Home Blog Pagina 110

Lidia e Joe Bastianich, Eataly e Farinetti : il tramonto di un mito?

0

farinettiOscar Farinetti, patron ed ideatore di Eataly, per lungo tempo ha raccolto plauso e consensi a piene mani.
Fino a che non sono iniziate arrivare le prime critiche ed i primi nasi storti.
In queste ultime settimane poi le critiche si sono fatte aspre, molto meno velate e affatto indirette: ne sono arrivate a decine.
La più bruciante era stata quella di Carlo Petrini che, nel corso di un’intervista rilasciata a La Stampa, rispetto a Farinetti aveva dichiarato “ con il suo mestiere fa tanta politica, non gli basta? E’ anche sovraesposto”. Poi c’era stata quella decisamente tagliente di Maurizio Crozza, autore di battute del tipo “ mentre tu mangi lento, Farinetti fa il grano veloce”. Ciliegina sulla torta, il tapiro di Striscia la Notizia dato che le shopper di Eataly sono made in China e che alcune maglie recanti il logo Eataly parrebbero confezionate in Bangladesh: alla faccia del Made in Italy ad ogni costo.
Insomma, Farinetti nella bufera c’è finito da tempo, anche per una storia di appalti per la costruzione di alcuni padiglioni milanesi i cui lavori  pare fossero stati appaltati a ditte romene, con notevoli abbattimenti dei costi ma in danno del Made in Italy. Una stoccatina non se l’è risparmiata nemmeno Celentano, che ha polemizzato contro la recente apertura di Eataly nell’ex Teatro Smeraldo del capoluogo lombardo.
Lidia-e-Joe-BastianichPolemiche, sicuramente: critiche senza dubbio, ma – doveroso specificarlo – nulla di illegale.
Del resto lo stesso Farinetti non si è mai fatto scudo di nessuno ed ha sempre risposto direttamente ed apertamente alle critiche che gli sono piovute addosso. Incluse quelle piuttosto accese con i sindacati rispetto all’apertura di Eataly a Bari con decine di neo assunti con in pugno un contratto a tempo indeterminato. Ma sebbene tutte le sue operazioni siano legali e sebbene le sue risposte siano state sempre puntuali, nel “ cuore popolare” della gente ed anche tra le fila degli addetti ai lavori, i consensi sono scemati sensibilmente. Eataly, e Oscar Farinetti, oggi sono più oggetto di critiche che delle vecchie lodi cui c’eravamo abituati.
eataly proprietàMa è oltre oceano, nella Grande Mela, che ha sede l’ Eataly più rinomato, il più famoso: ed è proprio da New York  ( vedi link sottostante) che arriva la notizia peggiore degli ultimi mesi. La New York State Liquor Authority ha infatti sospeso per 6 mesi la licenza di vendita di vino e alcolici all’Enoteca di Eataly New York. Non solo:  la proprietà, che vede uniti Lidia e Joe Bastianich, lo chef Mario Batali e la famiglia Farinetti, dovrà anche pagare una multa di 500.000 dollari e rimuovere il nome di Lidia Bastianich dalla licenza. Questo perché la legge dello Stato di New York vieta ai produttori di vino, come per l’appunto i Bastianich,  di possedere licenze e negozi per la vendita di alcolici, come riporta il celebre magazine Usa “Wine Spectator”: insomma, lacci e lacciuoli e varie burocrazie arzigogolate non mancano neanche negli USA, a quanto pare. Per Farinetti un’altra tegola sulla testa, per Joe un’altra cocente “ dilusione”. Non resta che attendere gli sviluppi della questione che getta ulteriori ombre su una luce che ha brillato, abbagliante, per tanti anni.

A.Ve.

Potete consultare anche :

http://www.youtube.com/watch?v=OwXpCrcZ3G8&feature=related

Foto: Web.

.

Campionati mondiali di Cake Design FIP: Serena Sardone rappresenterà l’ Italia

0

cakeSi sono appena concluse le Selezioni Italiane della FIP alla Fiera Tirreno CT di Massa Carrara, per i prossimi Campionati del Mondo di Cake Design e Campionati del Mondo di Pasticceria Gelateria Cioccolateria FIP che si terranno nel 2015 presso Host Fiera Milano Rho. Serena Sardone rappresenterà l’Italia ai Campionati Mondiali di Cake Design FIP mentre Paul Occhipinti, Diego Mascia e Antonino Bondì rappresenteranno l’Italia ai Campionati del Mondo di Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria FIP. Ai quattro componenti è stata assegnata, oltre al podio, la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana e l’accesso diretto ai prossimi Campionati Mondiali di Pasticceria e Cake Design nel 2015. Una selezione che è stata decretata da una giuria formata da grandi professionisti del settore che hanno decretato all’unanimità il Titolo di Campioni d’Italia per il Cake Design e per la Pasticceria.

