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A tutti i nostri lettori, i migliori auguri di un meraviglioso 2015

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albero di nataleDa parte del Direttore Responsabile, Alessandra Verzera, dell’Editore Andrea Piovesan, della redazione e dello staff tutto, i più sinceri auguri di un sereno Natale ed un luminoso 2015.

 

Ci ritroveremo il 3 di Gennaio con nuove storie, nuove notizie, interessanti interviste, nuove ricette e con tanti progetti per voi.

Felice anno a tutti.

 

To all our readers form overseas, on behalf of Chief Editor  Alessandra Verzera, Editor Andrea Piovesan, alongside with the press room  and staff,  our most sincere wishes  for a very happy Christmas and a prosperous year 2015.

We will be back on January 3 with new stories, news, interesting interviews, new recipes and many challenging projecst for you.

Happy New Year to all.

 

 

A Catania il pranzo di Natale con i poveri: la grande famiglia della Caritas

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pranzo-di-natale-webIl giorno di Natale la Caritas Diocesana di Catania, insieme ai volontari e agli operatori lo trascorrerà accanto ai più bisognosi: perché i poveri sono la famiglia della Caritas. Quest’anno il pranzo di Natale, per più di 600 persone, si svolgerà, giovedì 25, alle ore 13:00, all’interno della Chiesa “Maria SS. Annunziata al Carmine” in piazza Carlo Alberto in collaborazione con la Caritas Carmelitana e sarà offerto dal C.C Etnapolis, Iperfamila, e Gruppo Abate.

L’Associazione Provinciale Cuochi Etnei, diretta dal presidente Seby Sorbello, provvederà a cucinare, con una decina di chef affiancati dai ragazzi degli istituti alberghieri della provincia di Catania che si metteranno al servizio dei poveri della città. Questa la squadra dei cuochi che lasceranno le proprie famiglie per stare accanto ai più bisognosi: Fabio Fidotta, Nino Caramma, Michele Caramma, Francesco Lazzara, Filippo Galletta, Francesco Siragusa, Gaetano Orlando. Il pranzo sarà preparato presso l‘Experia Palace di Zafferana per gentile concessione di Seby Sorbello e Enza Cutuli e poi sarà portato con appositi contenitori termici alla basilica del Carmine. Un menù semplice ma degno di un giorno di festa: pasta al forno, arrosto di tacchino in salsa vellutata, patate al forno e tiramisù con pandoro. Bevande e spumante inclusi. Tutto l’approvvigionamento e il necessario per la realizzazione del pranzo sarà offerto per intero dal centro commerciale etneo: 80 kg di pasta, 140 kg di fesa di tacchino, 150 kg di patate e più di 50 pandori. IMG_5062Comprese tovaglie, piatti, bicchieri e posate. Il Comune di Catania, invece, concederà gratuitamente tavoli e sedie. Per molti che vivono in strada o che si trovano in una situazione temporanea di precarietà sarà come sentirsi in famiglia per una giornata all’insegna della condivisione e della fratellanza. Dopo il pranzo, infatti, i Lions di Misterbianco ed i soci doneranno generi alimentari, pacchi regalo per le famiglie, mentre Lions Mediterraneo, Gioeni, Porto Ulisse, Acireale, Taormina, Cesare Palumbo, Randazzo, Paternò, ed Adrano, provvederanno a consegnare doni per i più piccoli. E arriverà anche Babbo Natale.

Don Piero Galvano, direttore Caritas, per il Natale ha rivolto un messaggio di speranza alla città, ai volontari e agli operatori Caritas: “Nel mondo di oggi, durante il periodo di Natale, sorgono tante stelle comete che si posano sui luoghi più disparati: le vedete nei centri commerciali, in tutti i negozi, nei ristoranti, presso i centri estetici e in tanti altri posti lontani dalla “grotta di Betlemme” dove è nato Gesù, in umiltà e povertà. Non lasciamoci ingannare dalle “luci” artificiali. Apriamo il nostro cuore al Signore Gesù che vuole “nascerein ciascuno di noi, nelle nostre famiglie. Riconosciamolo in ogni volto umano e facciamo “qualcosa di più” nei confronti dei poveri e dei bisognosi, sia italiani che stranieri ”.Il pranzo per più di 600 persone è offerto dal C.C Etnapolis, Iperfamila, Gruppo Abate in collaborazione con gli chef dell’Associazione Provinciale Cuochi Etnei

