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byeinsegnaE’ una storiaccia brutta quella che sta travolgendo in queste ore il noto locale stellato di Mondello Bye Bye Blues e la chef Patrizia Di Benedetto. Ne scrivo, sebbene il mio giornale sia in stato di manutenzione, perchè quando la stessa vicenda toccò Ninu U Ballerinu l’esecrazione arrivò alle stelle, insieme all’unanime condanna: volarono lembi di vesti, ciocche di capelli ed in tanti – me compresa – brandirono la scure della sanzione invocata a gran voce. La cenere cosparsa sui capì in quell’occasione si sprecò.  L’episodio che riguardò Buffa fu rabberciato con giustificazioni relative all’ambiente, ad un certo substrato culturale, ed altri palliativi e pannicelli caldi che nulla però toglievano al merito della questione: rubare, luce o qualsiasi altra cosa,  è un reato. Punto.

PATRIZIA DI BENEDETTO | ItaliaSquisita.net

Allo stesso modo quindi mi sento di dovere affrontare la questione quando riguarda un locale stellato: la fama e la gloria non sono e non saranno mai, mi auguro, una sorta di immunità diplomatica nè dovranno mai servire a dare pesi e valori diversi a fatti analoghi.

La prima nota però che mi sento di commentare è il malcelato tripudio di tanti cuochi e cuochini che sui social stanno facendo a pezzi la chef: ben si sa, quando un leone cade ferito arrivano puntuali le iene. La cosa buona però è che il leone rimane leone e le iene, purtroppo per loro, rimangono iene. Il leone può guarire, ma la iena non può diventare altro di diverso da ciò che è.  E’ divertente, umoristico direi, leggere di imbratta tegami sputare veleno su una “collega” che in cucina – al netto della bolletta della luce – esprime un concetto raffinatissimo giocato su fantasiose reinterpretazioni e materia prima di alto livello. Fa sorridere, ma anche un po’ prudere la lingua, la condanna morale da parte di cuochi che mai hanno emesso uno scontrino fiscale in tutta la loro carriera e che,  in tempi recenti, non adottano alcuna misura di profilassi in materia di Covid19, dimenticando che sono prescrizioni obbligatorie.

byeantipasto

Tutti santi e moralisti, quando gli errori sono altri a commetterli. Perchè sul fatto che la Di Benedetto abbia compiuto una cosa orribile non ci piove una sola goccia: ben lungi da me farvi sospettare un mio atteggiamento indulgente o addirittura assolutorio. Però, in qualità di osservatrice di tanto e vario costume e scevra da pregiudizi quale ritengo di essere, non posso non notare ed evidenziare queste discrasie davvero fastidiose.

Un’altra riguarda i prezzi del locale. Il  commento che più frequentemente sta girando in queste ore è: ” con quello che si fanno pagare poi rubano pure la luce?“. E’ certo e matematico, pur senza alcuna prova fattuale, che chi scrive una cosa del genere non debba mai aver messo piede in questo locale, perchè il conto che si paga non soltanto è piuttosto contenuto, ma a volte persino inferiore a quello di competitors meno titolati.  E poi, diciamoci la verità: non è che praticare prezzi bassi possa legittimare azioni del genere… Se il conto è 30 euro o 300 la questione  non cambia di una virgola.

byemenù

Il banchetto sulle membra del leone ferito va oltre, con l’auspicio che la stella venga ritirata e che il locale possa infine chiudere. Qualcuno si è dichiarato disposto ad adoperarsi al meglio per informare Michelin sull’accaduto ( come se Michelin avesse bisogno di informatori e di soffiate, nda) e naturalmente salta fuori il solito “ fatti fama e và curcati, che manco si mangia tanto bene“.

