Editoriale . Sagre e fiere: la differenza c’è, ma non si vede.

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Il pungolo sulle Sagre di paese si ripropone periodicamente, specie quando si decide di frequentarne qualcuna per capire ben presto che di tutto si tratta tranne che di una sagra. Non starò ad entrare nel dettaglio minuzioso di quale sagra abbia convinto più di quale altra, ma un fatto è certo. Nell’enorme macchina mangiasoldi di queste organizzazioni finiscono fondi pubblici. A volte spesi bene, ma anche no.

 

 

Ho deciso di inviare un redattore alla celebratissima ed oltremodo pompata Sagra del Pistacchio di Bronte, che ha chiuso i battenti la scorsa domenica. Il mio giornale nasce a Palermo, ma ha la pretesa – bene affidata a mani e ad intelletti capaci – di espandersi sul territorio nazionale. Come spesso accade però mi sono accorta che guardavamo all’ Italia perdendo però fatalmente un po’ di vista il resto della Sicilia.
La Sagra del Pistacchio di Bronte mi era sembrata una bella occasione per entrare in contatto con “quella” parte dell’isola.
Il pistacchio del resto è l’unico vero prodotto che nessun’altra regione d’Italia produce: un assoluto prodotto di eccellenza, una nicchia invidiabile ed invidiata. Peccato però che la Sagra ad esso dedicata sia un colabrodo attraverso i cui fori si disperdono fondi che il Comune di Bronte eroga per tenere alta l’attenzione su questo prodotto DOP.
Leggo e riporto integralmente dal sito ufficiale del comune di Bronte, refusi compresi :

LA SAGRA DEL PISTACCHIO : Tra le manifestazioni organizzate dall’Amministrazione Comunale a Bronte, la Sagra del Pistacchio la pi popolare. Si svolge in alcune piazze e vie del Centro Storico (quartiere Annunziata e Corso Umberto), dove vengono realizzate alcune ambientazioni tipiche dell’antica civilt contadina (arti e mestieri vengono riproposti grazie ad oggetti dell’epoca).Nel corso della Sagra si possono assaggiare e naturalmente acquistare i prodotti ottenuti con la lavorazione del pistacchio e i frutti stessi. La Sagra l’occasione per fare conoscere il raffinato frutto, con degustazioni di prodotti che vanno dalla salsiccia alla pasta al pistacchio, dal dolce al gelato, oltre ai numerosi altri prelibati piatti. L’Oro Verde produce una ricchezza di circa 18 milioni di euro e costituisce l’1% della produzione mondiale.”

Una consistente parte delle informazioni contenute nella nota comunale risulta però non vera.
Una Sagra pressocchè deserta – per carità, la meteorologia ha in effetti remato contro – in cui nulla veniva offerto in degustazione ma tutto poteva essere acquistato, a scatola chiusa. Non c’era ombra nè di dolci, nè di salsicce, nè di primi piatti. Un misero angolo di un buon torrone è stata l’unica cosa edibile che sia passata al giudizio delle papille della mia redattrice. Null’altro.
Però non mancavano i cannoli di Piana degli Albanesi: peccato che con il Pistacchio di Bronte non abbiano nulla a che spartire dato che, per tradizione, sui cannoli di Piana non viene cosparsa la granella di pistacchio come invece è in uso in altre località.
Senza voler girare troppo il coltello nella piaga, mi chiedo però una cosa: perchè parlare di “Sagre” quando si tratta di “Fiere”? Perchè attribuire una Sagra ad una precisa specificità, se invece si tratta di una Fiera omnicomprensiva dove si acquista di tutto ma non si degusta niente?

“Sagra”, nella definizione semantica, significa proprio questo : “Festa profana legata soprattutto alla celebrazione di prodotti della terra”. Della terra dunque. E dei prodotti: di tutti o di uno solo? Questo lo vedremo più avanti ma – in ogni caso – una parabola non è certamente frutto della terra, nè lo è un materasso.

