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Movimento Turismo Vino: a Vinitaly focus su enoturismo, musica e sociale

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movimentoIl Movimento Turismo del Vino celebra con Vinitaly il sodalizio tra enoturismo, musica e sociale. Nel nuovo spazio espositivo in collaborazione con la fiera , MTV lancia la colonna sonora di Cantine Aperte e dà il via al contest #suonodabere, che associa a vino e territorio una canzone, descrivendone caratteristiche e personalità in un tweet. Un’iniziativa che chiama a raccolta, durante la manifestazione e sulla Rete, i 4 milioni di enoturisti in giro per lo Stivale che ogni anno generano un giro d’affari pari a 5 miliardi di euro. Nel corso della kermesse, i partecipanti al contest – nato per avvicinare sempre più i giovani alla cultura del vino, attraverso il web 2.0 – riceveranno in regalo i braccialetti Made in Carcere, realizzati con materiali di recupero dalle detenute delle carceri femminili italiane.
Interamente dedicato a Cantine Aperte, il nuovo stand sarà animato da una speciale playlist musicale del sound designer Paolo Scarpellini, che domenica 25 maggio farà da colonna sonora all’appuntamento più amato di MTV, ideato oltre vent’anni fa e seguito da 1 milione di turisti. Dal rock al jazz, dal pop al soul, circa cento canzoni di ogni genere musicale che accompagneranno gli enoappassionati nelle sole cantine d’Italia del Movimento, trasformando le degustazioni in esperienze multisensoriali uniche.

Vinitaly-2014Cantine Aperte è un marchio di proprietà del Movimento Turismo del Vino, registrato e protetto giuridicamente per contrastarne qualunque abuso/imitazione e garantire ai consumatori qualità e professionalità nell’accoglienza, tratti distintivi delle cantine MTV.
vinoSempre a tema musica sarà anche il contest #suonodabere, a cui si potrà partecipare già durante il Vinitaly utilizzando l’account @Mtv_Italia nello spazio MTV. Basterà pubblicare un tweet indicando un territorio, una denominazione o un vitigno in abbinamento al titolo di una canzone o ad un gruppo musicale e aggiungere tre aggettivi che ne spieghino caratteristiche e peculiarità (regolamento su www.movimentoturismovino.it). Per aderire c’è tempo fino al 22 maggio: i 3 migliori tweet – selezionati da una giuria composta da Daniela Mastroberardino (presidente del Movimento Turismo del Vino), Stevie Kim (managing director di Vinitaly) e Paolo Scarpellini – saranno svelati il 25 maggio, in occasione di Cantine Aperte, sul sito e sui canali social del Movimento Turismo del Vino. In palio, un weekend per due persone in una delle cantine socie d’Italia.
Info: www.movimentoturismovino.it

Editoriale. Il Bar Mazzara spegne le macchine del caffè: quando la crisi ruba anche i ricordi ed un pezzo di storia.

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mazzaraIl Bar Mazzara di via Generale Magliocco è nei ricordi di tutti. E’ nei ricordi miei di quando, bambina in un mondo che era più piccolo e per molti versi migliore, andavo con mia madre ad aspettare mio padre che, ancora fresco di laurea,  lavorava alla Direzione Generale dell’allora Banco di Sicilia, proprio li in Piazzale Ungheria. Quando il papà finiva la sua giornata di lavoro lui e la mamma mi prendevano per mano, ed io sapevo che si avvicinava il momento della brioche con la panna. .La panna buona, quella presa con la paletta da dentro una vaschetta d’acciaio: fredda, da sembrare quasi gelato. Ci arrivavo facendo un salto ogni tre passi, accompagnato dai miei che scadivano ” eeeeeeeeeee, hoplà!”. Il sapore imperituro , l’odore ed il rumore dell’infanzia e dei giorni belli ed anche buoni.

mazzara4Mi ricordo anche che sotto i portici, ma dal lato prospiciente la via Mariano Stabile, durante il periodo natalizio venivano allestiti scenari festivi per i bambini: la foto in un qualche presepe o in una grotta piena di colori era d’obbligo. E  poi era altrettanto d’obbligo comprare le “paste” e portarle dai nonni, che attendevano per pranzo. Improvvisamente mi tornano in mente anche il mio cappello di pelouche con i pom pom e il mio cappottino blu di panno Lenci pesante: una chiccheria, insieme alla folgorante bellezza di mia madre e all’allegria di mio padre, che in quel periodo aveva deciso di farsi crescere la barba.

patataStranamente ricordo le “Patate” ( semisfere di Pan di Spagna farcite alla crema e poi rivestite di pasta reale colore cappuccino e con alcuni pinoli conficcati qui e li) e le Maria Stuarda ( crostate di frolla con frutta candita triturata al posto della marmellata). Proprio poche settimane fa, nel corso di un appuntamento di lavoro, ho fatto un salto indietro di 45 anni, ed ho rimangiato dopo tempo immemore, sia una Patata che una Maria Stuarda, dopo avere sgranato gli occhi forse proprio come quando ero bambina. Quelle paste in città infatti non le fa più quasi nessuno.

