Il benessere oggi è bio

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arance bioI produttori agroalimentari di biologico hanno portato in questo trentennio la sensibilità che oggi si cerca di abbattere dopo l’epoca del consumismo sfrenato. Sono stati degli anticipatori, spesso derisi o guardati con scetticismo. La parola etica ha dato loro ragione: oggi si richiede rispetto per tutto, uomo, animali e ambiente (G.Av.) 

Ci sono stati tanti cambiamenti da quel lontano 1991 in cui l’Unione Europea istituiva la prima regolamentazione per le produzioni bio. Oggi i prodotti biologici hanno diversi canali di distribuzione dai negozi specializzati, alla vendita diretta presso le aziende agricole, finanche nella grande distribuzione. Ultimamente i nostri bambini presso le mense scolastiche mangiano pasti biologici e sono sempre più in aumento le ditte di ristorazione collettiva che stanno inserendo nelle loro preparazioni prodotti di questo mercato.

I prodotti biologici, essendo privi di pesticidi e dei veleni chimici tipici della classica agricoltura, sono molto più sani.  Però il consumatore deve essere certo che ciò che acquista e ingerisce sia realmente sano e autenticamente bio. Ogni azienda biologica prima di definirsi tale deve superare un iter di certificazione e di ispezione che garantisca la sua autenticità e chi si dichiara tale senza esserlo o, peggio ancora, falsifica i prodotti, subisce delle pesanti sanzioni. Il consumatore può essere sicuro di acquistare prodotti bio quando vi è l’Euro Foglia, simbolo che rappresenta il vero biologico certificato.

Oggi vi è molta scelta di prodotti bio, sia in ambito agricolo sia animale. Infatti questi ultimi vengono allevati e nutriti a loro volta in libertà, vale a dire in pascoli all’aperto in cui i terreni non sono trattati chimicamente, il che garantisce una bistecca sana e biologica sulle nostre tavole. Come ci dice la dottoressa Teresa Rizzo (a destra nella foto), farmacista che ha abbandonato il banco per dedicarsi ad un agriturismo in cui si produce biologico, «mangiare sano è la prima medicina per vivere bene e ciò lo sosteneva già Ippocrate, primo medico della storia. L’agricoltura naturale – continua – ci consente di non avvelenare il nostro organismo con sostanze dannose, come i concimi minerali o chimici».

Teresa Rizzo è stata anticipatrice di ciò che oggi è quasi diventata moda. La sua azienda sita a San Francesco di Paola, nella Valle d’Agrò, è un opificio di limoncello, mandarinetto e bergamotti, tutti prodotti biologicamente. Inoltre da molti anni partecipa ai mercatini della filiera corta, in cui spesso fa assaggiare i suoi Nerello Mascalese e Insolia. Tutti i cibi che si gustano presso la sua azienda sono preparati con materie prime di eccellenza, come l’olio prodotto dall’azienda biodinamica nissena di Cataldo Riggi. Qui nulla viene buttato e tutto si trasforma essendo un’azienda biodinamica. Infatti non si ara ogni anno come succede normalmente e l’erba tagliata marcendo crea bioalimenti.

Teresa Rizzo sorridendo dice «che il biologico è l’attenzione verso la natura, le risorse naturali ed il loro uso sostenibile. È una tendenza in atto della società più evoluta e della politica dei governi, soprattutto occidentali, che spesso vedono nell’uso sconsiderato delle risorse naturali un pericolo per il progresso e per l’organizzazione sociale; è un problema di non poco conto legato al costo delle materie prime dei beni di prima necessità. Pertanto bisogna investire nelle energie alternative. Da ex farmacista penso che anche i medicinali biologici, vale a dire medicine create per agire su un unico soggetto predisposto ad un particolare attività del farmaco, sono ottime. La cosiddetta medicina personalizzata può divenire nuova frontiera della ricerca farmaceutica».

Ciò che dell’incontro colpisce è la sua certezza nell’affermare che oggi è fondamentale educare le nuove generazioni al mangiare e vivere sano. Il ritorno al rapporto diretto fra consumatore e produttore, che consente la tracciabilità e naturalezza del prodotto, può riportarci anche la ricchezza del rapporto umano che l’epoca del consumismo sta rischiando di distruggere.

Giuliana Avila

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