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Milano brilla di stelle per la presentazione della Guida Euro-Toques Italia 2016

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eurotoques guida 2014Domenica 20 dicembre, a partire dalle ore 18.30, l’Excelsior Hotel Gallia, a Luxury Collection Hotel di Milano, riaperto dopo un eccellente lavoro di restauro e uno strategico ampliamento, si riempirà di stelle in occasione della presentazione della nuova Guida Euro-Toques Italia 2016 ( nella foto l’edizione 2014, ndr). Caratterizzata da una veste grafica elegante e ricca di informazioni, la Guida contiene le schede dettagliate di circa 170 cuochi degli oltre 200 iscritti all’associazione ed è stata realizzata da Italia a Tavola. Renato-MissagliaAssoluta novità per prodotti editoriali di questo tipo è la presenza dei ritratti di tutti i cuochi di Euro-Toques realizzati da Renato Missaglia, ormai diventato il ritrattista dei protagonisti del mondo dell’enogastronomia italiana.

L’evento sarà un importante momento di incontro e condivisione per Euro-Toques, l’unica associazione voluta, riconosciuta e approvata dall’Unione Europea, che ad oggi conta più di 3.000 cuochi associati e include tutti i “3 stelle Michelin” italiani, nonché l’occasione per presentare i suoi importanti partner.

gualtiero_marchesi_alma-1La serata si aprirà con un talk show sul tema più che mai attuale “Dopo la crisi e dopo l’Expo, la ristorazione come valore sociale”, a cui prenderanno parte: Lino Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercizi); Gualtiero Marchesi, presidente onorario e fondatore di Euro-Toques, considerato all’unanimità lo chef italiano più famoso nel mondo e il fondatore della “nuova cucina italiana”; Enrico-DerflingherEnrico Derflingher, presidente di Euro-Toques International e Italia, senza dubbio il miglior testimonial della cucina italiana nel mondo che, in oltre 30 anni di carriera, ha onorato il Belpaese cucinando, tra gli altri, per la Casa Reale Inglese e per George Bush Sr., oltre ad aver aperto più di 30 ristoranti in Asia; Rocco Pozzulo, presidente della Fic (Federazione Italiana Cuochi); PozzuloGianluca Boccoli, vicepresidente di Noi di Sala, l’associazione dei professionisti di sala e cantina; Alberto Lupini, direttore di Italia a Tavola. A moderare gli interventi sarà la celebre eco-foodblogger Lisa Casali, in prima linea nella lotta contro gli sprechi alimentari con il suo seguitissimo blog Ecocucina e presentatrice di “The Cooking Show”, il fortunato programma culinario legato a Expo in onda su RaiTre.

galliaL’evento proseguirà quindi con un aperitivo curato da Enrico Derflingher e Gianni Tarabini (La Présef, 1 stella Michelin) e con il cocktail bar affidato a Flavio Esposito, barman del Boutique 12 di Milano. Seguirà la cena di gala curata da cuochi stellati di altissimo livello: Chicco e Bobo Cerea (Da Vittorio, 3 stelle Michelin), Alessandro Negrini e Fabio Pisani (Il Luogo di Aimo e Nadia, 2 stelle Michelin), Sandro e Maurizio Serva (La Trota, 2 stelle Michelin), Gaetano Trovato (Arnolfo Ristorante, 2 stelle Michelin) e il maître pâtissier Gianluca Fusto. La musica lounge di Roby Bazzani di RTL 102.5 farà da sottofondo alla serata. A fare da cornice all’iniziativa sarà l’iconico albergo meneghino aperto per la prima volta come “Palazzo Gallia” nel 1932, fortemente legato alla storia di Milano e, al tempo stesso, proiettato verso il futuro della città in virtù della sua posizione privilegiata, nel cuore del quartiere emergente di Porta Nuova.

Il Caviale di Lumaca, la nuova frontiera dell’eccellenza ( e del lusso) Made in Sicily.

