A Fera Bio: ogni terza domenica del mese il mercatino equobiolocale e scorci di mondo

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passeggiataCome un carciofo, inizi a togliere le foglie più esterne, dure, scavi verso una scarna sobrietà e verso un cuore e trovi gusto, emozione, sensazioni sepolte sotto una coltre di residui. Così il cuore di una città, quando la volontà è quella di riviverlo dopo averlo a lungo ignorato, è riscoprire ogni stilla di strade e palazzi abbandonati in cantucci di memoria (Ti.Ni.)

Lasciata la bella periferia, la sana periferia dove le abitazioni sembrano contenere tutto ciò che serve alla moderna consuetudine, spingendosi lungo il mare, oltrepassato il Piano dell’Ucciardone e percorsa via Crispi, mirando a sinistra verso l’attracco di navi che promettono crociere, si giunge alla Cala e innanzi a Porta Felice. Domenica mattina, il sole splende ed è facile lasciare l’auto al vigile silenzio del Palchetto dei Musici, all’attento scorrere della Passeggiata delle Cattive che sospirano su Palazzo Lanza Tomasi e Palazzo Butera. E ci si addentra lungo quel budello di vicoli dimenticati i restanti giorni della settimana, soffermandosi incerti su una delle svariate chiese, S. Maria della Pietà, ricca di quadri, affreschi e statue da far invidia a sale di musei illustri.

È strano come Palermo ruoti in senso inverso: i quartieri di periferia sono ambiti, ma il centro è abbandonato perlopiù. In genere è l’esatto opposto, in quasi tutte le città del globo, eppure la tendenza oggi sembra spingere il palermitano a comprendere quanto grave sarebbe perdere certi edifici ricchi di storia, belli dentro e fuori, carichi di stucchi e di ricordi.

Lasciata alle spalle Porta Felice e il Foro Italico dai prati ricchi di bambini e non di fiori, di famiglie sciolte al sole e ai passi spensierati, sulla destra si trova irto il Loggiato San Bartolomeo e davanti un corso, il Vittorio Emanuele, che conduce a Piazza Marina.

Al centro della Piazza, in pieno quartiere Kalsa, sorge Villa Garibaldi e intorno ai suoi cancelli, la domenica mattina, si adunano banchetti e venditori di baratto. Nasce la ricerca dell’antico, muore la diffidenza per l’usato: vecchi vasi, quadri in crosta, bambole dai capelli sporchi, mobili da spolverare, libri da rilegare, mangianastri da commemorare e dischi in vinile, macchine da scrivere, marmi, piastrelle estirpate a pavimenti ormai perduti, fontane mai cadute, ferri e legni del mestiere, il pitale, vecchie pagine di giornale, gioielli e piatti da incollare, tazzine da caffè, vassoi su cui offrire il tè, panchine e carretti siciliani, pietre e conchiglie e un po’ di mare.

Piazza Marina la domenica si veste a festa, ma quali giri per ipermercati e spazi chiusi!? All’aria aperta si respira un modo nuovo di arredare e la spesa di cianfrusaglie preziose o inutili, divertenti, si può completare con uno sguardo alla fiera del mangiare. Presso Palazzo Chiaramonte Steri si svolge l’iniziativa denominata A Fera Bio, ogni terza domenica del mese dalle 9.30 alle 14.30.

Si tratta di un comitato costituito dalle associazioni GASualmente, AIAB-Sicilia, Siqillyàh, Riportiamo alla Luce e Associazione A Fera Bio, con la partecipazione dell’Università degli Studi di Palermo, dei G.A.S. e dei produttori locali. Una manifestazione che desidera puntare l’attenzione su quel modo nuovo di fare acquisti, economia, gruppo. Un modo intelligente per stimolare al consumo critico attraverso scelte responsabili, al cambiamento degli stili di vita nella volontà di preferire i prodotti del commercio equo, biologici, legati al territorio, stagionali, eco-compatibili, privi di diserbanti e concimi chimici.

Essere legati alla propria terra vuol dire coltivare le radici, una piante senza queste muore, così l’uomo trova la necessità di riappropriarsi della voglia di nutrirsi bene, di godere di scorci di mondo legati alla propria regione, alla città – dal centro alla periferia tutta – alla roba appartenuta ad altri ed ora definita antiquariato.

La miscellanea di questi due mondi, A fera Bio e il mercato dell’antico di Piazza Marina, sembrano trovarsi per gioco in un ballo a due che mostra armonie.

Tiziana Nicoletti

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