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iaconoslideluiTommaso Iacono è un giovane cuoco di Realmonte ( Ag) che da qualche tempo è diventato Tommasò Iaconò, à la mode francaise. Il 27enne infatti da qualche tempo lavora a Parigi: con un obiettivo importantissimo.

Iacono, da Realmonte a Parigi è un gran cambiamento…

Si,enorme. Parigi è una città che offre molte opportunità e che è soprattutto basata sulla meritocrazia. Da quando sono qui sono cresciuto tantissimo sia professionalmente che umanamente.

Esiste sempre l’eterna lotta tra italiani e francesi per stabilire chi produca la migliore cucina. Lei che le confronta giornalmente che opinione ha?

Certamente i francesi sono molto conservatori e di conseguenza difendono le loro cose. Noi in italia abbiamo i migliori prodotti del mondo e la migliore cucina in termini di stile di vita ( la nostra dieta mediterranea , nda ) però devo dire che in termine di marketing si vendono molto bene cosa che per noi italiani è un po’ dura da fare . Per i francesi il contenitore è importante come il contenuto, mentre invece noi italiani ci concentriamo sul contenuto tralasciando il contenitore.

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La sua scelta di lavorare a Parigi, che è città per molti versi non facile, che obiettivo nasconde?

Tutte le citta non sono facili se non hai degli obiettivi. Quando ho lasciato la mia terra con destinazione Milano è stata durissima, ma avevo degli obiettivi quindi sono riuscito a non farmi inghiottire dallo stress e dalla vita frenetica.A Parigi invece ho come l impressione di essere al mio posto: certo ho sofferto anche qui ma è una città che calza a pennello con la mia filosofia e i miei ideali e soprattutto qui apprezzano realmente la cucina italiana.iaconodolce

Ma i francesi, ed ancor meglio i parigini, apprezzano la cucina italiana “non modificata” ?

Come detto in precedenza si : adorano la cucina italiana, ma la cosa che mi da ai nervi è che adorano una piccola parte dell’ universo gastronomico italiano, e cioè quello che per noi è di bassa qualità o troppo grasso ( colpa anche dei nostri immigrati italiani che nel dopo guerra si sono trasferiti nella capitale abituando i parigini ad una gastronomia diversa e adattata ai loro gusti , nda). Ma io e tanti altri colleghi stiamo cercando da qualche tempo di rieducare il palato dei parigini e non solo.iaconopiatto2

Cosa prediligono tra primi e secondi?

Soprattutto i primi piatti quali carbonara, lasagne, ravioli etc. Cose che per loro sono difficili da realizzare a casa. Ma  il piatto forte è senz’altro la pizza.

I loro dolci però sono migliori dei nostri….

Non per niente sono molto bravi nelle basi e nella decorazione,  ma a livello gustativo non c’è neanche paragone. Come per noi italiani è persistente lo zucchero, per loro la base del dessert è il burro .E vogliamo mettere la delicatezza e l espressione di un cannolo siciliano?Dal momento in cui hai assaggiato questo nella tua vita non esisteranno più paragoni.iaconopiatto1

Lei che tipo di cucina propone?

Una cucina semplice in cui il prodotto di qualità conta nel piatto ma è anche bello da vedere. La mia cucina è molto “provocante”, con azzardi improbabili e gusti decisi. Basti pensare al polpo cotto nel sugo d’ agnello o allo gnocco in osmosi di ricotta con essenza di tartufo rucola e polvere di guanciale.iaconocannolo1

C’è un piatto tipico della sua zona d’origine che lei ama far conoscere?

Sicuramente il cannolo siciliano;  poi ultimamente sto facendo scoprire le sarde alla beccafico (sardine fancie façon becafico ), la gramigna con sugo di spada,  melanzana e mentuccia e la pasta con le sarde. Cerco sempre di far vivere ai miei commensali un viaggio in Sicilia raccontando la mia storia con questi piatti della tradizione.

Che progetti ha per il futuro?

Tantissimi : ma per adesso mi limito a lavorare duro affinché possano realizzarsi il più presto possibile.

 

Alessandra Verzera

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cornerIl web è una sorta di porto franco, e questo è ormai un fatto tristemente noto. Una specie di speaker’s corner virtuale in cui ognuno, un giorno come un altro, si veste dei panni che vuole e si mette a pontificare, spesso stravolgendo o riscrivendo fatti ed avvenimenti, parlando alle masse anche di argomenti alle stesse masse sconosciuti, facendo quindi facile proselitismo. Questo, recentemente,  accade con maggior frequenza rispetto alla cucina, all’enogastronomia: un filone aurifero per molti in danno della vera tradizione.  Questo accade precisamente su Facebook. che negli ultimi anni ha laureato una congerie di tuttologi improvvisamente investiti e fagocitati da un delirio di onnipotenza mediatica fuori da ogni controllo . Si assiste sul web a diatribe molto accese tra postini e medici, in cui il postino contesta il medico su fondamenti di medicina e chirurgia. Non se la passano meglio gli avvocati, contestati su articoli dei codici da panificatori e pasticceri. Insomma, un melting pot pericolosissimo in cui si spacciano sempre più  frequentemente false notizie e falsa cultura.

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Da alcuni giorni si è accesa una polemica rispetto ad un gruppo in modo particolare: “Amanti del cibo siciliano, Sicil- eat” i cui amministratori evidentemente poco si curano di diffondere un messaggio culturale, più preoccupati di dare spazio a chiunque, dimenticando forse che il patrimonio gastronomico è fortemente identitario di un popolo e ne costituisce parte della storia. Io, come del resto anche molti altri, non riesco a tacere dinnanzi allo scempio della tradizione gastronomica siciliana. Così, dopo avere preso visione di alcuni “piatti” proposti da diversi membri di questo gruppo, nel totale assenso degli amministratori, mi sono sentita personalmente offesa nel leggere di un raduno di questi “intenditori di cucina siciliana” presso una delle sedi di rappresentanza più prestigiose del Comune di Palermo, Villa Niscemi.  Una sorta di fiera, un “portaparty” – come usa dire oggi – con i membri invitati a portare qualcosa da casa da gustare poi tutti insieme. Insomma, una sorta di festa privata tenuta però in una sede di rappresentanza della città di Palermo. sicilylocandinaA prescindere dai titoli e dalle credenziali dei promotori, appare singolare se non bizzarro, che in siti di tale rilevanza culturale vengano allestite fiere in cui possa essere introdotto cibo dall’esterno in barba a qualunque disposizione in materia igienico sanitaria per la manipolazione e la somministrazione di generi alimentari al pubblico: insomma, se andate a Villa Niscemi dove questo gruppetto si radunerà a giorni, potrete piluccare cose maneggiate da non si sa chi, non si sa come, non si sa in che ambienti. L’evento infatti non è riservato ai soli iscritti al gruppo, ma è pubblico. Non mancano ovviamente gli sponsor, come un articolo di stampa tende ad evidenziare. Vi riporto il link, che è una lunga intervista ad una tale Enza Accardi, che si definisce caporedattore pur non risultando iscritta a nessun albo professionale che preveda una tale carica, ovvero quella di giornalista, e pur non essendo a capo di alcuna testata giornalistica, nè a fianco di alcun direttore responsabile.