La Giuria Ufficiale (per il cake Design) era composta da grandi personaggi come Mario Ragona (Presidente di Giuria), Marco Democratico e Davide Francesca (Red Carpet Cake Design), Monica Noli, Christian Giardina, Antonella Di Maria, Teresa Doria, Loredana Atzei , Elena Sirenko e Manuela Balsamo (Editrice di Azzurra Press). Giuria che ha avuto un compito difficile durante le due giornate di gara perchè il livello era veramente alto e dove i concorrenti hanno dimostrato alta professionalità negli elaborati e nella personalità.

medaglieI parametri di valutazione sono stati divisi in due macro categorie come “L’elaborato artistico” che comprendeva; l’aderenza al tema scelto, difficoltà di esecuzione, tecniche utilizzate ed innovazione. “L’impressione Generale” comprendeva; brochure di presentazione, pulizia dell’elaborato e allestimento della postazione. I concorrenti hanno avuto modo di poter allestire i propri elaborati sulle postazioni messe a disposizione dalla FIP, sotto gli occhi della Giuria e davanti ad un pubblico numeroso che ha avuto il piacere di poter ammirare dal vivo i vari allestimenti in diretta ad un passo dai concorrenti in gara che si alternavano in batterie da 8-10 concorrenti per volta.

Il giudizio insindacabile della Giuria Ufficiale di Cake Design ha inoltre decretato 9 Medaglie d’Oro FIP a Serena Sardone (1°posto assoluto), Salvatore Perrucci (2° posto e Premio per l’Estro Artistico), Sara Sardone (3° posto), Giuliano Casotti, Lucia Simeone (Premio per l’Innovazione), Elisa Botton, Aurora Bonafede, Perez Maria Teresa, Maria Presicci che entrano a far parte dell’Equipe Eccellenze Italiane di Cake Design FIP .

Le Medaglie d’Argento e le Medaglie di Bronzo FIP sono state assegnate a pari merito ad altri concorrenti che hanno saputo distinguersi durante tutta la gara e a cui và tutta la nostra ammirazione per la professionalità e l’impegno dimostrato. Due giornate che ci hanno riempito di esperienza e condivisione, ma anche di sana competitività ed umiltà tra tutti i colleghi presenti in gara. A tutti loro vanno i complimenti della Giuria e della Federazione!

La Giuria Ufficiale (per la Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria) era composta da Gennaro Volpe (Presidente di Giuria e Vice Presidente FIP), Rossano Vinciarelli, Giancarlo Bettazzi, Girolamo Brescia, Angelo Gala e Sergio Signorini. Una giuria che ha dovuto controllare un intenso programma, dal vivo ed esclusivamnete in diretta davanti al pubblico. In questo caso i parametri di valutazione sono stati divisi in tre macro categorie che comprendeva (oltre ai parametri sopra elencati ); pulizia della postazione durante tutta la fase di gara e dopo gara, abbinamento gusti e strutture, il taglio del dolce e l’organizzazione del lavoro.

Inoltre il premio a Paul Occhipinti Premio per l’innovazione e Antonino Bondì Premio per la Pulizia, Paolo Rufo Premio come Miglior Pralina, Claudio Cislaghi Premio per l’Estro Artistico.

Botulino nel minestrone: in fin di vita un uomo padovano.

0

botuliUn 33enne di Padova lotta tra la vita e la morte per aver mangiato un minestrone precotto durante la pausa pranzo. E’ successo lo scorso 19 marzo quando subito dopo il pasto l’uomo ha accusato fitte allo stomaco e dolori lancinanti. Ricoverato d’urgenza, gli è stata diagnosticata un’intossicazione da botulino.

E’ subito scattata l’allerta alimentare. Ad intervenire anche il ministero della Salute. A renderlo noto l’Usl 15 Alta Padovana. La causa del malore, secondo i primi accertamenti, deriverebbe dalla contaminazione di una confezione di minestrone precotto, contenuto in una ciotola di plastica, con il marchio “Terra&Vita” prodotta dalla società “Zerbinati” per conto di “Buonaterra”. La tossina botulinica di tipo B, chiarisce l’ente sanitario di Alessandria, dove ha sede lo stabilimento di produzione, è stata riscontrata sui residui del minestrone consumato dall’uomo dai laboratori dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, a Legnaro. Il paziente sabato è stato trattato con siero antibotulinico ed è attualmente ricoverato in condizioni critiche. Si tratta di una zuppa pronta in un contenitore di plastica arancione. La società distributrice del minestrone ha annunciato di avere avviato tutte le procedure di ritiro e richiamo dal mercato del lotto in questione.
Questo vuol dire che tutti i supermercati e i punti vendita hanno ricevuto un avviso urgente che invita a ritirare immediatamente il prodotto dagli scaffali dei negozi dovuto ad allerta botulino.

zerbinatiPronta la replica dell’azienda produttrice- “Abbiamo ricevuto – si legge sul sito dell’azienda – una segnalazione di allerta alimentare per gravi motivi sanitari a causa di presenza di tossina botulinica in una confezione aperta del nostro prodotto ‘Zuppa di Legumi & Cereali’ esclusivamente per il lotto B0803A con data di scadenza 26/03/14. Invitiamo tutti i consumatori eventualmente in possesso del prodotto con il lotto specificato a non consumarlo. Immediatamente abbiamo attivato tutte le procedure di ritiro e richiamo dal mercato del lotto in questione. La sicurezza alimentare è da sempre una priorità per la nostra azienda”.

