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theitalianwinegirlLaura Donadoni nasce a Bergamo, dopo una laurea e un PhD in Scienze della Comunicazione e il superamento a pieni voti dell’esame di idoneità a svolgere la professione di giornalista, fa della sua passione per il vino la sua professione.

La sua carriera comincia come giornalista enogastronomica, scrive per numerose e prestigiose riviste italiane quali Gambero Rosso, per poi diventare anchor woman radiofonica per reti radio locali e nazionali.

Ma non finisce qui. Laura e’ un sommelier certificato presso la North American Sommelier Association e la World Sommelier Association e Wset level 3 advanced sommelier; è uno dei pochi Vinitaly International Italian Wine Ambassadors, e’ anche un Wine Educator certificato e degustatrice di vino; e’ una conoscitrice certificata di vino italiano e spagnolo, giudice ufficiale per la San Francisco Chronicle Wine Competition, membro della Los Angeles Wine Writers Association e influencer ufficiale di Zipkick.

Si definisce “giornalista a cui piace raccontare il vino come se fosse una notizia di cronaca”, vive negli Stati Uniti da quasi cinque anni, prima a Los Angeles, ora a San Diego, ma la sua attività di promozione dei vini italiani e’ nazionale, in tutti gli Stati Uniti. E’ presidente e fondatrice della PR Company, ed attivissima nel suo blog The Italian Wine Girlhttps.

L_Donadoni_PC-6Laura racconti un po’ di piu’ di lei agli attenti lettori di Scelte di Gusto.

Quando mi chiedono quale sia la mia professione, faccio fatica a trovare una parola sola, ma sorrido.Questo dice molto: faccio un lavoro che mi fa sorridere, che amo e in cui trovo profonda soddisfazione. Il mio background e’ il giornalismo: mi sono occupata per anni di cronaca, politica, giudiziaria tra Milano e Bergamo (la mia citta’ natale). Poi, anche grazie ai sentieri tortuosi della mia vita, mi sono resa conto che avrei potuto impiegare le mie conoscenze di comunicazione e story telling ad un settore, quello del vino e del cibo, dove raramente incontro persone tristi o frustrate. Potevo raccontare belle notizie, insomma. Perche’ no? Il trasferimento negli Usa e’ stato provvidenziale: mi ha convinta ancora di piu’ della necessita’ di un approccio di comunicazione nuovo per le nostre eccellenze enogastronomiche italiane che, seppur apprezzatissime, hanno ancora bisogno di essere spinte e valorizzate.

Secondo le statistiche, gli americani bevono più vino italiano degli italiani stessi e secondo quanto riportato dall’Istituto Italiano del Vino e del Cibo, i vini italiani sono tra i più importati negli Stati Uniti che peraltro è anche il più grande mercato di consumatori al mondo. Cosa piace maggiormente al consumatore americano dei nostri vini?

Il vino piu’ importato negli Usa in assoluto e’ il Prosecco. E’ un vino italiano, ma e’ soprattutto un vino che noi definiamo “easy drinking”, che piace anche a chi non e’ un bevitore seriale o esperto. E’ fresco, frizzante, fruttato, leggero, versatile, e in piu’ e’ italiano. Dico in piu’ perche’ l’italianita’ e’ un sigillo di qualità nella mente della maggior parte dei consumatori americani. Questo e’ un asset che spesso noi stessi italiani ci dimentichiamo di avere e di sfruttare. Purtroppo, spesso, l’Italia la amano di piu’ gli stranieri, degli italiani stessi.

logoTHEITALIANWINEGIRLLei si occupa di promozione, cosa consiglierebbe alle aziende italiane che vogliono lanciarsi sul mercato americano e quali sono le strategie che suggerirebbe loro per inserirsi nel modo piu’ corretto?

Questa e’ la domanda da un milione di dollari che mi fanno sempre. E come sempre rispondo che non c’e’ una ricetta preconfezionata, ma la carta vincente, a mio parere e’ puntare sulla propria unicita’. Chi approccia il mercato Usa deve calcolare che si mette in competizione con il mondo. Non con la provincia confinante, non con il parroco del campanile di fronte. Con il mondo. Quindi per farsi strada in un mercato come quello americano (estremamente competitivo) e’ necessario trovare un perche’: perche’ dovrebbero volere il mio Chianti e non quello delle altre centinaia di cantine che esportano lo stesso vino? Che cosa ho io di unico? Una volta individuato questo, bisogna comunicarlo nel modo giusto, con i canali giusti, alle persone giuste. Ma per questo ci sono io! Scherzo, ci sono i professionisti, come me.

La sua agenzia si occupa anche di addestramento e formazione. Quanto e’ importante per le aziende Italiane che si affacciano per la prima volta sul mercato americano addestrare e certificare il proprio personale, soprattutto quello addetto alle vendite?

Sento spesso dire da molti produttori italiani: “Una volta che il mio prodotto arriva sul mercato, il piu’ e’ fatto, poi si vende da solo”. Molti pensano erroneamente che l’ostacolo piu’ grande sia trovare l’importatore e aprire il canale di vendita. Ma quello e’ solo l’inizio. La grande sfida e’ avere una rete di persone capaci nella forza vendite, avere una rete di ambasciatori del proprio vino. Il personale deve innamorarsi dell’azienda, altrimenti non proporra’ il vino con sufficiente entusiasmo, non trasmettera’ l’unicita’ della cantina. Devono saper raccontare una storia, affascinare, esaltare le caratteristiche chiave del prodotto. Devono anche conoscere il mercato, i competitors, i prezzi medi dei prodotti simili o comparabili. In questo mercato l’informazione e l’educazione sono tutto.

Il pubblico Americano è sempre più appassionato per il vino Italiano ed è sempre più orientato verso il turismo enogastronomico, ama paradossalmente più i tour delle cantine piuttosto che i viaggi legati alle opere d’arte. E così come la mappa enologica Italiana continua sempre più ad ampliarsi anche la richiesta degli appassionati di vino pronti ad avventurarsi nei tour più inconsueti aumenta vertiginosamente. Secondo lei cosa ha generato questa “moda”? Cosa le richiedono ad esempio i suoi clienti?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo capire chi e’ il consumatore di vino “tipo” negli Stati Uniti. Anche se parlare di Stati Uniti e’ una forzatura, visto che ogni Stato e’ un mondo a parte, con profili sociali e statistiche diverse. Comunque, per semplificare, stando alle statistiche e’ la generazione tra i 25 e i 40 anni quella che consuma piu’ vino (e dal prezzo medio piu’ alto). Il consumatore tipo e’ benestante, laureato, in genere un professionista, ovvero con potere di acquistoe possibilità di viaggiare fuori all’ estero. E’ un fenomeno “nuovo” per gli Stati Uniti, dato che tradizionalmente non si e’ mai consumato vino, ma piuttosto birra, bibite o liquori. Quindi questi nuovi consumatori sono curiosi, desiderosi di vedere con i propri occhi dove questa bevanda a cui si sono appassionati (che e’ “piu’ cool” della birra, almeno in certi ambienti) viene prodotta e come. E in genere scelgono l’Italia perche’ possono unire l’ enogastronomia all’ arte, alla natura, in una vacanza sola.

