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Castello di San Giorgio Castel di TusaLunedì 24 Settembre a partire dalle ore 17.30, nel trecentesco castello di San Giorgio, dimora dei baroni  Salamone, ospiti della Torre dell’Arte e del Gusto e della Salamone Sinergy Groop , di cui è presidente il giovane manager Placido Salamone,  si terrà il prestigioso evento benefico denominato l’Altra Sicilia, che alternerà momenti culturali, show cooking a degustazioni gastronomiche, tutto all’insegna del buon gusto e dell’arte.

Placido Salamone ed il padre Benedetto.

Madrina della serata Donna Costanza Afan De Rivera, figlia di Giulia Florio, che insieme al barone Giuseppe Giaconia di Migaido e al professore Vittorio Lo Jacono, relazionerà sulla vita, sorte e miracoli di una delle famiglie protagoniste dell’ ottocento e primi del novecento siciliano: I Florio, con i mitici Donna Franca e don Ignazio Florio. Coordinerà gli incontri la giornalista Letizia Passarello, coadiuvata dal masterphotography Alessandro Savarese.

Durante la serata verranno offerti al sindaco di Tusa, avvocato Luigi Miceli, cento piante di ulivo destinate al rimboschimento della zona dei Nebrodi, martoriata dai numerosi incendi delle due estati scorse. L’uliveto che verrà a formarsi, sarà ricordato come l’Uliveto della Memoria. Ogni piantina porterà il nome di un donatore.

di vita

La Kermesse, patrocinata dal comune di Tusa e dalla Fondazione Elisabeth De Rotschild si aprirà con l’interpretazione poetica dell’artista Valeria Andreanò, allieva di Lollo Franco.  A seguire una performance del barman Francesco Nucara, che proporrà un aperitivo di sua invenzione dedicato alla famiglia Florio. Successivamente si esibirà in uno show cooking lo chef Mario Di Vita.

Ospiti, oltre al regista Marco Maria Correnti, che presenterà il suo ultimo cortometraggio dal titolo “Il processo a Chinnici”, prodotto dai noti artisti Ficarra e Picone, l’imprenditore Nicola Fiasconaro, che proporrà una degustazione dei suoi celeberrimi panettoni. Il mondo dell’arte sarà rappresentato dall’attore cabarettista Sergio Vespertino e dal cantastorie Salvo Piparo, oltre che dal presidente di Federart Sicilia, Francesco Paolo Santoro.

Toccante esibizione sarà quella del gruppo Shalom Nigun Ensamble.

Alla fine della serata sarà offerta una cena a buffet.

Paolo Romeo1Lo chef messinese Paolo Romeo rappresenterà la città di Messina al Salone del Gusto che si svolgerà a Torino dal 20 al 24 settembre. Si tratta della più grande manifestazione al mondo sul cibo sostenibile e la Sicilia sarà protagonista, grazie ad un progetto sostenuto dall’Assessorato regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo, con uno dei più importanti spazi dell’intero Salone.

Paolo Romeo

Un’area di oltre 200 mq gestita da Slow Food Sicilia che rappresenta una vetrina d’eccezione per far conoscere le eccellenze del territorio e le migliori produzioni della Sicilia. Tra le attività più interessanti del Salone di Torino vi saranno i “Laboratori del Gusto” dedicati al territorio. Paolo Romeo si esibirà il 21 settembre alle 18.45 in un cooking show in cui proporrà due piatti: “La ghiotta in equilibrio”, rivisitazione della ghiotta di tradizione messinese con stocco in olio-cottura, acqua di sedano, pomodori confit, patate disidratate, pera croccante, polvere di olive nere; “L’arancino di spatola alla marinara in crosta di pistacchio di Bronte”.

Arancino di spatola alla marinara in crosta di pistacchio di Bronte

Ho scelto di utilizzare lo stocco e la spatola – ha commentato Paolo Romeo perché sono tra i pesci più utilizzati per tradizione nella cucina messinese e proporrò la mia visione di cucina tradizionale in chiave moderna. Nei miei piatti metto tutta la Sicilia, quei colori, odori, sapori che evocano l’antica cucina siciliana”. Con Paolo Romeo, vincitore lo scorso anno del Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, la città di Messina mette in primo piano i suoi giovani talenti. Tra i prossimi appuntamenti ai quali lo chef messinese prenderà parte, c’è “Fundraising Dinner”, l’evento benefico per la raccolta fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica, che si svolgerà il 2 ottobre  nel catanese, al quale prenderanno parte numerosi chef stellati siciliani.

japanTorino – gennaio 2018: in una fredda mattina d’inverno mi si è presentata l’opportunità di poter tornare in Giappone per la seconda volta. La prima fu in coppia in occasione del viaggio di nozze 5 anni fa, mentre questa volta io e mio marito abbiamo deciso di coinvolgere anche nostra figlia di 9 anni.

