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buflogoBuf è un’idea carina, oltre  ad essere il nome di un’azienda adagiata su verdi valli che produce ottimo prodotto caseario a base di latte di bufala, mozzarelle in testa. Un’azienda che nasce circa un anno e mezzo fa dalla volontà del titolare, Lino Stazzone,  e dei suoi soci Simone La Giglia e Mario Rizzo.

Stazzone, come mai questo nome?

Perchè Buf nasce da una sorta di “divorzio” in qualche modo, Nel senso che prima facevamo tutti parte di un’altra realtà: poi però durante il viaggio abbiamo perso un pezzo. Abbiamo perso un’ala – dice sorridendo il titolare di Buf – e quindi la bufala senza l’ala cosa diventa? Diventa “Buf”; il nostro nuovo brand”.

E tra il serio e il faceto questa è proprio la verità: Stazzone infatti Nicosia 24 Maggio 2017 008è stato il pioniere che circa 13 anni fa ha introdotto le bufale in territorio nicosiano, sviluppando e consolidando la propria esperienza insieme ad altre aziende tutt’ora operanti, arrivando al cuore del gusto dei nicosiani. Ma, soprattutto, portando avanti  una scommessa aperta coNicosia 24 Maggio 2017 024n i mostri sacri dei prodotti bufalini, ovvero Campania, con la DOP,  e Puglia.  La storia della mozzarella di bufala nicosiana è abbastanza giovane quindi, ma ha tutte le caratteristiche per sedere, un giorno e a pieno titolo,  accanto alle “sorelle maggiori”. Le premesse ci sono tutte. In un territorio piuttosto vasto ricadente tra i comuni di Nissoria, Cerami e Nicosia, l’azienda Buf conta oggi 130 capi che producono circa 8 litri di latte ciascuno al giorno. La mungitura avviene a rotazione e vengono munte circa 30 bufale al giorno: quNicosia 24 Maggio 2017 048esto – come spiega Stazzone – serve a garantire il latte tutto l’anno. Con una quantità di latte pari a poco meno di 250 litri al giorno, Buf ottiene 65 chilogrammi di prodotto a pasta filata che viene poi trasformata in mozzarelle, bocconi, bocconcini, ciliegine e trecce di varia pezzatura. Della gamma di prodotti fanno parte a pieno titolo anche la ricotta e la provola. La ricotta, in modo particolare, viene confezionata in fuscelle monoporzione da 80 grammi  fino alle fuscelle da due chilogrammi, proprio per coprire la richiesta sia del consumo privato che di quello aziendale.  In questo mio giro per aziende produttrici in territorio di Nicosia hNicosia 24 Maggio 2017 028o avuto non soltanto il piacere di scoprire e degustare prodotto veramente di eccellenza, ma anche di constatare una appassionata presenza di lavoro giovanile in realtà rurali che per lungo tempo – forse troppo – sono state snobbate: agricoltura , pastorizia e trasformazione del prodotto. Anche Buf ha lavoranti molto giovani che con amore e dedizione osservo preparare la burrata: un procedimento affascinante rigorosamente eseguito a mano, così come è affascinante osservare il procedimento che dalla pasta filata porta alle mozzarelle finite che arrivano sulle nostre tavole, compreso il momentoNicosia 24 Maggio 2017 026 che conferisce loro il nome, che è proprio la “mozzatura”. Ma dallo stabilimento in cui il latte viene trasformato ed il prodotto confezionato e stoccato, ci spostiamo verso l’allevamento vero e proprio. Un territorio impervio di rara bellezza, contraddistinto da dolci crinali lussureggianti in cui gli animali sono liberi al pascolo: un pascolo di eccellente qualità e sempre abbondante, in particolar modo nella stagione primaverile che in questi territori dai microclimi particolari si percepisce in tutta la sua opulenza. A NicoNicosia 24 Maggio 2017 021sia, e nel territorio circostante, si ha contezza perfetta del susseguirsi delle stagioni: questa è di sicuro la più bella, la più ricca, la più profumata. Da questa stagione nasce il prodotto migliore che arriverà sulla tavola.  Nicosia 24 Maggio 2017 007La visita alla stalla è un’esperienza insolita per chi di fatto non ne ha mai vista una così tanto da vicino. I bufali sono animali bellissimi e curiosi, come ho avuto modo di scoprire, ed anche molto miti, a dispetto delle leggende metropolitane che li vorrebbero spesso “imbufaliti”. A parte quelle che erano libere al pascolo, o quelle altre che stavano distese al sole, o dentro all’abbeveratoio a rinfrescarsi, le femmine che erano in prossimità della stalla ci hanno guardati incuriosite,  raggruppandosi e avvicinandosi con sguardi interrogativi, facendo capolino, affacciandosi a guardare, radunando la prole. In mezzo ad esse apprendo che c’è anche il maschio,  e questo mi desta qualche preoccupazione anche perchè a differenza dei bovini, il maschio del Bubalus Bubalis non è così immediatamente individuabile. Ho così mNicosia 24 Maggio 2017 052odo di vedere e di apprezzare la bellezza di questi animali, imponenti, pingui, molto diversi dai bovini con i quali sono spesso confusi pensando che si tratti di una “variante” della mucca. Nicosia 24 Maggio 2017 015Errore madornale: si tratta in realtà di due animali strutturalmente diversi sebbene di aspetto simile, il cui prodotto – iniziando proprio dal latte e e finendo con le carni – è molto diverso sia per struttura che per caratteristica organolettica. Il latte bufalino ha una percentuale minore di acqua nella sua composizione ed una percentuale più elevata di grassi: questo gli conferisce un gusto più sapido e ricco rispetto al latte vaccino. Il suo aspetto è opaco, leggermente tendente al paglierino, ed è anche possibile berlo, purchè si apprezzi un gusto particolare, ed è perfetto per la caseificazione a prescindere dalle mozzarelle. Una delle loro peculiarità è proprio la necessità di pascolo libero e di grandi spazi, laddove inNicosia 24 Maggio 2017 042vece le mucche possono essere tenute in impianti chiusi come le stalle nelle quali invece le bufale si ritirano essenzialmente per dormire. Producono molto meno latte rispetto alle mucche, e questa è una delle ragioni per cui il prodotto bufalino è più costoso rispetto a quello vaccino, tant’è che per incoraggiare la lattazione, si tende a lasciare i vitellini accanto alle madri il più a lungo possibile. Insomma, il bufalo racconta una storia che ben pochi conoscono, così come ben pochi sono effettivamente in grado di distinguere una mozzarella vaccina da una bufalina, tanto più che – come spesso accade rispetto a prodotti di alta gamma - i tentativi di imitazione sono all’ordine del giorno, con aggiunta di latte vaccino ad “allungare” quello bufalino per avere una resa maggiore. Ecco, questo non deve succedere, e quindi è opportuno affidarsi a produttori seri e competenti che lavorano per la qualità e per la genuinità del prodotto: così come fanno quelli di Buf.