Una sola nota da parte nostra: sei giorni di silenzio dopo il verificarsi il caso sono forse un po’ troppi per poter dire di fare prevenzione e parlare di allerta. Di fatto l’annuncio è stato diffuso in concomitanza con la data di scadenza del prodotto e quando lo stesso, per diretta ammissione dell’azienda produttrice, è stato esaurito. Riteniamo che l’allarme sarebbe dovuto scattare subito, in via preventiva e salvo ulteriori accertamenti dato che la regola principe della prevenzione è proprio la tempestività. L’efficace prevenzione del botulismo alimentare si basa principalmente sull’applicazione di processi produttivi che utilizzino trattamenti termici in grado di distruggere eventuali spore presenti nell’alimento e sul mantenimento di condizioni chimico-fisiche che ne impediscano la vegetazione qualora queste siano sopravvissute. Ogni caso di botulismo alimentare deve essere individuato tempestivamente poiché costituisce un’emergenza di salute pubblica. Quasi una settimana è un tempo decisamente lungo.

Pietro Parisi, il “Cuoco Contadino” che ama il cibo consapevolmente.

0

pietro parisiSpesso si dice che il web sia negativo, ma per Pietro Parisi giovane cuoco, formatosi con i “mostri sacri” della cucina internazionale, Alain Ducasse e Gualtiero Marchesi, e che ha svolto la propria professione all’interno di prestigiosi hotel in Francia, e Svizzera, il web ha aperto la strada verso l’Oman.
Infatti, Saleem Q. Al Zawawi, sceicco e presidente della Marina Bandar Al-Rowdha e Advisor del Ministry of Sports Affairs, ha visitato casualmente il sito di Parisi, alla ricerca di eccellenze gastronomiche italiane. Rimanendone colpito, lo ha contattato per chiedergli di cucinare in Oman la sera del suo compleanno. Successivamente, dato l’esito positivo, gli ha proposto di trasferirsi in Oman, ma non avendo risposta positiva, hanno trovato accordo per essere presente negli Emirati Arabi per brevi periodi, così da formare i locali.

Il lavoro è andato bene, e su richiesta di Parisi, lo sceicco, imparentato con la famiglia reale, ha deciso di aprire tre ristoranti, in cui i protagonisti saranno i prodotti campani, la cultura italiana e solo successivamente il guadagno. “I tre ristorantisi chiamano O Sole Mio, nell’hotel Radisson Blu di Muscat, Trattoria, che a breve aprirà nel centro della città – afferma Parisi – e ad aprile, sarà inaugurato il Rossini nel complesso the Cave, tra i più lussuosi dell’Oman. Tutti i locali hanno una filosofia comune: portare l’autentica cucina italiana in Oman e i prodotti campani”.

piatto parisiInfatti, Parisi, ama immensamente la propria terra, la Campania, e ha un sogno: rivalutare la Terra dei Fuochi, tristemente conosciuta solo per negatività. Dopo aver viaggiato in giro per il mondo, nel 2005 torna a casa, a Palma Campania, poco distante da Napoli, e lì apre un ristorante con ben 170 coperti.
Il nome che sceglie per la propria location non è casuale: “Era Ora”, con l’obiettivo di far conoscere i prodotti e la cucina del suo territorio, spesso tralasciato dai gourmet.

I piatti proposti sono locali e composti da prodotti ed ingredienti poveri e di stagione, tutti “a km zero” e forniti da produttori locali che hanno sposato l’idea di Parisi.

parisi2E’ lo stesso Parisi a selezionare i prodotti di stagione, per incentivare non solo l’utilizzo corretto degli alimenti prodotti nel giusto periodo annuale, ma anche per incentivare l’economia locale e contadina.
Viene infatti definito il “Cuoco Contadino”, ed è suo desiderio far ritornare la cultura tradizionale anche nelle cucine, eliminando i grandi numeri proposti dalla gdo e dall’industria.
L’amore per la tradizione l’ha appreso da sua nonna Nannina, che lo ha iniziato alla cucina. Grazie al ricordo dei suoi consigli, e dell’utilizzo di prodotti locali come il pomodoro San Marzano, che era presente nelle gustose polpette di vitello cucinate da sua nonna, ha imparato anche a riutilizzare i prodotti di scarto, dandogli nuova vita.

pietro-parisi-lorto“Per educazione e scuola – afferma – sono contrario a qualsiasi spreco. Bucce, gambi e foglie contengono i sapori veri e possono essere utilizzati in molti modi.
Sono anche consapevole che il cibo può avere anche un lato negativo. Un tempo ero obeso e pesavo 130 kg. Ma se ami, in modo sbagliato rischi la vita, ed io amo il cibo, ma un tempo non con la consapevolezza di oggi. Ormai seguo un’alimentazione sana e consiglio a tutti la sua importanza. Certamente, per mettermi in forma ho dovuto effettuare un intervento di bendaggio gastrico”.

 

Giuliana Avila Di Stefano

Pomodoro: si terrà in Italia il Congresso Mondiale 2014. Cinquecento operatori da 5 continenti.

0

pomoArriva in Italia, dopo le precedenti tappe in Tunisia, Canada, Portogallo e Cina, l’undicesima edizione del Congresso Mondiale del Pomodoro, l’appuntamento mondiale rivolto alla filiera del pomodoro da industria che si terrà a Sirmione (Lago di Garda) dall’8 all’11 giugno 2014.

