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Bye Bye Blues. Una stella che ne vale due.

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byeinsegnaEro stata al Bye Bye Blues nell’ormai lontano 2008 e, benchè già allora alcuni dettagli lasciassero presagire un ‘energica voglia di emergere, non ne ero rimasta particolarmente impressionata.  Era però un locale del quale a Palermo si iniziava a parlare con una certa e crescente insistenza, anche perchè era uno dei pochi con una donna al posto di comando ad avere ricevuto diversi riconoscimenti. Naturalmente il locale era molto diverso da quello che è oggi, non soltanto per la scelta dei piatti, ma anche per il decor. Due cose non sono cambiate di sicuro nell’arco di dieci anni, e cioè la professionalità del personale –  impeccabile oggi come allora – e la piccola pasticceria secca, in assoluto la cosa che dieci anni fa gradii di più e che anche in questa recente occasione ho gradito immensamente.

byemonitorMa la storia del Bye Bye Blues, che si trova a Mondello ma fuori dal brulicare di Valdesi e del borgo,  ormai è lunga quasi un trentennio, essendo nata in assoluta sordina nel 1991 da un sodalizio professionale tra la chef  Patrizia Di Benedetto ed il sommelier  Antonio Barraco: una scommessa azzardata che i due hanno vinto a mani basse, ma non senza sacrifici, realizzando non soltanto uno dei migliori ristoranti di Palermo e provincia, ma un legame affettivo  che li ha portati al matrimonio.

byeinterni1Sembra quasi la trama di un film a tema la storia di questo locale, portato avanti con assoluta determinazione ed anche contro ogni opinione pessimistica rispetto al successo inseguito. Ma Patrizia e Antonio hanno saputo “leggere” la realtà della ristorazione palermitana di quegli anni. Una ristorazione omologata, uguale a sè stessa, priva di voli pindarici e di spazi creativi, fatta di confortanti e classiche sicurezze. Erano i tempi in cui stelle in Sicilia si vedevano solo nel cielo, ma in cui nasceva la voglia di qualcosa di diverso. I palermitani volevano sperimentare, provare, diversificare. Questo hanno percepito i due del Bye Bye Blues. Una ventata di aria nuova ha dato modo a questa donna di esprimere un estro nuovo, diverso, improntato alla materia prima di alta qualità e – soprattutto – locale.

byestellaNel 2010 e dopo vari riconoscimenti e menzioni, arriva la prima stella Michelin.  Vent’anni di impegno culminati in un conferimento prestigioso che non costituirà tuttavia un punto di arrivo, bensì un ulteriore sprone verso nuovi traguardi. Ed immagino che non tarderanno neanche tanto ad arrivare.

byeantipastoNoi siamo in due, e ci accomodiamo nella sala in fondo al locale. Il nitore e la pulizia di ogni ambiente sono evidenti, così come la qualità dei tovagliato e la sobrietà della mise en place. Bicchieri splendenti e posate adagiate su piccoli stand completano un’ambientazione consona al livello del locale. Le scelte cromatiche degli arredi, tendenti ai toni scuri, creano un mood rilassante in contrasto con le tinte neutre dei tovagliati ed il bianco totale delle pareti, “riscaldate” da splendide foto in bianco e nero. Il tutto è accentuato da un’illuminazione perfetta. Tutto il locale è parquettato, e se un piccolo appunto posso muovere è che lo scalpiccìo del personale – quando non adopera calzature con suole di gomma – risulta un po’ fastidioso. Un’occhiata al menù ci orienta senza particolari difficoltà verso quelle che sarebbero state le nostre scelte. Ma i fuori menù catturano ancora di più il nostro interesse. Così, la scelta cade su un antipasto che è la fantasiosa rivisitazione di un cocktail di gamberi: gamberi scottati su crema di lattuga, salsa di ricci di mare con cialda croccante.

byestarterNell’attesa veniamo sorpresi dall’entreè  costituita da alcuni amuse bouche tra i quali spicca ( e colpisce) un micro panino con panelle e crocchè – della dimensione di una moneta da due euro o giù di lì . Un piccolo capolavoro. Ottimo anche il  polpo su salsa allo zenzero,  nostalgico e sentimentale lo sfincionello tenacemente abbarbicato alla più antica tradizione palermitana. byegrissiniArriva anche il pane ed un vassoio di grissini di mais. In degustazione anche un olio della ditta Barbera: il piacere di potere intingere il pane nell’olio è impagabile. Lo facciamo senza remore per scoprire una gamma di gusti gradevolissimi dall’eco retrò delle antiche merende di un tempo.

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L’attesa dello starter è abbastanza breve. E’ eccellente.  Ottime le consistenze e la gamma di gusti che si sprigiona in un crescendo organolettico di alta qualità e di pieno soddisfacimento. Il gusto complessivo è avvolgente e vellutato, ed è una vera delizia nel suo insieme. L’ho definito una rivisitazione del cocktail di gamberi perchè così mi è stato presentato dal personale, ma il suggerimento che posso fornire è di dimenticare totalmente il cocktail di gamberi a cui siamo stati abituati negli anni ’80: questa è avanguardia, che rinuncia alla nota acidula delle salse a base di maionese in favore di un blend fantasioso ed innovativo che non aggredisce mai le papille.

byecavatelliIl mio primo piatto rimane quello che mi ha subito colpita leggendo il menù: cavatelli in salsa di mare e schiuma di ricci.  Detto così sembra semplice, ordinario. Ma la delizia di questo primo piatto è persino difficile da tradurre in parole. Intanto sfatiamo un piccolo luogo comune: non è vero – o perlomeno non è sempre vero – che le porzioni di un ristorante stellato siano quasi degli assaggini. La mia porzione di cavatelli è di tutto rispetto, normale. La salsa è strepitosa, così come sorprendenti sono i riccioli di calamaro che costituiscono parte integrante della salsa di mare. Un piatto sorprendente, gradevolissimo, frutto di abbinamenti classici riproposti in chiave moderna.