Nicosia 24 Maggio 2017 005Stazzone, dove si possono acquistare i vostri prodotti?

“In tutti i mercati della CIA di Catania e Palermo, oltre che ovviamente in sede e nella provincia ennese”.

Pensate di conquistare altri mercati?

“Si. Intanto il prodotto si deve bene affermare in casa, e siamo già a buon punto. Poi si potrà pensare a conquistare nuove fette di mercato. Noi siamo preparati a spedire e a fornire al di fuori dei confini regionali. Insomma, abbiamo “uomini e mezzi” come si suol dire. Abbiamo anche in cantiere un altro progetto, che è quello di produrre carni di bufalo. Ma di questo riparleremo più avanti”.

Alessandra Verzera

“Buf” lo trovate qui  http://bufsicily.com/ mentre Lino Stazzone può essere raggiunto al numero 3495368594

 “Buf”  su facebook  https://www.facebook.com/bufsicily/

 

 

 

 

Nicosia 24 Maggio 2017 091Buonasera, io sono Felice: e lo sono di nome e di fatto“. E’ così che ci accoglie il maestro pasticcere Felice La Porta all’interno della pasticceria  Caprice.  E felice lo è davvero perchè non smette di sorridere e perchè –  mi spiega –  “la felicità è farNicosia 24 Maggio 2017 084e ciò che si ama, che si è scelto di fare e che non si vorrebbe mai cambiare,  soprattutto se coinvolge tutta la famiglia“. Felice La Porta infatti non è certo da solo nel suo laboratorio: un piccolo luogo in cui si sprigionano profumi golosi ed in cui anche la signora Giovanna, sua moglie, esprime un’arte nuova ma ormai consolidata: il Cake Design. E lo fa decisamente bene; un fiore all’occhiello per Nicosia, le torte in pasta di zucchero di Giovanna arricchiscono ogni cerimonia nella cittadina. Nicosia 24 Maggio 2017 079Nel piccolo laboratorio uno scaffale è letteralmente stracolmo di polveri, colori, decorazioni, attrezzi sconosciuti ai più. Nicosia 24 Maggio 2017 083E le torte che ne vengono fuori sono veramente belle e monumentali. “Giovanna è autodidatta, se consideriamo che ha frequentato un solo corso della durata di 4 ore. E’ proprio appassionata” – sottolinea ancora Felice. E certamente la passione di Giovanna si vede, perfettamente accoppiata alla bravura: alcuni dettagli, come i petali delle bellissime rose di cui sono decorate molte delle sue creazioni, sono realizzati con grande maestria e pazienza. Nella pasticceria precisione e pazienza sono due punti imprescindibili. Ma quello delle  torte deve essere un pallino di famiglia dato che Felice è l’unico pasticciere a realizzare la Torta Caprice, un semifreddo con una ricetta segreta che il suo ideatore non può rivelare ma che parla di tanto cioccolato bianco. Una delizia per adulti e bambini. Una base croccante, del pan di Spagna, della crema, una copertura di cioccolata, e poi? E poi bisogna solo acquistarla e assaggiarla: io l’ho fatto ed era deliziosa. In effetti non assomiglia a nessuna torta che io possa già aver mangiato e devo anche dire che sia questa torta, che  gli altri dolci di Felice  di cui parlerò avanti, hanno una caratteristica comune:

Nicosia 24 Maggio 2017 113una dose moderata di zucchero che evita che il dolce diventi stucchevole, che si venga assaliti dalla sete e che il palato  ne risulti impastoiato.  Felice inventa la Torta Caprice circa otto anni fa, quando pensa di offrire soprattutto agli sposi una torta un po’ diversa dal solito: bianca si, ma diversa e particolare. “Caprice ha avuto molto successo” – dice con orgoglio il pasticcere – ” e naturalmente negli anni è stata in qualche modo copiata. Ma nessuna delle copie assomiglia all’originale. In fondo si tratta di un dolce a base di panna fresca. Sono due mousse adagiate su un croccante di riso ed alternate a strati di Pan di Spagna.Quella classica adatta alle cerimonie è bianca, ma esistono altre versioni tra cui quella al cioccolato e quella al pistacchio.  Nicosia 24 Maggio 2017 095Le ho dato il nome del mio negozio, cui sono molto legato. Pensi che l’ho aperto nel 1990, ed avevo solo 22 anni. Non c’è stato un solo giorno da allora in cui io abbia pensato che magari avrei potuto fare qualcosa di diverso. Dopo tanti anni mi sono “regalato” una specialità che porta il nome della mia attività. Ma il regalo più grande è stato il successo che questa mia torta ha avuto e continua ad avere“. Ma la sensazione più avvolgente entrando nel negozio dei La Porta è il profumo delle vecchie botteghe, che a volte in tempi ormai lontani, erano anche quelle dei fornai in cui si preparavano i dolci secchi della tradizione, i biscotti per la colazione e quelli per il the, la merenda ed ogni altra possibile occasione. 
Nicosia 24 Maggio 2017 102Ed in effetti la produzione di biscotti della pasticceria Caprice è notevolissima: svariate tipologie dal gusto genuino, antico, quello della tradizione vera. Ed è così che scopro che Nicosia ha una vera storia legata ai biscotti secchi, in particolar modo a quelli a forma di S. Che non si chiamano in nessun modo, ma che tutti chiamano solo e solamente “Biscotti ad Esse“, per via della loro forma. “Il Biscotto ad Esse, conosciuto anche come “biscotto lievitato” è tipicamente nicosiano” – racconta Felice – ” ed ha una storia veramente antica. Buono con il latte, ma ottimo con il vino, si usa nelle indulgenze delle festività. Una tradizione molto sentita qui a Nicosia: i biscotti vengono offerti gratuitamente alla collettività e se ne arrivano a consumare anche trecento chili. Ma abbiamo anche una Sagra dei Biscotti, il 14 di agosto, in cui questo tipo di biscotto è il vero protagonista. In una giornata arriviamo a produrne – io e i miei colleghi – più di  mille chili“. nocattoliMa Nicosia vanta anche altre due specialità: oltre a pasticcini alla mandorla simili a quelli di tutta la tradizione pasticcera siciliana, campeggiano i Nocattoli. Dei biscotti con una base di frolla rotonda sulla quale è adagiato uno strato più morbido che è un impasto di pasta di mandorle e miele. Una tradizione che si tramanda di generazione in generazione e che risale all’epoca delle baronìe ( Nicosia ne contava ben 24, nda) , quando il Nocattolo era un dolce pregiato e raffinato che veniva consumato durante le feste e le cerimonie. Nicosia 24 Maggio 2017 086Oggi invece, insieme ai “Rami di Mandorla“, è disponibile in tutti i periodi dell’anno in quasi tutte le pasticcerie. Un altro biscotto tipico, il Ramo di Mandorla deve il suo nome alla forma biforcata che lo fa assomigliare ai rami di un albero. Un biscotto croccante di cui la parte superiore è cosparsa di mandorle tritate e tostate e che non a caso ricorda la corteccia di un albero. E poi biscotti al latte, al limone, frolle di ogni tipo : Caprice è colma di questi profumi antichi reminiscenti dell’infanzia. E a tal proposito Felice mi racconta del figlio Marco, che al Politecnico di Torino studia Chimica Alimentare e che nel suo tempo libero si diletta di preparare i dolci della tradizione nicosiana ingolosendo il capoluogo sabaudo. biscotti al latteMa non solo i biscotti: Marco si destreggia molto bene anche in cucina, dove piatti che prepara per sè e per gli amici. “Noi siamo molto orgogliosi di ciò che facciamo ” – sorride ancora Felice – ” Pensi che data la vicinanza con il punto di fermata dei pullman turistici, io allestisco delle degustazioni gratuite per i turisti che si fermano e passano da qui, e che da subito quindi iniziano a conoscere la tradizione nicosiana“.  Trovo che sia un’iniziativa bellissima che diffonde un messaggio chiaro di amore per la cultura enogastronomica antica ma che suggerisce anche una bella lungimiranza ed una solida capacità imprenditoriale: Felice La Porta si tiene ancorato alla tradizione ma non disdegna un’idea di espansione. Ed infatti la pasticceria Caprice dispone di un packaging accattivante, in forma di shoppers e di scatole regalo ma anche per eventuali spedizioni, e di brochures in cui i dolci vengono rappresentati e raccontati al meglio. La pasticceria secca viene anche confezionata in buste a partire dai 250 grammi fino al chilo e spedita ovunque.