L’organizzazione del viaggio è stata un’esperienza nell’esperienza, perché a differenza di cinque anni prima dove tante cose furono lasciate al caso, questa volta ho voluto calcolare e curare ogni singolo dettaglio. Dal costo dei musei o dei mezzi di trasporto, alla scelta oculata degli alberghi, allo studio di luoghi e templi da visitare e per finire, un’attenta ricerca di quello che, culinarmente, ogni città potesse offrirmi.

Sarà un racconto emozionale, sensoriale, narrato come se fossi partita da sola pur avendo goduto di momenti fantastici insieme alla mia famiglia. La presenza di mia figlia ha comportato il voler tornare in posti nei quali ero già stata, per darle modo di vivere le stesse sensazioni che avevo provato io nel 2013.

Un ultimo appunto: il termine balenga è piemontese e sta ad indicare una persona bizzarra, stravagante o strana, requisiti fondamentali per potersi immergere completamente nelle meraviglie e contraddizioni che solo il Sol Levante sa offrire.

Torino – Luglio 2018: Con partenza da Milano Malpensa e scalo negli Emirati Arabi, già da fine giugno il Giappone è stato travolto da tutta una serie di avvenimenti climatici che hanno comportato delle gravi conseguenze a tutto il paese; dal terremoto di Osaka, all’alluvione di Okayama per finire il caldo assassino che ha toccato il Kansai come non accadeva da 128 anni.

Questo viaggio si è sviluppato in 3 settimane. Le prime due sono state dedicate alla scoperta di posti nei quali ero già stata e nei restanti altri che ho selezionato sulla base di interessi storici e culturali. L’utima invece è stata interamente dedicata alla visita di Tokyo e dei suoi numerosissimi quartieri.

map-japonIl Giappone è un arcipelago composto da 6.852 isole, le cui quattro isole più grandi sono: Honshū, Hokkaidō, Kyūshū e Shikoku (tutte e quattro collegate tramite ponti o tunnel sottomarini), che da sole rappresentano circa il 97% della superficie terrestre del Giappone. Il territorio è a sua volta suddiviso in 47 sezioni che vengono chiamate prefetture. Molte isole in realtà sono montagne, alcune di origine vulcanica e la vetta più alta del Giappone è il Monte Fuji, un vulcano attivo che regala panorami mozzafiato.

Cercando di ottimizzare gli spostamenti, mi sono mossa da Tokyo verso ovest per poi risalire verso la capitale.
La prima tappa è stata Nikko, a 140km a nord di Tokyo, imperdibile meta culturale inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’ umanità dell’UNESCO.
rottaIn seguito le altre città raggiunte e che vi andrò man mano a raccontare, sono state nell’ordine: Nagoya, Kyoto, Nara, Osaka, Kobe, Hiroshima, Miyajima, Tonosho, Himeji e infine Tokyo. Alcune sono state tappe simili a gite giornaliere, altre invece hanno richiesto il pernotto per almeno 2 o 3 giorni viste le innumerevoli attrazioni da visitare.

21 giorni di viaggio, 3 settimane di incanto e meraviglia, 3500km percorsi sui treni superveloci e 300km di itinerari consumati a piedi sotto il sole rovente . Siete pronti?

Buon viaggio

Roberta Evangelista

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sampuru2Sul web, e precisamente sui canali social, gira ormai da almeno sette anni un video in cui si vede un signore intento a realizzare con materiali sintetici un bellissimo cespo di lattuga. Naturalmente le didascalie che accompagnano questo video sono di tono allarmistico e adombrano il dubbio che – in modo particolare nei paesi asiatici – la gente si nutra ormai di plastica.  Naturalmente il più delle volte il video in questione viene spacciato per cinese – sottendendo al fatto che  “i cinesi copiano tutto e quindi anche il cibo”, laddove invece è giapponese. Ogni volta che questa clip  viene riproposta c’è sempre un’anima pia che pretende di spiegare che non si tratta di sofisticazioni ma di una vera e propria arte: il popolo del web – che non verifica nulla per partito preso – non crede alle spiegazioni. Se quel signore sta facendo un cespo di lattuga usando cera e chissà cos’altro, questo finirà sulle tavole asiatiche e forse anche sulle nostre, vista la globalizzazione. E così viaggiano in rete notizie false e disinformazione.  E naturalmente le condivisioni si sprecano, così come gli insulti. Per i pochissimi che non sapessero di cosa stiamo parlando, ecco un video reperito su youtube postato da qualcuno che a differenza dei più sa benissimo di cosa si tratta e che mostra un tutorial :

https://www.youtube.com/watch?v=KluBHFUaK68

Malauguratamente però la maggior parte del popolo del web non conosce questa pratica ed il messaggio che passa attraverso le maglie a volte troppo larghe della rete parla di sofisticazioni, di adulterazioni e di frodi gettando discredito sulla cucina orientale in generale ma anche su una vera e propria arte.

sampuru7 Eppure esiste una storia ormai quasi centenaria rispetto a questo cibo finto e, volendo, esiste anche una nutrita rassegna stampa consultabile da parte di chiunque volesse prendersi la pena di fare qualche verifica, se non qualche ricerca.

