Un Nero d’Avola di stoffa

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Quando una ventina d’anni fa iniziai a descrivere ed elogiare le caratteristiche delll’antico vitigno Nero d’Avola ed i vini di livello che ne derivavano, “u Calabrisi” chiamato così in dialetto, era ben lontano “dall’esplodere come fenomeno” ed era un vino apprezzato non da molti al di fuori dei confini regionali.

Qualche anno dopo, nella Guida ai Migliori Vini di Sicilia che pubblicai nel 1999 ne menzionai otto in purezza e quarantacinque in uvaggio, oggi la situazione è completamente cambiata sono oltre cinquecento le aziende che imbottigliano Nero d’Avola, tra monovarietali e blend sono oltre un migliaio le etichette prodotte. Diciamo la verità, oggi l’assaggio di una bottiglia di Nero d’Avola è spesso un salto nel buio, sono tantissime quelle che recando in etichetta la dicitura del vitigno principe siciliano ne mortificano le caratteristiche, ecco perché quando mi capita di testare una bottiglia di Nero d’Avola dalle interessanti note sono particolarmente contento come nel caso del Patrono 2008 Feudo Ramaddini.
L’azienda Feudo Ramaddini
nasce nel 2003 per opera di Carlo Scollo e Francesco Ristuccia, ha i propri terreni di produzione a Noto e Pachino, zone d’elezione proprio del Nero d’Avola, i vigneti declinano dall’altopiano di Noto verso il mare di Marzamemi, i sistemi d’allevamento sono ad alberello e controspalliera.

Il Nero d’Avola Patrono 2008 Doc Noto proviene da piante allevate a controspalliera, cordone speronato su terreno calcareo con tessitura fine,  il mosto è tenuto a fermentare in macerazione con le bucce per circa otto giorni. Il vino è affinato dodici mesi in tonneaux di rovere.  Nel bicchiere è di bel vivo colore rosso rubino ed al naso si dispiega mostrando ottima tipicità, spicca l’intensa nota di mora, frutti di sottobosco, ribes, una piacevole speziatura, liquirizia e giuste note di vaniglia. L’ingresso in bocca alterna calore e fresca acidità, mostra struttura con intelaiatura tannica perfetta ed ottima minerale persistenza aromatica intensa. Un  Nero d’Avola figlio del suo territorio, fresco, minerale, elegante, di buona longevità. Il suo abbinamento ideale? Un bel filetto di vitello in crosta.

Luigi Salvo

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