Insomma, l’odio che trasuda dalle bacheche social dei palermitani spinge, grottescamente, a parteggiare per chi indubbiamente ha commesso un grave illecito, per difendere  quanto di buono c’era prima del “grande scandalo”. Perchè la storia è sempre quella: non si rimane mai nel merito delle questioni, ma si ridiscute tutto, si esonda, si tracima, si pescano fatti personali, familiari. Tutto: tutto deve finire nel tritacarne e, all’improvviso, quanto di buono una persona possa avere fatto non vale più nulla. L’odio deve azzerare tutto, sovrastando qualsiasi cosa.

byestella

Ma cosa è successo?  E’ successo che la titolare è stata colta in flagrante con un magnete collocato sul contatore Enel: un trucchetto  per ridurre il conteggio dei consumi di energia elettrica di oltre il 50%. ( Buffa a suo tempo, nel 2014, riuscì a “risparmiare” quasi il 90% sui consumi elettrici, nda ). Patrizia Di Benedetto è stata così tratta in arresto e condotta ai domiciliari :  ha quindi  scelto di essere processata con la formula del patteggiamento e  si è avvalsa della facoltà di non rispondere. La condanna è pari  ad un anno, con pena sospesa. Gli inquirenti proseguiranno adesso con le indagini anche per accertare l’effettiva entità dell’illecito a carico della Di Benedetto ai danni dell’ Enel. L’accertamento dei carabinieri della stazione di Partanna e della compagnia San Lorenzo è scattato venerdì sera poco prima delle 22 e per la titolare del ristorante stellato è scattato l’arresto in flagranza di reato, formalizzato a fine serata.

Il locale rimane, comunque, aperto.

Alessandra Verzera

 

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E’ partito per caso, da un moto del cuore improvviso, l’appello del cuoco palermitano Giacomo Armetta in favore dei più deboli e dei più soli durante l’emergenza covid19. Armetta, come molti altri cuochi e titolari di attività di ristorazione, si è rivolto al “delivery” partendo dal pranzo di Pasqua, a costi davvero contenuti. Da li l’idea di “regalare” un pasto a chi da sempre vive tra mille difficoltà.

Oggi il cuoco palermitano ha consegnato dieci box con il pranzo della domenica nelle mani degli Angeli della Notte: arriveranno dove c’è bisogno.armetta_angeli

Il settore della ristorazione è a pezzi, in caduta libera, e le previsioni non sono affatto rosee” – dice Armetta – “ diciamo che semu cunsumati che forse esprime al meglio il disastro che ancora ci aspetta. E che cosa fai mentre i pensieri più bui si impossessano della tua mente 24 ore su 24? Ti ricordi di loro. Di quelli che vivono “sempre” la situazione che tu stai vivendo ora e da poco. E’ salvifico pensare a loro, quando pensi di non avere più niente ma loro ti costringono a ricordarti che tu hai almeno una casa, un televisore, uno stereo, un telefono per dire ” ti voglio bene” a qualcuno. “Loro” sono i dimenticati, gli invisibili: sono quelli che non hanno casa, non hanno famiglia, che spesso hanno solo un cane. Il pensiero di queste persone oggi diventa ancora più importante, più toccante. Il pensiero di queste persone che secondo alcuni, non avendo una casa in cui stare chiusi, sono quasi dei “fuorilegge”, ti costringe a pensare che, malgrado tutto, tu sei un privilegiato. Per questo, nelle ultime ore, ho lanciato un appello sui social, “Regalate un pasto” con l’ashtag #aiutiamoci

E  un risultato c’è stato, significativo, sia pure in poche ore.

Devo dire alcuni grazie davvero di cuore. Ringrazio Belinda, dalla Puglia, così come Marco, dalla provincia di Palermo, un medico, che sa meglio di altri quanto pesanti siano questi giorni. Ringrazio in modo particolare una collega che vive i miei stessi problemi ma che non ha fatto mancare il proprio supporto: parlo di Marcella, Chef titolare del Bistrot Lo Zero di Montespertoli, in provincia di Firenze. Ringrazio questa Italia che, quando può, abbraccia senza remore, fidandosi di un oste sconosciuto. Grazie, grazie davvero: siete la prova del fatto che nulla è perduto, e che fino a che ci metteremo il cuore ci potrà essere salvezza.Sono felice di poter dare un attimo di sollievo e magari anche di gioia a chi vive in un deserto di angoscia:lo faccio per loro, ma anche per me anche se, tra il costo della materia prima, il carburante e la luce chiaramente non realizzo alcun utile.Ma va bene così, perchè almeno ne gioisce il cuore. Il mio locale è chiuso, chissà se e quando riaprirà, ma a me manca come l’aria. La casa per un cuoco è il suo locale, la sua cucina è la sua vita perchè è li che spende la maggior parte del suo tempo. Così mi chiudo nella mia cucina e mi sento utile, mi adopero, cerco di far finta che di la ci sia una sala piena e che io stia cucinando per i miei clienti. E mi commuovo, e mi sento vivo, tra i profumi che mi sono cari e che hanno da sempre accompagnato la mia vita. Naturalmente consegno i pasti anche a chi decide di acquistarli per non cucinare almeno la domenica ( anche se, in ottemperanza alle disposizioni attuali, la consegna avviene entro la giornata di sabato, nda) : sfigurati dalle mascherine, incontro sguardi tristi, impauriti, occhi lucidi e per brevi attimi prendo consapevolezza di quanto tutti noi stiamo soffrendo. Stiamo vivendo un dramma, e i conti li faremo dopo. Questo è il momento dell’aiuto e della speranza, e basta”