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cavialeIn campo “extra gastronomico” non avevamo ancora fatto in tempo ad abituarci ai prodigi della bava di lumaca ad uso cosmetico e a vincere – confessiamolo – un certo connaturato disgusto verso il viscido elemento, che all’improvviso veniamo catapultati in qualcosa di ancora più incredibile. Il Caviale Bianco; così è conosciuto infatti da una ristretta e privilegiata nicchia di connoisseurs e gourmands questo incredibile prodotto che nasce e viene consumato in Francia da un paio di decenni, e  che  in Italia viene prodotto a Campofelice di Roccella – in territorio madonita – da un’azienda che porta un nome carico di promesse che è  Dhelixia. L’azienda ha presentato il prodotto durante una puntata dell’ultima edizione di Master Chef Italia, ma non è massivamente presente a livello pubblicitario e di comunicazione. E del resto questi non sono prodotti da scaffale nè da supermercato, e chi va alla ricerca di una certa nicchia sa dove cercare. Il Caviale di Lumaca non è a buon mercato ed anzi il prezzo è allineato al prezzo del caviale Osetra, ma distante da quello notevolmente più elevato del Beluga ed del Sevruga, largamente più conosciuti dal grande pubblico e con una caratteristica organolettica decisamente molto più tendente al sapido che non il soave caviale di lumaca. Un vasetto da 50 grammi ha un costo di 80 euro.Un prodotto che  offre certamente una nuova esperienza di gusto con dei sentori spiccatamente erbacei che ben si accompagnano a pesci dalle carni delicate e alle salse leggere. All’olfatto presenta  profumi di sottobosco, funghi, foglie di quercia. Ma non solo organolettiche sono le qualità di questo lussuosissimo alimento: ogni perla infatti porta con sè un prezioso patrimonio nutritivo. Il caviale è anche un potente antiossidante che riduce l’insorgenza di malattie cardiache e cardiovascolari.

caviale biancoSe servito come entrèe il caviale, bianco o grigio che sia, pretende una temperatura di servizio non inferiore ai -2 gradi e non superiore ai 2 gradi positivi. E’ imperativo inoltre che tale temperatura venga mantenuta anche durante la permanenza in tavola e quindi il caviale va servito in vetro con del ghiacchio tritato  posto in un piccolo vassoio sotto la ciotola in vetro, e va ammannito usando solo ed esclusivamente utensili in porcellana. Posate in acciaio o altro metallo sono fortemente lesive delle caratteristiche organolettiche del prezioso alimento, e dunque non vanno adoperate. Il caviale inoltre non va mai, e per nessuna ragione, cotto. E non esistono deroghe neanche pluristellate a questa regola.

Tornando alle sue proprietà, e qui si apre tutto un altro fronte di discussione, pare anche che le preziose perle abbiano un ragguardevole effetto afrodisiaco: in virtù di quali elementi e particolari proprietà però non è dato di sapere e bisogna soltanto fidarsi e provare dando per buono il fatto che il caviale di lumaca fosse dagli antichi greci chiamato “Perla di Afrodite“, dea dell’amore e della sessualità.

caviale lumacaAl di la dei gusti personali la produzione di caviale di lumaca è sicuramente un’iniziativa interessante a fini occupazionali: considerato il fatto che la Sicilia è piena di lumache – da cui derivano molti piatti tipici della tradizione e di alcune feste in particolare come ad esempio, il Festino di Santa Rosalia a Palermo, o le grandi abbuffate siciliane di ferragosto, e che hanno generalmente un gusto più delicato e carni più tenere rispetto alle “sorelle” del resto del Paese o addirittura estere –  la produzione del caviale che da esse deriva in suolo siciliano non può che essere eccellente e costituire il top di gamma tra le varie produzioni. Sicuramente appealing tra i conoscitori ed i consumatori di queste sferette perlacee. craccoL’aspetto dell’ inusuale prelibatezza è meraviglioso: perle iridescenti, simili a piccole uova satinate, eleganti nel loro candore degno di una sposa. E naturalmente non poteva Carlo Cracco esimersi dal creare un piatto in cui  far esprimere al meglio queste pregiate sferette madreperlacee. Ed infatti, nell’ambito di Identità Golose, il fascinoso chef  veneto ha stupito tutti con un primo piatto “impervio”:  Pàche con lingua di vitello e caviale di lumaca.  “Le pàche – ha spiegato lo chef – sono la versione trentina dei paccheri, più piccole di circa un 25%, di cui cercavo la consistenza, quindi più facili da mangiare“. Vengono cotte in acqua salata e poi finiscono la cottura in padella con un succo di prezzemolo. Quando il verde smagliante della clorofilla ha ben nappato le pàche, sul piatto trovano spazio le striscioline di lingua di vitello lesse e le uova di lumaca. Ovvero il pregiato Caviale Bianco.

