A Geraci Siculo, “‘a cavarcata di vistiamara”

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E’ la terza domenica di luglio, un giorno che, sul calendario degli abitanti di Geraci Siculo, è più rosso di tutti gli altri giorni dell’anno. Si perchè quest’anno, è tempo di “Cavarcata di Vistiamara”, un appuntamento che ricorre una volta ogni sette anni. Scindendo il sacro dal profano, da semplici “forestieri”, l’occasione è quella di una gita fuori porta tra i monti delle Madonie. Si parte (V.Le.)

Lasciamo gradualmente che l’autostrada cambi sfondo, anzi, natura: dall’azzurro rettilineo del mare di luglio ci dirigiamo verso le curve, metaforiche e non, delle montagne siciliane. Mare o montagna, oggi noi abbiamo fatto la nostra Scelta di Gusto. Sono quasi le 14.00 quando, schiavi delle bocchette dell’aria condizionata, effettuiamo una deviazione quasi obbligata, lasciando per un attimo la strada che sale e scendendo verso una contrada meravigliosamente incontaminata, apparentemente deserta. Giù per un sentiero la scoperta, non siamo soli. Affatto. Macchine, addirittura due pullman, e le mucche nello sfondo che sembrano a questo punto cozzare con questa irruente civiltà in mezzo al nulla più assoluto.

Siamo arrivati ai “Quacinara”, meravigliosa trattoria rustica immersa in una vallata a pochi chilometri da Geraci. Arrivati all’ingresso, la nostra presenza è tanto ingombrante da essere riconosciuti da un uomo che, uscito da un angolo, sornione  esclama: “Ah, Scelte di Gusto”. Sguardo incrociato con il nostro Direttore, ci scappa un sorriso. E’ il benvenuto che non t’aspetti. Ci accomodiamo in sala, gremita in ogni ordine di posto. Numeri da briscola, stupiti e storditi, ci sediamo al tavolo, dietro di noi una carovana di militari: sono bersaglieri, di Caltanissetta.

La cordialità di questo posto è tale che la donna che viene a prendere le ordinazioni si scusa per un eventuale prolungata attesa tra una portata e l’altra, visto che ci sono circa 130 persone da servire. Ordinazioni che a dire il vero si limitano alle bevande, il menu è fisso, le portate contenute in abbondanti vassoi. Si comincia con una ricca varietà di antipasti tipici: una delicatissima caponata, panelle, del salame, e ancora della peperonata, melanzane alla griglia, olive e del salame a condire 3 varietà di formaggio. Nota di merito per una ricotta freschissima e per del formaggio, fritto con una acciuga dentro, un vero e proprio trionfo di sapori. Fuori concorso, una mozzarella “sperimentale”, un assaggio prodotto in zona ancora al vaglio del giudizio del cuoco, e dei clienti ovviamente. Un nostro parere: ottima la base di partenza, il sapore genuino, ancora da migliorare la pastosità un po’ grumosa, un po’ troppo per essere una fiordilatte, ideale se fosse (e sembra) una mozzarella di bufala. Comunque sia, si sente al palato una freschezza lontana anni luce dal prodotto industriale, una cucina che, con una sintesi perfetta del cuoco, viene definita “a chilometro zero”. Torniamo al pranzo, attutita la fame, se non smorzata quasi del tutto, l’attesa per nulla prolungata viene interrotta dall’arrivo dei primi: tagliatelle ai funghi e casarecce con melanzane, salsiccia e pomodorini. Si sente l’odore dei funghi freschi, e il sapore forte della melanzana appena raccolta. Tra una chiacchiera e l’altra, un bicchiere d’acqua rigorosamente Geraci (e non potrebbe essere altrimenti) e un sorso di vino rosso locale, arrivano i secondi, tutti su un piatto. Una grigliata di carne che regala il tocco rustico che mancava per completare il quadro di sapori, salsiccia, stigliole, bracioline di agnello e costine di maiale. Di contorno, un’insalata mista. Non contenti, il classico spazietto riservato al dolce, una scusa per chi in realtà non rinuncerebbe mai ad un peccato di gola, viene colmato da un cannolo siciliano, che più siciliano non si può. Per smaltire tutto ciò, l’unica via rimane quella di uniformarsi alle usanze locali, e quindi il rito del “fresco” preso all’ombra di un albero di gelsi fa da sfondo al nostro defaticamento post pranzo. Viale fiorito splendidamente curato, pezzi di cielo tra le foglie degli alberi e poi, come se non bastasse, caffè al tavolo viziati (ancora una volta) da una porzione di panna cotta.

Dulcis in fundo, ricordate dei militari al tavolo seduti dietro di noi? Ci scappa anche un concerto improvvisato, con una fanfara inaspettata che regala ben più d’un sorriso. In tutto questo, ci chiediamo in quale dimensione ci troviamo. Qui, tutto viene scandito in maniera troppo diversa da ciò a cui siamo abituati. Ma è meravigliosamente piacevole, si intende. Salutiamo i gentilissimi gestori del locale, e ci dirigiamo, ligi al dovere, verso il centro del paese, ormai ci siamo quasi, la festa dovrebbe entrare nel vivo di lì a poco.

E difatti cosi è, appena il tempo di arrivare che ci troviamo catapultati in un atmosfera d’altri tempi, con pastori a cavallo che sfilano orgogliosi per i vicoli, la cornice è completata da un’ottima partecipazione di pubblico. I cavalli, bellissimi, si mettono in posa per farsi fotografare dai flash, che si incrociano ovunque.

I pastori, di tutte le età, indossano abiti tradizionali, e issano in alto simboli del sacramento, accanto ai quali sono appese le ormai famose forme di caciocavallo.

Su e giù per le strade di Geraci, la manifestazione si snoda lentamente per tutto il paese, accompagnata sempre dagli occhi increduli dei bambini e dagli sguardi nostalgici dei più anziani. La morsa del caldo rende il tutto a tratti meno piacevole, la brezza è fresca ma il sole delle 4 del pomeriggio picchia molto più forte. Trovare un po’ di ristoro, è impresa quasi ardua, è una festa di paese ma non ci sono bancarelle, stand, per comprare una bottiglietta d’acqua ci si deve fare spazio tra la folla accalcata dentro l’unico bar che c’è all’ingresso del paese.

Le forme di formaggio poi, che potrebbero essere un più che gustoso souvenir della giornata, non si trovano da nessuna parte, quindi il turista mordi e fuggi, tornerà a casa al massimo con una lattina di soda vuota. Troppo poco per dire che la si è presa alla cavalcata dei pastori. La gente che affolla le strade c’è, eccome, in barba al fatto il paese non è collegato al meglio con i grandi centri, quindi basterebbe un minimo di organizzazione in più per far fare il salto di qualità all’evento, e al paese in sé.

Poi però torna a suonare la banda in cima al castello, la vallata gremita di gente torna con il naso all’insù, e si butta giù tutto con un sorso d’acqua. A Geraci poi, non è nemmeno una metafora.

Qui di seguito il link del video con la cronaca della giornata:

http://www.youtube.com/watch?v=Alxd54ihO-U

Vincenzo Leone

 

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