E’ l’arte del Sampuru, ed è giapponese.  Non soltanto: un cespo di lattuga realizzato artificialmente costa mediamente venti volte di più rispetto al prodotto edibile che si compra al mercato.

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Ma perchè esiste quest’arte? Intanto perchè i giapponesi hanno del “display” una vera e propria cultura: un senso estetico elevatissimo che li induce a creare vetrine ed esposizioni come è possibile trovarne solo nel paese del Sol Levante. Ma oltre al fatto estetico i giapponesi hanno individuato un aspetto pratico non indifferente, ad uso e consumo dei turisti. sampuruNon tutti siamo in grado di leggere e comprendere il giapponese – figuriamoci di parlarlo! –  e così, guardando i modelli di cibo in esposizione – normalmente su un tapis roulant che può essere fermato a scelta del cliente –  si può decidere cosa mangiare semplicemente fermando il tapis ed indicando il prodotto. Nei vassoi si riceverà il corrispondente naturale ed edibile del prodotto che avete visto prima passarvi davanti realizzato però in pvc.

sampuru8Un’arte molto bella ed antica, che impiegava originariamente la cera, che però si rivelò poco durevole ed anche soggetta a sciogliersi e a perdere forma. Ed allora, nel tempo, si è passati al silicone ed infine al pvc, con realizzazioni davvero fuorvianti di una bellezza estetica davvero ragguardevole e, soprattutto, indistinguibile dal prodotto vero, se non al tatto ( e ovviamente al gusto, ma nessuno ha mai gustato il cibo in pvc).

Realizzano di tutto, e tutte le foto che vedrete in questo articolo sono di alimenti non commestibili: for display purposes only ( solo a scopo dimostrativo, nda). Straordinarie manualità, straordinarie creatività e la solita, proverbiale, imperturbabilità dei giapponesi: una disciplina che vale la pena di approfondire, ricordando che a volte – paradossalmente – un pezzo sintetico per esempio di Sushi, la cui realizzazione può arrivare a costare circa 20 euro, risulta persino più bello del suo corrispondente edibile.

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Questi manufatti sono carissimi ma, individuato nel pvc un materiale perfettamente idoneo alla realizzazione, durano virtualmente una vita. Il maggiore produttore di questi articoli, con una produzione che copre l’80% della richiesta, è la ditta Iwasaki Co. Ltd, presidente Tsuyoshi Iwasaki, discendente di  Takizo Iwasaki, il padre del “cibo finto” che insieme alla moglie Suzu fondò la ditta omonima . Questo è il sito dell’azienda, con un fatturato da 92 milioni di yen all’anno http://www.iwasaki-bei.com/

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Quindi stiate sereni : nessuno vi farà mangiare plastica, nessuno cercherà di vendervi cibo finto e non dovrete preoccuparvi nè di coloranti nè di conservanti, nè di OGM: se approfondirete però la conoscenza del Sampuru non potrete che rimanerne affascinati, irrimediabilmente.

Alessandra Verzera 

Credits: Gli “spaghetti” sono di  https://www.vice.com/it/article/znjk3j/sampuru-cibo-finto-giappone-537 

Tutte le altre foto sono tratte dal web e sono ritenute libere da vincoli di copyright

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FOTOUna conferenza stampa ricca di spunti interessanti e molto partecipata, è stata, quella del “Sicily Food Festival”, la festa del cibo siciliano, che si snoderà lungo l’incantevole cornice del lungomare di Cefalù, dal 7 al 9 settembre.

Una squisita esperienza culinaria, realizzata in collaborazione con la Regione Siciliana e con dei partner d’eccellenza tra cui STAL, il dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Palermo, IDIMED, istituto per la promozione e la valorizzazione della dieta Mediterranea, il Parco delle Madonie, con il marchio “Paniere Natura” e il Parco dei Nebrodi.

“Siamo molto fiduciosi – ha dichiarato il neo presidente dell’associazione organizzatrice Kefood, Davide Merlinonel successo di questa manifestazione: il coinvolgimento del dipartimento STAL e dell’associazione provinciale cuochi e pasticceri di Palermo, che si esibiranno in magnetici show cooking, dà grande lustro all’evento, che punta a valorizzare le eccellenze gastronomiche siciliane. La grande novità di questa edizione, è la forte valenza culturale: sarà una tre giorni di masterclass, incontri formativi, seminari su focus tematici, grazie anche alla preziosissima collaborazione dell’istituto IDIMED. La sera si rimarrà ancora tutti insieme grazie all’intrigante cartellone curato dal direttore artistico dell’evento Mario Barnaba”. Un villaggio del gusto anche “Gluten free” che, quest’anno, vanta la preziosa collaborazione dell’AiC Sicilia, l’associazione italiana celiachia, supervisionerà tutte le aziende che presentano piatti senza glutine per confermare l’assoluta sicurezza per gli eventuali consumatori, in un susseguirsi di colori, sapori e profumi “made in Sicily”.

