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Expo 2015. Gualtiero Marchesi: ” Questo Paese è capace di saltare tutti gli ostacoli”

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marchesiRiceviamo,e volentieri pubblichiamo, un messaggio dello Chef Gualtiero Marchesi, che in occasione di Expo 2015 si è espresso così:

L’Expo è una grande occasione per dimostrare quello che possiamo fare. Sottolineo “possiamo”, perché basta che questo Paese lo voglia ed è capace di saltare qualsiasi ostacolo. Ricominciamo, oggi, a saltare gli ostacoli che abbiamo di fronte e tutti, noi per primi, ritroveremo l’Italia che si fa rispettare, forse anche temere.Io amo il grano e lo scelgo come emblema, perché appartiene alla prima grande rivoluzione umana, quella neolitica – dopo, ben inteso, l’essere scesi dagli alberi. Con il grano, raccolto insieme ad altri cereali e poi coltivato, ci siamo evoluti e da raccoglitori e cacciatori siamo diventati agricoltori. Ognuno di noi ha un antenato che zappava la terra e aspettava i frutti come si attende un figlio. Cacciare può essere eccitante, ma coltivare ci fa sentire meno indifesi. I greci usavano una bellissima metafora, chiamando gli uomini: mangiatori di pane, il contrario di bruti.
Anche se furono gli arabi a inventare i maccheroni, prima del Mille, a Palermo, la pasta è l’ingrediente che più ci caratterizza. E, da quando si parla di dieta mediterranea, del giusto equilibrio tra carboidrati, frutti dell’orto, pesce e quel formidabile condimento che è l’olio, la pasta è un segno di civiltà. L’importante è non sciuparla, gustandola il più possibile per ciò che è, masticando e cogliendo il sapore del grano. La pasta per me rappresenta la semplicità, una semplicità che non esclude l’eleganza, anzi la sposa come nel caso degli spaghetti caviale ed erba cipollina.
In questo caso, sono proprio gli spaghetti ad esaltare il caviale, non il contrario. Attraverso l’Expo, sarà sottolineata una questione che ritengo della massima importanza. Mi riferisco alla formazione. Non c’è crescita sociale e personale senza il tempo dello studio e del sacrificio. Chi parla di cucina, parla a vanvera se non chiarisce che la creatività e l’improvvisazione possono nascere solo da un lungo tirocinio, dalla perfetta conoscenza della materia prima e delle cotture“.

 

Cambiare rotta per salvare il mare e nutrire il pianeta. Presentato a Genova Slow Fish 2015

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slow_fish«Educazione, formazione, informazione. Ecco gli elementi distintivi di questa edizione di Slow Fish, che vorrei lasciasse un segno nel pubblico e soprattutto nei bambini che verranno a trovarci», con queste parole Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ha presentato la settima edizione della manifestazione organizzata insieme alla Regione Liguria, in collaborazione con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Porto Antico di Genova dal 14 al 17 maggio. Riprendendo i temi del programma, da oggi su www.slowfood.it, Petrini ha ricordato che «in questi 11 anni dalla prima edizione la situazione degli oceani e dei mari non è affatto migliorata. Anzi, ad esempio l’inquinamento non si arrestato e l’ocean grabbing, l’accaparramento delle risorse del mare da parte di multinazionali senza scrupoli, come avviene per la terra in Africa e America Latina, sta compromettendo gravemente gli stock ittici e la sussistenza delle piccole comunità di pesca. Dobbiamo avere una visione un po’ più lunga del nostro passaggio terreno, pensare alle generazioni future, a cui questa civiltà negherà i privilegi di cui stiamo godendo noi stessi».

petriniCitando il messaggio di Papa Francesco per Expo, Petrini dice: «Dio perdona sempre, gli uomini qualche volta, la terra non perdona mai. Se avveleniamo la terra non possiamo aspettarci che i frutti che la terra ci dà non ci avvelenino, e lo stesso vale per i mari. Alla vigilia di Expo mi auguro che l’Italia abbia il coraggio di affrontare i temi veri, che dai sei mesi esca una riflessione seria su due fronti: la morte per fame e lo spreco di cibo. Oggi sembra che la cucina e i grandi chef siano al centro della nostra vita, quando la fame nel mondo è una vergogna per tutti noi. Secondo la Fao, bastano 34 miliardi di dollari all’anno per fermare questa piaga, e non si trovano, mentre si è trovato di più per salvare le banche o si spende ogni anno una cifra sbalorditiva per gli armamenti. Non possiamo parlare di sviluppo economico se c’è ancora morte per fame. Il profitto e la crescita economica devono essere al servizio dell’umanità. Il secondo grande tema, schizofrenico rispetto al primo, è lo spreco di cibo: buttiamo il 40% del cibo prodotto e questo è connaturato al nostro sistema. L’unica soluzione è mettere davanti a tutto l’uomo e l’umanità, il profitto deve avere ragion d’essere solo se prima c’è l’uomo».

carlopetrini450Petrini chiude il suo intervento con un appello a tutti noi: «Dobbiamo riprendere in mano la bellezza, l’agricoltura, l’economia primaria per ricominciare da una nuova civiltà che ridefinisca il rapporto tra economia e natura, senza consumare il pianeta. L’Italia è visitata da millenni per la sua bellezza. Se la distruggiamo perdiamo una fonte importante di ricchezza».

claudio_burlando1--U130911012370MhD-54x47-052Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria, ha ricordato le sette edizioni di Slow Fish: «Il mio mandato è stato segnato piacevolmente dalla collaborazione con Slow Food, fin dall’inizio, quando con Carlo Petrini cominciammo a parlare della necessità di unire i territori liguri, dalla tutela della costa ai boschi della montagna. Abbiamo sempre creduto in Slow Fish perché ci permette di riflettere davvero sul nostro mare e di parlare dell’economia primaria, quella che è fatta di cibo, agricoltura e pesca. Sono convinto che questo paese si possa salvare solo ricominciando a puntare su queste attività. Dobbiamo rimettere in moto una cultura della tutela del territorio, a partire dall’entroterra, altrimenti aumenteranno i disastri ambientali a valle e si moltiplicheranno i casi di dissesto idrogeologico».

silvio greco «Non basta cambiare rotta, dobbiamo anche sapere dove andiamo e per questo a Slow Fish stiamo cercando di mettere insieme i migliori esperti a livello nazionale ed europeo», ha commentato Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico di Slow Fish, anticipando due temi al centro della quattro giorni genovese: «Il grande problema dell’inquinamento del Mediterraneo da microplastiche: secondo alcuni studi recenti sono presenti 100 mila frammenti per km quadrato e 38,2 milligrammi per metro quadro di catrame pelagico, che vengono soprattutto assorbiti dai cetacei. L’altra questione che affronteremo è l’impegno del Ministero dell’Ambiente verso la definizione di una strategia marina. Questo ci consentirebbe innanzitutto di conoscere un po’ di più il Mar Mediterraneo».

