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Non soltanto una vetrina dedicata agli sposi, non soltanto un evento legato all’organizzazione del giorno più bello: Master Sposi 2019, di scena domani a Villa Afrodite a Bovalino (RC), si propone quest’anno di essere un appuntamento indimenticabile non soltanto per le giovani coppie di Bovalino ma anche per quelle dei comuni limitrofi. L’evento di domani, che avrà come special guest la Top Chef Cinzia Fumagalli, però prevede tantissimi momenti e tutti interessantissimi e, perchè no, divertenti. Oltre al Cooking Show di Cinzia Fumagalli – con inizio a partire dalle ore 16,00 – sono previsti infatti momenti musicali, l’esibizione di artisti di strada e persino uno spettacolo di giochi pirotecnici. Si andrà avanti fino a tarda sera con questa festa che per i bovalinesi rimarrà uno degli appuntamenti più glamour dell’anno in una bellissima cornice.

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, occhiali e spazio al chiuso

“Abbiamo voluto dare all’evento una marcia in più ” – dice  Pasqualino Canonico, direttore di Villa Afrodite – “abbiamo così pensato di regalare ai nostri concittadini una vera giornata di festa e di partecipazione fatta di tanti momenti diversi. I nostri ospiti potranno godere delle bellezze delle nostre strutture, della prestigiosa  presenza della Top Chef Cinzia Fumagalli, potranno assaggiare il menù finger proposto dalla chef ma anche – importantissimo – potranno interagire con noi per vincere il proprio matrimonio gratis mediante un piccolo gioco. Insomma, non per niente lo abbiamo chiamato “il talent dell’amore”. Ed  e’ bello vedere che l’impegno e gli sforzi di una proprietà vengano premiati dal consenso del pubblico.

E in struttura in queste ore c’è gran fermento, con Cinzia Fumagalli già alla linea a coordinare la cucina per questo appuntamento che ha già fatto registrare svariate decine di prenotazioni.

“La nostra speranza è quella di far conoscere le nostre locations ” – dice Celeste Primerano,  Responsabile Eventi – ” e a questo appuntamento teniamo tantissimo. Mettiamo  in campo professionalità, competenza ed amore per regalare ai futuri sposi il massimo: locations particolari, un vero paradiso in trentamila metri quadrati non solo dal punto di vista visivo ma anche gustativo”.

L'immagine può contenere: una o più persone, spazio al chiuso e cibo

“Tutto pronto” –   fa eco Cinzia Fumagalli – “ grande sinergia in cucina, materia prima di eccellenza ed un’organizzazione degna della categoria della struttura semplificano moltissimo il lavoro anche in previsione di grandi numeri. Ma poi, che pace si respira qui intorno… Un’aria fresca e buona in una località che meriterebbe maggior visibilità e, soprattutto, una migliore rete di collegamenti. Ma questo, purtroppo, è un problema che affligge una buona parte del meridione d’ Italia: luoghi di una bellezza insospettabile ma quasi irraggiungibili.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Ci tornerò volentieri ogni volta che mi sarà possibile anche affrontando qualche disagio” – continua Fumagalli – “ma auspico una maggiore attenzione da parte degli enti locali e delle amministrazioni rispetto al rilancio turistico della zona,magari in sinergia con altre bellissime località del sud. La Calabria è un luogo splendido, che dovremmo poterci godere senza troppi impedimenti di ordine pratico“.

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L’evento, in collaborazione con Tenuta Ledo – altra meravigliosa struttura di casa Primerano –  taglierà il nastro domani alle ore 16.00 e si protrarrà fino a tarda sera.

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Ecco il programma della giornata:

Ore 16.00: arrivo presso Villa Afrodite – Registrazione gratuita al desk e ritiro del Pass.

Visita a porte aperte nelle sale della struttura (  Smeralda, Afrodite e  Ares) e nel giardino.

Welcome drink, spettacolo barman freestyle, giocolieri e musica.

Ore 17.30 : Dalla balconata esterna presentazione di Michele Macrì,

Saluto ufficiale della Top Chef Cinzia Fumagalli

Partenza del trenino gratuito per Tenuta Ledo.

Ore 18.30: arrivo presso Tenuta Ledo, passeggiata e visita della tenuta.

Ore 19.00 : Aperitivo e Cooking Show chef Fumagalli con musica live.

Ore 19.45 : Ingresso alla tensostruttura per giochi, quiz e spettacolo.

Ore 20.30: Cake Moment e fuochi piromusicali di chiusura.

Che la festa, dunque, abbia inizio.

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Maggior info sulla struttura  al sito :  https://villaafrodite.it/

Per prenotare :  hotel@villaafrodite.it

 

Si annuncia molto glamour l’evento in programma per il prossimo 13 di Aprile nelle splendide sale dell’ Hotel Villa Afrodite, un resort cinque stelle incastonato nella meravigliosa località di Bovalino Marina, in provincia di Reggio Calabria.