http://siciliainformazioni.com/cettina-vivirito/808548/villa-niscemi-raduno-amanti-del-cibo-siciliano-intervista-alla-food-blogger-enza-accardi

Nell’articolo, la cui la versione integrale potrete leggere cliccando sul link sopra, si legge : ” Raduno degli Amanti della cucina siciliana, progetto culturale e gastronomico nato su Facebook per iniziativa di Maurizio Cardella e Enza Accardi che ha come scopo quello di tradurre in “reali” incontri virtuali di persone accomunate dalla passione culinaria. Al centro di tutto i sapori, i profumi e gli odori di una cucina che unisce diverse culture, come quella siciliana.”

Ed ancora :  ( —-) “ Si proseguirà con eventuali domande e curiosità da parte dei partecipanti, un breve dibattito culinario e via al buffet ricco di degustazioni, anche perché ai partecipanti è concesso portare una propria delizia da esporre e lasciare degustare agli invitati. Nel corso del pomeriggio si faranno i sorteggi dei premi messi in palio, la serata si concluderà alle 20,00 circa.”

Ed anche : (—-) ” “Sono una normalissima persona, una mamma e moglie con una grande passione per la pasticceria innanzitutto, ma anche per la cucina. Fino a pochi anni fa lavoravo con tanto di tacco, trucco e parrucco, fino a quando per la crisi ho perso il lavoro. Pur dandomi da fare per cercare un altro lavoro, purtroppo sono stata penalizzata dall’età, quindi ho deciso di reinventarmi e ricominciare tutto da capo, con grande sacrificio, passione ma anche divertimento, grazie alla cucina che è la cosa alla quale più tengo. Quindi piano piano, grazie anche al gruppo , al supporto dei followers, a chi ha creduto che davvero si può rinascere come la fenice dalle proprie ceneri, ho cercato di trasformare la passione in lavoro.”.

Questo dice Enza Accardi a chi l’ha intervistata: un passaggio in cui c’è qualsiasi risposta uno possa cercare. La cucina come rifugium peccatorum, come via d’uscita, come alternativa. Usatela pure la cucina, ma fatelo bene: almeno questo.

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E quindi, a  fronte però di piatti quantomeno discutibili, orgogliosamente pubblicati sul gruppo – gruppo in cui peraltro vige il divieto assoluto di critica, pena l’espulsione immediata quale regola non scritta – questa foodblogger parla di corsi di cucina, di libri, di iniziative culturali. Manifesti programmatici che però non hanno poi riscontro quando si visita il gruppo e si ammirano i lavori degli iscritti: spesso orribili, maosannati dagli amministratori, che sono gli stessi che mettono sul tappeto iniziative culturali, che tengono corsi di cucina, che scrivono libri

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e tengono conferenze . La motivazione di tanto supporto è che chi pubblica i propri piatti non è un professionista della ristorazione, ma una madre  di famiglia, uno studente, uno che ha questo hobby. E allora, prima ancora che tenere conferenze pubbliche e  fare corsi di cucina presumo a pagamento, perchè non indottrinare per primi i propri iscritti migliorandone le conoscenze ed evitando contestualmente il diffondersi incontrollato di sfregi, veri e propri oltraggi,  alla cucina siciliana ?

 

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Perchè non insegnare qualcosa, tanto più che Maurizio Cardella è uno chef? Come può uno chef assistere indifferente al maltrattamento sistematico e persuaso della cucina tradizionale e non ?  Perchè non dire, ad esempio, che la nespola non è un frutto autoctono della Sicilia ma che è  Giapponese, e raccontare magari come sia arrivata in Sicilia? O perchè non dire che la Carbonara non è tradizione siciliana ma che, in ogni caso non si può preparare aggiungendovi la maionese? E che dire dello Speck? Che tutto è tranne che siciliano.

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E invece no, nessun suggerimento:  quando qualcosa desta se non altro curiosità o perplessità,  viene fuori  un’altra realtà tipica dell’epoca dei social con la quale si liquida tutto : l’invidia. Laddove uno, a giusta ragione e con credenziali valide e sufficienti, muova anche sia pure solo sommessamente un appunto, viene tacciato di invidia. L’invidia è il morbo, il virus, che infetta i social.

Naturalmente prima di sedermi a scrivere ho inviato all’ Ufficio Stampa del Comune di Palermo, in data 28 aprile c.a.,  una richiesta di chiarimenti circa le modalità  e i criteri di attribuzione di una sede come Villa Niscemi – che, lo ricordiamo, non più tardi di un anno fa ha ospitato teste coronate e pranzi di Stato –  a privati cittadini, persone sicuramente passionali ( ma non appassionate) ma non per questo titolate a diffondere principi di cultura enogastronomica siciliana o italiana in generale, nè a tenere conferenze et similia. Del resto le immagini parlano da sole e qualcosa di certo suggeriscono. Dall’ufficio stampa del Comune non è pervenuta, ad oggi ed al momento della pubblicazione,  alcuna risposta.

Alessandra Verzera

 

 

Ricerca iconografica : Vins Randisi Iacono

NB: Le foto sono di proprietà dei rispettivi autori, e sono qui adoperate a solo scopo divulgativo.

