Occhio alle mozzarelle blu prodotte con latte estero: la Coldiretti chiede subito l’etichetta d’origine

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Cosa portiamo sulle nostre tavole? E cosa mangiamo? Ci risiamo. Sembrava che il fenomeno si fosse placato ai casi registrati tra il 2010 e il 2011, ed invece… Sulle tavole degli italiani ritorna l’incubo della “mozzarella blu”. Nel giro di appena 48 ore si sono registrati due analoghi casi: uno a Roma e il secondo a Torrice, piccolo paese di poco meno di 5mila abitanti in provincia di Frosinone, sempre nel Lazio. (A.Fi.)

Dalle prime indagini è risultato finora che le mozzarelle non sono state prodotte e confezionate a Frosinone, bensì si pensa che siano di provenienza estera. Il questore di Roma, Giuseppe De Matteis, nel corso di una conferenza stampa è stato chiaro: “Portiamo avanti serrate indagini dopo le denunce che abbiamo ricevuto. Le mozzarelle oggetto di sequestro cautelativo, non risultano essere state né prodotte né confezionate in provincia di Frosinone, ma potrebbero provenire dall’estero. L’alterazione potrebbe essere riconducibile a varie cause”. Tuttavia la Polizia di Stato invita i consumatori a controllare bene sia la data di scadenza sia l’aspetto esteriore del formaggio e, in caso di sospetto, di contattare il 113.

Spetterà ora ai laboratori dell’Asl di Frosinone stabilire la natura delle pigmentazioni blu rinvenute nelle mozzarelle acquistate in una nota catena di distribuzione alimentare, si dovrà inoltre accertare la provenienza del prodotto, al momento gli investigatori della Polizia di Stato hanno tenuto a precisare che non si tratta di aziende del territorio, addirittura avrebbero matrice estera. Aspetto questo che è stato chiarito per evitare allarmismi e danni alle imprese casearie Ciociare che lavoro nel totale rispetto delle normative igieniche e sanitarie. Gli agricoltori chiedono un tavolo di crisi.

Sulla vicenda è intervenuta, attraverso una nota la Coldiretti: “Con la metà delle mozzarelle vendute in Italia che sono ottenute con latte o addirittura con cagliate industriali provenienti dall’estero bisogna fare immediatamente chiarezza per non danneggiare gli allevatori italiani impegnati nel garantire qualità e sicurezza. Chiediamo che venga immediatamente applicata la legge nazionale che obbliga a indicare in etichetta l’origine della materia prima utilizzata negli alimenti. Nella confezione delle mozzarelle – denuncia la Coldiretti – non è infatti obbligatorio indicare la provenienza del latte impiegato ed è facile che venga spacciato come nazionale quello importato”.

La mozzarella è il formaggio più acquistato in quantità ed è presente. Sulle tavole di quasi 6 italiani su 10 che in un anno ne consumano a casa ben 164 milioni di chili di mozzarelle acquistate nel 39 per cento dei casi nei supermercati, per il 26 per cento negli ipermercati, per il 14 per cento nei discount e per il 21 per cento nel dettaglio tradizionale o nelle superette, secondo analisi Coldiretti su dati Ismea.

Purtroppo la mozzarella è anche il formaggio più “taroccato” a livello nazionale e all’estero, per cui, come aggiunge ancora la nota di Coldiretti “l’importante intensificazione in atto dell’attività di controllo va accompagnata da misure strutturali come l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza che è diventata una priorità in Italia dove dalle frontiere arrivano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, semilavorati, cagliate e polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani”.

OCCHIO AI CIBI ADULTERATI O DI CATTIVA PRODUZIONE

Non solo le mozzarelle “color Puffo”, ma anche altri alimenti sono finiti nel corso di questi anni sotto la lente d’ingrandimento delle autorità sanitarie e dopo i sequestri portati a termine dai carabinieri del Nas. Ricco il “corollario” di segnalazioni di cibi “colorati” e finti sul banco degli imputati nel corso del 2010/2011.

BIANCO INGANNEVOLE. Anche una mozzarella bianchissima potrebbe essere taroccata. Il color bianco candido può infatti essere effetto dell’utilizzo del gesso, come è stato scoperto in alcuni casi grazie ai sequestri effettuati dai carabinieri dei Nas.

LA BRESAOLA FOSFORESCENTE.Breasaola taroccata stata scoperta da una signora di Cortenova, in provincia di Lecco, che l’aveva appena acquistata in un discount della città. La confezione era ben sigillata e la scadenza lontana. Tutto regolare, a parte il colore fosforescente della carne.

LA FONTINA TURCHESE. A Termoli è stata rinvenuta invece una partita di fontina alterata. Il formaggio, anch’esse di color turchese è stato acquistato in supermercati della città.

LA RICOTTA ROSSA. Tinta più originale per una ricotta comprata a Olbia. Gli esami hanno rilevato l’esistenza di cariche elevate di lieviti «cromogeni», capaci cioè di produrre il pigmento rosso, e la presenza del Bacillus cereus, un microrganismo potenzialmente patogeno per l’uomo se in alte concentrazioni. Di solito la presenza di questi lieviti non rappresenta un pericolo per la salute dei consumatori, hanno sottolineato gli esperti, ma un certo rischio potrebbe esistere per i soggetti con un forte deficit immunitario.

L’OLIO DI SEMI TINTO DI VERDE. L’olio extravergine e tra i prodotti maggiormente a rischio di adulterazione. Diversi sono stati i sequestri di olio adulterato da parte dei Nas: si trattava di comune olio di semi colorato di verde con clorofilla e spacciato per olio d’oliva extravergine.

Antonio Fiasconaro

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