 

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Un evento esclusivo che, non a caso, si intitola “Master Sposi” e che propone alle future coppie tutto il meglio dell’offerta disponibile per organizzare al meglio “il giorno più importante”.  Dagli abiti, ai viaggi, passando per confetti e bomboniere, ai Wedding Planners e – soprattutto – ai menù: quelli lussuosi, quelli con un tocco di esclusività e di originalità in più, che contraddistinguano anche a tavola un ricevimento fuori dall’ordinario.

cinzia top chefNell’ambito dell’esposizione, a partire dalle ore 16.00 di sabato 13 aprile, infatti Chef Cinzia Fumagalli, campionessa in carica di Top Chef e guest star dell’evemto, terrà un cooking show che avrà come tema “ il finger food“, ma non mancherà la sorpresa di un primo piatto esclusivo firmato dalla chef.

 

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“Non conoscevo questo posto” – dice Fumagalli – “ A dire il vero nè la località nè l’Hotel : in questi giorni mi sono documentata ed ho scoperto una struttura straordinariamente bella in una località assolutamente splendida, lambita dal mare, che val la pena di conoscere e di apprezzare. Sono molto contenta di essere parte di questo evento che si annuncia curato in ogni minuzioso dettaglio, ma soprattutto non vedo l’ora di conoscere i luoghi, forse meno noti di altre località della stessa regione, ma altrettanto belli  ed interessanti sotto il profilo turistico. Anche per questo sarò in struttura in largo anticipo rispetto alla data dell’evento: per familiarizzare, conoscere, far baldoria!”.

 

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La nostra scelta è caduta sulla Chef Fumagalli non soltanto per la sua indiscussa bravura, l’estro, l’originalità e la creatività “ – dice  Rina Primerano, proprietaria e Wedding Manager, “ma anche per il suo temperamento, la sua giovialità, la sua capacità di coinvolgere, di intrattenere. Naturalmente la cosa fondamentale rimane l’alta cucina che la Chef esprime, ma anche il suo carattere, molto simile a quello meridionale, allegro e festaiolo, è quella marcia in più che ne fa la perfetta special guest per un evento nel quale ci stiamo impegnando  da tempo. Siamo certi che Fumagalli regalerà, sia a noi che ai nostri ospiti, non soltanto momenti di cucina al top, ma anche attimi di vero e spontaneo intrattenimento”.

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Nessuna anticipazione e nessuna indiscrezione  rispetto al menù che la Fumagalli proporrà.

Top secret, ma non mancherò di stupire il pubblico, questo è certo. E del resto, anche se snocciolassi i nomi dei piatti uno ad uno, come al solito non ci capireste nulla. Io sono famosa in giro per dare ai miei piatti nomi assurdi che spesso non forniscono alcun suggerimento su cosa in effetti sia quel piatto. A sorpresa: bocche cucite anche nelle grandi e belle cucine della struttura. Ma vedrete che vi piacerà e che vi divertirete molto”.

 

E a questo punto non rimane che prepararsi a prendere parte all’ evento Master Sposi 2019, il prossimo 13 di aprile a partire dalle ore 16.00, nei locali di Villa Afrodite.  Per info e prenotazioni è consigliabile visitare il sito web della struttura.

https://villaafrodite.it/

 

 

 

L'immagine può contenere: 1 persona, in piediLa Top Chef Italia Cinzia Fumagalli ha commentato così a margine della convention di due giorni della Associazione Professionale Cuochi Italiani, in quel di Pesaro nel corso dell’ evento  “Le Stelle della Ristorazione”.

Presso l’ Hotel Flaminio della città marchigiana tantissime e valenti “toques” riunite per parlare  allo sviluppo dell’attività associativa e alla formazione professionale. Giunto alla sua XIII edizione, il Simposio nazionale “Le Stelle della Ristorazione”, ha scelto Pesaro e dintorni come luoghi dell’ incontro, che vede radunati centinaia di professionisti provenienti da tutta Italia e anche dalle delegazioni straniere. L’associazione, presente da oltre vent’anni, conta sulla partecipazione attiva di cuochi che la seguono fin dagli esordi e anche sulla freschezza portata dai più giovani, che daranno nuova carica al prossimo triennio.

Dell’evento parla il  Presidente di APCI, Roberto Carcangiu“Obiettivo di un’associazione è quello di coinvolgere i propri associati, di metterli nella situazione di volere stare insieme. È questo il punto di partenza per poter trasformare idee e parole in pensieri e azioni.  Rinnoveremo le cariche associative, e i nuovi eletti resteranno in carica per tre anni. Tre anni passano in fretta, ma rappresentano comunque un buon tempo per pensare a un futuro che vada oltre i singoli e le loro necessità immediate. Partiamo dal presupposto di volere un mondo migliore per i nostri figli e i nostri colleghi più giovani; per questo dobbiamo avere il coraggio di immaginarci ciò che non c’è, solo cosi possiamo sperare di ‘esserci’. Fare associazione è anche questo il coraggio di pensare al futuro di tutti senza pensare al momento di ognuno di noi”.

cinzia cedroniAccolta con affetto e stima dai colleghi, la Fumagalli ha colto l’occasione per salutare nuovamente e ringraziare chef Moreno Cedroni.

Il grande Cedroni è stato giudice dell’ultima puntata di Top Chef Italia, ed è quindi anche grazie a lui se ho portato a casa titolo e coppa” – dice Cinzia Fumagalli – “Mi sono emozionata nel vederlo e non potevo perdere questa occasione per ringraziarlo nuovamente. Ma le sue parole, dette senza telecamere e senza copioni, sono state per me un premio tanto quanto quella coppa.  Orgogliosamente ho ascoltato uno chef bistellato dire che non c’era storia, che non avrei potuto che vincere io quel titolo. Questo anche per la sua grande umiltà, dato che mi ha detto che non avevo nulla di cui ringraziarlo.

