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Roberto Bertola: calorie fuori…bilancio. Un piemontese “rapito” dalla sicilianeità

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peperoni_grigliatiOggi ospitiamo un personaggio davvero simpatico, aperto al dialogo. Abbastanza noto non solo in Sicilia ma in tutto il Paese. Ha a che fare con conti, caveau, entrate ed uscite, bilanci, programmazione, crediti, azioni, depositi, obbligazioni… (A. Fi.)

Alla nostra tavola settimanale ospitiamo ben volentieri Roberto Bertola, classe 1947. Dal novembre 2010, responsabile del Territorio Sicilia di Unicredit, il cui quartier generale nell’Isola è in via Generale Magliocco. E’ nato il 18 agosto (segno zodiacale vergine) a Saluzzo in provincia di Cuneo. Sposato con Laura, insegnante di scuola superiore, oggi in pensione e padre di tre figli: Fabio, Marco e Anna. Laureato in giurisprudenza. Vanta una lunga esperienza nel settore bancario avendo svolto importanti ruoli manageriali. Ha iniziato la carriera nel 1973 alla Banca CRT nel settore affidamenti. Successivamente ha ricoperto i ruoli di direttore di agenzia, di filiale e di Direttore territoriale dall’ottobre 2000. Nel gennaio 2001 viene nominato Dirigente.

Nel luglio 2002, in occasione della riorganizzazione del Gruppo UniCredito Italiano che coinvolge anche Banca CRT, entra in Unicredit Banca dove ricopre le cariche di Direttore Territoriale Retail a Moncalieri, di Direttore Regionale Piemonte Sud e Liguria a Genova e, dall’ottobre 2003, di Direttore Regionale Piemonte Nord e Valle d’Aosta a Torino.

Nel gennaio 2006 è stato nominato Condirettore Centrale di Unicredit. Nell’agosto del 2007 gli viene affidato l’incarico di Direttore Generale del Banco di Sicilia. Il 23 gennaio 2008 è stato nominato Amministratore Delegato del Banco di Sicilia. Nel febbraio 2008 assume l’incarico di Presidente della Commissione Regionale ABI della Sicilia. Ormai vive quasi stabilmente a Palermo da oltre quattro anni in compagnia della signora Laura e torna nella sua Saluzzo una volta al mese, anche per recarsi allo stadio “Amedeo Damiano” per seguire le gesta della squadra granata della sua cittadina, che milita nel campionato di Eccellenza e di cui è grande tifoso.

Dottor Bertola, sfatiamo subito iniziando questa chiacchierata un dubbio che assale sempre quando qualcuno pronuncia storpiando il suo cognome. Si arrabbia ancora quando qualcuno sbaglia l’accento o aggiunge qualche consonante di più, come Bertolla?

“Per carità. Ormai non mi importa più nulla. Quando lavoravo in Liguria, a La Spezia, non c’era mai nessuno che indovinasse il mio esatto cognome. Per tutti ero diventato per tutti Bertolla”.

Ed il dottor Bertolla, pardon Bertola, ha un buon rapporto con la cucina. Le piace?

“E’ ottimo perchè a me piace mangiare molto (da quando è in Sicilia, in quattro anni è aumentato come lo stesso ha ammesso 8-9 chilogrammi, ndr). Non mi ritengo però di essere un buongustaio. Io non ho un palato raffinato, sarà per il fatto che ho una deviazione del setto-nasale, in questo senso ho meno la percezione del gusto. Probabilmente ho degli handicap fisici nei confronto del cibo, quindi come dicevo primo non mi ritengo un buongustaio. Però ho un ottimo rapporto con il cibo, perchè per me la cucina è un momento fondamentale della mia vita, soprattutto a cena”.

Roberto Bertola e i fornelli. Si è mai impegnato a preparare qualcosa?

“Sono stato ai fornelli soltanto per necessità. Siccome io per la mia professione ho girato in lungo ed in largo l’Italia, allora non sempre avevo accanto mia moglie e quindi qualcosa dovevo fare, dovevo arrangiarmi. Non ho passione per i fornelli ma dovevo al contempo cercare di farlo. Devo raccotare un episodio di quanto io ero bambino a Saluzzo, avevo appena 10-11 anni ed ho avuto il mio battesimo con la cucina. Io ho un fratello che ha 4-5 anni meno di me e quel giorno mio padre e mia madre che sono stati sempre presenti nella mia infanzia, in quella occasione non erano in casa, stavano tardando il rientro. Io ero con mio fratello, entrambi avevamo appetito e allora decisi di cucinare. Faccio una premesse nell’appartamento in cui vivevamo c’era un cucinino ed un tinello, dato che io non vedevo mai mamma cucinare perchè stavo nel tinello, ho improvvisato. E’ stato un disastro. Avevo in mente di fare del riso, poi però mio fratello optò per la pasta. Io ho cucinato la pastasciutta così come si cucina il riso. Insomma ho fatto un pastone. Insomma sono un incompetente”.

Oggi cosa riesce a fare? Col tempo è riuscito ad imparare…

“Adesso non sbaglio più. Certo è che adesso mi arrangio. Apro qualche scatoletta di tonno che unisco ai fagioli, riesco pure a prepararmi un uovo in tegame con formaggio o prosciutto. Insomma, mi arrangio alla meno peggio”.

Quali sono i piatti che preferisce più di altri?

“Gli antipasti, i primi e i dolci”.

Ed i secondi, cioè carne e pesce?

“Un po’ meno. Come detto prima faccio enormi abbuffate di antipasti, pastasciutta e dolci e quelli siciliani sono davvero una delizia. Unici.”

