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La Fondazione Slow Food per la Biodiversità e Table for Two firmano un accordo a sostegno del progetto dei 10.000 orti in Africa

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slowfoodSlow Food e la  Fondazione Slow Food per la Biodiversità e Table for Two hanno firmato un accordo che contribuirà in modo sostanziale allo sviluppo del progetto dei 10.000 orti in Africa. Table for Two destinerà una somma importante alla realizzazione di 111 nuovi orti, nonché a eventi di educazione alimentare da tenersi nel corso del 2015. Gli orti coinvolgeranno comunità, scuole e famiglie in Kenya, Ruanda, Tanzania.

ortiTable for Two è un progetto nato nel 2007 in Giappone, che si pone come obiettivo una più equa ridistribuzione delle risorse alimentari a livello globale: in un mondo di 7 miliardi di persone, 1 miliardo soffre di malnutrizione, e un altro miliardo di disturbi legati ad abitudini alimentari scorrette (diabete, obesità) dovute, al contrario, a un eccesso di nutrizione. Table for Two cerca di riequilibrare questa situazione secondo un programma che fornisce pasti dal corretto contributo calorico e nutritivo a oltre 600 società, università, ristoranti e organizzazioni in Giappone, Hong Kong, Italia, Taiwan, Canada, Stati Uniti, Norvegia, Francia e Svizzera. Una piccola parte del ricavato di ogni pasto viene devoluta al progetto per fornire la giusta alimentazione nelle scuole dei paesi in via di sviluppo.

SLOWFOODFORAFRICA_TESTATAGrazie all’accordo tra Table for Two e Slow Food, le due organizzazioni lavoreranno fianco a fianco per aiutare le popolazioni locali a migliorare il sistema alimentare africano. I nuovi orti permetteranno alle comunità autoctone di coltivare e mangiare cibo fresco e genuino, aiutandole a salvaguardare il valore della cucina locale e a promuovere i saperi e le tecniche tradizionali.

orti2Il progetto dei 10.000 orti in Africa è già operativo in 34 paesi africani, per un totale di circa 1500 orti già realizzati. La partnership aumenterà ulteriormente l’impatto del progetto: gli staff di Slow Food e di Table for Two lavoreranno insieme all’organizzazione di alcuni eventi educativi, come ad esempio i laboratori di “community food experience” presso le località dove saranno realizzati gli orti scolastici. Essi consisteranno in attività di preparazione di piatti tradizionali giapponesi (onigiri, Japanese rice balls, ad esempio) e piatti locali africani. Non solo cucina dunque, ma anche condivisione, attraverso il cibo, delle diverse culture alimentari, giapponese e africana, ed educazione all’importanza di mangiare cibo locale e sano. peace kitchen

La realizzazione di questi laboratori vedrà il coinvolgimento di un terzo partner, Peace Kitchen, per far sì che questi momenti di formazione risultino utili il più possibile agli studenti africani. Secondo l’accordo infatti, un terzo dei nuovi orti saranno orti scolastici.

Grazie alla creazione di 111 orti e dei laboratori didattici, sarà possibile coinvolgere un gran numero di bambini, insegnanti e genitori, promuovendo un sistema di produzione e di consumo più sostenibile e difendendo il loro patrimonio culinario e l’utilizzo delle colture locali.

 

Foto: web, slowfood e repubblica.it

La dieta mediterranea? Fa bene al sesso.

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Lovers bed breakfastBasta un’alimentazione sana, basata sui principi della Dieta Mediterranea, per regalarsi una vita sessuale duratura e soddisfacente. E’ quanto hanno rilevato gli studiosi dell’Hippokration Hospital di Atene che ha condotto una ricerca sulle disfunzioni sessuali maschili. In particolare i ricercatori avrebbero confrontato i risultati e la soddisfazione nell’attività sessuale a seguito di assunzione di Viagra con quella ottenuta soltanto attraverso una dieta bilanciata. Nessuna differenza è stata riscontrata tra i due gruppi, a sostegno che la Dieta Mediterranea fa bene anche alla salute sessuale. Quale la spiegazione scientifica a questo fenomeno? Pasta, cereali, pomodori, frutta, verdura e olio di oliva sono in grado di “pulire” i vasi sanguigni, migliorando il flusso di sangue. Tra i vasi sanguigni più stretti, quindi più soggetti a occlusioni, vi sono proprio quelli dell’organo genitale maschile.L’importante, per avere buone prestazioni a letto, è quindi non esagerare con la carne rossa, limitare il vino e associare la dieta ad una sana attività fisica. Insomma, la scelta per gli uomini è tra tenere il proprio corpo in forma e “pulito”, seguendo la Dieta Mediterranea, oppure utilizzare la pillola blu, con tutti i suoi effetti collaterali.