Quali sono i Vini italiani che vengono più apprezzati dai consumatori americani?

Doveroso di nuovo premettere che il gusto americano non esiste, ma ogni Stato ha abitudini di consumo profondamente diverse. Se in Stati come la California e la Florida si consumano molto spumanti e vini bianchi(pensate al clima, al cibo, ai party), in altri Stati (come Washington State, New York, Massachusetts, Illinois) si prediligono ancora i rossi, in genere i classici: Amarone, Brunello di Montalcino, Barolo, Barbaresco. Ultimamente c’e’ una tendenza verso rossi piu’ leggeri, profumati e netti, come Etna Rosso o Nebbioli dell’Alto Piemonte.

Sempre per il fatto che le generazioni giovani sono quelle che guidano il mercato c’e’ in generale una ricerca di novità o di vitigni o vini “insoliti” per questo mercato: Ribolla Gialla, Pecorino, Trebbiano Spoletino, Lugana, sono alcuni esempi… E’ un discorso dalle mille sfaccettature, difficile da riassumere in poche righe.

Il grande vino del momento negli Usa e’ il rosato. I vini rosati stanno vivendo un boom di vendite negli ultimi 2-3 anni, dovuto anche all’ estrema versatilità di abbinamento con il cibo, alla facilita’ di beva, all’ appeal estetico e al fatto che la maggior parte dei consumatori di vino e’ donna. Dato da non sottovalutare per il futuro.

IMG_20170308_131831I suoi vini preferiti?

Difficile rispondere per una degustatrice di professione! Ho la fortuna di assaggiare davvero tantivini e il fascino di questo lavoro e’ che non si smettemai di imparare, di conoscere un nuovo vitigno, unanuova tecnica di produzione, una nuova cantina. Mi piace pensare che il mio preferito deve ancora arrivare, cosi’ resto in continua ricerca e tensione positiva.

Comunque amo i vini veri, puliti, quelli dove posso riconoscere sia i sentori di madre natura (dati dal vitigno), sia la mano dell’uomo (dalla tecnica di produzione), sia quella del tempo (data dalla maturazione, nda) e infine quella di Dio (data dall’ annata e dal terroir, nda ).

Un sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare?

Un progetto che ho molto a cuore e’ la mia selezionepersonale di vini italiani per il mercato Usa. Uno deimomenti piu’ belli del mio lavoro e’ studiare il volto di chi assaggia per la prima volta un vino sconosciuto cheho proposto e coglierne la pura sorpresa ed estasi. In quel momento capisco che ho raggiunto il mioobiettivo: ho fatto conoscere attraverso i sensil’immensa bellezza della mia Italia. Vorrei farlo sularga scala. Questo e’ il mio sogno nel cassetto.

Spesso, l’Italia la amano di piu’ gli stranieri, degli italiani stessi, dice Laura Donadoni e su questo non posso che ampiamente concordare con lei. Ma non possiamo negare che molto e’ dovuto alle professionalita’ come quella di Laura, che il “brand Italia” lo promuovono con competenza e passione.Siamo noi Italiani, professionisti all’estero, che abbiamo il compito, non semplice, di promuovere e diffondere la conoscenza delle nostre eccellenze. Ma al contempo i produttori Italiani, gli operatori del settore,doverebbero saper capitalizzare e raccogliere i frutti di chi, come noi, diffonde la bellezza e la qualita’ del “brand Italia” in terre lontane dalla nostra.

A Laura auguriamo di realizzare il suo sogno nel cassetto ma, considerato i risultati gia’ ottenuti in pochissimi anni, non abbiamo difficolta’ nel credere che lo realizzera’ molto presto.

E dagli USA e’ tutto al momento. A presto con una nuova intervista.

Tiziana Ciacciofera Triolo

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imm. belvedere palazzolo a.Fervono i preparativi per la 3^ edizione di Vicoli&Sapori – Vivere gli Iblei. L’antico quartiere dell’Orologio torna a rivivere di suoni e sapori con gli chef dell’associazione di ristoratori di Palazzolo Acreide.

Per due giorni l’antico Quartiere dell’Orologio di Palazzolo Acreide, con le sue stradine strette e le tante scalinate, si trasformerà in un suggestivo percorso che condurrà visitatori, giornalisti enogastronomici e foodies alla riscoperta di uno degli angoli più belli della città patrimonio Unesco. imm.Sarà l’occasione per assaporare, lungo un’insolita e piacevolissima passeggiata serale, le prelibatezze locali preparate dagli chef dell’Associazione dei Ristoratori “Vicoli&Sapori” impegnata sin dalla sua nascita nella valorizzazione del territorio, oggi meta obbligata per il viaggiatorelocandina 2018 desideroso di trovare la vera Sicilia nei piatti.“Il filo conduttore è sempre lo stesso – spiega Paolo Didomenico, Presidente dell’Associazione-, ossia quello di coniugare alcuni elementi caratteristici del nostro bel paese: la cultura, la storia, le bellezze architettoniche e la sua rinomata offerta gastronomica. Vogliamo far conoscere ai visitatori quegli spazi urbani suggestivi eppure poco noti promuovendo allo stesso tempo l’offerta enogastronomica locale attraverso una degustazione che si snoderà tra i vicoli e le stradine del quartiere medievale dell’Orologio. Ci sarà pure della buona musica e dei cooking demo dinanzi al Belvedere durante i quali noi chef dell’Associazione ci alterneremo mostrando come si preparano alcuni piatti della tradizione. Diverse inoltre le aziende di vari settori che hanno aderito a questa edizione e che faranno degustare le proprie produzioni. Un evento dunque che vede diverse sinergie in campo con la voglia di continuare la sfida a restare in questo territorio. Lo scorso anno abbiamo registrato ben 1800 presenze paganti e, dall’interesse sinora constatato in giro, ne prevediamo di più per questa edizione”.
Sette sono i ristoranti facenti parte dell’Associazione di Ristoratori “Vicoli&Sapori” nata nel gennaio 2017 nella cittadina patrimonio Unesco. A farne parte sono: Lo Scrigno dei Sapori, La Corte di Eolo, La Taverna di Bacco, Andrea, Ristorante Settecento, Agriturismo Giannavì e Trattoria del Gallo. Un gruppo ben saldo con tanta voglia di fare rete al fine di far crescere l’immagine di Palazzolo Acreide nel mondo puntando su una gastronomica ricca, legata alle tradizioni, al territorio e alla stagionalità: dal tartufo alla salsiccia tradizionale, dai formaggi alle carni, dagli oli alle verdure spontanee.

