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L’ogliarola messinese: l’ulivo della tradizione dei Nebrodi. Intervista al giovane imprenditore Placido Salamone.

ogliarolaEsiste in tutta Italia ed in particolare nel Meridione una sorta di sacralità dell’ olivo, questo perché l’olio è molto più di un prodotto, più di una tradizione. È qualcosa di talmente legato alla storia del Mediterraneo che per noi è un modello culturale, ma è anche un sorprendente patrimonio genetico fatto di varietà, ossia di coltivazioni da salvaguardare e perpetuare.
In questo ambito la Sicilia mostra dei dati sorprendenti. Il panorama varietale siciliano si caratterizza per la predominanza di ben otto cultivar (Biancolilla, Cerasuola, Moresca, Nocellara del Belice, Nocellara dell’ Etna, Ogliarola Messinese, Santagatese, Tonda iblea).le quali, assieme raggiungono l’ 80% di tutti gli ulivi coltivati nell’ Isola. A completare il germoplasma indigeno siciliano contribuiscono circa altre venti sottospecie minori, le quali, anche se scarsamente importanti in termini di diffusione territoriale e di quantità prodotte, rivestono una considerevole importanza per la tutela della biodiversità biologica.
L’ogliarola messinese. Conosciuta anche come passalunara, terminisa, o nostrale, questa pianta occupa secondo i più recenti dati ISTAT il 30-35% del territorio della provincia di Messina dominando incontrastata nella fascia tirrenica dell’ areale dei Nebrodi, dove in associazione alla santagatese costituisce la tradizione olearia di queste zone. Una tradizione illustre sebbene rivalutata solo in parte. Per capirne di più andiamo a Castel di Tusa per incontrare Placido Salamone, un giovane imprenditore che da anni gestisce in maniera innovativa l’ azienda agricola di famiglia “Casaleni”.

paneolioCosa caratterizza l’ogliarola messinese in particolare?

Sebbene la nostra tradizione imprenditoriale sia molto antica è da circa una decina anni che come azienda abbiamo avviato una radicale trasformazione di questo nostro comparto produttivo. Il nostro uliveto impiantato 140 anni fa si estende su terreni in buona esposizione affacciati sulla costa. in un territorio di grande tradizione olearia. Gli ulivi sono adagiati su lievi declivi, dove, le favorevoli condizioni pedoclimatiche, la giusta esposizione, l’aria pulita, unite alla natura del terreno, creano il microclima ideale per la loro coltivazione. Circa il 70% sono piante di ogliarola messinese dalla buona adattabilità e resistenza alla siccità, dal portamento espanso e pendulo ed una chioma folta e compatta.
La gestione di un simile uliveto richiede degli accorgimenti particolari. Il rendimento produttivo è si elevato ma altalenante, per questa ragione simili impianti devono sorgere su buone falde acquifere per avere un discreto rendimento oppure irrorati con moderni impianti a gocce. Anche la natura del frutto richiede cure particolari. Generalmente di dimensioni discrete, le olive ogliarola messinese sono classificabili come olive da mensa e da olio. Tuttavia il frutto mostra una sensibilità eccezionale agli attacchi della mosca olearia ed alle avversità climatiche. La raccolta quindi deve essere a scalare, programmata cioè in base alle condizioni pianta per pianta. I risultati però sono eccezionali.

olioMa in qualità di imprenditore come ha inteso sviluppare le potenzialità di questa coltivazione?

 Inizialmente lo sforzo è stato dedicato alla produzione di un olio extravergine d’oliva dalle elevate caratteristiche organolettiche che rispecchiasse le caratteristiche di questa varietà. Un obiettivo raggiunto nel giro di due anni con la linea “ San Costantino Gold” impreziosita nella misura del 10 % dall’olea silvestris. Delicatissimo e ricchissimo di polifenoli,quest’olio rientra nella categoria dei fruttati leggeri dal sapore dolce con sensazioni leggerissime di piccante e amar. Ce ne serviamo anche come base per l’artigianato alternativo e per la biocosmesi.

 

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