 

Alessandra Verzera

La granita si mette in mostra

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imagesDomenica 20 dicembre, alle ore 17.00, presso il museo di Trecastagni, ex Chiostro di San Francesco (piazzale Vecchio Municipio), sarà inaugurata la mostra interattiva Dalle Neviere e Nevaroli di Sicilia alla storia della Granita Siciliana,promossa e realizzata dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, con il patrocinio del Comune di Trecastagni (CT), e visitabile fino al 31 dicembre 2015. Un tuffo nel passato per conoscere e scoprire nel dettaglio e dall’origine la storia del commercio della neve e della granita artigianale in Sicilia, i suoi personaggi, il territorio, le materie prime. 

L’Assessorato regionale dei beni culturali e dell’Identità siciliana che da poco ho l’onore di dirigere – affermaCarlo Vermiglio ­ ha voluto promuovere e realizzare questa iniziativa per far conoscere al vasto pubblico un importante tassello della storia economica e sociale dell’isola. Fino all’affermazione della refrigerazione artificiale negli anni Cinquanta del secolo scorso, la neve delle nostre montagne ­ e in particolare dell’Etna, principale “serbatoio” della Sicilia ­ costituì un’importante fonte di lavoro e di godimento per il palato, alimentando la produzione di gelati e sorbetti molto apprezzati tra ‘700 e ‘800 per la loro qualità e varietà anche dai viaggiatori del Grand Tour”.

copertina

La mostra, a cura di Tiziana Privitera, nasce dalla collaborazione tra la startup innovativa Interactivia e Progetti Collaterali. Il percorso espositivo si articola in otto spazi che, con strumenti tradizionali e tecnologie innovative nel campo della  isualizzazione dei contenuti, coinvolgeranno i cinque sensi per favorire l’approccio con patrimonio identitario siciliano e sensibilizzare le nuove generazioni sui mestieri antichi fatti di personaggi storici e strumenti artigianali.

“Il visitatore ­ spiega la Privitera ­ sarà trasportato in un contesto dove potrà ammirare pezzi storici e fotografie, leggere testi descrittivi e curiosità, vivere un’esperienza unica attraverso i cinque sensi.

L’allestimento è caratterizzato dall’utilizzo di materiali tipici della tradizione: antichi pozzetti da trasporto, mantecatori manuali a refrigerazione con ghiaccio e sale, arnesi da lavoro, paglia, sacchi in juta, che, partendo dagli antichi Nevaroli, rimandano ai personaggi e agli strumenti che hanno fatto la storia della Granita Siciliana”.

Diverse istallazioni interattive daranno luogo a una stimolazione polisensoriale: visiva, attraverso videocamere che rilevano i movimenti, luci, monitor, proiettori, macchine del fumo; olfattiva, grazie a speciali diffusori di essenze; sonora, attraverso altoparlanti; o ancora tattile, attraverso l’uso di dispositivi di movimento o sensibili al tatto (display, semplici bottoni). In una stanza polisensoriale interattiva, grazie all’utilizzo della tecnica delle “interactive videoprojection”, sarà ricreato uno scenario virtuale dove i visitatori, semplicemente passeggiando all’interno della stanza, potranno interagire con le proiezioni rivivendo cosi le sensazioni che avrebbero provato all’esterno.

E poi, in programma i laboratori dedicati alla realizzazione della granita fatta a mano: si procederà insieme al pubblico alla preparazione della “salamoia”, miscela eutettica utile alla realizzazione della granita, e si realizzerà la granita nell’apposito pozzetto immerso nel ghiaccio e sale, fino a farla degustare al pubblico presente, facendo vivere un’esperienza indimenticabile e fuori dal tempo.

All’inaugurazione della mostra interverranno Anthony Barbagallo Assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, Giovanni Barbagallo Sindaco del Comune di Trecastagni, Fulvia Caffo Soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Catania, Giuseppe Castiglione Sottosegretario Ministero Politiche agricole, alimentari e forestali, Luigi Messina Responsabile Unico del Procedimento e Tiziana Privitera Curatrice della Mostra.

 

Orari apertura:

 

da lunedì a venerdì ore 09.00 – 13.00

domenica ore 09.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00

con visite guidate alle ore 09.30 e solo la domenica anche alle ore 16.30

 

CHIUSA il 25 e 26 dicembre

 

 

Auguri FUD!

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12359919_947086722033514_2938167173845304464_nTantissime persone ieri hanno festeggiato insieme in due città in contemporanea il compleanno del locale più innovativo e social della Sicilia. Il format di panini siciliani, da poco raddoppiato a Palermo, ha ‘radunato’ tutti i produttori che collaborano al progetto, chef amici e creativi che da tre anni hanno reso possibile il sogno di Andrea Graziano.