Il mercato italiano del vino è in continua crescita, e rinascono le enoteche

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vino_italianoIn quantità e valore, il vino italiano che finisce nel mercato interno è la metà del totale prodotto. Un elemento ormai stabilizzato da anni e che fa del mercato tricolore, quello più importante per i produttori del Belpaese. Anche se abituati ad enfatizzare i successi dei vini italiani all’estero, il mercato domestico continua a mantenere un’importanza non solo in termini numerici, ma anche strategici.
Una buona presenza nel mercato di casa, analizzato dall’Osservatorio di Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del mondo del vino in programma con la 49ª edizione a Veronafiere dal 22 al 25 marzo (www.vinitaly.com), funziona infatti come decisivo propellente promozionale verso l’estero.
vino italiano_1Non bisogna tacere, però, sulle difficoltà obiettive che pure caratterizzano la vendita del vino in Italia. Da un lato, un sempre maggiore assottigliamento dei consumi interni pro capite, ormai avviati a raggiungere una quota inferiore ai 30 litri all’anno, dall’altro la situazione ancora delicata dell’economia complessiva con influssi negativi anche sul mondo del vino.
Esistono, tuttavia, anche segnali in controtendenza che fanno ben sperare per il 2015, soprattutto dai consumi di qualità nelle vendite di vino nella Gdo, come dimostrato dai primi risultati della ricerca IRI per Vinitaly che verrà presentata nel dettaglio lunedì 23 marzo: le bottiglie da 75cl a denominazione d’origine vendute nel 2014 hanno fatto registrare un aumento dell’1,3% in valore.
calice-spumanteResta comunque il fatto che negli ultimi cinque anni le vendite di vino in Gdo, che ormai veicola il 75% delle bottiglie vendute in Italia, sono calate. Si tratta di quel vino dai margini ristretti, che costa dai 3 euro in giù e che rappresenta l’80% delle vendite della Gdo. Ed anche in questo caso, visto che i volumi non crescono e non cresceranno, sarà sensato cercare di trasferire più valore in quello che si vende, seguendo logiche di qualità e non di quantità, investendo in comunicazione e marketing.
Proprio in questa debolezza della Gdo, s’innesca la rinascita del canale vendita delle enoteche, che sfrutta da un lato la crescita in Italia delle vendite di vini di qualità e dall’altro la possibilità di offrire vendite differenziate, contatto diretto con i produttori, attraverso iniziative costruite ad hoc e una maggiore propensione alla customer satisfaction.
passito-caliceSi tratta di punti vendita che occupano non più di un 10-13% del mercato del vino italiano (dati Vinarius, l’associazione delle enoteche italiane), ma che potrebbero crescere in questa particolare congiuntura, dove si cerca di spendere meno, ottimizzando l’investimento.
Le enoteche già si sono adattate ed evolute, puntando su nuovi servizi, come quello ai ristoranti che chiedono poche bottiglie ma in pronta consegna. In generale le enoteche sanno rispondere meglio alle esigenze di un consumatore che, spaesato dall’enorme offerta della Gdo, trova nel personale professionalità e consigli. Anche perché, in Italia, solamente un consumatore su dieci ha le conoscenze per orientarsi in autonomia davanti ad uno scaffale di etichette.

Nella Milano dell’ Expo la Cassata siciliana diventa Cassata Mediterranea.

