La Sicilia del vino e l’orizzonte del suo naso

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Una caduta verticale, della metà. Per la precisione, del 49,1%. È il dimezzamento del numero delle aziende del vino, in Sicilia, nell’ultimo decennio. Stando ai primi dati del “Censimento Agricoltura 2011” dell’Istat, nell’Isola le case vinicole passano da 79.603, tante erano nel 2000, a 40.611 quante l’Istituto di ricerca ne ha contate nel 2010 (U.Gi.)

 

Nel decennio, calano pure gli ettari a vite, di quasi il 10%: erano 121.796 nel 2000, scivolano a 110.699 nel 2010 (-9,5%). Il fenomeno riguarda un po’ tutta l’Italia fatta eccezione per alcune aree del Nord e del Nord-Est (Trentino e Friuli soprattutto. Ma all’Isola cosa porta il trend? Indubbiamente, le cifre raccontano delle trasformazioni epocali che la Sicilia del vino ha vissuto a partire dagli anni Ottanta e nel decennio che abbiamo alle spalle, specialmente. E segnalano la crescente sensibilità di produttori per un verso, consumatori per un altro, in direzione della qualità. Che non sempre va a braccetto con amorfe quantità. Sarà un bene, se questa spinta proseguirà di pari passo con la minore frammentazione delle imprese, e anche puntando oltreconfine a dispetto del non facile clima dell’economia. Sarà un male se il colpo di scure registrato da vigneti e aziende si tradurrà in un ripiegamento su se stesso del settore che, nella non facile contingenza economica, smetterà di guardare aldilà della punta del suo naso, come ha tentato di fare in questi anni.

Umberto Ginestra

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