La città che ci ospita dal 2003 da quest’anno è coinvolta ancora di più, Genova apre le proprie case grazie ai cittadini che avranno piacere di ospitare i delegati di Slow Fish, pescatori e ricercatori che arriveranno da tutto il mondo. Un modello già sperimentato con successo a Torino con il Salone del Gusto e Terra Madre.

carla sibilla«Genova accoglie Slow Fish interconnettendo il territorio, a partire dai giovani che amano l’ambiente e che grazie a Slow Fish fin da piccoli cominciano ad avere un atteggiamento positivo», ha commentato Carla Sibilla, assessore alla cultura e al turismo del Comune di Genova. «Quest’anno inoltre, accogliendo i delegati, diamo un ulteriore segnale di unione e condivisione degli obiettivi. Inoltre, per noi Slow Fish segna anche l’inizio di eventi che coinvolgono Genova nell’anno di Expo 2015».

slow-fish2L’incontro è stato aperto dai saluti di Gian Luigi Miazza, presidente di Ligurian Ports Alliance, e Germano Gadina, membro di Giunta della Camera di Commercio di Genova. Questi temi si riflettono nel programma di Slow Fish che offre un’esperienza multisensoriale in cui l’assaggio si completa con il piacere della cultura legata al cibo. Dai Laboratori del Gusto alle attività per i più piccoli dello spazio Slow Food Educazione, dal Mercato di Slow Fish dove acquistare il prodotto fresco e conservato, olio, spezie, sale, alghe e derivati agli approfondimenti dei Laboratori dell’acqua. E poi, cosa c’è di meglio di una sosta in Enoteca con un buon bicchiere di vino e uno sfizioso manicaretto? O dell’ormai classico abbinamento tra un bel boccale nella Piazza delle Birre e un originale street food nelle Cucine di Strada. Il programma è su www.slowfood.it

Editoriale: Quel finto “made in Italy” che devasta l’economia italiana. L’Italian Sounding.