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cassatasicilianaIl trionfo di gola più conosciuto della tradizione siciliana si sposa con la cultura araba. La Cassata siciliana, simbolo del piacere e dell’identità, raccoglie la sfida dell’Expo Gate del 7 e 8 marzo a Milano, con un abito tutto nuovo. Al posto di arance, zucca e mandarini canditi, a guarnire saranno prelibatissimi datteri giunti dalla Tunisia. Una contaminazione studiata per l’occasione, in omaggio alla sponda del Nord Africa. Ma molti ignorano l’origine propriamente araba della Cassata siciliana, portata in dote da quella dominazione ma capace di arricchirsi delle successive risivitazioni. Eccone la storia. La Sicilia è stata un crocevia millenario di popoli, civiltà e culture che hanno generato un’identità specifica,diversificata e complessa. La Sicilia è stata l’Atlantide del Mediterraneo, non sognata dai filosofi, nè millantata dai navigatori, ma reale, capace di affascinare e calamitare popoli e personaggi che l’hanno conquistata, abitata, sfruttata e arricchita finendo sempre per lasciare una traccia che si è sovrapposta e integrata a quelle precedenti. cassataessenzadicannellaIl clima mite, la fertilità dei terreni, la biodiversità vegetale e animale e la pescosità del Mediterraneo hanno ispirato eccezionali connubi di ingredienti Mediterranei e importati. E’ nata una cultura gastronomica che raccoglie le tracce di popoli e culture avvicendatesi nell’arco della storia: Sicani, Siculi, Elimi, Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioni, Aragonesi, Spagnoli, Austriaci, Piemontesi, Borboni, Inglesi e Americani. La Cassata siciliana (dall’arabo qas’at, “bacinella” e dal latino caseum, “formaggio”) nasce in Sicilia con gli Arabi intorno all’anno Mille, nella tipologia “cassata a forno”.
Due secoli dopo il cambiamento con le suore del Monastero di Palermo La Martorana, le quali per far bella figura con il Papa abbellirono gli alberi spogli con i frutti realizzati con farina di mandorla e zucchero , i frutti di Martorana. Al Re Federico II piacquero tanto e acquisì il diritto che l’impasto di mandorla e zucchero si chiamasse pasta reale, con la quale nasce la cassata “a crudo”: ricotta dentro e pasta reale fuori. Tre secoli dopo gli spagnoli introducono la novità, il pan di Spagna.
peppe-giuffreE successivamente aggiungono all’impasto di ricotta e zucchero, il cioccolato giunto dalle lontane Americhe con quella ricetta atzeca che sarebbe diventata il disciplinare di produzione del Cioccolato di Modica.Ispirandosi al Gran Maestro degli stucchi secenteschi, il palermitano Giacomo Serpotta, i pasticcieri palermitani praticarono l’Allustratura del dolce, dove pasta reale e glassa di zucchero vengono modellati, adornati e dipinti come gli stucchi dell’oratorio del Rosario di Santa Cita a Palermo, uno dei capolavori realizzati dal maestro. La storia si conclude – ma non è detta l’ultima parola – nel 1893 per opera del cavaliere Salvatore Gulì, pasticcere palermitano di corso Vittorio Emanuele 373, il quale mette su una fabbrica di canditi e ricopre la cassata con la sua frutta candita, ma raccolta nei giardini d’agrumi della splendida Conca d’Oro. Sarà Ignazio Florio, uno dei più grandi imprenditori siciliani, a notare il potenziale “espressivo”della cassata con la frutta candita, spedendola ai tanti e numerosi amici ai quattro angoli del pianeta, trasformandola in una dolcissima Ambasciatrice dell’isola nel mondo.

 

Foto: web e Peppe Giuffrè chef.

Expo 2015. Cous cous, unione tra culture e tradizioni millenarie

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cous cous tpUn piatto che riunisce simboli, riti e miti delle culture del Mediterraneo.Il Cous-cous è protagonista a Milano all’Expo Gate per il Cluster dedicato al Bio- mediterraneo. E non poteva che essere così, vista la diffusione e le mille varianti chequesti popoli hanno elaborato nel tempo. Dal Nordafrica, dove è nato, tra gli Imazighen, i berberi, il popolo delle montagne e delle valli le cui origini si perdono nella notte dei tempi, alle popolazioni arabe che lo hanno diffuso in giro per il mondo. La Sicilia ha raccolto l’eredità di questo piatto povero, nato tra le dune del deserto, oggi diffuso in quattrocontinenti. Dalle carni di agnello del Maghreb, al pesce delle coste trapanesi, dal cascà sardo di Carloforte, condito con verdure saltate di stagione fino alle case degli algerini emigrati in Francia, dove il piatto è accompagnato da verdure cotte e carne di agnello o di pollo. Il cous cous è una pietanza simbolo di convivialità, viene servito su un piatto rotondo, con la carne o il pesce e le verdure al centro. Sotto i riflettori dell‘Expo Gate si darà vita ad un vero spettacolo d’abilità e di sapienzacondivisa. Già nel gesto della sua preparazione, il cous cous è sinonimo di aggregazione. E’ attraverso “l’incocciata”, infatti, che la semola di grano diventa cous cous: le mani compionoun movimento rotatorio e, con l’aiuto di qualche goccia d’acqua salata, seguendo un gesto ritmico e metodico, quasi un rito antico, aggregano i piccoli granelli nella mafaradda, una zuppiera di terracotta bassa e larga. Il metodo tradizionale del Ncous-san-vito-07-31807007ordafrica prevede poi l’uso di un recipiente per la cottura a vapore chiamato cuscussiera (taseksut in berbero, kiska:s in arabo), una pentola composta da due parti, una direttamente a contatto con il fuoco dove cuoce il brodo e un’altra, bucherellata, dove il cous cous cuoce profumandosi con gli aromi del brodo sottostante. Piatto tradizionale del pranzo del venerdì, il giorno della preghiera collettiva musulmana e delle occasioni speciali, come la festa del ritorno dei pellegrini dalla Mecca, per le comunità ebraiche originarie del Maghreb invece, il cous cous è il piatto per eccellenza del venerdì sera, il primo pasto dello shabbat, il riposo settimanale, atteso nelle case e nelle famiglie “con la stessa gioia con cui si riceve una sposa”, come recitava un antico proverbio.