La plastica del futuro? Verrà dalla farina di nocciolo d’oliva

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noccioliChi non si è mai seduto su una sedia di plastica? In realtà quella che definiamo plastica è polipropilene. Un materiale molto duttile, utilizzato per tutto, ivi compresi i bicchierini per il caffè o gli scolapasta.
Non tutto l’oggetto è però composto di questo materiale, anzi. Gran parte è costituito da un riempitivo che, naturalmente, deve essere il più conveniente possibile e a qualcuno è venuta l’idea di utilizzare a questo scopo i noccioli delle olive. Nel mondo se ne producono migliaia di tonnellate ogni anno a seguito del processo di frangitura, si tratta quindi di un sottoprodotto e come tale molto poco costoso.
La sua idoneità a diventare il riempitivo del futuro per gli oggetti in polipropilene è stata testata con una ricerca condotta in joint venture dall’Università tunisina di Sfax e da quella spagnola di Girona. La sperimentazione ha dimostrato che la farina di nocciolo d’oliva ha tutte le qualità meccaniche per essere utilizzata nell’industria del polipropilene, previa riduzione a una dimensione delle particelle compresa tra 50 e 400 micron e inglobamento, utilizzando un processo di fusione e stampaggio a iniezione, nel composto polipropilenico.
Le qualità del materiale con farina di nocciolo di oliva sono state assolutamente confrontabili con altri prodotti industriali, almeno fino al 60% di contenuto di nocciolo d’oliva. In particolare il nuovo materiale ha mostrato avere buona resistenza alla trazione.

Panettone & Pandoro. La novità 2014? Il Panettone con salumi e verdure

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panettoneIl panettone fa parte della tradizione dolciaria natalizia italiana, ma è molto apprezzato anche all’estero tanto che le sue esportazioni sono in crescita da diversi anni, con un +14% solo nel 2013 e un volume di affari di 500 milioni di euro all’anno.
Una storia di artigianalità e inventiva, in cui la leggenda si mescola alla realtà. Un pane dolce, arricchito di lievito, miele, uva secca e zucca, sembra esistesse già dal 1200 a Milano. A molti piace però di più la storia romantica che risale al 1400, con protagonisti Ughetto, figlio del condottiero Giacometto degli Atellani, che si innamorò della bella Adalgisa. Per star vicino alla sua amata egli s’improvvisò pasticcere insieme con il padre di lei, tal Toni, creando un pane ricco con burro, uova, zucchero, cedro, aranci canditi e uva passa. Una storia d’amore coronata dal lieto fine e che lanciò il consumo del Pan de Toni, da cui panettone. E il panettone che conosciamo oggi? È stato Angelo Motta a dargli il nome e la forma caratteristica a cupolone, agli inizi del 1900.
pandoroAttualmente, però, sempre più giovani preferiscono il pandoro, altro tipico dolce natalizio con una lunga storia e che ha origine veneta. Secondo la leggenda il pan de oro nasce durante la Repubblica Veneziana, dove uno sconosciuto pasticcere offrì alla corte dei Dogi un dolce ricoperto con sottili foglie di oro zecchino. C’è però anche una data di nascita del pandoro, così come lo conosciamo oggi. È il 14 ottobre 1884, data di deposito del brevetto di Domenico Melegatti che sancì così la nascita del dolce dall’impasto morbido e dal caratteristico stampo di cottura con forma di stella troncoconica a otto punte, opera dell’artista Dall’Oca Bianca, pittore impressionista.
Oggi la storia del panettone e del pandoro continua, grazie all’inventiva di nuovi artigiani del gusto che contaminano questi dolci con sapori e gusti inconsueti. La novità dell’anno? Il panettone gastronomico con il gelato salato, condito con salumi e verdure.

All’enologo Renzo Cotarella conferito il premio Dino Casini da Ais Toscana

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Un momento della cerimonia a Villa Castelletti con l'enologo Renzo Cotarella e i tre premiati da I Balzini-Credits New Press PhotoE’ stato conferito a Renzo Cotarella, icona dell’enologia contemporanea, il Premio Dino Casini – Una vita per l’Ais Toscana 2014. La cerimonia si è tenuta ieri nel corso dell’evento degustazione Eccellenza di Toscana a Villa Castelletti a Signa che ha visto la partecipazione di un vasto pubblico di visitatori: sono state infatti oltre 1.300 le persone che hanno scelto di celebrare insieme ad AIS i migliori vini del Granducato.