Alessandra Verzera

Felice La Porta e Giovanna Di Grazia possono essere contattati scrivendo a : pasticceriacaprice@net L’indirizzo è Via Nazionale 4, Nicosia ( En), ed il numero di telefono è lo 0935 630476.

Caprice sui social : https://www.facebook.com/pasticceriacapricenicosia/?ref=py_c

mancuso7La storia dell’Azienda Agricola di Renato Mancuso è molto bella. Una di quelle storie che non ci si stanca mai di ascoltare e che lasciano a bocca aperta per la passione con cui vengono narrate. In mezzo a  verdi e fertili vallate, puntellate di pecore bianche, incontro Roberto Mancuso, un giovane dall’aspetto normanno, chiaro di occhi e di carnagione. Lui, Dottore in Agronomia, è uno dei tre figli del Dottor Renato Mancuso,  chirurgo ed  ex primario del locale ospedale Carlo Basilotta  ma, più in generale, una vera autorità a Nicosia –  pur avendo origini capitine –  essendo anche il Presidente in carica dell’ Ordine dei Medici della Provincia di Enna.mancusoslide Proprio Renato Mancuso ha trasmesso soprattutto al figlio Roberto  la passione per la terra e per un prodotto di un certo tipo, ottenuto con grandi sforzi e sacrifici, con puntiglio, senza fretta nè approssimazione. Con precisione…”chirurgica”, è proprio il caso di dire. Ma prima ancora che Roberto, bambino, potesse comprenderlo, la passione era già del nonno, uno dei più grandi allevatori della metà del ‘900 il quale, pur avendo fatto studiare i propri figli anche fuori dalla Sicilia affinchè assecondassero le proprie inclinazioni, riuscì a trasmettere in Renato un amore incondizionato per la terra.mancuso9 E così, il bravo medico, l’eccellente primario, una volta fuori dalla sala operatoria e dal suo camice, correva in quelle campagne dove ancora lo si incontra spesso sebbene abbia impegni professionali ancora stringenti. L’azienda di fatto nasce sul finire degli anni ’80, e intorno al 2007  il timone viene affidato  ai due figli maschi del dottore Mancuso. mancusocampiSa, non è mai semplice rinunciare  alle facili opportunità che l’appartenenza ad una famiglia nota e prestigiosa può regalare o comunque favorire. Non è facile rinunciare allo stipendio fisso: occorre amore, tantissimo amore, e credere fermamente in ciò che si fa e che si porta avanti . Non si può fare per nessun’altra ragione che non sia la passione” – spiega  Roberto in abiti da lavoro con in braccio il piccolo Black, un cucciolo di Border Collie che ben presto dovrà imparare a fare il suo mestiere, che è quello di radunare e guidare le pecore verso l’ovile. ” La campagna è faticosa, è solitaria, comporta orari impensabili e carichi di lavoro difficilmente immaginabili se non si appartiene all’ambiente. Però io non cambierei tutto questo con niente altro, così come mai ci rinunciarono nè mio nonno nè mio padre,  quest’ultimo sia pure dividenmancuso6dosi tra mille impegni“. E mentre racconta la vita dei campi Roberto si illumina, mentre lo sguardo si perde in una distesa verde brillante carica di sentori. Roberto inizia a lavorare a tempo pieno nell’azienda agricola di famiglia nel 2009, e solo due anni dopo l’apertura del caseificio che allora produceva  esclusivamente pecorino e ricotta fresca. I frutti del duro lavoro non si fanno attendere troppo e nel 2014 – grazie alle consulenze del Tecnologo Alimentare Piero Pappalardo –  l’azienda acquisisce la DOP per il pecorino. Ulteriormente motivati da questo importante traguardo i Mancuso non riposano di certo  sugli allori, ed infatti nel gennaio del 2017 arriva un riconoscimento molto importante, ed il pecorino Mancuso si aggiudica il primo premio “Trinacria D’Oro“.