La foto dei bucatini con le sarde in copertina è dello chef Peppe Giuffrè

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byeinsegnaEro stata al Bye Bye Blues nell’ormai lontano 2008 e, benchè già allora alcuni dettagli lasciassero presagire un ‘energica voglia di emergere, non ne ero rimasta particolarmente impressionata.  Era però un locale del quale a Palermo si iniziava a parlare con una certa e crescente insistenza, anche perchè era uno dei pochi con una donna al posto di comando ad avere ricevuto diversi riconoscimenti. Naturalmente il locale era molto diverso da quello che è oggi, non soltanto per la scelta dei piatti, ma anche per il decor. Due cose non sono cambiate di sicuro nell’arco di dieci anni, e cioè la professionalità del personale –  impeccabile oggi come allora – e la piccola pasticceria secca, in assoluto la cosa che dieci anni fa gradii di più e che anche in questa recente occasione ho gradito immensamente.

byemonitorMa la storia del Bye Bye Blues, che si trova a Mondello ma fuori dal brulicare di Valdesi e del borgo,  ormai è lunga quasi un trentennio, essendo nata in assoluta sordina nel 1991 da un sodalizio professionale tra la chef  Patrizia Di Benedetto ed il sommelier  Antonio Barraco: una scommessa azzardata che i due hanno vinto a mani basse, ma non senza sacrifici, realizzando non soltanto uno dei migliori ristoranti di Palermo e provincia, ma un legame affettivo  che li ha portati al matrimonio.

byeinterni1Sembra quasi la trama di un film a tema la storia di questo locale, portato avanti con assoluta determinazione ed anche contro ogni opinione pessimistica rispetto al successo inseguito. Ma Patrizia e Antonio hanno saputo “leggere” la realtà della ristorazione palermitana di quegli anni. Una ristorazione omologata, uguale a sè stessa, priva di voli pindarici e di spazi creativi, fatta di confortanti e classiche sicurezze. Erano i tempi in cui stelle in Sicilia si vedevano solo nel cielo, ma in cui nasceva la voglia di qualcosa di diverso. I palermitani volevano sperimentare, provare, diversificare. Questo hanno percepito i due del Bye Bye Blues. Una ventata di aria nuova ha dato modo a questa donna di esprimere un estro nuovo, diverso, improntato alla materia prima di alta qualità e – soprattutto – locale.

byestellaNel 2010 e dopo vari riconoscimenti e menzioni, arriva la prima stella Michelin.  Vent’anni di impegno culminati in un conferimento prestigioso che non costituirà tuttavia un punto di arrivo, bensì un ulteriore sprone verso nuovi traguardi. Ed immagino che non tarderanno neanche tanto ad arrivare.

byeantipastoNoi siamo in due, e ci accomodiamo nella sala in fondo al locale. Il nitore e la pulizia di ogni ambiente sono evidenti, così come la qualità dei tovagliato e la sobrietà della mise en place. Bicchieri splendenti e posate adagiate su piccoli stand completano un’ambientazione consona al livello del locale. Le scelte cromatiche degli arredi, tendenti ai toni scuri, creano un mood rilassante in contrasto con le tinte neutre dei tovagliati ed il bianco totale delle pareti, “riscaldate” da splendide foto in bianco e nero. Il tutto è accentuato da un’illuminazione perfetta. Tutto il locale è parquettato, e se un piccolo appunto posso muovere è che lo scalpiccìo del personale – quando non adopera calzature con suole di gomma – risulta un po’ fastidioso. Un’occhiata al menù ci orienta senza particolari difficoltà verso quelle che sarebbero state le nostre scelte. Ma i fuori menù catturano ancora di più il nostro interesse. Così, la scelta cade su un antipasto che è la fantasiosa rivisitazione di un cocktail di gamberi: gamberi scottati su crema di lattuga, salsa di ricci di mare con cialda croccante.

byestarterNell’attesa veniamo sorpresi dall’entreè  costituita da alcuni amuse bouche tra i quali spicca ( e colpisce) un micro panino con panelle e crocchè – della dimensione di una moneta da due euro o giù di lì . Un piccolo capolavoro. Ottimo anche il  polpo su salsa allo zenzero,  nostalgico e sentimentale lo sfincionello tenacemente abbarbicato alla più antica tradizione palermitana. byegrissiniArriva anche il pane ed un vassoio di grissini di mais. In degustazione anche un olio della ditta Barbera: il piacere di potere intingere il pane nell’olio è impagabile. Lo facciamo senza remore per scoprire una gamma di gusti gradevolissimi dall’eco retrò delle antiche merende di un tempo.

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L’attesa dello starter è abbastanza breve. E’ eccellente.  Ottime le consistenze e la gamma di gusti che si sprigiona in un crescendo organolettico di alta qualità e di pieno soddisfacimento. Il gusto complessivo è avvolgente e vellutato, ed è una vera delizia nel suo insieme. L’ho definito una rivisitazione del cocktail di gamberi perchè così mi è stato presentato dal personale, ma il suggerimento che posso fornire è di dimenticare totalmente il cocktail di gamberi a cui siamo stati abituati negli anni ’80: questa è avanguardia, che rinuncia alla nota acidula delle salse a base di maionese in favore di un blend fantasioso ed innovativo che non aggredisce mai le papille.

byecavatelliIl mio primo piatto rimane quello che mi ha subito colpita leggendo il menù: cavatelli in salsa di mare e schiuma di ricci.  Detto così sembra semplice, ordinario. Ma la delizia di questo primo piatto è persino difficile da tradurre in parole. Intanto sfatiamo un piccolo luogo comune: non è vero – o perlomeno non è sempre vero – che le porzioni di un ristorante stellato siano quasi degli assaggini. La mia porzione di cavatelli è di tutto rispetto, normale. La salsa è strepitosa, così come sorprendenti sono i riccioli di calamaro che costituiscono parte integrante della salsa di mare. Un piatto sorprendente, gradevolissimo, frutto di abbinamenti classici riproposti in chiave moderna.

Il mio commensale opta invece per il primo piatto fuori menù –  ravioli al nero – e me ne parla benissimo.