“Il rispetto del celiaco – ha dichiarato Giuseppina Costa, il presidente di AiC Sicilia – e della sua dieta che a vita è costretto a seguire auspicando che, sempre più ristoratori e strutture ricettive, possano rivolgersi ad AiC Sicilia per non improvvisarsi esperti del senza glutine. C’è in gioco la salute di migliaia di celiaci siciliani. Cefalù, dal 7 al 9 settembre, sarà il giusto e suggestivo palcoscenico per tendere la mano a chiunque abbia necessità di avere informazioni concrete sul mondo della celiachia”.

Un evento itinerante per tutta la cittadina costiera in provincia di Palermo, che accoglierà le migliori aziende dell’isola.

 

La MantiaVenti chef provenienti da tutta Italia, sedici cantine dell’Etna e dodici maestri dello street food si incontrano a Milo, piccolo comune poco distante da Catania, in occasione di una kermesse gastronomica molto insolita. Un appuntamento goloso dedicato al cibo innovativo e fuori dal comune, in una parola: straordinario.

Il festival gastronomico più curioso d’Italia nasce da un un’idea di Andrea Graziano e di Barbara e Marco Nicolosi, che faranno da padroni di casa all’evento nella loro suggestiva tenuta Barone di Villagrande ai piedi dell’Etna: “Straordinario è l’evento più scoppiettante dell’anno -racconta Barbara – è la festa del cibo e del vino per tutti i gusti e colori. Per noi è il momento in cui festeggiamo la fine dell’estate ed inauguriamo la nostra nuova annata con la preparazione della vendemmia. Una festa speciale con tutti gli amici, un ritrovo, una tradizione, un appuntamento imperdibile!”

Si inizia il 30 agosto alle ore 19,30 per una serata all’insegna del buon cibo e dell’amicizia che lega chef, produttori e vignaioli fedeli ad una certa visione della terra e della materia prima, uniti per una sera in un sodalizio fatto di rispetto e cultura. Un’unione gioiosa e molto gustosa dove protagoniste saranno le diverse interpretazioni gastronomiche in assaggio durante la serata. Una notte ispirata allo street food ma che darà ampio sfogo alla creatività di chef e produttori, dove l’unico vincolo sarà dato dalla valorizzazione della materia siciliana e il rispetto per il territorio. “Straordinario è un momento in cui una squadra di uomini e donne con la stessa filosofia di produzione si ritrova a far festa sulle pendici dell’Etna -afferma Andrea Graziano – una notte magica in cui l’Etna diventa protagonista della migliore esperienza gastronomica.”

Lo CocoTanti i grossi nomi della cucina italiana presenti quest’anno alla quarta edizione di Straordinario, alcuni dei quali riceveranno i riconoscimenti speciali “Straordinario 20018” tra questi: Filippo La Mantia, con la sua personalissima interpretazione della cucina palermitana, Eugenio Roncoroni che porterà una ventata di internazionalità sulle pendici dell’Etna con i suoi piatti curiosi ispirati ad altre cucine del mondo ma riviste in chiave italiana e poi ancora Simone Padoan che metterà in scena la sua celebre visione di pizza innovativa e lievitati gourmet, Gabriele Bonci il re della pizza a taglio fatta a regola d’arte, Pasquale Torrente per gustare i sapori campani più veraci all’ombra dell’Etna. Un premio speciale sarà inoltre consegnato a Giacomo Gironi,fuori classe dell’arte della sommellerie, per il suo attento e innovativo lavoro di sala.

Ma i volti noti non finiscono qui si continua con Accursio Craparo, che mescola tradizioni gastronomiche della Sicilia orientale e occidentale con uno stile inedito Tony Lo Coco che stupirà con i suoi panini d’autore e poi ancora due donne che giocano in casa: Giulia Carpino e Valentina Chiaramonte. Si torna a Palermo con Gioacchino Gaglio, e si riparte con Angelo Pumilia, Claudio Ruta, ,Dario Di Liberto, Fabrizio Mantovani e Alessio Marchese,  Giuseppe Raciti, Massimo Giaquinta , Lina Castorina, Lorenzo Ruta , Alfio Visalli.

Non solo chef e cucina gourmet a Straordinario, il 30 agosto sarà la festa di tutti quelli che sanno fare le cose per bene, per questa ragione tanto spazio è anche dedicato a produttori, aziende agricole, e realtà ristorative innovative.

Ci sarà da divertirsi anche per gli appassionati di vino che oltre a degustare le diverse proposte delle sedici cantine dell’Etna presenti all’evento potranno anche godere di un’inedita esperienza di wine pairing. Abbinamenti estrosi e vivaci per una serata completamente declinata al gusto fuori dall’ordinario realizzati insieme alle cantine partecipanti.

A rendere ancora più avvincente la serata ci sarà la competizione che ogni anno assegna l’ambito riconoscimento al piatto più “Straordinario” della kermesse, stupore e meraviglia saranno le corde da solleticare per convincere i votanti.