Il box che Giacomo porta a casa o a chi ha più bisogno costa 10 euro e contiene un antipasto, un primo e due secondi. L’iniziativa continuerà per tutte le domeniche di limitazioni. Se volete regalare un box pranzo a chi ha gravi problemi di sussistenza, o se volete acquistarlo per voi stessi, potrete farlo visitando il profilo social del cuoco inviando un messaggio, o chiamando il numero 338.3329133.

https://www.facebook.com/profile.php?id=100003519087098

NB: questo comunicato stampa è offerto al titolare a titolo non oneroso, perchè anche io ho deciso di aderire alla campagna #aiutiamoci

Alessandra Verzera

 

 

Sarah Cucchiara è una giovane pasticciera parte di un team di donne incredibilmente determinate a conquistare l’attenzione degli addetti ai lavori e, perchè no, anche riconoscimenti tangibili. E questo è ciò che è esattamente accaduto ai Campionati di Cucina Italiana 2020 a Rimini, dove Sarah Cucchiara ha messo a segno una doppietta: medaglia d’oro nella Pasticceria da Ristorazione e titolo assoluto di Campione d’ Italia della categoria. Ma partiamo dal “prima”, dal team:

Sarah, come nasce il team delle Lady Chefs di cui lei fa parte?

La storia delle Lady chef nasce in Friuli nel 1996 grazie al coraggio di 4 amiche cuoche, Bertilla Prevedel, Laura Maffei,Mirca Pilon e Dina Biancotto che volevano conseguire il riconoscimento del lavoro e il merito delle donne cuoche, proponendo al Friuli Doc una minestra d’orzo e fagioli per solidarieta’.Nascono cosi le Lady Chef. In Italia, negli anni, regione per regione , venne fatto il Sodalizio delle Lady Chef all’interno delle varie associazioni , nel nostro specifico, a Palermo, fu sancito due anni fa grazie ad un numeroso gruppo di donne attive su tutti i fronti. Una sinergia tra donne ,amiche , di eta’ diverse con diverse peculiarita’ e professioni ma sempre unite e pronte ad affrontare , insieme, ogni progetto, attivita’, ed esigenza in cui possono dare il loro supporto disinteressatamente.

L'immagine può contenere: una o più persone e spazio al chiusoCome e dove svolgete la vostra attività?

Facciamo capo alla Federazione Italiana Cuochi , madre di tutte le associazioni di categoria riconosciute, di cui il comparto Lady chef e’ parte integrante ma a Palermo svolgiamo la nostra attivita’ all’interno dell’ Associazione provinciale cuochi e pasticceri di Palermo, che e’ un’associazione no profit i cui membri sono cuochi,pasticceri,professionisti e allievi che mettono a disposizione di tutti il loro know-how.

Quali le peculiarità di ognuna di voi?

Ogni lady ha le sue peculiarita’ ma tutte abbiamo un comune fil-rouge che ci unisce e cioe’ l’amore profondo per la cucina a 360°. C’e’ chi ama preparare primi piatti,secondi di pesce etc.,chi cura di piu’ l’impiattamento e chi ha una passione maniacale per i dessert come me…

L'immagine può contenere: ciboParliamo finalmente di Rimini: si aspettava il successo che ha riscosso?