 

byebyetarteIl pane con l’olio, i grissini, l’entreè,  l’antipasto ed il primo non lasciano spazio al secondo piatto: anche perchè voglio assolutamente godere del dessert, dato che proprio per la sua pasticceria questo locale ha ricevuto uno dei suoi primi riconoscimenti già nel lontano 1997. E la buona notizia è che questa “fama” perdura invariata:  i dessert sono effettivamente eccellenti, segno di una continuità che costituisce un riferimento certo per la clientela e che diventa uno dei trade mark del locale. Ma prima ci attende il pre dessert: una mini apple tart su salsa alla vaniglia. Una pallina di squisitezza che predispone il palato al dessert vero e proprio e a ricevere  il gusto dolce.

byebrestIl Paris Brest con crema inglese alla vaniglia, fragoline e gelato di menta e zenzero del mio commensale è un premio per chiunque ami i dolci. Non legato in alcun modo alla tradizione siciliana, conferisce al locale  quel volo internazionale verso ricercatezze difficili da reperire e che, in questo caso, ci porta in Francia- patria indiscussa della grande patisserie –  ed alla felice invenzione di  Louis Durand che creò quel dolce per commemorare un evento sportivo, ovvero la corsa ciclistica da Parigi  a Brest. La sua forma circolare, a ciambella con il buco al centro, evoca infatti la ruota di una bicicletta.

byecrepeRimango in Francia anche io con uno dei grandi classici che abbiamo ormai felicemente adottato e fatto nostro : scelgo infatti la Crepe flambè, cremoso al limone, frutti di bosco e sorbetto di cioccolato bianco. Mi impensierisce il sorbetto al cioccolato bianco dato che, troppo spesso, ciò che è realizzato con questo ingrediente mi risulta stucchevole e finisce con il nausearmi. Ma ho intuito felici contrasti di note acidule ed agrumate che avrebbero ben bilanciato la consueta dolcezza del cioccolato bianco. In effetti il blend ha funzionato benissimo e secondo le aspettative. Una piccola nota riguarda la temperatura alla quale mi è stata servita la crepe: era fredda, laddove io l’avrei preferita tiepida, e neanche la flambatura – realizzata direttamente al tavolo – ha contribuito a renderla meno algida. Una questione di gusto personale che non detrae niente all’ottima realizzazione di un dessert dal sapore un po’ retrò ma sempre gradito.

byezuccheriLa cena si conclude con il caffè, insieme al quale consumiamo anche dei dolcetti secchi: di particolare interesse risultano dei tartufini che ci vengono gentilmente rimpiazzati una volta finiti. Sono davvero molto buoni. Insieme al caffè arriva anche un assortimento di 5 zuccheri, di cui uno – interessantissimo – alla liquirizia. Il costo della mia cena – che comprende gli antipasti, due primi piatti, due dessert, l’acqua, due calici di Riesling ed il caffè, è pari ad euro 115.00, che mi sembra ottimo sia in rapporto alla qualità – sia del cibo che del servizio – sia in rapporto ad altri locali anche di categoria inferiore.byemenù

In definitiva, il Bye Bye Blues è intanto un modello di tenacia e di costanza da parte di chi decide di fare ristorazione  (e di farla sul serio)  e che, a mio parere, verrà ben presto premiato con ulteriori riconoscimenti. E’ un locale accogliente, moderno ma non minimal, che esprime una cucina di alto livello giocata sul prodotto locale e di eccellente qualità. Il personale è cortese ma non ingessato, cordiale e molto attento senza mai essere ingerente.  E’ sicuramente adatto a cene romantiche e di lavoro, ma non a gruppi numerosi o a famiglie con bambini piccoli.  Per via di un corridoio piuttosto stretto potrebbe risultare di difficoltosa accessibilità a soggetti diversamente abili e con ridotta mobilità. Il rapporto qualità/prezzo è tra i migliori della categoria.

 

Alessandra Verzera

 

Scheda: 

Patron : Patrizia Di Benedetto, Antonio Barraco

Chef : Patrizia Di Benedetto

Coperti: > 60 (in) –  NA (out )

Range:  Alto

Categoria: Ristorante Gourmet

 

Ranking (*)

Location: 4

Cibo: 5

Carta Vini: 5

Presentazione: 4

Servizio: 5

Mise en place: 4

Atmosfera: 4

Allestimenti: 4.5

(*) Legenda :

1 = pessimo
          2 = scadente
          3 = sufficiente
         4 = ottimo
            5 = eccellente.

 

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d'agostinoA Taormina esplode la primavera con Food&Flower Weekend, una straordinaria manifestazione in programma i prossimi 6-7 e 8 aprile, lungo le strade e i vicoli della città più bella dello Jonio, che per l’occasione adornerà ogni vetrina e ogni balcone con mille fiori colorati e profumati, rendendo Taormina ancora più suggestiva.