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caponataL’Italia enogastronomica ultimamente è stata scossa e percorsa da brividi di sdegno e si sono levati da più parti accorati cori di protesta che, tra parentesi, ben ci piacerebbe fossero riservati anche a questioni più generali legate ad esempio alla mera sopravvivenza della popolazione italiana stessa. Ma ad ogni modo, il cibo accende sempre gli animi scatenando le passioni, le proteste, la difesa del campo e dell’identità.
cracco_1Così abbiamo assistito a slavine di indignazione per il dado disciolto nella Caponata, a raffiche di proteste per un Arancino “ maschio” con ripieno a base di uovo sodo e, ancora più eclatante, ad un sindaco di un piccolo comune laziale – Amatrice – sceso in campo tra i tumulti a difesa della pasta all’ Amatriciana : al rogo virtuale e alla gogna pubblica lo chef Carlo Cracco reo di avere sibilato a mezza voce la possibilità di uno spicchietto d’aglio in camicia nel sugo del prezioso bucatino. Apriti cielo: si va avanti da mesi su queste faccende. Va bene: le identità vanno difese ma alla fine un po’ gli animi devono pur trovare requie. panino_5Non dura: sul capo di tutti si abbatte una notizia ferale che non si era minimamente pronti ad assorbire né tantomeno a fronteggiare. Lo sdegno generale questa volta investe Expo 2015, dopo l’annuncio della partnership con Mc Donalds e Coca Cola. Ripartono le crociate, una ridda di contestazioni: qui qualcuno non ce la sta raccontando giusta, dicono i più “moderati”, e tutto si piega sempre in favore del dio denaro. Una scoperta che non lascia di certo basiti, ma neanche sorpresi: operazioni altamente commerciali con finalità candidamente educative sono elementi che ben poche volte si sposano formando unioni felici. expoIl più delle volte sono promesse vaghe disattese il giorno prima del “ si”: come nel caso di Expo e del suo manifesto che annuncia alla popolazione mondiale i dettami del mangiar bene, del mangiar sano e del nutrire il pianeta secondo i principi di un’alimentazione corretta. E lo annuncia insieme ai “partners”: quegli stessi partner assolutamente banditi da qualsiasi nutrizionista e, soprattutto, da qualsiasi pediatra data la costante crescita di bambini obesi – e spesso diabetici – proprio a causa del Junk Food. Amen : nel paese delle contraddizioni in termini passa anche questo.
barbaroloMa nel frattempo chi si nasconde dietro ad un dado, ad uno spicchio d’aglio e ad un cheeseburger, operando in regime di quasi impunibilità? Un categoria sommersa, che è quella dei falsificatori di vini.
Uno squadrone di guastatori che punta dritto agli allocchi, italici e non, e che confeziona bottiglie di vino falso, percorrendo la pista dell’inganno, dell’assonanza, della similitudine lessicale, dell’evocazione di sinapsi che, aduse ai veri nomi delle vere etichette, consentono svarioni imperdonabili e perdite economiche ingentissime. “Imprenditori” che hanno dato vita al fenomeno dell’ “Italian sounding”: ovvero nomi che riportino direttamente a prodotti italiani, spessissimo certificati, ma che non hanno nulla a che vedere con il prodotto originale. Il cervello recepisce qualcosa che gli sembra di conoscere e ci reindirizza verso quello che “sa” di conoscere: il cervello, questa macchina meravigliosa che ogni tanto avrebbe bisogno di piccole revisioni. La questione è seria; ecco uno stralcio tratto dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico: “Le aziende estere che utilizzano impropriamente segni distintivi e descrizioni informative e promozionali che si rifanno in qualche modo al nostro Paese, adottano tecniche di mercato che inducono il consumatore ad attribuire ai loro prodotti caratteristiche di qualità italiana che in realtà non posseggono, concorrendo slealmente nel mercato ed acquisendo un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza non solo italiana.
parisIn Italia vigono regole rigide sulla produzione agroalimentare, il cui obiettivo è quello di tutelare l’alta qualità dei prodotti oltre che la salute dei consumatori. “Made in Italy”, quindi, sta ad indicare non solo un prodotto di qualità, ma anche un prodotto sicuro. Gli altri prodotti, apparentemente italiani, non possono, in principio, ritenersi comunque tali.
La DGLC-UIBM, in collaborazione con Federalimentare, si è occupata nel periodo 2011 – 2013 di due progetti volti a contrastare il fenomeno dell’Italian Sounding.”. Ma su queste questioni il popolo italiano non insorge, continuando a darsi battaglia senza esclusione di colpi sulla panna nella pasta alla Carbonara, altra ingiuria non di poco conto.
Così, un giorno per caso, mi imbatto nella timida pagina Facebook di un produttore nicese, moderatamente indignato. E vedo bottiglie, etichette: barzellette, se non fosse che in realtà ci sarebbe da piangere.
Barbarolo” cosa suggerisce alle vostre sinapsi? A me parla di Barbera, ma anche di Barolo. Una linea Maginot di pura follia, laddove dentro a quelle bottiglie, presumibilmente, non c’è di fatto né l’una né l’altro, ma solo un nomignolo peraltro assai cacofonico, che però reindirizza ai due vini già menzionati. Quello che di sicuro non c’è dentro a quella bottiglia è la denominazione di origine controllata, ma in compenso c’è la provenienza, dichiarata e presumibile, di quel vino: Monforte d’Alba. Ogni commento ulteriore risulterebbe un’inutile ridondanza.
periseccoMa il bello deve ancora venire: ed è il Perisecco, che naturalmente pretende (riuscendoci) di evocare il Prosecco. Solo che quasi sicuramente non lo è e che ricorda forse di più una passeggiata in Orto Botanico: lo abbiamo infatti in una vasta gamma di aromatizzazioni , forse. O sono solo nomi? Non si sa, e bisognerebbe chiedere agli sventurati che lo centellinano come fosse nettare : Ibiscus, Cetriolo ( sic) e Melone. Alla faccia di Bacco.
prosecco calabriaE cosa dire di un Prosecco Calabrese con passaporto australiano? Nulla: non c’è nulla da dire, ma ci sarebbe tanto da fare.
Ma, in questo mare magnum di ipotesi di contraffazione, c’è anche il Prosecco in lattina, spumeggiante ma vagamente “ritoccato” esattamente quanto la sua testimonial, la ribelle Paris Hilton, che reca un nome abbastanza alluring, ovvero Rich Prosecco. Apoteosi di indignazione da parte di qualsiasi Wine Lover sano di mente, il ricco prosecco della ricca rampolla ha fatto scandalo.Ma qui occorre parlare al passato dato che in questo caso qualcosa è stato fatto. Luca Zaia, governatore delle terre venete, e la nuova Docg Prosecco hanno fatto cordone e formato uno zoccolo durissimo a difesa del Prosecco. E l’esito non si è fatto attendere: Rich Prosecco cambia nome e diventa Rich Secco. Adombro un’ulteriore critica: ma non è patetico un nome di siffatte caratteristiche? Se è Rich perché non può essere anche Dry, portando a casa un po’ di dignità ed una migliore “musicalità”? A già, perchè se si chiamasse Rich Dry perderebbe l’italian sounding , e quindi tutto il suo appeal dato che, come tristemente appare, l’italiano “vende” bene e soprattutto, come in questo e molti altri casi, quando non è italiano. Mi scuso infine per la pessima qualità delle immagini che riguardano i vini: del resto, perfettamente coerenti a ciò che identificano. Chi volesse aggiungersi alla comunità dell’imprenditore vinicolo nicese Gianluca Morino, potrà trovarlo qui https://www.facebook.com/pages/You-said-wine/1073555245993798?fref=ts

Alessandra Verzera

I Piccoli Chef di “Tutti ai Fornelli de La Piccola Cucina” hanno ispirato giudici, genitori e top -notch chef.

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ciacciofera2In una tiepida serata di Marzo all’ Hilton UH, 12 talentuosi piccoli chef de “La Piccola Cucina” si sono dati battaglia per una causa che gli fa onore: sostenere i programmi della Scuola di Italiano del Centro di Cultura Italiana di Houston, Texas.

tiziana5Le quattro squadre, elencate in ordine di piazzamento, hanno partecipato, sotto la guida di un Celebrity Chef appositamente venuto dall’Italia e da tre dei migliori chef di Houston, ad una competizione che ha messo in risalto le loro conoscenze e abilita’ culinarie , così come la loro creatività nella preparazione e presentazione dei piatti e soprattutto la loro abilita’ al lavoro di squadra. I giovani chef hanno impressionato sia la giuria tecnica che quella popolare.

potenz3Il Team del Cannolo, guidata dallo chef Palermitano Fabio Potenzano, e composta dai piccoli chef Pier Francesco Papi, Veronica Pascucci and Giulia Sdringola, hanno magistralmente preparato Cannolo sbagliato con frutti di bosco, biscotto alle mandorle con salsa di passito e semifreddo al pistacchio con cioccolato di Modica salsa.

ferraresiIl Team del Raviolo, guidato dallo chef Maurizio Ferrarese del Four Seasons Hotel, e composta dai piccoli chef Ludovica Duchini, Emilio Fronza e Domenica Sepe, ha preparato con maestria ravioli di polenta con guance di vitello brasate e funghi.

lyncIl Team della Bruschetta, guidato dallo Chef JohnMicheal Lynch dell’Hotel Granduca, e composta dai piccoli chef Diego Sarmiento, Antonio Vetrini and Robert Wood, ha preparato con estro lo gnocco fritto con prosciutto servito in un letto di pomodorini , pesto e mini burrata.

baffoniIl Team dello Spiedino, guidata dallo chef Alberto Baffoni del ristorante Mascalzone, e composta dai piccoli chef Chiara Cattano, Camilla Manning e Sadie Weller, ha preparato meticolosamente saltimbocca affumicati allo speck cons patzel e asparagi.