Internazionali d’Italia 2015 : ai Cuochi Etnei le medaglie d’oro e d’argento

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squadra grandeAd entusiasmare la giuria non sono state soltanto le loro realizzazioni culinarie, le loro ricette, la loro passione nel lavoro svolto. Ma sono state anche l’alta professionalità e l’eccellente preparazione, che sono elementi indispensabili per il mestiere di chef. Così anche quest’anno le squadre Senior e Junior dell’Associazione Provinciale Cuochi Etnei si sono distinte egregiamente nella nuova edizione degli Internazionali d’Italia, il campionato che anche per il 2015 ha riunito a Marina di Carrara le migliori squadre della Penisola.
Medaglia d’oro per la Senior nella competizione cucina calda a squadre; medaglia d’argento per la Junior competizione cucina calda a squadre; medaglia d’argento conquistata nella gara cucina calda individuale (street food) per Alessandro Di Blasi; medaglia di bronzo per Daniele Patanè nella gara individuale junior cucina calda e Mario Failla programma D2 cucina artistica senior.
piatto2Ed infine da segnalare le medaglie d’oro conquistate dai palermitani di adozione catanese Giovanni Cappello (programma D2 cucina artistica) e dal giovane pastry chef Luca Palmeri (appena 16 anni) nella gara individuale di pasticceria; per quest’ultimo, a fine gara, è arrivata la convocazione alle prossime selezioni di marzo organizzate dalla Nazionale Italiana Cuochi.

piattoUn medagliere, insomma, di tutto rispetto quello che l’A.P.C.E. ha riportato in Sicilia, con grande soddisfazione del presidente dei Cuochi Etnei, Seby Sorbello: “La nostra fiducia nelle due squadre è stata ampiamente ripagata – ha commentato Sorbello, apprendendo i risultati ottenuti a Marina di Carrara – e siamo soprattutto appagati del fatto che i nostri cuochi, giovani e adulti, si siano distinti e siano stati apprezzati innanzitutto per la loro professionalità. I nostri ragazzi sanno che, a casa nostra come fuori dalla Sicilia, noi rappresentiamo il nostro territorio e siamo chiamati a farlo nel migliore dei modi. Sia con i turisti che con gli italiani. È il modo più genuino per presentare, a tavola e fuori di essa, la nostra Sicilia”.

squadra2La squadra junior dei Cuochi Etnei, allenata dal prof. Vincenzo Mannino, è stata formata da alunni provenienti dai tre Istituti alberghieri “Karol Wojtyla” di Catania, “Giovanni Falcone” di Giarre e “Rocco Chinnici” di Nicolosi; di fatti, da sempre, le scuole del territorio sono considerate il vivaio dove i giovani cuochi crescono, seguiti dai docenti e dai dirigenti scolastici. Il team manager della Nazionale Italiana Cuochi, Daniele Caldarulo, ha voluto congratularsi personalmente con il presidente Seby Sorbello per l’eccellente preparazione dei cuochi etnei e per l’ottima preparazione di cui può godere il vivaio di chef nel territorio catanese.
squadraCinque, invece, gli elementi che hanno costituito il team Senior nella competizione cucina calda a squadra: Simone Strano, Giovanni Cappello, Enrico Lavernier, Aldo Scollo e Alessandro Maugeri. Per ciò che riguarda Enrico Lavernier ed Aldo Scollo, componenti della Nazionale Italiana Cuochi, dopo la straordinaria esperienza vissuta ai mondiali di Lussemburgo nel novembre scorso, un altro successo di cui andare fieri. Tutti gli chef hanno fatto rientro in Sicilia consapevoli di avere rappresentato al meglio la loro terra.
Questi i componenti del team che ha partecipato agli Internazionali di cucina 2015
Vincenzo Mannino, Santino Tripoli, Fabio Fidotta, Cantarella Rosario, Gemellaro Giuseppe, Giovanni Cappello, Mario Failla, Simone Strano, Alessandro Maugeri, Enrico Lavernier, Aldo Scollo, Floriana Romeo, Melania Nicolosi, Federico Ruggeri, Riccardo Messina, Simona Pappalardo, Laura Taiani, Luca Leotta, Carlo Coronati, Francesco Iannuzzi, Filippo Galletta, Francesco Lazzara, Fernando Rathugamage, Alessandro Di Blasi, Daniele Patané e Luca Palmeri.

Arriva Foodlaw: a tutela dei cuochi. L’intervista.