Risultati immagini per apci pesaroQuindi fortissime emozioni, Cinzia…

Fortissime e meravigliose. Una bellissima atmosfera, un’ APCI forte, motivata, piena di progetti e grandi idee, una convention colma di professionisti, presenze eccellenti.  Un evento straordinario sotto ogni profilo, oltre che estremamente interessante. Un Presidente proteso verso la continua valorizzazione della nostra professione, e chi più ne ha più ne metta. Ma incontrare Moreno Cedroni è stato quello Tsunami di adrenalina in più, lo confesso

Bellissime le parole di Cedroni…

A me lo dice? Sa io mi sono considerata sempre una specie di cenerentolina: non per insicurezza ma proprio perchè è nel mio carattere. Non ho mai coltivato spasmodicamente sogni di gloria e di fama. Io amo la cucina e l’insegnamento. A me piace cucinare cose folli e mi piace insegnare ai giovani. A Top Chef di certo mi sono “riletta” sotto una luce diversa: è stato emozionante, è stata una sfida con me stessa che a volte ho pensato di non poter vincere, ci sono stati momenti di estrema felicità, come di paura o di sfiducia. Insomma, un caleidoscopio difficile da descrivere perchè certe esperienze devi viverle per poterle comprendere

Anche senza Moreno Cedroni la terna giudicante era da fare tremare i polsi, no?

Altrochè, e altrochè se tremavano sti polsi! Una galassia di stelle messa li a frugare nei tuoi piatti da folle non è roba da tutti i giorni. Specie quando tra queste stelle c’è una signora che si chiama Annie Feolde che di suo ne aveva ben tre nella borsetta. Non so se mi spiego!”

Si spiega benissimo. Ma a lei ricevere una stella piacerebbe, lo confessi…

“La stella? Io la stella l’ho ricevuta ieri sa?

Ma no, non  sono state conferite stelle ieri sera.

Si si, io ho ricevuto quella mia personalissima ed era racchiusa in una frase di Moreno Cedroni”

E quale?

“Quella zuppa, Cinzia, quella zuppa…”

 

Alessandra Verzera

Alla quarantesima edizione del Sigep di Rimini, vetrina europea per eccellenza del settore dolciario artigianale, grazie al Maestro cioccolatiere e gelatiere Giuseppe Rizza, il cioccolato di Modica IGP sarà protagonista.

L’oro nero siciliano, il cioccolato di Modica, è divenuto da pochi mesi IGP, grazie anche al lavoro di Giuseppe Rizza, membro del CdA e fondatore del Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica.

1 GIUSEPPE RIZZA

Dopo tanto lavoro svolto dai soci del Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica è un onore avere ottenuto questo prezioso riconoscimento che, vede il nostro cioccolato l’unico a essere IGP, importante caratteristica per il mercato e soprattutto per i consumatori, oggi sempre più esigenti e alla ricerca di qualità. Poter partecipare al Sigep, evento internazionale, con il prodotto della mia terra mi rende orgoglioso” afferma Rizza.

Giuseppe Rizza, che nella vita dirige l’Antica Dolceria Rizza, azienda storica del modicano che con lui è alla quarta generazione sarà presente oggi, lunedì 21 gennaio ore 11:30 nello stand del Maestri della Gelateria Italiana (padiglione A3 stand 015), di cui fa parte, per produrre in diretta Ape Maya, un sorbetto che unisce il sapore del miele di zagara di arancio degli Iblei con il gusto tradizionale di cioccolato.

L’indomani, martedì 22 gennaio ore 14.00-16.00 (Arena Hall Sud) effettuerà alla fine del convegno “IL PRIMATO EUROPEO DEL CIOCCOLATO DI MODICA IGP” organizzato dall’omonimo Consorzio, la preparazione del cioccolato attraverso l’antica lavorazione del bagnomaria.

L’Associazione Maestri della Gelateria Italiana, di cui Rizza fa parte dal 2008, avendo i requisiti professionali e avendo superato con passione il percorso presso l’Università dei Sapori di Perugia, è una realtà senza fini di lucro a carattere volontario, ma che si prefigge di promuovere il gelato artigianale in termini storici, sperimentazione e salute.

RIZZA GIUSEPPE

Dal 2012 i Maestri della Gelateria Italiana dedicano alle proprie dolci e gelate creazioni, un tema l’anno, rigorosamente connesso alla ricerca della salute e del benessere, che deve avere “qualità e ingredienti naturali” spiega Rizza.

Quest’anno il tema protagonista è il miele, prodotto che rischia di scomparire a causa della moria delle api e di tutti gli insetti impollinatori, dalla cui scomparsa deriverebbero conseguenze gravissime per la biodiversità e l’equilibrio ambientale.