ais toscanaQuesta manifestazione si conferma come un appuntamento molto gradito e partecipato dal pubblico – ha commentato il Presidente di AIS Toscana Osvaldo Baroncelli – e quest’anno per noi ha avuto un sapore ancora più speciale perché le eccellenze che abbiamo presentato sono quelle indicate nella “nostra” guida, AIS Vitae 2015, edita direttamente dall’associazione rappresentativa dei sommelier italiani e da essi stessi curata anche nella parte degli assaggi e delle valutazioni. Una manifestazione, quella tenutasi ieri nella location di Villa Castelletti, che cresce di prestigio e anche nei numeri: 126 i produttori presenti e oltre 1.300 gli enoappassionati che ci hanno scelto per trascorrere una giornata all’insegna della cultura del vino. Un ringraziamento particolare agli oltre 70 sommelier che hanno prestato servizio durante la giornata contribuendo alla buona riuscita di essa”.

L’altro appuntamento consueto dell’Eccellenza di Toscana è la consegna del premio Dino Casini – Una vita per l’AIS Toscana a un enologo che abbia saputo trasferire in un vino di nuova uscita particolari aspetti di toscanità riscontrati dai sommelier, intendendo con ciò anche la coniugazione di ricerca, innovazione e tradizione. E quest’anno l’enologo è Renzo Cotarella, capo dell’enologia e Amministratore Delegato della storica azienda vitivinicola fiorentina Marchesi Antinori dove è giunto, dopo una importante esperienza in Umbria, nei primi anni Novanta, diventandone prima direttore di produzione e responsabile enologia, poi Direttore Generale e oggi appunto Amministratore Delegato.

cotarellaUmbro di nascita ma toscano d’adozione, Renzo Cotarella è stato eletto insieme al fratello Riccardo miglior enologo del mondo 2001 da Wine Enthusiast, per la competenza e la dimostrata capacità di saper trasmettere passione e conoscenza del vino ma anche dei legni usati per l’affinamento. Tra i suoi cavalli di battaglia il Cervaro della Sala e il Tignanello, per il quale ha ricevuto il testimone di un altro grande nome che ha scritto la storia del vino in Toscana, Giacomo Tachis. Ed è stata proprio l’eredità professionale di Tachis a spingerlo verso importanti innovazioni, come la malolattica in barrique che sarà soltanto l’inizio di un continuo processo di affinamento tecnico in vigna e in cantina per ottenere un vino elegante ma di carattere e potenza.

“Ricevere oggi il Premio Dino Casini – ha commentato Renzo Cotarella – è per me un onore oltre che un piacere e un ricordo di una persona straordinaria che ha contribuito fortemente a fare dell’AIS quello che è adesso, portando anche un supporto concreto alle aziende vinicole e ai loro processi di sviluppo. Per noi che facciamo vino, è importante vedere come questo possa essere apprezzato e chi si adopera a fare formazione per quelle persone che si avvicinano al vino e si entusiasmano per esso, rappresenta un anello fondamentale della catena della creazione del valore, per tutta l’area enologica“.

Sempre ieri, è stata consegnata anche la borsa di studio offerta da I Balzini per i trent’anni di vita associativa di Vincenzo D’Isanto a un giovane sommelier professionista che ha frequentato con profitto il terzo livello del corso per sommelier presso la delegazione di Firenze. Vincitore è Simone Lo Guercio a cui è stato consegnato un assegno di importo pari al costo del corso di terzo livello. Secondo classificato Matteo Ceccarelli e terza classificata Eleonora Sammicheli.

Il G.A.L. Metropoli Est svela gli O.R.I. del Mediterraneo: tutte le carte vincenti.