ciaccioferaE ‘stata una serata altamente formativa , divertente e soprattutto di benefecienza ,” dichiara Tiziana Triolo, Direttore dei Programmi e Marketing del Centro di Cultura Italiana di Houston. “Sono molto orgogliosa dei miei studenti, non solo per le loro abilità culinarie, ma soprattutto per il loro sostegno al Centro Culturale. Quando ho ho progettato questo programma avevo un unica cosa in mente: l’Insepotenzano2gnamento della lingua Italiana e della cultura Italiana alle giovani generazioni di tutte le nazionalità residenti in Texas”continua Tiziana Triolo.

chefsLa giuria tecnica, presieduta dal pluristellato Chef e Food Expert Renato De Pirro, include l ‘addetto culturale del Consolato Italiano d’Italia a San Francisco Paola Ebranati, il giornalista enogastronomico Mike Ricetti, Medico e Nutrizionista Cristiana Rastellini ed il proprietario Sunbelt Inc e Fellini Caffé Salvatore Albelice. Mentre i voti delle giurie hanno necessariamente determinato i piazzamenti di ogni squadra, i giovani chef sono stati tutti vincitori, essendo stata assegnata ad ognuno una piccola borsa di studio di $ 100 , un trofeo ed una fantastica medaglia. Bravissimi.

Anche la Sicilia presente al Taste di Firenze, diverse aziende rappresentano con le loro eccellenze la nostra Isola.

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taste1 Un vero e proprio viaggio, lungo tutto lo stivale e dintorni, per scoprire, attraverso i cinque sensi, tra tradizione e innovazione, le diverse interpretazioni del gusto.
Questo è quello che è stato il Taste di Firenze, il salotto italiano del mangiare e del bere di qualità, realizzato quest’anno con la collaborazione di Pitti Immagine e il Gastronauta Davide Paolini, giunto alla sua decima edizione.

320 aziende, provenienti da tutta l’Italia, scelte tra le migliori a rappresentare il meglio delle produzioni di tutte le regioni, presenti negli spazi della Stazione Leopolda e nell’area Alcatraz, con l’obiettivo di far conoscere i loro prodotti al pubblico, ai numerosi operatori del settore, a rivenditori, commercianti, blogger e giornalisti.

taste2Dalla Valle D’Aosta alla Sardegna, passando per il Trentino, il Veneto, la Toscana, la Calabria, insomma da tutte le regioni d’Italia, svariati prodotti erano lì per essere degustati e provati dai visitatori: pane, pasta, riso, cereali, marmellate, conserve, sughi, caffè, liquori, distillati, tè, tisane, infusi, frutta, olio, formaggi, yogurt, miele, caviale, birra artigianale, vino, dolci, cioccolata, carne, salumi, funghi, tartufi e tanti altri ancora.

capperoNaturalmente tra le eccellenze non potevano mancare quelle siciliane. Poche aziende hanno rappresentato la Sicilia, ma tutte quante si sono distinte per i loro prodotti e per la passione dei produttori che si impegnano a lavorarli e a diffonderle.

pescaPresenti la pesca tardiva nel sacchetto tipica di Leonforte, trasformata in sciroppate, confetture extra e nettari; il pistacchio di Bronte, utilizzato come base per piccoli capolavori di pasticceria, lavorati a mano e senza additivi; il cioccolato di Modica, realizzato solo con una selezione di fave di cacao bio, presidio Slow Food, provenienti da produttori del commercio equo e solidale; i capperi panteschi, trasformati in paté; il caciocavallo ragusano, stagionato in grotta; le confetture di frutta realizzate seguendo le vecchie ricette della nonna; le specialità realizzate utilizzando esclusivamente materie prime provenienti da Presidi Slow Food siciliani; l’olio extravergine di oliva, l’uva zibibbo; il caffè, i dolci, le marmellate, i mieli, le paste e i cereali selezionati e riuniti in un unico brand per valorizzarli.

Prodotti di altissima qualità caratterizzati da un forte legame con il territorio. Un vero e proprio omaggio alla Sicilia, ai suoi profumi, ai suoi aromi e alla sua autenticità.

Cristina Barbera

Expo 2015 e la cassata della discordia: ma non troppo.

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alex manganoAlex Mangano :ok all’ innovazione e a nuove Cassate ma facciamo attenzione;  la Cassata Siciliana è una e non si tocca. La notizia è di pochi giorni fa : ad Expo Gate, sullo sfondo della Milano del Castello Sforzesco, è stata presentata la cassata Mediterranea. Una rivisitazione per alcuni troppo “forte” della cassata siciliana: un dolce che ha fatto la storia della pasticceria italiana e che, in occasione della giornata dedicata al prodotto dei paesi del bacino del Mediterraneo, è stata rielaborata con la sostituzione di alcuni ingredienti, in modo particolare delle decorazioni, soppiantate dai datteri. Un omaggio agli altri paesi del Cluster Biomediterraneo, che però ha lasciato perplessi tanti, addetti ai lavori e non. Un appunto molto forte è lanciato Alex Mangano, lo chef Palermitano che pur essendo a Panama quale  responsabile di un progetto molto importante, si è lanciato in difesa della Cassata Siciliana. “Creiamo delle nuove cassate’’ – dice Mangano – ma diamo  un taglio al vecchio per preservarlo e creiamo un nuovo modo di interpretare la cassata per darle nuova luce” .

cassata expoMangano, insomma questa cassata mediterranea la convince?

Assolutamente si ,anzi grazie ai colleghi che hanno presentato la Cassata Mediterranea all’Expo 2015 : oggi ne stiamo parlando, ed è già è tanto.

Quindi pensa che siamo sulla strada  giusta per innovare senza rinnegare, per così dire ?

Non proprio , secondo me alla fine i colleghi si sono limitati a mettere gli orecchini alla Gioconda ,questo lo posso anche capire. Non è facile, però  io credo che bisogna osare di più, ma con tutto il rispetto e le attenzioni che la Cassata Siciliana merita.

cassatasicilianaIn che senso ? Cosa intende quando dice che bisogna osare di più?

Intendo che noi siciliani dovremmo riflettere:  da uno stampo così meraviglioso come quello della cassata abbiamo tirato fuori solo la Cassata Siciliana. I nostri colleghi francesi da un cerchio di acciaio hanno tirato fuori centinaia di mousse, ed in più hanno influenzato e contaminato le nostre pasticcerie siciliane, stracolme da tante varietà di mousse ben fatte ma da poche cassate siciliane spesso realizzate con meno cura .