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coviello gambaro grande Foodlaw è il titolo dell’opera di Carmine Coviello con prefazione di Antonio Gambaro, chef e Presidente dell’Unione Cuochi Italiani (UCI), disponibile prossimamente in libreria ed in formato ebook. Il libro affronta tematiche di essenziale importanza per il settore culinario quali i diritti del cuoco e la tutela giuridica delle ricette. Nella precaria realtà attuale, il cuoco viene riconosciuto quale operaio-qualificato. Risulta quindi necessaria l’istituzione di un Codice Deontologico del Cuoco che dapprima distingua la figura del cuoco quale professionista del settore culinario e, successivamente, riconosca a questi diritti ed obblighi al fine di tutelare tale categoria. L’iter prevede una necessaria collaborazione tra le associazioni professionali in un tavolo di lavoro al fine del raggiungimento dell’obiettivo comune.Ma ci spiega meglio l’autore i punti salienti da conoscere e far conoscere, se si fa parte di questa schiera di professionisti o se di essi ci si avvale.

foodlawFoodlaw, ovvero la legge del cibo: ma dietro al cibo c’è sempre un cuoco, con i suoi diritti ed i suoi doveri. Avvocato Coviello, di che cosa si tratta?

“Foodlaw è la prima opera dedicata alla tutela del cuoco e dell’opera culinaria. Il libro affronta tematiche di essenziale importanza, come i diritti del cuoco e la tutela giuridica delle ricette. Per quanto attiene al primo punto analizza la precaria situazione del cuoco, attualmente riconosciuto dall’ordinamento come operaio-qualificato non professionista. In secondo luogo, la questione della tutela dell’opera culinaria e nel caso specifico delle ricette, proponendo una soluzione tecnica al problema. Foodlaw rappresenta un contenitore d’idee affrontando problematiche di fondamentale importanza per il settore culinario, anche in vista di Milano Expo 2015.”

Foto paper 1Esistono delle reali conseguenze di carattere giuridico per chi compie abusi di questo genere in rete?

“Assolutamente si, in caso di copia o plagio di un testo, un’immagine e nel caso specifico di una ricetta pubblicata online, la prima azione da compiere è data dall’invito all’eliminazione ed al ritiro del materiale copiato illecitamente da parte di terzi. In caso di copia, sarà possibile adottare la procedura, introdotta dal regolamento Agcom, segnalando la violazione e chiedendo la rimozione del materiale copiato. L’Agcom ha il potere di avviare un’istruttoria e procedere con la rilevazione dell’illecito. Questione diversa sarà la copia di materiale online per la pubblicazione e stampa su carta. In tal caso s’intraprenderà una normale procedura giudiziaria, adendo le vie legali ed accertando la violazione dei diritti in questione. Nel 2013 il Tribunale di Milano, (Sentenza 9763/13) si è espresso in merito al diritto di sfruttamento economico dell’opera e nel caso di specie, condannando l’autrice di un libro di ricette, al risarcimento patrimoniale e al ritiro dell’opera dal commercio da parte della casa editrice, per mancata autorizzazione all’utilizzo delle ricette pubblicate su di un sito internet. Quindi come può ben notare, c’è più di un elemento che ci consente di agire per la tutela giuridica dell’autore.”

covielloNel libro si parla di tutela giuridica delle ricette: questo argomento è spinoso dato che recentemente si è dibattuto molto sull’opportunità di comunicare all’ Italia che nella caponata siciliana vada aggiunto il dado e che nelle arancine palermitane il ripieno è a base di uovo sodo. Chi tutela le ricette della tradizione che non hanno una vera e propria paternità ma che appartengono all’identità stessa di un popolo?

“Il problema non consiste nell’aggiunta o meno di ingredienti, quindi i casi sopra menzionati sono solo pretesti volti ad ottenere visibilità mediatica e creare polemiche inutili. Ci sono problemi ben più importanti da affrontare. Attribuire originalità alla ricetta significa poter garantire unicità all’opera. E’ originale la ricetta che presenta determinati requisiti, tali da attribuire tutela attraverso il diritto d’autore. Si può avere indicazione dettagliata del procedimento di elaborazione di una ricetta mediante la forma scritta, fotografica o altre forme similari. In tal caso lo chef, il cuoco ma anche il semplice appassionato di cucina, potranno godere delle diverse tutele riconosciute dalla legge sul diritto d’autore. Non si tratta dunque di riconoscere le tradizioni culinarie di un popolo ma di premiare il lavoro di ricerca e sviluppo di chi quotidianamente svolge tale attività in maniera professionale ma che purtroppo non è riconosciuto come professionista ma semplice operaio-qualificato. Questi sono i veri problemi da affrontare, tutelare i diritti di una categoria oramai allo sbando e senza punti di riferimento, attraverso la creazione di un tavolo comune dove esporre le proprie idee ed elaborare una soluzione al problema”

foodlaw2Quali sono i diritti primari di un cuoco?

