E’ crisi mondiale, ma non per le bollicine italiane.

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2003

bollicineIl 2013 per gli spumanti italiani rappresenta una delle poche voci in attivo ed in crescita, malgrado la crisi economica mondiale che atterrisce la gente ed attanaglia i mercati. Le bollicine italiane da ormai un decennio si vanno affermando sui mercati esteri con un trend in salita: tra il 2002 ed il 2012 infatti è stato registrato un +185% di vendite, contro un +69% di quelle del vino, per un guadagno totale di 625 milioni di euro.E anche per il 2013 si conferma una crescita nei principali mercati esteri superiore alla media del comparto.

In crisi invece i consumi di vino, soprattutto a livello nazionale, con una flessione pari al – 7%. Quello del basso consumo “interno” dei nostri vini è un vecchio problema che non trova soluzione: per fortuna però il nostro ” succo di vigna” trova sempre più spazi nei mercati esteri, ricevendo consensi sempre più ampi: l’esportazione delle etichette italiane infatti è in costante crescita e bilancia, per fortuna, la crisi a livello nazionale.

caliciMa, con il Natale e le festività alle porte, la scelta è d’obbligo: bollicine italiane o Champagne francesi? Ed ecco la sorpresa. gli spumanti sono tra i vini che hanno fatto registrare la crescita maggiore nell’arco dell’ultimo decennio. Una gran bella conquista, di un mercato difficile e per decenni monopolio dei cugini d’oltralpe.

“Tra il 2002 e il 2012 – dichiara Denis Pantini, responsabile area di ricerca agricoltura e industria alimentare di Nomisma – il valore dell’export di spumanti dall’Italia è infatti aumentato del 185%, raggiungendo i 625 milioni di euro, andando così a pesare per il 13% sul totale delle vendite di vino italiano oltre frontiera».

Ma quali sono i principali mercati esteri per il vino italiano? Usa, Germania, Regno Unito, Canada, Svizzera, Giappone, Russia e Cina che complessivamente assorbono oltre il 70% del nostro export. Proprio in questi paesi si registra un aumento delle vendite di spumanti italiani pari al 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dunque, anche le economie “emergenti” – come quella cinese – si rivolgono all’Italia: piazze importanti, sulle quali i nostri produttori dovranno puntare in maniera sostanziale ed eventualmente investire, dato che per l’appunto il consumo interno cala inesorabilmente. Un ruolo importantissimo infine è giocato dalla Russia, grande consumatore ed estimatore di prodotto enologico italiano.

calici2Si tratta di un dato in controtendenza rispetto a quanto registrato in termini di importazioni complessive per questo tipo. Il successo delle bollicine italiane poggia anche sulla contrazione dell’esportazione di spumanti e champagne francesi, che tengono bene solo in Canada con un sottile incremento delle esportazioni pari allo 0,3%, ma drasticamente in calo su altre importanti piazze, con il picco delle flessione in Giappone che fa registrare un – 14%

La diffusione e l’esportazione dei nostri spumanti a livello mondiale è oggi pare al 24%. Ma è la Russia in paese in cui il consumo di bollicine italiane ha superato l’importante soglia del 60%. Un numero altissimo, che ha fruttato alle nostre bottiglie la leadership mondiale tra gli spumanti importati.

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