2 GIUSEPPE RIZZA

Con i nostri gelati – afferma Rizza - non vogliamo solo far gustare qualcosa di buono e goloso. Cerchiamo soprattutto di comunicare che mangiare bene, anche in termini di dolci, e salvaguardare, rispettandolo, il pianeta, è fondamentale. Dovremmo capire che anche se ci sono piante non più utilizzate o con poco reddito, come ad esempio i ciliegi, non dovremmo abbatterli, perché contribuiscono a mantenere la biodiversità, fattore importantissimo per la sopravvivenza delle api. Questi piccoli insetti sono fondamentali, perché il loro lavoro, direttamente e indirettamente, rappresentano un terzo di quello che troviamo nel nostro piatto. Dovremmo riflettere che un alveare contiene 50 mila api e solo con un avvelenamento se ne possono uccidere ben 20 mila. Tutto ciò è negativo, perché le api sono anche indicatori di impatto dell’inquinamento ambientale”.

3 GIUSEPPE RIZZA

Il gelato che Giuseppe Rizza presenterà al Sigep di Rimini giorno lunedì 21 gennaio ore 11:30 padiglione A3 stand 015, sarà un sorbetto dal nome Ape Maya che già dal nome comprendiamo essere un unione fra nettare e cibo degli dei: miele e cioccolato. Quest’ultimo, ovviamente sarà di Modica e IGP, in quanto il nome Maya evoca l’antico metodo di lavorazione sulla pietra e il già diffuso consumo di fave di cacao, in quanto alimento dalle grandi proprietà organolettiche.

libromussoslideElisabetta Musso è un avvocato “pentito”: esuberante e frizzante come un calice dal perlage consistente. Un bel giorno la giovane avvocata ha chiesto la cancellazione dal Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati e si è data al vino, allo scrivere di vino. “Per ogni riccio un capriccio”? Forse: ma forse no. Vediamo come nasce ” Leggete e bevetene tutti“, che già dal titolo annuncia un atteggiamento dissacrante, del vino e non solo.

Elisabetta, cosa l’ ha spinta ad appendere la toga al chiodo e a dedicarsi al vino?

Io credo fermamente che un mestiere -per essere fatto bene- vada svolto con passione e per vocazione. Per me il vino è questo: una vocazione e una passione totalizzante che naturalmente mi hanno spinto ad abbandonare la professione legale che -anche se bellissima – non mi dava la stessa gioia e soddisfazione che mi regala il parlar di vino.

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Poco prima di Natale, nell’ambito di Jingle Book, lei ha presentato il suo volume “Leggete e bevetene tutti” per i tipi di Dario Flaccovio Editore: come nasce la voglia di scrivere di vino? 

Questo libro nasce originariamente come un diario in cui appuntavo sia i vini che degustavo sia le vicende occorse quando lavoravo come addetta alle vendite. Pian piano mi rendevo conto che le persone nel momento in cui acquistavano il vino erano spesso confuse sia dalla quantità dei prodotti che dal gergo tecnico chi normalmente si utilizza nel settore. Così ho pensato che sarebbe stato utile mettere nero su bianco alcune realtà sulla produzione e il commercio del vino, sfatare falsi miti e fornire una guida pratica e divertente per procedere all’ acquisto. Ho realizzato una bozza e l’ho spedita all’editore Dario Flaccovio che -bontà sua- ha abbracciato il progetto e mi ha seguita in tutte le fasi della pubblicazione.

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridonoLa sua pubblicazione è stata tenuta a battesimo da uno dei mostri sacri della cultura palermitana, con una propensione spiccata verso l’enogastronomia: sto parlando dello storico Gaetano Basile, che ha abbracciato con entusiasmo il suo prodotto editoriale. Quanto ha significato per lei avere come testimonial un grosso pezzo di cultura palermitana?

L’incontro con Gaetano Basile è stato uno degli eventi più importanti della mia vita professionale e non solo. Senza falsi pudori posso dichiarare di adorarlo: io e mia sorella siamo cresciute seguendo i suoi programmi alla Tv. E’ un uomo di sconfinata cultura ma anche di grande umanità. Ho sempre amato il suo modo di scrivere e di parlare di storia e tradizioni, di cibo e di vita; per questo quando l’editore mi ha comunicato che il Maestro Basile sarebbe intervenuto alla presentazione del mio libro nel corso di Jingle Books, mi sono davvero commossa. Voglio dire un mostro sacro della cultura non solo ha letto il mio libro ma ha anche dichiarato con entusiasmo il suo apprezzamento per il mio lavoro! E’ stato un onore immenso averlo accanto e conoscerlo, parlargli ma sopratutto starlo ad ascoltare. Scoprire che condividiamo la stessa passione con la stessa intensità e la giusta dose d’ironia è stato folgorante. Mi ritengo molto, molto fortunata ad averlo incontrato e poterlo annoverare tra gli amici. Proprio io che ho letto tutti i suoi libri…

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone sedute e testoAlla presentazione – moderata ed anzi amabilmente ravvivata dalla giornalista Tiziana Martorana di Rai 3 Sicilia – mancavano rappresentanti istituzionali delle associazioni di categoria, così come mancavano i produttori di vini: lei intende scardinare un sistema arcaico. Quale e in che modo?