E’ la seconda volta che partecipo ai Campionati di Cucina Italiana, la prima fu nel 2016 a Montichiari alla prima edizione,dove –  sempre con un dessert da ristorazione –  vinsi la medaglia d’argento e il titolo di Campione d’Italia 2016 ma, questa del 2020, e’ stata un’esperienza diversa e straordinaria. Nel 2016 non sapevo bene a cosa stessi andando incontro, ed essendo la prima volta, era come un gioco per me. Quest’anno invece, ho partecipato intanto per rimettermi in gioco, poi con una maggiore consapevolezza , mi mancava la sensazione che si prova a stare dentro ad un box e sicuramente con un know-how piu’ ricco ,in 5 anni ho approfondito e studiato a fondo molti aspetti della pasticceria etc. ma con un allenamento alle spalle di due mesi e mezzo dove per due volte al giorno provavo e riprovavo il dessert per poter affrontare al meglio la competizione e non per ultimo dopo un percorso di studio del regolamento, di progettazione del dessert e realizzazione finale del progetto.Sinceramente non mi aspettavo ne’ di vincere la medaglia d’oro ne’ tanto meno il titolo.E’ stata una grandissima sorpresa a cui ancora non riesco a credere perche’ , vincere la medaglia e confermare il titolo per ben due volte non e’ cosa da poco perche’ in questa competizione il livello e’ alto e le giurie sono molto critiche per cui…

cucchiara slideIl Semifreddo al mandarino di Ciaculli sembra un’idea semplice. In realtà si tratta di una preparazione piuttosto elaborata, con una notevole presenza di elementi messi insieme a regalare – già alla sola lettura degli ingredienti – una pervasiva e persistente sensazione di freschezza non priva di contrasti. Ci racconta il suo piatto vincente?

Ho sottoposto al palato dei giudici due semifreddi, preparati in 45 minuti, secondo regolamento, perche’ un dessert da ristorazione ha delle caratteristiche ben precise: deve “pulire e rinfrescare” il palato dei clienti dopo un pranzo o una cena piu’ o meno elaborati. Deve dare un senso di freschezza e il giusto grado di acidita’ per riequilibrare il palato e infine deve avere il giusto equilibrio di zuccheri per non risultare stucchevole. Il mio “Tutto Tondo siciliano” e’ un semifreddo al mandarino tardivo di Ciaculli ,mango con infuso di zenzero con una gelee’ di mango e mandarino su un fondo di amaretto ricomposto per dare la giusta croccantezza e masticabilita’, accompagnato da una brunoise di mango profumata alla menta con zeste di lime e salsa al mandarino e mandarino con una spugna verde al basilico, tozzetti di meringa aromatizzati alla zeste di mandarino , con cuore di mandarino al naturale e terra di amaretto. La cialda decorativa e’ anch’essa al mandarino. Un insieme quindi di elementi contrastanti che presi insieme danno un gusto persistente fresco e delicato.

cucchiara teamLa domanda di rito non la possiamo evitare: quanto pesa nel successo personale il supporto di una squadra?

Il supporto di una squadra come nel mio caso ha avuto una grandissima importanza perche’ ho avuto a fianco 4 amiche ladies che con me condividono la stessa passione e che hanno saputo supportarmi al massimo con parole, gesti e fatti, lo stesso ho fatto con due di loro che hanno gareggiato lo stesso giorno.E’ stato bello ritrovarci a fare il tifo a vicenda senza invidia e ipocrisia. Credo sia anche questo il valore giusto di un’amicizia.

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, primo pianoQual è stato, e quando lo ha realizzato, il primo dolce che ha preparato?

Il primo dolce che ho realizzato e’ stato un tradizionale Pan di Spagna con mia madre a 6 anni: provengo da una famiglia di cuochi da generazioni per cui la cucina mi scorre nelle vene. Mio bisnonno era un monsu’,i miei zii e cugini sono cuochi e poi per ironia della sorte, 15 anni fa ho conosciuto l’uomo che poi ho sposato, Pietro Pupillo, che e’ un cuoco, chef, pasticcere, docente di cucina e pasticceria e membro della Nazionale Italiana Cuochi, che anche lui, insieme alla sua squadra a Stoccarda alle olimpiadi di cucina ha vinto la medaglia d’oro e d’argento. Lui negli anni mi ha formata e addestrata ancor di piu’ in questo meraviglioso mondo che e’ la pasticceria e la cucina.

cucchiaraProgetti futuri?

I progetti futuri sono ancora in fase embrionale ma non escluderei una futura partecipazione ai prossimi campionati a Rimini nel 2021, magari in squadra con le Lady chef, e altri piccoli progetti…vedremo…

Le riporto un’affermazione recente di uno chef italiano ( Gianfranco Vissani, nda ), riferita alle donne : “”Non voglio che mi rompano più le uova nel paniere , stiano dove sono, noi uomini possiamo trovare tante cose piacevoli da fare senza rivolgerci al sesso femminile“. Ha qualcosa da dire al riguardo, anche nome del suo team?