Quel bar era li da qualcosa come 105 anni: un numero enorme di giorni, di ore, di ordini, di sorrisi e di “grazie e arrivederci”, di scontrini, di brioches con la panna, di Patate e di Maria Stuarda: e delle  classiche ed ormai forse agèe fette di torta, senza americanismi. Nessuna “cake” : solo “fette di torta”, sic.

maria stuardaE’ stato luogo di aperitivi, di appuntamenti, di corteggiamenti, di incontri d’affari, di pettegolezzo, di pausa shopping: è stato un pezzo della storia di Palermo, del centro buono: di quando ogni tanto ci si concedeva un capriccio de La Botteguccia e di quando Dell’ Oglio era l’unico negozio di abbigliamento maschile d’elite, seguito a ruota da Carieri che, peraltro, sta tirando giù le saracinesche per sempre.

E’ stato il posto in cui, non più tardi di un mese fa, raccontavo a mia figlia, “reduce” dalla bolgia di H&M, di quando sua madre era bambina e di quando aveva ricevuto la prima Barbie: la prima delle tante invasioni americane e quando ancora non c’era Ken, ma l’amica di colore Christie.

Mi ricordo il 1970 e il periodo dell’ austerità: alla domenica non si circolava in auto e le strade erano il regno dei tricicili e delle macchinine dei bambini. Noi si andava in carrozza, a mangiare qualcosa al Bar Mazzara.

mazzara2E’ ferale la notizia della chiusura di questo bar. L’annuncio ufficiale dell’ AU Giuseppe Glorioso per la città è un lutto: si chiude e scatta il licenziamento collettivo: la nuova gestione, dopo vari tentativi di rilancio, si arrende e getta la spugna. Gli ultimi tre anni, scanditi dalla crisi, hanno prodotto un decremento nel volume di affari di ben il 38%: troppo per resistere oltre. E’ la fine di un’epoca, la cesura con il passato. E’ insopportabile pensare che anche questo caposaldo della vecchia Palermo, che ha attraversato il Liberty, la Belle Epoque ed il Decò passando per il boom e per la crisi, non ce l’abbia più fatta a reggersi. E’ sconvolgente pensare che 32 padri e madri di famiglia vadano a casa, attaccando le loro livree al chiodo. E’ una follia pensare che una pietra miliare della vita palermitana muoia nel silenzio e nell’indifferenza, e che nessuno intervenga per un salvataggio in extremis. Io non sono un amministratore e non ho alcun ruolo pubblico: ma esiste il Comune ed esiste la Regione.

mazzara3Ecco, io credo che in casi come questo, in cui non si tratta di salvare un cappuccino e un cornetto, ma un vero e solido pezzo di storia cittadina, le istituzioni dovrebbero muoversi ed intervenire.E invece ci limitiamo all’ “amarcord”: ci si commuove un po’, si rivede in slow motion il film di una vita, si risentono le voci delle persone amate ed anche di quelle che sono andate via, ma tutto finisce li: fino a che ci si inizierà a chiedere ” chissà cosa aprirà in quel locale al posto del Bar”. Forse un ennesimo negozio di “pezze”, che definirlo abbigliamento sarebbe un eufemismo. Forse saranno pezze cinesi o fintamente americane. Ed inizierà una nuova storia, che però non attraverserà il secolo. Forse neppure il decennio.

 

Alessandra Verzera

Le foto dei dolci in questo articolo sono della Pasticceria Magrì

http://www.pasticceriamagri.com/

 

 

A Modena presentato il programma di tutela del Consorzio Aceto Balsamico Igp

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Presentato a Modena il Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP“Dobbiamo educare il consumatore, e per fare questo è essenziale lanciare messaggi di chiarezza. Se l’etichetta specifica le caratteristiche del prodotto, il consumatore potrà valutare con consapevolezza se quello che sta acquistando è un prodotto autentico e certificato oppure una scimmiottatura. Il primo passo deve quindi partire da noi, che dobbiamo fare il possibile e dobbiamo farlo con concordia. Cosa che il Consorzio e il Consiglio che presiedo sta già facendo. E’ importante utilizzare tutti i percorsi possibili della diplomazia per tutelare il prodotto, prima di ricorrere alle vie legali rivolgendoci alla Corte di Giustizia”.

acetaiaQueste le riflessioni con cui il Presidente del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP Stefano Berni ha concluso l’incontro “Strategie di tutela e programma per la difesa della denominazione Aceto Balsamico di Modena IGP”, tenutosi ieri mattina nella Sala Leonelli della Camera di Commercio di Modena e moderato dal giornalista del Sole 24 Ore – Agrisole Giorgio Dell’Orefice.

A dare il benvenuto i saluti delle istituzioni: il Presidente della CCIAA di Modena Maurizio Torreggiani, il Presidente della Provincia Emilio Sabattini, il Sindaco Giorgio Pighi e l’Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna Tiberio Rabboni, che ha mostrato l’enorme soddisfazione della Regione Emilia Romagna perché rappresenta un comparto estremamente importante per la salvaguardia dell’agricoltura del territorio e per il comparto economico.

