Editoriale. Tripadvisor e quelle strane recensioni

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lercioCi risiamo. A cadenza quasi regolare si torna a parlare di Tripadvisor, il controverso sito di recensioni protette dalla riservatezza e dall’anonimato in cui chiunque può creare un account usando un nome di fantasia e sparare a zero, ovvero magnificare, ristoranti, locali, alberghi e strutture ricettive di ogni genere. Il sito ha un suo regolamento ed un codice di norme comportamentali al quale invita l’utenza a conformarsi. Tuttavia le falle non sono infrequenti. Anzi.  Ma prima di parlare di fatti, vediamo di individuare qualche segnale che aiuti a smascherare le recensioni false, in un senso o nell’altro. E’ ovvio e persino superfluo specificare che molte recensioni negative possono essere frutto della concorrenza, dell’invidia professionale ed anche a volte personale, e che possono essere alimentate da motivi di risentimento tra i più disparati. Parallelamente le recensioni eccessivamente positive, ma di solito anche piuttosto brevi, possono essere “regalate” alle varie strutture da amici e parenti, se non addirittura dagli stessi titolari e dipendenti. Questa è una condotta che Tripadvisor – almeno sulla carta – scoraggia e stigmatizza.  Una recensione quasi sempre originale è corredata di foto relative ai piatti descritti; meglio ancora se tra le foto compare anche lo scontrino, ricevuta fiscale, fattura. Normalmente è rilasciata da recensori di categoria superiore, dunque con decine se non centinaia di recensioni approvate all’attivo. Molto difficilmente un recensore che abbia rilasciato una sola review è autentico: si tratta spesso di account falsi creati ad hoc per andare a danneggiare, o far scendere di graduatoria nel ranking generale relativo alle singole località, una struttura “pericolosa” ai fini della concorrenza.trip Su Tripadvisor di questi “mono recensori” ve ne sono veramente tanti. Il lettore che sappia discernere, dopo qualche giorno di pratica, riconosce immediatamente le recensioni false, proprio in virtù delle caratteristiche sin qui esposte. Allo stesso modo riconosce quella autentica, perchè doviziosa, precisa, puntuale e corredata di immagini fotografiche incontrovertibili. Meglio ancora quando l’account del recensore è legato ad un profilo ” social”: in questo caso di specie infatti il recensore cessa di essere anonimo, per sua libera scelta. aleverMalgrado indicazioni, regolamenti e varie norme , Tripadvisor rimane comunque un immenso calderone. Un mare magnum di informazioni entro le quali si sviluppano aberrazioni di cui abbiamo letto e sentito: improvvisatori che si spacciano per ispettori di Tripadvisor  – che in realtà non esistono –  e che vendono a sprovveduti esercenti pacchetti di recensioni positive per sè stessi o, in alternativa o persino in combinazione, anche pacchetti di recensioni negative da affibbiare a concorrenti scomodi. L’avvedutezza e la correttezza di qualcuno di questi esercenti ha consentito, nel tempo, di smascherare i “venditori di voti” e di conoscerne nomi e volti mediante articoli di stampa.  Va detto che di queste condotte truffaldine Tripadvisor non ha alcuna responsabilità, sia chiaro. Ma le stranezze, le incongruenze e le polemiche non sono mai del tutto sedate.  La cronaca di questi giorni in effetti propone una stranezza in contrasto con il regolamento del sito: un locale chiuso dall’ottobre del 2014 continua a ricevere recensioni. Si, perchè – tra le altre gabole – una volta che si iscrive la propria struttura al sito non è più possibile annullare l’iscrizione. In caso di chiusura dell’attività tra l’altro non basta una semplice richiesta di cancellazione: bisogna inviare tutta la documentazione relativa all’effettiva chiusura, compresa copia della comunicazione di cessata attività inviata al comune di appartenenza. Naturalmente tutto ciò è aberrante, laddove la stessa oculatezza non viene adoperata nella validazione degli iscritti nè tantomeno delle recensioni che essi rilasciano. Tornando al locale in questione, come è possibile che arrivino recensioni ad un anno e due mesi abbondanti dalla chiusura laddove il regolamento di Tripadvisor non consente recensioni che siano più vecchie di un anno dal momento della visita al locale che si intende recensire? Certamente i recensori ritardatari sono in buona fede, dato che le recensioni sono positive e che ormai a nulla gioverebbe che fossero false, atteso il fatto che il ristorante ha chiuso. Insomma, la questione ruota attorno ad un buon locale della riviere romagnola, Il Lurido – ristorante di pesce che ha svolto la propria attività in una frazione di Rimini. La notizia, che nasconde aspetti per alcuni versi ilari, appare su RiminiToday ieri a firma di Tommaso Torri.  Ma ruota soprattutto intorno alla scarsa attendibilità del gigante telematico quotato in borsa e facente parte di un gruppo di colossi mondiali legati al mondo della ricettività e della ristorazione.  Una macchina da guerra da svariati milioni di dollari che però presenta molte falle, maglie troppo larghe, e che troppo spesso costituisce una spina nel fianco di troppi esercenti. Il collega Torri ha anche sentito l’opinione del presidente della Fipe di Rimini,  Gaetano Callà. Vi propongo il link all’articolo di RiminiToday che trovate qui http://www.riminitoday.it/cronaca/rimini-ristorante-lurido-chiuso-da-mesi-ristorante-continua-ad-avere-ottime-recensioni-su-tripadvisor.html

Si tratta ovviamente di “peccato veniale” e di nulla che possa configurare in alcun modo alcuna ipotesi di reato, come invece in passato accaduto con la vendita illecita delle recensioni, nè dar luogo a richieste di risarcimenti dei danni, come avvenuto in passato in paesi diversi dall’ Italia con sentenze esemplari ai danni del colosso . Si tratta però di un segnale – piccolo ma significativo – di una certa inaffidabilità di fondo di un sito mondiale che pretende di essere una guida.  Per giunta attendibile. Non ci resta che attendere gli sviluppi di questa ulteriore, bizzarra questione :  e chissà se questi riflettori non servano a riaccendersi proprio in favore della riapertura di un locale che è sicuramente un peccato perdere.

Alessandra Verzera

 

L’immagine di copertina è di riminitoday.it

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