Non voglio cedere alla provocazione…dico solo che il mondo e i tempi sono cambiati, forse qualcuno, purtroppo, non se n’e’ ancora accorto ma, noi donne ormai, abbiamo le competenze, le conoscenze e le abilita’ operative per portare avanti la professione del Cuoco come e quanto gli uomini.

Talvolta, aggiungo io, anche meglio

Alessandra Verzera 

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È Chiara Pavan la Miglior Donna Chef per la Guida Identità Golose 2020: veronese classe 1985, alla guida del ristorante stellato Venissa sull’isola di Mazzorbo (Venezia), è stata premiata da Acqua Panna e S.Pellegrino.

Chiara Pavan - CREDITS BRAMBILLA-SERRANI

L’importante riconoscimento è stato assegnato durante la presentazione della tredicesima edizione della Guida che dal 2008 premia le giovani stelle del panorama gastronomico italiano e internazionale. Quest’anno sono oltre 1100 le insegne sperimentate in tutto il Mondo, per un totale di 50 paesi rappresentati in tutti i continenti.

Chiara Pavan, insieme a Francesco Brutto, è da tre stagioni chef del Venissa, ristorante della famiglia Bisol incastonato nell’isola di Mazzorbo, nella laguna di Venezia. Entrata in cucina quasi per caso all’età di 20 anni per finanziare gli studi in Filosofia all’Università di Pisa, dopo aver conseguito una laurea e una specializzazione in ambito umanistico si butta a capofitto nel mondo della ristorazione, vera passione. Dopo la formazione e numerosi stage in alcune rinomate insegne, tra cui Da Caino a Montemerano e lo Zum Löwen di Bolzano, incontra Francesco Brutto, che la porta al suo fianco ai fornelli del Venissa. Qui Chiara sviluppa una cucina creativa, di grande identità, fortemente ispirata alla Laguna e alla ricerca sui prodotti locali.

“Siamo orgogliosi di attribuire quest’anno il premio Miglior Donna Chef a Chiara, che cura l’orto con le sue mani, tesse incessantemente relazioni coi produttori della Laguna e compone menu di personalità, con trame eleganti e una creatività applicata con misura – ha commentato Camilla Cancellieri, Brand Manager S.Pellegrino-Acqua Panna – Vogliamo ribadire l’impegno di S.Pellegrino e Acqua Panna nella valorizzazione dei giovani talenti premiando una giovane professionista che interpreta con grande carattere e sensibilità un mestiere sfidante, ancor di più quando declinato al femminile. Il premio che consegniamo a Chiara mi permette di ricordare quanto Acqua Panna e S.Pellegrino intendano promuovere e sostenere sempre più l’impegno delle donne in cucina e come questo possa rappresentare un elemento di valore per il futuro”.
Chiara Pavan rappresenta un esempio di giovane e talentuosa chef che propone una cucina originale, contemporanea e di qualità, in cui territorio e tradizione sono protagonisti importanti.

 

Credits:

Foto: Brambilla Serrani

Loro sono cinque, cinque donne. E sono ” Cuoche per passione”.

Lady Chef, come si usa definirle nell’ambiente delle cucine. Ma soprattutto donne, madri, mogli, con decine di impegni ma con una passione talmente grande da allungare le giornate e da trovare spazio tra le tante incombenze delle lunghissime giornate femminili. Una passione talmente forte da portare via ogni stanchezza, sostituendola con il più vigoroso entusiasmo ed il più snagliante dei sorrisi. Non hanno grilli per la testa nè fotografi al sèguito: loro si “selfano” allegramente prima di mettere mano a mestoli e  tegami.

Loro sono Ivana Manzo, Sarah Cucchiara, Anna Scudieri, Angela Giammona ed Ivana Di Gaetano, e sono ” Cuoche per passione“. Membri dell’ Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri di Palermo, le cinque ragazze sono accomunate, oltre che dalla passione per l’ottima cucina, anche da una solida amicizia. Io le ho conosciute nell’ambito di un contest, ma loro non se ne stanno di certo con le mani in mano: organizzano serate, portano la loro idea di cucina in giro realizzando menù interessantissimi a dieci mani.

