Home Generale “Se è come l’altra volta mi lecco pure il piatto…”

“Se è come l’altra volta mi lecco pure il piatto…”

picca-rett-2«Che ha Santacroce? La vedo con l’occhio leggermente spento» gli chiese la pm quando entrò in caserma.
«Lasciamo stare dottoressa, meglio che non le dica cosa sono stato capace di divorare poco fa, altro che occhio spento. Il ristoratore ha davvero visto cose che l’occhio umano non ha mai potuto vedere finora».
«Sono curiosa di vederle pure io ma ora non c’è tempo, abbiamo troppo lavoro da fare».
Quando i due compaesani giunsero in caserma, le camicie erano abbondantemente bagnate e le fronti grondavano sudore. Saru era il più affaticato dal momento che cominciava a fare i conti con il mastodontico pranzo e respirava a fatica anche il suo commensale.
«Ha caldo?» gli chiese la pm.
«Di sicuro non è fresco, ma ora c’è il pranzo che si è messo di traverso».
«Vuole dell’acqua?».
«Volentieri e se è possibile frizzante».
acqua«Porti dell’acqua fresca per cortesia» ordinò il colonnello.
«Se non sbaglio aveva ancora dei particolari da raccontarci sul luogo del delitto, di cosa si tratta?» gli chiese la pm mentre l’altro sorseggiava un bicchiere d’acqua volutamente gasata nel tentativo di favorire quella che si annunciava una difficile digestione.

Il cronista salentino Rosario (Saru) Santacroce è un buongustaio e nonostante la personale battaglia contro i chili di troppo a tavola ama non farsi mancare niente. Odia vederla desolatamente sgombra o minimale, incapace di dargli quella soddisfazione di alzarsi binchiatu (sazio). Ama la vita, l’altra metà del cielo e il cibo e per compensare entrate e uscite caloriche è costretto a correre. A chi gli chiede «corri per dimagrire?» risponde sempre «corro per poter mangiare». Memorabili gli scontri culinari con gli amici delle forze dell’ordine che sa tentare con le giuste proposte. Mangiare è un ottimo sistema per conoscere le persone, per abbassare le loro difese e per spingerle a parlare. Per farsi riferire particolari, indizi e chiavi di lettura che possono trasformarsi in scoop o approfondimenti. Esattamente come si può leggere nel giallo Tremiti di paura (tradotto in Murder in the Tremiti Isles), la prima avventura di Saru (lo trovate anche in Gioco mortale – delitto nel mondo della trasgressione e ne Il dio danzante – delitto nel Salento) nella quale segue le indagini sull’ennesimo femminicidio. La vittima è una facoltosa turista bolognese in vacanza con l’amante nelle Perle dell’Adriatico. Con l’amico e compaesano maresciallo, Giuseppe (Pippi) De Rocco, comandante della locale stazione, Saru si trova spesso attorno a un tavolo a solleticare l’esigente palato. Quel pomeriggio, prima di essere sentito a sit (sommarie informazioni testimoniali) dalla pm era stato al ristorante e si era cimentato con i pezzetti di cavallo. Ma prima di muovere le possenti mascelle, si era messo avanti con il lavoro.