“I diritti primari sono quelli di ogni cittadino, così come riconosciuti dalla Costituzione. Italiana. Ci sono poi altri diritti o doveri che nascono dai rapporti morali ed etico professionali che vanno ad incidere fortemente sui rapporti di lavoro. Tali diritti li possiamo ritrovare nella proposta del Codice Deontologico del Cuoco che troviamo nel libro. Il codice è suddiviso in titoli specifici basati su comportamenti etici condivisi, di correttezza professionale, dovere morale, responsabilità e rispetto. Condividere i principi di una categoria significa rispettare una condotta civile e morale diligente; tali caratteristiche dovrebbero essere applicate anche al di fuori dell’esercizio della propria attività professionale, in quanto necessarie alla convivenza della società civile.”

Come andrebbe regolamentata la professione di cuoco e secondo quali imprescindibili parametri?

“Il primo problema da risolvere è il riconoscimento della professione di cuoco come attività professionale. Tutt’ora è riconosciuto come operaio qualificato. Ci tengo a precisare che i cuochi, come tutti i professionisti, svolgono attività di continuo aggiornamento, seguono corsi di specializzazione così come per ogni attività professionale. E’ giunta l’ora cambiare, chiedere il riconoscimento dei propri diritti, della tutela enogastronomica del made in Italy, soprattutto in vista di Expo 2015. Il mondo ci osserva, è un’importante occasione per l’Italia. Il riconoscimento di un Codice, la creazione di un Albo, potrebbero dare il via ad una serie di regolamentazioni necessarie allo sviluppo dell’attività professionale.”

foodlaw logoIn rete, specialmente con l’over exposure conferita ai cuochi da una moltitudine di trasmissioni culinarie di successo, si moltiplicano i fake e i sedicenti Chef : ovvero gente che si appropria di immagini e foto altrui e spesso anche di altrui profili professionali, millantando curricula di fatto inesistenti. Come ci si protegge da questi “ladri di immagine”? Una volta esistevano il falso ideologico e il plagio. Oggi sembrano termini obsoleti…

cuochi“Sicuramente la problematica in merito all’appropriazione delle immagini riguarda non solo il campo della cucina ma tantissimi settori. Come spiegavo in precedenza, è possibile agire per la rimozione dell’illecito, attraverso la richiesta all’Agcom che concederà dai 12 a 35 giorni di tempo (a seconda della gravità della lesione) per rimuovere volontariamente l’opera contestata.Di conseguenza, non ci sarà più bisogno di chiedere immediatamente l’intervento di un avvocato o intraprendere una causa ed attendere l’esito della sentenza. I termini falso ideologico, plagio purtroppo saranno destinati a persistere nel tempo ma saranno più facilmente perseguibili attraverso le nuove normative in vigore.”

brigata

Avvocato, ci regala un decalogo del cuoco in pillole?

“Così come illustrato nel libro Foodlaw, il cuoco professionista deve fornire un chiaro esempio di
“rettitudine, condotta morale, dignità, probità, decoro, correttezza professionale, cordialità, lealtà, chiarezza, tolleranza, rispetto dei colleghi.”
Tali principi rappresentano le fondamenta del Codice Deontologico del Cuoco.”

 

Alessandra Verzera

 

Foto: fornite dall’autore e web

Editoriale. Mc Donald’s e Coca Cola: ed Expo 2015 delude già.