Una nuova iniziativa voluta dalla neonata associazione dei commercianti Act Taor-mine con l’organizzazione di Éxpo srl, il cui taglio del nastro è previsto venerdì 6 aprile, alle ore 10.30 in piazza IX Aprile, alla presenza, tra gli altri, del presidente e del vicepresidente dell’associazione Nino Scandurra e Pietro D’Agostino, il sindaco Eligio Giardina, gli assessori Salvatore Cilona, Turismo, Pina Raneri, Verde Pubblico e Arredo Urbano, Tanino Carella, Commercio, il presidente del Consiglio comunale Antonio D’Aveni, il presidente dell’associazione Albergatori Taormina, Italo Mennella e l’event manager Barbara Mirabella, direttore generale Èxpo.
Un omaggio a quell’antico premio del “balcone più bello di Taormina”, che oggi si arricchisce del contributo dei commercianti e dei ristoratori. Non solo balconi, quindi. Ma anche vetrine e piatti in fiore con il lancio del concorso che premierà la vetrina e il balcone più belli.
Il food entra protagonista dell’evento e in linea con i nuovi stili enogastronomici più attenti alle materie prime e al decoro, si lega in un binomio perfetto al tema dei fiori per raccontare una nuova “storia”, fatta di gusto, sapore e colore. Petali di nasturzio, tagete, malva Sylvestris, pianta del ghiaccio, bocca di leone, viola del pensiero, gelsomino, sono solo alcuni dei fiori eduli con cui vengono decorati piatti che diventano non solo elemento estetico, ma aromi per esaltare il gusto di alcuni ingredienti e materie prime.
san domenicoUna tre giorni ricca di eventi che oltre all’allestimento di 10 vivaisti lungo il corso Umberto, vedrà l’alternarsi di cooking show, mostre, corsi di botanica, apicoltura ed elicicoltura, visite guidate in alcuni dei giardini segreti della città come quelli di “Casa Cuseni”, “Villa Shuler”, il “Parco dell’hotel Excelsior” che apriranno eccezionalmente al pubblico e l’antica villa comunale, un tempo residenza della nobildonna inglese, cugina della regina Vittoria Madame Florence Trevelyan. Previsti due convegni sui temi “Suolo e Salute SRL” introduzione all’agricoltura biologica e ai sistemi di qualità agro alimentari in Sicilia con Pietro Gemellaro, direttore regione Sicilia dell’organismo di controllo e certificazione (O.d.C) e “Le piante nella Bibbia”, con Daniela Romano, docente Di3A Catania e Daniel Carnabuci, agronomo.
In sfilata, poi i costumi scenografici floreali, realizzati a mano dall’Associazione Siciliani Doc.
balcone fioritoTanti gli chef che si alterneranno in piazza IX Aprile: la due stelle michelin Massimo Mantarro (’Principe di Cerami Hotel San Domenico’); la stella Michelin Pietro D’Agostino (La Capinera) che racconterà ’’Il design del cibo sostenibile; Seby Sorbello (Sabir Gourmanderie) ’”Vi presento la mia Etna”; Sandro Di Bernardo (Metropole) “Il mio piatto a suon di musica”; Roberto Toro (Grand Hotel Timeo) “La cucina dei Vip”; Gabriele Zuccaro (Ristorante Badia) “Il pesce azzurro nelle sue vesti”; Emanuele Garosi (Ristorante Kistè) Il mondo del senza glutine; Angelo Siciliano (Nettuno da Siciliano); Giuseppe Raciti (Zash Boutique hotel) “Dalla tradizione all’innovazione”; Luca Giannone ( Galù) “ Lamia cucina colorata”. Ancora, Mimmo Restivo (Tiramisù), Antonio e Giuseppe Chemi (La Botte); Marco Scimone (Bistrot du monde); Cristian Busca (La Plage Resort); Fabio Scordo (Osteria rossoDiVino). E poi, Tommaso Cannata (La Boutique del Pane di Messina) “il mondo del lievito madre”; gli arancini di Cristina “Un So-Riso di bontà”; Gabriele D’Ignoto (Villa Zuccaro) “sua maestà la pizza ‘’Patrimonio dell’Unesco’’; Nino Aloisio (Macelleria Alosio) “I miei 50 anni di vita lavorativa in un click”.
Proposte nuove, fresche stagionali, esaltate nella presentazione al pubblico dai piatti d’autore, fatti a mano, una linea designer for chefs” che l’autore Peppino Lopez ha dedicato ai cucinieri di professione.
Non mancheranno, poi, i drink show e i corsi tematici .

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FavatagrandballLa Compagnia di Danza Storica Harmonia Suave diretta da Carla Favata presenta la 1 Edizione Rievocazione Storica del Gran Ballo dai Ponteleone dal romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “ Le Grand Bal du Guépard” – Il Sogno del Principe di Salina –

L’intuizione che l’esistenza sia consapevolezza e che la memoria storica, le tradizioni, le gesta e le leggende fanno parte del nostro patrimonio artistico e culturale e continueranno in eterno, poichè gli individui, i luoghi, le tradizioni gastronomiche, la storia scritta e vissuta della nostra terra di Sicilia, accompagna la nostra vita e ne diviene parte inscindibile dei nostri ricordi e della nostra memoria. In occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018, la Compagnia Harmonia Suave diretta da Carla Favata presenta la 1 Edizione della Rievocazione Storica del Gran Ballo dai Ponteleone descritto nella parte sesta del mirabile romanzo
“ Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e dall’omonimo film con la regia di Luchino Visconti – Le Grand Bal du Guépard”
Il Sogno del Principe di Salina.
Carla FavataSabato 7 Aprile a Palermo presso l’incantevole location di Villa Boscogrande, dimora della prima scena del film.
Il romanzo Il Gattopardo, ambientato a Palermo nel 1860 nei giorni che seguono lo sbarco dei Mille, racconta un periodo a cavallo tra i fasti dell’ottocento romantico e l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno d’Italia .
Le pagine del romanzo, sono intrise dei ricordi dei luoghi meravigliosi dell’infanzia e la giovinezza del principe di Salina, irrimediabilmente perduti, caduti in rovina , rievocati nelle scene più belle del film come la prima scena nella fascinosa Villa Bosco Grande di Palermo e la sesta, il Gran ballo dai Ponteleone . I personaggi del romanzo,i costumi,le danze, come il celebre Valzer o la Mazurka musicate da Giuseppe Verdi e Nino Rota con le celebri coreografie di Alberto Testa, i luoghi, le musiche, i paesaggi, il buffet come la gelatina al rhum, il timballo di maccheroni o il rosolio, sono rievocati nel “Le Grand Bal du Guépard”, Il Sogno del Principe di Salina, con un piacere struggente ed intenso,per far si che la memoria di una parte della storia di noi Siciliani e Gattopardi… riaffiori …

Harmonia Suave“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” così parlava Tancredi ne “Il Gattopardo”: frase apparentemente enigmatica e ambigua dal significato intenso anche ai nostri giorni. Le “Grand Bal du Guepard “ della Compagnia Harmonia Suave diretta da Carla Favata, rievocherà l’apice del romanzo, rappresentato nella sesta parte nella descrizione del “Grande Ballo” dai Ponteleone, che descrive un momento storico in cui la mondanità palermitana era in gran fermento poiché “dopo la venuta dei Piemontesi, dopo il fattaccio di Aspromonte , fugati gli spettri di esproprio e di violenze, le duecento persone che componevano “il mondo” non si stancavano di incontrarsi, per congratularsi di esistere ancora”.( G. Tomasi di Lampedusa “Il Gattopardo”)
Gli invitati saranno rigorosamente in abito storico 1860,le danze con un Carnet di grande respiro filologico, la location del film, le musiche, il buffet dai sapori gattopardiani, il panorama delle terrazze con i profumi della nostra terra ed ancora le pagine del romanzo, le immagini del film, saranno rievocate con dovizia di particolari dalla regia di Carla Favata nel tentativo di vivere e far rivivere gli sfarzi del tempo e il ricordo indelebile di un romanzo che ha segnato la storia .