Quello che intendo scardinare è il modo in cui le “istituzioni” e spesso anche i produttori parlano e vendono il vino. Il gergo tecnico è ormai da considerarsi una lingua morta. In una società “mobile” in cui le informazioni vengono veicolate in modo troppo rapido, occorre parlare di vino in modo “veloce” puntando su un linguaggio che evoca ricordi, sensazioni. In tal senso il mio punto di riferimento sono le riflessioni che Italo Calvino propone nelle sue “Lezioni Americane”: rapidità, leggerezza, immediatezza, visibilità… non sono più speranze ma necessità.

vino3La cosa che la gente comune che si accosta ad un calice di vino si chiede è se veramente i sommelier riescano a percepire al palato il pandoro, i mirtilli, lo zucchero filato, le fragole di bosco, il legno di sandalo e chi più ne ha più ne metta, in quello che è – essenzialmente – il derivato diretto dell’uva. Che ne pensa?

C’è del vero! Gli elementi che compongono il vino promanano sensazioni olfattive e gustative che per praticità vengono indicati con elementi come la frutta, i fiori, le piante… E’ altrettanto vero che spesso noi sommelier tendiamo ad esagerare .

Lei ha definito “preistoria” un certo modo di far conoscere il vino all’utente finale: quale è il suo obiettivo?

Desidero promuovere la nascita di un gergo più facile e moderno. Ad oggi collaboro con una giovane realtà che opera nel mondo della comunicazione e dei social media, cercando di costruire un nuovo modello di comunicazione per gli operatori del vino e per le aziende. C’è ancora tanta diffidenza in Italia nell’approcciarsi ad una nuova visione del vino, ma sono fiduciosa. Già dall’Europa arrivano i primi segnali, sopratutto dalla Francia, nazione enologica per eccellenza.

vinoNon è azzardato ipotizzare che i “poteri forti” legati al mondo del vino possano guardarla con sospetto e circospezione dato che, come una testa d’ariete, ha quasi profanato la sacralità del lavoro di moltissimi sommelier dicendo, in soldoni, che la cosa che conta è che un vino piaccia, senza tanti fronzoli. Ha deciso di correre da sola?

Più che correre da sola, ho deciso di cambiare strada . Il vino deve essere sopratutto un piacere. Per me è fondamentale scardinare l’idea che sia una materia oscura. In tanti si ritengono custodi di un sapere assoluto ed elitario, quando invece a parer mio, il vino è fondamentalmente diffusione, condivisione. Probabilmente in tanti hanno storto il naso per il mio modo di fare. Tuttavia nonostante pensassi di essere davvero isolata in tal senso, ho scoperto con gioia che non è esattamente così. Tanti colleghi hanno espresso la loro condivisione e il loro divertimento leggendo il mio libro.

Il vino senza troppi tecnicismi ma carico di emotività: un vino “emozionale” legato ad odori, sapori e ricordi. Dopo la cucina, anche il vino torna ad essere ” il vino dei nonni”?

Decisamente si, c’è un ritorno alle origini ed all’autenticità. Le nuove tendenze in materia di enologia e viticoltura parlano chiaro. Ad oggi spopolano i così detti vini naturali, artigianali: prodotti in cui l’intervento dell’uomo è ridotto al minimo per consentire al territorio e alle uve di venir fuori nella loro originaria identità. Sempre più spesso parliamo di vini autentici, territoriali, in grado di restituite in modo diretto ed emozionale la fotografia di un paese, di un luogo. Il modo di fare vino sta cambiando, così come il modo di berlo.

Progetti futuri?

Sarò ancora impegnata nella promozione del libro per un pò. I prossimi appuntamenti mi vedranno a Catania il 12 gennaio, il 24 gennaio a Messina e di nuovo a Palermo il 7 febbraio presso le Cattive di Palazzo Butera ed il 20 al Mercato San Lorenzo nel corso di W-Factor. E poi Milano, Roma, Torino… Nel frattempo  mi dedicherò all’organizzazione di degustazioni e nuovi corsi dedicati alla comunicazione, promozione e vendita del vino. E poi forse un altro libro, chissà!

Alessandra Verzera 

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Tra aneddoti, documenti storici e pruderie, il noto storico palermitano racconterà la storia della cucina antica dei primi anni dell’800.

 

osteria slideSarà una serata all’insegna della riscoperta della cucina antica dei primi dell’800 in Sicilia quella che intratterrà una selezionata rosa di ospiti il prossimo giovedì 17 gennaio presso l’ Osteria  Armetta. La serata, nata dalla collaborazione tra il giornalista e storico palermitano Gaetano Basile ed il cuoco “ortodosso” di cucina siciliana Giacomo Armetta, si annuncia scoppiettante, data la nota verve dello storico e l’esuberanza di Giacomo Armetta, ma anche carica di aneddoti davvero curiosi. Basile commenterà un intero menù, studiato per l’occasione anche per celebrare la festa di Sant’Antonio Abate che i palermitani tradizionalisti onorano consumando la “carne di porco”. Ma non mancheranno annotazioni pruriginose sull’origine, la storia ed il significato del cannolo ad esempio.