logo acetoDopo i saluti, l’incontro è entrato nel vivo con l’intervento del Direttore del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP Federico Desimoni, che ha sottolineato come “il Consorzio, da semplice associazione di produttori assume oggi il ruolo di Consorzio di Tutela e, con il riconoscimento ministeriale, assume ulteriori “doveri istituzionali” legati a tutela generale, promozione, valorizzazione e cura generale degli interessi ma anche compiti specifici legati alla salvaguardia del prodotto, vigilanza, abusi e usi impropri della denominazione. I Consorzi nascono proprio per evitare che si creino queste distorsioni sul mercato, quindi dobbiamo lavorare su pulizia del mercato e corretto utilizzo dell’IGP. Inoltre, con il nostro Organismo di Controllo (CSQA) stiamo progettando integrazioni al Piano di Controllo che permetteranno di incrementare il controllo sulle materie prime. Inoltre, abbiamo già diffuso una nota una informativa dettagliata circa le situazioni di irregolarità relative all’utilizzo di determinate denominazioni di vendita per prodotti comparabili al nostro. Siamo ora nella fase di transazione, in cui cercheremo di raggiungere degli accordi con tutti i soggetti che saranno disponibili a dialogare al fine di regolarizzare le proprie posizioni. Pur mantenendo la necessaria fermezza, pensiamo sia anche necessario affrontare tali situazioni con gradualità e flessibilità”.

acetoAl suo intervento, hanno fatto seguito i contributi dei numerosi esperti della materia che hanno preso parte all’incontro, tra cui il Presidente dell’AICIG-Associazione Italiana Consorzi Indicazione Geografica Giuseppe Liberatore, Gianluca Maria Esposito del MiPAAF DIQPI, Stefano Vaccari del MiPAAF ICQRF e il Presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento Europeo On. Paolo De Castro, il quale ha spiegato come “Noi abbiamo una cultura della qualità del territorio che non esiste altrove. Il tema della qualità in Europa è, per la stragrande maggioranza degli altri paesi, irrilevante. Bisogna lavorare sul consenso delle istituzioni europee deputate per far sì che le nostre eccellenze siano tutelate in maniera efficace. Un esempio concreto dell’attenzione delle istituzioni europee sul tema è rappresentato – all’interno del pacchetto qualità – dalla norma “ex-officio”, introdotta dal Parlamento Europeo, che permette di ritirare prodotti contraffatti all’interno del mercato comunitario. Una misura fondamentale che garantisce produttori e consumatori. Fuori dai confini europei, bisogna però andare per vie diplomatiche. Emblematico il recente accordo Ue-Canada che apre di fatto nuovi straordinari scenari di crescita per i nostri prodotti di qualità. Contando sulla presenza e l’impegno delle istituzioni europee, l’auspicio è che questo accordo possa fare da modello per i negoziati attualmente in corso con gli Stati Uniti, ma non solo.

bandiera euIl semestre di presidenza italiana dell’Unione europea potrà, infatti, essere utile proprio per accelerare sui negoziati commerciali di libero scambio, oltre che con gli Usa, anche con India e Giappone. Mercati importantissimi da raggiungere e conquistare con forza e decisione. Sul tema della tutela del termine “balsamico” è importante lavorare sull’identificazione con il territorio di Modena. Rafforzare questo legame, tutelato dall’Igp, anche attraverso una promozione e comunicazione efficace in modo da restituire al consumatore tutti quei valori materiali e immateriali che contraddistinguono questo prodotto di assoluta eccellenza. Mi preme precisare che in riferimento all’uso del termine “balsamico”, la via diplomatica è certamente da privilegiare ma, qualora non dovesse sortire gli effetti auspicati, sono assolutamente favorevole al ricorso alla Corte di Giustizia ripercorrendo le stesse motivazioni che proprio la Corte di Giustizia UE ha utilizzato il 12 settembre 2007 per vietare l’uso generico di “Grana” nella categoria formaggi. È oltremodo importante puntare sulle opportunità offerte dall’Indicazione Geografica Protetta che possono concretamente far conquistare a questo straordinario prodotto nuovi importanti mercati attraverso una promozione e una comunicazione mirate”.

Nella foto del titolo,  nell’ordine da sinistra Giorgio Dell’Orefice, Tiberio Rabboni, Stefano Vaccari, Federico Desimoni, Stefano Berni, Giuseppe Liberatore e Gianluca Maria Esposito

Verona. Proclamati i vincitori del 21° Concorso Enologico Internazionale

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caliciCon 73 medaglie assegnate, su quasi 3.000 vini iscritti ufficialmente in gara, si è chiuso ieri sera il 21° Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly svoltosi alla Fiera di Verona dal 27 al 31 marzo, che si conferma così tra le competizioni più selettive e autorevoli al mondo.

A conquistare il massimo riconoscimento del 21° Concorso Enologico Internazionale con il Premio Gran Vinitaly 2014, la Cavit S.C. di Trento che ha ottenuto il maggior punteggio con due medaglie conseguite in gruppi diversi.

Vini tranquilli, vini frizzanti e vini spumanti sono le tre categorie di classificazione dei quasi 3.000 campioni arrivati da 30 Paesi, anonimizzati prima della competizione, e sottoposti al vaglio delle 21 commissioni di valutazione, presiedute da Giuseppe Martelli, Direttore generale di Assoenologi e presidente del Comitato nazionale Vini del Ministero dell’agricoltura.

concorso-enologico-vinitalyQuindici le sessioni di lavoro per oltre 40 ore complessive di esaminazione che ha debuttato in formato digitale; una novità assoluta ed un importante investimento tecnologico voluti da Veronafiere e da Assoenologi che non trovano riscontro in altre grandi analoghe competizioni internazionali.