Attesa al congresso la partecipazione di cinquecento operatori provenienti da cinque continenti che avrà come tema centrale “Dalla terra alla tavola: un impegno comune per il futuro dei prodotti trasformati a base pomodoro”. Gli esperti interverranno sulle previsioni di produzione e consumo nelle diverse aree del mondo, sulla sostenibilità e sulla produttività della coltura del pomodoro da industria, disegnando le strategie future per la valorizzazione e la commercializzazione del prodotto.

amitomL’evento è organizzato da AMITOM – Assocition Méditerranéenne internationale de la Tomate, dal World Processing Tomato Council e da ISHS, la principale organizzazione mondiale di scienze ortofrutticole operante in cinquanta paesi.

fiere-di-parma-cibus-foodmagazineGiunto alla sua undicesima edizione, il Congresso è ospitato dall’ Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari (AIIPA) e Fedagri Confcooperative, col patrocinio dell’Organizzazione Interprofessionale Distretto del Pomodoro da Industria – Nord Italia e la cortese collaborazione di ANICAV – Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali.

La Segreteria Organizzativa dell’evento è stata affidata a Fiere di Parma, unico operatore fieristico italiano con un ‘know how’ specifico e riconosciuto a livello internazionale sia nel comparto agro-alimentare, attraverso Cibus, che nelle tecnologie per il food processing&packaging attraverso Cibus Tec-Food Pack (28-31 ottobre 2014) e che è sponsor tecnico del congresso.

pomodoriTra i temi portati al tavolo del confronto non solo tecnologia, sostenibilità e packaging, ma anche il ruolo della scienza ed il suo contributo per un uso efficiente di risorse produttive sempre più limitate. In programma, una serie di case histories che approfondiranno temi strategici per il settore in tutte le componenti della filiera (per visualizzare il programma completo: www.worldtomatocongress.com).Gli operatori presenti al Congresso potranno anche partecipare al “Post Congress Tour” che si terrà a Parma dall’11 al 13 giugno 2014 ed organizzato in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, con un articolato programma di visite tecniche a insediamenti produttivi ed istituti di ricerca che valorizzino le attività del territorio nella filiera.

Aspettando Vinitaly. “Sentiamolo strano”: vino, cipria, sesso sfrenato. Sommelier e critici si confessano.

0

veronelliIl primo fu, neanche a dirlo, Luigi Veronelli, gettando scompiglio per l’idea che il vino “non fosse solo vino” e per l’assoluta libertà di linguaggio che si può usare nel descriverlo. La stessa che fa dire un sentore di cipria o sesso sfrenato, di Coccoina e di gambo di ciclamino spezzato, di benzina o di canfora, ma anche di figurine Panini, porro cotto, fiore bulboso e carruba birmana, fino ad un vino che ricorda David Bowie.

Sono questi alcuni dei sentori più curiosi percepiti in un bicchiere di vino dai sommelier e critici più famosi d’Italia – da Luca Gardini a Luca Martini, da Adua Villa a Paolo Baracchino, da Eleonora Guerini (Gambero Rosso) a Gigi Brozzoni (Seminario Veronelli), da Fabio Giavedoni (Slow Wine) a Enzo Vizzari (L’Espresso), da Franco Ricci (Bibenda) a Luca Maroni (Annuario dei Migliori Vini Italiani) fino al wine communicator Ian D’Agata – e “confessati” a Vinitaly, la più importante rassegna internazionale dedicata a vino e distillati, in programma a Veronafiere dal 6 al 9 aprile (www.vinitaly.com).

OLYMPUS DIGITAL CAMERAPietra focaia, cuoio, punta di matita, sangue, pelliccia bagnata, peperone grigliato: il lessico della critica e della sommellerie enoica, tra sentori animali, legnosi, balsamici, chimici, eterei, floreali, fruttati, speziati, vegetali ed empireumatici – nella loro classificazione classica – è ricco di sfumature, a volte strane e divertenti, ma, c’è da dire, di impatto e capaci di accendere la curiosità. Anche se, dicono critici e sommelier, oggi sono le parole ed il linguaggio più semplice e vicino agli amanti del buon bere, quelli che preferiscono utilizzare.

Tuttavia, racconta Luca Gardini, il sentore più curioso avvertito dal sommelier Campione del mondo nel 2010, è la cipria, in una degustazione di vecchie annate di Barolo: «In una vecchia annata di Barolo di Serralunga – spiega – ho sentito questa nota polverosa e leggermente aromatica che mi ha ricordato la cipria».

baracchinoQualche volta avverte «il profumo di sesso sfrenato», confessa Paolo Baracchino, libero appassionato degustatore e assaggiatore del Grand Jury Européen: «L’ho sentito in uno Champagne, un Pinot Meunier in purezza. Altre volte ho sentito la colla Vinavil, spessissimo sento la Coccoina, un insieme di latte di cocco e di mandorla, altre volte ancora, il gambo di ciclamino spezzato, al naso, che rende l’idea di un’acidità spiccata».

Tra i sentori in assoluto più curiosi, le figurine Panini in un vino campano, ricorda Eleonora Guerini, curatrice della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso: «Un odore molto particolare, non la colla generica, è proprio l’odore delle figurine Panini, qualcosa che ha a che fare con la colla, ma in quel modo unico».

brozzonivinosesso«Una delle cose peggiori che ho sentito è un odore di porro cotto, di minestrone – dice Gigi Brozzoni, alla guida del Seminario Permanente Luigi Veronelli – in un vino rosso, non giovanissimo, ma neanche troppo vecchio da giustificarlo. Piacevoli, invece, gli aromi di iris, di giacinto, di fiori bulbosi, molto dolci e carezzevoli. Ma una delle cose amo di più nei vini, è quando sento un po’ di tabacco o di cuoio: mi sento a casa, tranquillo, rassicurato».