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direttore1Expo 2015 parte con il piede sbagliato. Certo perché pensare di nutrire il pianeta a suon di hamburger e bevande gassate è l’antitesi perfetta della sana e corretta alimentazione, senza contare il fatto che nessuno di questi due elementi può ambire al rango di “eccellenza enogastronomica”, tantomeno italiana.
Rimangono però entrambi delle eccellenze in termini di fatturati, e probabilmente – anzi sicuramente ed in virtù del fatto che pecunia non olet – ecco che un progetto ambizioso e pregno di contenuti altamente ideologici come Expo 2015, cede inesorabilmente all’allure delle sponsorizzazioni milionarie.
Proprio così: un evento che nasce in Italia, paese letteralmente oberato di eccellenze gastronomiche e patria della dieta mediterranea, si avvale impunemente e con grande nonchalance di partners non soltanto esteri ma certamente non eccellenti, dato che ormai da decenni il poco lusinghiero appellativo che identifica gli hamburger della catena è “Junk Food”, ovvero “ cibo spazzatura”. Nutrire il pianeta e favorirne l’obesità, il diabete e le malattie cardiovascolari : questo potrebbe essere oggi, ed alla luce della notizia rispetto alle due partnership, lo slogan della grande manifestazione milanese.
Non è un mistero per nessuno, ed anzi sono pubblici i dati forniti dal Ministero della Salute, che ci sia in atto una preoccupante tendenza all’obesità specie tra i più piccoli: fenomeno già osservato in anni passati anche negli Stati Uniti in cui il consumo di Junk Food è quasi una regola ed è comunque un’abitudine alimentare consolidata.
expoMa insomma, non ci avevano detto che Expo 2015 avrebbe educato i popoli alla sana e corretta alimentazione?
Si, ce lo avevano detto. Oggi però ci dicono anche questo, a motivazione dell’annessione di Coca Cola tra i partners della manifestazione: ““Coca-Cola è l’Official Soft Drink Partner di Expo Milano 2015. Il brand è stato scelto in virtù del suo impegno sul fronte dell’innovazione e della crescita sostenibile, capace di generare ricchezza per le comunità, tutelando le risorse utilizzate e incoraggiando consumi e stili di vita equilibrati.”
Strano: i medici, nutrizionisti e diabetologi in testa, hanno sempre eliminato da qualsiasi diete sana proprio le bevande gassate ed altamente zuccherine. panino_5Lauree da stracciare? No, credo proprio di no: piuttosto siamo dinnanzi all’ulteriore oltraggio, una presa in giro se vogliamo proprio dirla tutta, di un carrozzone che ormai appare tale avendo preso l’aplomb di cui si era adornato ed i cui buoni propositi iniziali hanno ceduto il passo all’onnipotente, all’onnipresente dio denaro. E i grand Chef? I grandi testimonials? Le grandi “stelle” del firmamento culinario, come incasseranno il colpo? Che segnale manderanno all’utenza? Tutti sempre e comunque allineati e coperti a prestare la propria immagine, ed anche il fianco, a queste trovate assai discutibili? Molto probabilmente si, e sempre per il concetto di cui sopra: pecunia non olet; da spot pubblicitari di dubbio gusto e di scarsissima credibilità in poi. Siamo purtroppo abituati.
Poco importerà agli organizzatori se, a mo’ di sommessa protesta, io non acquisterò un biglietto neanche dovessi trovarmi in regime di costrizione: tanto ci saranno tantissime persone che decideranno di andare, confortati ed anzi incoraggiati dal fatto che i figli potranno pur sempre addentare un panino tra un padiglione e l’altro senza frignare troppo dinnanzi alle insalate, ai cereali ed alla frutta. Tanto, si sa, i bambini è meglio tenerli buoni mentre i grandi fanno finta di compenetrarsi nella comprensione delle disfunzioni e dei guasti planetari.
Facciamocene una ragione: la farina del diavolo va sempre tutta in crusca.

Alessandra Verzera

Ad Acireale, la Nivarata: si rinnova il rito della granita siciliana.

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nivarataLa Nivarata, il rito della Granita Siciliana, giunge alla sua quarta edizione forte delle oltre 110.000 presenze dello scorso anno e delle 40.000 granite distribuite negli stand presenti per il festival, che si è ormai affermato sul territorio nazionale come l’evento ufficiale dedicato alla Granita Siciliana Artigianale.
granita3Nei giorni 29, 30 e 31 maggio 2015 l’intera città di Acireale verrà coinvolta nella manifestazione che da ben quattro anni richiama turisti, professionisti ed esperti del settore gastronomico, per un intenso evento volto alla degustazione delle classiche prelibatezze della granita nostrana, nei suoi canonici gusti alla mandorla, cioccolato, limone, gelsi, caffè, e nella scoperta di nuovi sapori, nuove combinazioni di ingredienti, nuove sperimentazioni nel campo della gelateria, sempre all’insegna della genuinità delle materie prime e delle tecniche di preparazione. marta messeriQuest’ultimo aspetto riserverà, nella prossima edizione, un’ulteriore sorpresa: novità della quarta edizione della Nivarata sarà l’incontro dedicato alle “Granite gastronomiche”, a cura dello chef Marta Messeri, la quale illustrerà ai visitatori nuove e originali combinazioni culinarie che permettano di accompagnare la granita ai piatti della cucina siciliana, unendo il dolce e il salato, tradizione e innovazione.
La presenza dello chef Messeri va a impreziosire la quantità di ospiti e giurati che nel corso degli anni ha contribuito al successo della Nivarata,
granitaRestano confermati i punti nevralgici che hanno contraddistinto le precedenti edizioni, mirando a mostrare tutto ciò che di meglio offre il territorio siciliano in ogni sua sfumatura: dalle meraviglie naturalistiche, quali l’Etna che sarà possibile visitare grazie a tour guidati con partenza da Acireale, agli eventi artistici e culturali, dal settore agroalimentare;