Cosa consiglia dunque ai suoi colleghi cuochi e pasticceri?

Non mi sento all’altezza di dare consigli, ma suggerirei di spingersi e guardare avanti, ovviamente esaltando sempre i prodotti e le materie prime siciliane, e creare delle nuove Cassate , facendo attenzione a rimanere sempre in tema Cassata e sempre molto lontani dalle Mousse francesi che potrebbero inquinare il prodotto Cassata .

cassata mangano1Quindi Mangano,  anche lei vuole cambiare la Cassata Siciliana ?

Attenzione! La Cassata Siciliana è quella che noi conosciamo e non si tocca ,anzi dovremmo preservarla , ma sono convinto che rispettando alcuni passaggi fondamentali si possano realizzare delle nuove fantastiche Cassate .

Quali sono questi passaggi fondamentali secondo lo chef Mangano ?

Mah, penso che per essere chiamata Cassata alcune regole fondamentali siano l’incassamento , la velatura ,una decorazione originale, ricca e sempre in stile barocco . Poi almeno un ingrediente che ricordi le sue origini, la possibilità di poterla abbattere:  fondamentale per la produzione, il mantenimento e soprattutto per l’esportazione verso destinazioni particolarmente distanti.

cassata mangano 3 grandeMa allora la Cassata Mediterranea le piace o no ?

Mi piace l’idea, vanno bene anche i datteri:  ma mettiamoli anche all’interno magari rinvenuti in un buon Marsala . Rifare il Make Up da solo non basta anzi crea solo confusione. Come ben sappiamo tutti noi siciliani molto spesso tutto ciò che viene posto sopra la cassata viene tolto dai commensali . Allora dico inventiamoci nuove Cassate con diversi gusti e sapori , giochi di consistenze, abbinamenti di dolce con sfumature di salato ,punte di amaro o anche di piccante perché no? Dobbiamo giocare con la nostra fantasia per cercare di stupire i nostri sensi.

Le nuove cassate dunque, ma realizzate con prodotti siciliani in modo da non perdere l’identità ?

Dobbiamo esaltare i colori ed i profumi che richiamano la nostra terra e perché no anche le terre vicine al mediterraneo: sapori di terre dove probabilmente la cassata ha avuto origine. Ma se questa è la voglia facciamolo in modo intelligente creativo e soprattutto nel rispetto di un dolce che sia sempre degno di essere chiamato Cassata .
Poi se domani un pasticciere francese presenterà una Cassata Parigina ad esempio con una crema di Brie anziché la ricotta perché no? O se a Panama domani farò una cassata più fresca a base di mango, cioccolato e mandorle perché no? L’importante è non chiamarla Cassata Siciliana ,ma bensì Cassata della Passione, ad esempio.

cassata mangano 4Ma, in definitiva, mandare in giro un dolce diverso dalla cassata che siamo abituati a vedere, è possibile? Voglio dire: cambiamo, osiamo, elaboriamo. Ma il nome? Va bene “esportare” l’innovazione con il nome di Cassata o dovremmo pensare anche ad altri nomi?

Ovviamente si, la mia semplicità mi porta a vedere oltre : se si chiama Cassata Siciliana ci sarà un perché. L ’aggettivo “siciliana” conferisce  una forte identità da un lato , ma ci invita anche a nuove visioni altrimenti si sarebbe chiamata semplicemente Cassata ,punto e basta . Quindi ben vengano le nuove Cassate ma vediamo anche di non fare confusione inutilmente .

Come avrebbe pensato lei una versione Mediterranea della Cassata Siciliana da far conoscere all’universo di Expo?

Dare una mia visione sarebbe come criticare il lavoro dei miei colleghi che sono invece da lodare per averlo fatto. In passato senza avere i riflettori dei mass media puntati addosso anche io ho dato sfogo alla mia fantasia con nuove cassate.

cassata mangano2Ci parla delle sue cassate dunque,e  sino a dove ha osato spingersi  ?

Diciamo che quelle che ho in mente sono veramente tante ma le prime che ho realizzato assieme a Natale Trentacoste della pasticceria Norman sono la Cassata Norman, con ricotta cioccolato , pasta reale al cacao amaro e pistacchi salati caramellati ,decorata con “dita d’ angelo’’ e ciliegie candite, e la Cassata Fiordiloto e Ficodindia : con crema di mascarpone e variegato di ficodindia, pasta reale al cioccolato e velata con un coulis di loti di Misilmeri.
Ma ne ho tante altre in mente da realizzare ancora .

Peppe Giuffrè e Natale Giunta, due delle punte di diamante della Sicilia occidentale, si sono adoperati al meglio delle rispettive possibilità per realizzare- secondo indicazioni ben precise – questa famosa Cassata Mediterranea: cos’è che le piace meno? Il nome, l’aspetto o gli ingredienti, le polemiche ?

Se devo dirle la verità la cosa che meno mi è piaciuta è la critica gratuita di molti. Io penso di essere stato abbastanza chiaro in merito. Lo ripeto : gli orecchini alla Gioconda no. Dovremmo essere più creativi e propositivi, ma non solo in cucina ma anche e soprattutto nei rapporti personali, in particolar modo quando ci relazioniamo con chi come noi ama questo mondo.”

Alessandra Verzera

La Piccola Cucina ad Houston: ready, steady, go!

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ciaccioferaQuattro squadre di piccoli chef “Junior” capitanate da quattro chef “ senior”: sono questi i numeri che l’ Italian Cultural & Community Center, sotto l’egida del direttore Tiziana Ciacciofera, porterà alla ribalta questa sera ad Houston con la prestigiosa partnership di chef, hotels e ristoranti di altissimo profilo. potenzano6

E da questa parte di mondo, lontana diversi meridiani, arriva l’eco della presenza alla grande kermesse culinaria dello chef siciliano di Palermo Fabio Potenzano, capitano della Squadra del Cannolo.