D’altra parte, se un vino ha un difetto, i suoi aromi possono essere davvero sgradevoli.

luca-martini-348«Ma la cosa che ti sorprende di più – sostiene Luca Martini, sommelier Ais-Associazione italiana sommelier, miglior sommelier al mondo in carica per la “World Wide Sommelier Association” – sono i sentori di pregio che si ritrovano nella vita quotidiana, come l’idrocarburo in un Riesling, mi affascina molto, un sentore quasi di petrolio, di benzina, che identifica la territorialità».

Ci sono poi impressioni che ti fanno andare indietro con la memoria, «come quel sentore che ho percepito una volta in un Verdicchio» racconta Fabio Giavedoni, curatore della guida Slow Wine: «Mi ricordava l’odore che sentivo da ragazzino tra i giocatori di una squadra di calcio in cui militava mio zio, un odore fortissimo che mi piaceva tantissimo e non ho mai capito che cosa fosse. L’ho sentito in questo vino, e poi ho capito che era odore di canfora, utilizzando un prodotto per scaldare i muscoli».

vizzariE se per il direttore delle Guide de L’Espresso Enzo Vizzari è «il perfido sapore di troppi vini cosiddetti naturali», Franco Ricci, alla guida di Bibenda e della nuova Fondazione Italiana Sommelier, ricorda quella volta che ha sentito un fortissimo sentore di eucalipto, poi ha girato la testa ed il vigneto era accanto proprio ad un enorme bosco di eucalipto: «Questo episodio – spiega – mi ha fatto riflettere su quanto la terra influisca nel sentore dell’uva, sul territorio che è la vera ricchezza del nostro patrimonio vitivinicolo».

Con il vino, del resto, ci vuole un approccio serio, ma senza farlo diventare noioso: un sentore strano e veramente tipico, percepito dal wine communicator Ian D’Agata (curatore di Vinitaly International Academy, iniziativa educativa rivolta agli operatori del settore all’estero) in un vino bianco di Puglia è una nota intensissima di curry: «Sembrava di aver mangiato un piatto speziato, sembrava pollo al curry».

Luca_Maroni_21Il sentore «più pazzesco», avvertito da Luca Maroni, critico e autore dell’Annuario dei migliori Vini Italiani, è il richiamo all’ananas in un vino bianco italiano, l’Idem 1998 di Feudi di San Gregorio: «Scrissi proprio: siamo su un altro pianeta, il pianeta del frutto ananasso. Perché in quel momento era un vino anni luce davanti agli altri».

«Sono sempre andata contro la filosofia dei sentori che mettono in imbarazzo e allontano le persone che ti stanno seguendo – dice la regina delle sommelier e volto noto del piccolo schermo Adua Villa –; ci possono essere, ma sono veramente per grandi intenditori. Una volta ho sentito un collega parlare di sentore di carruba birmana: mi sono permessa di prendere il telefono. Però – confessa –, sono strana da un altro punto di vista perché mi piace giocare molto sui sillogismi tra musica e vino: David Bowie, eclettico, trasformista, e la sua musica mi fanno ricordare certi vini eclettici, che si trasformano nel bicchiere».

 

Cielo e Terra: a Vinitaly 2014 si brinda alla solidarietà.

0

ben rye “Fare il bene e farlo bene” è questo il claim che identifica la filosofia del marchio EKUÒ, di Murialdo World onlus, con cui è stato prodotto il primo vino “biosolidale”, biologico che genera istituzionalmente risorse economiche per la solidarietà. Partner del progetto è la cantina veneta Cielo e Terra, produttrice di questi vini e sostenitrice dell’iniziativa.

Al Vinitaly 2014 la cantina presenterà al pubblico e agli operatori i vini bio di questa gamma. Si tratta di uno chardonnay e di un merlot, vini ottenuti da uve biologiche certificate, vini speciali che permettono di sostenere l’associazione Murialdo World onlus dei Giuseppini del Murialdo che si battono ogni giorno per offrire in Italia e all’estero un futuro di dignità e legalità a migliaia di giovani abbandonati o emarginati.

“Con il progetto EKUÒ ci siamo fatti carico di realizzare un nuovo modello di imprenditoria sociale” – afferma il Direttore Marketing Pierpaolo Cielo – “Siamo convinti dell’importanza di promuovere progetti umanitari che associano alla solidarietà un ‘modus operandi’ imprenditoriale in grado di generare auto sostentamento economico e sviluppo sociale. In poche parole preferiamo dove è possibile insegnare a pescare piuttosto che donare pesci”.

cieloIl progetto EKUÒ non si limita a rendere visibile l’azienda Cielo e Terra mostrando il suo logo in etichetta o nel materiale promozionale, ma ha come obiettivo un disegno più ampio, intimamente legato alla produzione vitivinicola, di risonanza etica e che permette di sviluppare una sensibilità mettendo al servizio di chi ha bisogno i successi finora raggiunti. L’azienda Cielo e Terra, sostenendo operazioni di “marketing sociale”, si distingue in termini di aumento della propria reputazione promuovendo un modello di economia alternativa e sostenibile.

I vini bio EKUÒ fanno parte di un progetto più ampio che prevede sviluppi da semplice marchio a una vera e propria impresa giuridicamente autonoma, un’azienda il cui unico fine è creare sviluppo sociale attraverso la gestione diretta e indiretta di attività commerciali quali botteghe, cinema, bar, ristoranti e agenzie viaggi.