L’appuntamento come detto è per il 28 e 29 luglio prossimi a partire dalle ore 18.00

bufalafestlogoParte oggi a Napoli il Bufala Fest 2018, una kermesse lunga un’intera settimana – chiuderà infatti i battenti il prossimo 15 luglio  – e lunga anche in senso letterale, dato che la manifestazione si snoderà su due chilometri di lungomare con stand espositivi, cooking show, gare, musica e seminari  sui comparti trainanti della nuova economia che occorrerà ridisegnare:  agroalimentare e turismo.

Un panorama mozzafiato, quello del Golfo di Napoli, farà quindi da cornice ai tanti visitatori che affolleranno la manifestazione per conoscere e naturalmente gustare la storia e i prodotti di un territorio ricco e pieno di tradizione.

bufalafest_logodate-800x400Naturalmente sarà la bufala, la cui mozzarella ha fatto conoscere Napoli nel mondo, la protagonista indiscussa della manifestazione. Cinquantatrè stand di food, tra mozzarella, pizze, dolci e tanto altro, il tutto esclusivamente con prodotti della filiera bufalina. Ma l’offerta non sarà solo di gusto: il Bufala Fest offre anche una serie di spettacoli  musicali sul grande palco montato alla Rotonda Diaz, i cooking show degli chef stellati e quattro workshop tematici con operatori, esperti e rappresentanti delle istituzioni. E nell’ambito del ricchissimo programma, nato dalla volontà e dagli sforzi degli organizzatori Antonio Rea e Francesco Sorrentino, nomi interessanti del panorama artistico e musicale nazionale. Due per tutti Fabio Concato e Sal Da Vinci.

fabiana scaricaGiudici dei cooking show saranno  Cinzia Fumagalli e Fabiana Scarica, rispettivamente Top Chef 2018 e Top Chef 2017.  Le due chef inoltre, il prossimo 10 di luglio e sempre nell’ambito del Bufala Fest,  prepareranno 4 piatti per 4 nuovi formati di pasta della Linea Food di La Molisana.

cinzia top chefE poi, su tutto, la Bufala,  non solo mozzarella, ma carne: lunedì 9 luglio alle ore 18,30 partirà infatti  il primo Bufala Fest Workshop dal tema “Il turismo oltre l’evento: proposte per la valorizzazione dei percorsi della filiera bufalina””, un dibattito creativo per esplorare i percorsi della bufala e crearne di nuovi. Giovedì 12 luglio con “Carne di Bufalo, gusto e benessere, sempre alle ore 18,30, medici, nutrizionisti, allevatori, rappresentanti della grande distribuzione e del mondo accademico si confronteranno sulle strategie di mercato da adottare per incentivare gli investimenti a favore della carne di Bufalo. Saranno presentati, poi, i dati nutrizionali e i vantaggi qualitativi della carne bufalina rispetto a quella bovina o suina mentre, con la metodologia creativa del pensiero laterale, si immagineranno le future strategie di intervento per promuovere il prodotto.  Venerdì 13 luglio, ore 18,30,  lo sviluppo creativo di idee sarà l’occasione giusta per scoprire le potenzialità della ricotta di bufala, l’ingrediente a cui è rivolto il workshop “Identità e peculiarità della ricotta di bufala campana Dop”. Infine, gli incontri tra stakeholder si concluderanno con l’evento “2018 Anno del Cibo Italiano”, domenica 15 luglio, per una serata esperienziale all’insegna della filiera bufalina, che contamina i propri prodotti con le altre filiere campane, in particolare, conserve, pasta, olio e vino.

bufalafestslideEd ecco le dichiarazioni degli organizzatori, diffuse con una nota stampa:

Bufala Fest vuole diventare un evento permanente nella città di Napoli – spiega Antonino Rea – rivolto alle famiglie, ai genitori e ai bambini, ma anche agli stakeholder della filiera bufalina che avranno l’occasione di scambiarsi buone pratiche. Il motivo dell’evento è “Sempre di più” e per noi l’edizione 2018 del Bufala Fest è solo un punto di partenza: un evento può crescere solo se si rinnova in termini di qualità e offerta. Il tema di quest’anno sarà il Territorio, quindi la Campania e tutto il Sud. L’obiettivo è mettere in rete tutti i soggetti attivi nella filiera bufalina perché questo è un settore in crescita, capace di espandersi sempre di più purché sia raccontato”.

Nicosia 24 Maggio 2017 021Gli fa eco Francesco Sorrentino :  “Ai visitatori, oltre agli eventi dedicati allo specifico dei prodotti e delle novità di settore, offriamo un ampio e ricco calendario di eventi artistici, con concerti, stelle del cabaret, teatro, e youtuber. Un cartellone pensato per coinvolgere una grande varietà di pubblico offrendo un programma con diverse espressioni artistiche. Le serate saranno un appuntamento nell’appuntamento, pensiamo al cibo come espressione culturale e agli eventi come momento di esperienza comune”.

Appuntamento quindi sul lungomare Caracciolo, nella sempre meravigliosa Napoli per una settimana di cultura, gusto, tradizione, turismo, spettacolo, innovazione e rilancio.

A.Ve.

 

 

MEZZELUNE PROSCIUTTO E MELONELA STORIA: questa ricetta nasce dalla voglia di coniugare un sapore fresco abbinato ad una pasta all’uovo fatta in casa. Il condimento è volutamente semplice, per esaltare il gusto estivo dato dalla menta, il prosciutto e il melone.