In concomitanza a Straordinario, il piccolo e pittoresco comune di Milo ospiterà anche ViniMilo, la tradizionale rassegna dedicata ai vini dell’Etna.

 

Sergio Barzetti lowLe ricette di grandi chef, le sfide più gustose, ma anche tante risate e musica per un week-end da non perdere. Da venerdì 7 a domenica 9 settembre torna Oro d’Argenta, il cuore gustoso della storica Fiera d’Argenta, alla 61^ edizione. Questa edizione di Oro d’Argenta è sostenuta dalla Destinazione Turistica Romagna, le cui finalità del piano di promozione turistica sono legate alla valorizzazione dell’enogastronomia regionale e delle identità dei territori a livello nazionale; elementi fondamentali delle elaborazioni innovative avanzate dagli chef stellati presenti nella rassegna.

Anche quest’anno piazza Garibaldi sarà il quartier generale della rassegna che valorizza i sapori e le atmosfere delle valli del parco del Delta del Po, patrimonio Unesco, ma anche delle altre regioni d’Italia. La manifestazione sarà l’occasione, infatti, per un viaggio nel gusto tra alcune delle eccellenze agroalimentari del territorio.

Cuochi di classe, la sfida è in cucina : otto istituti alberghieri si confrontano a tavola

Seconda edizione per la gara di cucina che mette insieme l’Italia. Si chiama Cuochi di classe la sfida che vedrà confrontarsi, a tavola, gli studenti di otto istituti alberghieri, vera fucina di talenti. Una competizione all’ultima forchetta che vede indossare i grembiuli agli studenti di Sardegna, Sicilia, Lazio, Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna. Si contenderanno la vittoria i ragazzi delle scuole Amerigo Vespucci di Roma, Galileo Ferraris di Iglesias, Pietro Piazza di Palermo, Tonino Guerra di Cervia (Ra), Pellegrino Artusi di Riolo Terme (Ra), Angelo Vegni di Cortona (Ar), Bartolomeo Scappi di Castel San Pietro Terme (Bo) e Ciac Formazione di Ivrea (To). A giudicare i giovani una giuria di esperti, guidata da Enzo Vizzari, direttore e curatore delle guide dell’Espresso, “I Ristoranti d’Italia” e “I Vini d’Italia”, ma anche i visitatori della rassegna che potranno assaggiare i piatti e dare il proprio voto con delle palette. In premio per i vincitori la partecipazione al Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo dove potranno presentare la ricetta vincitrice al pubblico del festival internazionale.

Andy Luotto ed Eliana Chiavetta sul palco (1)I Cooking show, i segreti degli chef stellati: tra gli ospiti Gianfranco Vissani ed Igles Corelli

Grandi chef salgono sul palco in occasione dei cooking show. Tra i protagonisti uno dei cuochi più famosi d’Italia, Gianfranco Vissani, 2 stelle Michelin ma anche Igles Corelli, maestro della cucina italiana d’autore, chef patron del ristorante Atman, una stella Michelin, a Spicchio di Lamporecchio (Pistoia), e Sergio Barzetti, conosciuto come “Mister Alloro”, volto della trasmissione La Prova del cuoco, su Rai1. A condurre gli appuntamenti la showgirl siciliana Eliana Chiavetta e lo chef Sergio Barzetti.

Risate, musica e dj-set sotto le stelle : Covatta, Vergassola e gli Stato Sociale

Il programma della rassegna prosegue anche al tramonto del sole con un calendario di spettacoli e concerti gratuiti in piazza Garibaldi. Venerdì sera si ride con Giobbe Covatta, uno degli attori più amati dal pubblico che si divide tra teatro, televisione, cinema e scrittura che sarà protagonista dello spettacolo “La divina commediola”. Il comico napoletano interpreta la sua spassosa versione della Divina Commedia, totalmente dedicata ai diritti dei minori. Sabato sera la musica del dj-set, mentre domenica alle ore 17 si ride con l’umorismo raffinato di Dario Vergassola, protagonista dello spettacolo “Sparla con me”, che prende spunto dai

successi televisivi di Parla con me e ripercorre a ritroso la strada segnata dal calore degli amici del bar, la non semplice relazione familiare con l’impertinente suocera, la movida davanti all’unico bancomat di La Spezia e i suoi ricordi di bambino mettendo in scena l’esilarante sconcerto di chi si rende conto che solo una risata potrà seppellire la vacuità, il silicone e il sorriso a trentadue denti. Lunedì cala il sipario di Fiera di Argenta con il concerto degli Stato Sociale, il gruppo pop che farà ballare, a partire dalle ore 21:30, tutto il pubblico della rassegna. Dopo la fortunata avventura sanremese con un “Una vita in vacanza” la band bolognese torna ad esibirsi di fronte al proprio pubblico portando sul palco ogni volta qualcosa di completamente inaspettato: groove elettronici, rime e melodie che ti si incollano al cervello per un live che è una vera e propria forza della natura.