Che tipi di antipasti mangia di solito. Quelli tradizionali?

“La cucina piemontese è ricchissima di antipasti. Il vitello tonnato, i peperoni arrostiti con l’acciuga, o quegli antipasti sfiziosi che il buongustaio non ama, perchè rovinano il resto del pasto. Mi piacciono tantissimo le verdure, Per quanto riguardo i primi preferisco i risotti e la pastasciutta in genere e si vede anche dalla mia linea. Da quando sono in Sicilia, ed ormai stabilmente da quattro anni sono ingrassato di 8-9 chilogrammi eppure mi muovo, non faccio una vita sedendaria. Anche quando rispondo al cellulare io cammino non sto seduto…”.

Tutta colpa della cucina siciliana?

“Si non c’è dubbio. Ed uno dei componenti sia il pane. Sono un divoratore di pane ed il vostro è davvero buono, ottimo. Io lo preferisco sempre fresco. Oltre ad essere vario, il pane siciliano è davvero buono. Insomma, lo ammetto sono un mangione di pane”.

Mettiamo sul nostro tavolo la cucina piemontese che ha una lunga tradizione e quella siciliana che rapporto possiamo trovare?

“La cucina siciliana è una cucina da paese caldo, quella piemontese invece è da clima fresco, freddo. Credo che molto della differenza derivi dal clima. Tutte e due cucine che guardano al territorio. Ritengo più povera la cucina piemontese come tipologia di prodotti, quella siciliana è ricca e variegata sotto tutti gli aspetti ed anche più ricca di materie prime. La cucina piemontese è di una terra povera,  molto più povera di quella siciliana”.

Povera fino ad un certo punto, perchè lei proviene da una terra dove c’è il tartufo, l’oro bianco delle Langhe…

“E’ vero. Io apprezzo molto il tartufo però su piatti poveri. E penso che il tartufo si sposi essenzialmente con altri due prodotti: la fonduta e l’uovo al tegame. Perchè si esalta. Sono due prodotti in cui il gusto è modesto. Anche il tartufo oggi è un prodotto ricco, ma tantissimi anni fa era un prodotto povero. Qualunque contadino che aveva un cane non di razza, andava a scovarlo. Come il fungo o il formaggio che adesso è caro ed invece allora era uno degli elementi della nostra alimentazione tradizionale”.

 

Dei piatti piemontesi quali apprezza più di tutti?

“La fonduta, la bagna cauda, gli antipasti, le castagne”.

E della cucina siciliana?

“Potremmo parlare ore ed ore. Ci vorrebbe tanto spazio. Dalle verdure, ai formaggi, alla ricotta, la caponata è senza dubbio l’esaltazione della cucina siciliana. Spesse volte quando sono a pranzo o a cena al ristorante mi si chiede con cosa voglia iniziare, rispondo sempre con l’agrodolce, cioè la caponata. Non è un contorno o un antipasto, è invece, un piatto unico”.

I bucatini con i broccoli arriminati le piacciono?

“Ottimi. La cucina siciliana è una cucina stagionale. A me piace tutta. Ho scoperto da voi che il tonno bisogna mangiarlo in certi periodi rispetto ad altri. Tutto questo è un valore che si sta perdendo. Perchè vedo che i siciliani stessi il tonno lo chiedono in qualunque stagione”.

Giochiamo: in cima alla mole di Torino abbiamo la fonduta e un piatto fumante di pasta con i broccoli arriminati, cosa salviamo? Chi gettiamo giù?

“E’ veramente dura. Se mi avesse detto un piatto a base di ricotta, avrei gettato giù la fonduta. In questo caso me la tengo cara e getto via la pasta con i broccoli”.

Lei ha ammesso di essere un gran golosone di dolci, quindi?

“I dolci siciliani sono insuperabili. Io ho due passioni: la pasta di mandorle e la ricotta. Cannoli, cassata tradizionale, cassata al forno, la sfincia di San Giuseppe, dolci che io non troverò mai né a Saluzzo nè in altre parti del mondo, anche se ormai la Sicilia esporta il suoi prodotti ovunque”.

Dentro un portafoglio abbiamo delle obbligazioni e delle azioni con quali cibi possiamo accoppiarli?

“L’obbligazione è un investimento a medio termine, un investimento tranquillo e quindi andrei su un prodotto che duri nel tempo, quindi potrebbe essere un buon formaggio siciliano stagionato perchè ha un utilizzo nel tempo ed un’ ottica di investimento nel tempo, invece l’azione è un prodotto da consumare subito, di breve termine, speculativo. Quindi dato che si può deteriorare nel tempo, potrebbe essere una bella fetta di cassata al forno stracolma di crema di ricotta, di cui io sono un gran goloso”.

Un’ultima domanda. Sa che in Sicilia ci sono alcuni centri dove risiedono cittadini che hanno lo stesso cognome? Una piccola comunità abita anche in provincia di Palermo, a Castelbuono…

“Vero? Incredibile! Vuol dire che ho anch’io origini siciliane? Evidentemente la cicogna quando sono nato ha deviato (sorride quando lo dice…). Bella Castelbuono. Quando il sabato e la domenica sono libero e spesse volte vado con mia moglie dalle parti di Cefalù, un toccatina la faccio anche a Castelbuono. E’ un paese incontaminato con le sue piazze e stradine medievali”.

Ha mai mangiato il dolci tipico di Castelbuono? La testa di turco?

“Ho pranzato alcune volte a Castelbuono.  Ma non me lo hanno mai presentato tra i menu. La prossima volta che andrò chiederò della testa di turco…”.

Antonio Fiasconaro

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