La pasta è stata dapprima lavorata a mano e poi tirata a macchina, una vecchia Imperia a manovella di almeno 30 anni, che fa ancora il suo lavoro dignitosamente. Sono macchine praticamente indistruttibili, che necessitano dell’unica accortezza di essere pulite dopo ogni utilizzo con uno spazzolino o pennello, evitando tassativamente il contatto con l’acqua per scongiurare la formazione di ruggine.
Una volta presa la mano, preparare la pasta in casa diventerà un rito irrinunciabile che darà grandi soddisfazioni e vi permetterà di liberare la fantasia attraverso composizioni d’impasto e ripieni sempre nuovi.
Nella ricetta vado ad utilizzare le uova a pasta gialla che conferiscono un sapore e un colore più deciso, ma potete tranquillamente usare anche prodotti diversi.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

– 3 uova a pasta gialla
– 300 gr farina di semola
– 30gr di menta fresca
– 7 fette di prosciutto crudo + 3 per il condimento
– 4 fette di melone
– olio extra vergine
– sale
– 25gr di burro

IL RIPIENO: priviamo il melone di buccia e semi e mettiamolo nel mixer.
Se il risultato appare troppo liquido, dobbiamo passarlo in un colino per trattenere la polpa. Solo quando la consistenza avrà un aspetto compatto possiamo andare a frullare insieme anche il prosciutto crudo.

LA PASTA: iniziamo frullando nel mixer la menta e le uova. In una ciotola mettiamo la farina, il sale e aggiungiamo il composto di uova e menta. Usiamo una forchetta per miscelare gli ingredienti e aggiungiamo un cucchiaio d’olio per donare elasticità.
Trasferiamo il tutto su una spianatoia e lavoriamolo finché l’impasto non inizierà a prendere consistenza. Fate questa operazione a piene mani, tirando la massa avanti e indietro e sbattendola sulla spianatoia sempre ben infarinata. Dobbiamo ottenere una pasta liscia e senza grumi dalla quale ricavare un panetto da mettere in frigo per 1 ora, avvolto nella pellicola.
Infariniamo la spianatoia e la superficie del panetto e iniziamo a tirare la sfoglia muovendoci in tutte le direzioni e ruotando ogni volta di un quarto. Ottimiziamo il tiraggio facendo passare la sfoglia, opportunamente ritagliata, nella macchinetta per la pasta. Possiamo iniziare con un passo intermedio e ripassandolo nello spessore più sottile ricordandoci di mantenere sempre infarinato il rullo.
Con un coppapasta rotondo da 12cm o 15cm andremo poi a ricavare dei cerchi che saranno la forma base dei nostri ravioli.
Prendiamo i nostri cerchi di pasta e mettiamo il ripieno su un solo lato, lasciando 1cm dal bordo che servirà per avere spazio sufficiente alla chiusura e il bordo andrà leggermente inumidito per favorire una sigillatura ottimale. Possiamo creare una zigrinatura sull’estremità facendo una leggera pressione con i rebbi di una forchetta.

ALL’ASSEMBLAGGIO!!! Mettiamo a bollire l’acqua con il sale e un filo d’olio che ci aiuterà a non fare attaccare la pasta alla pentola. La pasta va “scolata” al dente perché andremo a terminare la cottura direttamente nel condimento, ma non utilizzate lo scolapasta che la romperebbe. Piuttosto prelevatela con una schiumarola o mestolo forato e trasferitela nella padella dove abbiamo fatto sciogliere dolcemente il burro e fatto saltare il crudo a pezzetti fino a farlo diventare croccante.
Lasciamo insaporire il tutto per qualche minuto a fiamma alta, muovendo energicamente la padella senza usare cucchiai o simili e serviamo subito.

CURIOSITA’: Le uova sono considerate da molti come uno degli alimenti più nobili al mondo. Ricche di proteine, grassi buoni, sali minerali e vitamine, ricoprono senza dubbio un ruolo fondamentale nell’alimentazione umana.
Quelle più comunemente consumate sono le uova di gallina ma vengono utilizzate anche uova appartenenti ad altri volativi come: quaglia, anatra, oca, struzzo, faraona e tacchino.
Parlando di uova di gallina, il colore del guscio dipende esclusivamente dalla razza e non incide sui parametri nutrizionali dell’uovo. La colorazione del tuorlo dipende invece dai pigmenti contenuti nel mangime oppure da sostanze aggiunte appositamente per ottenere una sfumatura di colore più piacevole per il consumatore. Le uova vengono classificate in base al peso, alla freschezza e al tipo di allevamento delle galline.
Le qualità alimentari dell’uovo sono state apprezzate dall’uomo sin dall’antichità. Gli Egiziani già allevavano polli e avevano inventato un sistema artificiale di incubazione delle uova. I Cartaginesi mangiavano invece uovo di struzzo e anche i Greci consumavano uova di gallina, tant’è che il medico greco Galeno affermava che nella dieta di una persona anziana non dovevano mai mancare. Presso i Romani le uova di gallina, insieme a pane, olive e vino, componevano l’antipasto (gustatio) della cena, tanto che entrava in un detto (ab ovo usque ad mala= dall’uovo alle mele) che denotava il tipico pasto completo.

Vi aspetto alla prossima RicettIdea!

Roberta Evangelista

cinzia concorrentiLa lunga estate di Cinzia Fumagalli, Top Chef 2018, porterà la chef lecchese di nuovo sotto l’ala, e sotto il severo metro di giudizio, di uno dei giudici del talent che l’ha vista vincitrice dell’edizione “Cup – La Rivincita 2018″. Fumagalli, insieme a Palmiro Carlini e a Fabiana Scarica – campionessa 2017 –  sarà infatti impegnata in un week end all’insegna del gusto presso il locale dello stellato Giuliano Baldessari, l’ Aqua Crua. Un evento esclusivo che prevede due pranzi e due cene realizzati da un team di tutto rispetto e che costituisce un unicum nel suo genere, in cui pochi fortunati avranno il privilegio di degustare dei menù di altissimo livello composti da un giudice e ben tre concorrenti di cui due campionesse.  Tutto questo avrà luogo i prossimi 14 e 15 di luglio, in quel di Barbarano Vicentino.

fabiana scaricaUna bellissima occasione ” – dice Fumagalli – ” che in qualche modo è anche un suggello. Se un giudice che ha contribuito alla tua vittoria ti ospita nel suo blasonato locale significa che non ha cambiato idea sulle tue capacità. Significa che non si tratta di un “successo televisivo” ma vero, reale e concreto. Un premio alla carriera, per quanto mi riguarda, dato che vivo nelle cucine da 36 anni. Sono molto emozionata e con l’inventiva a mille, Del resto se non producessi ettolitri di adrenalina e non partorissi idee fuori da ogni standard non sarei io. E invece io rimango la stessa di sempre, a volte stralunata, a volte iperattiva, ma sempre Cinzia“.