Il menu della festa è stato ricco e goloso: la chef Valentina Chiaramonte, creativa cuoca nel suo home restaurant Chez Munita di Palermo ha proposto PorkCiok, una golosa rivisitazione della Impanatigghia, l’antico dolce barocco siciliano a base di carne e cioccolato, con carne di maiale, melanzana, cioccolato 80% dell’Antica Dolceria Bonajuto di Modica e una maionese alla soya.

Lo chef Leonardo Cuscona del ristorante Terra mia di Solicchiata ha preparato un Panino con pane al nero di seppia, ricotta, pomodoro e pistacchi.

Il pizzaiolo di FUD Catania Danuska ha proposto una focaccia con zucca stufata, funghi di Ferla trifolati e salame sant’Angelo.

L’Antica Macelleria Cottone di Palermo ha stupito con un intenso hamburger di agnello siciliano con salsa di yogurt e menta e carpaccio di pera.

Lo staff di cucina di Palermo ha presentato due panini nuovi, anteprime assolute del menu 2016: OT FUD, il Panino più piccante di FUD, con pollo, peperoni, chili, paprika, Canestrati al pepe e anelli di cipolla croccanti e il PULL PORK, un Panino a base di maiale marinato nella Birra For Sale del Birrificio Tarì cotto 12 ore a bassa temperatura e servito sfilacciato con la sua salsa.

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Non sono mancati inoltre degustazioni e assaggi di salumi, formaggi e sfizi: la Porchetta incredibilmente intensa di Nero maialino, il Salmone “Fumo e sale” con sale di Mozia, i salumi di Massimiliano Castro, le mozzarelle di Bubalus, le mandorle di Barrafranca di convicinum, la manna di Giulio Gelardi, le provole delle Madonie di Sandra e Agron Invidiata, le confetture e le gelatine di Terre di Giurfo, le confetture di Agrirape, i biscotti speziati allo zenzero di Mastro Focaccina, le Sfincette di Nonna Ciccia e la Cuccia di Grano di Tumminia dei Mulini del Ponte di Filippo Drago, mentre Tiziana di GrassePiante, ha presentato le nuove piantine di FUD, il tutto organizzato con la supervisione di Elisia Menduni, giornalista e creativa del mondo del food, che di FUD è stata ideatrice insieme ad Andrea Graziano.

La serata è stata comunicata in perfetto stile FUD dai ragazzi di Add Design, che hanno monopolizzato l’attenzione dei Social con il racconto live dell’evento.

Brindisi e degustazioni con il Voria, il vino naturale che FUD ha prodotto con Marco Sferlazzo dell’Azienda Porta del Vento, le birre Tarì e il cocktail A19, a base di Amara, il liquore tutto siciliano di arance rosse.

Assaggi e sorsi di una festa che, proprio sulla traiettoria dell’A19 tra Palermo e Catania, itinerario interrotto e ancora oggi di difficile percorrenza, celebra due città e due locali vivaci e pieni di vita.

Il Parlamento europeo dice no agli Ogm. Scaffidi, Slow Food: ” Abbiamo diritto di scegliere il nostro cibo”

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cinzia scaffidiCon 403 voti favorevoli e 238 contrari il Parlamento europeo riunito in seduta plenaria si è opposto alla decisione della Commissione europea di autorizzare l’uso del mais geneticamente modificato NK603xT25 della Monsanto, sostenendo come la decisione non fosse coerente con il diritto comunitario che intende preservare alti livelli di salute e tutela ambientale all’interno dei suoi confini. «Nonostante il parere del Parlamento non sia giuridicamente vincolante», dichiara Cinzia Scaffidi, vicepresidente di Slow Food Italia, «questo voto manda un chiaro segnale alla Commissione europea, che ha ignorato il parere della Commissione ambiente del Parlamento, secondo cui il NK603×T25 non doveva essere autorizzato proprio in quanto tollerante agli erbicidi glifosati e glufosinati. Ancora una volta, quindi, la Commissione europea non ha preso in considerazione le preoccupazioni e la volontà di tutti i cittadini, che eleggono i loro rappresentanti in Parlamento, e delle organizzazioni che si sono espresse contro gli Ogm. C’è in gioco la sovranità alimentare dei cittadini europei, a cui deve essere riconosciuto il diritto di scegliere il proprio cibo sapendo esattamente cosa contiene e di vedere tutelata la propria salute. Il parere del Parlamento europeo è chiaro. Evidentemente occorre rivedere le modalità del processo di autorizzazione che consentono sempre nuove revisioni lasciando ampi spazi di manovra alle lobby che tutelano gli interessi delle multinazionali e consentono di ignorare chi vuole tutelare gli interessi dei cittadini», conclude Scaffidi.