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galPrevisti nell’ambito della politica comunitaria di sviluppo delle aree rurali, al fine di attuare i piani secondo l’approccio leader, i G.A.L. sono oggi sempre di più accreditati e in grado di contribuire alla crescita del territorio. Prova ne è la forza che esprimono in ogni area della regione attraverso interventi volti a dare risalto e merito a piccole e grandi realtà già operanti da tempo, ma anche a quelle che, attraverso una reale azione sinergica, vengono messe nelle condizioni di spiccare il volo. A dimostrazione di ciò giunge il progetto “O.R.I. – Del Mediterraneo”, che ha tenuto banco nella splendida cornice di Villa Rosa, a Bagheria, dove si sono riuniti e confrontati i 14 comuni siciliani (Bagheria, Baucina, Bolognetta, Campofelice di Fitalia, Casteldaccia, Ciminna, Lercara Friddi, Mezzojuso, Misilmeri, Santa Flavia, Trabia, Ventimiglia di Sicilia, Vicari e Villafrati) partner del “G.A.L. Metropoli Est”, il cui raggio di intervento copre una superficie territoriale di 536,08 chilometri quadrati insieme a ISC MADONIE, NATIBLEI e SICANI.
Un momento d’incontro e confronto, che s’inquadra nelle azioni pubbliche previste con il partenariato istituzionale ed economico-sociale del territorio.
Salvatore-Tosi«Intanto dobbiamo dire che i Gruppi di azione locale esistono e operano da circa 20 anni – spiega Salvatore Tosi, responsabile di Piano G.A.L. Metropoli Est – e, in quanto coalizioni miste tra pubblico e privato, sodalizio tra entrambi gli aspetti, mettono insieme enti pubblici, aziende, associazioni del terzo settore, sposando gli stessi ideali per proporre alla Regione Siciliana un piano di sviluppo che veda scendere in campo anche gli altri 16 G.A.L. sparsi nel resto dell’Isola. Abbiamo ottenuto un contributo di poco superiore a 7 milioni di euro, che abbiamo speso per lo sviluppo di temi come quello legato al turismo e all’aspetto rurale. In tutto 54, le iniziative messe in atto. Entro il 30 giugno del 2015 il progetto complessivo dovrà essere portato a termine, realizzando interventi che guardano alla valorizzazione della dieta mediterranea, al riuso degli scarti in agricoltura, infine alla creazione di un’offerta relazionale integrata dei territori afferenti ai G.A.L., da presentare a conclusione del percorso durante l’Expo 2015. Quindi, a brevissimo. Siamo keynesiani, nel senso che guardiamo a ottiche di brevissimo periodo».
Il bando a cui si riferisce Tosi è del 2009 e ha dato modo ai G.A.L., in quanto consorzio che nasce sulla scorta di un impulso dato proprio dalla Regione Siciliana, di vedere agire questo raggruppamento misto pubblico – privato, selezionando i piani più interessanti. Attivando, quindi, politiche di sviluppo locale, finalizzate alla crescita economica del territorio.
Bagheria«Il comprensorio di Bagheria – aggiunge Tosi – riceve per la prima volta questo tipo di finanziamento. Nel passato aveva ottenuto altri contributi, ma mai attraverso uno strumento leader come questo. Speriamo che questa esperienza venga premiata. Ora è partito il nuovo periodo di programmazione 2014/2020 ed è verosimile che le coalizioni così formate possano replicare la loro attività. Dovrebbero essere nuovamente selezionate attraverso procedure pubbliche, ma è anche possibile che vengano allargate dall’ingresso di nuove realtà e soggetti, il cui unico interesse è contribuire alla crescita del territorio. Il coinvolgimento e la formazione del partenariato serve per creare un piano di sviluppo condiviso che parta dal basso e che, attraverso un confronto continuo, sia accettato dalle sfere burocratiche più alte. Una logica capovolta, che può innescare nuovi e interessanti modelli partecipati».
Tra i comuni che condividono questo percorso partner c’è quello di Baucina, il cui sindaco è anche presidente del G.A.L. Metropoli Est.
coniglio«Io mi occupo della parte più politica – tiene a specificare Ciro Conigliotentando di compattare quei territori stracciati dalle incomprensioni e divisioni. Purtroppo non c’è una mentalità di cooperazione territoriale, quindi diventa spesso difficile crescere e farlo tutti insieme. Ormai siamo arrivati alla parte conclusiva della gestione dei progetti che coinvolgono le amministrazioni comunali, insieme a una trentina di privati, aziende che hanno voluto esserci, per esempio per far conoscere itinerari turistici rurali noti solo a pochi. Le nostre eccellenze, poi, fanno gola a tutto il mondo. Ne abbiamo avuto una recentissima dimostrazione in occasione di due uscite pubbliche per promuovere il nostro agroalimentare: una a ottobre a Talin, in Armenia; l’altra, a novembre, a Monaco. A giugno saremo all’Expo, dove cercheremo di fare capire quali bellezze possiede la Sicilia, terra molto complessa e difficile, nella quale la gelosia riesce purtroppo a distruggere tutto. Il lavoro che stiamo continuando a fare vuole invertire una tendenza, che ha negli anni creato molti problemi. Abbiamo realizzato un buon lavoro. Aspettiamo la prossima programmazione, ma siamo già pronti».
Che nei G.A.L. ci siano soggetti di ogni genere, ovviamente tutti volti alla promozione del turismo, dell’agricoltura, del territorio, lo dimostra anche la presenza di una realtà editoriale come la rivista “Sicilia, L’Isola del Tesoro“, tesa a realizzare un rapporto di comunicazione tra territorio e mercato.
porretto«Tento di fare passare un concetto – sottolinea Agostino Porretto, presidente dell’Osservatorio politica turistica mediterranea che edita il periodico – e cioè che, dopo avere costruito il giocattolo, dobbiamo creare il marchio e darlo a chi deve usare il nostro prodotto. Noi vendiamo il territorio. La nostra rivista esiste dal 2004 ed è una pubblicazione quadrimestrale di alta levatura culturale. Gli elementi che mi piace promuovere sono i beni culturali e le strategie turistiche, puntando all’aspetto antropologico di un territorio che è la vera ricchezza. In particolare, per quanto riguarda il G.A.L., mi piace parlare di quel patrimonio immateriale che abbiamo nel nostro territorio e che costituisce i punti di forza di un turismo, diverso da quello tradizionale, che mira ad accogliere chiunque e in misura sempre maggiore. Noi stiamo puntando al territorio interno, trovando nuove strade e strategie per far scoprire al visitatore quello che cerca. Il turista, oltre a vedere l’opera d’arte, il paesaggio, un bene culturale rinomato, può e deve cercare di conoscere l’uomo, colui che vive sul territorio. La Sicilia interna può dare tantissimo da questo punto di vista. Una delle cose che sto tentando di divulgare tra gli operatori turistici è il coinvolgimento, nella nostra quotidianità, di chi decide di trascorrere del tempo in Sicilia, dandogli modo di cucinare con noi, di fare passeggiate insieme, aiutandoci magari a coltivare determinati esemplari arborei. Ognuno andrà via, portando con sé non solo il luogo visitato ma anche il modo di vivere in questa realtà. Gal-Metropoli-Est-300x300Un compito che spetta allo stesso modo al giornalista, nel cui pezzo voglio vedere emergere la vitalità dei luoghi che si accinge a descrivere. E ricordiamocelo sempre, la nostra Isola piace tutta, senza distinzione di città o aree geografiche, quindi va promossa a 360 gradi».
Con un futuro di che genere?
«Io ho lavorato tanti anni nella direzione del turismo generale e voglio trasferire questa mia esperienza. Quelli odierni sono anni di transizione, difficili e complicati, ma dobbiamo utilizzarli per eliminare tutte le incrostazioni. Dal 2016 credo che ci riprenderemo. Come ogni fenomeno fisico. Ricordiamoci, però, che la crescita di un paese dipende dai suoi cittadini, dai suoi abitanti; se non ci crediamo noi, non andiamo da nessuna parte. Abbiamo realtà umane e materiali bellissime, uniche, un patrimonio materiale e immateriale che dobbiamo capire e tutelare. Solo così potremo vedere la Sicilia riprendersi ed esprimere tutta la sua forza e bellezza».