MancusoIl pecorino Mancuso è, ovviamente, un formaggio a  pasta dura, cruda, prodotto da latte ovino munto in azienda,  che poi riposa per stagionature che vanno dai 4 ai 12 mesi. In accordo con il disciplinare l’azienda produce solo pecorino bianco, quindi in purezza e senza alcuna aggiunzione di aromi nè di spezie, ed il peso della forma può variare dai 4 ai 12 chili, mentre lo scalzo ( l’altezza, nda) deve essere compreso tra i 10 e i 18 centimetri.

mancuso3Ma oltre al latte munto in azienda e proveniente da allevamento al pascolo, altri  “segreti” di un certo tipo di qualità sono  la “tina” di legno, che costituisce uno dei pezzi di attrezzatura “storica”, insieme alle “fascedde” di giunco e alla “rotula”, un arnese che serve a rompere le cagliate fino a ridurle della grandezza di chicchi di riso. Sebbene esistano sparsi nel territorio siciliano ben 12 DOP del pecorino, nel territorio ennese ne esistono solo due, di cui uno è proprio questo straordinario prodotto che mi ha stupita oltre ogni mia aspettativa: non a caso l’azienda Mancuso è iscritta a tutti e tre gli albi previsti dalla DOP, curando la filiera dall’ovino al prodotto finito. L’azienda al momento lavora circa 140 litri di latte al giorno, per una resa di circa 25 chilogrammi di pecorino ed il periodo di produzione va dal primo di ottobre al trenta di giugno.

mancuso1Voglio precisare una cosa che in realtà non si dovrebbe neanche dover precisare” – dice Roberto – ” ma visto che si tende ancora a fare un po’ di confusione è utile chiarire ulteriormente che non esiste la DOP del pecorino fresco. Se si parla di pecorino DOP allora si parla di formaggio stagionato. Non esiste deroga“. La forma si presenta piatta o leggermente concava al centro e con una crosta “bruno giallastra” specie nel punto della marchiatura. Le rugosità vistosamente presenti su tutta la forma sono di fatto i segni lasciate dalle “fascedde” di giunco. La pasta del formaggio è bianca e compatta. Attraverso l’osservazione dell’occhiatura si può determinare la quantità di grasso presente. Infatti, maggiore è la sostanza oleosa che fuoriesce al momento del taglio maggiore è il grasso contenuto, di conseguenza, più forte è il suo sapore. mancuso8La qualità del pecorino che si andrà ad assaggiare – ed invero quella di ogni tipo di formaggio – la si intuisce già osservando il pascolo dato che ciò di cui si nutre il gregge passa direttamente nel latte e, da esso, nel formaggio che se ne ricava. E pascoli di tale eccellenza non possono che regalare un prodotto uguale a nessun altro: nella sostanza il pecorino è il formaggio più antico di Sicilia, presente sulle mense isolane da più di mille anni,  e ancora oggi ed in virtù di un disciplinare rigoroso, viene prodotto praticamente come mille anni fa. La degustazione del pecorino Mancuso regala una sensazione organolettica intensa, appagante. L’olfatto percepisce immediatamente il latte con un’intensità aromatica medio elevata, ed il gusto che si sprigiona al palato è morbido, rotondo, corposo ed avvolgente,  leggermente piccante con una sapidità di grado medio. Trattandosi di formaggio antico presente da secoli sulle mense povere,  ancora oggi sposa benissimo il pane e le olive e si accompagna perfettamente all’ Etna rosso o al Cerasuolo di Vittoria, ma molto bene anche ad un Syrah.

Il pecorino Mancuso è, ad oggi, la migliore qualità che io abbia mai assaggiato: con una distribuzione al momento limitata, l’azienda sta valutando la possibilità di aprirsi al mercato estero, con l’esportazione di una vera eccellenza siciliana, e nicosiana in questo specifico caso.

Alessandra Verzera

L’Azienda Agricola Renato Mancuso si trova in Contrada Spirini a Nicosia, il numero di telefono è lo 0935. 640201 e l’indirizzo di posta elettronica è ro.mancuso.81@tiscali.it  . Roberto Mancuso può essere contattato al numero 339.7116918

Nicosia comune2Il mio giro per le vie, le cose, le storie e le persone di Nicosia (En) in questo breve viaggio di cui vi racconterò molto altro nei prossimi giorni, mi ha portata nel centro della città. Nicosia comuneUn centro bello, curato, che custodisce ancora l’eco di antiche nobiltà decadute, purtroppo tanto quanto i loro bellissimi palazzi che sicuramente meriterebbero maggiore attenzione da parte degli enti locali. Nella terra dei “24 baroni” ed alzando gli occhi verso balconi traboccanti di fiori di bianco e di rosso come i colori delle insegne cittadine, mi sorge spontanea una domanda, proprio in considerazione della presenza di tanti bei palazzi storici. E così chiedo al mio Cicerone: “Ma non esiste un albergo nel centro di Nicosia?“. La risposta è semplice, disarmante: no, non c’è. Ma c’era. E quello che era una volta, ma che in fondo è stato fino al 2000, l’Albergo Patria – per uno strano gioco di serendipità – è proprio tre passi avanti a noi, come a voler essere scoperto, raccontato e saputo.

albergo patriaNon ci pensiamo due volte a salire i pochi gradini che portano all’uscio di quella che ormai, ci dicono, è una casa privata in cui vivono la proprietaria e i suoi due figli. Uno di questi due figli ci apre la porta, con grande gentilezza mista a stupore: io non sono di queste parti, la mia faccia è quella di una sconosciuta. La mia guida nicosiana prende la parola. Ci accomodiamo in casa, che un tempo era la hall dell’albergo con un bar ad angolo, e dove ci riceve la signora Angela Rizzo, la bella vedova davvero inconsolabile di Michele Battiato: proprietario ed ultimo gestore dell’hotel di famiglia, deceduto solo pochi mesi fa. albergo patria2E la signora Angela ha una bellissima storia da raccontare mentre noi ce ne stiamo in silenzio accomodate sul suo soffice divano di pelle. E così scopriamo la storia di una tale Nunziata Zito, una donna decisamente unica, nata e vissuta per alcuni anni in Brasile e poi tornata a Nicosia all’età di otto anni, che nel 1924, dopo essere rimasta vedova  a soli 35 anni e con cinque figli da crescere, diede vita all’ Albergo Patria,un piccolo hotel di epoca Liberty che era ed è rimasto l’unico hotel nel centro storico della città di Nicosia. Nunziata Zito vedova Battiato era la suocera della signora Angela, e quindi la madre di Michele. Una donna di ferro, fuori dal coro: una donna che dopo avere lavorato in cucina come cuoca in quell’albergo decise di acquistarlo e di creare un futuro ai suoi figli, tra i quali proprio Michele era quello che la coadiuvava in cucina fin da tenera età e che dalla madre imparava quello che poi tanti ospiti, tra cui diversi nomi illustri del panorama nazionale, hanno avuto modo ed opportunità di conoscere ed apprezzare nel corso degli anni e dei decenni: i piatti tipici dell’enogastronomia nicosiana di tanti anni fa, tra cui spiccavano i “maccarruni con il sugo di coniglio” e il “galletto al brodo“, nel mese di agosto. Una donna, Nunziata, di cui la città sembra essersi dimenticata ma che vive nel ricordo amorevole della nuora Angela e del nipote che ne parla con grande commozione. maccarruniE così, tra Piazza Garibaldi e Via Vittorio Emanuele, ascoltiamo una storia di vita bellissima, che si bagna delle lacrime di una donna rimasta da sola dopo avere perso il compagno di una vita in soli tre mesi, strappato alla vita da un male terribile. E ci racconta degli ospiti che in questo hotel hanno alloggiato e che hanno mangiato le specialità gastronomiche che lei e Michele allestivano amorevolmente: magistrati, esponenti politici e in tempi più recenti anche Mike Bongiorno, Raffaella Carrà, Loredana Bertè e vari altri personaggi del mondo dello spettacolo.