 

pantelleriaConto alla rovescia per il Pantelleria DOC Festival, promosso dal Consorzio dei Vini Doc e dal Consorzio turistico Pantelleria Island, con il patrocinio del Comune e del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Dieci giorni di iniziative per svelare la vera identità dell’isola giardino del Mediterraneo, dove il Paesaggio agricolo, il mare e la natura vulcanica sono gli elementi attrattivi per un turismo che privilegia la natura e la cultura dei luoghi, anche attraverso i vini, il cibo e la ricchissima storia di un territorio unico nel suo genere. E’ proprio questo insieme di elementi che il Pantelleria Doc Festival presenta dal 31 agosto al 9 settembre, un ricco programma di appuntamenti che coinvolgerà le diverse contrade, con iniziative culturali, percorsi benessere, pratiche sportive all’aria aperta, degustazioni di vino e cibo, approfondimenti tematici legati all’identità dell’isola che, ogni giorno, l’organizzazione del Festival ha sviluppato per far vivere al turista un’esperienza diretta e personale con Pantelleria. “sperimentiamo un nuovo modello integrato di turismo – spiega Benedetto Renda, Presidente del Consorzio dei vini DOC di Pantelleria - che vede la filiera vitivinicola protagonista. Questo territorio si presta ad essere vissuto nella sua profonda integrità, come modello produttivo storico e ad alto contenuto culturale. Il processo di interazione è oramai avviato e il Pantelleria DOC Festival costituirà un appuntamento che vorremmo diventasse annuale e protratto nel tempo, superando i limiti della sola stagione estiva”.

passito1Cultura del Vino, agricoltura in equilibrio con la natura, convivialità e benessere fisico, fanno del soggiorno pantesco un’esperienza unica nel suo genere.

Tutti i giorni, dalle 9:30 alle 12, sono previsti percorsi guidati: per i più sportivi, il trekking e la bicicletta permetteranno di conoscere alcuni degli angoli più nascosti dell’isola; per gli amanti dell’archeologia, sono invece previste escursioni nei siti che raccontano la storia dell’isola, dai Sesi, fino all’epoca dei Fenici e dei Romani. Non meno interessante – sempre nella stessa fascia oraria – è da provare l’ampio percorso dedicato al benessere attraverso i vari fenomeni termali che fanno dell’isola una SPA a cielo aperto. La prima tappa dell’escursione è Gadìr, piccolo borgo di pescatori. Qui è possibile rilassarsi con un bagno caldo termale e praticare il rito del calidarium – frigidarium già in voga al tempo dei romani. Le acque delle sorgenti marine hanno una temperatura che va dai 39°C fino ai 50°C, ed il loro potere terapeutico è riconosciuto da tempi immemorabili. passito2Presso l’affascinante Lago di Venere, alimentato dalle acque piovane e da sorgenti di origine vulcanica, in uno scenario naturale di straordinaria bellezza, sono assolutamente da provare i fanghi sulfurei che, in tanti, praticano lungo le sponde di questo specchio d’acqua dai colori cangianti e meta di una fauna migratoria di assoluta rilevanza naturalistica. Poi, nella particolarissima grotta di Benikulà, si può invece fare il cosiddetto “bagno asciutto”, una vera e propria sauna naturale alimentata dal calore residuo del vulcano, come fosse un respiro.

Nell’ottica di proporre al turista un’offerta davvero integrata, tutti questi percorsi, sia quelli sportivi che archeologico-culturali e del benessere, si concluderanno con un brindisi presso le cantine associate al Consorzio Pantelleria. E’ un modo per celebrare tutti insieme il valore di una cultura agricola straordinaria che, dovendo superare le condizioni estremamente difficili sull’isola (territori vulcanici aspri e scoscesi, assenza di fonti d’acqua dolce, costante presenza dei venti) ha saputo “interpretare la natura dei luoghi, ricorrendo all’utilizzo dei terrazzamenti, dei muretti a secco, dei Dammusi e dei maestosi giardini panteschi e a pratiche colturali che – seppur molto faticose – consentivano la coltivazione della vite, dell’ulivo, del cappero e degli alberi da frutto. Un giardino meraviglioso posto al centro del mare e tra due continenti. Non è un caso che la coltivazione della Vite ad Alberello a Pantelleria abbia avuto, nel 2014, il riconoscimento UNESCO e sia stato inserito – unico caso nel suo genere – tra i beni immateriali dell’umanità.

passito3I produttori vitivinicoli sono inoltre protagonisti di visite guidate la mattina, dalle 9:30 alle 11:30, sul tema della viticoltura eroica e al pomeriggio, dalle 18 alle 19:30, per approfondimenti sulle tecniche di vinificazione e per le degustazioni. Protagonista è il pregiato Passito, ma anche altre tipologie ottenute dalle uve Zibibbo e previste nell’ambito della Doc Pantelleria, come il vino bianco secco e i vini spumante.