Gilda Sciortino

 

Foto: Web e Francesco Panasci

Bruno Barbieri: ” Deluso,torno in Italia”. Ma del suo locale bolognese non c’è traccia.

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bruno-barbieriNon è durata moltissimo l’esperienza di Bruno Barbieri nella  “Perfida Albione“. Lo chef multistellato infatti ha lasciato il Cotidie, locale di lusso di cui era socio dal 2012  nella capitale inglese. In parte per problemi di “presenza” dovuti ai suoi molteplici impegni televisivi in Italia, ma in buonissima parte anche per una insoddisfazione di fondo, sia a livello personale che professionale.

E mentre continua ad impazzare la “fuga di cervelli”, almeno in cucina il trend si inverte con il “rientro dei mestoli”: infatti Barbieri non intende rimanere inattivo limitando le sue apparizioni allo show biz. Da tempo lo chef ha infatti annunciato l’apertura di una trattoria ” old style” nella sua città, ossia Bologna. Una cosa alla buona, così come l’ha descritta proprio lo stesso Barbieri, in stile anni 70, con bicchieri spaiati e vino sfuso. Voci di corridoio avevano individuato una ipotetica sede  in Casa Godot, in via Cartolerie, e l’annuncio diceva che il locale avrebbe aperto nel 2014. Oggi, a pochi giorni dalla fine del 2014, però non se ne sa più niente.

cotidieMa cosa non ha funzionato a Londra? I costi, proibitivi: si parla di un affitto mensile pari a 25.000 sterline per il Cotidie. Poi il personale per il quale  il fine turno è sacro ed indifferibile, anche a locale pieno. Infine, ma probabilmente più importante di tutto il resto, la scarsa cultura enogastronomica degli anglosassoni e la loro propensione verso piatti ” aggiustati”, e la difficoltà a reperire la materia prima: dovendola dunque importare nella sua quasi totalità. Il tutto, messo insieme, porta i costi a livelli probabilmente insostenibili laddove la qualità o scende o sembra non essere apprezzata quanto meriterebbe.