DGUSTO - TOMOKO AZUMI Dodecahedron (2)A Milano durante il Fuori Salone nasce Dgusto, la prima mostra-evento di pastry design realizzata dallo Studio Buzzo Lambertoni Design assieme a Pasticceria Martesana. L’evento inaugurale e mostra temporanea si terranno tra il 12 e il 22 aprile nelle tre sedi di Pasticceria Martesana.

Ma cos’è questa nuvola di zucchero e di dolcezza irresistibile che aleggia sul capoluogo lombardo?

Dgusto è un’iniziativa della coppia di progettisti Francesco Buzzo e Serena Lambertoni che, insieme alla rinomata Pasticceria Martesana, si ripropone di coniugare due mondi compatibili, pasticceria e design, in una produzione speciale e unica. Ai designer è stato chiesto il disegno di un dolce (fresco, pralina o biscotto), senza dare troppe specifiche e senza modulare una ricetta. Questo percorso di ricerca svela i molteplici modi di intendere la pasticceria e che le voglie, i capricci di gola, i ricordi di infanzia e i paesi di origine di ogni protagonista sono determinanti nel dare un progetto e una fisicità a un pasticcino che ancora non esiste. Consistenze, dimensioni, forme, colori e nessuna sovrapposizione di idee testimoniano che anche un non prodotto, dalla natura così breve e transitoria, si presta molto alla speculazione creativa di queste menti. Apriamo quindi uno scenario che lambisce i confini del design del prodotto da un lato e del ben più tecnico food design dall’altro, una microarea del progettabile che, a differenza delle altre e per sua intima natura, ha pochi vincoli e poche regole, ma ha la grande caratteristica di avere una natura dicotomica poiché nasce sempre da quattro mani, due del designer e due del pasticciere. Dal 17 al 22 Aprile 2018, in occasione del FuoriSalone, presso le tre sedi della Pasticceria Martesana saranno esposti i dolci e pasticcini nati da questa collaborazione. DGUSTO - MARTA LAUDANI - ALADINO (w)Durante l’evento inaugurale, su invito o prenotazione, sarà possibile visionare i frutti di questa iniziativa ed assaggiarne alcuni..

La Creatività :Ai nostri designer è stato chiesto di procedere con il disegno di un dolce a loro scelta. Abbiamo spiegato che la pasticceria è specializzata in dolci freschi, praline di cioccolato e cialde o biscotti, ignorando la ricetta. A questo Brief hanno risposto lasciandosi ispirare dalle proprie preferenze e dai loro gusti. Molti designer hanno lavorato con ironia e spirito conviviale sul transfer concettuale, altri sull’introdurre nuove gestualità, altri ancora hanno ideato nuovi paradigmi. laudaniAntonella Andriani rievoca passaggi fondamentali del design con dei pezzi iconici; Tomoko Azumi riprende figure di geometria solida; Paolo Barichella innova la tradizione Milanese ridisegnando un dolce tipico; Andrea Dichiara riprende uno strumento culinario giapponese con un dolce rappresentativo; Lorenzo Gecchelin stravolge il concetto di “caffè sospeso” trasferendolo al dolce; Diego Grandi abbina due praline in gemme colorate; Denis Guidone fonde texture giapponesi su dolci preziosi; Gum Design reinventa la cialda come vassoio; Setsu & Shinobu Ito trasformano motivi ricorrenti del Giappone in dolcetti caratteristici; Kanz Architetti innova il biscotto da caffè; Kazuyo Komoda parte dal ciliegio in fiore giapponese per produrre un grazioso dolce di frutta e caramello; Marta Laudani rievoca fiabe d’infanzia con i tappeti Aladino; Eliana Lorena incastona gemme di frutta secca in medaglioni di cioccolato; Hitoshi Makino arreda un soggiorno in torte fresche e gelatine; Ilaria Marcelloricrea onde e seni con le morbide pieghe di cacao e farciture; Shiina e Nardi Design riprendono le icone del web su cioccolatini colorati; Hiroshi Ono fa ironia sul “salotto da te” con un salottino di torta e cialda; Matteo Ragni estende alla pralineria le sue famose macchinine; Roberto Sironi ricrea la pralina rendendola un piccolo monolite, Veneziano e Team che omaggiano cibo, musica e amore.

Serena d’Arienzo

d'agostinocroaziaÉ stato Pietro D’Agostino, giovane ristoratore JRE, stella 1 Michelin, l’unico rappresentate italiano al Congresso di JRE Croazia che si è appena concluso nella città di Šibenik. All’evento organizzato dallo chef Rudolf Štefan sul palcoscenico internazionale è andata di scena la cucina delle regioni, in omaggio ad una terra in cui la tradizione gastronomica è diventata la sintesi di una stratificazione culturale e storica, impregnata sia del tratto slavo-ungherese che di quello greco-mediterraneo.
Come la Sicilia del resto – commenta lo chef D’Agostino, patron del ristorante La capinera di Taormina – la cui cucina ha connotati peculiari che la rendono diversa dal resto d’Italia, che sono propri di una stratificazione di cultura e popoli (arabi, greci, spagnoli, francesi) ognuno di loro lasciando qualcosa di sé, nel nostro Dna”.
d'agostinocroazia1Protagonista di una masterclass in cui ha preparato un suo ‘piatto forte’ il primo agnolotti ripieni di ricotta nostrana con seppioline e frutti di mare, lo stellato D’Agostino ha fatto conoscere la Sicilia.
La mia cucina è come la mia terra – racconta lo chef D’agostino – solare, fresca, ricca di tradizione e moderna. Come un mix di creatività e innovazione, memoria e territorio”.
Del resto la Croazia, più che in altri Stati, la varietà e la peculiarità di ogni regione hanno influenzato l’intera gamma delle cucine regionali. La più grande differenza, per quanto riguarda la scelta degli ingredienti ed il modo di prepararli, si può notare confrontando il litorale croato con l’entroterra. La cucina dell’entroterra è di origine slava con qualche contatto più recente con rappresentanti gastronomici più famosi – la cucina ungherese, viennese e turca. L’area litorale era invece sotto l’influsso della cucina greca, romana, ed illirica nonché dell’alta cucina mediterranea – quella italiana e francese.
d'agostinoLa materia prima ha riconquistato una sua identità e un suo protagonismo nelle pietanze, pensate secondo il quasi “religioso” rispetto delle stagioni della terra e del mare e seguendo la mappa delle materie prime coltivate, prodotte, realizzate con cura e rispetto. La Sicilia va scoperta in lungo e in largo alla ricerca di prodotti assolutamente Dop e Igp, unici per le loro caratteristiche e per l’habitat nel quale sono stati coltivati”.
L’evento che rappresenta per il giovane JRE D’Agostino un’anteprima del Congresso che in Italia si svolgerà il prossimo mese di aprile, è stata l’occasione per lanciare una piattaforma gastronomica che incoraggi un autentico scambio di conoscenze ed esperienze, pur affrontando certe criticità attuali in materia di gastronomia, ospitalità e turismo.d'agostino pesce
Laddove diventa importante per ogni territorio – dice D’Agostino – definire il patrimonio gastronomico locale incoraggiare lo sviluppo sostenibile dell’ospitalità e del turismo. Serve tanta passione, ma anche impegno, dedizione, disciplina, tanto più che ora gli standard qualitativi si sono alzati tantissimo”.