Per Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere «la competizione rappresenta per le aziende che vi partecipano una importante leva per il marketing, non solo per le vincitrici di medaglie, meno del 3% sul totale dei campioni in assaggio, ma anche per quelle che hanno ottenuto la Gran Menzione. La prossimità di data del Concorso al Vinitaly favorisce, inoltre, la conoscenza dei vini premiati da parte degli operatori professionali provenienti da oltre 120 Paesi che saranno presenti alla manifestazione».

I vini premiati dal 21° Concorso Enologico potranno fregiarsi di una speciale etichetta identificativa.

Il Concorso Enologico Internazionale è organizzato da Veronafiere con il patrocinio della Commissione dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, dell’Union Internationale des Oenologues, nonché dei Ministeri delle Politiche agricole alimentari e forestali e dello Sviluppo Economico.

L’uomo “cicala” e la donna “formica” nella scelta dei vini. Da Esopo a Vinitaly.

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donna vinoDalla famosissima favola di Esopo alla parodia della vita reale: quando scelgono un vino, l’uomo è “cicala” e la donna “formica”. Lei, parsimoniosa e attenta, è la “ragioniera” di casa, addetta all’acquisto di vino per il consumo quotidiano (nell’85% dei casi), che compra al supermercato (70%). Lui? Meno oculato, si riserva il compito di sceglierlo al ristorante (94%) e per le occasioni speciali (92%), rivolgendosi soprattutto all’enoteca (75%).Anche nel mondo del vino, gli stereotipi di genere sono duri a morire, secondo un sondaggio di Vinitaly  e Winenews , a cui hanno risposto 1.080 “enonauti”, appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web.

brindisi-tramonto1Ma poi, alla fine, una buona bottiglia di vino fa miracoli e concilia sempre, con ben l’88% delle donne che dichiarano di non discutere mai ed il 53% degli uomini solo ogni tanto, con la propria metà sulla scelta di un vino. Anche se, da lui che sceglie un rosso corposo e lei che invece preferisce le bollicine, a lei che ordina sempre lo stesso vino e lui che vorrebbe, invece, sperimentare qualcosa di nuovo, gli “enonauti” hanno tanti aneddoti da raccontare.

Sarà perché è ancora la donna che si occupa delle faccende domestiche, ma quando si tratta di decidere che vino bere a tavola tutti i giorni l’ultima parola spetta a lei: l’85% degli “enonauti” dichiara che sono le donne, mogli, compagne o fidanzate, a comprare il nettare di Bacco per il consumo quotidiano.

Tra questa schiera tutta al femminile, il 70% preferisce acquistarlo al supermercato, il 25% dal produttore e solo il 5% in enoteca.

uomo vinoAltra storia, invece, sono le occasioni speciali, come cene tra amici e parenti, in cui sono soprattutto l’uomo a farla da padrone nello scegliere la bottiglia (nel 92% dei casi) da condividere con i commensali, guardando meno al portafoglio. Fuori dalla routine quotidiana, per gli eventi importanti e particolari, il 75% dei mariti, compagni e fidanzati opta per l’acquisto in enoteca, il 24% direttamente dal produttore e solo l’1% si reca al supermercato. Il criterio di scelta, tutta maschile, si basa principalmente sull’abbinamento menu-vino (86%), mentre il 10% sceglie il proprio vino preferito, il 3% si orienta sull’etichetta e l’1% sperimenta qualcosa di nuovo. Al ristorante? Nel 94% dei casi è ancora lui che ha in mano la carta dei vini. E anche in questo caso la scelta della bottiglia è legata all’abbinamento menu-vino (80%), e, solo dopo, al vino preferito (11%) e, vista l’occasione giusta, alla voglia di sperimentare qualcosa di nuovo (9%).

coppia vinoInfine, il capitolo liti e riappacificazioni, dimostra come il vino possa fare davvero miracoli: se il 53% degli uomini discute solo ogni tanto, il 42% mai e appena il 5% spesso, con la propria dolce metà sulla bottiglia da stappare, ben l’88% delle donne dichiara di non litigare mai con il proprio uomo di fronte a scaffali e menu, solo il 10% ogni tanto e spesso appena il 2%. Ma, nei racconti degli “enonauti”, sono molti gli aneddoti di liti e riappacificazione, soprattutto al ristorante. Il più comune? Lui che sceglie un rosso corposo, il suo preferito, quando lei, invece, ama le bollicine.

coppia-litigaE ancora, quando l’uomo vuol sperimentare qualcosa di nuovo, ma si dimentica di controllare il prezzo. C’è poi chi litiga perché lei sceglie sempre lo stesso vino, la coppia che pur avendo gli stessi gusti discute sui produttori, ma soprattutto, marito e moglie spesso litigano sul prezzo. Indipendentemente se sia caro o meno, discutono comunque, per principio di chi ha torto o ragione, tanto che alla fine finiscono per non comprare nulla. Al ristorante? Alla richiesta del conto, puntuale, arriva la fatidica domanda: chi ha ordinato il vino?

È il vino la freccia dell’export alimentare italiano

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sommelierAnche nel 2013, secondo i dati Istat elaborati da Vinitaly-Assoenologi, va a bersaglio centrando un +7,3% sull’anno precedente, che vale il primato tra le produzioni alimentari più vendute oltre confine. Un record doppio dal momento che per la prima volta supera anche la soglia dei 5 miliardi di euro in valore e si conferma driver fondamentale per l’economia del Paese. Dato ancor più rilevante se si considera la diminuzione di quasi 1 milione di ettolitri dei volumi esportati (il totale è sceso a 20,4 milioni contro i 21,3 del 2012) e il contestuale incremento del valore medio unitario, passato da 2,20 euro a 2,47 euro al litro (+12,3%).