Il mio commensale opta invece per il primo piatto fuori menù –  ravioli al nero – e me ne parla benissimo.

 

byebyetarteIl pane con l’olio, i grissini, l’entreè,  l’antipasto ed il primo non lasciano spazio al secondo piatto: anche perchè voglio assolutamente godere del dessert, dato che proprio per la sua pasticceria questo locale ha ricevuto uno dei suoi primi riconoscimenti già nel lontano 1997. E la buona notizia è che questa “fama” perdura invariata:  i dessert sono effettivamente eccellenti, segno di una continuità che costituisce un riferimento certo per la clientela e che diventa uno dei trade mark del locale. Ma prima ci attende il pre dessert: una mini apple tart su salsa alla vaniglia. Una pallina di squisitezza che predispone il palato al dessert vero e proprio e a ricevere  il gusto dolce.

byebrestIl Paris Brest con crema inglese alla vaniglia, fragoline e gelato di menta e zenzero del mio commensale è un premio per chiunque ami i dolci. Non legato in alcun modo alla tradizione siciliana, conferisce al locale  quel volo internazionale verso ricercatezze difficili da reperire e che, in questo caso, ci porta in Francia- patria indiscussa della grande patisserie –  ed alla felice invenzione di  Louis Durand che creò quel dolce per commemorare un evento sportivo, ovvero la corsa ciclistica da Parigi  a Brest. La sua forma circolare, a ciambella con il buco al centro, evoca infatti la ruota di una bicicletta.

byecrepeRimango in Francia anche io con uno dei grandi classici che abbiamo ormai felicemente adottato e fatto nostro : scelgo infatti la Crepe flambè, cremoso al limone, frutti di bosco e sorbetto di cioccolato bianco. Mi impensierisce il sorbetto al cioccolato bianco dato che, troppo spesso, ciò che è realizzato con questo ingrediente mi risulta stucchevole e finisce con il nausearmi. Ma ho intuito felici contrasti di note acidule ed agrumate che avrebbero ben bilanciato la consueta dolcezza del cioccolato bianco. In effetti il blend ha funzionato benissimo e secondo le aspettative. Una piccola nota riguarda la temperatura alla quale mi è stata servita la crepe: era fredda, laddove io l’avrei preferita tiepida, e neanche la flambatura – realizzata direttamente al tavolo – ha contribuito a renderla meno algida. Una questione di gusto personale che non detrae niente all’ottima realizzazione di un dessert dal sapore un po’ retrò ma sempre gradito.

byezuccheriLa cena si conclude con il caffè, insieme al quale consumiamo anche dei dolcetti secchi: di particolare interesse risultano dei tartufini che ci vengono gentilmente rimpiazzati una volta finiti. Sono davvero molto buoni. Insieme al caffè arriva anche un assortimento di 5 zuccheri, di cui uno – interessantissimo – alla liquirizia. Il costo della mia cena – che comprende gli antipasti, due primi piatti, due dessert, l’acqua, due calici di Riesling ed il caffè, è pari ad euro 115.00, che mi sembra ottimo sia in rapporto alla qualità – sia del cibo che del servizio – sia in rapporto ad altri locali anche di categoria inferiore.byemenù

In definitiva, il Bye Bye Blues è intanto un modello di tenacia e di costanza da parte di chi decide di fare ristorazione  (e di farla sul serio)  e che, a mio parere, verrà ben presto premiato con ulteriori riconoscimenti. E’ un locale accogliente, moderno ma non minimal, che esprime una cucina di alto livello giocata sul prodotto locale e di eccellente qualità. Il personale è cortese ma non ingessato, cordiale e molto attento senza mai essere ingerente.  E’ sicuramente adatto a cene romantiche e di lavoro, ma non a gruppi numerosi o a famiglie con bambini piccoli.  Per via di un corridoio piuttosto stretto potrebbe risultare di difficoltosa accessibilità a soggetti diversamente abili e con ridotta mobilità. Il rapporto qualità/prezzo è tra i migliori della categoria.

 

Alessandra Verzera

 

Scheda: 

Patron : Patrizia Di Benedetto, Antonio Barraco

Chef : Patrizia Di Benedetto

Coperti: > 60 (in) –  NA (out )

Range:  Alto

Categoria: Ristorante Gourmet

 

Ranking (*)

Location: 4

Cibo: 5

Carta Vini: 5

Presentazione: 4

Servizio: 5

Mise en place: 4

Atmosfera: 4

Allestimenti: 4.5

(*) Legenda :

1 = pessimo
          2 = scadente
          3 = sufficiente
         4 = ottimo
            5 = eccellente.

 

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