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Sono onorato di ospitare un personaggio di tale spessore culturale, così abbarbicato alla tradizione palermitana e profondo conoscitore di ogni minuziosa sfaccettatura della gastronomia locale. Sarà una serata indimenticabile anche se, purtroppo, soltanto per pochi. Ma spero che possa diventare un appuntamento fisso, magari mensile, compatibilmente agli svariati impegni di questo incredibile signore, cui Palermo si onora di aver dato i natali. Una cultura immensa, seconda forse soltanto alla grande passione per tutto ciò che riguarda la nostra città. Sono teso, lo confesso, ma sono più felice che nervoso: la “firma” di un uomo di cultura come Gaetano Basile, noto in tutto il mondo, è per me e per la mia piccola osteria motivo di grande gioia e di grande orgoglio

Ed ecco il menù della serata:

Favi a cunigghiu da mangiare con le mani

Sciabbò cacati

Sasizza con il finocchio ingranato fritta, e contorno di cavulicieddi caldi olio e limone

Frutta di stagione

Scacciu per tirare tardi

Teste di porco di marturana

Cannolo

Vino rosso

Acqua minerale

Caffè

L’appuntamento è quindi fissato per giovedì 17 gennaio, alle ore 20.00

basileslideA cena con l’autore Gaetano Basile, alla scoperta della storia che c’è dietro i più celebri e popolari tra i piatti tipici della tradizione siciliana, passando per i vizi, le virtù e le fake news sulla dinastia dei Borbone. Dettagli che vanno al di là della storia tramandata, che hanno fatto parte delle consuetudini giornaliere della Sicilia, frutto dello studio e della ricerca che da tempo il giornalista, scrittore e appassionato enogastronomo Gaetano Basile porta avanti con cura e passione.

focacceriaL’appuntamento è per venerdì 21 dicembre, alle ore 20.30, presso la sala rossa dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo (via Alessandro Paternostro n 58, primo piano sala ristorante) per una cena con l’autore organizzata in collaborazione con la Libreria Feltrinelli di Palermo. Gaetano Basile incontrerà il suo pubblico per raccontare la genesi del suo ultimo libro “La vita in Sicilia al tempo dei Borbone”  – Dario Flaccovio Editore –  e per parlare di pietanze e aneddoti ad oggi dimenticati, come ad esempio la sfincia, dolce o salata, un tempo considerata l’antica colazione del palermitano o la storia del primo tra i vini siciliani in bottiglia, tutt’oggi prodotto di punta dell’Antica Focacceria San Francesco.

nucatoliE poi ancora i “nucàtuli”, nome ad oggi non più tanto usato per definire uno dei dolci più noti della tradizione culinaria siciliana, soprattutto natalizia.
“La vita in Sicilia al tempo dei Borbone” è il libro al quale Basile ha voluto dare un taglio prettamente giornalistico per riportare i fatti e ciò che è accaduto in Sicilia al tempo dei Borbone. Dalla storia personale di Ferdinando II detto “re Bomba” a Maria Carolina la “Donnafugata”, i gossip d’epoca legati ai ricchi e poveri a tavola, le ville dei nobili, il popolo dei matti e il primo gesto d’amore dei siciliani per il buono re Carlo III: una statua di bronzo collocata a Palermo davanti la chiesa di Sant’Anna, con le pompose e ingombranti forme barocche del tempo, statua che poi venne distrutta nel periodo dei moti del 1821.

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Ed ecco il menù della serata, all’insegna dello street food e delle tipicità palermitane:

Schiticchio Vucciria

Focaccina con milza oppure con ricotta e caciocavallo; arancinetta carne e arancinetta burro; crocchè di patate, crocchè di latte, panella, trancetto sfincione, caponata

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Pasta con sarde

Rigatoni alla norma

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Proposta di un Dessert

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Acqua

Vino

uovo coqueE’ MASTER CHEF, BELLEZZA!

Tutti incollati davanti allo schermo per scoprire, tra l’incredulità generale, che per fare un uovo alla coque sono sufficienti tre minuti. Non capisco però perchè i master chef si fanno 48 ore di complimenti come se avessero fatto un colosseo di pasta frolla farcito con crema di ali dell’uccello del paradiso, che è un volatile realmente esistente e non un modo di dire. E poi ci voleva la regina della pasticceria australiana per spiegare come si setaccia lo zucchero a velo?
Per me, comunque, l’uovo più buono era quello appena sfornato, si fà per dire, dalla gallina del pollaio della zia Teti, bucato con uno spillo e bevuto con genuino piacere. E nessuno si complimentava con l’autrice di tale opera d’arte gastronomica.

Daniele Lo Porto

Il panettone è morto, viva il panettone.

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Il panettone, quello vero, quello originale, è morto, lo sapete? Attenzione, però, quello che è morto, scalzato dal fratello artigianale, è quello industriale, quello con cui tutti noi, che non abbiamo esattamente cinque o sei anni ma qualche decennio in più, siamo cresciuti.
Già, perché forse non tutti lo sanno, ma il panettone originale dell’era moderna –  e con questo intendo dire il secolo scorso –  il panettone che si acquistava esclusivamente in negozi e supermercati e con cui i datori di lavoro erano soliti omaggiare i propri dipendenti a Natale, era proprio quello lì, quello che oggi viene definito con disprezzo “industriale” e che ti tirano dietro al supermercato a due euro al chilo: meno del pane.