hotel patriaLe chiedo se non le piacerebbe che l’albergo tornasse ai suoi vecchi splendori. Lei sorride: “Michele, ovunque si trovi, in questo momento sarà felice di sentirci raccontare la nostra storia e di vedere che qualcuno ancora si interessa a noi. Ma no, ora questa è la mia casa” –  dice Angela Rizzo con gli occhi lucidi. “Qui sono tutti i miei ricordi, i ricordi di mio marito, della nostra vita insieme, dei nostri figli che vi sono cresciuti. Qui sono tutte le nostre vite, e quella di Michele  trascorsa quasi sempre nella cucina, dapprima accanto alla mamma dalla quale ha imparato praticamente tutto, e poi accanto a me e ai nostri figli” . Ora dai balconi dell’albergo Patria pendono panni stesi, a simboleggiare la vita di una famiglia, e dalla cucina arrivano profumi invitanti, che però ormai non sono più per tutti. E mentre ci dice questo Angela ci mostra quella che fu un tempo la sala ristorante dell’albergo: di quei tempi “buoni” in cui gli chef erano cuochi ed erano i proprietari di piccoli alberghi pieni di fascino, dove l’ospite era uno di casa, quasi un componente della famiglia. Come una sconosciuta di Palermo, piombata in quella casa colma d’amore all’ora del pranzo.

Alessandra Verzera 

Credits : Foto storica, Albergo Patria di  http://nicosiafotografica.blogspot.it/2008/07/blog-post.html

Foto  “Maccarruni” di La Casetta Verde – Nissoria -

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hermes paniniL’inverno lascia anche le valli nicosiane cedendo il passo ad una primavera dolce,  assolata e calda che ben presto farà spazio all’estate. E lo chef Hermes Picone presenta il suo nuovo menù per la bella stagione.  Il mio pranzo inizia intanto con un insolito “cestino del pane”, in cui trovo una serie di paninetti tra cui il “morbidone” di Nicosia – del tutto simile ad una brioche – i panini al latte, gli integrali ed i panini al sesamo. Tutti realizzati da Picone ed accompagnati da oli extra vergine di oliva eccellenti a dai sali del mondo: tra cui il sale rosa dell’ Himalaya.  Sono caldi e fragranti di forno: un livello di panificazione eccellente che rischia di saziare anzitempo. Li gusto tutti con estremo piacere. hermes quichePoi è la volta di un’entrèe: tre cubotti di Quiche Lorraine con zucchina .

hermes cialdaL’antipasto è un “freddo” eccellente: un crumble di pane insaporito all’acciuga che alloggia una cialda di parmigiano che a sua volta custodisce un carpaccino ammorbidito da una maionese di prezzemolo e drop di balsamico. Appagante senza appesantire e senza compromettere il seguito del pranzo.

hermes spaghettoneTra i primi ideati dal giovane chef un piatto decisamente originale: gli spaghettoni al maiorchino, pepe e bottarga di tonno rosso. Un connubio che di solito non mi spinge neppure al semplice assaggio ma che nel caso di Picone non soltanto mi induce alla degustazione, ma rallegra palato e papille. “Se vogliamo ” – spiega Picone – “possiamo definirla una sorta di cacio e pepe rivisitata, in cui la bottarga di tonno rosso della ditta Campisi ( nel siracusano, nda) è sicuramente l’elemento “diverso“. Ed in effetti è proprio così: la corposa avvolgenza della crema di maiorchino  spolverata di pepe ricorda molto da vicino la Cacio e Pepe: il gusto è delicato, gradevolissimo, l’effetto nappante è perfetto. Poi la bottarga di tonno rosso è l’esplosione di sapidità che il palato ricerca e trova in una qualità eccellente di prodotto sapientemente dosato. Il piatto è molto rappresentativo della “mano” di questo giovane chef che ricerca moduli nuovi, senza però mai stravolgere nè osare più di tanto. Assolutamente un gran piatto di pasta.  hermes ravioliCome se non bastasse, in questo menù degustazione al sapore di estate, anche tre ravioli con ripieno di baccalà mantecato su bagnetto di emulsione di pomodorino di Pachino: un altro piatto interessante, ben realizzato, con un bilanciamento ottimale degli elementi che lo compongono i cui sapori sono perfettamente distinguibili ma che insieme, al palato, consegnano una vera sinfonia estiva ed un caleidoscopio di sensazioni gustative di alto livello.

hermes maialinoTra i secondi una pancia di maialino su salsa di finocchio:  le carni tenere e ricche del loro grasso naturale si sciolgono in bocca rilasciando un retrogusto delicatamente fumè.

hermes babàPer finire un babà al rum della migliore tradizione su una crema al mascarpone leggera, spumosa ed arricchita di pistacchi, scaglie di mandorla  e sciroppo di frutti di bosco per una doverosa nota di acidità. Ottimo e rinfrescante ancorchè il babà non sia di certo un dolce leggero.

Picone, pur certamente consapevole delle proprie capacità, ha sempre uno sguardo di apprensione verso chi degusta i suoi piatti, e gli elogi  e i consensi che raccoglie quasi lo imbarazzano. Questa volta però noto nell’espressione del giovane cuoco un guizzo di contentezza che esula dal suo nuovo menù. E gli chiedo a cosa sia dovuto.

Ci sono grosse novità ” – dice –  “ma i tempi non sono ancora maturi per ufficializzarle. A breve avrò una bella notizia; una novità che mi ha raggiunto e della quale mi sento onorato“.

E sicuramente Picone ce la racconterà presto: nel frattempo continuerà a creare e a sperimentare una cucina di livello sempre più elevato.

Alessandra Verzera

 

bontàSe vogliamo difendere la nostra salute e l’economia siciliana dobbiamo cambiare radicalmente le abitudini alimentari. Privilegiando, nell’acquisto di cibi, sistematicamente, gli alimenti prodotti nella nostra Isola. Intanto proviamo a valorizzare i negozi artigianali, senza demonizzare la Grande distribuzione organizzata. Ma quando entriamo nei supermercati proviamo, là dov’è possibile, ad acquistare cibi siciliani o prodotti nel Sud Italia. Evitando – sempre fin dov’è possibile, i prodotti esteri o del centro Nord Italia. Alla fine, si tratta di valorizzare la Dieta Mediterranea imperniata sui prodotti del Mezzogiorno italiano.

