Il marchio del “Salone del Gusto” di Torino vale 2,35 milioni di euro

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Il Salone Internazionale del Gusto di Torino che si svolge in ogni due anni in occasione di “Slow Food” ha un marchio di enorme valore:  2,35 milioni di euro e le sue ricadute sul territorio, materiali e immateriali, si attestano intorno ai 65 milioni di euro. Questo dato è  emerso da una ricerca “Salone del Gusto: l’impatto sul territorio e il valore del marchio”. (A.Fi.)

Questa indagine è stata promossa dalla Camera di Commercio di Torino e realizzata da Ip Finance Institute e Icm Research. Organizzato ogni due anni da “Slow Food” con Regione Piemonte e Città di Torino (proprietarie del marchio per un terzo ciascuno), il “Salone del Gusto” si caratterizza per un’offerta ampia che si rivolge non solo al mondo dell’enogastronomia, ma che rappresenta per il territorio piemontese e nazionale un’opportunità preziosa dalle ricadute economiche, sociali e culturali.

L’obiettivo è quello di condividere con aziende, operatori commerciali e istituzioni il risultato della valutazione del marchio e individuarne l’eventuale potenziale futuro al fine di attuare, a partire già dalla prossima edizione del Salone (25-29 ottobre 2012), azioni di crescita e di sviluppo economico del marchio stesso e dei territori di riferimento.

Lo ribadisce lo stesso segretario generale della Camera di Commercio, Guido Bolatto: “Il nostro obiettivo era quello di rilevare elementi quantitativi reali e attendibili, ma anche qualitativi, per cogliere il valore economico di un evento internazionale come il Salone del Gusto e il suo rapporto con il sistema economico locale”.

“Da questi dati  – ha aggiunto – si può partire per pianificare gli investimenti e le scelte di marketing territoriale di istituzioni pubbliche e private, considerando anche le caratteristiche peculiari del marchio”.

Altro particolare emerso dallo studion è quello che ha messo in evdenza come il “Salone del Gusto” sia un evento dall’ampia ricaduta sul territorio che lo ospita, valutabile attraverso gli investimenti per l’organizzazione della kermesse (8,7 mln nell’edizione 2010, di cui circa il 90% viene ‘spesò sul territorio piemontese), le spese in città e nella regione da parte del pubblico in visita all’evento (stimate, attraverso una segmentazione per profilo di consumo dei 200.000 visitatori dell’edizione 2010, in oltre 30 mln) e gli oltre 25 mln con cui sono stati certificati da una società terza i valori di reputazione e notorietà dati dalle rassegne stampa, audio e video.


Altro particolare emerso dallo studio è quello che ha messo in evdenza come il “Salone del Gusto” sia un evento dall’ampia ricaduta sul territorio che lo ospita, valutabile attraverso gli investimenti per l’organizzazione della kermesse (8,7 mln nell’edizione 2010, di cui circa il 90% viene ‘spesò sul territorio piemontese), le spese in città e nella regione da parte del pubblico in visita all’evento (stimate, attraverso una segmentazione per profilo di consumo dei 200.000 visitatori dell’edizione 2010, in oltre 30 mln) e gli oltre 25 mln con cui sono stati certificati da una società terza i valori di reputazione e notorietà dati dalle rassegne stampa, audio e video.


“Per la prima volta grazie a questo studio abbiamo in mano datieconomici certi che possiamo diffondere e comunicare sia ai nostri investitori, sia al territorio che ospita l’evento – ha commentato Roberto Burdese, presidente di Slow Foood Italia – inoltre la ricerca mette in luce il ruolo fondamentale di Slow Food nel contribuire all’immagine e alle ricadute positive del Salone Internazionale del Gusto”.
Burdese ha pure aggiuntoi che “Per questo motivo, chiederemo nel futuro alla nostra rete internazionale di partecipare attivamente all’evento”, ha proseguito anticipando che “nell’edizione 2012 si realizzerà la piena integrazione di Salone e Terra Madre che diventeranno un evento unico, per la prima volta interamente aperto al pubblico”.


“Al di là dei numeri – ha concluso Carlo Petrini, presidente di Slow Food – il valore del Salone è potenziato dalla concomitanza, a partire dal 2004, con Terra Madre, poichè Torino e il Piemonte sono diventati la casa in cui parlare di agricoltura, cibo buono, sostenibilità ed equità”. I visitatori del Salone sono passati dai 138mila del 2002 ai 200 mila dell’edizione 2010 a cui si è accompagnata una crescente presenza di espositori, da 500 a 912 in cinque edizioni.

“Il Salone infatti porta con sè progetti che poi hanno una continuità nel tempo e sul territorio e soprattutto capovolge il modello della fiera enogastronomica tipica, considerando i prodotti esposti non come il fine, ma come il mezzo per costruire una cultura enogastronomica – ha concluso Guido Bolatto – e a beneficiarne è anche Torino, che una volta di più appare come città laboratorio, capace di innovare non solo in campo produttivo, ma anche negli stili di vita”.

Antonio Fiasconaro


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