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villaauguri1La meteorologia promette giornate con tanto sole e temperature elevate per la Pasqua ormai imminente e dopo giorni e giorni di piogge incessanti e temperature atipiche per la nostra isola. La Pasqua è ormai alle porte e l’entusiasmo si riaccende. In città ed anche nell’immediata provincia, l’offerta è molto variegata: ristoranti, agriturismi, maneggi. Pranzi rustici, pranzi gourmet e pranzi d’autore ma perfettamente ancorati alla solida tradizione siciliana con qualche interessante affondo nella cucina popolana. villajpegUna delle strutture a proporre un menù tradizionale servito in una cornice d’eccezione è Villa Boscogrande, dove lo chef Natale Di Maria ed il suo team di cucina prepareranno un menù decisamente interessante ad un costo ancor più interessante.

Vediamo cosa offre la meravigliosa villa ottocentesca tra i fasti dei suo magnifici saloni ed i profumi dei suoi giardini:

villabarocco

Cocktail di benvenuto, Verdure in Pastella, insalata di Nervetti e scalogno, vota e sbota, focaccia paesanella

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Antipasto Carpegna
Tartare di manzo con mango scottato e coriandolo, Tenero belmontese e gelatina di Gewürztraminer, datteri e grana
Pittinicchi e medaglioni di falsomagro al centro tavola

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Primi Piatti
Fettuccine di Pasta fresca con aggrassatu di capretto Girgentano
Cannelloni della nonna alla Siciliana

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Secondo Piatto
Agnello pasquale con sugo d’agnello e patate Chattoillard al forno profumate alla mentuccia

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Dessert
Cassata Siciliana e sfinci i priescia cu zuccaru

Caffè e Vini dolci Siciliani
Minerale, vino Rossovillaauguri

Oltre ad un menù rigorosamente made in Sicily anche la bellezza dei luoghi, l’aria carica di sentori ed un servizio in grande stile faranno di questa Pasqua un grande evento ad un costo decisamente contenuto pari ad €50.00 a persona.

La prenotazione può essere effettuata chiamando direttamente la struttura al numero : 091 244022

Maggiori ragguagli al sito : www.villaboscogrande.it 

libro1E’ stato presentato ieri alla città di Palermo  il volume ” La Cucina al tempo dei Borboni“, dello scrittore Bruno di Ciaccio per i tipi di Cuzzolin Editore.libro7

Nella sontuosa cornice della gattopardiana Villa Boscogrande un interessato e folto pubblico ha ascoltato con grande  curiosità non soltanto i temi salienti trattati nel volume ma anche i racconti degli ospiti, tra cui lo chef Gigi Mangia e il cuoco di lungo corso Giacomo Armetta che recentemente ha aperto un’osteria in cui è possibile gustare la vera cucina siciliana antica, fortemente legata alla cucina borbonica.libro4Una passeggiata tra i colorati vicoli di Napoli e tra le pagine della nostra storia” – ha detto Alessandra Verzera che ha presentato il libro in vece dell’autore, trattenuto a Gaeta da problemi di salute –  ” Tra i profumi che ancora oggi è possibile ritrovare. Profumi che oggi chiamiamo “street food” ma che all’epoca borbonica – ed in particolare durante il regno di Carlo –  erano frutto della grande fantasia e dell’inventiva partenopea in materia di cibo, in un momento storico di estrema povertà in cui il popolo poteva permettersi ben poco: che comunque condiva con la solita ed insopprimibile allegria napoletana. Botteghe scalcinate dalle quali però si sprigionavano profumi talvolta persino più golosi delle stesse preparazioni. I fritti, le pastelle, le pizze. libro12E tutt’intorno un continuo brulicare di avventori, di scugnizzi. Un’allegria ed un fermento veramente antitetici rispetto alle reali condizioni di vita dell’epoca. Palermo e Napoli condividono tante bellissime cose e purtroppo anche qualcuna meno bella, ma la connotazione più forte ed identitaria che rende palermitani e napoletani  “cugini” è sicuramente quella gastronomica, nata durante l’epoca borbonica e del Regno delle due Sicilie,  e destinata a durare per sempre“.