 

Nei giorni scorsi i capitani hanno impartito le ultime direttive alle rispettive piccole squadre ed organizzato il lavoro in vista della Grand Soirèe.

potenzano5Gli allenamenti sono stati serrati e lo spirito alle stelle: ma sempre e comunque all’insegna del divertimento e del gioco anche se la manifestazione ha come scopi fondamentali quelli didattici e quelli volti alla scoperta della radice, dell’origine e della provenienza. potenzanoLa cultura che viaggia attraverso il cibo e le tradizioni ancestrali: una formula di successo che, già affermatasi nelle precedenti edizioni, questa sera sarà consacrata quale evento di grande rilevanza intercontinentale.

Il messaggio commosso di Tiziana Ciacciofera è rivolto a tutti coloro i quali, a vario titolo, hanno contribuito, con il loro contributo intellettuale e professionale , a conferire all’evento la dimensione e la portata che ha via via assunto:
piccola cucinaPassione e dedizione per il mio lavoro ne ho tanta, ma gran parte del mio successo lo devo alle persone che credono in me e in quello che faccio. L’evento di oggi ne è una dimostrazione.  Senza Maurizio Ferrarese, Chef Alberto Baffoni, JohnMichael Lynch e Fabio Potenzano questo programma non sarebbe nato. E invece oggi siamo qui, tutti carichi e impazienti di celebrare la nostra italianità. potenzano2Un ringraziamento speciale va a tutti gli sponsor che senza esitazione hanno donato per una causa in cui credono e per la fiducia ancora una volta accordatami. Ringrazio i media partner per la visibilitá data a questo evento e al centro culturale. Grazie ai miei preziosi giudici che credendo fortemente nella validità del Progetto hanno immediatamente detto “si ci siamo” Renato De Pirro, Paola Ebranati,Cristiana Rastellini,Salvatore Albelice e Mike Riccetti.
potenzano4Ma il mio cuore e il ringraziamento più grande va ai miei Piccoli Grandi Chef che sono i mie più grandi fan e alle loro famiglie per l’appoggio ed il tifo che sempre fanno per me e che mi incitano a non arrendermi e continuare la strada sin ora intrapresa.
E in ultimo, ma non per importanza, ringrazio il Board e lo Staff per tutto ciò che hanno fatto. Noi abbiamo già vinto, oggi sarà un successo.
Scelte di Gusto seguirà l’evento e lo documenterà passo passo sino alla proclamazione della squadra vincitrice.

Il Principe e l’Oste: storie di donne e di cucina nel centro di Palermo.