Olio Extra Vergine di oliva: grandi marchi sotto inchiesta

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oliveNel pieno della campagna olearia, con i frantoi in piena attività e milioni di litri di ottimo extra vergine d’oliva italiano che sgorgano per allietare i palati più raffinati, il mondo olivicolo-oleario è stato scosso da scandali a catena. L’ultimo ha visto al centro delle scene la Puglia, regione oliandola per eccellenza, dove 7.000 tonnellate di prodotto, ovvero più di 7 milioni di litri, sono finite sotto inchiesta. olive cestiSecondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sarebbero state vendute come Made in Italy essendo in realtà una miscela di oli comunitari ed extracomunitari, provenienti anche da Siria, Turchia, Marocco e Tunisia. L’inchiesta, che vede sei persone indagate e una decina di aziende coinvolte nell’operazione svolta dal Corpo Forestale dello Stato, è scattata a pochi giorni da quella che ha coinvolto sette famosi brand condotta dal pubblico ministero di Torino, Raffaele Guariniello. In quel caso le aziende sono accusate di aver vendute per extra vergine quello che era in realtà solo olio vergine di oliva, ovvero una categoria commerciale inferiore. Gli oli in questione facevano male alla salute? Al momento non emergono indizi che fanno pensare a simili ipotesi, anche se l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari non si è conclusa e le indagini mirano proprio a stabilire la “genuinità” degli oli venduti. olio di oliva lo genco 1Da un olio extra vergine d’oliva, però, non chiediamo che non ci faccia male ma che, anzi, faccia bene alla nostra salute. Allora come scegliere un olio con queste caratteristiche, e che sia anche buono al palato? In Italia esistono più di 500 differenti cultivar di olivo e migliaia di aziende olivicole e olearie che si dedicano con passione alla produzione di eccellenze buone e che fanno bene. Si tratta della vera e propria spina dorsale del Made in Italy, piccole e medie imprese che, in buona parte, sono presenti a Sol&Agrifood, la Rassegna dell’Agroalimentare di Qualità in programma dal 10 al 13 aprile 2016 a Verona . L’offerta di oli extra vergini, Dop/Igp, biologici e monovarietali, è davvero ricca e assolutamente variegata. Scoprirla può essere divertente e si possono fare incontri affascinanti, come con la Mignola, cultivar marchigiana che profuma di frutti di bosco, o la Grignan, varietà veneta con sentori agrumati.

L’ olio “novello” non esiste. Ma piace.

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olio fiottoSu alcune bottiglie e sul collarino dell’olio extra vergine di oliva della nuova campagna olearia possiamo trovare la dicitura “novello”. Tale dicitura non è però prevista da alcuna normativa e può anche indurre in errore.Al contrario del vino novello, prodotto con procedure diverse da quello del vino comune, l’olio dichiarato novello è infatti prodotto allo stesso modo del restante extra vergine. La dicitura “novello” è quindi passibile di sanzione, ai sensi dell’articolo 7 del regolamento comunitario 1169/2011 sull’etichettatura dei prodotti
alimentari. Se l’olio novello non esiste, l’olio nuovo, ovvero della campagna olearia avviata da qualche settimana in tutta Italia, non solo esiste ma è particolarmente apprezzato e ricercato. L’intenso fruttato, l’amaro e il piccante sono caratteristiche tipiche dell’olio appena estratto e la bruschetta con l’olio nuovo è una tradizione dell’autunno.olio-extravergine

Spesso l’extra vergine venduto in queste prime settimane di campagna olearia non è filtrato né decantato e si presenta particolarmente torbido. Man mano che passano le settimane, però, le sostanze in sospensione,
che conferiscono torbidezza, si vanno a depositare nella bottiglia e possono fermentare, dando luogo a difetti organolettici. Non è quindi consigliabile conservare l’olio nuovo torbido per più di qualche settimana. Come dimostrato da molte ricerche, tra le ultime quelle del Laboratorio Chimico di PromoFirenze, la degradazione nel tempo è più marcata per l’olio non filtrato che, al termine del periodo di conservazione, risulta più impoverito nelle componenti nutrizionali caratteristiche dell’extra vergine, come i polifenoli.