Pomodorini2Su 13-15 miliardi di Euro che ogni anno i Siciliani spendono per acquistare i beni agro-alimentari, solo 2 miliardi di Euro circa restano in Sicilia. Insomma, oltre 10 miliardi di Euro di alimenti che si consumano nella nostra Isola provengono dal resto d’Italia e dall’estero. Cibi che, sempre più spesso, vengono, di fatto, imposti dalle multinazionali e dalla Grande distribuzione organizzata (Gdo). Da qui alcune domande: cosa fare per frenare l’invadenza delle multinazionali in Sicilia e, in generale, nel Mezzogiorno d’Italia? come difendersi dall’ondata di cibi non sempre eccezionali, provenienti da mezzo mondo, che tentano di imporci massacrando i nostri prodotti, come sta avvenendo con il grano duro siciliano, pugliese e, in generale, meridionale? come impedire che multinazionali e Grande distribuzione organizzata finiscano di distruggere quel poco che resta dei negozi artigianali?

Anche di questo si è parlato sabato scorso a Palermo, nel corso del convegno su “Questione monetaria, nuove politiche contro il finanzcapitalismo, elezioni comunali ed elezioni regionali 2017”, organizzato da Beppe De Santis.

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Foto di copertina: palermoviva.it

Daniela_MainentiÈ critico il parere del centro di ricerca palermitano, R.U.O. (Reserch Unit One), sulla valutazione espressa di recente dalla Commissione Europea sul controllo della pesca.

La relazione che, di fatto, fornisce una prima risposta alla risoluzione Thomas, approvata dal Parlamento Europeo lo scorso ottobre 2016, pur affermando che vi è stato un generale recepimento degli obblighi principali fissati dal regolamento, ha, tuttavia, evidenziato che all’interno dell’UE sono emerse situazioni irregolari, in quanto molti Stati membri devono ancora attuare piena attuazione agli obblighi previsti“, ha affermato la presidente di R.U.O., Daniela Mainenti.

pescemistoLa Commissione – ha spiegato la studiosa di diritto – attribuisce la causa di tale insuccesso, molto semplicisticamente, ad una serie di carenze del testo in corso che ne ridurrebbero la sua efficacia“.

Ad avviso del R.U.O. si tratta di una presa d’atto di enorme importanza da parte della Commissione Europea della linea intrapresa per garantire la piena attuazione della Politica Comune della Pesca.

Le carenze nell’attuazione regolamentare – ha continuato la Mainenti – evidenziate dal rapporto di valutazione, riguardano principalmente le sanzioni e il sistema di punti, il seguito delle infrazioni, lo scambio e la condivisione dei dati, la tracciabilità, ma anche il monitoraggio e la cattura, per non parlare della preoccupante problematica relativa all’obbligo di sbarco, e, infine, la mancanza di chiarezza in alcune disposizioni. Tutti elementi considerati come un ostacolo all’efficacia dell’intero sistema di controllo della pesca“.

pesceGià sin dalla fine del 2015 – ha aggiunto la presidente del centro di ricerca siciliano – non abbiamo mancato di evidenziare come la difformità di applicazione delle norme europee in tema di sanzioni per IUU avesse prodotto una situazione di disparità di trattamento tra gli attori della pesca degli Stati Membri, produttivo di gravi distorsioni della concorrenza all’interno del Mercato Europeo. I nostri studi, fondati su evidenze scientifiche, avevano sollevato, in tempi non sospetti, un grido d’allarme già reso pubblico con l’esposizione a Malta il 4 e 5 Febbraio 2016 dello studio svolto, con un poster che ne rappresentava la sintesi, dinanzi al presidente di EAFE European Association of Fisheries Economists Bertand Le Gallic, al direttore generale João Aguiar Machado, al presidente di Europeche, Javier Garat e al presidente del Medac, Consiglio consultivo per il Mediterraneo, Giampaolo Bonfiglio alla Conference on Economic Advice in Fisheries Management organizzata dalla DG Mare in collaborazione con EAFE“.

pesce2Non ci siamo fermati a quel momento – ha raccontato la Mainenti – e siamo tornati a rappresentare il problema sin dentro la Commissione Europea con un’interlocuzione avvenuta lo scorso giugno 2016 con il responsabile per la pesca illegale del Team del Commissario Vella e, infine, dinanzi la stessa DG Mare lo scorso novembre 2016. Dispiace notare che, nonostante le nostre osservazioni e, molto di più, a dispetto delle stesse risultanze della Commissione, presenti in questo ultimo rapporto, che ci dà piena ragione pubblica, la Commissione continui a portare avanti iniziative che vanno nella direzione opposta come la recente Dichiarazione di Malta“.

Se da una parte, infatti – ha spiegato la presidente di RUO – si assiste alla preoccupante contrazione del prodotto ittico nel Mediterraneo, dall’altra le scelte della cosiddetta ‘Politica Comune’ sembrano andare, altrettanto rapidamente, verso la conseguente contrazione ed ‘estinzione’ indiscriminata di un settore economico strategico per i paesi del Mediterraneo come la pesca. Tutto ciò in pieno contrasto con il dovere della Commissione, nel rispetto dei Trattati, di vigilare per il mantenimento dell’equilibrato gioco dei fattori economici in campo.Chi ripagherà gli operatori della pesca colpiti direttamente da questo procedere in avanti per sbagli o miopi tentativi? Chi, a parte dire, (toh!) gli effetti non sono quelli voluti scusate, si assumerà la responsabilità degli errori commessi?”

mercato-del-pesce-1024x768Si profilano all’orizzonte – ha previsto RUOper gli operatori del settore, specie per quelli italiani, tempi più oscuri e bui di quelli già trascorsi, tempi che vedranno l’interdizione totale di ampie aree di mare e l’aumento dei controlli anche per i piccolissimi operatori della pesca artigianale la cui attività, è dimostrato, quanto poco sia incidente nel depauperamento della risorsa ittica. A quale prezzo? La scomparsa di tradizioni, mestieri, intere comunità di lavoratori e abitudini alimentari che hanno fatto grande e salutare la dieta mediterranea. Chissà se la Commissione Europea – ha concluso Daniela Mainenti – quando presenterà i risultati della valutazione agli Stati membri, al Parlamento europeo e alle parti interessate per individuare soluzioni congiunte ed efficaci, penserà di aumentare i controlli, piuttosto, sulla delocalizzazione delle grandi imprese armatoriali che hanno spostato i loro interessi nelle acque sempre più vulnerabili e incontrollate dei mari del sud del mondo per soddisfare la domanda di un consumatore sempre meno educato alla varietà offerta dalla biodiversità del nostro mare e sempre più indotto al consumo delle solite 5/10 specie target. Chissà, infine, se la Commissione Europea penserà di eliminare le concentrazioni di quote nelle mani di poche imprese armatoriali in piena violazione delle norme antitrust o valuterà a dovere l’impatto ambientale dell’ammassamento degli allevamenti in mare dei tonni?”.