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Ebbene, proprio quello è il vero panettone così come lo conosciamo oggi: alto, morbido e soffice, e che nulla ha a che vedere con la storiella del “pan de Toni” che ci propinano da ogni parte. o meglio, una sorta di panettone, cioè di un pane dolce, era probabilmente presente anche nei secoli passati, ma non era certo quello che conosciamo noi oggi. Era più verosimilmente una sorta di pane schiacciato, basso e ben poco soffice, per non dire duretto (un po’ come il pan dei pescatori ligure mal fatto), insaporito con zucchero, burro e un po’ di uvetta candita. Nulla a che fare con il “nostro” panettone: quello, lo ha inventato Angelo Motta che nel 1930 o giù di lì, pensò bene di produrre i suoi strani panettoni, alti e soffici, in modo industriale.

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Stessa cosa che fece Gioacchino Alemagna sei o sette anni dopo. Passata la seconda guerra mondiale, il panettone industriale inventato da Angelo Motta cominciò ad avere un successo senza fine, tanto da essere identificato in tutta Italia, e non solo, come “il” dolce natalizio per eccellenza, almeno fino all’avvento del pandoro, altra invenzione ma stavolta veronese, che iniziò a contendergli il primato a partire dagli anni’70 del secolo scorso. Insomma, dagli anni ’50 in avanti, il panettone così come “reinventato” o meglio inventato di sana pianta da Angelo Motta, nelle sue belle scatole di cartone colorato, era il simbolo del benessere, del buon cibo, della ritrovata agiatezza dopo gli anni della guerra e dell’immediato secondo dopoguerra; e anche di una certa opulenza a portata praticamente di tutte le tasche. Ed era solo ed esclusivamente industriale. Certo, qualche ardito pasticciere o panettiere esponeva nelle sue vetrine dei panettoni artigianali, ma la vulgata comune era che i panettoni di pasticceria non fossero affatto buoni, e che in molti casi fossero semplicmente panettoni industriali scartati dal loro imballo colorato e venduti come “artigianali”.
Ma oggi, e con oggi intendo dire da circa dieci, quindici anni a questa parte, il panettone industriale ha visto declinare pian piano il suo successo.

Continua la lettura qui :

https://cinziaalfe.blogspot.com/…/il-panettone-artigianale-…

Di Cinzia Alfè

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Un caffè. Il primo del mattino. E poi l’ultimo della sera. Quanti ne abbiamo bevuti? Gesti normali, ma che possono far nascere magie d’amore, se sono i caffè “serviti” da Diego Galdino, tra i più famosi scrittori di romanzi d’amore italiani.

Da pochissimo tempo è uscito nelle librerie “L’ultimo caffè della sera”, seguito dal best seller – che presto diventerà un film – “Il primo caffè del mattino”.
L’autore, nonostante il successo internazionale non ha mai lasciato il suo lavoro “originale”, ovvero barista nel bar di famiglia ed è da poco tornato in libreria con una storia bellissima: c’è tutta la sua Roma in questo libro. C’è l’aroma dei caffè più fantasiosi, ci sono tutti (o quasi) i clienti amici del bar Tiberi che dopo “Il primo caffè del mattino” sono diventati una sorta di famiglia anche per i lettori. E soprattutto c’è l’amore. L’amore quello vero, che non ha bisogno di gesti eclatanti per sbocciare e crescere ma che necessita solo della capacità di riconoscersi e la giusta dose di coraggio per lasciarsi andare. Il tutto raccontato come solo Galdino sa fare, col suo stile sempre gentile e garbato che arriva dritto al cuore.

Ma quando e come ha iniziato a scrivere?

Essendo diventato uno scrittore di romanzi d’amore, non potevo che iniziare a causa di una donna. Lei mi aveva regalato un romanzo di Rosamunde Pilcher, dicendomi che – pur essendo un libro ‘da donne’ – grazie alla mia sensibilità mi sarebbe piaciuto tantissimo. E così è stato, tanto che poi ho letto tutti gli altri romanzi di questa scrittrice. Un giorno questa ragazza mi disse che il suo sogno più grande era quello di visitare i posti in venivano ambientate quelle storie, solo che lei aveva un grave problema fisico che di fare spostamenti lunghi. A quel punto io le ho detto: ‘Vado io al posto tuo, faccio un sacco di foto e poi te le porto’. E l’ho fatto davvero, questo viaggio folle: due ore di volo fino a Londra, poi sei ore di treno attraversando la Cornovaglia fino alla cittadina di Penzance, dove sono ambientate le storie, e poi quattro ore di corriera per arrivare quasi al tramonto alle scogliere di Land’s End, uno dei posti più descritti dalla scrittrice. Ho fatto duemila foto a tutti i particolari, mare, aria, muschio, colori e poi, all’alba del giorno dopo, sono ripartito per Roma. Appena arrivato ho creato un album fotografico dove ho messo le pagine corrispondenti del libro accanto al posto che avevo fotografato. Sono corso a regalarlo a questa ragazza, che ne è stata felicissima”.

E poi?

Poi, a causa dei suoi problemi di salute, si è dovuta trasferire in un’altra città. All’epoca i social non c’erano e, con il tempo, abbiamo perso i contatti. Però tutto questo mi aveva fatto venire la determinazione di scrivere una storia che, a differenza della mia, finisse bene. Ho iniziato a scrivere e, libro dopo libro, sono arrivato a questa intervista”.