Una crescita che non conosce crisi e prosegue incessante passando dai 3.673 milioni di euro del 2008 ai 5.039 milioni del 2013 (+37% sul quinquennio).

Immagini 126Il record storico di esportazioni di vino italiano nel mondo, l’abolizione delle norme anti-dumping da parte della Cina, le opportunità di promozione anche sul mercato europeo e una Politica agricola comunitaria che ha messo un paletto alla liberalizzazione selvaggia sono alcuni degli aspetti e delle opportunità per il comparto vitivinicolo nazionale. A dirlo è l’on. Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento europeo, in un’intervista all’Ufficio stampa di Vinitaly.

Alla vigilia della 48ª edizione del Salone internazionale dei vini e dei distillati, De Castro consacra Vinitaly come «l’ambasciatore del vino, in Italia e nel mondo, luogo di conoscenza e di creazione di valore per un prodotto che simboleggia al meglio la tradizione e la qualità italiana».

Migliorano anche  le vendite di vino nei supermercati nei primi due mesi del 2014. Nel primo bimestre gennaio/febbraio le vendite di bottiglie da 75cl sono più dinamiche e guadagnano 3 punti percentuali sul 2013, facendo segnare un -0,3% a volume rispetto a ad una chiusura 2013 del -3,4%

Vino: a Vinitaly dibattito sul wine kit per fare il Verdicchio

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IstitutoMarchigianoTutelaViniPrimo piano lunedì 7 aprile a Vinitaly su vino, italian sounding e falsi con “in vino mendacium”e il wine kit del Verdicchio, il vino bianco più premiato d’Italia, nello stand delle Marche (ore 11,00 Pad 7, C 6/7/8/9). Con l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) e l’Università Politecnica delle Marche si sveleranno pericoli, segreti e bugie dei wine kit – sciroppi e ‘polverine’ che “riproducono” in 4 settimane i grandi vini del mondo a circa 1 euro a bottiglia – in una degustazione comparata tra vero e falso Verdicchio “dei Castelli Canadesi”, completa di analisi del prodotto. Un fenomeno, quello dell’italian sounding e delle contraffazioni, che sottrae all’agroalimentare italiano 60 miliardi di euro l’anno, con almeno 20 milioni di bottiglie di pseudo vino realizzate attraverso le ‘polverine’ provenienti soprattutto da Usa, Canada e Gran Bretagna. E che per il Verdicchio minaccia un export di oltre 8 milioni di bottiglie, circa la metà della sua produzione.
marche“Tutti parlano dei famigerati kit per fare i vini italiani famosi nel mondo – ha detto il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni – ma nessuno si è mai preso la briga di ‘guardare il mostro negli occhi’. Con questa iniziativa denunciamo una mistificazione che, di giorno in giorno, ci toglie sempre più spazi di mercato e oltretutto presenta un prodotto che nulla ha a che vedere con il Verdicchio, un vino inimitabile, frutto di tecniche specifiche e indissolubilmente legato al territorio.Occorre perciò un grande lavoro di tutela – ha concluso Mazzoni – ma anche di sensibilizzazione del pubblico sul fronte della qualità e della certificazione”.

 

Il tartufo di Palazzolo Acreide brilla tra le delizie della tavola siciliana

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tartufo-nero-1L’amministrazione guidata dal sindaco Carlo Scibetta punta alla sua valorizzazione attraverso iniziative di tipo enogastronomico e scientifico. Ed è proprio il primo cittadino a suggerire qualche ricetta irrinunciabile con cui gustare questa delizia.

Palazzolo Acreide punta sull’enogastronomia valorizzando uno dei gioielli della sua tavola, il tartufo. Quali sono le caratteristiche organolettiche che lo contraddistinguono?

Quando parliamo di tartufo non faccio riferimento ad una sola specie. Tanto per fare un esempio, tra i tartufi neri dobbiamo distinguere il tuber aestivum, dal tuber brumale e dal melanosporum; nei bianchi, tra tuber borchii e tuber escavatum. Tutti tartufi che sono stati trovati e si trovano nell’areale palazzolese e dintorni.
Di ognuno delle specie suddette andrebbe fatta una scheda, non solo sulle caratteristiche organolettiche ma, soprattutto, sulle caratteristiche minerali e quindi nutrizionali. E’ questo uno degli obiettivi che ci siamo posti per una migliore valorizzazione del prodotto; in tal senso, ha dato la disponibilità il prof. Venturella dell’Università di Palermo-Corso di studi in Scienze agrarie e forestali. Questi progetti sono fondati su una certezza, confermata dalla stessa Università di Palermo: il tartufo degli Iblei è di buona qualità e non è secondario a nessun altro tartufo rinvenuto sul territorio nazionale.

In un recente convegno avetediscusso di questo prodotto con degli esperti del settore come “nuova occasione di attrazione turistica e gastronomica” come intendete promuovere il territorio legandolo alla buona tavola? Che iniziative sono già attive su questo fronte o quali partiranno a breve?