Risultati immagini per fabiana scaricaE la Fumagalli sarà affiancata da Fabiana Scarica – la campionessa dell’edizione 2017 ma anche una grande amica.

Con Fabiana è nato un feeling immediato, che è sfociato in un affetto profondo malgrado l’evidente gap generazionale per cui potrebbe essere mia figlia. Una di quelle empatie immediate che poi si consolidano e diventano affetti veri. Io e Faby facciamo e faremo ancora tante cose insieme, con grande professionalità certo, ma anche non perdendo mai l’occasione per divertirci e per amare sempre di più ciò che facciamo“.

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridonoMa ci sarà anche Palmiro Carlini : ” Palmiro è una bella persona. E’ quello che gli ho detto la sera della finalissima: è sempre stato e sempre sarà un vero signore, ed ecco perchè cucinare con lui sarà un immenso piacere. E’ un bravo chef ma è anche e soprattutto una gran bella persona”.

E il padrone di casa? Lui è  Giuliano Baldessari , “ il giudice quello bello”, severo ma dallo sguardo dolce, rigoroso ma pieno di slanci verso i suoi colleghi e concorrenti. Sui piatti invece vige il silenzio stampa più assoluto.

Risultati immagini per aqua cruaInsomma, due giornate che si annunciano dense di esperienze gustative e sensoriali di altissimo livello ma che riserveranno anche momenti di vero intrattenimento: senza copioni nè recite, ma semplicemente con la trascinante verve dei protagonisti.  Oltretutto, in considerazione del parterre schierato in cucina, il costo dell’evento è assolutamente abbordabile.

Per prenotare un posto ad uno degli appuntamenti basterà visitare il sito del ristorante Aqua Crua.

 

Alessandra Verzera

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vivianaslideViviana Spagnuolo è una 36enne milanese di origini calabresi. Bella, solare, verace, Viviana è dotata di un’intelligenza cosiddetta “spaziale”: quella cioè che coniuga la logica alla creatività e all’estro. Si, perchè Viviana, oltre ad essere una madre, è un ingegnere che si occupa di tecnologie per conto di grandi aziende: progetti in fibra, ponti radio…cosette così. Come se ciò non bastasse, o non fosse già abbastanza impegnativo, Viviana non si fa mancare neanche la passione per la cucina: e non certo per il piatto di spaghetti al sugo…

vivianasgombroViviana, come e quando ha scoperto la passione per la cucina?

Ho sempre avuto attrazione per la cucina, ma ero frenata da un timore reverenziale verso mia madre, donna meridionale vecchio stampo e quindi anche regina indiscussa dei fornelli. Mi limitavo ad osservarla, spiarla, cercando di carpirne i segreti ed accompagnarla in giro per mercati quando non andavo a scuola. Per me era una festa, come lo è ancora adesso, perdermi per ore tra i banchi di mercatini e supermercati, al contrario di mie amiche nei negozi di scarpe. Nel 2006 mia madre è venuta a mancare e mi sono ritrovata sola in casa con mio padre, quindi a 25 anni ho dovuto iniziare a far tutto, e se per quanto riguarda le faccende domestiche è stato facile, per la cucina invece ha significato mettermi alla prova partendo da zero.

vivianaricciLa sua professione è molto impegnativa e, considerando anche il ruolo di madre, presumo le rimanga poco tempo per altro: cucinare immagino quindi che la rilassi molto…

Cucinare è un momento davvero importante nella mia giornata e mi riesce davvero difficile non pensarci. Essendo spesso in viaggio tra Lombardia e Piemonte per visitare i clienti per conto dell’azienda per la quale lavoro, mi capita di fermarmi lungo il tragitto perché ho notato un negozietto o solo perché ho pensato ad un ingrediente e non trovo pace fino a che non sono riuscita a reperirlo. La cucina è il mio piccolo microcosmo dove ci siamo solo io e lei, dove mi sento in sintonia con cio’ che mi circonda. E’ lo strumento con cui riesco a canalizzare le tensioni e le emozioni negative e a  trasformarle in qualcosa di positivo. I migliori piatti li ho realizzati in momenti non proprio sereni, quindi sì, mi rilassa parecchio.

vivianapaccheri1La ricerca delle forme perfette, l’armonia elegante della semplicità. Questo è quello che vedono i miei occhi. Lei come definirebbe i suoi piatti?

I miei piatti sono quello che io definisco la parte piu’ bella di me, o forse quella che io vorrei essere ma per varie insicurezze lascio da parte. Sono puliti, sfacciati a volte, colorati. Non temono il giudizio delle persone perché hanno consapevolezza. Non amo usare troppi ingredienti, preferisco pochi elementi ma armonici tra loro, con giochi di contrasti di sapori e consistenze che anche se possono sembrare azzardati a volte, rivelano un sapore avvolgente e completo al palato. Se dovessi descrivere la mia cucina, direi che sono una cuoca visionaria, ovvero colei che assaggia ancor prima nella propria mente un piatto e che poi trova conferma realizzandolo.

vivianarisottoHa mai pensato di abbandonare i laboratori scientifici per dedicarsi alle cucine professionali?

Si, l’ho pensato per diverso tempo ma sono giunta alla conclusione che non è la mia strada e che non sarebbe una scelta sensata quella di lavorare all’interno di una cucina professionale. Ho la necessità di sperimentare continuamente, di mettere in gioco questo amore viscerale che ho per la cucina. Tenga conto che mediamente elaboro un paio di nuovi piatti al giorno e so per certo che facendo la cuoca professionista dovrei sacrificare questa mia passione perché non ce ne sarebbe il tempo, e soprattutto dovrei sacrificare il tempo trascorso con mio figlio, motivo principale per cui ho rifiutato in passato offerte lavorative in questo senso.

vivianasardeCosa c’è nel futuro lavorativo di Viviana?

Mi piacerebbe molto collaborare nel settore food&beverage, magari in qualità di consulente per la realizzazione di menu ad hoc per eventi o per attività ristorative. Ma non mi precludo nulla. Sono molto curiosa e potrei scoprire realtà differenti che possono darmi nuovi input. Sono una persona estremamente curiosa ed ho bisogno di attività che possano costantemente dare stimoli alla mia creatività.

vivianasalmoneLei è sicuramente un’eclettica: se dovessi chiederle,qui e adesso, di creare un menù pensando alla città dalla quale io provengo ( Palermo, nda), che menù sarebbe?