La storia che ci ha raccontato è talmente bella e romantica da essere già un’ottima trama per un libro.

“E infatti viene riportata anche ne “L’ultimo caffè della sera”, ovviamente adattata al suo protagonista Massimo. Questo perché lo scrittore Diego Galdino nasce proprio su quelle scogliere, mentre faceva quelle foto. Penso sempre che ci sia un motivo per tutto: il destino ha già deciso per noi, poi sta a noi decidere se seguirlo o no. Evidentemente io dovevo stare lì non tanto per quella ragazza, quanto per delineare il mio futuro”.

Quanto di lei c’è in Massimo, il protagonista di questi due romanzi?

A parte la bellezza e l’età, praticamente tutto, specialmente ne “L’ultimo caffè della sera”, dove ho messo davvero me stesso nei panni di Massimo: gli aneddoti dell’infanzia, le cose successe nel bar, le persone che sono gravitate nella mia vita. Scriverlo è stato quasi una seduta di psicoterapia: come il protagonista del libro, ho perso un carissimo amico, per me un secondo padre, una perdita gravissima per me e per il bar; poco dopo mio padre ha avuto un grave problema di salute che l’ha costretto a stare lontano dal bancone che aveva condiviso con me per una vita. Quindi sono rimasto solo sia dietro che davanti al bancone del bar. E allora ho deciso di scrivere per rendere leggendario l’ordinario, per ricordare queste persone e tante altre persone. È un romanzo romantico non solo per la storia d’amore, ma perché romanza fatti realmente accaduti”.

Che rapporto ha lei con i suoi clienti? E, al contrario, che rapporto hanno loro con lei, sapendo che è diventato uno scrittore famoso?

“Quasi il 90% dei miei clienti ormai sono diventati ‘familiari aggiunti’, tutte persone con cui sono praticamente cresciuto. Il mio è un po’ come un bar di paese, il fatto che io sia anche uno scrittore è l’unica cosa che prendono in maniera superficiale: se vedono le lettrici arrivare con i libri in mano per fare la foto con me mi prendono in giro. Secondo loro è tutta un’esagerazione, perché loro mi vedono sempre come Diego il barista. Nessuno di loro ha mai letto i miei libri, aspettano il film per sapere cosa succede. Il mio rapporto con loro non è mai cambiato”.

I suoi libri sono tradotti in 8 paesi europei e in Sud America: che effetto le fa sapere che milioni di persone si emozionano leggendo le sue storie, al punto di essere stato soprannominato il Nicholas Sparks italiano? E che effetto le fa vedere entrare nel suo bar, dove comunque lavora regolarmente tutti i giorni, persone provenienti da ogni parte del mondo con i suoi libri in mano, per farseli autografare?

“Un po’ la cosa mi imbarazza, anche se ovviamente è molto gratificante. Vedere persone che rubano due ore del loro tempo alla città più bella del mondo per una dedica o una foto con me è una cosa che davvero mi riempie di gioia. Vedere che si rendono conto che quello che hanno letto è tutto vero, che davvero sto dietro al bancone a fare i caffè è una bella sensazione, capisco che si sentono parte integrante della storia che hanno letto. Il paragone con un mito come Sparks è sicuramente una cosa che mi onora: io scrivo romanzi d’amore, quindi essere accostato al più grande di tutti mi lusinga molto”.

Diego si sente più barista o più scrittore?

“Non mi sono mai sentito barista: io lì ci sono nato, praticamente a mia madre si sono rotte le acque sul bancone dove adesso io faccio i caffè. Ho imparato a camminare qui dentro, mi sono innamorato per la prima volta in questo bar, ci ho vissuto tutta la mia vita. Il mio bar è ormai una casa, per me. Posso girare tutta l’Italia o l’Europa per presentare i libri, ma so che la mattina dopo alle 5:30 alzerò la serranda e troverò Antonio l’idraulico che vorrà il suo caffè. Scrivere mi piace e in più mi dà l’opportunità di conoscere tantissime persone”.

Quanto il caffè e Roma hanno influito nel suo essere scrittore?

“In realtà hanno condizionato solo “Il primo caffè del mattino” e “L’ultimo caffè della sera”. Il primo si può dire che era il romanzo che tutti si aspettavano, l’ultimo come dicevo è una sorta di seduta di psicanalisi in cui metto tutto me stesso. I veri romanzi d’amori, quelli per cui sono stato scelto dalla Sperling & Kupfer, sono gli altri tre. E in quelli non si parla né di caffè né di Roma. Ovviamente mi sento legato alla mia città, che è la più bella del mondo, in maniera indissolubile, quindi se attraverso i romanzi riesco a far scoprire alcuni angoli che nemmeno i romani forse conoscono lo faccio volentieri, ma – nel caso degli altri libri – non è il luogo dove ho ambientato le storie. Il caffè, invece… non so quanti milioni ne abbia fatti, nella mia vita: questa cosa mi ha sempre accompagnato e gratificato e sempre lo farà. Perché vedere un cliente che raschia la tazzina con il cucchiaino perché ha gradito molto è sicuramente una bella soddisfazione”.

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Quasi quanto vedere un lettore arrivare felice alla fine di un libro di Diego e non vedere l’ora di iniziarne un altro.