Editoriale. Cenare fuori al tempo del Covid

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Cari amici, il mio giornale ritorna dopo una pausa necessaria ad un riassetto interno ed anche ad un discreto lifting: il che mi ha “costretta” a non occuparmi, se non con qualche breve post sui social, della terribile vicenda Covid19. Non che mi sia dispiaciuto non trattare la questione, ma è adesso doveroso riprenderne le fila. Ovviamente esistono i complottisti, la fantascienza, le ipotesi più fantasiose, quelle più funeste, i servizi segreti, i negazionisti,  gli altri, quei “loro” che non si sa chi siano, gli “esorcisti” di qualsiasi evento nefasto e tutto il resto; compresa una folta compagine di incivili che intende opporsi alle imposizioni imponendo a propria volta le sue “anti regole” e le sue personalissime convinzioni. Il che essenzialmente è una contraddizione in termini. Esistono i difensori della Costituzione, che però ne saltano capitoli e paragrafi a tutto andare, e i paladini delle democrazie e delle libertà: che però non riconoscono la libertà dell’individuo di proteggersi, e lo sbeffeggiano in modo anche irritante a volte. Esiste quindi un caleidoscopio di persone e teorie, di fatti e di tesi, di scienziati e contro scienziati, di chi dice A e  di chi dice Z nel volgere di un paio di  programmi televisivi, spesso anche concomitanti.  Esistono di certo decine di migliaia di decessi. Siccome però non sono un medico non entrerò nel merito di chi sia morto, di come sia morto ed a causa di cosa sia morto. Poi ci sono loro, i ristoratori. I pizzaioli, i baristi, i titolari di attività commerciali del settore Food & Wine, seguiti a ruota dagli albergatori a varie stelle e di varie strutture. Ci sono loro, contro i quali sembrano essersi scatenate tutte le piaghe d’ Egitto. I primi a chiudere e gli ultimi a riaprire, solo poco prima dei cinema e dei teatri, dopo la fine del lockdown, ed anche gli unici ad essere sottoposti a misure di prevenzione e contenimento draconiane che hanno imposto, oltretutto, ingenti esborsi di denari: plexiglass, riduzione drastica del numero di tavoli – e quindi di coperti, ergo di incassi – igienizzanti a tutto andare, sanificazione periodica di tutti gli impianti di aspirazione e di condizionamento dell’aria.

Guardia perenne fuori dai bagni, da sanificare ad ogni uso, mascherine, guanti, menù digitali, termoscanner. Una serie infinita di regole. Gente, quella della ristorazione, che durante i mesi di lockdown ha continuato a pagare affitti, utenze, dipendenti, fornitori, e che ha in parte dovuto anche buttare via quelle forniture per le quali ha continuato a pagare pur senza incassare. Il tutto è avvenuto dall’oggi al domani: e il ” si salvi chi può” ha investito tutti. I ristoratori, con i frigoriferi pieni di merce deperibile, hanno pagato un prezzo immediato, e cioè il doversi disfare del fresco, in un modo o nell’altro. Pochi, ben pochi, hanno ricevuto sostegno economico statale, in ogni caso largamente insufficiente. Pochi, ben pochi, hanno ricevuto la cassa integrazione.

Chi, grazie ad una tassazione massacrante, lavorava in nero, si è trovato sull’orlo del precipizio, talvolta scegliendo di saltare giù. Molti, purtroppo, non ce l’hanno fatta: le nuove attività, chi stava ancora avviando, costruendo, pagando rate, chi aveva da poco investito sul proprio futuro. Per loro, nella totale indifferenza istituzionale, la claire è calata come un sipario scuro, un paramento funebre.