Vinitaly-2014A Vinitaly 2014, al fine di presentare agli operatori e al pubblico il progetto nella sua interezza, saranno presenti i ragazzi della Ekuò Ristorazione e Catering che proporranno menu realizzati anche con prodotti biosolidali ed equosolidali in abbinamento ai vini stessi del progetto prodotti dall’azienda veneta.

Impegno sociale ed eco-sostenibilità sono i valori fondanti su cui poggia la filosofia produttiva dell’azienda vitivinicola Cielo e Terra – Gruppo Cantine Colli Berici, che da diversi anni è impegnata nella produzione di vini che rispettino l’uomo e l’ambiente.
Da sottolineare anche la collaborazione di Cielo e Terra iniziata 5 anni fa con ENGIM internazionale, o.n.g. italiana coordinata da Murialdo World onlus, che con il Progetto Blu ha permesso la costruzione di 31 pozzi d’acqua in Sierra Leone che stanno erogando più di 30 milioni di litri d’acqua potabile all’anno, garantendo così una maggiore qualità della vita in quelle zone.

Carmelo Dalfino, Kantharòs e Culinary Team: e una medaglia vinta per caso.

0

dalfino7Carmelo Dalfino, come si scopre la passione per la cucina? Lei a che età ha tenuto in mano il primo mestolo?

La mia passione per la cucina nasce sin da piccolo tra le mura domestiche e  dalla curiosità verso i profumi ed i sapori intensi del rione palermitano ,cui era impossibile resistere . Avevo appena 9 anni ,quando ancora la scuola dell’obbligo si poteva chiamare non obbligo pur avendo   un’ eta molto piccola , quando ho varcato le porte del primo panificio mettendo letteralmente le mani in pasta.””  Da allora il mio amore per la cucina è andato in continua ascesa passando per vari e diversificati settori culinari fino ad approdare in un piccolo albergo nel circondario di Palermo,dove il primo mestolo piuttosto che tenerlo in mano,mi è stato con affetto dato sulle ginocchia quasi come se fosse stato il mio battesimo alla cucina.

dalfino1Ci parli di qualche suo collega: uno da cui ha imparato una cosa fondamentale ed un altro a cui ha insegnato qualcosa.

Uno dei piu grandi maestri è stato senza dubbio Il Maesto Commendatore Chef Francescopaolo Cascino, da cui ho imparato due cose fondamentali :umilta e professionalità nel rispetto deiivari ruoli e delle gerarchie all’interno e all’esterno della cucina.

dalfino2Uno cui con orgoglio ho invece insegnato qualcosa è mio figlio Salvatore Dalfino,  cui oltre ad aver tramandato i valori fondamentali dell’unione familiare e del rispetto verso il prossimo, ho nell’ambito culinario,insegnato quanto e importante: saper coniugare l’accurata selezione delle materie prime alla salvagurdia del territorio e delle splendide risorse che il nostro meraviglioso paese ci offre.

dalfino4Nel suo vocabolario, e nella sua professione, conta di più la parola “ amicizia” o la parola “ competizione”?

Per me le due parole possono essere in un certo qual modo  complementari  perchè ho la fortuna di avere molti amici che condividono la mia stessa passione .tuttavia dietro ai fornelli è senz’altro la competizione a fare di un cuoco un vero e proprio un Maestro Chef.

Il piatto di cui è particolarmente orgoglioso è….

Credo di non avere un unico piatto preferito,in quanto ciò la tradizione della mia terra mi offre è mi porta ad amare indistintamente tutte quelle ricette antiche e genuinamente semplici che frutto dell’incontro di materie prime povere  e ricche nel contempo,cui cerco nel mio piccolo di dare un valore aggiunto,li dove è possibile.

dalfino8Un primo piatto goloso o un dolce ricco e soffice? Cosa sceglie per sé lo chef Dalfino?

Un dolce ricco e soffice senza dubbio ,perchè in esso posso  dare pieno e libero sfogo al mio estro ed alla mia creativita.

Lei è grande interprete del Finger Food, che le ha guadagnato anche una medaglia d’argento: ci racconti di questa esperienza.

 

1234142_242750062574108_2139197891_nPer me l’ottenimento di quella medaglia è stato inaspettato,in quanto, il mettermi a confronto con altre persone in quella manifestazione è nato per caso. Trovandomi li per accompagnare alcuni ragazzi ho poi d’istinto deciso di mettermi in gioco  addentrandomi in una realtà per me nuova ma che da allora a avuto altri seguiti quali ad esempio essere entrato a far parte del Culinary Team di Palermo dove con altri professionisti ho avuto la possibilità di avere altre soddisfazione.

La cucina mediatica: quanto influisce l’esposizione mediatica nella costruzione di una carriera?

Tanto e niente ,può aver tanto perchè è senza dubbio un canale attraverso cui puoi ottenere maggiore visibilità, ma dall’altro lato può valer nulla perchè  il cuoco si esprime dietro i fornelli ove si muove nel costante tentativo di appagare anche palati piu esigenti.

1797030_10201934209622948_314032886_nKantharos: una parola greca che ritroviamo anche nel dialetto siciliano: “u cantaru”. Cosa significa per lei questa parola?