Di belle Sagre, degne di tale nome, ne ho viste tante: ho visto gente ridere e mangiare, passando da uno stand ad un altro. E non soltanto ne ho viste nel resto d’Italia, ma anche in Sicilia. Ho visitato Sagre in cui ho poi acquistato prodotti eccellenti, proprio perchè li avevo assaggiati rimanendone colpita. Ho visto Sagre la cui organizzazione a 360 gradi ben supportava e ben giustificava l’esborso, prima, e l’impiego poi di risorse pubbliche.
Ora, il problema rimane sempre e solo quello: e cioè decidere, una buona volta, di chiamare le cose con il loro nome.
Si perchè a Bronte una Sagra “seriamente” dedicata al suo pistacchio dovrebbe fungere da cassa di risonanza ed attrarre una moltitudine di gente: dagli autoctoni, ai turisti e persino ai buyers internazionali – come del resto fa quella della Cioccolata di Modica. Dovrebbe dare lustro e risalto ai produttori, e dovrebbe riempire strutture alberghiere e strade. Invece, personalmente, non mi sobbarcherò mai due ore e cocci di strada per andare a comprare un sacchetto di pistacchi ( a 40.00 euro al chilo, non una quisquilia) che posso trovare sotto casa al supermercato.
Che il pistacchio in quella sagra ci fosse e che fosse quello di Bronte non c’è dubbio: ma perchè faticare tanto se lo si può reperire ovunque?
E perchè andarlo a comprare in una sagra a prezzi da tagliaborse?

A tal proposito riporto quanto è visibile a tutti in un sito web dedicato al frutto verde, all’url www.bronteisieme.it e al link http://www.bronteinsieme.it/4ec/pist_5ricette.html : “Ora finalmente produttori e consumatori potranno essere un pò più tutelati: potranno vedere il pistacchio di Bronte identificato e protetto con il simbolo comunitario della DOP negli imballaggi o nelle etichette contro gli abusi e le continue contraffazioni del passato (per intenderci, il pistacchio importato troppo spesso spacciato per «Pistacchio di Bronte» o mischiato con il prodotto originale).
E qualcosa comincia a cambiare se le attuali quotazioni del prodotto riportate dai giornali (settembre 2010) distinguono ora fra Pistacchio puro brontese (sgusciato 21,00/22,00 euro al kg, con guscio o tignosella 8,00/8,50) e pistacchio estero (sgusciato 11,00/12,00 euro al kg).”

Cosa cosa? Da due a tre volte il normale prezzo di mercato?

Ora, delle due l’una: o alle Sagre si vuole fregare chi decide di acquistare, o il sito web mente: e non credo che lo faccia, dato che vanta milioni di pagine lette da moltissimi lettori e che è ben sponsorizzato anche da aziende del settore e patrocinato dalla Provincia Regionale di Catania. Se quel sito fosse poco attendibile non avrebbe il traffico che invece dichiara di avere.
Come non ho motivo di dubitare del resoconto della mia redattrice che a supporto delle sue affermazioni mi ha mostrato le foto. Questo è quanto mi ha riferito : ” Hanno tentato di venderci un materasso in lattice con tanto di aspirapolvere in regalo. C’erano coltelli e scavini per decorare frutta e verdura, c’erano pentole in terracotta e pentole ordinarie. C’era uno stand di Cannoli di Piana degli Albanesi. C’era un magnifico cioccolato fatto ad Enna con pistacchi di Pietraperzia (non Bronte!), poi i classici oggettini (ninnoli vari, ciondolini, giocattolini) del genere ” tutto a 1 euro “. Poi gli stand di salumi, avevano anche salumi NON al pistacchio (ad esempio vendevano del pecorino alle noci, o i pomodorini pachino secchi o prosciutti crudi o ancora pancetta e formaggi al peperoncino); gli stand di Ficodì, avevano liquori vari, al ficodindia appunto e anche al pistacchio, ma non monotematici sull’unico gusto che doveva regnare sovrano. Poi ancora c’erano stand di caramelle, di frutta secca altra (non pistacchi) come i cannellini (i confettini alla cannella), ed anche frutta fresca e fichi d’India.E c’era persino uno stand di Sky ed uno della Vodafone“.

Accolgo il suo stupore facendolo mio.
Che senso ha, dunque, una sagra che non promuove niente ma che si limita a pretendere di vendere ciò che tutti vendono già?
Ma soprattutto: che senso ha una sagra in cui vengono offerti e proposti prodotti che non hanno alcuna attinenza e nessuna appartenenza a quel dato territorio?
Insomma, perchè spendere soldi nella realizzazione di “sagre-non-sagre” se magari, a voler ben guardare, a Bronte si farebbe meglio a ristrutturare una scuola, o a ripristinare vecchi marciapiedi o a costruire un nuovo asilo nido?
Non escludo di poter chiedere lumi all’amministrazione comunale, dato che magari mi manca qualche dato fondamentale e mi sfugge il target di destinazione di questa sagra – che sicuramente invece è stato ben mirato ed individuato – ma se qualcuno dalle stanze dei bottoni volesse già da adesso fornirmi qualche sintetica delucidazione in merito gliene saremmo tutti molto grati. Noi intanto ci godiamo il resoconto di quanto di bello questa edizione della Sagra del Pistacchio ha avuto da offrire.