Alcuni appuntamenti già confermati saranno:
– Il contest Granita dell’anno, nel quale i gelatieri in gara si sfidano con la creazione di una granita dal gusto sperimentale, cheverrà giudicata dal pubblico;
– Il premio Don Angelino, dedicato allo storico Maestro gelatiere acese, che verrà assegnato da una giuria tecnica al gelatiere che saprà distinguersi nella lavorazione e produzione di un gusto a scelta dei giudici. granita2I migliori gelatieri italiani si confronteranno sulla produzione e la rielaborazione personale di un prodotto tipico, utilizzando esclusivamente ingredienti selezionati di alta qualità, così da offrire al pubblico la granita artigianale siciliana DOC. “Ring” dell’incontro è il Pala Nivarata, il laboratorio di 100 m² appositamente allestito e attrezzato con la migliore tecnologia presente sul mercato;
– La mostra storica dedicata alla granita e alla sua storia;
– I talk show e I live food show;

La Nivarata ha inoltre assunto una dimensione di carattere internazionale, confermata nello scorso anno dalla partecipazione di Eurochocolate e del Brighton & Hove Food and Drink Festival, uno dei più importanti eventi di cibo e bevande in Gran Bretagna, con il quale il festival della Granita Siciliana Artigianale ha instaurato una partnership rinnovata anche per la quarta edizione.

Foto: web

 

Il Coffee Break al Museo Riso? Lo firma Peppe Giuffrè

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peppe 003Altro giro, altra corsa: così l’eclettico chef trapanese chiude la partita con il passato e si tuffa in un’altra avventura, portando il brand “Casa Giuffrè” in ambiente museale.
La location è bella e suggestiva, ed è quella di Palazzo Riso che ospita l’omonimo museo regionale di Arte Moderna e Contemporanea , ma non solo.

Il palazzo di Corso Vittorio Emanuele infatti è sede di prestigiosi convegni, eventi,mostre e presentazioni letterarie. Ed è proprio sul piano strada che insiste il Coffee Shop, ideale prolungamento del Book Shop, all’altra estremità dell’atrio di ingresso.
caffetteriaUna caffetteria in chiave moderna sebbene inserita in un palazzo storico, con belle vetrate sulla strada ad ammirare le bellezze un po’ decadenti ma sempre incredibilmente affascinanti della “ dirimpettaia” Piazza Bologni.
peppe 009E’ stata una proposta che ho accettato ben volentieri “ – dice Giuffrè – “ soprattutto per la lungimiranza del direttore Valeria Li Vigni che ha voluto affidarmi la conduzione del Coffee Shop nel quale potrò esprimere in libertà un concept legato alla storia della città, alla collocazione del luogo stesso. ”.

Giuffrè, severo custode delle più antiche tradizioni enogastronomiche meridionali , si ferma un attimo, un guizzo nello sguardo, e riparte: “ Lei conosce a storia della frittata di Carlo V?”. Spiazzata, ripesco nella memoria ma non faccio in tempo che Giuffrè mi incalza.
La storia della frittata dalle mille uova realizzata nel 1593 in onore di Carlo V Re di Spagna, che tornava vittorioso dalla battaglia di Tunisi. Ecco, gcioccolatouardi cosa c’è nel menù: l’uovo di Carlo V, alla mia maniera; fritto e con una bella grattata di scaglie di formaggio sopra. Un cenno e glielo faccio preparare”.

E non mi sarebbe neanche dispiaciuto se non fosse stato per il fatto che il mio palato era stato già “viziato” .L’occasione del gradito invito era infatti una dolcissima degustazione di cioccolata ad opera dello chef Giuffrè ed all’occorrenza, come in questo caso, anche Maitre Chocolatier: cioccolata morbida allo zest d’arancia biologica, alla nocciola, alla cannella, al pipeppe 006stacchio e al caramello. Tutte egualmente voluttuose e vellutate al palato.

La formula di Giuffrè, oltre alla caffetteria classica, è quella del light lunch, che tornerà utile non soltanto ai visitatori del Museo, ma anche a studenti,turisti e gente di passaggio attratta dalle commoventi bellezze architettoniche della vecchia Palermo.

Tempo per l’uovo fritto non ne mancherà, come non mancheranno di certo le occasioni per visitare il Museo ed avere così un’ottima scusa per fermarsi al coffee shop a scegliere dal menù piatti semplici e della buona tradizione, preparati da una delle figure più autorevoli del panorama gastronomico siciliano.

Menù che cambierà essenzialmente ogni tre giorni, salvo due piatti che rimarranno sempre invariati: e non è difficile dedurre quali possano essere…

Alessandra Verzera