L’ultima di queste cene, appena realizzata, è stata presentata lo scorso 5 dicembre all‘Osteria Mulino Sansone del San Lorenzo Mercato di Palermo. Una location cara ai palermitani ma , soprattutto, molto aperta all’eventistica, alle innovazioni. Tempo fa, quando il Mercato era agli albori e quando iniziavano i primi eventi, ricordo di averlo definito lo “ Speaker’s Corner” della cucina: chi ha un’idea va, la propone, la illustra. E normalmente la realizza, conquistando l’attenzione ed il consenso del pubblico. Benchè il Mercato sia ormai una realtà consolidata con un calendario di eventi in strettissima successione firmati da professionisti di comprovata capacità , a me piace ancora molto definirlo con il nome dei primi giorni.

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Ma cosa hanno fatto le cinque signore? Splendidi piatti: con un occhio verso l’innovazione, ma un piede fermo nella tradizione.

Come antipasto  una polpetta di gambero bianco di Sciacca con cuore di scamorza affumicata su salsa di zucca rossa di Corleone , anna acida e mattoncino di cous cous al profumo di limone.

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Il primo piatto è stato un cous cous di pesce incocciato a mano. E non è superfluo sottolineare l’ “incocciatura” manuale dato che è una delle fasi più belle, ma anche più faticose, della preparazione del cous cous secondo il metodo tradizionale.

san lorenzo secondo

Il secondo piatto sono stati dei  bocconcini di tonno con frutta secca e mela verde alla Malvasia dolce.

E per finire, il dessert. Un Tiramicouscous che – come già suggerisce il nome – è un felice matrimonio tra il Tiramisù classico ed il Cous Cous. Vi ricordate che vi ho detto che loro non hanno fotografi al sèguito e che si “selfano” da sole? Ecco la prova provata: una qualità  fotografica non proprio perfetta, che però conta davvero poco dinnanzi alla notevole qualità dei piatti. Loro sono così: un piccolo team di donne spontanee e allegre. e la prima che ha le mani libere – tra un impiattamento ed un altro – scatta la foto: e come viene viene!

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Archiviata la cena del 5, che ha fatto registrare un notevole successo di pubblico, le 5 inossidabili tornano oggi, a partire da mezzogiorno, sempre a San Lorenzo Mercato, con il “Cassata Day”  ed  un cooking show nel quale si cimenteranno ciascuna in una personale reinterpretazione della cassata. Il “Cassata Day” è uno dei momenti  del Tour Amaro Averna, che della manifestazione odierna è lo sponsor.

Alessandra Verzera 

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«Abbiamo lanciato il nostro grido d’allarme già diverse settimane fa, per dire “no” a sugar e plastic tax. Avevamo paventato il taglio di 151 posti di lavoro nel nostro stabilimento di Catania, ma con l’annuncio odierno di Coca-Cola Hbc il rischio diventa ancora più grande: la sospensione di investimenti in Italia da parte del Gruppo e l’annuncio dell’acquisto di arance per la Fanta non più in Sicilia ma all’estero, con il fine di sgravare i costi appesantiti oltremodo dalle misure del Governo, spingerebbe davvero la Sicilia nel baratro. Sibeg dovrà fare i conti non più con il ridimensionamento di produzione e risorse, ma con la sopravvivenza stessa dell’azienda». A parlare è Luca Busi, amministratore delegato dell’azienda siciliana che imbottiglia bevande a marchio Coca-Cola, presente insieme al presidente Sibeg Cristina Busi Ferruzzi, ai lavoratori e ad altre delegazioni imprenditoriali dell’Isola, alla protesta Assobibe che si è svolta lo scorso 4 dicembre  a Montecitorio contro le due tasse inserite nella Legge di bilancio.