Estremamente vari sono anche gli appuntamenti che si terranno al Castello; tra quelli dedicati alla cultura del territorio, si terranno seminari sui prodotti d’eccellenza come i vini o le pregiate lenticchie di Pantelleria, proiezioni e presentazioni di libri; il 3 settembre lettura dei testi vincitori del “Concorso per brevi storie sull’isola e sul vino”, il 5 settembre il Castello ospiterà la “Notte bianca della Poesia” a cura del Comitato Preziosa Pantelleria; l’8 settembre si discuterà del “Parco che vogliamo” e delle prospettive di sviluppo del territorio che l’istituzione del Parco Nazionale può offrire. Il Castello sarà anche la sede del “Mercato Pantesco” che permetterà ai visitatori di scoprire i vini e tante altre specialità prodotte sull’isola: dalle conserve all’olio, dai prodotti dell’orto ai capperi e ai prelibati formaggi vaccini.

“Il Festival – conclude Benedetto Renda, Presidente del Consorzio Pantelleria Doc – intende promuovere i vini insieme a tutto quello che di eccezionale l’isola offre: un binomio di straordinario interesse turistico. Siamo contenti che la sinergia messa in campo insieme al Consorzio Pantelleria Island, abbia avuto il patrocinio da parte dell’Amministrazione Comunale così come del Parco Nazionale. Uno spirito di collaborazione che è stato sposato anche dalla Compagnia aerea danese – la DAT – che cura i collegamenti tra la Sicilia e la perla nera del Mediterraneo. Stesso impegno anche con la Scuola Omnicomprensiva di Pantelleria che supporterà la segreteria del Festival con 3 studentesse dell’indirizzo turistico, nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro.”

gabanelli Non si parla d’altro da diverse ore ormai. Di cosa? Ma del post  che la giornalista Milena Gabanelli ha pubblicato sulla pagina Facebook  delle rubrica che tiene sul Corsera, Dataroom, dopo essere stata a cena in un noto ristorante bolognese . Più che un post, un dardo al veleno scoccato contro Aurora Mazzucchelli, chef del ristorante Marconi, nella provincia bolognese.

Scrive la Gabanelli : ” Nulla di pesante. Questo è un antipasto. Non so cosa ho mangiato perché non sono riuscita a sentire il sapore (merluzzo mantecato c’era scritto). Ma questi chef…?!”, e si riferisce all’amuse bouche nella foto sotto.

marconi gabanelliNell’era del ” siamo tutti critici enogastronomici” ( ma siamo anche dei tuttologi) , è paradossale che una professionista del calibro della Gabanelli non conosca la differenza tra entrèe ed antipasto, tra amuse bouche e piatto propriamente inteso.

marconiInfatti, ciò che la giornalista ha immortalato nel piatto era esattamente questo: un amuse bouche, un “assaggino”, uno “sfizietto” come di solito ne vengono serviti nei locali di livello medio alto, e che tra l’altro sono del tipo “complimentary“, cioè gratis. Sono anche conosciuti come “benvenuto dello chef”; un modo piacevole di attendere le portate principali, per nove clienti su dieci : la decima cliente è la Gabanelli, che pasticcia, prende fischi per fiaschi, e si lancia in un sarcasmo decisamente fuori luogo e poco aderente al suo profilo di professionista attenta e meticolosa. Una di quelle che fa informazione “seria”, insomma. Quella che ricordiamo in Report da dove, va ricordato, fece piovere pietre sul capo degli chef stellati con una puntata decisamente controversa. Stride con il ricordo di quella puntata l’idea di una Gabanelli seduta a cena in un locale stellato, a conti fatti.

aurorapiattoChi ha il privilegio di potersi sedere a scrivere detiene un potere. La stampa è il quinto potere. Se il personaggio che scrive è popolare, la cassa di risonanza del suo pensiero si amplifica e si allarga a macchia d’olio: una come la Gabanelli, tra il serio ed il faceto, non può ignorare la portata del suo messaggio. Non a caso quel post, quantomeno superficiale, vanta centinaia di condivisioni, oltre che svariate centinaia di commenti, quasi tutti a favore del contenuto del post stesso. Ma è risaputo che la gente tenda ad esultare per qualsiasi opinione propalata dal personaggio di turno: opinione che recepisce come verità assoluta alla quale aderisce senza riserve ma, soprattutto, senza alcuna competenza nè senso critico.

Aurora-MazzucchelliEd ecco però che il consenso ricercato tra i suoi fans determina l’effetto boomerang e che contro la Gabanelli arrivano le critiche ed i giudizi non proprio lusinghieri dei colleghi, in primis, e degli addetti ai lavori nel settore della ristorazione. Si schierano anche, giustamente, i critici ed anche i bloggers. Una tempesta in un bicchiere d’acqua, per puro pressapochismo. Che il post della Gabanelli non intendesse volutamente danneggiare alcuno è abbastanza evidente: che invece abbia danneggiato l’immagine di una intera categoria di lavoratori, del Marconi e della Mazzucchelli , se non altro mortifcandone il talento ed il messaggio legato ad un certo tipo di cucina, però è altrettanto evidente.

