occasione scopriamo che il maitre è anche un sommelier professionista: ci era sfuggito il tastevin appuntato sul petto, ma non ci era di certo sfuggita la sua tecnica. Inappuntabile. Piccoli lussi che fanno sentire coccolati ma che, in qualche modo, mettono anche in allarme. Infatti questo ulteriore dettaglio ci aveva fatto presagire un conto assai salato.

Fatte le nostre scelte, dopo un paio di minuti ritorna il maitre con un piattino di assaggini sconosciuti ma dall’aspetto assai invitante. Servono, ci dice, ad ingannare l’attesa: in quell’occasione scopriamo che si tratta di bocconcini di “sfincione”, di piccoli arancini di riso e di crocchettine di latte fritto. Il che ci porta dritti all’origine della titolare, che è siciliana.  O delizia. La mitica gastronomia siciliana in chiave emiliana, con prodotto locale. Piccole sfide, vinte in partenza. Connubi azzeccati e matrimoni felici: due cucine in fusion che non deludono le aspettative.

Intanto ordiniamo anche i primi che saranno due risotti – uno al radicchio rosso, salsiccia e Gutturnio e l’altro alla crema di zucca e taleggio –  e due bucatini biologici al ragù d’anatra. I secondi prevedono un filetto di maiale con cipolle in crosta di sfoglia, una tagliata di manzo con patate arrosto, coscette d’anatra all’arancia e salamelle in umido con fagioli.

Piatti robusti, decisamente, che forse non lasceranno spazio al dolce.

Gli antipasti sono tutti ottimi anche perché ciascuno di noi ha assaggiato, oltre alla propria, anche la scelta dell’altro: arrivano al tavolo all’unisono e gli affettati che accompagnano lo gnocco fritto sono di primissima qualità. Il piccolo stuolo di sala che ci porta i piatti si muove velocemente e con garbo, offrendo l’impressione di trovarci in un ristorante di lusso.

Questi antipasti però hanno un unico difetto che li accomuna tutti: sono forse troppo abbondanti e, dopo aver consumato anche gli assaggini dell’attesa, la sensazione di pienezza fa già capolino. Per fortuna il risotto impiegherà altri venti minuti prima di giungere al tavolo. E giunge lasciandosi dietro una scia di profumo irresistibile. E’ ottimo e delicato, sebbene impieghi ingredienti decisamente “forti”. Di ottima cremosità e cottura perfetta. Ma sono i bucatini biologici a far parlare di sé quella sera: sono veramente l’espressione dell’alta cucina. Non sono a buon prezzo, questo va detto, ma sono fatti a mano con farina e uova biologiche, ed anche il ragù di anatra è bio. E dunque il costo di questo piatto è ampiamente motivato e giustificato: insomma, merita i 14.00 euro del suo costo.

I secondi non deludono, perché di prima qualità è la materia prima: e del resto è il solito segreto di Pulcinella per cui se la materia prima è buona buono sarà il piatto.

Piccolo consiglio: il filetto di maiale in crosta è intanto spettacolare a vedersi, oltre ad essere ottimo da mangiare. Tuttavia è una porzione importante, da evitare se si è già mangiato tanto antipasto ed anche il primo. In quel caso infatti ne rimarrà nel piatto e sarà un peccato.  Stesso discorso vale per le salamelle con fagioli: più un piatto unico che un secondo da far seguire ad antipasto e primo. Molto buona la tagliata, cotta a puntino, che invece soddisfa senza appesantire.

Come previsto e prevedibile non rimane spazio per il dolce. Ma il maitre insiste e sinceramente la lista è assai invitante. Ci propone il Tiramisù, il turbante di sfoglia con pera alla cioccolata e crema chantilly e cestini di frolla alla mousse di cioccolato, i baci di dama, le frolle calde ripiene, la torta sbrisolona, la crostata alla cioccolata, la torta pere e cioccolato ed infine l’asso nella manica del giovane chef piacentino che si esprime in quella cucina: la Crepe Suzette all’arancia, laddove l’arancia è la migliore non già in Italia, ma nel mondo. La mitica DOP Washington Navel, direttamente da Ribera – in Sicilia – capitale mondiale delle arance.

La curiosità prende il sopravvento e decidiamo di ordinarne una da dividere tra noi. Arriva, ancora fiammante.  Un blend di succo d’arancia, caramello e Grand Marnier su una crespella leggera e morbida. Una squisitezza; ed infatti  parte l’ordine per la seconda. Ne abbiamo consumata mezza a testa : giusta chiosa ad una cena eccellente.

A conclusione del pasto ci sono stati offerti sia il caffè che un delizioso liquore al cioccolato.

Ricordate il timore iniziale di vederci ammannire un conto assai salato? Ecco invece la piacevole sorpresa:  per questo pasto così completo, incluse due bottiglie di vino di caratura medio alta ( 29 euro a bottiglia) e tre bottiglie di acqua minerale, si è aggirato intorno ai 40 euro a persona. Decisamente al di sotto della media di altri locali in zona ma con livelli qualitativi, di ambiente e di servizio, decisamente superiori alla media. Un posto ritrovato, rinnovato da una gestione entusiasta e capace, in cui è assolutamente consigliabile recarsi almeno per curiosità.

Piccola nota a margine: l’azienda propone anche menu fissi a pranzo, al costo esiguo di 12.00 euro a persona bevande comprese. Siccome la buona notizia è che lo Chef è lo stesso anche a pranzo, mi recherò ben presto a verificare se, al costo di un hamburger, sia ancora possibile pranzare a base di ottimi piatti genuini. Qualcosa mi suggerisce chiaramente di si.

Giovanna Azzariti

 

L’Agriturismo Cascina La Moffelona è a Gragnano Trebbiense, sulla strada provinciale 11 per la Val Tidone. Il telefono è 0523.787305 mentre il cellulare è 338.9591227. La Moffelona è chiusa il lunedì tranne che su prenotazione. Altre info al sito www.lamoffelona.it e su TripAdvisor, all’url http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g3174689-d3683326-Reviews-Agriturismo_Cascina_La_Moffelona-Gragnano_Trebbiense_Province_of_Piacenza_Emilia.html

E’ consigliabile la prenotazione