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principe e l'oste 042Quando la cucina di un locale è nelle mani di una chef siciliana c’è una sola cosa da fare per essere certi di godere a tutto tondo di una cena come si deve, e cioè stare molto ma molto leggeri a pranzo. Si perché una chef siciliana donna è quasi sempre una mamma, e come tale abbonderà nelle porzioni e non solo: nell’attesa dei 18 minuti regolamentari per la preparazione di uno spaghettone di Gragnano di eccellente qualità, ad esempio, questa chef non sopporterà l’idea di lasciarvi a contemplare gli arredi e il soffitto nell’attesa del vostro piatto; motivo per cui vi vizierà con piccoli ma irresistibili sfizi. Perché la filosofia di una donna chef dietro la quale si nasconda la donna e la madre siciliana è tutta legata al cibo, al mangiare , allo star bene a tavola, all’avere degli ospiti ancora prima che dei clienti.
principe e l'oste 049Questo capita al ristorante Il Principe e l’Oste, locanda tipica, a due passi dalla via Libertà e precisamente in via Giuseppina Turrisi Colonna. Un localino dall’ambiente caldo, accogliente ed intimo, arredato con semplicità e gusto, in cui i colori creano un’atmosfera rilassata e nel quale si percepisce la sensazione di essere già stati. L’accoglienza è della patron Antonella Pitarresi, con una solida esperienza alle spalle a fianco di importanti nomi del parterre enogastronomico siciliano, mentre la cucina è affidata alla Chef Lorenza Diliberto che, non a caso, è proprio la mamma della Pitarresi. principe e l'oste 002Un locale in rosa ed assolutamente a conduzione familiare, quindi, adiacente ad un hotel di design 4 stelle da cui prende anche parte del proprio nome: il locale infatti ha due ingressi. Uno interno riservato agli ospiti dell’hotel e l’altro su strada, a beneficio della clientela esterna.
La mia cena inizia con un’entrèe costituita da un fiore di zucca farcito di ricotta ed acciuga, la cui pastellatura colpisce per la fragranza, la croccantezza e soprattutto per la leggerezza: il segreto della Diliberto è infatti la pastella realizzata con la farina di ceci, cui la tradizione gastronomica palermitana è fortemente legata. Il tutto risulta gradevolissimo con bilanciamento assoluto di sapidità e consistenze: una tempura Made in Palermo assolutamente da provare.
principe e l'oste 016Per l’antipasto scelgo un tagliere misto di salumi e formaggi: per valutare le capacità della Chef mi riservo le altre portate. Questa mi serve a valutare la qualità e la freschezza della materia prima. E non ne sono rimasta di certo delusa. Due chicche però mi hanno colpita in modo particolare: una bresaola ed un lardo di produzione locale, di suino nero dei Nebrodi. Il lardo autoctono , verso il quale ero un po’ scettica, non ha fatto rimpiangere il più noto fratello di Colonnata. Assolutamente delizioso. Freschissimi i formaggi tra i quali ho particolarmente gradito un pecorino di Pienza ed un altro con rucola, di produzione locale. Ottime anche le robiolette freschissime. principe e l'oste 003Il tutto servito con delle gelatine, una allo zibibbo e l’altra al Marsala, e piccoli paninetti d produzione propria. Ho scelto un vino fresco con un bouquet intenso per accompagnare la mia cena: un Gewurtztraminer Hofstatter del Trentino :un vino di carattere, dal colore paglierino carico e luminoso, con una buona concentrazione ed una notevolissima gamma aromatica di note speziate e di rose che tendono a sprigionarsi nel calice. Gusto denso e ricco, di grande vivacità, e sposo perfetto di formaggi e crostacei ed, invero, della mia cena completa
principe e l'oste 020I primi piatti sono una rivisitazione della sana e robusta tradizione palermitana. Il mio spaghettone di Gragnano con cacio e zucchina fritta è l’apoteosi della cucina povera ma ricca, gustosa e realizzata con materia prima eccellente. Si tratta tuttavia di una pietanza “forte”, dalla sapidità intensa e poco adatta a palati che prediligono i gusti più blandi. Io ne ho goduto fino alla fine non mancando di raccattare anche quel dettaglio epitomio della Palermo a tavola, che è la “ muddica atturrata”, ovvero il pangrattato abbrustolito. principe e l'oste 021Naturalmente un’altra addizione sapida a questo piatto rustico, di grande consistenza e robustezza che potrebbe porre fine ad un pasto senza andare oltre. Ancora un primo piatto che rivisita la tradizione e la lega a consuetudini alimentari ben più a nord: il raviolo fresco con ripieno di porcini in salsa di pomodoro fresco  e fonduta di bufala. Note acide e sapide abilmente controbilanciate dalla dolcezza morbida del ripieno. Un piatto ricco, strutturato, che induce a “raccogliere” il sugo misto alla bufala che, per effetto del calore, si è intanto fusa creando un’avvolgente cremosità. Piatto ottimo ed appagante.
principe e l'oste 029Di matrice più innovativa l’altro primo piatto: sempre uno spaghettone di Gragnano, ma questa volta con favette fresche e spettacolare gambero rosso di Mazara, con un sospetto di zeste di limone ad alleggerire e rendere fresco un piatto che risulta estremamente palatabile regalando immediatamente un sentore fresco al palato ed in cui si avvicendano in perfetta sequenza le caratteristiche organolettiche dei singoli componenti. Davvero un eperimento ben riuscito.
principe e l'oste 036Ed intanto che mi consulto con il mio commensale valutando il fatto che non avremmo di sicuro consumato il secondo piatto, arriva un’altra tentazione irresisitibile: delle polpettine di cacio adagiate su salsa di pomodoro fresco. Una delizia davvero irrinunciabile anche se decreterà con assoluta certezza il salto del secondo piatto. Ma ne vale la pena dato che questa preparazione così semplice risulta perfetta proprio nella sua semplicità: l’impasto di cacio, pan grattato e finocchietto selvatico offre spunti gradevolissimi e, soprattutto, si discosta dall’usuale polpettina di pesce.
principe e l'oste 046Detto fatto, si abbandona l’idea del secondo piatto si passa al dolce: un classico tortino al cioccolato con cuore fondente accompagnato da una pallina di gelato artigianale al cocco per il mio commensale,ed un un falso strudel per me: una “roulade” di pasta sfoglia ripiena di mele ed adagiata su una crema pasticciera tiepida e lieve con una piacevolissima ed intensa nota vanigliata.
principe e l'oste 048La cantina del locale è ben fornita, principalmente di etichette siciliane: ma avevo bisogno d un vino che “sgrassasse” e si accompagnasse in modo quasi camaleontico al tutto: la scelta è stata ottima.
In conclusione, il locale merita molta attenzione per il tipo di cucina che riesce ad esprimere. principe e l'oste 028Laddove l’ambiente si presenta estremamente curato, si incontra comunque l’informalità da “locanda” di una mise en place, essenziale, che cede con elegante nonchalance al tovagliolo in tnt : che nulla toglie ad un servizio attento, curato e soprattutto cordiale ma, principalmente, ad una cucina assolutamente convincente giocata su una materia prima di elevata qualità.
principe e l'oste 051La mia cena, qualora avessi ordinato anche il secondo, avrebbe avuto un costo complessivo di circa 35 euro a persona, compresi i due calici di vino. Un evidente ed elevatissimo rapporto qualità prezzo.
Un posto in cui ci si sente immediatamente “vecchi clienti” e di cui potreste anche, volendo, dimenticare il nome, che tanto “ si va da Antonella e Lorenza”: e basta questo. Un suggerimento che reputo prezioso: in assoluta controtendenza, questo locale registra il tutto esaurito nei giorni lavorativi perché frequentato da una clientela business che in larga misura alloggia in hotel. Il fine settimana è invece calmo e rilassato: quindi il consiglio per godere di un’atmosfera esclusiva è quello di prenotare il venerdì ed il sabato sera. Il giorno di chiusura è invece la domenica.

Alessandra Verzera

 

Scheda ( *):Patron: Antonella Pitarresi

Chef :  Lorenza Diliberto

Coperti : 40/50

Range : Medio

 

Ranking:

Location : 4

Cibo : 4

Carta Vini : 4

Presentazione : 4

Servizio : 4

Mise en place : 3

Atmosfera : 4

Allestimenti : 4

 

(*) Legenda.

Ranking :

1 = pessimo

2 = scadente

3 = sufficiente

4 = ottimo

5 = eccellente.

Il catanese Domenico Privitera è il nuovo presidente dell’ Unione Regionale Cuochi Siciliani