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«Avevamo ricevuto rassicurazioni dal viceministro Buffagni durante la sua visita istituzionale nei nostri stabilimenti – continua Busi – con la disponibilità ad aprire un dialogo costruttivo che potesse rassicurare l’intero comparto, ma purtroppo il governo è andato dritto per una strada che trascina tutti in un burrone, senza tener conto dei sacrifici di quelle piccole realtà che già a fatica tentano di sopravvivere in un mercato altamente competitivo e in un territorio difficile come la Sicilia».

busi 2-montecitorio

Si legge ancora in una nota : “Coca-Cola, che tanto ha investito sulla filiera agrumicola nostrana, sulle infrastrutture, sui progetti sociali, e che nel 2018 – come dimostra l’impatto occupazionale presentato qualche giorno fa – ha distribuito e generato in Sicilia risorse per 48,2 milioni di euro (pari allo 0,05% del PIL regionale), oggi è costretta a fare inversione di marcia, rivedendo i piani di sviluppo. Questo vuol dire cancellare con un colpo di spugna il lavoro fatto fin qui, depauperando territori che sono già in sofferenza e mettendo a repentaglio la serenità di centinaia di lavoratori e delle rispettive famiglie. Per la prima volta imprenditori e lavoratori scendono insieme in piazza: un segnale che dovrebbe far riflettere, e non poco, sulla correttezza di alcune valutazioni che hanno oltrepassato le barriere del buonsenso».

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Giuseppe Oriti e Eliana Carroccetto (1)

Ha puntato tutto sulla produzione di un’eccellente porchetta di suino nero dei Nebrodi cotta nel forno a legna secondo l’antica ricetta di famiglia ed ora raccoglie i frutti del successo. Giuseppe Oriti, 43 anni, ristoratore e allevatore di suini neri dei Nebrodi da tre generazioni, il 10 dicembre sbarca a Milano in occasione della festa di “Gambero Rosso HD 20 Years Anniversary”. Molto ricco il programma della giornata – in cui Oriti sarà ospite insieme alla moglie Eliana Carroccetto – che prenderà il via in mattinata con il convegno sulla TV tematica del Food nella sede di Sky. Seguirà un light lunch e in serata l’attesissima cena spettacolo che darà il via ai festeggiamenti per i 20 anni del Gambero Rosso.

Porchetta di suino nero dei Nebrodi

La porchetta di suino nero made in Sicily de “Il Vecchio Carro” sarà subito protagonista nel buffet di benvenuto in cui il pregiato salume nebroideo verrà servito insieme ad una produzione tipica, il pane di Altamura DOP. Non solo cibo ma grande spettacolo con l’atteso momento della cena in cui il noto chef di Gambero Rosso, Giorgione realizzerà la sua ricetta utilizzando proprio la porchetta di maialino nero prodotta da Giuseppe Oriti con la sua cotenna croccante. Uno speciale televisivo su Gambero Rosso Channel mostrerà i momenti salienti della cena spettacolo.

Panino con porchetta di suino nero dei Nebrodi
Per l’azienda agrituristica di Giuseppe Oriti e Eliana Carroccetto sita a Caronia, in provincia di Messina, il 2019 è stato un anno da ricordare con la menzione nella Guida 2019 “Street Food” del Gambero Rosso, la partecipazione ai più importanti eventi enogastronomici, come Festa a Vico con i migliori produttori selezionati dallo chef stellato Gennaro Esposito; a Salumi da Re 2019 a Polesine Zibello (PR); a Porchettiamo – Festival delle porchette d’Italia in provincia di Perugia; a Fundraising Dinner a Giarre, al Mediterranean Cooking Congress a Taormina, ad Etna Chic Chef sull’Etna. Senza dimenticare il premio di “Operatore più gradito” per il secondo anno consecutivo al Messina Street Food Fest. Un anno di successi che premiano un’eccellenza tutta siciliana, nata e cresciuta nel cuore dei Nebrodi.

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Ieri pomeriggio si è svolta al Teatro Eliseo di Roma la cerimonia di premiazione di 50 Top Italy, la guida on line dedicata ai 200 migliori ristoranti italiani. Il progetto curato da Luciano Pignataro, Barbara Guerra e Albert Sapere porta la firma di LSDM, il congresso di cucina d’autore che si svolge a Paestum. I 200 Ristoranti italiani inseriti nella classifica 2020 sono stati suddivisi in 4 categorie: low-cost, trattorie, ristoranti top entro e oltre i 120 euro.

Franco Agliolo

L’ unico locale in provincia di Messina ad essere stato premiato nella categoria trattoria-osteria è il Ristorante Ambrosia dello chef patron Franco Agliolo. Situato nel cuore del centro storico di Sant’Agata di Militello, il Ristorante Ambrosia ha conquistato il 31° posto su 50 trattorie in tutta Italia. Il riconoscimento premia la cucina contemporanea di terra e mare di Agliolo, l’attenzione per la qualità delle materie prime e la filosofia dello chef che punta a recuperare i sapori perduti e le ricette della tradizione nebroidea. Grande importanza nel giudizio degli ispettori è stato dato anche al servizio di sala e all’accoglienza, elementi fondamentali nella ristorazione contemporanea.