Kàntharos per me rappresenta un contenitore di tutte le mie esperienze ,da cui nasce l’idea di dare nome ad una scuola di formazione “ateneo del gusto” ove, con l’obiettivo di condividere tali esperienze e tali conoscenze nascono e crescono nuovi talenti italiani non dimenticando le origini del territorio d’appartenenza.

dalfino6Il suo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto, imparare ancora quanto più mi è possibile grazie all’opportunita offertami da un piccolo, piccolo quanto a dimensioni ma grande quanto a potenzialità, ristorante sito a Salemi (Trapani)  Le botteghe del Sindaco di riuscire a coniugare l’ingresso ai grandi livelli unendo al mio principale scopo di dare conoscenza professionale alla generazione futura.

Alessandra Verzera

Le sfince di San Giuseppe, un dolce tipico per la Festa del Papà

0

sfince02Tipico al punto da inondare, letteralmente, le vetrine di ogni pasticceria; le sfinge di San Giuseppe sono un dolce fastoso, pieno e corposo, caratteristico nel palermitano e conosciuto, se non rivisitato, in tutta la Sicilia. Terra in cui non è festa, se non v’è dolce che ne decori la tradizione, la Sicilia si lascia gustare – per la festa dedicata a tutti i papà – attraverso queste frittelle, soffici e gonfie, vuote dentro, tanto da rassomigliare a spugne, farcite di ricotta e sormontate dalla stessa mentre ciliegine e canditi ne abbelliscono i contorni.
Un dolce talmente radicato nella memoria del capoluogo siculo, la sfincia di San Giuseppe affonda le sue radici nella storia antica, tanto da essere citata, quella odierna è l’evoluzione di un dolce ben più arcaico, nella Bibbia e nel Corano.
sfince01-1Dobbiamo la sua attuale fattura ai pasticceri palermitani che, prendendo in consegna questo dolce dagli arabi, hanno lasciato che si evolvesse divenendo più barocco e meno scontato; di certo, la sfincia di San Giuseppe, la versione farcita anche all’interno, è impegnativa – sicuramente sfama anche gli appetiti più vigorosi – un po’ come la cassata o un cannolo che non badi a spese, ma così come i dolci citati al suo fianco, la sfincia va ad incastrarsi perfettamente in quel quadro che raffigura la pasticceria siciliana come tra le più elaborate, curate e gradevoli al mondo.
E troviamo la sfincia anche tra gli alimenti presentati, ormai in una tradizione che tende a svanire, sugli altari innalzati al Santo. Altari eretti per santificare Giuseppe, protettore dei bisognosi, notoriamente da famiglie abbienti per sfamare i vicini meno fortunati, in segno di devozione; tavole in cui capeggiano le più variegate forme di pane, pasta con le sarde e sarde a beccafico, ortaggi di stagione e dolci, tra cui per l’appunto la sfincia di ricotta farcita.

sfince03Ingredienti:
250 ml di Acqua
250 g di Farina 00
70 g di Strutto
250 g di Uova (circa 5)
un pizzico di Sale
800 g di Ricotta di pecora
250 g di Zucchero
60 g di gocce di Cioccolato
Ciliegine candite
Cioccolato fondente in scaglie
1 L (circa) di Olio di semi

sfince02Procedimento:
Per prima cosa preparate la crema di ricotta in modo che abbia il tempo di riposare e insaporirsi (meglio se preparata il giorno prima): trasferite la ricotta, ben scolata dal suo siero, in una terrina e aggiungete lo zucchero quindi mescolate con i rebbi di una forchetta fino ad ottenere una crema ben amalgamata. Aggiungete le gocce di cioccolato, mescolate e trasferite la crema così condita in frigorifero, coprendo adeguatamente la terrina, in attesa di preparare le vostre sfince.
La preparazione dell’impasto per le sfince è in tutto analoga alla preparazione della pasta choux: versate in un tegame l’acqua con un pizzico di sale e lo strutto e portate sul fuoco, attendete prima che lo strutto si sciolga e poi che il l’acqua inizi a bollire; a questo punto versate in tegame la farina (precedentemente setacciata) tutta in una volta, mescolate energicamente fino a far “rapprendere” l’impasto: deve diventare talmente compatto da essere difficile da lavorare. Ottenuto il vostro impasto compatto (tenderà a prendere forma di palla), spegnete il fuoco e trasferite il tutto in una ciotola e lasciate intiepidire. A questo punto aggiungete le uova, una per volta, mescolando bene per far assorbire ogni uovo all’impasto prima di aggiungere il successivo.
Otterrete un impasto lisco, omogeneo e morbido, ma ancora corposo.
sfince04Versate l’olio per frittura in una pentola stretta e dai bordi alti (in modo da poter friggere le sfince “per immersione”), lasciate riscaldare l’olio quindi friggete l’impasto a cucchiaiate: basterà una sola cucchiaiata abbondante di impasto perché le sfince gonfiano molto, arrivando a raddoppiare (e più) il loro volume.
Per una perfetta cottura la temperatura dell’olio va dai 160 ai 170°C, non più caldo, così da garantirvi una cottura uniforme e non troppo veloce (circa 15-20 minuti a sfincia); le sfince devono cuocere su ogni lato, per girarle, date di tanto in tanto dei colpi secchi affondando le sfince nell’olio bollente, questo permetterà loro di gonfiarsi meglio, incamerando più facilmente aria.
Le sfince devono divenire simili a “spugne” (da cui il nome), gonfie e morbide, vuote all’interno. Ponete tutte le sfince ottenute su carta assorbente dove, scolato l’eccesso d’olio, dovranno raffreddare.
Da fredde, farcite con crema di ricotta e decorate (sulla sommità) con un velo di crema di ricotta, ciliegine candite e scaglie di cioccolato fondente o, a piacere, con scorze d’arancia candita e granella di pistacchi.