Sicuramente non sarebbe un menu’ tradizionale, ma mi farei ispirare da alcuni elementi che lo caratterizzano. Ad esempio mi viene in mente un battuto di gambero rosso con una emulsione allo zenzero ed una sfera di soia e scorze di limone biologico, ma anche una crema di finocchi alla vaniglia servita con acciughe sotto sale, o ancora delle sarde ripiene con farcia al lime, granella di pistacchi e finocchietto su una salsa allo zafferano…

vivianacarbonaraI suoi ingredienti preferiti?

Tutti i prodotti ittici. Soprattutto il pesce povero. Alici, sgombro, sarde che cerco di lavorare e trattare il meno possibile rispettando la materia prima, proprio per poterne cogliere il sapore e le proprietà nutrienti che altrimenti verrebbero meno. Ammetto di avere un debole per il gambero rosso e quello gobbetto.

vivianacanocchieUn ingrediente, o un piatto, che invece odia?

Ci ho pensato un po’ prima di rispondere ma non mi viene in mente nulla. Fino a qualche anno fa non mangiavo le interiora degli animali, invece da un po’ di tempo ho scoperto quanto siano deliziosi rognone, fegatini, ventrigli…. Ecco, piuttosto parlerei di piatti che non amo preparare, come ad esempio i dolci. Sono una mangiona del salato, forse è per quello.

vivianatonnoIn cucina, secondo lei, occorre più l’estro – anche talvolta pasticcione – o il rigore scientifico?

La cucina è espressione di creatività e la creatività non va d’accordo con il rigore scientifico. Ricollegandomi alla risposta di prima, credo che la mia poca passione verso i dolci sia dovuta proprio alla precisione che bisogna utilizzare per realizzarli. Io sono una pasticciona che ha imparato a calibrare bene questa follia tra i fornelli che mi spinge ad osare verso terreni sconosciuti. A volte mi riesce con risultati inaspettati, a volte meno.

 

Alessandra Verzera

POLPO E PATATEPOLPO e PATATE

LA STORIA: questa ricetta nasce dalla voglia di presentare in maniera più creativa un classico piatto della tradizione italiana e abbiamo tutti gli elementi nutrizionali per poterlo considerare piatto unico. Possiamo decidere di cuocere il polpo in maniera tradizionale ossia lessandolo oppure al vapore o sottovuoto.
Nella ricetta darò indicazioni per la cottura convenzionale che vi garantirà un risultato ottimale.

Andremo a preparare il polpo, le patate, il cavolo e troverete informazioni utili per la scelta di un avocado perfetto.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

– 1 kg di polpo
– 1 spicchio d’aglio
– prezzemolo
– erba cipollina fresca
– 2 limoni
– burro
– aceto di vino rosso
– 2 patate
– 1 avocado
– 1 cavolo viola
– pepe nero macinato
– 2 alici sottolio

polpo-bollito-638x425IL POLPO: prendiamo il polpo, laviamolo, priviamolo degli occhi e mettiamolo in una pentola molto grande, ricoprendolo di acqua fredda e aggiungendo il succo di un limone e il relativo frutto spremuto, insieme ad un cucchiaio di aceto rosso che esalterà il colore.
Dal momento del bollore dovrà passare quasi un’oretta e mezza per avere una consistenza morbida e compatta.
Il classico effetto gommoso è dovuto da tempi di cottura e di raffreddamento troppo brevi.
Spegniamo quindi il fuoco e lasciamolo a raffreddare nella sua stessa acqua.
Tagliamo i tentacoli a pezzi di circa 1 cm e condiamo con un trito finissimo di aglio, prezzemolo, olio, sale e un po’ di succo di limone.

LE PATATE: peliamo le patate e lessiamole per 10 minuti giusto per farle ammorbidire. Lasciamole freddare e tagliamole a fette spesse circa 1cm. Poco prima di servire, facciamo rosolare le fette di patata nel burro fino a creare una crosticina dorata ambo i lati e saliamo appena prima di impiattare.

IL CAVOLO: tagliamo il cavolo viola a chiffonade (listarelle sottili) e mettiamolo in un tegame antiaderente con un filo d’olio, il sale, l’alice spezzettata e un goccio di aceto rosso che andrà an enfatizzarne la colorazione. Saltiamolo per 7/8 minuti a fuoco alto per mantenerne la croccantezza.

L’AVOCADO: tagliamo l’avocado a metà nel senso della lunghezza, ruotiamolo leggermente per ottenere due parti distinte del frutto ed eliminiamo il nocciolo. Possiamo inserire un cucchiaio tra la buccia e la polpa per staccare agevolmente la scorza. Ricaviamo delle fette spesse 1cm, irroriamo con un po’ di succo di limone e condiamo con sale e pepe.

ALL’ASSEMBLAGGIO!!! Poniamo alla base una generosa manciata di cavolo viola e aiutandoci con un coppapasta rotondo, creiamo una torre alternando l’avocado, il polpo e la patata finendo con dell’erba cipollina tritata fresca.

avocado1CURIOSITA’: L’avocado è originario di una vasta zona geografica che si estende dalle montagne centrali ed occidentali del Messico, attraverso il Guatemala fino alle coste dell’Oceano Pacifico nell’America centrale.
L’avocado si adatta a climi tropicali o sub-tropicali e soffre temperature inferiori ai 4 °C. I maggiori paesi produttori sono il Messico, la Repubblica Dominicana, la Colombia e il Perù.
Recentemente è iniziato ad essere coltivato in Calabria, Sicilia ed in Sardegna.
A livello casalingo si può far crescere una bella pianta facendo radicare il seme nell’acqua, per poi trapiantarlo in terra ben drenata.
Per riconoscere se l’avocado è pronto per essere consumato, premete leggermente la buccia rugosa. Se è duro e quindi acerbo, lasciatelo maturare fuori dal frigo per altri 2-3 giorni, controllandolo frequentemente. Se invece la buccia cede e non si sfalda, significa che è ideale per il consumo.
L’avocado tende ad ossidarsi facilmente. Un piccolo trucco è quello di lasciare il nocciolo attaccato alla parte che non utilizziamo e che andremo ad avvolgere nella pellicola, prima di riporlo in frigo.
Vi aspetto alla prossima RicettIdea!

Roberta Evangelista

 

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slowfood bandRibadire la forte interconnessione fra il cibo, la sua produzione e i cambiamenti climatici, le migrazioni e il rapporto con la multiculturalità, la salute e il benessere, oltre che dettare l’indirizzo politico e il programma di lavoro per i prossimi anni.
Sono questi gli obiettivi con cui 650 delegati di Slow Food Italia si riuniranno a Montecatini Terme (Pt) dal 6 all’8 luglio in occasione del IX Congresso nazionale.