E su facebook è partita la ridda dei commenti, dei post al vetriolo in cui si rimprovera alla giornalista di non aver tenuto conto delle possibili conseguenze e di avere mortificato un settore che, oggi come oggi e molto più di diversi altri settori, è un polo produttivo positivo che parla di Italia nel mondo. Esportiamo cultura del cibo, è innegabile.

Dataroom_FBPossiamo anche disquisire ad libitum circa l’opportunità di postare commenti di tipo “privato” su profili social aziendali: questo è successo con il post di Gabanelli. Una sua ( errata) interpretazione è finita sui social di una delle rubriche dell’azienda per la quale lavora – il Corriere della Sera –   che peraltro ha puntato molto sul food con una serie di rubriche e speciali dedicati alla cucina. Non è professionale, decisamente: sul mio profilo posso scrivere ( quasi) tutto, ma su un profilo aziendale no; pena la perdita del mio aplomb, della mia correttezza e della mia credibilità. Tanto più se mi intrattengo nel rispondere ai commenti decisamente poco lusinghieri dei fans e se arrivo a definire “masochisti i poveri malcapitati seduti in quel ristorante”. Non solo: la giornalista si stupisce anche del conto, che considera troppo elevato, e malgrado il quale i tavoli sono tutti pieni. Anche qui c’è molto da ridire e viene da chiedersi dove sia abituata a cenare la signora Gabanelli. marconilogoDando una lettura al menù del Marconi infatti ci si imbatte in due “percorsi”; uno ha un costo di 70 euro, e l’altro  in cui si contano otto portate, costa 90 euro. I piatti del menù alla carta hanno un costo medio di 25 euro. Nulla che possa davvero fare gridare allo scandalo. Alla fine della storia credo che non sia obbligatorio cenare presso un locale stellato: esistono i ristoranti di buon livello con le forchette e i cappellini, quelli buoni ma senza orpelli nè fregi, ma anche le trattorie, le osterie, le bettole. Esistono le piadine ed il pane con la mortadella: esiste di tutto, per tutte le tasche, per tutte le pance e per tutte le esigenze. Esistono anche i rari e bravissimi giornalisti: e ci piacerebbe tanto che rimanessero tali.

Alessandra Verzera

 

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pirascaneNel terribile mese che ogni anno fa registrare un picco di abbandoni di amici a quattro zampe, arriva una notizia bella che riguarda proprio i cani, i loro padroni e le vacanze. Arriva dalla Corsica, e la racconta Franco Piras,  lo chef che ne è stato protagonista.

Ho visto arrivare in cucina una comanda, e non credevo ai miei occhi. Insieme ai piatti ordinati dagli ospiti umani ce n’era uno  ” pour petit chien” (per il cagnolino, nda), ed era un piatto di linguine. La cosa mi ha intenerito e strappato un sorriso, ma c’era di più: il cagnolino gradiva le linguine, e non le penne che il personale di sala aveva proposto pensando che, essendo pasta corta, sarebbe stato più agevole per il cagnolino poterla consumare. E così ho cucinato le linguine al mio piccolo ospite a quattro zampe. Me ne sono talmente tanto incuriosito che sono uscito personalmente a portargli il suo pasto“.

pirascane2E “le petit chien” è un piccolo e fortunato Yorkshire, in vacanza in Corsica insieme ai suoi padroni.

Chi maltratta gli animali e li abbandona e chi li ama come figli. Qualcuno potrebbe trovare esagerato ordinare un pasto in un ristorante di alto livello per un cagnolino, ma non è così. Naturalmente ognuno con i propri mezzi: per amare non occorrono ricchezze e ad un cagnolino bastano amore e una lattina di cibo per cani per essere felice. Ma voglio usare questa felice occasione per lanciare un appello a quei tantissimi hotel che ancora rifiutano l’accesso ai cani, se non a quelli di piccolissima taglia. E’ vero che chi ama il proprio animale al limite rinuncia anche alle vacanze fuori porta se non trova accoglienza anche per il suo amico peloso, ma magari se sapesse di poterlo portare con sè tanti abbandoni si eviterebbero. Per non parlare dei passaggi in aereo per Fido, che sono costosissimi, così come sono molto costose le pensioni in cui spesso vengono persino chiusi in gabbiotti angusti. Insomma, va bene la campagna contro l’abbandono, va bene la sensibilizzazione, ma per essere veramente efficace un messaggio deve essere completo. E allora si ai cani negli hotel si alla loro presenza nei ristoranti, si ai passaggi aerei a costi contenuti”

pirascane1E da lei, quando si trovano in Corsica.

Certo. Da me sono assolutamente benvenuti: il loro amore è quello incondizionato, sincero, senza contropartita. Faremmo bene a ricordarcene mentre pensiamo ai nostri piaceri: che non possono coincidere con l’infinito dolore di un animale abbandonato perchè nessuno lo vuole più”

Alessandra Verzera