Carlo-Scibetta-Sindaco-Palazzolo-Pres-distr.-Cult-sud-estL’Agrimontana, rassegna dell’agroalimentare, oramai alla sua 14^ edizione, comprende la mostra miconaturalistica, organizzata dalla locale associazione micologica Bresadola, sezione Acrense, dove fa bella mostra anche il tartufo.
In diversi ristoranti di Palazzolo è possibile assaggiare pietanze a base di tartufo quasi tutto l’anno e in alcuni esercizi commerciali si vende il tartufo a prezzi non proibitivi.
L’iniziativa svolta nei giorni scorsi è servita a fare il punto della situazione anche sulla possibilità di coltivare il tartufo. L’assessorato regionale all’Agricoltura ha già impiantato da circa 8 anni una tartufaia in territorio di Palazzolo e dal prossimo anno dovrebbero esserci i primi risultati.
Si ha la convinzione -ma vi sono anche i riscontri- che questo è un territorio vocato per la tartuficoltura.

La promozione delle tipicità e dei prodotti enogastronomici di eccellenza sono sempre più spesso risposte di successo alla crisi. In questo senso qual’è l’esperienza del vostro territorio?

tartufoL’esperienza è positiva in quanto ci accorgiamo sempre di più che i prodotti tipici, i piatti tipici, insieme alle tradizioni, più dei reperti archeologici, del barocco, rappresentano le vere attrazione per i visitatori di questi luoghi.

Un consiglio per i buongustai: come deve assolutamente essere degustato il vostro tartufo?

Non sono un ristoratore quindi posso basare la risposta solo sui miei gusti; io consiglio di assaggiarlo affettato su un piatto di pasta, possibilmente spaghetti tipo carbonara o,semplicemante, su spaghetti conditi con dell’olio extravergine di oliva. Il tartufo si presta, per il suo odore e sapore marcato, anche ad essere mangiato in abbinamento con la carne.

Santina Giannone

Editoriale. La pubblicità è l’anima del commercio: e dei comunicati stampa ( falsi)

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pubblicitàE’ ormai da diversi mesi che, aprendo ogni giorno la posta, vengo letteralmente inondata di comunicati stampa falsi. Ed è ormai da altrettanti mesi che qualche collaboratore, a turno, mi pone la fatidica domanda: “ Direttore, che devo fare con questo CS?”.
La mia risposta è quasi sempre la stessa: cestinare. Al limite, girare al commerciale, che cestinerà a propria volta.
Tanti, tantissimi comunicati: molti dei quali falsi.
Perché falsi? Perché, specie con il mare magnum e le gran confusioni che nascono e crescono in rete e sui social, ricevere un vero comunicato stampa è raro quanto trovare un quadrifoglio in un campo incolto, soprattutto nel settore enogastronomico.
Tutto, specie la pubblicità, è ormai camuffata da comunicato stampa; da iniziative, eventi, convegni, seminari, conventions, dibattiti e simposi. Ogni azienda, di qualsiasi cabotaggio, ha un ufficio stampa o quantomeno un dipendente tuttofare che assolve anche a questa mansione. Ogni giornale ha però un ufficio commerciale. Ma le due cose sono antitetiche quanto il diavolo e l’acquasanta.
Insomma, le aziende hanno trovato un escamotage intelligente – ma solo nel breve termine – per pagare ( forse ) una sola persona ( il loro addetto stampa) e farsi fare pubblicità ( gratuita e sine die, secondo loro) da una moltitudine di giornali, magazine, riviste e pubblicazioni varie.
budgetAziende vinicole che diramano comunicati stampa sol perché hanno cambiato tappo, produttori di olio che strombazzano ai quattro venti la scelta di un nuovo labelling. Birrai con nuovi packaging. Una cosa che ha dell’incredibile. Guardi in giro andando a sbirciare tra le pagine dei tuoi competitors ( una volta li si definiva colleghi, ma ora la parola è demodè anche perché di “colleganza” non ve n’è, casomai c’è una competizione ai limiti della scorrettezza e del gioco a gamba tesa ) e vedi che hanno pubblicato il cambio del tappo o la rinnovata etichetta, o il nuovo brick.
Ed allora dici a te stesso che non puoi esimerti: ma il guaio è “cedere” la prima volta, come ho avuto modo di sperimentare. Una volta entrati nella rete di chi “ fa pubblicità gratuita”, il bombing diventerà costante e sempre crescente,  e fioccheranno comunicati stampa anche sulla scelta del nuovo tappo che però si è rotto, o della nuova etichetta che risulta troppo fosforescente, o del nuovo packaging che non convince e così via. La nouvelle vague poi prevede una serie di “recall” e di “save the date“: esterofilismi linguistici che non servono ad altro che a vedere “rilanciato” il proprio comunicato stampa più e più volte, fino al fatidico giorno del “bruschettaday” di turno. Oggi tutto si degusta,  ci avete fatto caso? Non si beve e non si mangia,  si degusta. Una gran trovata da parte delle aziende: qualche chilo di pane e qualche litro di olio; pubblicità massiva a costo quasi zero. La degustazione infatti ha sulla gente un appeal irresistibile. Peccato però che io abbia visto elementi assolutamente incompetenti, che probabilmente si sentivano investiti del ruolo di degustatori di rango, rischiare la morte per soffocamento nel tentativo assai grottesco di degustare olio d’oliva: e chi sa come si fa sa anche di cosa parlo. Aberrazioni.
budget2All’ allure dei finti comunicati stampa hanno ceduto anche le istituzioni che, a vario titolo, sostengono questo o quel produttore: una storia infinita.
Ma lo fanno anche i distributori: e la cosa riguarda in modo massivo proprio vini, bevande e cantine. Mi arrivano a cadenza quasi quotidiana falsi comunicati stampa di ben noti distributori che, di volta in volta, “pompano” questo o quello Champagne, questo o quel Whisky, non mancando di sottolineare che ne sono i distributori.
Ma, apoteosi del ridicolo, ho anche sotto gli occhi un comunicato stampa in cui un’azienda produttrice di latte da discount, fa un “lancio” irresistibile: cambiano veste grafica al brick da litro.
Sarebbe già ridicolo pubblicare una siffatta “notizia” anche se fosse a pagamento. Pubblicarla persino gratuitamente sarebbe addirittura squalificante. Mi metto nei panni di chi, per la pagnotta, è costretto a confezionare questo genere di comunicati stampa,  e mi assale la malinconia pensando a come si debba sentire un collega che tenta di coinvolgerti  e a che vile prezzo possa essere svenduta la professionalità.