Accogliendo il significato del Congresso internazionale di Chengdu (Cina, ottobre 2017), che ha tracciato la nuova strada per il movimento della Chiocciola, le parole chiave dell’appuntamento italiano saranno internazionalità, globalità, dialogo e apertura.

La Dichiarazione di Chengdu sintetizza le principali sfide dei prossimi anni: la necessità di battersi affinché a tutti sia garantito l’accesso al cibo buono, pulito, giusto e sano; l’accesso alla conoscenza come un diritto comune e stessa dignità per saperi tradizionali e accademici; il rifiuto di qualunque esclusione di carattere politico, economico e sociale; la salvaguardia dell’ambiente come principale priorità del nostro agire anche grazie a campagne di informazione e sensibilizzazione; la necessità di ribadire che la diversità è la più grande ricchezza di cui disponiamo come esseri umani e come collettività; la volontà di affrontare a tutti i livelli l’iniqua spartizione delle ricchezze e delle opportunità.

slow_food«Da Chengdu – dichiara Daniele Buttignol, segretario generale Slow Food Italia – è stata lanciata una visione nuova dell’associazione che ha nell’inclusività e nella partecipazione i suoi tratti distintivi. I principi che caratterizzeranno gli anni a venire, dal punto di vista dell’organizzazione, sono orizzontalità, responsabilità, ascolto e partecipazione».

Una trasformazione che si concretizzerà nel prossimo biennio, al termine dei quale sarà convocato un nuovo congresso: «L’associazione che verrà – spiega Buttignol – a ogni livello non avrà vertici rappresentati da singoli, ma gruppi di lavoro al cui interno le responsabilità saranno condivise. Le sfide che abbiamo di fronte, infatti, sono troppo complesse e ampie e non c’è modo di affrontarle se non con uno spirito di squadra, comunitario, e una gestione collegiale e orizzontale, basata sul rispetto, l’affetto e la correttezza».

Questa tappa del cammino più che trentennale della Chiocciola è fondamentale dal punto di vista del confronto interno all’associazione e per il rinnovamento degli organi associativi ed inoltre un’occasione per proporre modifiche allo Statuto. Un lavoro di sintesi a livello nazionale che si tiene dopo i 300 Congressi delle Condotte Slow Food sul territorio e in seguito a 17 Congressi regionali che si sono svolti a maggio.

slow foodSlow Food Italia ha invitato a Montecatini Terme personalità delle istituzioni, della politica e dell’associazionismo che porteranno il loro contributo, suggerimenti e spunti nuovi, oltre che il loro augurio all’associazione che cresce, cambia e sta al passo con i tempi.

Sono più di 250 gli ospiti, osservatori e amici della Chiocciola protagonisti di un’invasione pacifica del centro termale pistoiese e numerosi saranno gli appuntamenti in programma, aperti a tutti e organizzati in collaborazione con il Comune di Montecatini Terme e con numerosi partner locali.

LE ANTICIPAZIONI DEL PROGRAMMA
Venerdì 6 dalle 10 alle 12, in programma c’è il convegno “Cibo, salute, ambiente”, nell’hotel “Le Tamerici” in viale IV novembre 2/B. Interverrano specialisti, esperti ed esponenti dell’associazione.
Il via ai lavori del IX Congresso di Slow Food Italia è alle 15 di venerdì 6 nel Teatro Verdi di viale Giuseppe Verdi 45.
Venerdì e sabato in via Mazzini c’è il Mercato della Terra con i produttori dei Presìdi Slow Food da tutta la Toscana. Per tutto il fine settimana sono in programma numerosi altri eventi rivolti agli abitanti di Montecatini Terme.
Il congresso si chiude domenica 8 luglio.

Grani antichiDa semplice mercato di nicchia, prerogativa quasi esclusiva di agronomi e ricercatori, le varietà antiche di grano hanno via via conquistato il mercato diffondendosi sempre di più sulle nostre tavole. Che sia solo una moda o una scelta salutistica consapevole, è indiscusso che i grani antichi siano uno dei trend più attuali del settore alimentare. Ma sappiamo esattamente cosa si intende per “grani antichi”?

A questa domanda hanno cercato di rispondere esperti provenienti da 31 Paesi da tutto il mondo, che per tre giorni – dal 13 al 15 giugno – si sono radunati a Bologna, in occasione della 1st International Conference of Wheat Landraces for Healthy Food Systems, la prima conferenza internazionale sui grani antichi.

Per varietà di grano “antico” generalmente si intende una varietà che non ha subito quei processi di ibridazione che, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, hanno introdotto varietà moderne di grano con una maggiore resa e migliorate proprietà tecnologiche, ma spesso con qualità nutrizionali inferiori.

grano3Promossa da KAMUT®, IFOAM e Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, con il patrocinio di MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna e SIA (Società Italiana Agronomi), la conferenza ha richiamato una platea eterogenea non solo dal punto di vista geografico e culturale, ma anche professionale. Accanto a scienziati, agronomi e biologi, anche agricoltori, panificatori e dirigenti di aziende del settore alimentare hanno contribuito al dibattito sui grani antichi, tra ricerca, salute, nutrizione e ancora sistemi di agricoltura alternativa, sostenibilità e nuove prospettive di mercato.

La Conferenza si è composta di sei sessioni, ciascuna dedicata a una tematica differente. Nella sessione “Wheat” è stato valorizzato il lavoro di diversi agricoltori di varie parti del mondo, che raccolgono e conservano la vastissima varietà di “landraces” (popolazioni eterogenee di varietà antiche di grano) esistenti, per evitare che scompaiano a seguito della coltivazione intensiva delle varietà moderne. Nella sessione “Economic and Market Perspective” varie testimonianze hanno dimostrato come i grani antichi possano promuovere nuove economie e sinergie tra agricoltori e produttori locali. Infine, nella sessione “Nutritional and Medical Considerations” gli studi presentati hanno ulteriormente confermato le superiori qualità nutrizionali e salutistiche dei grani antichi rispetto ai grani moderni.

grano2Momento clou della conferenza è stato il pomeriggio del 14 giugno, quando gli esperti si sono confrontati sulla definizione stessa di “grani antichi”, “landraces” e altre definizioni correlate. Suddivisi in tre gruppi distinti, guidati rispettivamente da Salvatore Ceccarelli di Rete Semi Rurali, Calvin Qualset dell’Università della California (USA), e Martin Wolfe, del centro per l’Agroecologia, l’Acqua e la Resilienza dell’Università di Coventry (UK), i partecipanti sono andati alla ricerca delle definizioni più adatte.