Così, dopo poco più di un anno di compartecipazione nella gestione del prestigioso locale, Bruno Barbieri ha lasciato il cielo di Londra: ma del suo ristorante tanto annunciato, a Bologna non v’è traccia.

cracco_1E l’Inghilterra deve avere un appeal ( o un dis- appeal, rimane da capire) tutto particolare presso gli stellati italiani di grande fama mediatica. Neppure Carlo Cracco ne è immune: la sua ultima “invention” si chiama proprio Carlo e Camilla in Segheria, e si trova però in via Meda a Milano. Un quartiere border line in cui il blend tra decay ed elegance è la prima cosa che salta agli occhi. Singolare il nome, singolare il fatto che il sito di primo acchito “parli” inglese e mostri un abbozzo che ricorda il  royal crest anglosassone, presente anche sul Menu. Un affare di famiglia, dato che il locale è un progetto comune tra Carlo Cracco e Nicola Fanti, fratello della compagna dello chef. carlo e camillaChe sia stato un buon investimento e che il locale viva all’altezza delle aspettative del nome di Cracco è tutta un’altra storia e,per dirla alla “Carlo e Camilla”, time will tell. Radical Chic, grande tavolaccio in stile “volemose bene” in cui perfetti sconosciuti cenano gomito a gomito: basta questo per creare un brand? Per costruire un successo? Vedremo. Certo è che lavorare nella ristorazione e ritrovarsi per cognato Carlo Cracco è un jolly da poter giocare con la quasi certezza di vincere, anche se i nove mesi di attività già trascorsi non collocano questo locale tra i preferiti dei milanesi e non. Rodaggi lenti? Probabile: o forse l’assenza giustificata di Carlo Cracco si fa sentire.

cannavacciuoloIntanto rimaniamo in attesa della cucina verace promessa da Bruno Barbieri, delle sue tagliatelle e delle crescentine fatte come Dio comanda, nel suo ambiente retrò e scalcinato a prezzi popolari.

E in tutto questo tourbillon di marchi e locali, dov’è Antonino Cannavacciuolo?

Lui è li. Li dove è sempre stato negli ultimi 15 anni: ad Orta San Giulio, a  Villa Crespi insieme alla moglie Cinzia. Li dove, probabilmente molto presto, splenderà una terza stella.

Alessandra Verzera

 

Foto: Web

 

Roberto Gentile: ” un giorno sarò il nuovo Carlo Cracco”

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roberto gentile1Roberto Gentile è figlio d’arte. Non che suo padre sia un cuoco professionista, ancorchè appassionato di buon cibo e di fornelli. Suo padre è Tony Gentile, uno dei più grandi fotoreporter siciliani conosciuto ben oltre lo stretto.
Sue sono infatti le più belle immagini che ritraggono i giudici Falcone e Borsellino insieme e che hanno fatto il giro del mondo: scatti che sono diventati icona dell’antimafia e della memoria. Tony è un artista che dialoga con la sua reflex, laddove suo figlio conversa con le pentole. Ed entrambi, nella loro arte, si esprimono divinamente.

 

gentile patateRoberto, sedici anni: i tuoi coetanei nel tempo libero dalla scuola e dai compiti si riuniscono per giocare con l’ X Box. Tu, come passi il tuo tempo libero?

Trascorro il mio tempo libero per la maggior parte cucinando. Quando finisco di studiare entro in cucina, apro i cassetti, il frigorifero, controllo la dispensa, prendo pentole e mestoli e preparo qualcosa. A volte realizzo qualche dolce, altre volte eseguo degli esercizi di tecnica per migliorare le mie abilita’. Quasi tutte le volte, pero’, lascio la cucina in una condizione di caos e disordine, e ammetto che mia madre non e’ molto contenta di questo!

gentile spaghettiFrequenti il Liceo Linguistico, nulla che abbia a che fare con i fornelli: ma allora da dove nasce la tua passione per il cibo e le sue preparazioni?