Mi fa quasi male al cuore leggere, in calce a questi finti comunicati stampa,  ” con preghiera di massima diffusione” alcuni nanosecondi prima di cestinarli.
pubblicita_grandeE poi ci sono le cosiddette “ società di comunicazione e marketing” : una jattura, specie quando lo stesso comunicato te lo inviano sei o sette volte in stretta sequenza, forse per evitare che non arrivi al primo tentativo. Di solito costoro pubblicizzano i “mostri sacri” e sono quelli che prosciugano il budget: problema delle aziende, tutto sommato.
L’aspettativa è che tutti si corra a battere l’incredibile notizia rispetto al fatto che la tal cantina ha organizzato un “girobruschetta di primavera”: come resistere a cotanta cronaca?
E’ una battaglia persa in partenza.
Un tempo esisteva una cosa chiamata “redazionale”. Ed esisteva una policy ormai scomparsa: quando si teneva un convegno, un meeting, un briefing, un quel che vi pare, in un grande albergo di una qualche città – sparato sul comunicato a caratteri cubitali – nelle redazioni quella location diveniva soltanto “ un noto albergo cittadino” e se ne ometteva il nome, per “non fare pubblicità”.
Oggi la pubblicità viaggia sotto forma di comunicato stampa, in ogni possibile salsa.
E sia: bisogna adeguarsi ai tempi e ai codici comportamentali che ognuno si auto impone.
pubblicita3Poi arriva il redde rationem. Arriva il momento in cui dici chiaro e tondo alle aziende che, se intendono seguitare ad ammorbarti di comunicati stampa con la pretesa di vederli pubblicare ad ogni pie’ sospinto, dovranno pagare: una cifra sia pure simbolica, ma più che dovuta, e che sarà bene indicato ai lettori che si tratta di informazione a fini pubblicitari. Perchè, forse qualcuno ancora lo ricorda, è esattamente così che stila.
La risposta, gentile ma che non da adito a repliche, è “ abbiamo esaurito il budget pubblicitario”.
Ohibò, ma quanto costa un addetto stampa che confeziona comunicati falsi? Dove e come lo avete speso il budget?
E perché mai dovrei recensire un’etichetta copiando ed incollando il parere prezzolato scritto ed espresso da chi viene pagato per inviarlo alle redazioni? Perché devo valutare la bontà di un tappo se non l’ho mai avuto tra le mani né ho sperimentato che effetti abbia sulle caratteristiche organolettiche del vino? Perché dovrei rinunciare al mio diritto di critica?
pubblicità4Insomma, in estrema sintesi ed in soldoni: cose ne guadagno a fare da cassa di risonanza ad “articoli” già preconfezionati? C’è possibilmente chi si rende pago e soddisfatto ricevendo un “cambio merce” fatto di bottiglie o buoni cena, o brevi soggiorni gratuiti: noi no. Il mio giornale, e per esso tutte le persone che vi collaborano e che agiscono ed operano per nome e per conto mio, no. Nel mio giornale nessuno si azzarda a confezionare un redazionale tessendo le lodi di un prodotto mediocre facendolo passare per sublime. Nessuno confeziona un’intervista tornando in redazione con un salame sottobraccio. Anche dietro compenso, mi rifiuto di recensire in maniera entusiastica vini da “scaffale basso” del supermercato e prodotti parimenti scadenti. Alla richiesta di quel genere di redazionale la mia risposta è univoca ed internazionale: no. Si chiama “libertà” ;  concetto vagamente maltrattato e sempre più spesso asservito a logiche commerciali di dubbio gusto, insieme a vari altri concetti ormai in disuso.
Mi arrivano intere interviste false: con tanto di domande, risposte e virgolettati. Interviste a personaggi mai visti e mai conosciuti in cerca della solita facile visibilità. Perché il mio giornale, ed invero qualunque altro giornale, dovrebbe pubblicare interviste realizzate da altri a personaggi per lo più ignoti?
advertising1Ed allora sono entrata senza bussare nell’ufficio commerciale, non prima di aver fatto una capatina nella stanza dell’editore, ed ho deciso: sul mio giornale mai più pubblicità gratuita a nessuno e per nessuna ragione. Che tanto quello che io non pubblicherò più sarà visibile su decine di altre testate, con le stesse virgole e gli stessi punti. Non sarà mai più possibile tornare indietro a quando la pubblicità aveva un suo costo ( ed una sua efficacia), ma almeno, nel mio piccolo, mi adopererò affinchè non si diffonda ulteriormente, divenendo pratica comune e consolidata ancora di più di quanto già non sia, questa strana abitudine a pensare che gli altri lavorino per la gloria, o solo per potere avere il pregio ed il privilegio di  scrivere di questo o di quello. No, non va bene e non andrà più bene, almeno per me, per la mia redazione e per il taglio editoriale del mio giornale. Quindi, aziendine ed aziendone, d’ora in avanti astenetevi pure dall’inviare al mio giornale i vostri “comunicati stampa”: non ve li pubblicheremo, sic et simpliciter.
Sul mio giornale le recensioni sono sempre state, e sempre saranno, veritiere e basate sulla conoscenza diretta di aziende e prodotti, sia nel bene che nel male, e i nostri redazionali sono sempre stati, e sempre saranno, scritti da nostri redattori in base alla stessa conoscenza di cui prima. Punto.
Da domani la mia casella di posta mi ringrazierà per questa decisione: almeno lei. Io, dal canto mio, ringrazio anticipatamente tutte quelle aziende che hanno “esaurito il budget” e che vorranno usarmi la cortesia estrema di rimuovere il mio giornale e me medesima dalle loro mailing list.