Chi se ne frega… dopotutto potranno fare altro, deve aver pensato qualche grande economista o qualche altrettanto grande pensatore politico. Qualcuno si è anche tolto la vita. Beh, beh..chi si toglie la vita aveva già comunque in animo di farlo a prescindere,deve aver pensato qualcuno di quelli che milita nelle fila dei “minimizzatori” o, peggio ancora, di quelli che calcolano il “danno collaterale” di qualsiasi genere di evento: gli statistici, razza alquanto misteriosa e subdola. Grande solidarietà parolaia è giunta a valanghe da parte dell’ “affezionata clientela”, salvo poi a vederla insorgere quando – subito dopo la riapertura – sul menu si sono notati piccoli arrotondamenti, esigue maggiorazioni.  No! A quel punto l’affezionato parolaio non ci sta e si incazza, e dice – più o meno – cose del tipo ” ma mica è colpa mia il virus”, o anche ” e però neanche io ho guadagnato in questi mesi”, più spesso ” non è che possono pensare di rifarsi gravando sui clienti che tornano”. E quindi il ristoratore cosa fa? Marcia indietro. Ritorna ad abbassare i prezzi. Poi però succede che, quasi seguendo una forma di protesta muta, viene fuori una realtà parallela. Quella degli anti divieti. E i locali diventano qualcosa di simile ad una consorteria ed i clienti, scelgono in base alla loro personalissima idea sulla pandemia. E quindi, i complottisti, i negazionisti, i fantascienziati andranno nei locali che hanno deciso di abdicare ad ogni forma di dovere e di prevenzione lasciando che si formino assembramenti, non indossando presidi di sicurezza, riavvicinando i tavoli e le persone, toccando e smanacciando qualsiasi cosa, abbracciando e stringendo la mano. In questi locali non sarà difficile trovare i teorici del mondo che non c’è, o anche i terrapiattisti, o i cultori dei “the others” . Gli altri, quelli che esercitano il libero arbitrio di proteggersi e che hanno l’assurda pretesa di proteggere anche gli altri, andranno altrove. Non si sa dove vadano i servizi segreti, che d’altra parte se si sapesse non sarebbero poi tanto segreti: e quindi ci sta, è la quadra del tutto.Ora, a parte qualche debole abbrivio di ironia, state sbagliando grossolanamente. Tutti. Tutti tranne quei pochi, davvero abili e davvero pochi, che riescono ad osservare le regole senza che siano invasive, senza che il cliente si senta di dover passare sotto le forche caudine ogni volta che varca la soglia di un ristorante. Io, personalmente, mi accerto rispetto a come venga trattata nei locali la questione Covid: se mi accorgo  di un’eccessiva disinvoltura, molto semplicemente, vado via. Ne faccio una questione di rispetto soprattutto nei confronti degli altri.Apericena. Analisi di un neologismo | l'opinione dello scrittore | L'espresso food&wineEd invece assisto a scene di follia, che però riguardano per lo più la cosiddetta movida: centinaia e centinai di persone schiamazzanti, sbevazzanti, e tutte più o meno con la tosse o che starnutiscono. Ma certo, il motivo è chiaro: l’aria condizionata, in casa, in ufficio o persino in auto, determinano raffreddori vari. Mica tutti hanno il Covid: la maggior parte ha semplicemente un raffreddore stagionale. Ma…esistono gli asintomatici, i grandi diffusori: quelli che se starnutiscono perchè hanno preso un colpo d’aria nelle more ti infettano mezzo locale.
Torino, nuove regole per la movida ritrovata - La Stampa - Ultime notizie di cronaca e news dall'Italia e dal mondoOra, in effetti trovo strano che mi venga puntata una pistola alla fronte che si chiama scanner ogni volta che vado a cena fuori, ma accetto di buon grado che ciò venga fatto. Ma il fatto che si abbia una temperatura normale non implica che si butti via la mascherina o che il personale, che pure spesso la indossa, se l’abbassi per parlare al cliente. Capite bene che è una emerita sciocchezza. Una tribù che balla e si diverte | Gli spassi della movida palermitana - Live SiciliaIl vero problema è che, come tutte le cose inaspettate e sconosciute, questo maledetto virus ha creato tanta confusione, corroborata anche dalle palesi discrepanze tra uno scienziato ed un altro: tutti più o meno impegnati ad essere i primi a dare notizie, di qualunque segno esse fossero, pesando molto poco la forza dell’impatto che le loro rivelazioni avrebbero avuto sul pubblico, sulla massa; che è una cosa assai diversa rispetto alla comunità scientifica. E così si è determinata questa sorta di autogestione, di protocolli individuali e soggettivi, per cui le cose sono due: o decidi serenamente di andare altrove o inizi a mandare controlli a tappeto.Io sono una di quelle che se ne va, ma gli altri cosa fanno? Cosa farete quando, pare già da mentre scrivo, ricominceranno a fioccare le sanzioni e le chiusure che, in qualche caso,ci sono state anche prima dell’ulteriore stretta imposta in questi giorni dal governo? Succederà che si riavvolgerà il nastro di questo annus horribilis e che si tornerà indietro di mesi, ripercorrendo poi tutto pari pari, e quindi proteste, chiusure, debiti e – purtroppo – forse altre perdite di vite umane.

Io, per quanto nelle mie possibilità – intendo dare spazio e visibilità da queste pagine a quei ristoratori virtuosi che hanno capito che il sentire altrui vale almeno quanto il loro, e che le opinioni di ognuno sono meritevoli di rispetto tanto quanto le loro. Che se sbaglia la scienza a maggior ragione sbaglia chi scienziato non è e che le limitazioni delle libertà spesso servono a non limitare e a non accorciare le aspettative di vita. Darò voce e spazio quindi a chi ha tentato di adeguarsi nel miglior modo possibile, a salvaguardia di sè stesso, del proprio personale e della propria clientela. Darò spazio e voce ha chi ha sempre detto ” megghiu diri chi sacciu chi diri chi sapìa”, come ci insegnano i vecchi aforismi della nostra meravigliosa lingua madre.

Pertanto, chi desiderasse una pagina, un’intervista, uno “speaker’s corner” sul mio giornale non dovrà fare altro che contattarmi.

Alessandra Verzera

mailto: alessandra.verzera@sceltedigusto.it

 

 

 

Nota bene: le foto dei ristoranti in questo articolo sono di archivio o tratte dal web – pre Covid –  e non rispecchiano in alcun modo la situazione attuale. Sono ritenute libere da vincoli di copyright ma le rimuoveremo immediatamente a semplice richiesta dei legittimi proprietari.

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