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priviteraNon sono passate neanche ventiquattro ore dalla sua elezione e c’è già un record: per la prima volta nella storia, infatti, è un catanese il nuovo presidente dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani. Ad essere eletto all’unanimità dai delegati regionali riunitisi ieri sera, mercoledì 11 marzo, nell’aula magna dell’Istituto alberghiero di Caltanissetta è stato lo chef Domenico Privitera. Quarantotto anni, chef patron di un noto ristorante alle pendici dell’Etna, vicepresidente dell’Associazione Provinciale Cuochi Etnei, Privitera ama definirsi un “addetto alla manipolazione e cottura del cibo” e vanta nel suo curriculum professionale importanti cariche nella Federazione Italiana Cuochi e in Euro Toques, oltre a numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali nei concorsi di cucina.
Ringrazio innanzitutto tutti i colleghi e i delegati regionali che mi hanno scelto come presidente, sostenendo la mia candidatura – ha detto Domenico Privitera con ancora viva l’emozione per la sua elezione – e voglio ricordare che al primo posto in agenda metterò il forte gioco di squadra tra tutte le associazioni ed i presidenti provinciali che ci rappresentano nelle nove province dell’isola. Quando ho esposto la mia relazione di presentazione – ha aggiunto il neopresidente – ho parlato come se mi rivolgessi io ad un candidato e gli proponessi tutti i punti prioritari per rinnovare e rilanciare l’Unione Regionale Cuochi Siciliani, che da oggi ho l’onore di guidare”.
domenico priviteraPrivitera si è anche soffermato su quella che è l’importanza dello Statuto, senza dimenticare anzi rilanciando le antiche e prestigiose tradizioni della cucina siciliana.
L’Unione – ha commentato il presidente – ha ben 34 anni di attività alle spalle. Era il 3 giugno del 1981 quando il suo Statuto entrava a pieno regime. Oggi molti punti sono da rivedere e rinnovare. Lo faremo con il consenso di tutti, per dare un nuovo slancio alle associazioni e ai territori. Partiamo da una ricchezza fondamentale: le tradizioni culinarie e quindi culturali della nostra terra. La cucina della Sicilia comincia ancora prima della cucina italiana. Eravamo la perla gastronomica del Regno delle Due Sicilie. Questo lo sanno molto bene e lo apprezzano ogni giorno migliaia di turisti. L’agroalimentare è tornato ad essere la chiave di svolta. Lo dimostra l’Expo 2015 a Milano, con il tema “Nutrire il Pianeta”. Credo che la Sicilia abbia ancora tanto da raccontare. Vino, olio, pasta, pizza, formaggi. seby-sorbelloTutte le eccellenze del nostro paniere sono la nostra vera forza, turistica ed economica. La mia proposta: torniamo a quei sapori e vedremo che non cresceranno solo i cuochi, ma un intero territorio”.
E proprio parlando di cuochi, il presidente Privitera ha voluto richiamare l’attenzione delle istituzioni, perché siano più presenti nel sostegno all’agroalimentare. “Gli chef non sono soubrette televisive o personaggi di fantasia di reality show. Sono uomini e donne che ogni giorno mettono la loro professionalità e la loro competenza al servizio degli altri e del territorio, tutelando e vigilando sulla salvaguardia dell’agroalimentrare. Per questo, tra le mie proposte c’è già il forte gioco di squadra anche con tutte le altre categorie del mondo della ristorazione: albergatori, ristoratori, sommelier, con tutti coloro insomma che rappresentano l’arte e la cultura culinarie della Sicilia”.
Al neopresidente sono giunti gli apprezzamenti e le congratulazioni di tantissimi amici e colleghi del mondo culinario dell’isola. In particolare, si è voluto congratulare con lui il presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi Etnei, Seby Sorbello, che ha sottolineato il grande dinamismo di Domenico Privitera e si è detto certo che con la nuova presidenza etnea dell’Unione si avranno un nuovo slancio e una nuova vitalità per l’intero mondo gastronomico dell’isola.

All’ Expo Gate di Milano sfilano stelle siciliane: Natale Giunta e Peppe Giuffrè ambasciatori di sicilianità

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expo gateSono ufficialmente iniziati da sabato 7 marzo gli appuntamenti con gli eventi inclusi nel ricco cartellone di Expo 2015 in vista dell’apertura della grande kermesse mondiale, il cui grand opening  è in programma il primo maggio. expo gate1

Davanti alla maestosità del Castello Sforzesco di Milano e nella sede di Expo Gate domenica 8 marzo, è stata la giornata della Sicilia, quale rappresentante a pieno titolo della cucina del Mediterraneo. I workshop si sono aperti alle 10 del mattino,”The Mediterranean Ways e la Biodiversità di Vite, Ulivo e Agrumi“, cui è seguito il momento dello show cooking con chef provenienti dalla Sicilia, dal Libano e dalla Tunisia. Per la Sicilia lo sho cooking è stato affidato allo chef Natale Giunta. Due i prodotti d’eccellenza protagonisti della giornata : la lenticchia di Ustica ed una serie di olii extravergine d’oliva provenenti dai paesi del bacino del Mediterraneo.
E non ci si è dimenticati della giornata dedicata alle donne, con la presentazione del Giorno internazionale delle Donne ,moderato dalla giornalista Marisa Fumagalli, dedicato al ruolo della donna nella società mediterranea, nell’agricoltura e nella pesca . Tra le intervenute del Cluster, Gaetana Jacono, Valle dell’Acate e Ambassador WE-Women for Expo, Mariangela Cambria, Cottanecassata expora, Lilly Fazio, Fazio Wines, Margherita Longo, Hibiscus, Natalia Ravidà, Ravidà, Cinzia Suriano, Campodoro, Linda Vancheri, Assessore Attività Produttive della Sicilia, Clarissa Marchese, Miss Italia 2014.

Nel corso dell’incontro sono state degustate alcune specialità mediterranee: la cassata siciliana, rielaborata dallo chef Peppe Giuffrè che per l’occasione ha trasformato uno dei simboli della tradizione siciliana sostituendo alle arance, alla zucca e ai mandarini canditi, con prelibati datteri e il cioccolato di Franco Ruta, maestro cioccolataio di Modica.natale e peppe

Ma all’Expo Gate un’altra protagonista è stata la lenticchia di Ustica, presidio Slow Food, che è stata appannaggio dello chef Natale Giunta con il suo show cooking dedicato proprio al pregiato legume.
natale e cassataPer Giunta anche l’occasione per presentare alla folta schiera di fans e supporters il proprio ruolo attivo all’ interno di Expo 2015 e dei sei mesi di impegno milanese con la conduzione del ristorante all’interno del Cluster Bio-Mediterraneo.

Chiamato a Milano direttamente da Dario Cartabellotta, coordinatore del cluster, Giunta ha avuto parole entusiastiche verso la manifestazione e non solo.
Sono stati momenti bellissimi” – ha detto Natale Giunta – “ in cui certamente ognuno aveva le proprie competenze, ma in cui nessuno si è sottratto dal dare una mano all’altro. natale giunta expo

Così, insieme alle mie lenticchie di Ustica, mi sono trovato anche a preparare le rifiniture per la cassata di Peppe Giuffrè, con il quale c’è stata una bellissima sintonia. Il bello di incontrarsi tra professionisti è proprio questo, e cioè il desiderio primario di collaborare, di divertirsi e di divertire, senza lasciare alcuno spazio a rivalità, polemiche, beghe e ripicche di alcun genere.

Ecco, lo scopo della cucina è anche questo: unire, divertire e creare sinergia. E in queste giornate milanesi mi sono divertito veramente tanto, con momenti di gioco che nulla tolgono, ed anzi arricchiscono, la professionalità e la voglia di stare insieme e di collaborare creando atmosfere veramente indimenticabili”.

Alessandra Verzera

Foto: web e Natale Giunta