Vista la complessità del tema, gli esperti non hanno raggiunto un consenso su una definizione univoca, ma hanno imbastito un lavoro ancora più ampio che proseguirà nei prossimi mesi e vedrà la pubblicazione di un Position Paper sul Journal of the Science of Food and Agricolture.

La Conferenza si è conclusa con la visita ai campi sperimentali dell’Università di Bologna dove sono coltivate ben 236 accessioni differenti di grani antichi provenienti da diverse parti del mondo.

 

 

ROLLS PISELLI E GAMBERILA STORIA: questa ricetta nasce dalla partecipazione ad un concorso instagram ideato dallo Chef Simone Rugiati. Gli ingredienti da includere nella ricetta erano piselli, menta e gamberi.
La creazione di questo piatto è dettata dalla mia passione per la cucina giapponese e dalla necessità di dare un tocco originale alla preparazione della ricetta che mi ha ripagata con un secondo posto su 320 partecipanti.
Le preparazioni sono tre che andremo poi ad assemblare per creare il risultato finale. Realizzeremo le sfoglie con la farina di piselli, la tempura per i gamberi ed infine la salsina alla menta per accompagnare i nostri maki.

rugiati
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
(3 maki a testa)
– 200 gr di piselli secchi spezzati per i fogli verdi
– 3 cucchiai di latte
– 1 cucchiaio d’acqua
– 1 uovo
– 120 gr di riso venere
– 1 cucchiaino di condimento per sushi
– 8 gamberoni
– Acqua fredda q.b.
– 30 gr menta fresca
– 2 cucchiai d’olio evo circa
– ½ lime spremuto
– Foglie di menta per decorare
– Sale
– olio di semi per friggere
– farina di riso q.b.

Iniziamo riducendo in polvere tutti i piselli secchi. La farina ricavata servirà sia per le sfoglie che per la tempura.
LE SFOGLIE: le sfoglie le prepariamo creando una crema liquida con farina di piselli, latte, il cucchiaio d’acqua e il sale. Noterete che la farina tenderà a non amalgamarsi perfettamente e questo richiederà rimescolamenti frequenti con la frusta. Nel caso in cui la farina assorba troppa acqua assumendo un aspetto melmoso, sarà sufficiente aggiungere un po’ di parte liquida.
Ungiamo una padella abbastanza grande per riuscire a ricavarne poi dei rettangoli 7cm x 5cm e facciamola scaldare bene. Versiamo una quantita di pastella sufficiente per ricoprirne la superficie e ultimiamo la cottura su ambo i lati per qualche minuto. Le nostre sfoglie verdi dovranno risultare sufficientemente sottili ed elastiche da poter essere arrotolate successivamente.
IL RISO: mettiamo il riso in 300ml di acqua fredda e lasciamo cuocere per una ventina di minuti e fino a quando l’acqua sarà tutta assorbita. Questa tipologia di riso, tende a rimanere al dente Condiamo a caldo con un cucchiaio di condimento per sushi e lasciamo raffreddare. In alternativa possiamo preparare la miscela con un cucchiaio di aceto di riso e mezzo cucchiaino di zucchero.
I GAMBERI: prepariamo la pastella mescolando due cucchiai di farina di piselli con acqua freddissima quanto basta per renderla fluida ma compatta. I gamberi andranno prima privati del carapace e dell’intestino, dopodichè dovranno essere infarinati con la farina di riso affinché la tempura attecchisca e solo successivamente immersi nella pastella per poi essere fritti in olio profondo e bollente.
LA SALSINA: prepariamo la salsina mettendo nel mixer la menta, il lime e l’olio.
Ora che abbiamo tutti gli elementi, possiamo assemblarli inziando a disporre la sfoglia di pisello su un tappetino di bambù o in alternativa un foglio di carta forno.
L’ASSEMBAGGIO : Mettiamo uno strato sottilissimo di riso sulla sfoglia lasciando 1cm libero in senso l, adagiamo il gamberone in tempura verso la parte inferiore e inumidiamo con acqua il lembo superiore che servirà ad “incollare” il cilindro nella fase di arrotolamento.
Tagliamo in 3 ogni rotolo, aggiungiamo qualche fogliolina di menta fritta e serviamo i nostri maki accompagnati dalla salsina fresca alla menta.

riso-venere-cottura-02 (1)CURIOSITA’: il Venere è una varietà italiana di riso costituita a Vercelli nel 1997.
In Cina, il riso nero, esiste da molto, ma per le difficoltà di coltivazione era riservato, sino all’Ottocento, alle tavole dell’Imperatore e della sua corte. In Italia non era mai arrivato prima per la difficoltà della varierà ad adattarsi ai climi nostrani. La leggenda narra che fosse apprezzato alla corte degli antichi imperatori, unici consumatori del tempo, per la sua rarità. Infatti la diffusione nelle colture era limitata a causa della ridotta produttività di questa pianta. Ancora oggi in Cina il riso nero è considerato un alimento prezioso ed è consumato da persone anziane, da gestanti, da malati per la ricchezza di proteine e di sali minerali (ferro, manganese, selenio).

Il riso Venere nasce nel 1997 grazie all’opera del Centro Ricerche di Sa.Pi.Se mediante incrocio convenzionale tra una varietà asiatica di riso nero messa a disposizione dall’IRRI (Istituto Internazionale di Ricerca sul Riso con sede nelle Filippine quale più importante Ente per la conservazione delle varietà di riso del Mondo) ed una varietà padana. Oggi è coltivato principalmente nelle province di Vercelli e Novara.

Il Venere è un riso dal chicco piccolo e profumato, con un aroma che ricorda il pane appena sfornato, tipico dei risi orientali. L’aroma lo si percepisce annusando da vicino i chicchi crudi e diventa sempre più incisivo grazie all’azione del calore della cottura. Il riso Venere appartiene alla classe Japonica. Il colore del chicco è ebano, mentre quello delle spighette tende al grigio. La pigmentazione scura del prodotto finito è data dalla presenza di un pericarpo (l’involucro del seme) nero. I pigmenti presenti sullo strato esterno appartengono alla classe dei metaboliti antiossidanti. Il prodotto è un riso integrale che non viene sottoposto ai trattamenti che lo privano dei tegumenti. Infatti, grazie ad un diverso tipo di macinatura viene rimossa esclusivamente la buccia, parte non edibile del prodotto, permettendo così di ottenere un riso più ricco e stabile in nutrimenti. È considerato un’importante fonte di fibre.

Roberta Evangelista