Gli italiani e la “moda” delle allergie alimentari

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medicoUn italiano su quattro crede di essere allergico a qualche cibo, ma in realtà solo il 4,5% della popolazione adulta e fino al 10% dei bambini soffre di questi disturbi. A ribadirlo è la Federazione degli ordini medici (Fnomceo), insieme ad altre tre istituzioni scientifiche: Siaaic (Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica), Aaito (Associazione Allergologi ed Immunologi Territoriali ed Ospedalieri) e Siaip (Società Italiana di Immunologia e Allergologia Pediatrica). A giustificare problemi di salute con un’allergia è ormai diventata una moda, tanto che i medici si trovano tempestati di richieste di prescrizione di test allergologici. Per non parlare delle persone che si affidano al fai da te, con diete non corrette, che possono causare anche malnutrizione o danni. Di certo le allergie alimentari sono aumentate negli ultimi decenni, ma oltre all’aumento reale vi è un timore di essere affetto da una allergia alimentare ancora più diffuso e spesso ingiustificato. L’unica possibilità per
fugare ogni dubbio è di affidarsi ad analisi sicure: test cutanei, il rast test, quello per l’intolleranza al lattosio e allo zucchero e, in caso di dubbi, quello di provocazione orale.

Diabete e cancro si combattono a tavola

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olio-siciliaNon solo per il cuore e le nostre arterie, l’olio extra vergine d’oliva è utile anche contro il diabete e può persino proteggere le donne dal cancro al seno. A dimostrare che l’extra vergine di oliva si comporta come antidiabetico, con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione, è stata l’Università la Sapienza di Roma. A trovare una correlazione tra cancro al seno e dieta ricca di olio extra vergine di oliva, invece, uno studio spagnolo del Navarra Institute for Health Research di Pamplona.
I risultati della ricerca italiana, compiuta su pazienti sani, ha dimostrato che l’olio extra vergine di oliva riduce la glicemia ed aumenta l’insulinemia. Anche in comparazione all’olio di semi, l’alimentazione mediterranea con olio di oliva, migliora la glicemia e il colesterolo dei pazienti dopo il pranzo. La sperimentazione è stata già allargata a persone affette da diabete e i primi risultati sono incoraggianti.
La ricerca iberica, invece, è stata di tipo epidemiologico e ha analizzato lo stato di salute di 4.282 donne, sottoposte a diversi regimi dietetici, nel corso del tempo. Dopo cinque anni dall’inizio dello studio, le 1.476 donne che avevano seguito una dieta ricca di olio extra vergine di oliva, fino a un litro a settimana a famiglia, hanno avuto il 68% in meno di rischio di cancro maligno al seno rispetto alle 1.391 donne che hanno invece fatto la dieta di controllo, comunque povera di grassi. Dopo la prevenzione di Alzheimer, Parkinson e varie malattie neurodegenerative, l’olio extra vergine di oliva si dimostra sempre più un buon alleato per la nostra salute.

Sarde “Beccafico”, cialda di patate e crema acida al bergamotto con zafferano e vaniglia.

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IMG_20140331_094907 Ingredienti e dosi per 4 persone
12 sarde fresche
250gr di mollica di pane di segale
25gr pinoli
25gr uvetta sultanina
1 spicchio d aglio
20gr coriandolo fresco
30gr olio extravergine di Nocellara del Belice
Sale, pepe
3 patate grandi a buccia rossa
500ml panna fresca
25ml succo di bergamotto
2gr zafferano
1 stecca vaniglia

Procedimento 
Pulire le sarde, spinarle e aprirle a libro.
Tostare la mollica di pane e mischiarla con aglio tritato, coriandolo tritato, pinoli tostati, uvetta sultanina reidratata, sale, pepe e olio extravergine; fare una panura omogenea, ricoprire le sarde e arrotolarle su se stesse. Adagiarle in una teglia con carta forno e cuocere in forno a 180° per 12 min.
Intanto lavare le patate e tagliarle, senza rimuovere la buccia, finemente; disporle a disco tra 2 strati di carta forno e cuocere su una padella antiaderente.
Mettere la panna in un pentolino sul fuoco con la vaniglia e il bergamotto e far ridurre fino ad 1/3, dopodiche aggiungere lo zafferano mischiando bene.
Adagiare nel centro del piatto la nostra cialda di patate, 3 rotolini di sarde, condire con la crema acida e un filo d’olio a crudo.
Vino in abbinamento: Rallo Gruali Grillo.

 

Chef Stefano Cilia