Tiziana Nicoletti

Quel “fior di pane” che germoglia alle cascine di Tavola: tra grani antichi e sapori ritrovati

0

L'agronomo Andrea Gori durante l'incontro alla Circoscrizione EstContinua il tour attraverso le circoscrizioni cittadine del progetto “L’arte della panificazione. Condividere una passione”, ciclo di seminari dedicati al pane organizzato e promosso dall’Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Prato in collaborazione con le cinque circoscrizioni cittadine e rivolto alla cittadinanza. Ieri sera si è tenuto l’incontro alla Circoscrizione Est e il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 20 marzo nella Circoscrizione Ovest presso il Circolo Renzo Degl’Innocenti di Galciana. Ancora una “ghiotta” occasione per scoprire i segreti del pane e per conoscere meglio il progetto voluto dall’Amministrazione Comunale “La memoria dei semi”, ovvero la coltivazione di grani di varietà antica su dieci ettari nel Podere delle Polline alle Cascine di Tavola. Il progetto, realizzato grazie alla concessione in custodia gratuita delle sementi da parte dell’Associazione La Piazzoletta, ha lo scopo di valorizzare questa produzione e di sottolineare l’importanza di disporre di una risorsa come questa in una territorio in cui il pane rappresenta una eccellenza gastronomica ma anche un pezzo di storia della città stessa. Inoltre, la varietà di grano scelta per la semina al Podere delle Polline ha anche un altro pregio: la varietà Iervicella – questo il nome del grano coltivato a Prato – ha tra le sue caratteristiche quella di avere un fusto della spiga molto alto e una paglia ottima da impiegare nella produzione di cappelli di paglia fiorentina. Raddoppiando in questo modo le opportunità di creare posti di lavoro.

Ma che cos’è nel dettaglio il progetto “La memoria dei semi”, di cui l’Amministrazione Comunale è grande sostenitrice? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Gori, l’agronomo che sta seguendo passo per passo il progetto in essere alla Cascine di Tavola e che nell’incontro di ieri sera ha fatto il punto sullo stato di avanzamento dei lavori,

L’Amministrazione Comunale crede molto in questo progetto, ci può spiegare perché è così importante?

L’Amministrazione Comunale di Prato si è rivelata particolarmente attenta all’ecosostenibilità della produzione agricola del territorio e alla genuinità dei prodotti da essa derivati. Il progetto “La memoria dei semi” – nato nel luglio del 2012 dall’Associazione La Piazzoletta – rappresenta il modo migliore per valorizzare questi principi, mettendo al centro la coltivazione di grani antichi nell’ottica di sviluppo di un sistema territoriale di filiera corta. Il Comune di Prato, accogliendo l’idea progettuale de La Piazzoletta – che ha messo a disposizione gratuitamente i semi ma anche tutto il suo bagaglio di conoscenze sul tema – ha fin da subito mostrato sensibilità e apprezzamento per questa coltivazione, basata su materie prime derivanti da agricoltura a basso impatto, in cui vengono utilizzate tecniche antiche e non invasive nel rispetto dell’ambiente quali rotazioni cereali-legumi-cereali e tecniche della falsa semina, per diminuire l’impatto delle infestanti sulle colture in oggetto. Su questi presupposti, il Comune di Prato ha abbracciato con entusiasmo gli sforzi fatti per il recupero di antiche varietà di frumento e per la conservazione del genoma di questi preziosissimi grani e si è proposto come capofila per portare avanti la sperimentazione nei terreni del Podere delle Polline, all’interno del Parco Delle Cascine di Tavola, dove i semi vengono allevati e moltiplicati in purezza, senza l’uso di concimi e diserbanti.

A che punto è il progetto?

Il Podere delle Polline alle Cascine di Tavola coltivato a grani antichi di varietà IervicellaLa prima mietitura si è già avuta nell’estate 2013 e quello in corso è il secondo anno di semina. Al momento il grano seminato a novembre è nella fase di accestimento che anticipa la levata. Naturalmente nessun fertilizzante e diserbante è stato utilizzato, in quanto vietato nella maniera più totale dal disciplinare.

Qual’è il valore aggiunto che l’utilizzo di questi grani per la panificazione può avere per i cittadini e per la loro salute?

Studi scientifici anche riconducibili alla Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, hanno dimostrato che il consumo di cereali integrali e quindi anche di grani antichi, ha effetti positivi sull’organismo perché aiuta a ridurre l’incidenza di malattie croniche come il diabete, patologie cardiovascolari o cancro in parte grazie al loro contenuto fitochimico peculiare. I grani antichi poi, hanno anche una ulteriore virtù da sottolineare: per il loro basso contenuto di glutine rappresentano una opportunità per i soggetti sensibili a questa sostanza. Quando le farine integrali e di grano antico vengono inoltre impiegate per la produzione di prodotti da forno, alcune proprietà nutrizionali possono essere ulteriormente potenziate con lievitazione naturale mediante impasti acidi, costituiti dalla associazione di determinati ceppi di lieviti e batteri lattici appositamente selezionati.