libro5E’ bellissimo e particolarmente significativo” – ha detto Gigi Mangia – “il passaggio da un divario enorme tra la mensa dei poveri e la tavola del Re dell’ epoca di Carlo, ad una sorta di eguaglianza gastronomica, voluta da Ferdinando I, sovrano del Regno delle Due Sicilie  e tendenzialmente un popolano poco avvezzo alle strette regole di corte. Quel sovrano apprezzò molto la cucina povera, al punto che la portò a corte elevandola di rango. Importantissima l’opera dei Monzù – chef preparatissimi e di grandissime capacità – che costituirono il punto di unione e di fusione tra la cucina francese e quella napoletana producendo piatti che ancora oggi sono graditissimi in particolar modo all’Italia meridionale. Ricordiamo tra tanti il “gattò”, che altro non è che uno sformato di patate farcito il cui nome deriva da “gateau”, quindi “dolce”. libro11Questo proprio perchè anche le lingue subirono una sorta di commistione, oltre al fatto che i Monzù giocavano molto ad esempio sull’aspetto di alcuni piatti: di fatto il gattò sembrava tener fede al suo nome, avendo l’aspetto di una torta, ma una torta non era. E come non ricordare il Sartù di riso? I napoletani ed i meridionali in generale non amavano molto il riso, avendo sempre preferito la pasta – i maccheroni. E così, ancora una volta, i Monzù pensarono ad un escamotage segnando anche la nascita di quella che oggi chiamiamo ” muddica atturrata”, ovvero pan grattato tostato.  Così i Monzù celavano l’aspetto forse anche un po’ scialbo e poco gradito del riso, ricoprendo la superficie dello sformato proprio con del pangrattato, cospargendolo ” sur tout”, su tutto lo sformato. Da li, poco per volta, il timballo di riso farcito di carne, piselli, fegatini ed ogni altra bontà assunse il nome di Sartù”libro8

Il volume di Di Ciaccio è il risultato di ricerche bibliografiche importanti: non un ricettario ma un libro che testimonia di una precisa epoca storica, peraltro citata da autori del calibro di Matilde Serao e Wolfgang Goethe. Un volume denso di storia e di documenti dell’epoca: uno su tutti colpisce la curiosità, ed è il menù mensile di corte, meticolosamente studiato giorno per giorno, pietanza per pietanza” – dice ancora la giornalista enogastronomica Verzera – libro6Ma è anche un volume che rivela sorprese poichè contiene una consistente quantità di ricette che nel meridione d’ Italia vengono ancora regolarmente preparate e consumate, magari anche nei giorni di festa, ma che non tutti sanno di essere di origine borbonica. Il timballo di maccheroni, il Pasticcio di sostanza, le uova alla monachina. Un patrimonio storico e gastronomico che vale davvero la pena di leggere e di consultare”.

libro10A Verzera fa eco Giacomo Armetta : ” E’ proprio vero: la cucina antica e tradizionale è povera. Povera in termini di costi, ma ricca di fantasia, di inventiva, di creatività. Ecco perchè, dopo avere esplorato tutte le possibili tecniche innovative, tutte le possibili cucine gourmet, è opportuno ritornare un po’ alle nostre vere origini: che sono quelle sane, genuine e veraci che contraddistinguono il modo di mangiare meridionale. Ed è esattamente questo che io faccio nel mio locale. Nessuna rivisitazione, nessuna manipolazione: la cucina tradizionale come era e come deve essere. E questo volume, in questo senso, è una vera fucina di idee da realizzare e di ricette da seguire passo passo, anche a livello casalingo. Qualcuna l’ho già individuata e credo che la proporrò presto nella mia osteria“.libro3

Dopo la presentazione e dopo le domande del pubblico, si è passati alla degustazione di piatti estrapolati dal volume di Di Ciaccio e curati da Natale di Maria, chef di Villa Boscogrande: palle di riso al ragù, baccalà, gattò di patate, pizza marinara e zeppole con la crema.

Il volume ” La Cucina al tempo dei Borboni” è in vendita a Palermo presso Modus Vivendi, in via Quintino Sella, e Libreria Paoline, in Corso Vittorio Emanuele.

Alessandro Lo Iacono

 

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libro1Sarà presentato il prossimo mercoledì 21 marzo 2018, nei saloni di Villa Boscogrande alle ore 18.00 il volume “ La Cucina al Tempo dei Borboni ”, dello scrittore Bruno di Ciaccio, per i tipi di Cuzzolin Editore.

Il volume, meticolosamente curato dallo storico e scrittore Di Ciaccio, narra la storia borbonica attraverso la sua cucina, e ripropone ricette originali dell’epoca evocative di ambienti ed atmosfere, con immagini originali ottocentesche. Un volume importante: una vera fucina di idee, spunti e riscoperte.

affreschiLa cucina borbonica è quella che ancora oggi, e a volte quasi inconsapevolmente, viene regolarmente consumata in particolare nel meridione di Italia, li dove è nata la storia dei Borboni. Napoli e Palermo, condividono innumerevoli qualità : non soltanto un grande senso di ospitalità, non soltanto panorami mozzafiato incorniciati di blu, non soltanto un passato di primo piano nella storia d’ Italia con il Regno delle Due Sicilie, ma anche una tradizione gastronomica importante, intensa, ricca e variegata. Una tradizione “nobile”, merito di regnanti sanguigni e gaudgigienti, che della tavola hanno fatto vero momento di unione e di armonia. Maccheroni, caponata, parmigiana, gattò, frittata di pasta, palle di riso e tanto ancora. Forse non tutti ne siete consapevoli, ma ogni volta che fate una frittata con la pasta avanzata state cucinando borbonico. Significativa la scelta della location – Villa Boscogrande – nei cui saloni alcune scene del film di Visconti “Il Gattopardo” sono state girate – trait d’union ideale per incorniciare degnamente la presentazione, che non è soltanto il giusto epilogo di una minuziosa riceosteriaarmettarca storica ed iconografica riportata su carta patinata, ma anche e forse soprattutto, la celebrazione di un certo modo di essere italiani e meridionali : il cibo, l’abbondanza, il convivio, il piacere della tavola” – commenta Alessandra Verzera, relatore.

All’incontro saranno presenti l’autore Bruno Di Ciaccio, lo chef partenopeo e palermitano di adozione Gigi Mangia, lo chef delle tradizioni Beppe Fontana e Giacomo Armetta, l’ “oste” della cucina tradizionale. Ospite d’eccezione il Professore Aldo Palmeri, docente e critico. Modererà il dibattito la giornalista Alessandra Verzera.

Al termine della presentazione ai partecipanti sarà offerta una degustazione di prodotti tipici della cucina borbofontanaslidenica, a cura dello chef Natale Di Maria, patron di Villa Boscogrande.

L’evento è aperto al pubblico su prenotazione. E’ richiesto il Dress Code Cocktail.

 

Le richieste di partecipazione da parte del pubblico  possono essere inviate all’indirizzo mail : eventbooking@libero.it