«Lui che ha detto?» chiese il cronista.
«Chi?».
«Morgagni, dove era ieri sera?».
«Ha detto di essere stato fino a tardi in camera e poi di essere andato a mangiare in un ristorante sul molo di San Nicola» gli rispose il maresciallo.
«Da solo?».
«Da solo».
«Avete già verificato?».
«Ho mandato i miei a parlare con il ristoratore, a sentire il pescatore che l’ha portato sull’isola, a controllare la compatibilità degli orari. Se ha detto una cazzata lo fottiamo».
«Lei dov’era?».
«La sera precedente avevano litigato e quindi ieri non si sono affatto incrociati. Quando lui si è svegliato lei era già uscita, non si sono né visti né sentiti per tutto il giorno fino al tragico epilogo. Almeno così ci ha raccontato».
«Immagino che sia tutto da verificare ancora» proseguì Saru.
«Immagini bene. In realtà qualcosa che non quadra c’è…» aggiunse De Rocco attirando l’inevitabile curiosità di Saru.
«Cosa?».
«Morgagni ha detto che non si sono né visti né sentiti, però dal suo cellulare poco prima delle 22 è partita una telefonata alla vittima».
«Quindi?».
«Anche qui dobbiamo fare accertamenti».
«L’omicidio è successo un po’ più tardi» osservò Saru.
«Sì lo sappiamo ed è per questo che stiamo facendo le nostre verifiche. Vogliamo capire se l’ha chiamata per sapere dove stava e quindi l’ha raggiunta per ammazzarla o ha fatto quella telefonata per crearsi un alibi».
«Un’ultima domanda. Che lavoro fa Morgagni?».
«Se non ho capito male è un designer, lavora nel campo dell’arredamento».
«Come si erano conosciuti?».
«Non era l’ultima domanda?».
«Va be’, non stare a guardare il pelo adesso».
«Sono cose che noi non chiediamo, che importa come si sono conosciuti ai fini delle indagini?».
«Ho capito, magari ve lo siete detti per curiosità tra una cosa e l’altra» provò a insistere il cronista ben conoscendo la distanza che c’è alle volte tra investigatori e giornalisti.
«Davvero. Non posso rispondere a questo».
«Che hanno detto in albergo di Morgagni? Si sa qualcosa in più?».
«No, ci hanno solo confermato che li hanno sentiti litigare selvaggiamente la sera prima dell’omicidio. Direi che in mancanza di altro hai delle buone cose su cui scrivere per oggi».
«Non ti sta sfuggendo nulla? Sei sicuro?» insistette Saru che non sapeva cosa cercava ma lo trovava un ottimo sistema per mettere alla prova l’interlocutore.
«Lo giuro, se c’è qualcosa che sai e sulla quale vuoi conferme basta chiedere» ribadì De Rocco interrotto dall’intenso profumo dei piatti portati da Marcello.
«Ecco qui due mega porzioni di pezzetti piccanti e mezzo chilo di pane casereccio, se non vi basta fatemi un fischio. Buon appetito ragazzi» disse l’oste.
cavallo«Caspita che meraviglia. Vedere questi piatti è una gioia immensa per gli occhi prima che per la panza» osservò Saru che da amante della carne di cavallo al sugo gli sembrò di vivere una festa trovandosene quasi mezzo chilogrammo nel piatto.
«Se è come l’altra volta mi lecco pure il piatto» mormorò De Rocco.
«Mi sa che devi marescià perché è pure più buona oggi» gli anticipò lo chef.
«Com’è ca nun cunti chiui?» lo prese in giro De Rocco sentendolo stranamente silenzioso.
«Pi, è na meraviglia. Mara allu puntu giustu e tennara. Mancu mamma la face cusì» si limitò a dire il cronista inzuppando il pane nel sugo e accompagnando i pezzi di carne. Quando giunsero a metà porzione il piccante cominciò a far sentire i suoi effetti e i due, avendo le labbra infiammate, cominciarono a bere come cammelli. In quei momenti ad occupare i loro pensieri era solo il delizioso pasto che si stavano gustando neanche avessero di fronte la donna più bella del pianeta. Una sorta di droga che li aveva completamente estraniati dai tanti pensieri che stavano iniziando ad affollare le loro giornate.
«Minchia Pi. È mara però. Me sa ca crai facimu i cunti allu bagnu» .
«Hai propriu ragione. Tegnu e lacrime all’occhi tantu è piccante» .
Quando mandarono giù l’ultimo pezzo di carne i due leccesi avvertirono la sensazione di essere in rotta di collisione e cominciarono a vedere anche un po’ storto tanto erano pieni come mega panzerotti.
«Minchia che manciata Pi» disse Saru che non riusciva neanche più a camminare.
«Moi ci ulia na bella turmuta» gli fece eco De Rocco.
«Na turmuta no percé si no me ziccane l’incubi, ma stisu su na bella amaca sutta n’argulu te ulia però sì» .
«E invece imu scire faticamu. Facimu do passi cu cercamu deciarimu» .
«Do passi? Imu fare do tre giri te l’isula cu ne ripiiamu» concluse Saru.

( Continua )

Cesario Picca 

 

[1] «Com’è che adesso non parli più?»

[1] «È una meraviglia, piccante al punto giusto e tenera. Neppure mia mamma la fa così»

[1] «È piccante però. Mi sa che domani faremo i conti al bagno»

[1] «Hai proprio ragione. Ho le lacrime agli occhi tanto è piccante»

[1] «Cavolo che mangiata, Peppe»

[1] «Adesso ci vorrebbe una bella dormita»

[1] «Una dormita no altrimenti avremmo gli incubi. Ma steso sopra una bella amaca sotto un albero d’ulivo sì»

[1] «E invece dobbiamo andare a lavorare. Andiamo a fare due passi per cercare di digerire»

[1] «Due passi? Dobbiamo fare due o tre giri dell’isola per riprenderci»

Nessun commento

Rispondi