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Ristorante Corona – San Sebastiano Curone (AL)

Il ristorante Corona a San Sebastiano Curone, in un angolo di vecchio Piemonte rimasto intatto, ha alle spalle tre secoli  di ospitalità, genuinità e tradizione. Trasuda il fascino della cucina di una volta (Co.Pe.)

Ottobre, tempo di tartufi. Come ogni anno, con un piccolo gruppo di buongustai, decidiamo di organizzare una spedizione tra i colli piemontesi e già pregustiamo il sapore e il profumo meraviglioso del prezioso tubero.

Questa volta però snobbiamo il solito Monferrato: seguiamo il consiglio  di un amico e decidiamo di puntare su San Sebastiano Curone, un piccolo paese tra Tortona e Genova, in provincia di Alessandria, dove pare ci sia un ristorante “storico”, da sempre gestito dalla famiglia Fontana e già conosciuto e apprezzato agli inizi del ‘700. Una proposta davvero allettante. La strada per arrivare è molto bella, si snoda attraverso una campagna incontaminata, fra colline verdeggianti e alberi da frutta. A un certo punto, al di là di un fiumiciattolo, si staglia un grappolo di case – una addossata all’altra con un campanile al centro – collegato alla statale da un piccolo ponte di legno. San Sebastiano Curone è un una sorta di zona di confine: siamo ancora in Piemonte, ma l’aria che si respira è già ligure; le case sono coloratissime, con diversi toni di giallo, rosa e arancione e persiane verde brillante. La facciata del nostro ristorante, il mitico “Corona”, invece è piuttosto anonima e di certo non dà modo di immaginare l’eleganza degli spazi al suo interno. L’ingresso è un bar “vecchia maniera” con annessa una sala di una trentina di coperti; proseguendo, si entra in una saletta più raccolta, con pareti rosse e pavimento in legno. Al piano di sopra si apre, invece, un ampio salone con oltre 40 posti, lampadari di cristallo, mobili antichi e una decisa atmosfera retrò.

Tutti i tavoli sono apparecchiati con posate d’argento e piatti Richard Ginori. Scegliamo la saletta rossa, per stare più tranquilli.

Matilde  Fontana (*) e la figlia Marta – le padrone di casa – ci accolgono con simpatia e affabilità. La signora Matilde ci porge la carta dei vini: la cantina è ben fornita, con numerose etichette nazionali fra le più  pregiate, qualche vino francese e diverse bottiglie piemontesi e dell’Oltrepò. Noi restiamo fedeli alla zona e ordiniamo un Timorasso di una cooperativa vinicola tortonese.
Ma i “piatti forti” sono i primi: solo pasta rigorosamente fatta in casa, proprio come una volta, sotto la supervisione della signora Mariuccia – mamma di Matilde e nonna di Marta – che in cucina coordina la sua squadra di esperte impastatrici.
Finalmente, arrivano gli antipasti, ottimi e abbondanti: focaccia con salvia e tartufo nero, salame nobile del Giarolo, cotto macinato grosso, lardo con miele d’acacia, pancetta tiepida profumata all’aglio, involtino di prosciutto e tartufo nero; e sempre con tartufo nero sono il caprino di Caldirola e il paté di tonno. Marta ci spiega che tutti gli ingredienti utilizzati nelle ricette – e i tartufi a maggior ragione – provengono esclusivamente da produttori e coltivatori della zona, accuratamente selezionati dalla famiglia.

Sono indecisa tra i taglierini al burro con tartufo bianco e i tortelloni di fonduta. Ma ci sarebbero anche i ravioli di carne con i funghi e gli gnocchi al Montebore. Alla fine scelgo i taglierini. Delicatissimi.

I miei commensali si dichiarano soddisfatti, tanto da decidere di ignorare completamente i secondi – che non sono molti, in verità – per passare direttamente ai dolci. Ma qualcuno di noi, improvvisamente, si lascia tentare dall’uovo al tegamino con tartufo; quasi un “ossimoro culinario”: il massimo della semplicità unito alla più alta raffinatezza. E’ squisito, un cibo casalingo e sofisticato allo stesso tempo, una vera scoperta.

Arriva il momento del dessert. La signora Matilde ci propone il bonetto al cioccolato, il giarolo di castagne e, per finire, un assaggio dei suoi cioccolatini assortiti. Questi ultimi riscuotono un successo particolare, tanto che qualcuno di noi al termine del pasto, tra un saluto e l’altro, chiede di poterne comprare almeno una scatola da regalare agli amici.

 

(*) Nota: La signora Matilde Fontana purtroppo è mancata recentemente, prima che questo articolo fosse pubblicato. Attualmente, è la figlia Marta ad occuparsi della gestione del ristorante con il validissimo aiuto della nonna, sempre in cucina. Alla famiglia, le sentite condoglianze della nostra redazione e del nostro Direttore.

 

 

 

 

 

Ristorante Corona

Via Vittorio Emanuele II, 14V Via Vittorio Emanuele II, 14 – 1505ia Vittorio Emanuele II, 14 – 15056

15056 – San Sebastiano Curone (AL)

Costanza Peretti

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