Ho scelto di frequentare il liceo linguistico perche’ ho anche una grande passione per le lingue straniere, e perche credo siano fondamentali per viaggiare, scoprire ed imparare il piu possibile. La passione per la cucina nasce dalle mie origini, sono siciliano e come tale non potevo non essere innamorato del cibo, dei prodotti e delle mie tradizioni. Nella mia regione il cibo e’ qualcosa di prezioso, e io ho deciso di seguire questa strada.

gentile tagliataDa piccolo eri molto goloso? Ti piaceva osservare la nonna o la mamma in cucina?

Ricordo i pranzi e le cene in famiglia di quando ero piccolo, nella mia famiglia sono tutti piuttosto bravi a cucinare, e probabimente ho appreso qualcosa dai gesti dei miei genitori, delle mie zie e delle mie nonne. Mi piaceva molto osservarli a lavoro, e ovviamente mi piaceva anche molto mangiare quello che avevano preparato. Ero molto goloso, sia del dolce che del salato, in Sicilia sarebbe impossibile non esserlo.

roberto piccoloA che età hai preso in mano la prima pentola?

Posso rispondere a questa domanda raccontando un piccolo aneddoto che mi e’ accaduto quando avevo 3 anni. Stavo tornando a casa con la mia famiglia, e quella sera mio padre avrebbe cucinato il coniglio alla cacciatora. Decisi di avvicinarmi ai fornelli, sul fuoco c’era un tegame pieno d’olio bollente, alzai il braccio e con uno strano movimento lo rovesciai sulla mia mano. Questo e’ il primo vero contatto che ho avuto con la cucina, e ne porto ancora i segni, chissa’ se e’ un caso?

Quale è stato il tuo primo esperimento in cucina?

Probabilmente la prima volta in cui preparai veramente un’intera cena da solo fu quando avevo circa 11 anni. Mio padre invito’ a casa il suo capo, e mi affido’ la preparazione di un primo e di un secondo. Decisi quindi di realizzare un timballo di “pasta con l’anciova” e della parmigiana di melanzane monoporzione. La cena ando’ bene e questo e’ stato probabilmente il mio primo vero esperimento in cucina.

gentile carbonaraInutile chiederti chi cucini in casa Gentile…

Cucino spessissimo io, sia a pranzo che a cena, a volte insieme a mio padre con cui condivido questa grande passione. Realizziamo in certe occasioni piatti semplici, in altre piatti piu’ elaborati, e ovviamente nei giorni di festa e’ un piacere invitare amici e parenti a casa nostra e realizzare per loro dei menu particolari e divertenti.

gentile uovo craccoI tuoi piatti, realizzati – va detto – in una cucina casalinga, si ispirano ai grandi nomi dell’alta cucina italiana: Davide Scabin, Carlo Cracco, Antonino Cannavacciuolo: ma loro lo sanno che un sedicenne che studia al liceo linguistico è in grado di “osare” tanto?

Per me loro sono degli idoli da cui prendere spunto, trarre idee e cercare di imparare. Penso sia importante studiare dai piu grandi chef e apprendere il piu’ possibile riguardo nuove tecniche, modalita’ di cottura e di impiattamento. Credo anche che sia essenziale a volte copiare un pochino dai piu’ bravi, fino a quando arrivera’ il momento giusto per mettere insieme tutte le conoscenze, e per poter andare avanti con le proprie forze. Non penso proprio che sappiano di me, ma sarei onorato e felicissimo se lo scoprissero!

gentile filettoUno dei tuoi piatti è il filetto alla Wellington à la mode di Gordon Ramsay: un piatto che ha messo in ginocchio diversi chef di lungo corso ed anche più di un concorrente di Master Chef USA. Il sedicenne Roberto Gentile dove vuole arrivare?

Il filetto alla Wellington e’ sicuramente uno dei piatti della gastronomia piu difficili da realizzare. Bisogna far attenzione a tanti particolari e ovviamente alla cottura del filetto. Il giorno dopo averlo realizzato, sono andato con mio padre dal macellaio e gli abbiamo mostrato la foto del risultato, ed e’ rimasto a bocca aperta! Il mio obiettivo adesso e’ semplicemente quello di crescere, migliorare il piu possibile e anche divertirmi, poi vedremo quello che il futuro ci regalera’.

gentile cuttaiaHai incontrato diversi chef di alto livello, tra cui Pino Cuttaia, bistellato siciliano: quanto ti affascina l’ambiente delle cucine professionali?