IMG-20170505-WA0003Si è svolto ieri ad Enna presso i locali della CIA in collaborazione con l’A.R.A.S. (Associazione regionale apicoltori siciliani) un seminario formativo sull’apicoltura, allo scopo di coinvolgere non solo gli addetti ai lavori del settore, ma soprattutto avvicinare e informare tutti coloro vogliano saperne di più su questo affascinante settore agroalimentare.

Aprono i lavori il presidente e il vicepresidente della confederazione dott. Giovanni Trovati e dott.ssa Gea Turco che analizzano l’importanza di un settore che nella provincia ennese stenta a decollare, ma che ben si presenta a futuri scenari di crescita ed associazionismo di categoria, tema trattato anche durante il seminario.
ape_su_fiore_gialloA trattare la parte tematica e sviluppare l’oggetto del seminario, “Conversazioni sul Superorganismo dell’Alveare”, è il prof. Giovanni Caronia apicoltore per vocazione ed ex insegnante che ci espone con estrema semplicità e passione inequivocabile il complesso organismo dell’alveare in ogni sua fase. L’incontro e le nozioni esposte risultano essere avvincenti ed appassionanti sia per i numerosi produttori intervenuti, sia per gli ospiti ignari delle dinamiche esistenti in questo comparto agricolo di cui si discute tanto ma del quale si conosce davvero poco.
IMG-20170505-WA0005La formazione e l’informazione , sottolinea il professore, sono fondamentali per un apicoltore tanto quanto la dedizione al lavoro vero e proprio, ed è proprio da lì – da una vasta bibliografia in materia –  che inizia il suo viaggio nell’esposizione dell’allevamento di api in ogni sua fase, fino all’ottenimento del miele.
Un’esposizione , quella del prof Caronia, che lascia trapelare passione e dedizione per il suo lavoro, ma anche volontà di dialogo e scambio con il territorio, fondamentale per la crescita di un settore che da sempre risulta essere tra i più importanti nel Mediterraneo.
Formare coscienza associazionista è forse una delle chiavi di volta per rilanciare un territorio troppe volte messo agli ultimi posti delle classifiche di produttività, nonostante abbia tutti i requisiti utili a creare lavoro e rete grazie alla terra.

 

astoria barUn cocktail  aperitivo all’insegna del buon gusto e dei sapori mediterranei quello che ha consacrato l’inizio della stagione primavera estate 2017 e l’inaugurazione delle belle terrazze panoramiche dell’ Astoria Palace Hotel, gruppo GHS. astoria finger1Una vista privilegiata sui tetti di Palermo e sul porto da godere dalla terrazza posta al dodicesimo piano in cui sin da domani e per tutta la stagione sarà possibile  consumare dei raffinati aperitivi ma anche una cena gourmet a cura degli chef della struttura, sotto il cielo di Palermo con vedute incantevoli a 360 gradi.
astoria fingerVaria e raffinata l’offerta gastronomica che ha contrassegnato i momenti della serata e che anticipa ciò che anche la clientela esterna potrà trovare durante tutta la bella stagione: dai canapè  ed ai finger food di carattere internazionale, alle creme, le spume, le insalatine calde di polpo, astoria ostrichele ostriche, il macco con le cozze, il cous cous alle mandorle, le capesante al gratin, le insalate di mare,  i carpacci di mare, il gambero rosso alla frutta, per proseguire poi con le arancinette al ragù e al burro, le verdurine in pastella, i ravioli farciti, e deliziosi paninetti con la milza, sia “schietta” che “maritata“, realizzata al momento ed epitomio assoluto dello street food palermitano. Ma un momento degustativo di notevole impatto lo ha regalato NebroFood, il brand “inventato” da Claudio Savarese, che racchiude e commercalizza ogni tipo di prodotto enogastronomico realizzato nel conprensorio dei Nebrodi: salumi, formaggi,

astoria meusa conserve, il tipico maialino nero, i dolciumi, gli oleaginosi e persino le birre: artigianali e decisamente convincenti.

astoria nebro2Non ho voluto fare ciò che molti altri già fanno da un po’ di tempo” – ha detto Savarese anche ai microfoni di Radio Action che trasmetteva la serata in diretta – “e quindi non ho deciso di commercializzare il prodotto siciliano in generale, ma ho scelto di concentrarmi sul territorio dei Nebrodi che è ricchissimo di ogni ben di Dio e di eccellente materia prima. La selezione che opero è attenta ed è comandata dall’alta qualità. I prodotti selezionati vengono etichettati ed immessi sul mercato con il  brand NebroFood. ”

astoria nebro3Ma l’avventura di Savarese è appena iniziata e promette già bene, con una serie di novità : ” La commercializzazione avviene principalmente mediante e-commerce e, sebbene il sito aziendale sia al momento in fase di restyling, continua ad essere possibile inviare ordini tramite il vecchio sito. Inoltre, come in questa bella occasione odierna, saremo presenti ad eventi gourmet portando i nostri prodotti in degustazione ed alla conoscenza di un pubblico sempre maggiore. Seguiteci sui social per essere aggiornati in tempo reale sulle nostre attività e sui nostri appuntamenti con il gusto”.

La serata, rigorosamente su invito , è stata allietata dall’intrattenimento di una troupe di Radio Action.

 Alessandra Verzera

Photography: Kelly Larkin

 

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Dario Daverio è un imprenditore. Ma non solo. E’ una di quelle persone la cui vita compie dei giri, per riportarle al punto di partenza. Si perchè Daverio per molti anni ha girato il mondo in lungo e in largo, dedito ad attività connesse al turismo ed alla ristorazione fino a che, rientrato in Italia, è diventato manager d’azienda – prima come dipendente poi come titolare. Ma tutto era di nuovo destinato a cambiare. La vita recente e la vita futura di Daverio erano scritte sulle pagine di un giornale di Mantova, una domenica mattina.

torrettaDaverio, cosa è successo una domenica mattina di un paio di anni fa?