Alessandra Verzera

Enodamiani: cinque giorni di vini siciliani.

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cbcTorna puntuale, come da tradizione, quest’anno da ieri 26 marzo al 30 marzo, la 5^ edizione della Rassegna di Vini Siciliani “Enodamiani”, un appuntamento ormai consolidato organizzato dall’I.S.I.S.S. “Abele Damiani”.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Istituto Regionale della Vite e del Vino, con l’Aibes, con l’Associazione Italiana Sommelier, con la Federazione Italiana Cuochi, con l’Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino) e con l’Assoenologi, si avvale del sostegno del Comune e della Regione Siciliana – Assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari – e di numerose aziende locali, sia del settore vitivinicolo, Cantine nello specifico, che di altri settori, come quello della ristorazione o delle energie alternative. Enodamiani ha preso il via ieri mattina alle ore 9 nell’aula magna dell’Istituto di Via Trapani con l’evento “Esperti a confronto” e una degustazione di vini provenienti dalle cantine marsalesi.

irvos-logo-150px-thDiversi gli addetti ai lavori che vi prenderanno parte, tra cui rappresentanti di Assoenologi, dell’Ais, dell’I.R.V.O.S., dello stesso Istituto Agrario e ancora docenti della Facoltà di Enologia e giornalisti specializzati. Le degustazioni proseguiranno nel pomeriggio dalle ore 14.30 alle ore 18. Venerdì alle ore 9.30 si terrà il convegno dal tema “Raccontiamo il grillo”, moderato dall’avvocato Nanni Cucchiara, responsabile della condotta locale di Slow Food e con gli enologi Giacomo Ansaldi, Nino Barraco, Renato De Bartoli e Peppe Laudicina. A seguire, alle ore 15.30, si terrà il Cooking Show “Il grillo nel piatto” a cura della F.I.C. (Federazione Italiana Cuochi) La manifestazione si concluderà domenica 30 marzo quando, dalle ore 16.30 alle ore 20 la scuola aprirà le porte alla città per la tradizionale degustazione di prodotti tipici e dolci preparati dagli allievi e dei vini in rassegna. Alle ore 19, poi, seguirà la premiazione dei vini. ficNel giorno di apertura  nelle cucine dell’Istituto in Via Trapani, la Rassegna è stata inaugurata con il Concorso provinciale Gastronomico organizzato dalla Federazione Italiana Cuochi, cui hanno preso parte 16 alunni provenienti dal 2°, 3°, 4° e 5° anno delle 4 Scuole Alberghiere del territorio: Trapani-Erice, Mazara del Vallo, Marsala e Castelvetrano. I ragazzi sono stati esaminati dalla Giuria di esperti composta da: Rocco Roberto Di Marzo, presidente chef, Maurizio Messina, critico gastronomico, bailliage – Chaine des rotisseurs, Giuseppe Catania, ristorantore e senatore regionale dell’URCS (Unione Regionale Cuochi Siciliani), Francesco Sammartano, Commissario tecnico, Vincenzo Piazza, sommelier dell’Istituto Agrario “Abele Damiani” e Giusy Patti, vice preside dell’Istituto, con la supervisione del coordinatore del Concorso, lo chef Paolo Austero, vice presidente APCT, (Associazione provinciale cuochi trapanesi).

Tra i 16 allievi in gara, questi i nomi dei vincitori del Concorso:

1° classificati (in coppia) Rocco Sardo e Vito Pace dell’Isiss “Abele Damiani”

2° classificato Paolo Lombardino dell’Isiss “Abele Damiani”

3° classificati (in coppia) Enrico Figuccia e Arianna Martinciglio dell’Isiss “Abele Damiani”

Un premio speciale, per la sezione “Nuove leve” è stato assegnato dalla Giuria ad Emanuela Scudellari dell’Alberghiero di Mazara del Vallo.

Tutti i ragazzi premiati verranno selezionati per la creazione di un team provinciale.