Sono felicissimo per questo importante riconoscimento che premia la grande passione che ogni giorno mettiamo al servizio del cliente – ha commentato lo chef Franco Agliolo. “Tutto questo rappresenta per me un nuovo punto di partenza e uno stimolo per lavorare sodo e puntare a conquistare altri prestigiosi traguardi”.

Francesco Bonomo si è classificato al secondo posto nella sezione Primi Piatti al Concorso Gastronomico La Medusa, nell’ambito della splendida manifestazione WineUp Expo 2019, svoltasi a Marsala poco più di un mese fa. Il piatto che ha fatto impazzire le giurie, e che per un numero esiguo di voti non si è classificato ex aequo con il primo classificato, è un piatto della memoria antica. Un piatto della tradizione rivissuto in chiave attuale.

bonomo slide

“Volevo essere matarocco”.Bonomo, come le è venuto in mente di imprigionare il matarocco dentro ad un finto pomodorino?

L’idea nasce dall’effetto sorpresa che volevo creare nel gustare un piatto tipico della tradizione marsalese, nello scoprire un insieme di sapori e profumi arricchiti dai miei ricordi e rielaborati dalla mia esperienza professionale.

Ma cosa è, di fatto, il matarocco?

Il matarocco é uno dei piatti più antichi di Marsala, e non é altro che una zuppa che i contadini portavano in campagna, come pranzo, fatta da pochi e semplici ingredienti: acqua, pezzi di pomodoro, basilico, olio e aglio. Questa zuppa, veniva accompagnata con del pane, anche raffermo. Con il tempo diventa un condimento per la pasta asciutta, e a Marsala, territorio prevalentemente agricolo, si usava mettere sopra le patate fritte. Da questo ricordo della mia infanzia nasce il mio piatto.

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Quei ravioli adagiati su quella squisita crema ci hanno mandato le papille in visibilio, e personalmente ho mugolato parecchio ritrovandomi bambina all’improvviso: come è composto quel piatto nei dettagli?

Il piatto “Volevo essere Matarocco” é formato da due fagottini di pasta fresca ripieni di pomodoro in tre consistenze, adagiati su una salsa al parmigiano, accompagnati da un finto pomodoro ripieno di mandorle e basilico e spolverizzati con una polvere di pomodorini datterini aromatizzati, decorati con una cialda al basilico e gocce di olio profumato all’ origano .

Lei però non ha un ristorante suo. Come mai?

Ho lavorato per tanti anni in vari posti d’ Italia, e all’ estero, professionalmente sono tanto cresciuto, un mio ristorante é un progetto a cui sto pensando, diciamo il mio sogno nel cassetto!

 

L'immagine può contenere: cibo

Ma quindi le viene voglia ogni tanto di avere un piccolo ristorantino?

Certamente!!!

Quale sarebbe il menù tipico di Chef Bonomo?

Mi piace portare avanti la cucina Mediterranea, con innovazione e creatività, utilizzando prodotti d’eccellenza siciliana, cercando di promuovere l’enogastronomia del sud.

Conta di più la memoria soggettiva , la tradizione locale o l’innovazione?

Sono questi tre elementi che formano un connubio perfetto per la realizzazione di un piatto che oltre al gusto trasmetta emozioni, ricordi e sensazioni.

Se non avesse presentato questo piatto in concorso, cos’altro avrebbe proposto in alternativa?

Essendo molto legato al mio territorio, come per il cous cous fest 2019, a cui ho partecipato e vinto, avrei sicuramente portato un altro primo della tradizione. C’é solo l’imbarazzo della scelta nella mia mente e sopratutto nel mio cuore, perché ogni mio piatto nasce da una storia, da una emozione, da un ricordo.

Quindi al momento per gustare i suoi piatti che cosa si può fare?

Sono uno chef freelance, Collaboro con grandi professionisti del territorio, mi dedico a banchettistica e catering dove propongo i miei piatti.

 

Alessandra Verzera 

 

Credits: la foto del Matarocco tradizionale è di  abcvacanzetrapani.it 

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