 

Alessandra Verzera

 

Abbiamo ricevuto dal sig. A.M. ( lettera firmata) la seguente mail che riportiamo integralmente :

Buonasera sono un cittadino brontese volevo solo dirle che quella recensione pressochè sarcastica sulla sagra di Bronte poteva anche evitarsela, se lo compri al supermercato il pistacchio che viene dalla Turchia io produco pistacchi e ci sono enormi lavori da fare e oltretutto il tempo non è stato dei migliori e quest’anno il raccolto non è andato bene per questo il prezzo sale. Lei che ne pensa? Inoltre non è vero che non c’erano stand dove vendevano salsiccie al pistacchio e dolci al pistacchio non so dove sia andata questo redattore. C’era tutto un reparto di gastronomia dove facevano panini di tutto e di più al pistacchio. Sul fatto degli stand anche qui non le do ragione non erano tutti tematici è vero.. ma cosa dovevamo fare? tutti gli stand uguali? che vendevano le stesse identiche cose??. Oramai è normale che vengono venduti anche prodotti di altro genere in una manifestazione del genere, in quanto porta gente. Anche sul fatto della confusione, non le dò per nulla ragione sabato la sagra era pienissima malgrado il tempo, gli altri anni anzi è stata ancora più popolata con strade bloccate per l’enorme traffico. Cmq ognuno è libero di dire ciò che vuole, e di pensarla come vuole, libertà di opinione ma dire che non esistevano stand con prodotti al pistacchio che non facevano assaggiare i prodotti non è assolutamente vero mettevano a disposizione dei cucchiaini e facevano assaggiare il prodotto ovviamente non possono fare assaggiare il pesto, cmq dica alla sua redattrice la prossima volta di cercarsi una persona del posto chissà dove ha girato.
Cordiali Saluti

Buonasera.
Innanzitutto ritengo doverosa una premessa: non è lei a dovermi dire cosa posso, o potrei, evitare di pubblicare, dato che – sino a prova contraria – pubblico ciò che voglio assumendomene le responsabilità in prima persona.
Ciò detto, andiamo oltre.
Non le dirò che forse non mi sono spiegata, perchè sono certa di averlo fatto: le dirò pertanto che lei non ha capito quello che ho scritto e che, dunque, lei ha letto. Ho detto infatti che tutti “vendevano” di tutto, e che degustazioni (gratuite, come è nello spirito delle sagre) ce n’erano pochissime: se si fosse preso la pena di leggere l’articolo subito sotto al mio, proprio a firma della redattrice inviata a Bronte, si sarebbe tolto ogni dubbio. Il fatto che lei sia brontese non la rende in automatico depositario della verità assoluta, caro amico.
La questione è diversa da come lei la pone, o da come ha voluto interpretarla. Non avrei nulla da obiettare se quella appena trascorsa fosse stata denominata “La Fiera di Bronte”: in una fiera chiunque porta e vende ciò che ha. Ma se la si chiama “Sagra del pistacchio di Bronte”  ci si dovrebbe trovare SOLO il pistacchio di Bronte: in tutte le sue forme ed in tutti i suoi impieghi, ma solo il pistacchio. Ed anche su questo ritenevo di essere stata molto chiara.
Provi ad andare alla Sagra del Tartufo di Alba, e mi dica poi se avrà trovato in vendita materassi e pentolame vario. Glielo dico io. No: non ne troverà traccia, e lei lo sa meglio di me.
Mi spiace darle ancora un’ulteriore delusione, ma la redattrice si accompagnava proprio a gente del posto – peraltro gentilissima – con la quale ha relizzato altri servizi: sempre che lei voglia prendersi ancora una volta la pena di leggere.
In ultimo mi preme dire che un cattivo raccolto non giustifica in nessun caso la vendita di un prodotto al triplo del suo normale prezzo di vendita: nel mio caso, glielo confermo, compro quello al supermercato, a marchio DOP. Laddove un giorno dovessi desiderare quello Turco comprerei anche quello; ma le assicuro che la mia città è piena di pistacchio di Bronte. O vuole dirmi che lo producete per mangiarlo tra concittadini?
In quanto alle scarsissime degustazioni ancora una volta dovrò darle un dispiacere: credo molto di più alla parola e al resoconto della mia redattrice. Se non altro perchè la collega,quantomeno, la conosco. In quanto a lei è certamente libero di dissentire: non è però altrettanto libero di diffamarmi dandomi della bugiarda.
Cordialmente

Alessandra Verzera

Direttore Responsabile
(Foto sotto: la città di Bronte in occasione della Sagra del Pistacchio, sabato 8 ottobre 2011)

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