Ho conosciuto Pino Cuttaia, Massimo Bottura, Francesco Apreda, Heinz Beck e tanti altri. Ammirare il loro lavoro all’interno delle cucine professionali e’ qualcosa di fantastico e di emozionante. La mia passione e’ determinata sia dall’amore per il cibo ma anche dall’atmosfera che circonda questo mondo. La determinazione, la tecnica, la passione e il sogno sono gli ingredienti che mi affascinano di piu.

gentile pinguinoCosa vedi nel tuo immediato futuro?

Nel mio futuro immediato vedo umilta’, sacrificio e un pizzico di ambizione. Ho avuto la grande fortuna di ricevere un’offerta da un ristorante a Palermo per uno stage estivo, e non vedo l’ora di cominciare con questa esperienza e dare il meglio di me. Sono contento di poter entrare in una cucina professionale e lavorare in una vera e propria brigata, spero di cogliere questa opportunita’ al massimo e di poter costruire le fondamenta per la mia carriera.

gentile polpoE nel medio e lungo termine?

Nel lungo termine invece vedo il mio sogno. Vedo la volonta’ e il desiderio di aprire un ristorante tutto mio, in cui proporre la mia cucina e far emozionare la gente. Ma prima di ciò, sogno di poter accedere alla scuola Alma del grande Gualtiero Marchesi. Ogni giorno che passa cerco di crescere e di fare dei piccoli passi in avanti, e ogni sacrificio lo faccio con l’obiettivo di rendere orgogliosi i miei amici e parenti, e con lo scopo di realizzare il mio sogno piu’ grande!

 

E se è vero che ogni grande chef deve essersi “bruciato le mani” prima di divenire tale, allora di Roberto Gentile sentiremo parlare tanto.

Alessandra Verzera

Cipolla: povera, ma piena di virtù

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cipolla_di_giarratana2Un alito sgradevole ma una forte protezione contro il cancro allo stomaco. Le proprietà benefiche della cipolla sono conosciute fin dai tempi degli antichi Egizi e ora sappiamo qualcosa di più sui meccanismi d’azione e sui composti che sono all’origine delle virtù salutistiche di questo ortaggio grazie a una ricerca italiana, realizzata dall’Istituto Mario Negri di Milano.
Il merito non sarebbe da attribuire solo alla quercitina, la molecola antiossidante della cipolla, ma soprattutto a quei composti solforati che sono responsabili dell’alito pesante. Queste molecole, infatti, attaccherebbero in modo naturale l’Helicobacter pylori, principale causa del tumore dello stomaco.
Non occorre, però, abbuffarsi di cipolla. Due porzioni da circa 50 grammi alla settimana sono sufficienti a far diminuire il rischio di ammalarsi di cancro allo stomaco del 40% rispetto alla media.
Seppure in misura minore, il rischio diminuisce anche con l’aglio. “Abbiamo svolto anche una meta-analisi degli studi riportati in letteratura e relativi a più di 10mila casi – ha dichiarato l’autore dello studio Carlo La Vecchia – Questa ha confermato i potenziali effetti protettivi di cipolla e aglio nei confronti dei tumori dello stomaco”.

Condire con l’olio d’oliva salva il cuore

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olio-di-olivaSecondo i ricercatori scozzesi della Glasgow University basterebbero 20 ml (pari a due cucchiaini) al giorno di olio extra vergine di oliva per 6 settimane per vedere benefici effetti per il cuore, quindi anche condendo l’insalata o una caprese possiamo fare prevenzione.
La ricerca è stata condotta su 69 tra uomini e donne e gli scienziati attribuiscono i benefici clinici rilevati agli omega 6 contenuti nell’olio di oliva. Due infatti gli effetti rilevati al termine del periodo di prova, una riduzione della pressione sanguigna e una riduzione dei marker infiammatori legati alle patologie cardiachOLIO-EXTRAVERGINE-DOLIVAe.

La ricerca ha applicato una nuova tecnica diagnostica, basata su alcuni peptidi identificati come responsabili di malattie cardiache come il CAD (coronary artery disease). Il sistema di misura individuato dai ricercatori variava su una scala da 1 (attacco cardiaco imminente) a – 1 (salute coronarica perfetta).

Una dieta di sole 6 settimane a base di olio extra vergine d’oliva ha portato il valore medio dei pazienti da -0,5 a -0,8, un miglioramento considerevole e statisticamente significativo.