Ero al pranzo domenicale dai suoceri e sfogliando un quotidiano leggo un articolo a tutta pagina ” Antico Borgo di Castellaro Lagusello ospiterà 20 profughi“.Ho fatto un salto sulla sedia. L’albergo ristorante è sito tra le mura medievali del Castello di Castellaro, uno dei Borghi più belli d’Italia , bandiera arancione e patrimonio Unesco . A ridosso del laghetto a forma di cuore con camere con vista sulla Villa Arrighi dei marchesi Tacoli e sulla torretta. Ho pensato che la destinazione dovesse essere qualsiasi tranne che quella: ,la zona è quelle colline Moreniche 15 chilometri a sud del Garda ,frequentatissima da turisti di ogni parte d’Italia e del mondo. Ho pensato che l’Italia non potesse cadere così in basso privando questa bellezza alla vista del mondo intero. Ho convinto mia moglie ed insieme , dopo lunghe trattative con la proprietà , abbiamo preso in affitto la struttura e le licenze. E’ stato l’amore per l’Italia e le sue bellezze uniche a spingermi, avendo già un ‘altra attività avviata.

lagoPerchè secondo lei la proprietà aveva deciso di cedere la struttura, che pure ha un enorme valore dal punto di vista turistico?

Dopo due gestioni fallimentari la proprietà ha probabilmente pensato che 20 posti letto per 35€ al giorno, senza stagionalità ,per qualche anno con costi di gestione molto limitati rispetto alla normale conduzione , fosse una condizione molto allettante; considerando anche la qualità dell’offerta e costi del personale richiesto per questo tipo di conduzione.

 E lei, Daverio, come si è organizzato?

Siamo entrati in Aprile , pulito e rinnovato tutto, per aprire a metà luglio 2014. Abbiamo lavorato con personale a chiamata inizialmente , per ridurre i costi di gestione , coprendo noi  in prima persona  i vuoti , sia in cucina che in sala, che in albergo . Tante ore , tutti i giorni . Insomma , tanta fatica e impegno.

archiSi parla tanto di “accoglienza”: lei non crede che il suo gesto possa essere interpretato come un atto di intolleranza? Come un aver voluto chiudere la porta all’accoglienza degli immigrati? La sua decisione è stata criticata?

Non è stata criticata, ed  anzi in paese è stata accolta con un sospiro di sollievo trattandosi di un borgo di sole 400 anime.
Qualcuno può considerarlo come un gesto di intolleranza ? Non mi interessa : io sono intollerante infatti alle politiche migratorie imposte da Elites e multinazionali che governano questa globalizzazione. Non mi arrendo a vedere il mio amato paese ridotto ad un centro di accoglienza migranti, svenduto e violentato da una classe politica imbelle , senza amor proprio e di Patria

La struttura si avvia alla terza stagione, tra fatiche ed economie incerte: il suo bilancio ad oggi la ripaga dei sacrifici fatti?

Sono molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto  e stiamo facendo . Il locale è partito e cresciuto , abbiamo quindi deciso,quest’anno, di subaffittare il ristorante ed il bar ad una coppia di giovani volonterosi che avevano lavorato da noi in precedenza . Ora noi abbiamo la gestione delle camere alle quali ci stiamo dedicando a tempo pieno e i risultati si sono visti già da questo mese di aprile : abbiamo triplicato le presenze rispetto allo scorso anno.

fioccoL’Antico Borgo Castellaro di Lagusello: uno spicchio di paradiso, un lago a forma di cuore. Insomma, un luogo idilliaco da preservare e valorizzare, anche con la conoscenza dei prodotti enogastronomici locali. Cosa si mangia e si produce di buono nella sua zona?

La provincia di Mantova è nota nel mondo per la qualità dei prodotti gastronomici. La nostra scelta è stata , da subito , di proporre il nostro territorio in tavola quindi tutti gli acquisti vengono fatti direttamente nelle case di produzione a pochi chilometri da qui. Salumi tipici come il salame mantovano , la pancetta e la coppa da un produttore , il dolcissimo fiocco dall’altro . CapunseiE poi formaggio di capra , caciotte ,stracchini e ricotte sempre qui nei dintorni. Proponiamo soolo pasta fresca:  tagliatelle , maltagliati,tortelloni ed i famosi tortelli di zucca prodotti con zucche provenienti da un contadino fuori porta , selezionate e scelte in base alla loro dolcezza e qualità: se la zucca non è buona non si fanno tortelli. E poi ancora i capunsei , gnocchetti di pane tipici delle colline.  Ma ovviamente anatre oche faraone e polli allevati a terra in un piccolo allevamento a conduzione familiare. E la carne di maiale che a Mantova non può mancare e per finire un’ottima carne di cavallo per i famosi stracotti mantovani.

sbrisolonaPrevedibilmente, niente pesce…

Pesce poco ,ogni tanto luccio in salsa,fresco e pescato nel Garda . Ma compensiamo con pane, focacce e dolci fatti casa ,su tutti la famosa sbrisolona che non deve mai mancare. Ero uno dei pochissimi ristoranti in Italia ad avere una carta di soli vini naturali;  ora la nuova gestione ha deciso di inserire alcune cantine di Lugana e convenzionali del territorio , scelta da me non condivisa ma accettata. E’  comunque presente una cantina locale , che produce un ottimo uvaggio di Cabernet e Merlot con fermentazione sulla buccia,  Chardonnay che si propone sfuso come vino della casa , Chardonnay in bottiglia prodotto anche in anfora e con macerazione sulle bucce . vino naturale prodotto nel rispetto delle api , senza chimica in vigna ed in cantina.
Per l’albergo le torte sono fatte da noi così come le confetture con frutta di stagione . A breve potremo andarci a rifornire da un produttore di Castellaro che permette l’ingresso e la raccolta di ciliegie , mirtilli e more.

laguselloInsomma, un luogo di pace, di ottimo cibo e di puro relax in cui – udite udite- non esistono televisori. Come si trascorrono le giornate?

Dopo colazione porto in giro con noi anche alcuni ospiti dell’albergo e la cosa piace molto. Organizzo per gli ospiti dell’albergo anche delle visite ai produttori di ciò che offriamo in tavola :  4 ore alla scoperta dei produttori di salumi formaggi, vino miele ed erbe officinali.

 I luoghi di maggiore interesse nelle immediate vicinanze?

Siamo equidistanti da Mantova Verona e Brescia , 15 chilometri a sud del Garda , Sirmione , Peschiera e Desenzano . Le colline Moreniche belle, dolci , amate dai ciclisti con i loro borghi ed i castelli. Per concludere direi che questo posto è rinato . Ora turisti da tutto il mondo vengono a godere delle nostre bellezze , olandesi e tedeschi su tutti , rimanendo incantati . Credo nella possibilità del nostro paese di uscire da crisi e umiliazioni . La nostra bellezza ha solo bisogno di persone che la riconoscano senza darla per scontata e la valorizzino . Sto cercando di farlo , nel mio piccolo e la soddisfazione è immensa.

Alessandra Verzera

 

Photo credits: “Fiocco”, www.salumicorsini.it, “capunsei”, www.subitoricette.it

 

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